{"id":75356,"date":"2022-11-09T10:30:45","date_gmt":"2022-11-09T09:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75356"},"modified":"2022-11-07T17:26:25","modified_gmt":"2022-11-07T16:26:25","slug":"lebensraum-spazio-vitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75356","title":{"rendered":"LEBENSRAUM (Spazio vitale)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di PAGINA FACEBOOK (Pierluigi Fagan)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-75357\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/FB_IMG_1667838316254-300x226.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/FB_IMG_1667838316254-300x226.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/FB_IMG_1667838316254-768x579.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/FB_IMG_1667838316254.jpg 776w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nella foto, un ponte su autostrada a Singapore che cerca di tenere un contatto ecologico tra due parti di spazio eco-naturale diviso dalla strada. Le specie che vivono lo spazio naturale sono un sistema complesso in equilibrio dinamico, se lo spazio si restringesse perch\u00e9 tagliato e porzionato dalle strade, l\u2019intero sistema ecologico subirebbe modifiche esiziali. Cos\u00ec si mantengono collegamenti per dargli la possibilit\u00e0 di continuare ad usare tutto lo spazio a loro necessario. In Germania li fanno anche pi\u00f9 semplici. In quel caso \u00e8 l\u2019autostrada ad interrarsi un po\u2019 di modo che il \u201cponte\u201d che deve esser largo ed invitante altrimenti rimane barriera, dia l\u2019idea di continuum.<\/p>\n<p>Tale accortezza proviene dagli studi di uno dei principali fondatori della geografia moderna, il tedesco Friedrich Ratzel che, nel 1897, us\u00f2 il concetto di \u201cspazio vitale\u201d o Lebensraum in un abito di pensiero noto come biogeografia. Ratzel poi mor\u00ec nel 1908 ma il concetto venne trasposto dai nazisti in teoria geopolitica. Ratzel quindi venne retroattivamente accusato di aver fornito armi ideologiche travestite da scienza ai nazisti, cosa del tutto impropria visto che Ratzel, nel suo lavoro, aveva ben chiara la differenza di complessit\u00e0 tra animali ed esseri umani e comunque mor\u00ec anni prima si formasse l\u2019immagine di mondo dei nazisti. In effetti, questo trasferimento di concetto, l\u2019aveva fatto uno svedese, Rudolf Kj\u00e9llen, uno svedese conservatore che poi \u00e8 colui che invent\u00f2 il termine \u201cgeopolitica\u201d. Da Kjell\u00e9n, l\u2019idea pass\u00f2 poi ai geopolitici tedeschi con tendenza molto deterministe come Haushofer e da l\u00ec entr\u00f2 nell\u2019immagine di mondo nazista a supporto dell\u2019espansionismo tedesco.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0, questa liaison tra pensiero geopolitico tedesco e decisioni strategiche del Reich dur\u00f2 fino ad un certo punto. La geopolitica tedesca nasce e rimane a lungo, ancora in buona parte ancor oggi, euroasiatica. Del resto, fu la geopolitica anglosassone (Mackinder 1904, poi Spykman, poi Brzezensky) ad inquadrare il problema continentale come minaccia si venisse a formare un potere al centro dell\u2019isola mondo che chiam\u00f2 Heartland, coincidente con la Russia. La Germania diventava candidato problematico a creare un sistema di relazioni con la Russia realizzando cos\u00ec l\u2019eterno incubo geopolitico anglosassone, la Gerussia. Quello che per gli anglosassoni era ed \u00e8 un problema, ai tedeschi e russi sembrava una opportunit\u00e0, geografie diverse, idee diverse.