{"id":75289,"date":"2022-11-03T09:00:35","date_gmt":"2022-11-03T08:00:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75289"},"modified":"2022-11-02T22:38:49","modified_gmt":"2022-11-02T21:38:49","slug":"il-giardino-la-giungla-e-gli-elefanti-nella-stanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75289","title":{"rendered":"Il giardino, la giungla&#8230; e gli elefanti nella stanza"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Stefania Fusero)<\/strong><\/p>\n<div class=\"itemIntroText\">\n<p>Due discorsi della <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/SPEECH_22_6133\">von der Leyen<\/a> e di Borrel fanno trasparire con chiarezza le intenzioni imperialistiche e razzistiche dell\u2019Unione Europea e la sua piena adesione alle pretese degli USA di imporre al mondo le proprie \u201cregole\u201d in luogo del diritto internazionale.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemBody\">\n<div class=\"itemImageBlock clearfix\"><span class=\"itemImage\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/media\/k2\/items\/cache\/f4c042fa638ebd1d0acc268fcadc2d22_XL.jpg\" alt=\"Il giardino, la giungla... e gli elefanti nella stanza\" \/><\/span><\/p>\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p><em>La politica estera della UE riceve molta meno attenzione della politica estera degli Stati Uniti, il che \u00e8 comprensibile dato il ruolo subordinato che gli europei svolgono nei confronti dei loro \u201calleati\u201d d\u2019oltremare. Tuttavia, poich\u00e9 la leadership della UE \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 aggressiva da quando l\u2019operazione militare russa \u00e8 iniziata lo scorso febbraio, forse vale la pena indagare quali principi la ispirino e verso quali orizzonti si muova.<\/em><\/p>\n<p><em>Recentemente Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, e Josep Borrell, rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza della UE, hanno pronunciato due interessanti discorsi \u2013 la prima il 12 ottobre alla conferenza degli ambasciatori della UE e il secondo due giorni dopo in occasione dell\u2019inaugurazione del College of Europe di Bruges, programma universitario progettato per coltivare la prossima generazione di diplomatici europei. Analizzare tali discorsi pu\u00f2 aiutarci ad avere una visione pi\u00f9 chiara della politica estera dell\u2019Unione Europea.<\/em><\/p>\n<p><strong>Von der Leyen e l\u2019ordine basato sulle regole<\/strong><\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/SPEECH_22_6133\">discorso di Ursula von der Leyen<\/a>, decisamente pi\u00f9 strutturato e analitico di quello di Borrell, parte dal conflitto ucraino, in cui la UE ha completamente sposato la parte ucraina, di cui loda l\u2019eroismo e a cui assicura totale dedizione. L\u2019altra parte nel conflitto, la Russia, \u00e8 accusata di avere aggredito \u201csenza alcuna provocazione\u201d l\u2019Ucraina e di avere costretto gli abitanti dei quattro oblast recentemente incorporati nella Federazione Russa di votare dei referendum sotto la minaccia delle armi, mentre Putin \u00e8 accusato di avere minacciato l\u2019uso del nucleare. Niente di nuovo; questo \u00e8 ci\u00f2 che ha ripetuto incessantemente e praticamente senza contradditorio la stampa occidentale \u2013 ma almeno sulla presunta minaccia di uso di armi nucleari forse varrebbe la pena leggere il testo integrale e autentico del <a href=\"http:\/\/en.kremlin.ru\/events\/president\/news\/69465\">discorso di Putin<\/a> del 30 settembre in occasione dell\u2019ingresso delle nuove repubbliche nella Federazione.<\/p>\n<p>Comunque, per quanto riguarda Putin, un punto da sottolineare nel discorso di von der Leyen \u00e8 questo: \u201c<em>Putin ha persino chiesto, nel suo discorso sull\u2019annessione: \u2018Chi \u00e8 mai stato d\u2019accordo su un ordine globale basato sulle regole?