{"id":75772,"date":"2022-11-30T11:49:00","date_gmt":"2022-11-30T10:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75772"},"modified":"2022-11-30T11:49:00","modified_gmt":"2022-11-30T10:49:00","slug":"la-guerra-necessaria-logiche-della-dipendenza-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75772","title":{"rendered":"La guerra necessaria. Logiche della dipendenza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Sulla rivista \u201cLa Fionda\u201d, numero 2\/2022, dal titolo \u201c<em>Guerra o pace. Destini del mondo<\/em>\u201d \u00e8 uscito un mio articolo su una logica dell\u2019attuale guerra (non l\u2019unica, ovviamente, ma una delle pi\u00f9 pertinenti). L\u2019intero numero della rivista esplora le altre ragioni, ed inquadra la crisi ucraina nei suoi plurimi e molteplici contesti. Sono presenti interventi autorevoli, come quello di Carlo Galli che apre il testo \u201cGeopolitica come critica\u201d, o interventi di Alessandro Somma \u201cSi scrive europeismo ma si legge atlantismo\u201d, di Marco Baldassari \u201cImperi, Stati e grandi spazi\u201d, Paolo Cornetti \u201cStati Uniti d\u2019America: l\u2019impero minacciato\u201d. O altri, nella sezione Geopolitica e Geoeconomia, che si apre con il mio testo, di Pierluigi Fagan \u201cLa transizione dell\u2019ordine mondiale nell\u2019era complessa\u201d, Matteo Bortolon \u201cSanzioni come una nuova forma di guerra\u201d e Marcello Span\u00f2 \u201cIl sistema finanziario dollarocentrico alla prova del conflitto in Ucraina\u201d. Infine Onofrio Romano, \u201cTina al Sud\u201d e Silvia d\u2019Autilia e Mario Cosenza, \u201cSguardi sul presente tra biopolitica e spettacolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Questo solo per dire di alcuni interventi, non necessariamente i principali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Quello che segue \u00e8 la versione lunga dell&#8217;articolo, quella pubblicata \u00e8 di un terzo pi\u00f9 sobria.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Alessandro Visalli<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>\u201cLa guerra necessaria.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><strong>Logiche della dipendenza\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">La guerra sollecita sentimenti di morte e gratifica le virt\u00f9 meno virtuose, esalta il coraggio meramente fisico, sollecita il nazionalismo. La nostra civilt\u00e0, come \u00e8 accaduto in altre crisi, sta retrocedendo rapidamente (uso questa parola che evito sempre perch\u00e9 qui \u00e8 appropriata in senso tecnico) a stati spirituali ed emotivi che si credevano erroneamente passati, quando erano solo sopiti perch\u00e9 non necessari. Anche se lascia senza parole, tutto ci\u00f2 non accade per caso: appena la posizione dei nostri sistemi economici nella catena del valore, o, per dirlo meglio, nella catena dello sfruttamento e dell&#8217;estrazione di valore mondiale \u00e8 stata sfidata, e ci\u00f2 si \u00e8 fatto urgente<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, allora abbiamo immediatamente dismesso l&#8217;abito del mercante per prendere dagli antichi armadi quello del guerriero e tutta la sua epica. Non appena i nostri privilegi, la possibilit\u00e0 di avere i nostri agi e i nostri giocattoli con poche ore di lavoro (mentre i fattori con i quali sono prodotti derivano da tantissime ore di altri umani meno umani) \u00e8 stata messa a rischio allora \u00e8 uscito lo spirito vero dell&#8217;Europa. Il pirata Drake, fatto baronetto e poi divenuto parte della schiatta dominante; i tanti avventurieri senza scrupoli ma con tanto coraggio che hanno piegato il mondo; la corazza di Cortez, &#8230; Tutto \u00e8 tornato, anche la nausea.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Fino a ieri, sicuri che il \u2018<em>dolce commercio<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0avrebbe portato con s\u00e9 attraverso la spinta interna del consumo l&#8217;allineamento del mondo agli standard dell&#8217;occidente e garantito quindi il relativo dominio di fatto, erano i paesi guida anglosassoni (e gli Usa in primis) a spingere sull\u2019interconnessione. L\u2019idea era di considerare la \u201cmodernizzazione\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0compiuta storicamente, ed in innumerevoli conflitti, dalle societ\u00e0 europee nel torno di anni tra il XV ed il XIX secolo come una \u201ctappa\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, storicamente necessaria, dei \u201cprogressi\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0della \u201cRagione\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> che porta con s\u00e9 il necessario -biunivocamente connesso- sviluppo delle forze produttive. Nessuno sviluppo <em>autentico<\/em>\u00a0\u00e8 quindi considerato possibile, n\u00e9 civile e morale, n\u00e9 produttivo ed autosostenuto, senza che si aderisca a questo movimento ineluttabile e progressivo, irreversibile, scritto nella \u201cStoria\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, e del quale l\u2019Occidente rappresenta il modello e l\u2019alfiere. Questa costellazione di idee, nelle quali \u00e8 incorporata la mente di ogni \u201cbuon\u201d cittadino occidentale, democratico e progressista, sicuro della propria superiorit\u00e0 e del destino manifesto che aspetta il mondo intero quando lo riconosca, \u00e8 sfidata oggi dalla direzione che stanno prendendo i fatti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-75773\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/46_bombardamento-Belgrado.