<\/p>\n<p>La geopolitica tedesca, quindi, era s\u00ec a base, ad esempio, del patto Molotov- Ribbentrop ovvero la realistica decisione di superare opposizioni ideologiche per perseguire l\u2019interesse appunto geopolitico, ma e per la stessa logica, del tutto inorridita dall\u2019idea di Hitler in infrangere il patto e tentare l\u2019invasione della Russia. L\u00ec, la relazione tra geopolitici e nazisti si frattur\u00f2. Buona parte di questa storia, manipolata e resa narrativamente pi\u00f9 semplice, fu alla base del bando completo della geopolitica dalle sfere di conoscenza, dal 1945 alla fine degli anni \u201980, in quanto disciplina nazista.<\/p>\n<p>Americani e sovietici furono almeno su un punto d\u2019accordo: cancellare ogni riferimento alla variabile geografica nei sistemi di pensiero. La geografia e pi\u00f9 la geografia politica ha ovviamente i suoi problemi in termini di interpretazione e teorizzazione, ma il fatto che di base si riferisca allo spazio fisico la tiene quasi sempre nell\u2019ambito del realismo. Il conflitto tra americani e sovietici, capitalisti e comunisti era invece uno scontro tipicamente idealista o forse solo tale vestito. Cos\u00ec cominci\u00f2 Harvard a chiudere nel dopoguerra il dipartimento di geografia, seguita poi dal resto della Ivy League. Gli americani perseguitarono addirittura in pieno maccartismo, un povero geografo americano, tale Lattimore, accusandolo di tramare in aiuto dei comunisti cinesi, cosa del tutto surreale. Per i sovietici la cosa era ancora pi\u00f9 semplice, ogni fenomeno politico \u00e8 lotta di classe, la variabile spaziale per i sistemi umani non serve a niente, non determina niente. Cos\u00ec, ad entrambi risultava utile impacchettare geopolitica con nazismo facendo s\u00ec che il peso del secondo trascinasse in fondo al mare del pensiero la prima.<\/p>\n<p>\u00c8 in parte da questa storia che nasce in America l\u2019altra disciplina che studia questo genere di cose: le Relazioni Internazionali. Disciplina nata in America e l\u00ec da sempre sviluppata in alternativa a geopolitica che rimarr\u00e0 pi\u00f9 \u201ccontinentale\u201d. Nonostante la disciplina nacque realista (Morgenthau) poich\u00e9 proveniente dal pensiero geopolitico (Spykman, Kennan), ebbe da sempre la tendenza a scivolare nell\u2019idealismo, l\u00ec detto liberalismo. Oggi, in America, nonostante il prestigio di Mearsheimer o lo stesso Kissinger (che pi\u00f9 che un teorico \u00e8 un politico intellettuale), il dominio del paradigma idealistico detto liberale, \u00e8 totale.<\/p>\n<p>Le Relazioni Internazionali sono una disciplina dallo statuto assai problematico poich\u00e9 partono s\u00ec dall\u2019unit\u00e0 metodologica che poi \u00e8 la stessa della geopolitica ovvero lo Stato, ma lo qualificano come Stato di potenza. Ma gli Stati-potenza, sono in verit\u00e0 solo una frazione del complesso degli Stati (pi\u00f9 di 200), sono una proiezione della volont\u00e0 di potenza, a partire da quella americana, una malattia che non tutti gli Stati hanno poich\u00e9 non propria dello Stato tout court ma del sistema concreto ed ideologico di specifici popoli-Stato. Per questo, agli studiosi di international relations, risulta assai difficile comprendere fenomeni come il mondo multipolare. Hanno in effetti il concetto di \u201cequilibrio di potenza\u201d nel loro armamentario gnoseologico, ma hanno poi difficolt\u00e0 a comprenderne ragioni e dinamiche visto che tagliano la conoscenza in modo molto riduttivo.