{"id":76006,"date":"2022-12-14T12:46:24","date_gmt":"2022-12-14T11:46:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76006"},"modified":"2022-12-14T12:46:24","modified_gmt":"2022-12-14T11:46:24","slug":"langelo-della-storia-rileggendo-benjamin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76006","title":{"rendered":"L\u2019angelo della storia: rileggendo Benjamin"},"content":{"rendered":"<p><strong>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>\u201c9. C\u2019\u00e8 un quadro di Klee che s\u2019intitola\u00a0Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L\u2019angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l\u2019infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si \u00e8 impigliata nelle sue ali, ed \u00e8 cos\u00ec forte che egli non pu\u00f2 pi\u00f9 chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ci\u00f2 che chiamiamo il progresso, \u00e8 questa tempesta\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-76007\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/ix.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/p>\n<p>Siamo nel 1940, una data decisiva per comprendere il testo, Walter Benjamin rompe radicalmente, nel manoscritto detto delle \u201c<em>Tesi di filosofia della storia<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0con tutta l\u2019ideologia del progresso che \u00e8 tanta parte del marxismo. L\u2019operazione che il grande intellettuale ebreo compie \u00e8 di ibridare nel corpus rivoluzionario marxista elementi derivanti sia dalla critica romantica della civilizzazione, sia dalla tradizione messianica ebraica. Sono allora sedici anni, da quando ha incontrato il marxismo attraverso la lettura di Luk\u00e1cs e l\u2019incontro caprese con la russa Asja Lacis, e quindici da quando in \u201c<em>Strada a senso unico<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0riconosce nella rivoluzione un esito non gi\u00e0 inevitabile, o naturale, quanto una sorta di estrema difesa davanti al disastro. Un \u201ctagliare la miccia accesa\u201d prima dell\u2019esplosione.<\/p>\n<p>Il lavoro che compie sul marxismo, in particolare a met\u00e0 degli anni Trenta, \u00e8 da allora rivolto a dissotterrare le componenti romantiche ed antiborghesi che lo stesso Marx recepisce, ma che sono sepolte abbastanza accuratamente dal marxismo tedesco nella fase della sua affermazione politica. Per riuscirvi occorreva abbattere due feticci: le illusioni del progresso e l\u2019idealizzazione del lavoro industriale. Ovvero prendere le distanze da quegli elementi dell\u2019ideologia borghese ottocentesca transitati nella teoria, per liberarne il potenziale critico. Prendendo con cura le distanze, in particolare, da quel mix di positivismo e marxismo, evoluzionismo darwiniano e culto del progresso che si identifica con la socialdemocrazia tedesca tra la fine dell\u2019Ottocento ed i primi decenni del Novecento. Dove, in particolare, il progresso \u00e8 identificato sotto forma dello sviluppo delle scienze naturali e delle capacit\u00e0 di manipolazione della natura regalate dalla tecnica, restando insensibili ai fattori di regressione sociale spesso implicati necessariamente.<\/p>\n<p>Qui cadono i manoscritti terminali sulla Filosofia della Storia, di pochi mesi precedenti alla drammatica e prematura morte.<\/p>\n<p>\u201cArticolare storicamente ci\u00f2 che \u00e8 passato non vuol dire conoscerlo \u2018come \u00e8 stato veramente\u2019. Vuol dire impadronirsi di un ricordo per come balena nell\u2019istante di un pericolo\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p><em>Un ricordo che balena nell\u2019istante del pericolo<\/em>, formidabile formula benjaminiana. Oggi il \u201cpericolo\u201d al quale chiama la riflessione \u00e8 questo ridursi di tutto \u201ca strumento della classe dominante\u201d. Di fronte a ci\u00f2 bisogna \u201ccercare di strappare la tradizione al conformismo che \u00e8 in procinto di sopraffarla\u201d, beninteso perch\u00e9 in essa ci sono semi in attesa. Questi \u2018semi\u2019 che sono anche un lascito e un impegno. Quello a riscattare nella memoria e riparare la sofferenza dei vinti, compiendo gli obiettivi per i quali hanno lottato. Queste lotte che, rammemorate in tutta la loro tragica complessit\u00e0 ed incompiuta grandezza, stanno dietro noi, o avanti, con il dolore che \u00e8 stato e quello che sar\u00e0. Se il significato pi\u00f9 compiuto della formula vaga \u2018materialismo storico\u2019 \u00e8 la pratica feconda di una storia come lotta permanente tra oppressori ed oppressi, come vorrebbe Benjamin, allora il solo modo di onorarlo \u00e8 rispettare la richiesta muta dei vinti. Saper essere anche l\u2019esecutore del testamento che resta nelle nostre mani da molti secoli di lotta e sogni di emancipazione.