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"180\" \/><\/p>\n<p><em><strong>Bombardamento di Belgrado, 1999<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Ci sono molte chiavi possibili per comprendere questo fenomeno. Una risale allo scontro di potenza (ovvero tra \u201cgrandi potenze\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>) che ha un sapore novecentesco inconfondibile. Per chiamare un testimone non sospettabile di amicizia con il nemico, Chas Freeman<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0ha recentemente dichiarato<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0che la guerra tra Ucraina e Russia assomiglia alle guerre per procura tra i blocchi della guerra fredda, come quella del Vietnam o dell\u2019Afghanistan, dove una parte era impegnata e si logorava e l\u2019altra operava in modo indiretto. La parte che agiva tramite il procuratore, fino al suo ultimo uomo, non aveva alcun interesse a porvi fine. In questo caso Washington ha costantemente soffiato sulla brace fino a che \u00e8 divampato il fuoco. Come scrive nel suo articolo, ha \u201ctrascorso gli ultimi otto anni ad addestrare ed equipaggiare le forze ucraine per combattere la Russia e i separatisti a Donetsk e Lugansk. Ha sostenuto con forza la resistenza ucraina all\u2019aggressione russa, suggerendo al contempo che potrebbe opporsi a un accordo ucraino con Mosca, che considera troppo favorevole alla Russia\u201d. Insomma, \u201c<em>queste politiche non mirano a produrre una pace. Mirano a sostenere la guerra finch\u00e9 ci sono ucraini disposti a morire in combattimento con i russi<\/em>\u201d. Dunque, in sintesi, \u201cnella guerra in Ucraina, abbiamo appena assistito alla fine del periodo successivo alla Guerra Fredda, alla fine del secondo dopoguerra e all\u2019era di Bretton Woods, alla fine della pace in Europa e alla fine del dominio globale euro-americano. Le sanzioni ora divideranno il mondo in ecosistemi in competizione per finanza, tecnologia e commercio. Difficilmente possiamo immaginare le implicazioni di una tale trasformazione.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Guardando invece la cosa dal punto di vista russo per il politologo russo Dmitrij Trenin<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0la guerra per procura con gli Stati Uniti \u00e8 da inserire in un complessivo processo di cambiamento dell\u2019ordine mondiale che vede il baricentro di attivit\u00e0 economica spostarsi dall\u2019Euro-Atlantico all\u2019Indo-Pacifico. In questa crisi si sta abbandonando l\u2019eredit\u00e0 di Pietro il Grande, ovvero\u00a0<em>il desiderio Russo di essere parte integrante della civilt\u00e0 paneuropea<\/em>\u00a0che \u00e8 andato avanti sino al \u201cprimo\u201d Putin (il quale chiese di entrare nella Ue e nella Nato). Il fallimento di questi tentativi deriva per\u00f2 dal semplice fatto che \u201cgli edifici europei sono stati costruiti ed occupati sotto la protezione degli Stati Uniti, e non della Russia\u201d. Questa, come dice, \u201cnon \u00e8 colpa di nessuna delle parti. \u00c8 impossibile per il collettivo occidentale incorporare una scala cos\u00ec ampia nella sua comunit\u00e0 senza minare le sue fondamenta strutturali;\u00a0<em>ampliare le fondamenta significherebbe rinunciare alla sua posizione egemonica<\/em>\u201d (questa \u00e8 la frase chiave, sulla quale torneremo nel seguito).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">E\u2019 sempre pi\u00f9 evidente che i paesi \u2018non bianchi\u2019 (secondo la razzistica tassonomia implicita, e talvolta non solo, occidentale<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>) emergono alla consapevolezza che la pluralit\u00e0 di civilt\u00e0 esistenti ha pieno diritto di considerarsi alla pari con quella occidentale. Le civilt\u00e0 cinese, indiana e islamica si stanno quindi alzando e rifiutano la visione gerarchica lungo il maggiore o minore \u2018avanzamento\u2019, o \u2018modernit\u00e0\u2019<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Di fronte a questa contrapposizione, anche culturale, la guerra ibrida<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> in corso nasconde e manifesta ad un tempo grumi concreti di interesse, di classe e di gruppo. Specificamente l\u2019interesse dell\u2019Occidente (anzi, di uno degli occidenti) a conservare la sua capacit\u00e0 di aspirare dal mondo il surplus, tramite il commercio ineguale e tramite l\u2019interconnessione finanziaria, e sostenere in tal modo un tenore di vita che eccede quello del resto dell\u2019umanit\u00e0. Interessi che sono per questo accuratamente nascosti sotto pi\u00f9 strati sovrapposti di ideologia e di sentimenti apparentemente umani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Perch\u00e9, per\u00f2, Trenin dice che \u00e8 impossibile per il collettivo occidentale incorporare una scala cos\u00ec ampia nella sua comunit\u00e0 senza minare le sue fondamenta strutturali in quanto\u00a0<em>ampliare le fondamenta significherebbe rinunciare alla sua posizione egemonica<\/em>? Uno schema analitico<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0proposto a partire dagli anni cinquanta del novecento (con antesignani negli anni venti e trenta) e poi sommerso negli anni novanta dalla fine della guerra fredda pu\u00f2 fornire qualche indizio. Esso individuava nella \u201cmetropoli\u201d una tendenza alla concentrazione e sottoinvestimento tenuta a tratti sotto controllo da specifiche \u2018controtendenze\u2019 le quali coinvolgono le \u201cperiferie\u201d. Le principali nel secondo dopoguerra furono la guerra fredda (con l\u2019espansione del sistema militare-industriale e i corposi investimenti pubblici connessi), l\u2019esportazione di capitale per sfruttare lavoro e materie prime a basso prezzo, e la cetomedizzazione<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, che contribu\u00ec a spegnere le tensioni politiche create dalle numerose \u2018periferie\u2019 interne. La nozione di \u2018periferia\u2019 e di \u2018centro\u2019 (o \u201cmetropoli\u201d) era una delle chiavi pi\u00f9 importanti ed anche una delle pi\u00f9 delicate della teoria e viene ripresa spesso nel dibattito contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Uno dei punti chiave era che il dirottamento del surplus su spese improduttive (il cui massimo esempio \u00e8 in quelle militari), lungi dall\u2019essere uno spreco ed una distorsione, diventa una necessit\u00e0 sistemica che serve nel breve termine ad impedire la stagnazione per impossibilit\u00e0 di \u2018realizzo\u2019 del capitale. Dunque, sempre nel breve termine, esso rende possibile la prosecuzione dell\u2019accumulazione. Le merci e i servizi prodotti, infatti, nelle condizioni monopolistiche hanno una strutturale difficolt\u00e0 a trovare collocazione in un mercato interno reso debole dall\u2019eccesso di estrazione di surplus e di concentrazione dei profitti e dei capitali. Ne deriva la tendenza alla successione di fasi di espansione e destabilizzazione, e di conseguente l\u2019insorgere ciclico di fasi di disordine sistemico (anche politico), che caratterizzano la fisiologia del sistema capitalistico esteso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">La tesi, avanzata gi\u00e0 alla fine degli anni Quaranta, era che le \u2018ragioni di scambio\u2019<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0tra paesi sviluppati e non tendono, nel lungo periodo, a sfavorire i paesi esportatori di prodotti primari in favore di quelli che esportano prodotti manifatturati. \u00c8 la debolezza relativa del mondo del lavoro nelle periferie a determinare questo effetto, per il quale i prodotti industriali contengono, a parit\u00e0 di prezzo, molto meno lavoro e meno fattori (energia, materia) di quelli con i quali sono scambiati. Di qui la prescrizione classica di procedere ad un\u2019industrializzazione forzata.