\u2019 Ebbene, i russi l\u2019hanno fatto sicuramente. Lo hanno fatto quando hanno firmato la Carta delle Nazioni Unite, proprio come tutte le altre nazioni del mondo&#8230; <\/em><em>L\u2019ordine globale basato sulle regole appartiene al mondo. <\/em><em>\u00c8 il miglior antidoto contro l\u2019instabilit\u00e0 perpetua in tutti i continenti. E tutte le nazioni del mondo lo vedono\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Impossibile pensare che von der Leyen ignori la contrapposizione fra i due termini \u201cordine globale basato sulle regole\u201d, direttamente tradotto dall\u2019inglese rules-based global order, e \u201cordine globale basato sul diritto internazionale\u201d. Quindi qui la malafede \u00e8 evidente. Ultimamente infatti questa contrapposizione solo apparentemente semantica \u00e8 diventata uno degli elementi costitutivi di due antitetiche visioni politiche: quella unipolare dell\u2019Occidente globale a guida USA contro quella pluripolare del Sud del mondo, in cui la Cina sta rivestendo un ruolo sempre pi\u00f9 rilevante.<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019ordine internazionale basato sulle regole\u00bb sostenuto dagli Stati Uniti \u00e8 in effetti un\u2019altra versione della sua politica di potere. Questo \u00e8 un tentativo di imporre la propria volont\u00e0 e i propri standard agli altri e di sostituire le leggi e le norme internazionali comunemente accettate con le regole interne di alcuni paesi.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel mondo esiste un solo sistema internazionale, ovvero il sistema internazionale con l\u2019Onu al centro. C\u2019\u00e8 un solo ordine internazionale, cio\u00e8 l\u2019ordine internazionale sostenuto dal diritto internazionale. E c\u2019\u00e8 un solo insieme di regole, ovvero le norme di base che regolano le relazioni internazionali, sostenute dagli scopi e dai principi della Carta delle Nazioni Unite\u201d <\/em>(da <a href=\"https:\/\/www.mfa.gov.cn\/eng\/wjbxw\/202206\/t20220619_10706059.html\">Verifica dei fatti: le falsit\u00e0 nella percezione statunitense della Cina<\/a><a href=\"https:\/\/www.mfa.gov.cn\/eng\/wjbxw\/202206\/t20220619_10706059.html\">,<\/a><a href=\"https:\/\/www.mfa.gov.cn\/eng\/wjbxw\/202206\/t20220619_10706059.html\"> Ministero degli Esteri Repubblica Popolare Cinese<\/a>).<\/p>\n<p>E infatti ecco che nel discorso della presidente della Commissione Europea fa a questo punto la sua comparsa la Cina, che con la sua asserita \u2018collaborazione senza limiti\u2019 con la Russia metterebbe in pericolo<em> \u2018<\/em>l\u2019ordine del dopoguerra, costruito sui valori fondamentali della Carta delle Nazioni Unite\u2019 (sic).<\/p>\n<p>Quindi \u00e8 la volta dell\u2019Iran, che attua politiche repressive nei confronti delle donne e reprime brutalmente le manifestazioni di protesta. Poich\u00e9 la UE \u00e8 sensibile alle sofferenze del popolo iraniano, aumenter\u00e0 le sanzioni contro quel paese. Nell\u2019uso delle sanzioni contro paesi terzi, la politica UE assomiglia sempre pi\u00f9 a quella degli USA.<\/p>\n<p><em>\u201cIn epoca antica, un esercito che non poteva conquistare una citt\u00e0 racchiusa da mura difensive assediava la citt\u00e0 per bloccare la fornitura dei rifornimenti necessari alle persone che vi risiedevano. Questa strategia non \u00e8 cambiata in modo significativo da allora. Al giorno d\u2019oggi, solo pochi paesi osano usare armi di distruzione di massa; al contrario, le sanzioni economiche sono sempre pi\u00f9 utilizzate da alcune nazioni potenti, presumibilmente come un mezzo umano per imporre pressioni su un paese affinch\u00e9 cambi il suo comportamento e accetti di conformarsi a ci\u00f2 che \u00e8 stato chiesto&#8230;\u201d <\/em>(da<em> \u201c<\/em><a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lancet\/article\/PIIS0140-6736(18)31944-5\/fulltext#back-bib7\">The Lancet<\/a><em>\u201d, <\/em>autorevole rivista medica britannica).