{"id":76124,"date":"2022-12-22T08:30:59","date_gmt":"2022-12-22T07:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76124"},"modified":"2022-12-20T18:09:43","modified_gmt":"2022-12-20T17:09:43","slug":"perche-sono-obiettore-di-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76124","title":{"rendered":"Perch\u00e8 sono obiettore di coscienza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Giuseppe Gozzini)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/1993_9-Bosnia-20.jpg\" alt=\"Foto di Mario Boccia\" \/><\/p>\n<p><em>Mentre la guerra in Ucraina continua a causare morte e distruzione, in questi giorni ricorrono due anniversari importanti per il movimento pacifista e nonviolento italiano. Cinquant\u2019anni fa, il 15 dicembre 1972, il parlamento italiano riconobbe per la prima volta la legittimit\u00e0 dell\u2019obiezione di coscienza e istitu\u00ec il servizio civile obbligatorio per chi rifiutava di prestare il servizio militare. Sessant\u2019anni fa, il 17 dicembre 1962, Giuseppe Gozzini, uno dei primi obiettori di coscienza cattolici, scriveva una lettera aperta dal carcere militare giudiziario di Firenze, in cui spiegava le ragioni del proprio rifiuto di indossare la divisa.<\/em><\/p>\n<p><em>In occasione di queste ricorrenze, e per contribuire al difficile dibattito rispetto a come il movimento pacifista possa provare a contrastare il conflitto in corso \u2013 un dibattito su cui, tuttavia, sar\u00e0 necessario tornare con maggiore profondit\u00e0 e attenzione \u2013, pubblichiamo due testi: qui sotto la lettera di Giuseppe Gozzini e <a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/non-e-una-guerra-fra-russi-e-ucraini\/\">un contributo che riceviamo da Enrico Papa\u00a0<\/a><\/em>(<strong><em>Gli Asini<\/em>)<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il testo che segue \u00e8 tratto da\u00a0<a href=\"https:\/\/asinoedizioni.it\/libro\/non-complice-storia-di-un-obiettore\/\"><em>Non complice. Storia di un obiettore<\/em><\/a>, di Giuseppe Gozzini, a cura di Piero Scaramucci e Letizia Gozzini, edizioni dell\u2019asino 2014<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Lettera aperta, 1962<\/em><\/p>\n<p>Il giorno 12 novembre ho rifiutato di indossare la divisa militare perch\u00e9 il servizio militare contrasta con la mia coscienza di cattolico. Sono convinto poi che tradirei non solo la mia risposta personale al Cristo e la mia vocazione nella Chiesa, ma anche il mio impegno di uomo nella Societ\u00e0 e il mio dovere di cittadino di fronte allo Stato. A non pochi un contrasto cos\u00ec palese in me, tra la fedelt\u00e0 allo Stato e una viva presenza nella Chiesa risulter\u00e0 inconcepibile, anche perch\u00e9 finora il rifiuto di servire la patria in armi \u00e8 stato prerogativa dei Testimoni di Geova (un centinaio dal 1946 a oggi), coi quali mi trovo a condividere le sofferenze, pur non abbracciandone la fede e gli ideali. D\u2019altra parte la qualifica di obiettore di coscienza \u00e8 troppo generica per gettare un po\u2019 di luce sulla mia posizione, pur essendo chiaro (almeno per me) che l\u2019obiezione di coscienza non si limita al servizio militare: ogni volta che un uomo rifiuta di divenire complice di una situazione ingiusta, di eseguire comandi e compiere azioni contrarie ai suoi principi, si ha obiezione di coscienza.