{"id":75900,"date":"2022-12-08T10:00:40","date_gmt":"2022-12-08T09:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75900"},"modified":"2022-12-07T14:50:51","modified_gmt":"2022-12-07T13:50:51","slug":"gino-done-leroe-dei-due-mondi-della-rivoluzione-cubana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75900","title":{"rendered":"Gino Don\u00e9, l\u2019eroe dei due mondi della rivoluzione cubana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andreas Massacra)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-75901\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/FB_IMG_1652707513486-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/FB_IMG_1652707513486-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/FB_IMG_1652707513486-1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cE il Garibaldi fissa il mare \/ E tira un sorso di rhum\u2026 Che di marsala qui all\u2019Avana non ne sbarcano pi\u00f9\u2026\u201d. Questo l\u2019incipit della famosa canzone \u201cGaribaldi Innamorato\u201d di Sergio Caputo ma possiamo facilmente immaginarci un altro italiano in quella situazione, l\u2019unico europeo a partecipare allo sbarco del Granma ai piedi della Sierra Maestra nel 1956, unico europeo a dare un contributo fondamentale al successo della Rivoluzione Cubana: Gino Don\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gino Giacomo Don\u00e8 (all\u2019anagrafe portava il nome dei due nonni) nacque il 18 maggio 1924 in una casa colonica nella frazione di Rovar\u00e8, a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso. Malgrado fosse figlio di poveri braccianti fin\u00ec gli studi e come tutti i diciottenni venne mandato in guerra nel 1942, di stanza a Pola. E l\u00ec si trovava l\u20198 settembre del 1943 e decise subito da che parte stare: con una barca torn\u00f2 a San Don\u00e0 di Piave e si un\u00ec alla Brigata Piave svolgendo azioni di guerriglia e di soccorso: con un naviglio viaggiava per la laguna e il basso Piave, portando in salvo ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento della zona. Impegnato nella Missione alleata Nelson, sotto il Comandante Guido, un ingegnere milanese italo-americano, alla fine del conflitto ricevette anche l\u2019encomio da parte del Generale in capo britannico, Harold Alexander, poich\u00e9 aveva salvato alcuni soldati inglesi prigionieri dei tedeschi. Ma finito il conflitto il futuro che gli si prospettava non era dei migliori. Non solo la disoccupazione, ma ricevette anche una lettera che lo obbligava al servizio militare, lui che si era fatto un anno di guerra nell\u2019esercito e 2 anni come partigiano con tanto di congedo onorevole. Convocato a prestare servizio alla caserma di Modena, una volta arrivato l\u00ec, come raccontava lui stesso, disgustato e indignato, non ce la fece e lanci\u00f2 lo zaino con tutta la divisa, andandosene. Per fortuna sua non vigeva pi\u00f9 la legge marziale o noi non staremmo qui a scrivere la sua storia. Dopo due mesi i carabinieri lo andarono a prendere e venne condannato per diserzione e costretto a svolgere comunque altri 2 anni di servizio militare in caserma. Dopo aver fondato la sezione ANPI della provincia di Venezia, decise di abbandonare la terra natia per cercare una nuova vita, dapprima in Francia, attratto dal \u201cromanticismo\u201d della Legione Straniera, successivamente in Belgio e Germania, dove lavor\u00f2 come minatore. Proprio dalla Germania si apr\u00ec un nuovo capitolo della sua vita, perch\u00e9 di l\u00ec si risolse a cambiare definitivamente aria. Senza documenti ma con tanta determinazione, si diresse ad Amburgo e nel porto della citt\u00e0 anseatica si imbarc\u00f2 clandestinamente sulla \u201cSibilla\u201d una nave diretta ai Caraibi. Fu facile per lui imbarcarsi di nascosto e vivere qualche giorno senza farsi notare, celato tra le gomene, ma sete e fame lo costrinsero a palesarsi al comandante della nave. La nave era gi\u00e0 abbondantemente al largo perch\u00e9 fosse accettabile tornare indietro per un italiano e cos\u00ec sbarc\u00f2 a Cuba nel 1951. Qui