<\/p>\n<p>Le sanzioni contro un paese sono intese a provocare sofferenze nei comuni cittadini, nella speranza che questi ne attribuiscano le cause ai loro governi provocandone quindi la caduta. Sul livello di sofferenze che tali sanzioni possono causare, basti ricordare un rapporto dell\u2019Unicef del 1999 secondo il quale almeno 500.000 bambini morirono in Iraq come conseguenza diretta delle sanzioni imposte nel 1990 dall\u2019Onu.<\/p>\n<p><strong>Un orizzonte globale per la UE<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIn questi tempi di trasformazione e turbolenza, l\u2019Europa deve impegnarsi ancora di pi\u00f9 sulla scena mondiale. Dobbiamo consolidare la nostra capacit\u00e0 di proteggere i nostri valori. Dobbiamo raggiungere tutti i paesi, dalle democrazie che condividono la nostra visione ad altri che potrebbero condividere alcuni dei nostri interessi su questioni specifiche. Quindi oggi vorrei trarre alcune lezioni su come possiamo impegnarci con partner diversi. Innanzitutto con le democrazie che la pensano al nostro stesso modo; in secondo luogo, con i futuri membri della nostra Unione; terzo, con i paesi meno vicini; ed infine, con i paesi di tutto il mondo, come mezzo per promuovere i nostri interessi e per far avanzare i nostri valori sulla scena mondiale\u201d.<\/p>\n<p>Da questa premessa von der Leyen procede puntigliosamente a:<\/p>\n<p>1) incensare il rapporto con gli USA che non \u00e8 mai stato cos\u00ec forte e la cui fornitura di Gnl ha permesso ai paesi UE di limitare la dipendenza dai combustibili fossili russi;<\/p>\n<p>2) parlare dell\u2019allargamento dell\u2019Unione (Albania, Macedonia del Nord, Bosnia Erzegovina, Ucraina, Moldova e Georgia) con il presupposto che i Balcani occidentali fanno parte della famiglia europea;<\/p>\n<p>3) illustrare gli accordi sull\u2019energia conclusi a giugno con Egitto e Israele, investimenti in Africa settentrionale su varie fonti energetiche e su programmi alimentari, futuri investimenti in Asia occidentale e Asia centrale;<\/p>\n<p>4) accennare ad investimenti attraverso il progetto Global Gateway su sistemi sanitari e varie infrastrutture, per esempio digitali, in Africa e anche in Asia Pacifico.<\/p>\n<p>Nell\u2019enunciare le attuali e future azioni verso e con tali diversi soggetti, spicca in primo piano nel discorso l\u2019impegno della UE per accelerare la transizione verso forme di energia pulita, sia da parte dei propri stati membri, sia dei paesi partner di progetti europei nel mondo.<\/p>\n<p>Risultano invece totalmente assenti alcuni punti di criticit\u00e0, non certo secondari, come ad esempio le <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/il-gas-naturale-liquefatto-e-un-killer-del-clima-linchiesta-di-te-sul-trasporto-navale\/\">problematiche di tipo ambientale<\/a> legate all\u2019estrazione, lo stoccaggio ed il trasporto via nave del Gnl statunitense, per non parlare del prezzo, superiore almeno del 30-40% rispetto a quello russo.<\/p>\n<p>Bene che l\u2019Europa si senta cos\u00ec impegnata sul fronte della lotta al cambiamento climatico, ma siamo sicuri che alla sua sensibilit\u00e0 ecologica si accompagni un\u2019adeguata consapevolezza dei bisogni e delle problematiche dei paesi in via di sviluppo? Vale a dire, le istituzioni europee si attengono al cosiddetto settimo principio delle responsabilit\u00e0 comuni ma differenziate concordato nella dichiarazione della Conferenza delle Nazioni Unite sull\u2019ambiente e lo sviluppo del 1992, il cosiddetto \u201cSummit della Terra\u201d, secondo il quale \u201ctutte le nazioni