\u00a0La prescrizione economica principale di tutte le diramazioni della teoria \u00e8 la cosiddetta \u201c<em>disconnessione<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Ovvero, partendo dal riconoscimento dell\u2019esistenza di una \u2018metropoli\u2019 sfruttatrice e di una \u2018periferia\u2019 sfruttata, della necessit\u00e0 di sviluppo industriale autonomo e della \u2018<em>sostituzione delle importazioni<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Una prescrizione per molti versi semplicistica che \u00e8 fallita ovunque non erano presenti le condizioni di forza (ma non ovunque).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">La mondializzazione e l\u2019Ordine Mondiale a guida occidentale (dell\u2019Occidente collettivo) emerse proprio dopo la decolonizzazione e gli sforzi falliti di \u201c<em>sostituire le importazioni<\/em>\u201d; molti paesi ex coloniali a quel punto avevano infrastrutture ed erano disponibili ad avviare cicli di industrializzazione molto pi\u00f9 solidi. I capitali (anche quelli riciclati dal saccheggio dell\u2019est) vennero quindi proiettati nelle ex periferie con maggiore impeto ed esplose in pochi anni l\u2019esercito di riserva mondiale. La base produttiva si sparpagli\u00f2 in tutte le aree di minore resistenza. Nel modello che si afferm\u00f2 la domanda era, peraltro, ormai garantita dalla fluidit\u00e0 ed estensione dei mercati e dal meccanismo delle \u201cbolle\u201d. Nacque cos\u00ec il sistema della \u201c<em>sostituzione delle esportazioni<\/em>\u201d, fragile e basato sulla liquidit\u00e0, che da allora deve correre sempre pi\u00f9 forte per restare sostanzialmente fermo. In questo contesto in via di formazione, dalla met\u00e0 degli anni Ottanta, a Birmingham la \u201c<em>banda dei quattro<\/em>\u201d (Immanuel Wallerstein, Giovanni Arrighi, Andr\u00e9 Gunder Frank e Samir Amin) elabor\u00f2 la \u201c<em>teoria dei sistemi mondo<\/em>\u201d. Il focus analitico si spost\u00f2 dagli stati-nazione al sistema globale. Negli anni Novanta la teoria si consolid\u00f2. Venne proposta da Giovanni Arrighi una teoria dei cicli egemonici<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0non economicista, che individua come fattore principale il \u201cvantaggio posizionale\u201d e lo scontro tra due\u00a0<em>tecnologie del potere<\/em> reciprocamente estranee: una \u2018capitalista\u2019 ed una \u2018territorialista\u2019. Lo schema analitico postulava l\u2019esistenza di grandi cicli di accumulazione, composti idealtipicamente da una fase di espansione produttiva seguita da una fase terminale finanziaria, che si intrecciano a cicli di egemonia in cui un \u201ccentro\u201d si impone a tante \u201cperiferie\u201d, creando ogni volta un sistema funzionalmente interconnesso. Quando i cicli vanno ad esaurimento la soluzione delle contraddizioni avviene tramite la riorganizzazione dello spazio politico-economico mondiale da parte di un nuovo Stato capitalistico egemonico che ha un diverso e pi\u00f9 efficace modello. Nel complesso si passa quindi da un modello fondato sulla trasformazione DTD\u2019 ad una TDT\u2019, passando da un\u2019instabilit\u00e0 all\u2019altra nella ricerca di \u201cterre vergini\u201d, nel senso di sfruttabili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Secondo le \u2018teorie della dipendenza\u2019, che pure hanno andamento plurimo e notevoli divergenze interne, insomma, il capitalismo \u00e8 un movimento che genera\u00a0<em>sempre\u00a0<\/em>una dialettica spaziale internamente connessa con la lotta di classe. Crea e vive di squilibri. Ne deriva una tendenza interna a trovare sempre nuovi sbocchi alle eccedenze di capitale che generano i \u201ccentri\u201d (monopolistici)<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. Ma questo determina una cronica instabilit\u00e0 e genera instancabilmente dipendenze. La geopolitica del capitalismo crea quindi costantemente e necessariamente economie subalterne, e quelle che Harvey chiama \u201c<em>coerenze strutturate incomplete<\/em>\u201d (appunto perch\u00e9 dipendenti). Contemporaneamente genera e sostiene alleanze di classe nelle quali quelle superiori sono\u00a0<em>di necessit\u00e0<\/em>\u00a0estese a livello internazionale. Quindi crea costantemente colonialismo (esterno ed interno) ed imperialismo. Il punto \u00e8 che questo movimento a spirale, oltre ad essere costantemente a rischio di crollo, non \u00e8 autoequilibrante ma favorisce la concentrazione delle risorse nelle aree forti ed effetti di riflusso su quelle di provenienza. Per questa ragione la geopolitica del capitalismo \u00e8 sempre alla ricerca di meccanismi nuovi di assorbimento (impiego) del surplus e dello sfruttamento di una classe e di un territorio sugli altri. Questa ricerca, parossistica, di \u2018soluzioni\u2019 spaziali attiva il circolo vizioso della competizione sulla scala globale ed espone il mondo al costante rischio di precipitare nella violenza (anzi, \u00e8 in se stesso violenza potenziale, trattenuta e minacciata).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">E\u2019 importante sottolineare che la tendenza intrinseca del capitalismo a generare scontri tra aree e dipendenze \u201ccoloniali\u201d non \u00e8 una questione di disposizione morale,\u00a0<em>ma una necessit\u00e0<\/em>. Non \u00e8 un complotto ma un funzionamento. L\u2019accumulazione del capitale \u00e8, infatti, in buona misura una questione geografica. Il problema \u00e8 che, nel quadro di questa teoria, l\u2019interconnessione delle dinamiche di espansione e contrazione produce oggi l\u2019esaurimento della soluzione (alle crisi degli anni Sessanta e settanta) della finanziarizzazione e poi mondializzazione e quindi l\u2019accelerazione di una transizione in corso da molto tempo. Transizione che \u00e8 cresciuta all\u2019ombra della fase \u2018unipolare\u2019 (quando l\u2019egemone statunitense si \u00e8 progressivamente mutato in dominatore) fino ad emergere negli ultimi anni con la doppia sfida della Cina e della Russia (e degli altri). Assistiamo perci\u00f2 all\u2019emergere di nuove potenziali costellazioni di potenza, e di una nuova egemonia possibile, che determina aree di crisi ad elevato rischio di perdita di controllo. Perdita di controllo che oggi abbiamo sotto i nostri occhi, quando la \u2018violenza trattenuta e minacciata\u2019 tende ad uscire dalle caserme.