{"id":75304,"date":"2022-11-04T10:24:42","date_gmt":"2022-11-04T09:24:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75304"},"modified":"2022-11-04T10:24:42","modified_gmt":"2022-11-04T09:24:42","slug":"accordo-tra-israele-e-libano-per-lo-sfruttamento-del-gas-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75304","title":{"rendered":"Accordo tra Israele e Libano per lo sfruttamento del gas nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da RETE VOLTAIRE (Thierry Meyssan)<\/strong><\/p>\n<article class=\"hnews hentry item\">\n<div class=\"article-chapo crayon article-chapo-218344 entry-content\">\n<p><em>Pur senza mai incontrarsi, Israele e Libano hanno firmato un accordo che consente di regolamentare i problemi delle frontiere marittime, nell\u2019interesse di entrambe le parti. Questo non significa che il problema di fondo, ossia l\u2019improvviso sorgere dello Stato ebraico nella regione, sia risolto. Ma l\u2019intesa permette l\u2019avvio dello sfruttamento di nuovi giacimenti di gas off-shore dei due Paesi.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/article>\n<article class=\"entry-content\">\n<div id=\"article-text\" class=\"article-text\">\n<div class=\"article-text-images crayon article-texte-218344 \">\n<div class=\"spip_document_240312 spip_document spip_documents spip_document_image spip_documents_center spip_document_center spip_document_avec_legende\" data-legende-len=\"83\" data-legende-lenx=\"xx\">\n<figure class=\"spip_doc_inner\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/local\/cache-vignettes\/L739xH554\/218336-4-a75e0.jpg?1667286232\" alt=\"\" width=\"739\" height=\"554\" \/><figcaption class=\"spip_doc_legende\">\n<div class=\"spip_doc_titre  crayon document-titre-240312 \"><strong>Sulla mappa la parte contesa da Israele e Libano \u00e8 la piccola striscia blu scuro. <\/strong><\/div>\n<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"lettrine\">Tre quarti di secolo dopo la nascita dello Stato di Israele, le sue frontiere permangono incerte. L\u2019accordo firmato con l\u2019intermediazione delle Nazioni Unite per definire le acque territoriali di Israele e Libano ha perci\u00f2 portata storica.<\/p>\n<p>La scoperta nel 2011 di giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale ha suscitato appetiti tali da indurre gli Stati coinvolti a cercare di risolvere i contrasti che li oppongono, almeno per quanto riguarda le acque territoriali. Nel 2018 Cipro, Grecia, Italia e Israele hanno concluso un accordo per la costruzione in comune di un gasdotto verso l\u2019Europa. Egitto, Palestina, Libano, Siria e Turchia non sono stati ufficialmente coinvolti.<\/p>\n<p>\u2013 Tuttavia, l\u2019Egitto ha firmato un accordo parallelo con Israele, consentendogli lo sfruttamento del proprio giacimento attraverso la societ\u00e0 East Gas, il cui maggiore azionista sono i servizi segreti egiziani.<br class=\"autobr\" \/>\u2013 Essendo la Palestina di fatto divisa in due, la responsabilit\u00e0 del giacimento <i>off-shore<\/i> \u00e8 di Hamas. Quest\u2019ultimo ha concluso con gli israeliani un accordo segreto attraverso il Qatar: gli israeliani sfruttano il gas, ne cedono parte al Qatar, che a sua volta paga i funzionari palestinesi della Striscia di Gaza. <br class=\"autobr\" \/>\u2013 In Libano, dopo che il presidente \u00c9mile Lahoud mise alla porta una nave militare francese che esplorava il fondo marittimo libanese senza autorizzazione, responsabili del dossier gasiero sono le forze armate. L\u2019intransigenza dei militari bloccava ogni progresso. Nel 2020 il presidente Michel Aoun ha abbordato la questione in modo pi\u00f9 flessibile, studiando un accordo complicato ma fattibile.<br class=\"autobr\" \/>\u2013 La Siria, in guerra con gli jihadisti sostenuti dagli Occidentali, era tenuta a distanza da tutti.<br class=\"autobr\" \/>\u2013 Le frontiere marittime fra Grecia e Turchia non sono mai state definite. D\u2019acchito la Turchia sembra non coinvolta nel giacimento di gas scoperto, ma occupa Cipro del Nord, che invece \u00e8 coinvolto. Europei e israeliani hanno perci\u00f2 deciso di escluderla dall\u2019accordo.<\/p>\n<p>Arrivato alla Casa Bianca, il presidente Joe Biden ha incaricato gli Straussiani delle questioni internazionali, in particolare di quelle energetiche, che ha affidato allo statunitense-israeliano Amos Hochstein, esperto del gas liquefatto, che gi\u00e0 aveva ricoperto l\u2019incarico con il presidente Barack Obama. Era amico dello Straussiano Paul Wolfowitz, con cui difese gli interessi petroliferi del dittatore Teodoro Obiang Ngema in Guinea Equatoriale. Conosce bene il Medio Oriente, dato che nel 2014 negozi\u00f2 l\u2019accordo fra Israele e Giordania sul gas <i>off-shore<\/i> di Tamar. E sempre Hochstein port\u00f2 a termine l\u2019embargo del petrolio iraniano. Durante la guerra di Siria indirizz\u00f2 le truppe statunitensi in modo da facilitare l\u2019andirivieni di camion per mezzo dei quali la famiglia Erdogan commercializzava il petrolio di Daesh, nonch\u00e9 diresse i bombardamenti Usa in modo da distruggere i pochi camion deviati verso Damasco. Hochstein \u00e8 persona molto affabile, che per\u00f2 serve con assoluto cinismo l\u2019agenda imperialista Usa.