devono assumersi delle \u00abresponsabilit\u00e0 comuni\u00bb per ridurre le emissioni, ma &#8230; i paesi sviluppati hanno la maggiore \u00abresponsabilit\u00e0 differenziata\u00bb dovuta al fatto storico di avere contribuito molto di pi\u00f9 alle emissioni globali cumulative che sono causa del cambiamento climatico\u201d? Recentemente, per esempio, <a href=\"https:\/\/www.theeastafrican.co.ke\/tea\/business\/watchdog-slams-european-parliament-over-eacop-resolution-3960292\">l<\/a><a href=\"https:\/\/www.theeastafrican.co.ke\/tea\/business\/watchdog-slams-european-parliament-over-eacop-resolution-3960292\">\u2019<\/a><a href=\"https:\/\/www.theeastafrican.co.ke\/tea\/business\/watchdog-slams-european-parliament-over-eacop-resolution-3960292\">Unione Africana ha protestato<\/a> contro una risoluzione approvata dal parlamento UE il 14 settembre scorso che condanna il progetto di costruzione di un oleodotto in Africa orientale tra l\u2019Uganda e la Tanzania adducendo preoccupazioni per l\u2019ambiente e i diritti umani.<\/p>\n<p>All\u2019Unione Europea, preoccupata che le emissioni di carbonio derivanti dai combustibili fossili utilizzati nell\u2019oleodotto avrebbero effetti negativi sui cambiamenti climatici, l\u2019Unione Africana ricorda senza mezzi termini che nel frattempo alcuni paesi europei stanno persino valutando la ripresa dell\u2019utilizzo del carbone!<\/p>\n<p>Nel suo discorso von der Leyen esprime preoccupazione anche per \u201cuna crisi del debito legata alla \u2018Belt and Road\u2019&#8230; Decine di paesi sono fortemente indebitati con la Cina. Otto di questi paesi, dall\u2019Angola al Laos, spenderanno nel 2022 oltre il 2% del proprio reddito nazionale lordo per pagare il debito con la Cina.<\/p>\n<p>Il nostro programma di investimento Global Gateway mira a offrire ai paesi una scelta migliore, per offrire loro un\u2019alternativa. Sono investimenti che saranno sostenibili, non solo per le finanze dei nostri partner \u2013 questo \u00e8 importante, s\u00ec \u2013 ma anche per l\u2019ambiente e, naturalmente, per le comunit\u00e0 locali.\u201d<\/p>\n<p>La Cina costruisce infrastrutture in Africa, Asia, America Latina, persino in Europa nel quadro della <em>Belt and Road Initiative<\/em> (Nuova Via della Seta) dal 2013. Decisi a contrastare questo progetto, gli USA e la UE hanno annunciato i propri rispettivi controprogetti <em>Build Back Better World (B3W)<\/em> e <em>Global Gatewa<\/em>y. Sul fatto che essi rappresentino davvero la scelta migliore, forse sarebbe meglio lasciar decidere i paesi interessati.<\/p>\n<p>La questione della cosiddetta \u201ctrappola del debito\u201d cinese \u00e8 stata dimostrata per quella che \u00e8, ovvero una delle tante armi utilizzate dagli occidentali nella loro guerra di propaganda contro la RPC, in un articolo dal titolo \u201cLa <em>trappola del debito<\/em> cinese \u00e8 un mito\u201d su \u201c<a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/international\/archive\/2021\/02\/china-debt-trap-diplomacy\/617953\/\">The Atlantic<\/a>\u201d, nientemeno che da Deborah Brautigam, professoressa di Economia politica internazionale presso la School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University, la quale non pu\u00f2 certo essere sospettata di simpatizzare per la RPC.<\/p>\n<p>\u00c8 vero invece che molti paesi in via di sviluppo hanno affermato di preferire i progetti di investimento proposti dalla Cina, non subordinati a condizioni politiche, a quelli occidentali sostenuti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, che richiedono invece l\u2019adozione di misure politiche e sociali le quali impattano fortemente la vita delle popolazioni locali e quasi sempre portano ad un indebitamento dei paesi interessati di gran lunga superiore al 2% di cui parla von der Leyen per Laos ed Angola.