{"id":75458,"date":"2022-11-14T11:00:45","date_gmt":"2022-11-14T10:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75458"},"modified":"2022-11-13T11:27:22","modified_gmt":"2022-11-13T10:27:22","slug":"le-borgate-beduine-di-pier-paolo-pasolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75458","title":{"rendered":"Le \u201cborgate beduine\u201d di Pier Paolo Pasolini"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Francesco Sirleto)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La \u201csplendida e misera citt\u00e0\u201d, ovvero le \u201cborgate beduine\u201d come fonti inesauribili di ispirazione per la poesia, la narrativa e il cinema di Pier Paolo Pasolini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cPi\u00f9 volte nel pertugio contro il biancore\/ della notte che si perdeva\/ oltre le Casiline del mondo,\/ spar\u00ec e riapparve la testa del destino,\/ con la dolcezza ora della madre meridionale\/ ora del padre alcolizzato, sempre la stessa\/ testolina arruffata e polverosa, o gi\u00e0\/ composta nella vanit\u00e0 di una giovinezza popolare:\/ e io,\/ ero coi sensi ad ascoltare\/ la voce di un altro amore\/ \u2013 la vita nei secoli \u2013 \/ che si alzava purissima nel cielo. (P. P. Pasolini, da <em>Una disperata vitalit\u00e0<\/em>, nella raccolta <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, 1964)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come scrisse Alberto Moravia in un celebre articolo (\u201cMa che cosa aveva in mente?\u201d), pubblicato su L\u2019Espresso del 9 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini, immigrato a Roma nel gennaio del 1950, e venuto a contatto con la realt\u00e0 sociale e umana delle borgate della periferia est della Capitale, ebbe l\u2019opportunit\u00e0 di fare quella \u201cgrande scoperta\u201d destinata a cambiargli la vita e, aggiungiamo noi, a svolgere un ruolo essenziale nella sua tragica morte. Questa grande scoperta, afferma Moravia, \u00e8 \u201c\u2026quella del sottoproletariato, come societ\u00e0 rivoluzionaria, analoga alle societ\u00e0 protocristiane, ossia portatrice di un inconscio messaggio di ascetica umilt\u00e0 da contrapporre alla societ\u00e0 borghese edonista e superba. Questa scoperta corregge il comunismo, fino allora probabilmente ortodosso di Pasolini; gli d\u00e0 il suo carattere definitivo. Non sar\u00e0, dunque, il suo, un comunismo di rivolta, e neppure illuministico; e ancor meno scientifico; n\u00e9 insomma veramente marxista. Sar\u00e0 un comunismo populista, \u201cromantico\u201d, cio\u00e8 animato da una piet\u00e0 patria arcaica, un comunismo quasi mistico, radicato nella tradizione e proiettato nell\u2019utopia\u201d. E questo comunismo utopico, aggiunge Moravia, era caratterizzato dall\u2019essere \u201csentimentale\u201d, vale a dire irrazionale, e soprattutto intriso di contraddizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019altra annotazione molto rilevante aggiunge Moravia, e cio\u00e8 che quella scoperta determin\u00f2 la nascita \u201c\u2026 nella storia della letteratura italiana di qualche cosa di assolutamente nuovo: una poesia civile di sinistra. La poesia civile era sempre stata a destra in Italia, almeno dall\u2019inizio dell\u2019Ottocento a oggi, cio\u00e8 da Foscolo, passando per Carducci su su fino a D\u2019Annunzio. I poeti italiani del secolo scorso avevano sempre inteso la poesia civile in senso repressivo, trionfalistico ed eloquente. Pasolini riusc\u00ec a compiere un\u2019operazione nuova e oltremodo difficile: il connubio della moderna poesia decadente con l\u2019utopia socialista. \u2026 La poesia civile di Pasolini nasce \u2026 in una letteratura da tempo ancorata su posizioni conservatrici, in una societ\u00e0 provinciale e retriva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto conviene interrompere la lettura dell\u2019articolo di Moravia (anche perch\u00e9 nella seconda parte di esso si incomincia ad analizzare la \u201cmutazione antropologica\u201d alla quale quel sottoproletariato, nel quale si era imbattuto Pasolini, and\u00f2 incontro a partire dagli anni sessanta, per effetto del boom economico) e cerchiamo di individuare, invece, e sia pure sinteticamente, quali furono gli effetti, sul piano artistico, di quella \u201cgrande scoperta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La \u201csplendida e misera citt\u00e0\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 