<\/p>\n<p>Continua la \u201ctesi VI\u201d:<\/p>\n<p>\u201cPer il materialista storico l\u2019importante \u00e8 trattenere un\u2019immagine del passato nel modo in cui si impone imprevista nell\u2019attimo del pericolo, che minaccia tanto l\u2019esistenza stessa della tradizione quanto i suoi destinatari\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, perch\u00e9 il pericolo \u00e8 sempre di divenire, senza avvedersene, l\u2019ennesimo strumento nelle mani della classe dominante. Questo \u00e8 il problema sul quale l\u2019intero testo che avete per le mani si affatica. Evitare sia la falsificazione e l\u2019oblio delle lotte, sia, soprattutto, lo sfruttamento dell\u2019energia della moltitudine contro di essa. L\u2019accelerazione verso il burrone dell\u2019ennesima sconfitta, del tradimento di s\u00e9 e del pieno trionfo, ancora ed ancora, dei pochi e felici contro i molti e ciechi. Michael Lowy riporta<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> un passo contenuto nelle note preparatorie, che richiama direttamente la metafora del \u2018sistema frenante\u2019:<\/p>\n<p>\u201cMarx dice che le rivoluzioni sono la locomotiva della storia universale. Ma forse le cose stanno in modo del tutto diverso.\u00a0<em>Forse le rivoluzioni sono il ricorso al freno di emergenza da parte del genere umano in viaggio su questo treno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Traspare qui la critica di fondo all\u2019atteggiamento attendista della socialdemocrazia tedesca che rileggeva la secolarizzazione del messianesimo prodotta da Marx e la sua idea del comunismo come societ\u00e0 senza classi, con strumenti neokantiani proiettandola all\u2019infinito (mentre in Marx \u00e8 hegelianamente inquadrata dialetticamente nel quadro della \u201clotta\u201d). Da Schmidt a Stadler, o Natorp, e Volrlander, i principali ideologi socialdemocratici tedeschi del tempo si pongono quindi con calma, come nell\u2019anticamera del tempo, ad aspettare l\u2019inevitabile sopraggiungere (un giorno) della \u201csituazione rivoluzionaria\u201d. Per Benjamin, al contrario, fino a che si attende passivamente essa non giunger\u00e0 mai. Rileggendo invece la storia come prassi umana, ricca di possibilit\u00e0 e soprese, si riconosce che ogni istante racchiude un \u201cpotenziale\u201d, che va attivato. \u00c8 necessario anzi attivarlo con urgenza, proprio perch\u00e9 nella visione proposta i binari del treno si dirigono irresistibilmente verso l\u2019abisso.<\/p>\n<p>Scriver\u00e0 nelle \u201cTesi\u201d:<\/p>\n<p>\u201cNulla ha corrotto la classe operaia tedesca come l\u2019opinione di nuotare con la corrente. Lo sviluppo tecnico era il filo della corrente su sui credeva di nuotare. Di qui c\u2019era solo un passo all\u2019illusione che il lavoro di fabbrica, trovandosi in direzione del progresso tecnico, fosse gi\u00e0 un\u2019azione politica\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Nella tesi 13, pi\u00f9 profondamente, il concetto di progresso \u00e8 affrontato direttamente, relazionato ad un\u2019immagine della storia come se percorresse, indefinitamente ed eternamente, un tempo \u201comogeneo e vuoto\u201d. \u00c8 dunque \u201cla critica dell\u2019idea di questo processo [che] deve costituire la base della critica dell\u2019idea di progresso come tale\u201d. E questa critica consiste nel rileggere la storia come il luogo di un tempo non vuoto ma \u201cpieno di \u2018attualit\u00e0\u2019\u201d (Jetztzeit). Ad esempio, la Roma, cui si riferiscono i giacobini durante la rivoluzione, \u00e8 quel \u201cbalzo di tigre nel passato\u201d che lo riattiva, che rende attuale un elemento nella \u201cselva del passato\u201d, facendo l\u2019unica vera operazione rivoluzionaria. Anzi creando ci\u00f2 che la rivoluzione propriamente \u00e8:\u00a0<em>il salto del continuum della storia nell\u2019attimo dell\u2019azione<\/em>\u00a0(tesi 15). Il materialista storico, per Benjamin (ovvero il rivoluzionario), si attiene ad un concetto del presente in cui vive come istante\u00a0<em>in bilico<\/em>. In bilico nel tempo ed immobile. Non in passaggio ed in attesa. Egli quindi in questo istante in bilico \u201cper suo conto scrive la storia\u201d. In ogni secondo intravede, come gli ebrei, \u201cla piccola porta dalla quale poteva entrare il Messia\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p>Con questo testo si manifesta il tentativo di tenere insieme, in qualche modo, di rivitalizzare dal suo incipiente grigiore, il materialismo storico con elementi coscientemente messianici e libertari. Ovvero di fonderlo con una teologia appena nascosta (come il nano nell\u2019automa della prima tesi) e anche con elementi anarchici. Si tratterebbe, secondo una famosa lettura di Habermas<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, di integrare la concezione anarchica dei \u2018tempi-ora\u2019, che \u201cattraversano con intermittenza il destino, a guisa di folgori\u201d, con la teoria materialistica dello sviluppo sociale. Ovvero, secondo l\u2019aspra critica del filosofo ex francofortese, il \u201ccappuccio fratesco di una concezione antievoluzionistica della storia\u201d. Malgrado l\u2019idiosincrasia del modernista ed evoluzionista filosofo tedesco, che torna sul tema in \u201c<em>Il discorso filosofico della modernit\u00e0<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, questi individua correttamente il punto: la rivoluzione per Benjamin non corona, attendendola, l\u2018evoluzione storica. Essa, piuttosto, interrompe (con un \u201cbalzo di tigre\u201d) la continuit\u00e0 storica della dominazione<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. E per farlo, tra l\u2019altro\u2019 \u201cspazzola la storia contropelo\u201d (Tesi VII), prestando nuovamente orecchio a chi \u00e8 caduto nel tempo sotto, come scrive Lowy, \u201csotto le ruote dei carri maestosi e magnifici chiamati Civilt\u00e0, Progresso e Cultura\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Lo onora, ricordandolo con il pi\u00f9 alto senso del presente<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0e battendosi, appunto, controcorrente.