si registr\u00f2 come Don\u00e8 Paro, essendo Paro il cognome materno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A L\u2019Avana trov\u00f2 lavoro come falegname e carpentiere nella costruzione della Plaza Civica, l\u2019attuale Plaza de la Revolucion, alloggiando vicino all\u2019Alma Mater e conversando nelle pause con gli studenti e con un certo scrittore americano che amava l\u2019Italia e il veneto perch\u00e9 ci aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale: Ernest Hemingway. La Perla dei Caraibi stava per entrare in un conflittuale travaglio. Fulgencio Batista, con il placet degli Stati Uniti, prendeva il potere e dava inizio alla dittatura, scontrandosi proprio con la maggioranza di quegli studenti a cui lui raccontava, tra un sigaro e un sorso di rhum, della guerra in Italia, studenti che difendevano la costituzione del \u201940 e che erano capitanati dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz, dirigente del Partito Ortodosso Cubano. Trasferitosi nel corso del 1952 a Trinidad de Cuba, al seguito dell\u2019azienda per cui lavorava, conobbe Norma Turino Guerra con cui si fidanz\u00f2 e con cui si spos\u00f2 e Aleida March de la Torre (futura seconda moglie di Che Guevara), entrambe aderenti al Partito Ortodosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 26 luglio 1953 fall\u00ec l\u2019attacco castrista alla caserma Moncada di Santiago di Cuba e Castro fu costretto, insieme ad altri, dopo una breve carcerazione, all\u2019esilio in Messico dove fond\u00f2 il Movimento 26 Luglio. Cap\u00ec che ci\u00f2 che mancava ai suoi uomini era la preparazione all\u2019azione bellica, oltre naturalmente a armi e mezzi. Fu Faustino Perez, dirigente del M-26-7 a parlare a Castro di Gino, il fresco marito della Companera Norma, che aveva combattuto in Italia e fu Castro a chiedere che gli venisse fatto incontrare \u201cEl Italiano\u201d. E cos\u00ec anche Don\u00e8, il cui spirito rivoluzionario e ribelle non era mai venuto meno, entr\u00f2 nel M-26-7, diventandone tesoriere. La scelta del resto era facile e fu rapida, come nel \u201843: da una parte i nazisti e dall\u2019altra chi cercava di cambiare le cose. E qui uguale: da una parte la brutale dittatura batistiana e dall\u2019altra chi provava a costruire qualcosa di diverso. Tra il 1954 e il 1956 la sua vita fu un continuo via vai tra Cuba e il Messico dove incontr\u00f2 Fidel, portava soldi e missive e conobbe il giovane medico argentino Ernesto Guevara de la Serna, che lui non chiam\u00f2 mai \u201cChe\u201d. Lo stesso Don\u00e8 raccont\u00f2 che lui ed Ernesto divennero ottimi amici, che Guevara avrebbe voluto venire in Italia per specializzarsi nella cura dell\u2019asma di cui soffriva, che fu lui ad insegnargli a sparare e ad usare le armi e a raccontargli che cosa volesse dire porre fine alla vita di un uomo. Erano come fratelli, ebbe poi a narrare. Il passaporto italiano gli consentiva di muoversi con facilit\u00e0 e cos\u00ec insegn\u00f2 ai rivoluzionari in esilio un po\u2019 di guerriglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E venne infine il 25 novembre 1956, quando 82 guerriglieri rivoluzionari al comando di Fidel, Raul Castro e Che Guevara, salparono da Tuxpan alla volta di Cuba sul battello Granma, comprato anche grazie ai soldi portati da Don\u00e8. Erano tutti cubani tranne Gino, Che Guevara, il messicano Alfonso Guillen Zelaya Alger e il dominicano Ramon Emilio Mejias Del Castillo. Il Granma era poco pi\u00f9 che una bagnarola e la traversata, secondo la testimonianza dello stesso Don\u00e8, fu ardua: in 82 su una barca da 8, con poco carburante e poche provviste, perch\u00e9 il viaggio anzich\u00e9 durare 3 giorni ne dur\u00f2 7. In pi\u00f9 una tempesta devi\u00f2 il tragitto facendoli sbarcare il 2 dicembre in una foresta di mangrovie ai piedi della Sierra Maestra. Allo sbarco per\u00f2 il gruppo dei \u201cbarbudos\u201d si perse Che Guevara. L\u2019argentino, infatti, era rimasto parecchio indietro per un potente attacco d\u2019asma, senza le sue medicine, lasciate in Messico. A