<\/p>\n<p>Se volessimo provare ad applicare il concetto di Lebensraum agli americani, cosa che abbiamo detto impropria nel rispetto del pensiero originario di Ratzel ma che ci permettiamo togliendo ogni determinismo al concetto stesso, cosa ne risulterebbe? Nulla. Gli americani sono s\u00ec tanti (circa 332 milioni) ma in uno spazio immenso e ricchissimo, tanto da risultare al 186\u00b0 posto per densit\u00e0 abitativa e davvero con poco territorio del tutto inabitabile. Si dir\u00e0, be\u2019 \u00e8 il loro stile di vita a richiedere molto pi\u00f9 spazio disponibile per alimentare il sistema interno. Gli americani fanno il 25% del Pil mondiale (IMF) sebbene siano solo il 4,5% della popolazione, diciamo che gli piace stare comodi in termini di benessere. Parzialmente vero perch\u00e9 gli stessi Stati Uniti hanno un indice di Gini che li colloca al 121\u00b0 posto per distribuzione eguale media del reddito, tra Haiti ed il Congo. Ne consegue che dovremmo allora dire che una frazione degli americani, un 10% circa diciamo, monopolizza una porzione enorme di reddito tanto da dover avere un reddito nazionale complessivo ovvero Pil abnorme rispetto alla media popolazione, per comunque aver qualcosa da distribuire anche a questo altro 90%. \u00c8 questo bizzarro assetto che ha spinto gli americani a promuovere o partecipare in giro per il mondo a ben 25 confitti dal dopoguerra ad oggi, pi\u00f9 svariate operazioni militari minori ed altri conflitti non armati ma operati in via economica, finanziaria, culturale, politica e diplomatica.<\/p>\n<p>Lo spazio vitale degli americani ovvero dell\u2019assetto sbilenco della societ\u00e0 americana piuttosto che della stragrande maggioranza degli americani, necessita di questo controllo e dominio su uno spazio-Mondo che esubera di molto il loro spazio naturale, ampio e ricco gi\u00e0 di suo. Ovviamente non giustificano tutto ci\u00f2 come necessit\u00e0 di spazio vitale ma come spazio di cui va difesa la libert\u00e0. Ovvero la loro unilaterale libert\u00e0 o meglio la libert\u00e0 di una trentina di milioni di americani bianchi di varia origine (a maggioranza anglo-tedesca, praticamente sempre i soliti Sassoni), di utilizzare pi\u00f9 o meno a piacimento lo spazio-Mondo per alimentare il loro sbilenco ordine interno che regga la sproporzione di reddito e ricchezza che pone il solo suo 10% al vertice del paradiso del benessere terrestre. Data ovviamente la loro unilaterale definizione di Ben-Essere che spacciano per un &#8220;universale&#8221;.<\/p>\n<p>Prendendo un attimo gli indiani come stile di vita, se tutto il mondo vivesse come gli indiani medi, il pianeta basterebbe ed avanzerebbe un po\u2019. Se invece adottassimo come parametro gli americani, ci vorrebbe cinque Terra. Convincere gli americani a vivere come gli indiani sempre improbabile, ma lo sta diventando anche convincere il Resto del mondo, indiani, cinesi e tutti gli altri 150 Stati non occidentali, a non aspirare ad aver anche loro legittime porzioni di benessere derivato dallo sfruttamento dello spazio.<\/p>\n<p>Da qui il conflitto epocale che segner\u00e0 il prossimo decennio, conflitto per lo spazio vitale e per la definizione stesso di \u201cvitale\u201d secondo la risposta alla domanda \u201ccos\u2019\u00e8 la vita, la buona vita o la vita giusta, adatta?\u201d per i diversi popoli o classi sociali di questi con relative ideologie ed immagini di mondo riflesse.<\/p>\n<p>[Alcune informazioni sono tratte da Cerreti, Marconi, Sellari, Spazi e poteri. Geografia politica, economica, geopolitica. Laterza]<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/1100565428\/posts\/pfbid0326VdGxEwqtnR1k1hTQqas5cDDN5cnLVY1pM17XufgtCXByRXhrshSzXsmu82HSPbl\/\">https:\/\/www.facebook.com\/1100565428\/posts\/pfbid0326VdGxEwqtnR1k1hTQqas5cDDN5cnLVY1pM17XufgtCXByRXhrshSzXsmu82HSPbl\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAGINA FACEBOOK (Pierluigi Fagan)\u00a0 Nella foto, un ponte su autostrada a Singapore che cerca di tenere un contatto ecologico tra due parti di spazio eco-naturale diviso dalla strada. Le specie che vivono lo spazio naturale sono un sistema complesso in equilibrio dinamico, se lo spazio si restringesse perch\u00e9 tagliato e porzionato dalle strade, l\u2019intero sistema ecologico subirebbe modifiche esiziali. 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