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Pi\u00f9 concretamente, l\u2019esaurimento, da vedere come perdita di equilibrio, del ciclo del debito sembra imminente. Le istituzioni finanziarie pubbliche, sulle quali da tempo \u00e8 caduto il peso di salvare il sistema dal quale dipendono per intero le \u00e9lite e buona parte dei sistemi sociali e territoriali del mondo, fanno crescente fatica a garantire la liquidit\u00e0. Sempre nuove invenzioni sono messe sul tappeto e sempre meno tempo \u00e8 in tal modo \u201ccomprato\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>.\u00a0Tutto ci\u00f2 \u00e8 stato enormemente accelerato dalla crisi pandemica<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Dall\u2019altra parte sono in corso potenti riarticolazioni del modo di produzione stesso<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.\u00a0Si tratta di un livello sotterraneo, ma decisivo, di tensione che spinge per mutamenti radicali a causa della difficolt\u00e0 alla riproduzione del capitale, dei crescenti rischi di controllo, della dinamica interna della tecnoscienza. Tutte queste forze convergono nel mutamento accelerato della piattaforma tecnologica<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a> e quindi delle strutture della vita quotidiana di molti. Queste tendenze di crisi, che possono essere lette con le lenti della \u201cteoria della dipendenza\u201d, si legano agli effetti depositati dalla lunga fase neoliberale. Precisamente alla ridislocazione in occidente del lavoro di massa verso settori a basso valore aggiunto, e quindi deboli ed a pi\u00f9 elevato tasso di sfruttamento ed\u00a0alla concentrazione crescente dei guadagni di ricchezza su sezioni sempre minori della popolazione, avvantaggiate dalla propria posizione nei flussi di valore e nei luoghi \u2018densi\u2019\u00a0che li organizzano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">La guerra tra la Russia e l\u2019Ucraina aggiunge un\u2019ulteriore dimensione a questa consapevolezza e sta spingendo tutte le parti del mondo a richiedere improvvisamente \u201cindipendenza\u201d, piuttosto che efficienza e rapidit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><em>Ci\u00f2 che accade ha portata storica<\/em>. Alcuni mesi fa il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, il filoccidentale ma fedelissimo di Putin ex Presidente ed ex Primo ministro fino al 2020 Dmitrij Anatol&#8217;evi\u010d Medvedev, ha dichiarato sulla stampa russa che le sanzioni (congelamento delle riserve, misure sui capitali privati all\u2019estero, esclusione dallo Swift) violano la sacralit\u00e0 della propriet\u00e0 privata e lo stato di diritto, apparentemente cari all\u2019occidente, e dunque manifestano una \u2018guerra senza regole\u2019 che \u2018<em>distrugger\u00e0 tutto l\u2019ordine economico mondiale<\/em>\u2019. Lo distrugger\u00e0 (anzi, lo ha gi\u00e0 distrutto) perch\u00e9 queste misure colpiscono principalmente la credibilit\u00e0 stessa di chi le promuove, stracciando leggi e regolamenti, con ci\u00f2 mostrando la natura del potere. Determinano l\u2019arrivo di un nuovo \u201cOrdine finanziario mondiale\u201d nel quale chi non \u00e8 credibile non avr\u00e0 pi\u00f9 voce in capitolo. Chi farebbe patti con un baro? La risposta russa a questa mossa \u00e8 stata di tentare di\u00a0<em>capovolgere il principio di base denaro-per-merci<\/em>. L\u2019idea \u00e8 di connettere merci di base, petrolio, gas naturale, materie prime minerarie e oro, al rublo. La\u00a0<em>guerra valutaria lanciata contro la Russia<\/em>, fondata sull\u2019inibizione della liquidit\u00e0 in modo che sia inibita sia la funzione di riserva di valore, sia quella di mezzo di scambio della moneta internazionale detenuta dal sistema economico russo,\u00a0<em>viene tradotta<\/em>\u00a0da questa mossa (alla quale lavora la Banca centrale Russa e la diplomazia economica altamente attiva verso i paesi \u2018non allineati\u2019, che crescono ogni giorno)\u00a0<em>in guerra di merci e monete<\/em>. Ovvero in un confronto a tutto campo tra \u2018merci\u2019 cruciali e monete sovrane ad esse ancorate. Se l\u2019Occidente ha la sua valuta finanziaria, il \u2018non-occidente\u2019 (che si genera per negazione direttamente dalla logica della \u2018crociata\u2019 politico culturale altamente autolesionista avviata dai neocon americani negli anni Novanta ed ora fatta propria dai democrat al potere<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>) ha le merci di base e anche la capacit\u00e0 di trasformazione. Da tempo, infatti, le basi industriali di tutte le filiere mondiali non sono pi\u00f9 in Occidente e questo fa tutta la differenza. Allora,\u00a0<em>chi ha paura di chi? Chi punisce chi? Chi ha ucciso il cervo?<\/em>\u00a0Si chiede Zhang Weiwei (docente di economia al Fudan e presidente del China Research Institute) su Guancha<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Chiaramente, la rivoluzione contro\u00a0<em>l\u2019Ordine valutario americano<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><strong>[28]<\/strong><\/a><\/em>, lanciata in questo modo, deve vedere necessariamente la partecipazione della Cina stessa, che \u00e8 ormai la pi\u00f9 grande economia mondiale (a parit\u00e0 di potere di acquisto, ovvero in termini di beni reali), il pi\u00f9 grande commerciante di beni e il pi\u00f9 grande mercato di consumo e investimento. E\u2019 del tutto chiaro che avendo perso tutti questi primati gli Stati Uniti sono in una posizione di fragilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><em>Questa considerazione mostra con precisione la posta della guerra e anche la ragione della disperata determinazione americana (e dei suoi clienti e subalterni).<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Si tratta, niente di meno che di\u00a0<em>tradire il principio cardine dell\u2019Ordine finanziario esistente<\/em>\u00a0per il quale la liquidit\u00e0 va sempre protetta. Ovvero il principio per il quale va sempre garantito, costi quel che costi, che sia sempre possibile la convertibilit\u00e0 incondizionata tra moneta e credito (per cui qualsiasi credito sia sempre rilevabile a richiesta in moneta). Questo \u00e8 quel che rendeva il dollaro la moneta centrale e i suoi titoli la riserva di valore pi\u00f9 affidabile per privati e stati. Se il credito \u00e8 essenzialmente una relazione rischiosa, allora ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto \u00e8 di distruggerlo.