{"id":75495,"date":"2022-11-18T09:40:53","date_gmt":"2022-11-18T08:40:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75495"},"modified":"2022-11-15T11:22:23","modified_gmt":"2022-11-15T10:22:23","slug":"elon-musk-lelite-della-neoplebe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75495","title":{"rendered":"Elon Musk: l&#8217;\u00e9lite della neoplebe"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Nello Barile)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Nel formidabile film\u00a0<em>The triangle of Sadness<\/em>\u00a0di Ruben \u00d6stlund (2022), la metafora \u201ctitanica\u201d di una nave alla deriva nella tempesta \u00e8 un espediente narrativo per raccontare la deriva delle classi sociali e la crisi delle \u00e9lite nel contemporaneo. Se tra la super-\u00e9lite e i lavoratori subordinati esiste una sostanziale simmetria, nel senso che al mutare delle condizioni ambientali la lavoratrice asiatica si trasforma in capitano grazie all\u2019immediato consenso da parte dei pi\u00f9 ricchi, i rappresentanti della classe creativa vengono sfruttati a prescindere: prima dal potere immateriale del business, come durante il casting del protagonista, poi dal potere materiale e fisico della sopravvivenza, in cui chi sa fare qualcosa di concreto vale pi\u00f9 del denaro e del lusso.<\/p>\n<p>Una delle conseguenze pi\u00f9 dirette della globalizzazione, quella che i partiti di sinistra non hanno voluto considerare, \u00e8 stata la polarizzazione socioeconomica tra le classi sociali e l\u2019impoverimento drammatico del ceto medio occidentale, a lungo considerato come il pilastro delle democrazie avanzate. La grande illusione della globalizzazione si \u00e8 fondata sull\u2019idea che a compensare tale impoverimento arrivassero i ceti medi dei paesi emergenti, il cui sviluppo avrebbe trainato le produzioni dei paesi un tempo egemoni. Senza capire che il travaso di tecnologie e competenze da ovest a est, sull\u2019onda lunga delle delocalizzazioni, avrebbe comunque messo in discussione la centralit\u00e0 dell\u2019industria occidentale, ancor pi\u00f9 se pensiamo ai costi dell\u2019attuale transizione ecologica.<\/p>\n<p>Con il passaggio dalla globalizzazione alla deglobalizzazione, le frattaglie che componevano gli ex ceti medi sono state infettate dal populismo-sovranismo (gli underdog) in cerca di una nuova identit\u00e0, che un tempo fu di classe ma che ormai \u00e8 frammentaria e metonimica (individuo\/popolo). Allo stesso modo questi ceti impoveriti e intronati dalla successione di varie crisi, si costituiscono come nuova controcultura che, alla stregua delle vecchie controculture, ammicca a qualcosa che sta dall\u2019altra parte della barricata: stavolta per\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019antimateria del capitalismo globalizzato, come nel caso dell\u2019ex Unione Sovietica, bens\u00ec un regime diversamente liberista e cleptocratico che domina una societ\u00e0 ancor pi\u00f9 polarizzata e infettata dal denaro\/consumo. Come ho discusso insieme a Panos Kompatsiaris nel XII Scrittoio della Biennale intitolato T<em>he Biennials post-presencial era.<\/em><\/p>\n<p><em>Challenges and opportunities<\/em>, organizzato da Francesca Castellani (IUAV) in apertura della Biennale di Venezia 2022, anche l\u2019arte, il cinema, la musica e la circolazione di talenti in generale potrebbero essere condizionati da tale processo. Se infatti, per fare un esempio, le piattaforme hanno lasciato la Russia con le altre corporation, \u00e8 perch\u00e9 la guerra pi\u00f9 profonda \u00e8 mossa proprio contro i contenuti e i valori della cosiddetta Netflix Society, simbolo di una cultura che rivaluta e promuove valori progressisti: dalla gender fluidity, all\u2019inclusione multiculturale, fino alla reinvenzione di un passato postcoloniale inglese (come nel caso di\u00a0<em>Bridgerton<\/em>). La Netflix Society \u00e8 l\u2019avamposto che globalizza i valori della classe creativa attraverso le piattaforme. Valori che collidono drasticamente con quelli proposti dalle formazioni populiste. Essa \u00e8 la prosecuzione della cultura della Silicon valley con nuovi mezzi.