<\/p>\n<p>Il tentativo di Benjamin, dunque, si spende nello sforzo di conciliare materialismo e messianismo, cosciente ed esplicito, quindi di radicare l\u2019utopia dal \u2018punto di vista dei vinti\u2019. Si manifesta come aspirazione al riscatto che resiste contro ogni forza, ma si radica nella storia e nella materia. Che agisce nel produrre quella \u2018scissione irrimediabile\u2019<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0nei confronti della sopravvivenza della cultura borghese ottocentesca entro il cuore stesso del marxismo. \u00c8 un passo di montagna che va superato.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Walter Benjamin, \u201cTesi di filosofia della storia\u201d, 9. In\u00a0<em>Angelus Novus<\/em>, Einaudi, 1962.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; In realt\u00e0 il titolo \u00e8 incerto, sulla copia T4b del manoscritto \u00e8 \u201cGeschichtphilosophische Thesen\u201d, mentre nel T4a \u201cUber der begriff der Geschichte\u201d, e Adorno gli diede invece \u201cGeschichtphilosophische Reflexionen\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Walter Benjamin, \u201c<em>Strada a senso unico<\/em>\u201d, Einaudi 1983 (ed. or. 1928)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Walter Benjamin, \u201cSul concetto di storia\u201d, 6, in\u00a0<em>Senza scopo finale. Scritti politici (1919-1940),\u00a0<\/em>Castelvecchi 2017 (p.242). Anche in \u201c<em>Angelus novus<\/em>\u201d, Einaudi, 1962, p. 77.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Michael Lowy, \u201c<em>La rivoluzione come freno d\u2019emergenza<\/em>\u201d, Ombre corte, 2020 (ed. or. 2019), p. 47.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Walter Benjamin, \u201cSul concetto di storia\u201d, in \u201c<em>Angelus novus<\/em>\u201d, Einaudi, 1962, p. 81<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Cit., p. 86<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Jurgen Habermas, \u201cCritica che rende coscienti o critica che salva. L\u2019attualit\u00e0 di Walter Benjamin\u201d, in \u201c<em>Cultura e critica<\/em>\u201d, Einaudi 1980 (ed.or. 1973), p. 233.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Jurgen Habermas, \u201c<em>Il discorso filosofico della modernit\u00e0<\/em>\u201d, Laterza, 1987 (ed. or. 1985).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Secondo le sue parole: \u201cBenjamin si impegna in un drastico rovesciamento del rapporto tra orizzonte delle aspettative e ambito dell\u2019esperienza, attribuendo a tutte le epoche passate un orizzonte di aspettative insoddisfatte, ed al presente orientato verso il futuro il compito di sperimentare nella rimemorazione un passato di volta in volta corrispondente in modo tale che noi possiamo soddisfarne le aspettative con la nostra debole forza messianica\u201d. Habermas, cit., p. 14.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Michael Lowy, \u201c<em>Segnalatore d\u2019incendio<\/em>\u201d, op.cit., p. 73<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Qui il riferimento obbligato \u00e8 al Friedrich Nietzsche di \u201c<em>Sull\u2019utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita<\/em>\u201d, Newton Compton, 1978 (ed. or. 1874).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; In una lettera ad Horkheimer, spedita il 22 febbraio 1940, Benjamin scrive: \u201cHo appena terminato di scrivere un certo numero di tesi sul concetto di storia. Queste tesi si collegano, da un lato, alle concezioni che si trovano abbozzate nel capitolo I dei \u2018Fuchs\u2019. D\u2019altro canto, esse devono servire da armatura teorica al secondo saggio su Baudelaire. Costituiscono un primo tentativo di fissare un aspetto della storia che deve stabilire una scissione irrimediabile tra il nostro modo di vedere e le sopravvivenze di positivismo che, a mio avviso, connotano cos\u00ec profondamente persino quei concetti di storia, che, in s\u00e9 stessi, ci sono pi\u00f9 prossimi e familiari\u201d (cit. in. Michael Lowy, \u201cSegnalatore d\u2019incendio\u201d, Ombre corte, 2022 (ed. or. 2014).<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/12\/langelo-della-storia-rileggendo-benjamin.html?m=1\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/12\/langelo-della-storia-rileggendo-benjamin.html?m=1<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) \u201c9. C\u2019\u00e8 un quadro di Klee che s\u2019intitola\u00a0Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. 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