{"id":76136,"date":"2022-12-21T09:29:36","date_gmt":"2022-12-21T08:29:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76136"},"modified":"2022-12-20T21:33:16","modified_gmt":"2022-12-20T20:33:16","slug":"la-fragile-tregua-nel-tigre-rischia-di-riaprire-la-crisi-tra-etiopia-ed-eritrea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76136","title":{"rendered":"La fragile tregua nel Tigr\u00e8 rischia di riaprire la crisi tra Etiopia ed Eritrea"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Mirko Molteni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/%E1%8A%A0%E1%89%A0%E1%89%A0%E1%89%A0%E1%89%A0.jpg\" alt=\"\u12a0\u1260\u1260\u1260\u1260\" \/><\/p>\n<p><em>La guerra civile in Etiopia fra il governo centrale di Addis Abeba e le milizie tigrine del fronte TPLF, combattute anche dall\u2019Eritrea alleata del premier etiope Abiy Ahmed, ha nelle ultime settimane compiuto il giro di boa dei due anni dal suo inizio, il 3 novembre 2020. Ma le due parti hanno raggiunto, giusto un giorno prima del secondo anniversario, il 2 novembre 2022, un accordo di tregua, siglato nella sede neutrale di Pretoria, in Sudafrica, patto ancora in via di consolidamento e quindi assai fragile. Ci\u00f2, da un lato fa indubbiamente ben sperare sulla risoluzione del conflitto, ma la prudenza \u00e8 d\u2019obbligo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il conflitto etiopico aveva gi\u00e0 conosciuto vari mesi di tregua fra marzo e agosto 2022, per poi veder riesplodere i combattimenti e tale precedente non alimenta certo facili entusiasmi. Inoltre, l\u2019accordo di Pretoria vede protagoniste l\u2019Etiopia e i poteri regionali del Tigr\u00e8, ma non l\u2019Eritrea, il che potrebbe perfino far balenare il sospetto che, una volta \u201crisolta\u201d in qualche modo, la crisi tigrina, Addis Abeba potrebbe essere tentata di ripensare, quando non di rinnegare apertamente, l\u2019alleanza con Asmara, lega d\u2019interesse finora tenuta in piedi dalla necessit\u00e0 di lottare contro il comune nemico TPLF.<\/p>\n<p>I colloqui di pace che hanno portato, perlomeno in questi giorni, a una apparente, e ancora imperfetta, cessazione delle ostilit\u00e0, sono scaturiti in sostanza quando i tigrini vi sono stati costretti dalla nutrita controffensiva attuata fra settembre e ottobre scorsi dall\u2019esercito federale etiopico, appoggiato dalle milizie etniche Amhara e dall\u2019esercito di un\u2019Eritrea che aveva da poche settimane proclamato la mobilitazione totale, dopo aver per molto tempo subito gravi perdite a opera del TPLF sul versante settentrionale del Tigr\u00e8.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Trattative iniziali<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Praticamente dimenticata dal mondo per due anni, e ancor pi\u00f9 oscurata negli ultimi nove mesi dal conflitto tra Russia e Ucraina, la guerra del Tigr\u00e8, su cui si sono innestate altre ribellioni armate del mosaico etnico etiope, come quella del popolo Oromo, ha causato finora centinaia di migliaia di morti, le cui stime variano molto.<\/p>\n<p>Esperti dell\u2019universit\u00e0 belga di Gand propendono per una forbice di vittime compresa fra 385.000 e 600.000, mentre il Senato USA, che aveva in ottobre scritto una lettera bipartisan ad Abiy per chiedergli la fine della guerra, stima da sue fonti \u201capprossimativamente 500.000 morti\u201d. L\u2019esperto Abdurahman Sayed parla perfino di \u201c700.000-800.000 morti\u201d, fra civili e militari. L\u2019ipotesi pi\u00f9 cauta \u00e8 quella del rappresentante Esteri dell\u2019Unione Europea, Josep Borrell, che si limita a valutare \u201cnon meno di 100.000 morti\u201d, cifra comunque terribile. Senza contare che l\u2019ONU e le ong umanitarie impegnate sul campo hanno calcolato 2,5 milioni di sfollati e 5 milioni di persone a rischio carestia. Numeri tremendi di fronte ai quali l\u2019attenzione prevalente per la guerra russo-ucraina, in proporzione molto meno sanguinosa di quella etiopica, passerebbe in secondo piano, se non vi fosse implicata una potenza nucleare come la Russia a pochi passi dai confini con la NATO.