<\/p>\n<p>Vi sono varie forme di coscienza e \u201cmolte sono le mansioni nella casa del Padre\u201d, che chiama chi vuole e dove vuole. La mia obiezione di coscienza presuppone tutta una concezione dell\u2019uomo, figlio di Dio e dei rapporti tra gli uomini, tutti fratelli in Cristo, come traspare dalla rivelazione cristiana, di cui vorrei essere umile testimone. Ma presuppone anche una vocazione personalissima, maturata in me durante lunghi anni, a vivere il pi\u00f9 integralmente possibile quella nonviolenza evangelica fondata sulla legge nuova che mi comanda di \u201camare il prossimo come me stesso\u201d e che si realizza, come stile di azione e di presenza, nella resistenza attiva al male con la forza dell\u2019amore, nel rifiuto della \u201cviolenza connaturale all\u2019uomo\u201d, come se la natura non potesse essere redenta dalla Grazia.<\/p>\n<p>La Chiesa mi insegna che il Vangelo non \u00e8 un sistema di tipo teorico, un codice morale, ma \u00e8 la Parola rivelata e il Cristo non \u00e8 un personaggio storico o un grande filosofo, ma la Verit\u00e0 fatta carne. Quindi l\u2019annuncio di \u201cpace agli uomini di buona volont\u00e0\u201d che parte dalla capanna di Betlemme e finisce sulla Croce come perdono universale e riconciliazione fra Dio e gli uomini, non \u00e8 un insegnamento morale, ma una verit\u00e0 che il cristiano deve \u201cincarnare\u201d nella sua vita come membro di quel Corpo di Cristo che \u00e8 la Chiesa. Di fronte alla pace gaudente dei militaristi di tutte le razze, per me cattolico la pace porta il segno dei chiodi ed \u00e8 il bene per cui devo soffrire di pi\u00f9 sulla terra: si tratta per me di amare sempre il prossimo anche quando \u00e8 il nemico militare o l\u2019avversario politico, anche quando ha la pelle di colore diverso o appartiene a un\u2019altra classe sociale, eccetera, perch\u00e9 il resto \u201clo sanno fare anche i pagani\u201d.<\/p>\n<p>Di fronte alle scelte temporali, nel giuoco dei rapporti di forza, quando \u2013 come oggi \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 necessario volere la guerra per farla ed \u00e8 messo in pericolo il destino stesso dell\u2019uomo, c\u2019\u00e8 il rischio che la mia \u201cobiezione di coscienza\u201d di fronte al servizio militare risulti anzitutto un sacrificio egoistico, come un \u201csalvarsi la propria anima\u201d e appaia inoltre agli occhi degli amici (anche i pi\u00f9 vicini) come puro profetismo, pacifismo astratto, aristocratico individualismo o peggio.<\/p>\n<p>Invece, quanto al mettere in pace la mia coscienza, devo dire che mai come in questi giorni la mia coscienza \u00e8 un vulcano, perch\u00e9 capisco benissimo che rifiutare il male implicito per me nel servizio militare, non \u00e8 ipso facto fare la pace. L\u2019assenza o la quiete delle armi non \u00e8 ancora la pace che deve essere un impegno di ogni uomo e deve essere costruita insieme giorno per giorno almeno con gli stessi sacrifici di mezzi e di ingegno, di sudore e di sangue impiegati per la guerra. Per me il male non \u00e8 la guerra. Semmai \u00e8 un male presente anche in quello che per eufemismo chiamiamo \u201ctempo di pace\u201d, perch\u00e9 mette le sue radici in altri mali: l\u2019ingiustizia, la fame, lo sfruttamento, l\u2019ignoranza, la malattia, eccetera; di fronte ai quali vorrei esercitare molto pi\u00f9 positivamente la mia \u201cobiezione di coscienza\u201d. Inutile quindi aggiungere che sarei disposto a servire la patria in un servizio civile alternativo che mi offra questa possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Sembreranno le mie giustificazioni troppo altisonanti di fronte ad un atto come il rifiuto del servizio militare che, pur essendo cos\u00ec carico di sanzioni giuridiche, tuttavia, cos\u00ec poco incide socialmente sulla realt\u00e0 degli uomini. Ma il problema per me, non \u00e8 quello, banale in fondo, il portare o no la divisa militare, ma quello di agire nel presente hic et nunc per sbarrare il cammino alla violenza istituzionalizzata. Se fosse sufficiente affermare il \u201cTu non uccidere\u201d, farei il servizio militare, ma non voglio \u201clasciare uccidere\u201d, non voglio che la violenza trionfi nelle varie forme con cui l\u2019uomo, immagine di Dio, \u00e8 calpestato.