<\/p>\n<p>Se la metafora organicista di Menenio Agrippa tent\u00f2 di incorporare il ceto subalterno riottoso dell\u2019antica Roma nella totalit\u00e0 funzionale di un corpo unitario le cui membra sono \u201cnaturalmente\u201d subordinate al comando della testa, il rapporto tra \u00e9lite, classe creativa e neoplebe, ci racconta invece una societ\u00e0 smembrata e disorganica. Nel loro nuovo libro,\u00a0<em>Neoplebe, classe creativa, \u00e9lite<\/em>\u00a0(Laterza, 2022), Paolo Perulli e Luciano Vettoretto affrontano in modo sistematico il problema squisitamente sociologico di questo \u201csfaldamento\u201d delle classi sociali. Al ruolo sempre pi\u00f9 dominante delle \u00e9lite, si assomma quello di un ceto medio postindustrializzato che assume i tratti di fragilit\u00e0 della nuova classe creativa. Al di sotto di questa si espande sempre pi\u00f9 una neoplebe vittima sacrificale delle politiche neoliberiste.<\/p>\n<p>Mentre la ricchezza sempre pi\u00f9 si \u201cconcentra verso l\u2019alto\u201d, i livelli intermedi vivono un sostanziale scivolamento verso il basso, a partire dalle famiglie, passando per i working poor (i nuovi poveri), fino ai Neet che ormai hanno rinunciato a qualsiasi \u201cescatologia\u201d del mito della mobilit\u00e0 verticale. Gli autori problematizzano anche l\u2019idea che il ceto medio sia il \u201cbaricentro\u201d delle societ\u00e0 avanzate, una riduzione di complessit\u00e0 che ha svolto per tanto tempo una funzione promozionale delle societ\u00e0 a capitalismo avanzato. A tale prospettiva essi preferiscono un quadro pi\u00f9 composito basato sull\u2019idea di un \u201cpluralismo conflittuale\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019\u00e9lite attuale prosegue la missione della vecchia vocazione distintiva (alla Bourdieu) basata sul \u201ccontare, contarsi e annettersi\u201d e lo fa oltre che attraverso la classica legge del consumo vistoso, anche nell\u2019esaltazione del merito, non a caso recentemente inserito dal nuovo governo nella denominazione del Ministero dell\u2019istruzione. La logica meritocratica prevale nell\u2019iter formativo delle \u00e9lite globali che hanno ormai rimosso il suo retaggio illuminista e borghese, per prediligere la dimensione dello status che consente loro di frequentare gli atenei pi\u00f9 esclusivi e dunque costosi del mondo (MIT, Harvard ecc.).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Triangle-of-Sadness-2022-Ruben-Ostlund-poster.jpeg\" alt=\"m\" width=\"800\" height=\"1000\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"de1d4c52-0cbb-42e7-97a0-5716d80552b6\" \/><\/p>\n<p>Tale valore \u00e8 condiviso tanto dalle \u00e9lite degli stati democratici quanto da quelle delle democrature (p. 12), ma molto meno dalle \u00e9lite nostrane che si configurano perlopi\u00f9 come \u00e9lite locali, che mostrano in tal modo la misura della loro arretratezza. Mentre le classi che hanno guidato il boom economico avevano una capacit\u00e0 di leadership e pedagogica nei confronti dei ceti subalterni, capaci di fungere da collegamento tra porzione e classe creativa come nello sviluppo del design italiano a Milano negli anni cinquanta e sessanta, le odierne \u00e9lite, come nel gi\u00e0 citato\u00a0<em>Triangle of Sadness<\/em>, stringono un\u2019alleanza paradossale con la neoplebe che determina una \u201ccaduta del linguaggio della classe dominante\u201d che si mostra cos\u00ec sempre pi\u00f9 simile alla neoplebe (come quando D. Trump spiegava al popolo: \u201csono uguale a voi ma sono ricco\u201d).