<\/p>\n<p>Le stragi nel paese africano rendono comprensibile quanto trionfalmente sia stato annunciato l\u2019inizio dei negoziati di Pretoria, il 25 ottobre 2022, dal presidente della Commissione dell\u2019Unione Africana, Moussa Faki, dopo che per mesi l\u2019ente pan-africano aveva cercato di mediare.<\/p>\n<p>Nella capitale sudafricana sono cos\u00ec giunti per via aerea, grazie a un volo organizzato dagli Stati Uniti, i delegati della parte tigrina, cio\u00e8 il generale Tsadkan Gebretensae e il portavoce del TPLF, Getachew Reda, che hanno incontrato il maggior negoziatore etiope, il consigliere della sicurezza nazionale Redwan Hussein.<\/p>\n<p>Ai negoziati hanno partecipato, fin dai primi giorni, vari mediatori impegnatisi in prima persona, a cominciare dall\u2019ex-presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, che pi\u00f9 volte, nel corso del sanguinoso biennio aveva gi\u00e0 cercato di far tacere le armi, oltre all\u2019ex-presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, e all\u2019ex-vicepresidente sudafricano Phumzile Mlambo-Ngcuka. Un importante ruolo lo hanno avuto anche gli americani, in particolare l\u2019inviato speciale di Washington per il Corno d\u2019Africa, Mike Hammer, che per settimane ha fatto pressione sul governo di Addis Abeba affinch\u00e8 accettasse di sedersi al tavolo col TPLF, oltre ad ammonire, sull\u2019altro versante, l\u2019Eritrea perch\u00e8 non violasse i confini nazionali dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-160158 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cessation-hostilities-0-pretoria-2-nov-2022-front.jpg\" alt=\"cessation-hostilities-0-pretoria-2-nov-2022-front\" width=\"943\" height=\"519\" \/><\/p>\n<p>I tigrini puntavano fin dall\u2019inizio dei colloqui a far cessare il fuoco e a far accedere il loro territorio ai flussi di aiuti umanitari finora bloccati. Fiducioso era l\u2019Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi: \u201cGuardiamo a Pretoria con attesa e impazienza.<\/p>\n<p>Quella del negoziato \u00e8 l\u2019unica via da seguire. Se le parti non si impegnano in modo significativo per una soluzione negoziata, non usciremo mai da questa situazione\u201d. Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha fatto sentire ancora il fiato di Washington sul collo delle parti in causa: \u201cOccorre una tregua immediata.<\/p>\n<p>Questi colloqui sono il modo pi\u00f9 promettente per raggiungere una pace e una prosperit\u00e0 durature per tutti gli etiopi\u201d. Meno ottimista si mostrava il quotidiano USA Washington Post, che ironizzando sul fatto che l\u2019Unione Africana ha la sua sede centrale proprio ad Addis Abeba, scriveva: \u201cL\u2019Unione Africana nel ruolo di mediatore in un conflitto esploso appena fuori dalla porta del suo quartier generale nella capitale etiope non consente molto ottimismo\u201d. In effetti, per giorni le cose non sembravano procedere per il meglio. Inizialmente era previsto che le trattative si concludessero entro il 30 ottobre, poi al permanere di uno stallo diplomatico, il 31 ottobre il governo sudafricano ha comunicato che si sarebbero prolungati oltre la scadenza.