\u00a0<em>Ma non si pu\u00f2 distruggere una relazione senza esserne colpiti.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Ed il colpo cade in una situazione di enorme fragilit\u00e0. Infatti la potenza americana, in prima fase fondata sulla maggiore produttivit\u00e0 e sull\u2019enorme dotazione di infrastrutture, industrie, capacit\u00e0 in un mercato continentale interconnesso, dalla crisi degli anni sessanta-settanta (nella quale quella supremazia si erode) e dalla rottura del 1971 non vive pi\u00f9 del suo commercio e della sua produzione,\u00a0<em>ma dei suoi debiti<\/em>. Paradossalmente vive di rendita sui propri debiti, grazie alla tesaurizzazione come moneta del debito della sua Banca Centrale, che \u00e8 accettata in tutto il mondo come moneta di riserva. Il sistema del dollaro svolge questa funzione in modo rischioso ed incerto, a causa dell\u2019assenza di una sottostante economia effettivamente dominante, sostenuta da un attivo commerciale che renda logico detenere riserve (per acquistare beni). La funzione di riserva, questo si vede benissimo in questa crisi, ha il suo limite fuori di s\u00e9 (si regge sull\u2019indispensabile capacit\u00e0 di minaccia, e quindi di ordine, svolta dalle forze armate americane). Del resto, a ben vedere, c\u2019\u00e8 in pratica un solo \u2018bene\u2019 nel quale la superiorit\u00e0 Occidentale \u00e8 ancora netta: le armi. Di qui l\u2019assoluta necessit\u00e0 di spezzare la resistenza russa, prima che la Cina diventi troppo forte anche su questo terreno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Dall\u2019altra parte l\u2019idea che emerge dalla reazione del sistema russo alla crisi, alla quale si era lungamente preparato<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>, \u00e8 di riposizionarsi nella catena del valore da paese \u2018periferico\u2019, che essenzialmente vende materie prime con sfavorevoli ragioni di scambio, affidandosi per il resto alle importazioni di prodotti finiti o semilavorati, a paese \u2018semicentrale\u2019 in un ecosistema dominato da centri di potenza ed industriali meno ostili (la Cina, l\u2019India, il Brasile, il Sudafrica, i Brics, ai quali aggiungere almeno il Venezuela, alcuni paesi africani, alcuni paesi del golfo, probabilmente il Pakistan e forse l\u2019Arabia Saudita) e, soprattutto, pi\u00f9 complementari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Detto in altre parole,\u00a0<em>c\u2019\u00e8 una sorta di ironia<\/em>: l\u2019occidente si aspetta che l\u2019ambiente economico russo sia costretto dalla crisi dei capitali ad accettare una situazione di maggiore dipendenza e quindi maggior sfruttamento (banalmente di dover accettare di vendere i propri prodotti e materie prime ad un prezzo inferiore, o serbando minore quota del profitto<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>), ricollocandosi in posizione ancor pi\u00f9 periferica. Ma la Russia sembra voler accettare la sfida e punta a ricollocarsi\u00a0<em>in un diverso ecosistema<\/em>\u00a0nel quale la propria industria e i propri prodotti energetici siano pi\u00f9 necessari. Il progetto di Putin, e dei gruppi decisionali che lo circondano, \u00e8 quindi di invertire la sconfitta degli anni Ottanta, ma non nel modo che pensiamo: non si tratta affatto, almeno a medio termine, di recuperare le aree di influenza territoriale perdute che, nel frattempo, si sono interconnesse con l\u2019ecosistema economico occidentale in modo troppo intenso (tanto meno di farlo per via militare). Si tratta di qualcosa di molto pi\u00f9 significativo: di\u00a0<em>risolvere l\u2019incorporazione subalterna del sistema-mondo che allora fu determinata<\/em>. Esiste solo un modo a tal fine, ed \u00e8 quello che viene indicato come \u201c<em>ristrutturazione strutturale dell\u2019economia<\/em>\u201d. Si tratta di riportare le proprie \u00e9lite industriali e finanziarie, con le buone o le cattive (ed una guerra \u00e8 a tal fine perfetta) sotto il dominio della propria logica \u2018territorialista\u2019; rialzare a tal fine barriere di sistema (e questo lo stanno facendo gli Usa); trovare un\u2019altra area di proiezione per i propri capitali, nella quale la concorrenza sia pi\u00f9 contenuta e l\u2019ambiente normativo pi\u00f9 controllabile. Passare\u00a0<em>da un modello trainato dalle esportazioni<\/em>\u00a0(quello della \u201cGrande Moderazione\u201d degli ultimi trenta anni) ad uno in cui\u00a0<em>\u00e8 la domanda interna a stabilizzare il paese<\/em>. Si tratta ovviamente di un enorme compito per il quale saranno necessari anni e potrebbe fallire, si dovr\u00e0: ristrutturare il mercato del lavoro; modificare i settori trainanti; attuare quella che in Cina \u00e8 stata chiamata una \u201cdoppia circolazione\u201d. Ci\u00f2 dovr\u00e0 comportare una netta ridistribuzione tra industrie e professioni, oltre che tra aree economiche geografiche. Molti impiegati di alto livello nelle multinazionali estere perderanno il lavoro e dovranno ricollocarsi, mentre presumibilmente ci sar\u00e0 pi\u00f9 lavoro ai livelli meno sofisticati. Malgrado ci\u00f2, perch\u00e9 sia possibile ristrutturare l\u2019economia, il monte complessivo dei salari\u00a0<em>dovr\u00e0 aumentare<\/em>, per far crescere la domanda interna.