<\/p>\n<p>La sociologia anglosassone ha riflettuto molto sulla categoria di classe creativa a partire da\u00a0<em>The Polish Peasant in Europe and America<\/em>\u00a0di W. Thomas e F. Znaniecky, passando per T. Parsons, fino alla pi\u00f9 recente variante neoliberale di R. Florida, in cui i valori della societ\u00e0 globalista (tolleranza, fluidit\u00e0, ecc.) vengono reificati in indicatori quantitativi della concentrazione di ricchezza nelle citt\u00e0 americane, come il gay index, il diversity index, il bohemian index ecc.<\/p>\n<p>Neoplebe \u00e8 il termine adottato da Perulli e Vettoretto per indicare l\u2019attualit\u00e0 di uno strato sociale subalterno che pi\u00f9 degli altri s\u2019identifica nei leader populisti e sovranisti. Rispetto a queste due classi al vertice e alla base della nuova gerarchia sociale in una alleanza paradossale che sembra permeare e condizionare tutta la realt\u00e0 sociale immobilizzandola, Perulli e Vettorello scommettono proprio sul futuro della classe creativa che cavalcando lo sviluppo di robotica, dell\u2019intelligenza artificiale e delle piattaforme, potrebbe guidare la transizione ecologica e quella tecnologica della Quarta Rivoluzione Industriale. In altri termini l\u2019alleanza con i lavoratori della gig economy, delle universit\u00e0 e con le donne in generale, dovrebbe condurre la classe creativa a governare la societ\u00e0 del futuro. Una profezia plausibile ma non del tutto auspicabile, se pensiamo alle attuali tendenze del mercato.<\/p>\n<p>La figura di Elon Musk mostra oggi quanto sia controversa e attualissima tale tematica. L\u2019immagine dell\u2019imprenditore sudafricano fonde in s\u00e9 elementi caratteristici della super-\u00e9lite finanziaria, della classe creativa e di un certo populismo dal basso. Tale prospettiva supera il conflitto culturale, consolidatosi a partire dalla vittoria di Donald Trump nel 2016, tra l\u2019apertura globalista della Silicon Valley e la chiusura retrotopica del sovranismo americano. Da innovatore, visionario transumanista e geek con venature cyberpunk, il genio controverso della Silicon Valley ha assunto tratti distintivi di un neoliberismo spietato sia nei confronti degli addetti interni che degli user di Twitter.<\/p>\n<p>Secondo Clare Duffy di CNN Business, Musk ha usato un linguaggio populista per comunicare tale iniziativa che rappresenta una rottura \u201cdell&#8217;attuale sistema di signori e contadini di Twitter\u201d. L\u2019idea di far pagare otto euro al mese per l\u2019accesso al celebre social medium potrebbe lanciare un trend potenzialmente imitabile dagli altri social, fino a far saltare la matrice \u201cdigital socialista\u201d, per dirla alla Kevin Kelly, che ha assicurato decenni di gratuit\u00e0 del web. Assommato alle innovazioni della blockchain, delle cryptovalute e agli NFT, tutto ci\u00f2 potrebbe riconfigurare il mondo della comunicazione tramite una tendenza alla monetizzazione spinta.<\/p>\n<p>Uno dei capolavori dell\u2019arte NFT \u00e8 infatti\u00a0<em>The Passion of the Elon<\/em>, che ritrae l\u2019uomo pi\u00f9 ricco del mondo sulla croce, con indosso una tuta da astronauta, mentre \u00e8 circondato da un gruppo di scimmie che giocano sul fondo dell\u2019immagine. Un sincretismo culturale tra\u00a0<em>L\u2019ascensione di Cristo<\/em>\u00a0del Perugino, quello di Dal\u00ec, la famosa scena di apertura di\u00a0<em>2001: Odissea nello spazio<\/em>, e le scene finali del film: dalla scoperta del pollice opponibile, passando per il lancio dell\u2019osso che diventa astronave, fino al delirio dell\u2019astronauta che torna a casa dopo il viaggio joyciano fuori e dentro s\u00e9 (che ricorda anche Bowie appeso al muro nel video di\u00a0<em>Ashes to Ashes<\/em>\u00a0del 1979).