<\/p>\n<p>Questa decisione non mi isola dall\u2019impegno nella storia degli uomini e dal rischio comune nella realt\u00e0 di tutti, non \u00e8 senza incidenza nella vita sociale di fronte alle esigenze del bene comune, perch\u00e9 \u2013 mentre mi appello ai valori umani distrutti da ogni struttura militare, chiedo la libert\u00e0 di realizzarli, di renderli vivi, di attuarli nella mia esistenza concreta, nei rapporti tra gli uomini, nelle istituzioni della vita civile. So bene che nella situazione storica attuale la pace e la guerra non dipendono solo da me, e nemmeno dalle singole nazioni, forse neppure dai blocchi militari contrapposti. Ma appunto per questo la pace nella giustizia, non la pace armata, la riconciliazione universale degli uomini con Dio e tra di loro deve essere oggi l\u2019impegno di ogni individuo, dei singoli stati, di tutte le alleanze internazionali.<\/p>\n<p>L\u2019assurdo storico-politico cui siamo giunti \u00e8 che gli stati non possono pi\u00f9 farsi la guerra, ma il mondo pu\u00f2 essere distrutto con una scelta che sfugge al giudizio e alla volont\u00e0 dell\u2019uomo. Per riprendere in mano il proprio destino, per costituire la pace, fino a oggi, nessuno stato ha mai speso materialmente nulla e nessuno individuo (salvo luminose eccezioni) ha messo sul piatto la propria vita. A questo punto salta fuori il rospo: \u201cTu parli bene, per\u00f2 vai a sbattere la testa contro l\u2019implacabilit\u00e0 della legge italiana che ti condanna fino a quarantacinque anni e finisci per trovarti in una situazione-limite, in un vicolo chiuso, finisci per non essere utile n\u00e9 a te stesso n\u00e9 agli altri\u201d. Ma le leggi sono opera degli uomini e, per cambiarle, basta volerlo in tanti, bisogna porre continuamente sul tappeto il problema del riconoscimento giuridico dell\u2019obiezione di coscienza senza stancarsi e soprattutto inquadrandolo in una vasta rivoluzione della vita civile. Certo noi tutti \u201cobiettori\u201d resistiamo fin a quando abbiamo fiato e fin quando ce lo concedono le autorit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 di questa scottante e terribile \u201cimpasse\u201d (che non \u00e8 certo risolta per me, perch\u00e9 evidentemente non si decide una volta per tutte), vorrei concludere queste mie parole (che vorrebbero essere soprattutto un segno di amicizia per amici e nemici) con un passo della esortazione di Papa Giovanni XXIII proprio negli ultimi giorni della vigilia conciliare: \u201cSiate uomini pacifici, siate costruttori di pace. Non attardatevi sui fatui giuochi di polemica amara e ingiusta, di avversioni preconcette e definitive, di rigide catalogazioni di uomini e di eventi. Siate sempre disponibili per i grandi disegni della Provvidenza. La Chiesa questo e non altro vuole con il suo Concilio\u201d. Con la Chiesa prego e attendo dal Concilio che sia anche riaffermato il primato della coscienza per tutti gli umilissimi e, spesso, indegni \u201ccostruttori di pace\u201d, come me, e difesa la libert\u00e0 di coscienza come fondamento della stessa fede.<\/p>\n<p><em>Carcere Militare Giudiziario \u2013 Firenze, 17 dicembre 1962<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/perche-sono-obiettore-di-coscienza\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/perche-sono-obiettore-di-coscienza\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Giuseppe Gozzini) Mentre la guerra in Ucraina continua a causare morte e distruzione, in questi giorni ricorrono due anniversari importanti per il movimento pacifista e nonviolento italiano. 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