<\/p>\n<p><strong>Attenzione: elefanti nella stanza<\/strong><\/p>\n<p>Il discorso della presidente della Commissione Europea \u00e8 assai significativo non solo per ci\u00f2 che afferma, ma anche per ci\u00f2 che non dice \u2013 non proprio bazzecole, bens\u00ec veri e propri \u201celefanti nella stanza\u201d.<\/p>\n<p><u>Elefante 1<\/u>: molta attenzione \u00e8 dedicata al tema dell\u2019approvvigionamento energetico della UE, ma neppure una parola viene spesa sul tema del sabotaggio dei due gasdotti Nord Stream 1 e 2, che pure sono infrastrutture strategiche costruite principalmente per volont\u00e0 di paesi europei e la cui propriet\u00e0 \u00e8 compartecipata da compagnie europee insieme con il gigante russo dell\u2019energia Gazprom. Tale sabotaggio \u00e8 un atto gravissimo dal punto di vista del diritto internazionale e ha causato inoltre danni ambientali non ben quantificati. Eppure sia le istituzioni europee sia i media occidentali sembrano mantenere un silenzio quasi tombale sulla questione.<\/p>\n<p><u>Elefante 2<\/u>: sulla questione dei Balcani occidentali, von der Leyen afferma \u201cIl loro [dei nostri oppositori] obiettivo \u00e8 creare un cuneo tra i Balcani occidentali e il resto d\u2019Europa. Eppure, e questo \u00e8 commovente, la stragrande maggioranza dei cittadini dei Balcani occidentali aspira a far parte dell\u2019Unione Europea. Dobbiamo cogliere il momento. Dobbiamo spingere per questo slancio. I Balcani occidentali appartengono alla nostra famiglia e dobbiamo renderlo molto, molto chiaro. \u00c8 un po\u2019 come negli anni Settanta, quando Spagna, Portogallo e Grecia scelsero la democrazia. O quando i combattenti per la libert\u00e0 abbatterono il muro di Berlino\u201d.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 come suonano queste parole alle orecchie del popolo della Serbia, dove \u00e8 ancora aperta la ferita provocata dall\u2019aggressione della NATO del 1999 con la conseguente creazione del Kosovo, attualmente percorso da gravi tensioni foriere di altri prossimi conflitti nella regione.<\/p>\n<p><u>Elefante 3<\/u>: c\u2019\u00e8 da chiedersi infine se le varie istituzioni europee si pongano mai la domanda di come le loro dichiarazioni, azioni ed iniziative possano essere accolte dai paesi che l\u2019Europa ha colonizzato, rapinato e ridotto in schiavit\u00f9 per secoli e che ora esse pretendono di mettere in guardia contro i pericoli russo e cinese.<\/p>\n<p>Questo terzo elefante assume addirittura proporzioni mastodontiche nel <a href=\"https:\/\/www.eeas.europa.eu\/eeas\/european-diplomatic-academy-opening-remarks-high-representative-josep-borrell-inauguration_en\">discorso pronunciato da Josep Borrell a Bruges<\/a> il 14 ottobre scorso.<\/p>\n<p><strong>Le metafore poetiche di Borrell<\/strong><\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, l\u2019Europa \u00e8 un giardino. Abbiamo costruito un giardino. Tutto funziona. \u00c8 la migliore combinazione di libert\u00e0 politica, prosperit\u00e0 economica e coesione sociale che l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata in grado di costruire, le tre cose insieme&#8230;<\/p>\n<p>Il resto del mondo&#8230; non \u00e8 esattamente un giardino. La maggior parte del resto del mondo \u00e8 una giungla e la giungla potrebbe invadere il giardino. I giardinieri dovrebbero occuparsene, ma non proteggeranno il giardino costruendo muri. Un bel giardinetto circondato da alte mura per impedire l\u2019ingresso della giungla non sar\u00e0 una soluzione. Perch\u00e9 la giungla ha una forte capacit\u00e0 di crescita e il muro non sar\u00e0 mai abbastanza alto per proteggere il giardino.