\u00a0<em>Il modello neoliberale funziona all\u2019esatto opposto<\/em>. Tiene compressa la domanda interna, per proteggere i profitti industriali, e ricerca la necessaria capacit\u00e0 di spesa per garantire il realizzo delle merci in capitale all\u2019estero in una lotta spietata a somma zero. In questo consiste la sua \u201clibert\u00e0\u201d. La scommessa russa \u00e8 di poter ritransitare nel modello opposto, ovviamente insieme alla Cina ed a numerosi partner. Un modello che stabilizza il proprio ciclo di valorizzazione e riproduzione del capitale\u00a0<em>facendo essenzialmente leva sul mercato interno, salari alti e stabili, una classe media in ascesa<\/em>. Ovviamente ne fanno parte un certo controllo dei flussi di capitali e l\u2019indisponibilit\u00e0 a farsi controllare dall\u2019esterno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019idea \u00e8 che dentro questo sistema, che fraziona il complessivo sistema-mondo occidentale, ritagliandovi un grande enclave, la Russia possa trovare una posizione di minore debolezza. In altre parole che possa\u00a0<em>essere pi\u00f9 necessaria<\/em>, sia come fornitore di materie prime e di tecnologie avanzate (in alcuni specifici settori, aerospaziale, chimica, nucleare, militare), sia come fornitore di protezione (sfidando, ovviamente, il monopolio Usa su questo cruciale \u2018servizio\u2019). Due generi di interlocutori sono da individuare per questo progetto: in primo luogo, i grandi paesi altamente differenziati e fortemente finanziarizzati, ma che nell\u2019ecosistema \u201cOccidentale\u201d sono costantemente schiacciati al ruolo di junior partner o di ospite inaffidabile<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>. In secondo luogo, i paesi intermedi, con una specializzazione pi\u00f9 pronunciata e minori risorse umane, materiali e finanziarie. Questi si sentono spesso umiliati e vittimizzati dall\u2019arroganza occidentale e possono essere tentati di ridurre la dipendenza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Chiaramente, e simmetricamente, i paesi che nell\u2019attuale sistema-mondo sono \u2018centrali\u2019 o \u2018semi-centrali\u2019 (o \u2018semi-periferici\u2019 in un centro rilevante come quello europeo), da questa riframmentazione in sistemi-mondo interconnessi, ma anche parzialmente separati,\u00a0<em>hanno da perdere<\/em>. Da una parte si riducono gli sbocchi alle eccedenze di capitale, ovvero le aree nelle quali proiettare i capitali garantendone per via politica o di influenza militare la redditivit\u00e0. Quindi diventa pi\u00f9 difficile il gioco di rompere gli \u2018spazi regionali\u2019, costringendoli a rilasciare i propri valori e destabilizzandoli (gioco nel quale gli Usa sono maestri, ma noi siamo i vecchi maestri ed attuali volenterosi allievi). Infine, si ridefinisce l\u2019intera gerarchia delle dipendenze e dell\u2019estrazione del surplus; in quanto quel sistema esteso che chiamiamo per comodit\u00e0 \u2018capitalismo\u2019 (ovvero quell\u2019insieme di rapporti sociali, giuridici e di soggettivit\u00e0 che si definiscono per la centralit\u00e0 del principio organizzativo e di ordine del \u2018capitale\u2019) \u00e8 sempre composto di parti interconnesse, ognuna delle quali trova la propria struttura e organizzazione dalla propria posizione nell\u2019insieme. Posizione che \u00e8 sempre gerarchica. La ragione \u00e8 che tutti i fenomeni economici e sociali, ed in ultima analisi anche politici e militari, trovano possibilit\u00e0 di essere compresi solo nell\u2019unit\u00e0 complessiva delle parti in interazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il processo di fratturazione dell\u2019ambiente finanziario e commerciale mondiale, e la revoca della centralit\u00e0 in esso del dollaro (processo che richieder\u00e0 qualche anno), riprodurr\u00e0 quindi quella priorit\u00e0 all\u2019indipendenza che rese possibile il percorso di crescita di tanti paesi nel trentennio \u201950-\u201980 e ne motiv\u00f2 la tensione ideale. Anche alla luce di questi fenomeni si pu\u00f2 verificare come tutte le teorie trovino sempre la loro urgenza e plausibilit\u00e0 dal contesto del tempo. Sono, cio\u00e8, illuminate dal tempo nel quale si manifestano, pi\u00f9 che il contrario. Prevedo che, insieme al confronto tra sistemi, intorno a questo tempo difficile torner\u00e0 perci\u00f2 in campo la \u201c<em>teoria della dipendenza<\/em>\u201d e quella \u201cdell\u2019imperialismo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Fenomeno che, lo dovremo guardare con attenzione, si \u00e8 incrudito quando la crisi del Covid ha spezzato le supply chain mondiali e la ripartenza ha evidenziato l&#8217;incremento senza controllo delle materie prime, con conseguenze sistemiche e cumulative a carico della competitivit\u00e0 e dell&#8217;inflazione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Il termine \u00e8 messo in giro nel XVIII secolo e rappresenta la condensazione di un\u2019idea contemporaneamente semplicissima e straordinariamente sottile: quella che il fatto di far passare le relazioni umane attraverso il vincolo morbido dello scambio per puro interesse (il \u201cdolce commercio\u201d) le trasformer\u00e0 e civilizzer\u00e0. L\u2019uomo stesso diventer\u00e0 meno ferino, meno orientato a perseguire motivazioni irrazionali (come \u201cl\u2019onore\u201d), e la societ\u00e0 diventer\u00e0 meno separata in enclave, in clan in lotta reciproca; sar\u00e0 meno attraversata da inimicizie radicali (ad esempio religiose). Ma questa non \u00e8 l\u2019idea di una condizione \u2018naturale\u2019 dell\u2019uomo che si tratta solo di far emergere, contiene\u00a0<em>il progetto<\/em> di una antropologia minimalista. Il progetto di un \u201cuomo nuovo\u201d che viene <em>prodotto<\/em>\u00a0dall\u2019estensione del commercio e dalla struttura legale e governativa che lo impone. Cfr., ad esempio, Jean-Claude Mich\u00e9a, \u201c<em>L\u2019impero del male<\/em>\u201d, Libri Scheiwiller, 2008 (ed. or. 2007).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Altro termine chiave della costellazione liberale: si tratta del superamento del mondo tradizionale, con tutte le sue strutture relazionali ed antropologiche, i sistemi di potere, i vincoli costitutivi, i valori (ad esempio l\u2019onore, la responsabilit\u00e0 concreta, la reciprocit\u00e0 nel sistema del dono, l\u2019ordine presunto naturale, \u2026).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019idea di un procedere per \u201ctappe\u201d della \u201cstoria\u201d \u00e8 un\u2019altra tipica idea illuminista, fattasi strada tra il XVII ed il XVIII secolo, viene articolata sia nell\u2019ambiente napoletano (Gianbattista Vico, 1668-1744) sia in quello scozzese (Adam Ferguson, 1723-1816), ovviamente ci\u00f2 porta a ritenere che l\u2019uomo proceda, generazione dopo generazione, ad apprendere sempre meglio il proprio modo di essere nel mondo e quindi\u00a0<em>progredisca<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cProgresso\u201d \u00e8 probabilmente il termine pi\u00f9 inevitabile della costellazione liberale-moderna. Il concetto \u00e8 legato ad una duplice radice: da una parte \u00e8\u00a0<em>un\u2019interpretazione-ricostruzione<\/em>\u00a0dell\u2019esperienza storica della tecnica e della scienza nella fioritura cinque-seicentesca e nell\u2019estensione sette-ottocentesca, dall\u2019altra \u00e8 ancora\u00a0<em>un progetto<\/em>\u00a0di rottura delle relazioni tradizionali e di liberazione delle forze del lavoro e dell\u2019industria dai vincoli storici. Si tratta di un progetto negativo, che conosce ci\u00f2 che non vuole, ma non ci\u00f2 verso cui tende. Un programma intrinsecamente \u201cillimitato\u201d, e quindi anche, e necessariamente, in-umano e carico di hybris. Per questa lettura del liberalesimo come \u201cprogetto negativo\u201d, si pu\u00f2 leggere Andrea Zhok, \u201c<em>Critica della ragione liberale<\/em>\u201d, Meltemi, 2020.