<\/p>\n<p>Il giornale sudafricano Daily Maverick ha pubblicato indiscrezioni da parte di anonimi funzionari del governo di Pretoria, secondo i quali le trattative sarebbero proseguite in forma riservata perch\u00e8 \u201cci vuole tempo\u201d, anticipando che etiopi e tigrini \u201cpotrebbero accettare una sorta di parziale cessazione delle ostilit\u00e0 o giorni di tranquillit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec emerso gradualmente che i negoziati in Sudafrica costituivano solo la prima fase di un lungo processo e che il primo obbiettivo era, semplicemente, cercare di arrestare i combattimenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-160159 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/000_32NE2XJ.jpg\" alt=\"000_32NE2XJ\" width=\"940\" height=\"626\" \/><\/p>\n<p>Solo in una seconda fase si sarebbe discussa una tregua di lungo periodo con la relativa demilitarizzazione della crisi e la garanzia per il Fronte Tigrino di essere riconosciuto come formazione politica, unitamente al riconoscimento della provincia del Tigr\u00e8 nell\u2019ambito dello Stato federale etiopico e alla richiesta di ritiro delle truppe eritree presenti sul fronte Nord.<\/p>\n<p>Ancora il 1\u00b0 novembre sembrava che fosse tutto in alto mare, quando il premier etiope Abiy dichiarava, intervistato dalla televisione cinese CGTN: \u201cCi sono pesanti interferenze straniere nei colloqui. Chiaramente, se ci sono interventi da destra e manca, tutto \u00e8 pi\u00f9 difficile. Gli etiopi dovrebbero capire che possiamo risolvere i nostri problemi da soli. Stiamo cercando di convincere il TPLF a rispettare la legge della terra, la Costituzione e ad agire come un unico stato in Etiopia\u201d.<\/p>\n<p>Poich\u00e8 l\u2019Etiopia, nel corso del conflitto, \u00e8 stata ampiamente appoggiata dalla Cina, oltre che dalla Turchia, non \u00e8 difficile immaginare che la critica espressa dal premier, proprio davanti alle telecamere di una tv cinese, si riferisse agli Stati Uniti, fra i maggiori sponsor del TPLF e della necessit\u00e0 di trattare.<\/p>\n<p>Del resto, fino a pochi mesi fa Abiy proclamava di voler \u201ccancellare\u201d il fronte tigrino, definito \u201cterrorista\u201d, aspirando a una vittoria totale rivelatasi finora impossibile.<\/p>\n<p>Finalmente, il 2 novembre l\u2019avvenuta firma\u00a0<a href=\"http:\/\/www.dirco.gov.za\/docs\/2022\/ethi1102.pdf\">dell\u2019accordo<\/a>\u00a0\u00e8 stata comunicata dal mediatore Obasanjo, che ha dato alla tregua carattere di lungo periodo: \u201cAbbiamo concordato di far tacere per sempre le armi. Il conflitto ha provocato un livello tragico di perdite di vite umane ed \u00e8 nell\u2019interesse di tutto il popolo etiope lasciarselo alle spalle\u201d.<\/p>\n<p>I termini principali dell\u2019accordo di Pretoria, ancora da perfezionare, prevedono, da parte del governo centrale \u201cl\u2019arresto di qualsiasi operazione militare contro il TPLF\u201d, il \u201cripristino dei servizi essenziali\u201d per la popolazione del Tigr\u00e8, lo storno del TPLF dalla lista delle organizzazioni considerate terroristiche da Addis Abeba e il libero accesso delle ong umanitarie al territorio tigrino per portare assistenza ai civili.<\/p>\n<p>Dal canto suo il Fronte Popolare di Liberazione del Tigr\u00e8 promette di rispettare l\u2019autorit\u00e0 del governo e la sovranit\u00e0 del paese, specie evitando \u201crapporti con potenze straniere\u201d, non schierare o addestrare forze militari \u201cin preparazione a un conflitto\u201d, non forzare cambi di governo con mezzi incostituzionali e non \u201csupportare altri gruppi armati in altre parti del paese\u201d.<\/p>\n<p>Una condizione, quest\u2019ultima, dovuta in particolare all\u2019alleanza che il fronte tigrino aveva stipulato con vari fronti etnici ribelli, a cominciare dall\u2019OLA, Oromo Liberation Army.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160160 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/2351726-1363252896.jpg\" alt=\"This image made from undated video released by the state-owned Ethiopian News Agency on Monday, Nov. 16, 2020 shows Ethiopian military sitting on an armored personnel carrier next to a national flag, on a road in an area near the border of the Tigray and Amhara regions of Ethiopia. Ethiopia's prime minister Abiy Ahmed said in a social media post on Tuesday, Nov. 17, 2020 that &quot;the final and crucial&quot; military operation will launch in the coming days against the government of the country's rebellious northern Tigray region. (Ethiopian News Agency via AP)\" width=\"482\" height=\"271\" \/><\/p>\n<p>La stipula dell\u2019accordo di tregua \u00e8 stata accolta con soddisfazione, ma anche con cautela, dai paesi occidentali. Lo stesso 2 novembre, la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, l\u2019ha definito \u201cun\u2019importante passo verso la pace in Etiopia\u201d, dando a intendere che \u00e8 solo l\u2019inizio di un processo.