universalmente noto che, fin dal primo momento nel quale Pasolini fu costretto a lasciare il Friuli e a trasferirsi a Roma (gennaio 1950), la sua conoscenza della capitale d\u2019Italia, pi\u00f9 che con la \u201csplendida\u201d citt\u00e0 costituita dai resti dell\u2019antica e dai monumenti della Roma rinascimentale e barocca, \u00e8 determinata dai contatti e dai rapporti (destinati a diventare duraturi e fertilissimi dal punto di vista artistico) che il poeta comincia ad intrattenere con la realt\u00e0 sociale e urbanistica delle borgate della grande periferia che sta crescendo, disordinatamente, al di fuori delle mura aureliane. E\u2019 la \u201cmisera\u201d citt\u00e0, quindi, che, come vedremo, assume fin da subito un ruolo straordinario nella poetica e nell\u2019ideologia pasoliniana e, sul piano formale, sul linguaggio da lui impiegato nelle opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1951, dopo un anno di coabitazione forzata a piazza Costaguti (nel ghetto), Pasolini e la madre si trasferiscono in una modestissima casa nella lontana borgata di Rebibbia. Da qui, dopo aver ricevuto un incarico di insegnante precario in una scuola media di Ciampino (nella quale rimarr\u00e0 in servizio per tre anni), Pasolini inizia la capillare e sistematica conoscenza di tutte le borgate che, al di fuori delle mura aureliane, si estendono tra la Tiburtina e l\u2019Appia: Pietralata, Ponte Mammolo, Tiburtino III, Gordiani, Quarticciolo, Centocelle, Pigneto, Torpignattara, Quadraro, Acquedotto Felice, Mandrione, Acqua santa, Borghetto Latino, ecc. A Torpignattara egli conosce i fratelli Citti, Sergio e Franco, che gli fecero da \u201cmaestri\u201d nell\u2019apprendimento del dialetto romanesco, non pi\u00f9 quello del Belli, bens\u00ec quel miscuglio ibrido e imbastardito di romanesco e vari dialetti dell\u2019Italia meridionale che era la lingua parlata in quell\u2019ambiente. Il luogo che funse da scuola di linguaggio si trova in via Torpignattara n. 18, l\u00e0 dove sorgeva la famosa trattoria-pizzeria \u201cL\u2019Aquila d\u2019oro\u201d, da lui e dai fratelli Citti e dai loro amici frequentata per anni, ameno una volta a settimana. Inoltre, a circa un chilometro da via Torpignattara, sulla Casilina, inizia l\u2019attuale Parco Archeologico di Centocelle (l\u2019allora \u201cpratone\u201d), teatro di frequentazioni notturne del poeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, siamo nella periferia rappresentata nelle pi\u00f9 famose opere pasoliniane, attraverso descrizioni di una realt\u00e0 effettivamente molto difficile (le baraccopoli, le borgate \u201cbeduine\u201d, polverose d\u2019estate e fangose d\u2019inverno), da lui conosciuta e amata, fortemente e profondamente, e fin nelle viscere, nella sua caoticit\u00e0 e materialit\u00e0, nella sua corporalit\u00e0, ma anche nei suoi aspetti spirituali (i sogni, i desideri, i pensieri, la voglia di riscatto di quell\u2019umanit\u00e0 cos\u00ec misera e disperata).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019incontro con la realt\u00e0 sociale delle borgate periferiche indusse Pasolini ad approfondire le problematiche, soprattutto letterarie ed educative (imperniate, queste ultime, sul ruolo degli intellettuali in una riforma intellettuale e morale del popolo) affioranti dalle riflessioni di Antonio Gramsci, che egli aveva gi\u00e0 incominciato a studiare fin dalla pubblicazione, nel 1948, della prima edizione dei <strong>Quaderni del carcere<\/strong>. L\u2019importanza e l\u2019esito di quest\u2019incontro e degli studi condotti da Pasolini sono rappresentati da quella raccolta di poemetti, pubblicata da Garzanti nel 1957, che si intitola <strong>Le ceneri di Gramsci<\/strong>, all\u2019interno della quale si pone, quasi come dichiarazione di poetica, il poemetto omonimo, del 1954 (frutto di una visita di Pasolini alla tomba di Gramsci nel cimitero acattolico), che d\u00e0 il nome alla raccolta stessa e nel quale si esprime, con totale e solare evidenza, quella \u201cpoesia civile\u201d di cui parla Moravia nel citato articolo del 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per poesia \u201ccivile\u201d ma, pi\u00f9 in generale, per letteratura \u201ccivile\u201d o, in termini gramsciani, \u201cnazional-popolare\u201d, Pasolini intende una letteratura che non rimanga (come era rimasta per secoli) nella ristretta cerchia dei pochi intellettuali (la maggioranza dei