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cRagione\u201d, rigorosamente al singolare, \u00e8 quindi il coronamento di questo giro di concetti e del progetto ad essi connesso. Si tratta dell\u2019idea che si deve imporre una unica via, perch\u00e9 aderente all\u2019autentica natura umana (o, per meglio dire, alla natura umana che deve diventare unica).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; La \u201cStoria\u201d \u00e8 quindi orientata, ha carattere unitario, conoscibile nel suo senso, normativamente connotata.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Il riferimento obbligato \u00e8 al lavoro di Mearshmeier.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Vicesegretario alla Difesa per gli affari di sicurezza internazionale dal 1993 al 1994 ed ex ambasciatore degli\u00a0Stati Uniti in Arabia Saudita durante le operazioni<em>\u00a0Desert Shield<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Desert Storm<\/em>. Freeman \u00e8 noto in ambito diplomatico\u00a0per essere stato vice segretario di Stato per gli affari africani durante la storica mediazione statunitense per l\u2019indipendenza della Namibia dal Sud Africa e del ritiro delle truppe cubane dall\u2019Angola.\u00a0Ha inoltre lavorato come Vice Capo Missione e Incaricato d\u2019Affari nelle ambasciate americane sia a Bangkok (1984-1986) che a Pechino (1981-1984).\u00a0Dal 1979 al 1981 \u00e8 stato Direttore per gli Affari Cinesi presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ed \u00e8 stato\u00a0il principale interprete americano durante la storica visita del presidente Richard Nixon in Cina nel 1972.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/it-insideover-com.cdn.ampproject.org\/c\/s\/it.insideover.com\/guerra\/ucraina-ex-ambasciatore-freeman-usa-non-vogliono-pace-ucraina.html\/amp\/\">https:\/\/it-insideover-com.cdn.ampproject.org\/c\/s\/it.insideover.com\/guerra\/ucraina-ex-ambasciatore-freeman-usa-non-vogliono-pace-ucraina.html\/amp\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Dmitrij Trenin, \u201c<a href=\"https:\/\/www.guancha.cn\/DmitriTrenin\/2022_04_15_634986.shtml\">Riflettendo sul percorso internazionale della Russia: chi siamo, dove siamo, per cosa e perch\u00e9<\/a>\u201d, Guancha, 15 aprile 2022<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 vedere il post \u201c<em>Circa David Brooks, \u2018La globalizzazione \u00e8 finita\u2019. Ovvero, ancora del \u2018fardello dell\u2019uomo bianco<\/em>\u2019\u201d, Tempofertile, 9 aprile 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 quello che, in una diversa prospettiva, mostra Christopher Coker in \u201c<em>Lo scontro degli stati-civilt\u00e0<\/em>\u201d, Fazi Editore, 2020 (ed- or. 2019).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Qiao Liang, Wang Xiangsui, \u201c<em>Guerra senza limiti<\/em>\u201d, LEG, 2001 (ed. or. 1999).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda per un inquadramento concettuale, Alessandro Visalli, \u201c<em>Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare<\/em>\u201d, Meltemi 2020, oppure Giacomo Gabellini, \u201c<em>Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell\u2019ordine economico statunitense<\/em>\u201d, Mimesis, 2021.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Una spiegazione\u00a0<em>interna<\/em>\u00a0della tendenza alla crescita della classe media che caratterizz\u00f2 gli anni del \u2018trentennio socialdemocratico\u2019 e con essa l\u2019insorgenza della \u2018societ\u00e0 del benessere\u2019 (poi revocata nel quarantennio neoliberale).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Si definiscono \u201c<em>ragioni di scambio<\/em>\u201d il rapporto tra l&#8217;indice\u00a0dei\u00a0prezzi all&#8217;esportazione\u00a0di\u00a0un paese e quello\u00a0dei\u00a0prezzi all&#8217;importazione. Dal punto\u00a0di\u00a0vista dell&#8217;intero paese, rappresenta l&#8217;ammontare\u00a0di\u00a0esportazioni richiesto per ottenere una unit\u00e0\u00a0di\u00a0importazione. Dunque\u00a0il prezzo tra due beni (o di un bene e di un altro rispetto ad una unit\u00e0 di misura comune, ad esempio il denaro internazionalmente accettato come il dollaro) \u00e8 relativo ai rapporti di forza che si determinano sul \u201cmercato\u201d, e che dipendono da molteplici fattori\u00a0<em>non tutti economici<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Dai flussi di capitale governati dal \u2018centro\u2019 e dalle altre forme di dipendenza commerciale e\/o politica.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Si veda R. Prebisch,\u00a0<em>Crecimiento, desequilibrio y disparidades: interpretaci\u00f3n del proceso de desarrollo econ\u00f3mico<\/em>, 1950, in italiano.\u00a0<em>La crisi dello sviluppo argentino<\/em>.\u00a0Prebisch \u00e8, con Hans Singer, il creatore della tesi della \u201csostituzione delle importazioni\u201d, per la ragione che il deterioramento continuo delle ragioni di scambio delle economie primarie, normalmente periferiche, \u00e8 conseguenza del fatto che la domanda di prodotti manufatti cresce molto pi\u00f9 rapidamente di quella delle materie prime.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Qui la coppia interpretativa \u00e8 quella dominio\/egemonia per la quale si \u00e8 soliti rinviare ad Antonio Gramsci. Il concetto di \u2018egemonia\u2019, per essere compreso, va connesso con la sua assenza, ossia con il puro e semplice \u201cdominio\u201d.