<\/p>\n<p>Il 3 novembre il nuovo ministro degli Esteri britannico (il primo di origine africana) James Cleverly ha esclamato: \u201cPlaudo alla scelta di pace fatta ieri dalle parti in conflitto e agli sforzi di mediazione dell\u2019Unione Africana, del Sudafrica e del Kenya. Londra \u00e8 pronta ora a dare sostegno a questo processo di pace\u201d.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019Italia, la nuova premier Giorgia Meloni, si \u00e8 felicitata personalmente col premier etiope Abiy Ahmed incontrandolo il 7 novembre in Egitto, a margine della conferenza COP 27 di Sharm El Sheikh: \u201cEsprimiamo soddisfazione per l\u2019accordo per una pace duratura attraverso la cessazione delle ostilit\u00e0 e sottolineiamo l\u2019importanza di una sua efficace attuazione per il bene del popolo etiopico e la stabilit\u00e0 del Corno d\u2019Africa\u201d. Tutti intuiscono, in sostanza, che con l\u2019accordo di Pretoria \u00e8 solo iniziato un processo lungo e travagliato che potrebbe non riuscire, almeno nel breve periodo, a risolvere tutte le sfaccettature dell\u2019instabilit\u00e0 etiopica, data la pluralit\u00e0 dei soggetti in campo, dall\u2019Eritrea alle altre etnie ribelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Si spara ancora<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La tensione sul campo si taglia ancora col coltello, mentre nessuno ha di fatto deposto le armi. Venerd\u00ec 11 novembre, il governo di Addis Abeba ha rivendicato il controllo di due terzi del territorio del Tigr\u00e8, sostenendo di aver dato via libera, in ottemperanza alla tregua firmata in Sudafrica, all\u2019ingresso nella regione dei convogli umanitari, ma le fonti del TPLF hanno negato tutto.<\/p>\n<p>E\u2019 stato il consigliere di Abiy, Redwan Hussein, a dichiarare: \u201cIl 70% del Tigr\u00e8 \u00e8 sotto il controllo della ENDF, Ethiopian National Defence Force. I soccorsi stanno affluendo come mai prima d\u2019ora. Convogli di camion con cibo e medicine sono stati mandati nella strategica citt\u00e0 di Scir\u00e8 e sono stati consentiti i voli\u201d. Ma il portavoce del TPLF, Getachew Reda, gli ha rinfacciato: \u201cSta raccogliendo fatti dall\u2019aria fritta\u201d.<\/p>\n<p>E un altro famoso esponente tigrino, il direttore dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha confermato che, a una decina di giorni dalla firma dell\u2019accordo, \u201cniente si sta muovendo in termini di consegne di cibo e di medicine\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160174 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Etiopia-Ethiopia-Somalia-TPLF-Abiy-Ahmed-Tigray.jpg\" alt=\"Etiopia-Ethiopia-Somalia-TPLF-Abiy-Ahmed-Tigray\" width=\"463\" height=\"347\" \/><\/p>\n<p>E ha spiegato che le condizioni degli oltre 6 milioni di abitanti del Tigr\u00e8 restano critiche: \u201cMolta gente sta morendo per malattie curabili o per fame. Mi aspettavo che cibo e medicine sarebbero stati subito sbloccati, invece non sta accadendo\u201d.<\/p>\n<p>Fortunatamente, un primo sblocco degli aiuti umanitari si \u00e8 avuto pochi giorni dopo. Il 15 novembre, infatti, il portavoce per l\u2019Etiopia del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), Jude Fuhnwi, ha diramato: \u201cLe prime forniture mediche dell\u2019ICRC sono arrivate a Macall\u00e8. Due camion hanno consegnato medicine, kit di emergenza e primo soccorso per aiutare le strutture sanitarie del Tigr\u00e8 a curare i pazienti che richiedono un trattamento urgente. Questa consegna di aiuti \u00e8 la prima dalla ripresa dei combattimenti dello scorso agosto e dalla firma degli accordi a Pretoria e a Nairobi\u201d.