quali da sempre al servizio dei potenti), ma che si apra alle classi pi\u00f9 umili e, soprattutto, sia rappresentativa dei problemi, della vita quotidiana, delle istanze e delle rivendicazioni di queste classi, svolgendo cos\u00ec una funzione educativa e proponendosi quindi come formidabile strumento di riscatto sociale. Una letteratura della \u201cmarginalit\u00e0\u201d, dunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Niente, infatti, era pi\u00f9 marginale dei personaggi che popolavano queste periferie, marginali perfino rispetto al modello di \u201cmasse proletarie\u201d che il partito comunista si era creato come necessaria base sociale (nonch\u00e9 di militanza ed elettorale) di riferimento. Erano marginali quei <strong>Ragazzi di vita<\/strong> (Riccetto, Lenzetta, Caciotta, Alduccio, Begalone, Sgarone, Pecetto, ecc.) che popolavano le storie e i racconti confluiti nell\u2019omonimo romanzo del 1955 e che, in seguito, riappariranno con altri nomi e nomignoli in <strong>Una vita violenta<\/strong>, del 1959. Quei personaggi (cos\u00ec amorali e privi di aspirazioni di rinnovamento politico, e rinchiusi in un loro asfittico piccolo mondo, tra baretti e furtarelli, e nel quale l\u2019unica ragione di vita sembrava essere la sopravvivenza quotidiana) risultavano per\u00f2 \u201csospetti\u201d ad una certa intellighenzia comunista (critici letterari soprattutto) che stentava ad assorbirli nella tradizionale nozione di \u201cproletariato\u201d. Rispetto a questi critici, autodefinitisi intellettuali organici del PCI, che si atteggiavano a ortodossi interpreti del pensiero gramsciano (un esempio tra tutti: Carlo Salinari), Pasolini si sentiva distante e portatore di una diversa visione del concetto di \u201cclassi subalterne\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte, soltanto un \u201cmarginale\u201d ed \u201cemarginato\u201d e\/o \u201cdiverso\u201d come lo stesso Pasolini si era sentito dopo la cacciata dal Friuli e la sua discesa nell\u2019inferno di borgate e baraccopoli\u00a0 costituenti la periferia est di Roma, poteva sentire in s\u00e9 la scissione che si porter\u00e0 dietro fino all\u2019ultimo istante della sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La scissione, si \u00e8 detto; da una parte vi \u00e8 la \u201ccoscienza\u201d, vale a dire la consapevolezza della missione di cui, come intellettuale, egli si sente investito: lo sforzo educativo nei confronti di un sottoproletariato fermo allo <em>status naturae<\/em>, nel quale prevalgono gli istinti pi\u00f9 elementari; dall\u2019altra l\u2019estetica passione, anzi l\u2019amore per una vita \u201cproletaria\u201d ancora pura, primigenia, agitata dal calore degli istinti. E questa sensazione di contraddittoria scissione, nella quale a prevalere non \u00e8 tanto l\u2019aspetto del magistero intellettuale, quanto piuttosto l\u2019intima e sentimentale partecipazione e condivisione, viene mirabilmente espressa nei versi de <strong><em>Il pianto della scavatrice<\/em><\/strong>, che si apre con le parole \u201c<em>Solo l\u2019amare, solo il conoscere\/ conta, non l\u2019aver amato,\/ non l\u2019aver conosciuto. D\u00e0 angoscia\/ il vivere di un consumato\/ amore. L\u2019anima non cresce pi\u00f9<\/em>\u201d. E, nella seconda parte dello stesso poemetto, Pasolini (che, nel momento in cui scrive, ha ormai raggiunto una posizione di intellettuale borghese non pi\u00f9 coinvolto dalla dura lotta per l\u2019esistenza nella quale era stato costretto nei tre anni, 1951-1954, di residenza nella lontana borgata di Rebibbia) esprime la sua struggente nostalgia per la citt\u00e0 delle borgate e dei ragazzi di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rievoca cos\u00ec, con versi a volte accorati e dolenti, il tempo in cui \u201c<em>Povero come un gatto del Colosseo,\/ vivevo in una<\/em> <em>borgata tutta calce\/ e polverone, lontano dalla citt\u00e0\/ e dalla campagna, stretto ogni giorno\/ in un autobus rantolante:\/ e ogni andata, ogni ritorno\/ era un calvario di sudore e di ansie<\/em>\u201d. Ed \u00e8 proprio in contatto con quell\u2019umanit\u00e0, sottoproletaria, fatta di uomini e di ragazzi \u201c<em>ridenti e sporchi<\/em>\u201d, \u201c<em>allegri e feroci<\/em>\u201d, un\u2019umanit\u00e0 di \u201c<em>giovani invecchiati tra i vizi di chi ha una madre dura e affamata<\/em>\u201d, non ancora \u201ceducata\u201d alla lotta di classe per il cambiamento in senso