\u00a0Dove il potere \u00e8 nudo, privo della necessaria componente del consenso. Ma il vero potere non si limita alla costrizione; si estende alle menti e ai cuori, si fa seguire in qualche modo volontariamente, coinvolgendo insieme: la rappresentazione di s\u00e9 che si costruisce, l\u2019immagine del mondo e la meccanica dei valori e obiettivi, con la loro gerarchia. Si radica inoltre nella \u201cbase\u201d degli interessi e dei bisogni, cui in qualche modo (secondo il filtro delle rappresentazioni) l\u2019egemone risponde, facendosene almeno in parte carico. Il vero potere \u00e8 dunque egemonia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Data la loro difficolt\u00e0 a trovare occasioni di investimento al livello adeguato per effetto dei rendimenti decrescenti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Vedi Wolfgang Streeck,\u00a0<em>Tempo guadagnato, la crisi rinviata del capitalismo democratico<\/em>, Feltrinelli, 2013<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Interviene in questa situazione, da tempo compromessa, lo shock determinato dall\u2019attesa pandemia figlia dei molti squilibri del mondo e della sua vorticosa e irresponsabile integrazione orizzontale senza protezione. Quella in corso \u00e8 solo l\u2019ultima delle recenti zoonosi che si sono diffuse nel mondo, uccidendo negli ultimi quarant\u2019anni oltre trenta milioni di persone. C\u2019\u00e8 una relazione piuttosto riconoscibile tra l\u2019estensione degli insediamenti umani, a ridosso di tutte le rimanenti aree di naturalit\u00e0, e lo sfruttamento intensivo della vita stessa (ad esempio, degli allevamenti) e la frequenza e rapidit\u00e0 con la quale batteri, virus e funghi, protisti, prioni e vermi, riescono a fare un salto di specie ed a replicarsi tra uomo e uomo. Ed inoltre, una volta che il patogeno si \u00e8 insediato nell\u2019ospite umano la velocit\u00e0 con la quale questo entra in contatto con altri ospiti e questi si muovono nel mondo. La pandemia amplifica e accelera le molte linee di crisi antecedenti e tendenze gi\u00e0 in movimento. Lo fa in quanto figlia dell\u2019interconnessione del mondo e dell\u2019estensione in esso del modo di produzione capitalista, per sua natura incapace di limitarsi nello sfruttamento di qualsiasi cosa sia utilizzabile come merce.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Una recente ricostruzione, se pur di parte liberale, si pu\u00f2 leggere in Richard Baldwin, \u201c<em>Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro<\/em>\u201d, Il Mulino 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Intendo per \u201cpiattaforma tecnologica\u201d un set di funzionamenti essenziali, punti di convenienza e vantaggio per diversi gruppi e ceti sociali determinati da network di tecnologie convergenti e reciprocamente rafforzanti, quindi dall\u2019insieme di skill favorite da queste e di know how privilegiati, ma anche da norme sociali e giuridiche che si affermano nella sfera pubblica e privata, e infine da pacchetti di incentivi pubblici e privati (entrambi, norme e incentivi, coinvolti nell\u2019affermazione del network di tecnologie). Una \u201cpiattaforma tecnologica\u201d \u00e8, inoltre, sempre connessa con un assetto geopolitico che la rende vincente (e in ultima analisi possibile).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<em>Circa David Brooks, \u2018La globalizzazione \u00e8 finita\u2019. Ovvero, ancora del \u2018fardello dell\u2019uomo bianco\u2019<\/em>\u201d, Tempofertile, 9 aprile 2022. E anche \u201c<em>Politica estera basata sui valori o sull\u2019autodeterminazione. Note sulla svolta di Biden<\/em>\u201d, Tempofertile, 5 aprile 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; Zhang Weiwei, \u201c<a href=\"https:\/\/www.guancha.cn\/ZhangWeiWei\/2022_04_25_636698.shtml\">Russia vs Stati Uniti: la guerra del denaro e della valuta<\/a>\u201d, Guancha, 25 aprile 2022<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; Si nomina in questo modo la capacit\u00e0 della moneta americana, fino al 1971 nel suo ancoraggio nominale all\u2019oro e in base al Trattato di Bretton Woods e dopo senza di esso, di essere quella riserva di valore ed unit\u00e0 di conto che rende stabile il sistema finanziario mondiale.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; Nella crisi Ucraina del 2014 la Russia ebbe chiarissimo che ad uno scontro con l\u2019occidente si sarebbe ad un certo punto giunti, e che la stessa Ucraina lo voleva. La preparazione al momento \u00e8 stata condotta allargando le riserve, riducendo l\u2019esposizione in dollari, rinforzando le relazioni internazionali con i paesi non occidentali. Per un chiarimento si pu\u00f2 vedere\u00a0<a href=\"https:\/\/scenarieconomici.it\/lincredibile-video-russo-del-2014-che-in-tre-minuti-spiega-esattamente-perche-putin-non-volesse-assolutamente-entrare-in-ucraina\/?fbclid=IwAR1h9hNmYbxQPGxC0jT_lAhiKO1SFPDqp5p6sW_Ybrqbbg48JNF-TnreGxU\">questo video<\/a>\u00a0del 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; Ad esempio, cedendo alle multinazionali britanniche o Usa le concessioni delle proprie risorse minerarie a fronte di royalties limitate.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Questi, che vanno dalla Cina all\u2019India con l\u2019aggiunta del Brasile (ma guarderei anche al Messico), sono in qualche modo ed a vario modo\u00a0<em>riluttanti a fare lo stesso passo<\/em>. Lo faranno solo se costretti, quindi fino a che il network al quale tutti stanno lavorando non sar\u00e0 consolidato cercheranno di stare su tutti i tavoli. In ogni caso sono troppo grandi per chiudere completamente le porte. In prospettiva cercheranno di ascendere al ruolo di egemone di un nuovo sistema-mondo guidato in modo federato.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/11\/la-guerra-necessaria-logiche-della.html?m=1\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/11\/la-guerra-necessaria-logiche-della.html?m=1<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)\u00a0 Sulla rivista \u201cLa Fionda\u201d, numero 2\/2022, dal titolo \u201cGuerra o pace. Destini del mondo\u201d \u00e8 uscito un mio articolo su una logica dell\u2019attuale guerra (non l\u2019unica, ovviamente, ma una delle pi\u00f9 pertinenti). L\u2019intero numero della rivista esplora le altre ragioni, ed inquadra la crisi ucraina nei suoi plurimi e molteplici contesti. Sono presenti interventi autorevoli, come quello di Carlo Galli che apre il testo \u201cGeopolitica come critica\u201d, o interventi di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":65555,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Tempo-Fertile.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jI8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75772"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75772"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75772\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75774,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75772\/revisions\/75774"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/65555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}