<\/p>\n<p>Gli statunitensi hanno sentito parlare di Hochstein in occasione degli scandali della famiglia Biden: mentre lavorava per l\u2019allora vicepresidente Joe Biden, fu nominato amministratore di Naftogaz, la pi\u00f9 importante societ\u00e0 del gas ucraina, poco prima che Hunter Biden diventasse amministratore di Burisma, seconda societ\u00e0 ucraina del settore. Quando il presidente Donald Trump scopr\u00ec la ruberia e tent\u00f2 di avviare un\u2019inchiesta, Hochstein copr\u00ec il figlio del suo ex padrone.<\/p>\n<p>L\u2019attuale contesto di sanzioni statunitensi contro tre grandi esportatori d\u2019idrocarburi, Iran, Venezuela e Federazione di Russia, rende prioritaria la questione del gas del Mediterraneo.<\/p>\n<p>L\u2019elezione in Israele del tandem Naftali Bennet\u2013Yair Lapid modifica profondamente la situazione. Sono politici che condividono l\u2019ambizione di fare di Israele uno Stato come gli altri; entrambi vogliono dare un taglio alla politica imperialista di Benjamin Netanyahu e degli sionisti revisionisti. Dal canto suo, il presidente libanese Michel Aoun, che durante il mandato \u00e8 riuscito a riconciliarsi con la Siria ma ha fallito in tutto il resto, si \u00e8 incaponito a voler ottenere lo sfruttamento del gas off-shore prima della fine del mandato, il 31 ottobre.<\/p>\n<p>La soluzione per concludere l\u2019accordo \u00e8 singolare. Sapendo che i giacimenti non coincidono con alcuna delle frontiere che potrebbero essere rivendicate, le parti, israeliana e libanese, hanno concordato di distinguere le frontiere sulla superficie del mare da quelle sul fondo marino. Un giacimento, quello di Karish, va a Israele; un altro, Cana, al Libano. Ma siccome il filone sottomarino del Libano sconfina nella zona israeliana in superficie, parte del gas estratto spetter\u00e0 a Israele. E qui le cose si complicano: i due Paesi sono in guerra; quindi non possono concludere direttamente un accordo. Non importa! La societ\u00e0 che sfrutter\u00e0 il giacimento sar\u00e0 la francese Total, che verser\u00e0 a Israele non gi\u00e0 una parte del gas, ma parte degli introiti. Siccome Total \u00e8 francese, Parigi si \u00e8 intromessa nella faccenda per far valere le proprie pretese. Alla firma era infatti presente l\u2019ambasciatrice francese.<\/p>\n<p>Israele non si \u00e8 smentito: ha tentato pi\u00f9 volte di ottenere condizioni sbilanciate a proprio favore, corrompendo all\u2019occorrenza responsabili libanesi. Lo Hezbollah \u00e8 intervenuto dispiegandosi in prossimit\u00e0 di una piattaforma israeliana e annunciando che le avrebbe impedito di operare prima della firma dell\u2019accordo definitivo. Tel Aviv ha capito l\u2019antifona, ha cessato le manovre corruttive e ha evitato di sfruttare il giacimento.<\/p>\n<p>Occorreva solo trovare il modo di firmare l\u2019accordo: le due parti infatti rifiutano di stringersi la mano. Si \u00e8 cos\u00ec studiato una cerimonia sotto gli auspici delle Forze Interinali delle Nazioni Unite in Libano (FINUL). Le delegazioni si sono recate a turno a Naqoura, sede della FINUL, per firmare il documento, in seguito trasmesso e registrato a New York nella sede dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Parlando agli israeliani, il primo ministro Yair Lapid ha dichiarato: \u00abNell\u2019accordo sulla delimitazione della frontiera marittima tra i due Paesi, il Libano ha riconosciuto lo Stato d\u2019Israele. Si tratta di un successo politico: non accade tutti i giorni che uno Stato nemico riconosca lo Stato d\u2019Israele con un accordo scritto, per di pi\u00f9 di fronte alla comunit\u00e0 internazionale\u00bb. Un\u2019interpretazione esagerata. Infatti Sayyed Nasrallah, segretario generale dello Hezbollah, gli ha risposto: \u00abIl presidente Michel Aoun non ha firmato un trattato internazionale. Non \u00e8 un riconoscimento di Israele (\u2026) Il processo che ha portato alla firma dell\u2019accordo e la forma dello stesso accordo dimostrano che ogni proposito di normalizzazione \u00e8 senza fondamento (\u2026) I negoziati sono stati indiretti e le delegazioni non si sono incontrate\u00bb.<\/p>\n<p>Dal punto di vista di Lapid, che cerca di decolonizzare il Paese \u2013 ossia di cancellare il carattere colonizzatore di Israele \u2013 \u00e8 un passo verso la normalizzazione. Dal punto di vista di Nasrallah, che non ha chiesto l\u2019approvazione del parlamento libanese per la firma dell\u2019impegno, non si tratta formalmente di un trattato, ma di una serie di obblighi reciproci\u2026 aventi valore di trattato. In sostanza, ognuno rimane sulle proprie posizioni, ma \u00e8 disposto a scendere a patti con i propri principi nell\u2019interesse di tutti.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"article-text-translator\"><em>Traduzione <a title=\"Rachele Marmetti\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/auteur126121.html?lang=it\">Rachele Marmetti<\/a><\/em><\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article218344.html\">https:\/\/www.voltairenet.org\/article218344.html<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da RETE VOLTAIRE (Thierry Meyssan) Pur senza mai incontrarsi, Israele e Libano hanno firmato un accordo che consente di regolamentare i problemi delle frontiere marittime, nell\u2019interesse di entrambe le parti. Questo non significa che il problema di fondo, ossia l\u2019improvviso sorgere dello Stato ebraico nella regione, sia risolto. 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