<\/p>\n<p>Che la situazione resti pericolosa lo testimoniano tuttavia vari indizi di attivit\u00e0 militare, anche criminale, ancora in corso nei giorni scorsi. Il portavoce tigrino Kindeya Gebrehiwot, ex-presidente dell\u2019universit\u00e0 di Macall\u00e8 e attualmente portavoce dell\u2019Ufficio Esteri del TPLF, ha accusato il 4 novembre le forze etiopi di aver colpito ancora obbiettivi civili nella citt\u00e0 tigrina di Maychew, basandosi sui resoconti giunti dall\u2019ospedale locale Lemlem-Karl: \u201cGli etiopi hanno colpito Maychew con droni.<\/p>\n<p>Nella stessa citt\u00e0 ci sono stati anche bombardamenti d\u2019artiglieria che hanno ucciso e ferito civili. Questo accade dopo la firma dell\u2019accordo di pace a Pretoria\u201d.<\/p>\n<p>Gebrehiwot ha denunciato inoltre che l\u2019alleato di Addis Abeba, l\u2019Eritrea, non toccata dall\u2019accordo, continua il conflitto depredando le aree occupate. Sempre il 4 novembre, scriveva infatti su Twitter: \u201cOggi forze eritree stanno saccheggiando Adua casa per casa, rubando ogni veicolo che trovano. Queste forze stanno commettendo crimini infami, vandalizzando e depredando propriet\u00e0, da ormai due anni.<\/p>\n<p>E proseguono le atrocit\u00e0 stanno combattendo duramente per arrivare fino ad Adigrat\u201d. Il 9 novembre segnalava che \u201cle forze eritree attuano una campagna massiccia di uccisioni e distruzioni, anche di campi coltivati, nel Tigr\u00e8\u201d. E il 10 novembre: \u201cUccisioni, rapimenti e cannoneggiamenti attorno a Scir\u00e8 e Adi Daero continuano da parte delle forze eritree\u201d.<\/p>\n<p>Se l\u2019Eritrea prosegue le violenze, anche le ribellioni armate in altre zone dell\u2019Etiopia non sono state arrestate, soprattutto sul fronte dell\u2019irrequieta Oromia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160169 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/VOA_Hawzen5.jpg\" alt=\"VOA_Hawzen5\" width=\"470\" height=\"313\" \/><\/p>\n<p>L\u20198 novembre testimoni locali (sotto anonimato per paura dei governativi) fra i quali un prete della citt\u00e0 di Bila, nel distretto del Wollega Occidentale, hanno confermato all\u2019agenzia Associated Press che \u201cun piccolo aeroplano\u201d, probabilmente un drone, ha attaccato Bila \u201cin un giorno di mercato e ci sono state molte dozzine di persone morte e ferite\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019assalto \u00e8 stato attribuito all\u2019esercito governativo. Il prete ha sostenuto che solo nella sua parrocchia sono stati sepolti 11 morti, mentre \u201ccentinaia di feriti sono stati mandati negli ospedali vicini\u201d. In una zona vicina, le forze etiopiche sono avanzate combattendo contro i ribelli dell\u2019Oromo Liberation Army e hanno \u201cripreso il controllo della citt\u00e0 di Nekemte, nel Wollega Orientale\u201d. Un esponente dell\u2019OLA, Odaa Tarbii, ha per\u00f2 ribattuto che \u201cle nostre forze sono riuscite a liberare 120 prigionieri politici nella stessa Nekemte e a distruggere molte installazioni del regime militare\u201d.<\/p>\n<p>Un portavoce del governo centrale etiope, Legesse Tulu, non ha voluto commentare nulla sulle notizie degli ultimi combattimenti in Oromia, limitandosi ad accusare l\u2019OLA di perpetrare \u201cuccisioni di massa\u201d.<\/p>\n<p>Il 9 novembre, ancora Odaa ha denunciato \u201cnuovi attacchi aerei dell\u2019aviazione federale etiopica avvenuti oggi con 4 droni sulla citt\u00e0 di Mendi, occupata dall\u2019OLA\u201d. I droni avrebbero colpito \u201cl\u2019area di un mercato e una fermata di autobus causando pi\u00f9 di 30 morti civili\u201d.