{"id":75881,"date":"2022-12-07T11:00:12","date_gmt":"2022-12-07T10:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75881"},"modified":"2022-12-07T11:00:12","modified_gmt":"2022-12-07T10:00:12","slug":"la-verita-e-il-nome-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75881","title":{"rendered":"La verit\u00e0 e il nome di Dio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QUOD LIBET, BLOG UNA VOCE (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 da quasi un secolo che i filosofi parlano della morte di Dio e, come spesso accade, questa verit\u00e0 sembra oggi tacitamente e quasi inconsapevolmente accettata dall\u2019uomo comune, senza che ne siano tuttavia misurate e comprese le conseguenze. Una di queste \u2013 e certamente non la meno rilevante \u2013 \u00e8 che Dio \u2013 o, piuttosto, il suo nome \u2013 era la prima e ultima garanzia del nesso fra il linguaggio e il mondo, fra le parole e le cose. Di qui l\u2019importanza decisiva nella nostra cultura dell\u2019argomento ontologico, che stringeva insolubilmente insieme Dio e il linguaggio, e del giuramento pronunciato sul nome di Dio, che obbligava a rispondere della trasgressione del vincolo fra le nostre parole e le cose.<br \/>\nSe la morte di Dio non pu\u00f2 che implicare il venir meno di questo vincolo, ci\u00f2 significa allora che nella nostra societ\u00e0 il linguaggio \u00e8 diventato costitutivamente menzogna. Senza la garanzia del nome di Dio, ogni discorso, come il giuramento che ne assicurava la verit\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 che vanit\u00e0 e spergiuro. \u00c8 quanto abbiamo visto apparire in piena luce in questi ultimi anni, quando ogni parola pronunciata dalle istituzioni e dai media era soltanto vacuit\u00e0 e impostura.<br \/>\nViene oggi al suo termine ultimo un\u2019epoca quasi bimillenaria della cultura occidentale, che fondava la sua verit\u00e0 e i suoi saperi sul nesso fra Dio e il logos, fra il nome sacrosanto di Dio e i semplici nomi delle cose. E non \u00e8 certo un caso se solo gli algoritmi e non la parola sembrano ancora custodire un qualche nesso col mondo, ma questo soltanto nella forma della probabilit\u00e0 e della statistica, perch\u00e9 anche i numeri non possono in ultimo che rimandare a un uomo parlante, implicano ancora in qualche modo dei nomi.<br \/>\nSe abbiamo perduto la fede nel nome di Dio, se non possiamo pi\u00f9 credere nel Dio del giuramento e dell\u2019argomento ontologico, non \u00e8, per\u00f2, escluso che sia possibile un\u2019altra figura della verit\u00e0, che non sia soltanto la corrispondenza teologicamente obbligata fra la parola e la cosa. Una verit\u00e0 che non si esaurisca nel garantire l\u2019efficacia del logos, ma faccia in esso salva l\u2019infanzia dell\u2019uomo e custodisca ci\u00f2 che in lui \u00e8 ancora muto come il contenuto pi\u00f9 intimo e vero delle sue parole. Possiamo ancora credere in un Dio infante, come quel Ges\u00f9 bambino che, come ci \u00e8 stato insegnato, i potenti volevano e vogliono a ogni costo uccidere.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-la-verit-5-il-nome-di-dio\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-la-verit-5-il-nome-di-dio<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QUOD LIBET, BLOG UNA VOCE (Giorgio Agamben) \u00c8 da quasi un secolo che i filosofi parlano della morte di Dio e, come spesso accade, questa verit\u00e0 sembra oggi tacitamente e quasi inconsapevolmente accettata dall\u2019uomo comune, senza che ne siano tuttavia misurate e comprese le conseguenze. 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