<\/p>\n<p>I giardinieri devono andare nella giungla. Gli europei devono essere molto pi\u00f9 coinvolti con il resto del mondo. Altrimenti, il resto del mondo ci invader\u00e0, in modi e mezzi diversi\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Borrell, rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, si \u00e8 rivolto alla prossima generazione di diplomatici europei \u2013 i giardinieri della metafora \u2013 in occasione dell\u2019inaugurazione del College of Europe di Bruges, un\u2019accademia diplomatica europea.<\/p>\n<p>Stavolta l\u2019elefante ha dimensioni cos\u00ec colossali che \u00e8 praticamente impossibile non vederlo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il 17 ottobre il capo ad interim della delegazione UE negli Emirati Arabi Uniti \u00e8 stato convocato dalle autorit\u00e0 di Abu Dhabi per dar conto dei commenti fatti dal capo della politica estera della UE e l\u2019ufficio di Josep Borrell ha ricevuto una richiesta di spiegazione scritta. Secondo il Ministero degli Affari Esteri degli Emirati i commenti razzisti di Borrell hanno contribuito a un peggioramento del clima di intolleranza e discriminazione in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u201ci nostalgici del colonialismo riaffiorano come mostri\u201d, ha twittato marted\u00ec 18 ottobre il ministro di Stato del Qatar, Hamad al-Kawari, in risposta a Borrell.<\/p>\n<p>E prima ancora la portavoce del ministro degli Esteri russo Maria Zakharova: \u201cL\u2019Europa ha costruito quel \u2018giardino\u2019 attraverso il barbaro saccheggio della \u2018giungla\u2019. Borrell non avrebbe potuto esprimerlo meglio: il pi\u00f9 prospero sistema del mondo, creato in Europa, nutrito da radici in colonie che hanno spietatamente oppresso\u201d.<\/p>\n<p><strong>La guerra in Ucraina e il nuovo ordine mondiale<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuesto \u00e8 un momento serio della storia e dobbiamo mostrare la nostra unit\u00e0, la nostra forza e la nostra determinazione. Determinazione completa&#8230; \u00c8 chiaro che dobbiamo continuare a sostenere l\u2019Ucraina e dobbiamo continuare a cercare soluzioni diplomatiche quando possibile. Per il momento, non ci sono, ma un giorno o l\u2019altro dovranno esserci\u201d [Ma il 9 aprile scorso, di ritorno da Kiev, Borrell, lungi dal parlare di negoziati per finire il conflitto, dichiarava: questa guerra sar\u00e0 vinta sul campo]. Siamo in un momento di creazione&#8230; Il <em>sistema basato sulle regole<\/em> che difendiamo \u00e8 messo in discussione come mai prima d\u2019ora&#8230; Bene, il <em>sistema basato sulle regole<\/em> \u2013 e qui abbiamo il [presidente della Russia, Vladimir] Putin che dice, sfidando direttamente il sistema: chi decide quali sono queste regole? E grazie a Dio il sistema ha reagito molto bene ieri con il voto alle Nazioni Unite con pi\u00f9 di 140 paesi che hanno bocciato l\u2019annessione illegale \u2013 l\u2019annessione forzata \u2013 di una parte dell\u2019Ucraina alla Federazione Russa&#8230; Ma se posso dirlo&#8230; devo anche dire che sono preoccupato perch\u00e9 ci sono state troppe astensioni. Quando pi\u00f9 o meno il 20% della comunit\u00e0 mondiale ha deciso di non sostenere o non rifiutare l\u2019annessione russa, per me sono troppi. Sono troppi&#8230; [da notare che quel 20% di cui parla Borrell, per\u00f2, equivale a circa la met\u00e0 degli abitanti del pianeta] \u2026 Dopo questa guerra, ci sar\u00e0 un periodo di instabilit\u00e0 e dovremo costruire un nuovo ordine di sicurezza. Come integriamo la Russia \u2013 la Russia post-Putin \u2013 in questo ordine mondiale \u00e8 qualcosa che dar\u00e0 molto lavoro alle persone che pensano alla diplomazia, a come esercitarla e implementarla.\u201d [La Russia post-Putin?! Che facciamo se i nove pacchetti di sanzioni contro la Russia continuano a non ottenere l\u2019effetto sognato dalla UE? Organizziamo un colpo di stato a Mosca? O forse l\u2019ennesima rivoluzione colorata?]