salvargli la vita fu il tenente nel Terzo Plotone comandato da Ra\u00fal Castro, ovverosia El Italiano. La moglie di Don\u00e8, infatti, soffriva di asma e l\u2019ex partigiano della Brigata Piave sapeva come trattare le crisi e pratic\u00f2 un energico massaggio al torace del medico argentino, consentendogli di riprendersi. Se non ci fosse stato lui la storia avrebbe preso un corso differente, con la probabile prematura scomparsa del \u201cChe\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I giorni successivi furono molto duri per i Granmisti: subirono i bombardamenti dei batistiani e l\u2019imprevisto combattimento di Alegria de Pio il 5 dicembre contro i lealisti che decim\u00f2 il gruppo. Ne rimasero 12 che si diedero alla macchia per la Sierra Maestra. Don\u00e8 torn\u00f2 a Trinidad dalla moglie e di l\u00ec si mosse a Santa Clara, dove ad attenderli c\u2019era un gruppo di rivoluzionari con cui mise in piedi azioni di sabotaggio, ma rifiut\u00f2 di partecipare ad attentati contro la popolazione. Come rifer\u00ec successivamente Aleida March nella sua biografia, si era organizzato un attentato alla sede del Comando fedele a Batista della citt\u00e0 di Santa Clara, per il Natale del 1956 ma Don\u00e8 si sottrasse al lancio delle bombe perch\u00e9 la sede era affollata di bambini e civili e \u201cla rivoluzione si fa contro l\u2019esercito e non contro il popolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione comunque era caldissima, lui era ricercato ovunque e fu lo stesso Fidel a suggerire a Gino di andare negli Stati Uniti e lui part\u00ec nel 1957.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Praticamente qui finisce la parabola di avventuriero dei due mondi di Gino Don\u00e8. Non si hanno conferme che avesse continuato a servire la causa castrista come agente cubano in America, vivendo tra New York e la Florida. Fatto \u00e8 che non torn\u00f2 pi\u00f9 a Cuba, se non con il distendersi dei rapporti tra i due paesi, fino al 1995 per le celebrazioni del 39\u00b0 anniversario dello sbarco del Granma invitato dal companero Jesus Montan\u00e9 Oropesa. Dovette rifiutare l\u2019invito per il 40\u00b0: doveva infatti assistere la sua seconda moglie, gravemente ammalata. Gi\u00e0, perch\u00e9 nel fuggire da Cuba era stato costretto a separarsi da Norma e con il di lei consenso si separarono. Gino si rispos\u00f2 con la militante antimperialista portoricana Antonietta De La Cruz, amica di Norma, avente cittadinanza statunitense, abitante in Florida, e pi\u00f9 vecchia di lui di quasi vent\u2019anni. Nel 2003, doppiamente vedovo e senza figli, torn\u00f2 in Veneto, a Noventa di Piave, a vivere con la nipote Silvana. Si iscrisse al circolo Italia-Cuba di Venezia e alla sezione dell\u2019ANPI che subito dopo la guerra aveva contribuito a fondare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riusc\u00ec ad incontrare i suoi vecchi compagni nel 2004, quando venne solennemente decorato alla sfilata popolare del 1\u00b0 maggio a L\u2019Avana e per altre 2 volte nel 2005, quando si rec\u00f2 sui luoghi della Rivoluzione con una troupe televisiva, per il documentario \u201cCuba Libre: el desembarco del Granma\u201d (coproduzione italo-cubana realizzata da LIB LAB e Mundo Latino).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mor\u00ec il 22 Marzo 2008 in una clinica di San Don\u00e0 di Piave. Ai suoi funerali, tenuti a Spinea, oltre a parenti, amici e compagni vennero i rappresentanti dell\u2019Ambasciata cubana con 4 corone di rose rosse: \u201cA Gino da Fidel Castro Ruz. A Gino da Raul Castro Ruz. A Gino dall\u2019Ambasciata di Cuba. A Gino dai suoi Compagni del Granma\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/gino-done-cuba\/\">https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/gino-done-cuba\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andreas Massacra) \u201cE il Garibaldi fissa il mare \/ E tira un sorso di rhum\u2026 Che di marsala qui all\u2019Avana non ne sbarcano pi\u00f9\u2026\u201d. 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