socialista della societ\u00e0 borghese, ma dispersa in una realt\u00e0 \u201c<em>umile e sporca, confusa e immensa, brulicante nella meridionale periferia<\/em>\u201d, che Pasolini ha conosciuto nel profondo, innamorandosene visceralmente, la \u201c<em>stupenda e misera citt\u00e0<\/em>\u201d; quella citt\u00e0 nella quale egli ha imparato \u201c<em>le piccole cose in cui la grandezza\/ della vita in pace si scopre<\/em>\u201d, come, ad esempio, \u201c<em>andare duri e pronti nella ressa\/ delle strade; rivolgersi ad un altro uomo\/ senza tremare \u2026 a difendermi, a offendere, ad avere\/ il mondo davanti agli occhi \u2026\/\u2026 a capire\/ che pochi conoscono le passioni\/ in cui io sono vissuto:\/ che non mi sono fraterni, eppure sono\/ fratelli proprio nell\u2019avere passioni di uomini\/<\/em>\u201d; stupenda e misera citt\u00e0 \u201c<em>che mi hai fatto fare\/ esperienza di quella vita\/ ignota: fino a farmi scoprire\/ ci\u00f2 che, in ognuno, era il mondo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Era la medesima realt\u00e0, umana e sociale, pre-industriale e pre-capitalistica \u2013 che Pasolini, dopo averne appreso il linguaggio e le dure abitudini di vita, descriver\u00e0, con la pi\u00f9 intensa partecipazione, a partire dal 1960, attraverso le immagini di pellicole quali <strong><em>Accattone<\/em><\/strong>, <strong><em>Mamma Roma<\/em><\/strong>, <strong><em>La ricotta<\/em><\/strong>, pellicole che hanno come sfondo i medesimi quartieri e le medesime borgate gi\u00e0 descritte nelle raccolte poetiche e nei due grandi romanzi. Pellicole che, oltretutto, usufruiscono della collaborazione e della partecipazione dei fratelli Citti, tanto a livello di sceneggiatura (Sergio) quanto a livello di interpretazione (Franco).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un rapporto, quello tra l\u2019intellettuale Pasolini e i sottoproletari fratelli Citti, di fondamentale valenza pragmatica e simbolica: il poeta friulano svolge, nei confronti dei due sottoproletari romani, una funzione educativa che permette loro di crescere a livello di apprendimento e di conoscenza del mestiere cinematografico e, nello stesso tempo, di formarsi una coscienza o, per meglio dire, una complessiva \u201cvisione del mondo\u201d; d\u2019altra parte essi rappresentano, per il poeta, gli strumenti di mediazione tra s\u00e9 e il ribollente e controverso mondo delle borgate, un mondo del quale era necessario innanzitutto impossessarsi del linguaggio e, in secondo luogo, delle vicende di degradazione e\/o di tentativi di riscatto e di redenzione caratterizzanti le innumerevoli storie personali che formano la complessa e magmatica materia prima delle opere pasoliniane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una materia che, attraverso i versi i racconti e le immagini create da Pasolini, diventa \u201cspirito\u201d, cio\u00e8 sentimento che fa da collante e tiene uniti, in un armonico ed estetico insieme, l\u2019immaginazione e l\u2019intelletto, producendo un\u2019arte di elevatissimo livello artistico.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/11\/11\/le-borgate-beduine-di-pier-paolo-pasolini\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/11\/11\/le-borgate-beduine-di-pier-paolo-pasolini\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Francesco Sirleto) La \u201csplendida e misera citt\u00e0\u201d, ovvero le \u201cborgate beduine\u201d come fonti inesauribili di ispirazione per la poesia, la narrativa e il cinema di Pier Paolo Pasolini \u201cPi\u00f9 volte nel pertugio contro il biancore\/ della notte che si perdeva\/ oltre le Casiline del mondo,\/ spar\u00ec e riapparve la testa del destino,\/ con la dolcezza ora della madre meridionale\/ ora del padre alcolizzato, sempre la stessa\/ testolina arruffata e polverosa, o gi\u00e0\/&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jD4","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75458"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75458"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75458\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75459,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75458\/revisions\/75459"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75458"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75458"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75458"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}