<\/p>\n<p>Non appena messe le mani su Twitter, il magnate visionario che ha indicato la via verso Marte, si \u00e8 comportato come il pi\u00f9 retrogrado degli impresari, con un\u2019ondata di licenziamenti massivi di circa 7.000 addetti, tra l\u2019altro comunicandoli via email. Dai tagli forsennati al personale di Twitter all\u2019endorsement postideologico nei confronti dei Repubblicani, il passo \u00e8 stato brevissimo. La Routers ha dato l\u2019annuncio del suo Tweet, postato la sera prima delle elezioni midterm sul suo profilo seguito da 110.000.000 di utenti: \u201cLa condivisione del potere frena i peggiori eccessi di entrambi i partiti, quindi consiglio di votare per i Repubblicani, visto che la Presidenza \u00e8 democratica\u201d, aggiungendo di essere \u201cpropenso all\u2019idea di votare di nuovo i Democratici in futuro\u201d.<\/p>\n<p>A ben vedere, setacciando le interviste online, divenute pillole per Tik Tok e Instagram, emergono vari segnali di questa deriva populista. Come ad esempio l\u2019idea secondo cui le Universit\u00e0 non hanno pi\u00f9 alcun senso in un mondo in cui tutte le conoscenze sono rese immediatamente accessibili tramite la rete (simile all\u2019uno vale uno nostrano). Un populismo pedagogico che entra in netta contraddizione con l\u2019immagine dell\u2019imprenditore illuminato che ha fatto della scienza e della sostenibilit\u00e0 il suo business, fino a sostituire con investimenti privati il ruolo del capitale pubblico nella progettazione delle imprese aerospaziali. Lo stesso look di Musk, austero e informale con sporadici innesti di futuribile, espande il sostanziale stile normcore tipico degli altri leader della Silicon valley (da Steve Jobs a Zuckerberg).<\/p>\n<p>Il rifiuto stesso di orologi e accessori di lusso (\u201cil mio telefono mi dice l\u2019ora\u201d), indica un minimalismo che rinnega i valori tipici della classe a cui appartiene, ricordando altri grandi imprenditori come Marchionne con il suo maglioncino rassicurante. Tale logica, che chiamo airbag cognitivo, \u00e8 molto simile a quella che consente ai partiti di sinistra di implementare politiche neoliberiste senza sollevare particolare dissenso, come con le liberalizzazioni di Blair o con il Jobs Act renziano, oppure alle leadership femminili di caratterizzarsi per iniziative pi\u00f9 che maschili, come Margaret Tatcher con la guerra nelle Falkland.<\/p>\n<p>Il superamento del conflitto culturale tra Silicon valley e classi creative da un lato, e formazioni populiste dall\u2019altro, potrebbe aprire nuove prospettive di sviluppo alla societ\u00e0 del futuro. Non tanto nella direzione di una neorepubblica platonica governata dai nuovi sapienti, quanto piuttosto nell\u2019espansione di una struttura flessibile e on demand, in cui l\u2019accesso alla conoscenza sar\u00e0 sempre pi\u00f9 decentralizzato ma anche sempre pi\u00f9 monetizzato dalle piattaforme e dalla blockchain.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/9788858148358.jpeg?itok=czcOSBGX\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/elon-musk-lelite-della-neoplebe\">https:\/\/www.doppiozero.com\/elon-musk-lelite-della-neoplebe<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Nello Barile) Nel formidabile film\u00a0The triangle of Sadness\u00a0di Ruben \u00d6stlund (2022), la metafora \u201ctitanica\u201d di una nave alla deriva nella tempesta \u00e8 un espediente narrativo per raccontare la deriva delle classi sociali e la crisi delle \u00e9lite nel contemporaneo. 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