<\/p>\n<p><strong>La guerra e l\u2019arte della diplomazia<\/strong><\/p>\n<p>Nel frattempo nel nostro continente, in Ucraina, continua la guerra devastante che ormai personaggi di spicco della politica statunitense, compreso il Segretario alla Difesa Lloyd Austin, hanno ammesso sia una guerra di procura che la NATO a guida USA intende combattere in Ucraina \u201cfino all\u2019ultimo ucraino\u201d per indebolire la Russia.<\/p>\n<p>Ammettiamo pure che questa guerra sia nell\u2019interesse degli USA, ma siamo sicuri che questo interesse coincida con quello degli ucraini e degli europei?<\/p>\n<p>A sette mesi da quando il conflitto in Ucraina si \u00e8 trasformato da strisciante guerra civile in una guerra tout court, in Ucraina migliaia di uomini sono morti e continuano a morire in battaglia e una parte del territorio \u00e8 gi\u00e0 andata perduta, mentre nei paesi dell\u2019Unione si sta dispiegando una crisi economica e sociale che non potr\u00e0 che aggravarsi con l\u2019avvicinarsi dell\u2019inverno.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte lo stesso Borrell, in un precedente <a href=\"https:\/\/www.eeas.europa.eu\/eeas\/eu-ambassadors-annual-conference-2022-opening-speech-high-representative-josep-borrell_en\">discorso del 10 ottobre<\/a>, ammetteva che \u201cla nostra prosperit\u00e0 si \u00e8 basata sull\u2019energia a basso costo proveniente dalla Russia. Gas russo: economico e presumibilmente conveniente, sicuro e stabile&#8230; E l\u2019accesso al grande mercato cinese, per le esportazioni e le importazioni, per i trasferimenti tecnologici, per gli investimenti, per avere beni a basso costo&#8230; Quindi, la nostra prosperit\u00e0 si basava su Cina e Russia: energia e mercato.\u201d<\/p>\n<p>Che cosa ha fatto la diplomazia europea per impedire il disastro della guerra? Dove e come si \u00e8 differenziata dalla politica degli USA e della NATO? Come ha risposto alle richieste di garanzia che la Federazione Russa da anni poneva di fronte alla continua espansione della NATO? Perch\u00e9 i due maggiori paesi europei \u2013 Francia e Germania \u2013 non hanno svolto con onest\u00e0 e diligenza il ruolo di garanti degli Accordi di Minsk che si erano assunti nel 2015?<\/p>\n<p>E quando ad aprile le trattative di pace fra Russia ed Ucraina in corso ad Istanbul sono state fermate dalla visita di Boris Johnson a Kiev, che cosa ha fatto la diplomazia UE per far rivivere le possibilit\u00e0 di risoluzione del conflitto?<\/p>\n<p>Putin, von der Leyen, Borrell passeranno e saranno sostituiti da altri, ma la Russia far\u00e0 sempre parte del continente europeo, quindi la scelta razionale ed etica non pu\u00f2 che essere una sola: assicurare la pacifica convivenza di russi e degli altri europei, nel riconoscimento e rispetto dei reciproci diritti alla sicurezza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, come saggiamente afferma Tang Shiping, professore di Relazioni Internazionali alla Fudan University di Shanghai, \u201cl\u2019arte della diplomazia non \u00e8 cercare l\u2019emotivamente gratificante, ma il razionalmente possibile all\u2019interno di vincoli geografici\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/il-giardino,-la-giungla-e-gli-elefanti-nella-stanza\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/il-giardino,-la-giungla-e-gli-elefanti-nella-stanza<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Stefania Fusero) Due discorsi della von der Leyen e di Borrel fanno trasparire con chiarezza le intenzioni imperialistiche e razzistiche dell\u2019Unione Europea e la sua piena adesione alle pretese degli USA di imporre al mondo le proprie \u201cregole\u201d in luogo del diritto internazionale. 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