<\/p>\n<p>Mendi, situata 412 km, in linea d\u2019aria, a Ovest di Addis Abeba, \u00e8 stata conquistata dai guerriglieri Oromo proprio agli inizi di novembre, mentre il TPLF firmava la tregua col governo centrale a Pretoria. Secondo il portavoce oromo \u201coltre 300 civili sono stati uccisi in pi\u00f9 di 12 attacchi con droni effettuati in Oromia nelle ultime due settimane\u201d.<\/p>\n<p>Odaa sostiene inoltre che attaccare con droni i civili delle etnie ribelli corrisponde a una precisa tattica per dissuaderli dal fornire appoggio ai guerriglieri: \u201cQuesti attacchi non sono diretti a obiettivi militari, ma piuttosto ad aree ad alta densit\u00e0 di civili con l\u2019intenzione di terrorizzare la popolazione locale. Il regime sta mettendo in atto la minaccia del funzionario del Partito della Prosperit\u00e0 del premier Abiy Ahmed, Fikadu Tessema, che voleva prosciugare l\u2019oceano per uccidere i pesci\u201d. Evidente riferimento alla classica immagine della guerriglia usata a suo tempo dal cinese Mao Zedong, secondo cui il guerrigliero \u00e8 come un pesce che vive e sguazza in mezzo alla popolazione che lo aiuta.<\/p>\n<p>Dagli Stati Uniti, anche una testata come \u201cForeign Policy\u201d ha scritto il 16 novembre che \u201cmentre procedono i negoziati nel Tigr\u00e8, le tensioni stanno montando in Oromia\u201d, dove gli scontri tra l\u2019esercito regolare ENDF e l\u2019OLA vengono definiti apertamente \u201cl\u2019altra guerra dell\u2019Etiopia\u201d, notando che \u201csi sono intensificati proprio mentre si arrivava all\u2019accordo di pace col TPLF\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, il 3 dicembre, fonti governative di Addis Abeba hanno parlato di \u201cun genocidio nel Wollega Orientale\u201d asserendo che le milizie Oromo hanno impegnato in combattimento milizie locali della citt\u00e0 di Angur Guten, armate direttamente dai governativi \u201cper proteggere le comunit\u00e0 dai gruppi radicali etnici Oromo\u201d.<\/p>\n<p>Frattanto, tra fine novembre e inizio dicembre si sono rinnovate ancora violenze contro i tigrini, da parte degli alleati del governo centrale etiope, dando l\u2019impressione che, in sostanza, l\u2019incompleto cessate il fuoco riguardi solo le forze regolari di Abiy. Il 27 novembre, l\u2019Associated Press, da fonti di testimoni sul territorio, anche operatori umanitari, scriveva: \u201cGli alleati dell\u2019esercito federale etiope stanno saccheggiando propriet\u00e0 ed effettuando detenzioni di massa nel Tigr\u00e8. Truppe eritree e le forze della vicina regione etiope di Amhara hanno saccheggiato aziende, propriet\u00e0 private, veicoli e strutture sanitarie a Scir\u00e8. I civili accusati di aiutare le forze tigrine sono detenuti nella citt\u00e0 di Alamata, nel Sud del Tigr\u00e8\u201d.<\/p>\n<p>Il 30 novembre, il portavoce tigrino Getachew scriveva ancora: \u201cForze eritree stanno ancora uccidendo civili, saccheggiando e distruggendo propriet\u00e0. La scorsa settimana sono stati giustiziati sommariamente centinaia di donne e bambini\u201d. E il 1\u00b0 dicembre i media Garowe On Line e Bloomberg parlavano di un rapporto pubblicato a Macall\u00e8 secondo cui: \u201cSoldati eritrei avrebbero ucciso 111 persone ancora fra il 17 e il 23 novembre, inoltre 103 persone sono state ferite e 241 case distrutte nelle aree occupate dagli eritrei\u201d.<\/p>\n<p>Dal portavoce del governo di Addis Abeba, Legesse Tulu, e dal ministro dell\u2019informazione eritreo, Yemane Gebremeskel, finora ci sarebbe stato solo un silenzio pari a un \u201cno comment\u201d. E\u2019 chiaro che tutte queste notizie sono difficilmente verificabili e che potrebbero anche essere, perlomeno, \u201cgonfiate\u201d dai tigrini per poter procrastinare in qualche modo il disarmo e mantenere nel tempo una capacit\u00e0 di autodifesa, ma non v\u2019\u00e8 dubbio che la regione e la sua popolazione hanno subito devastazioni e abusi tali da rendere plausibile che sul terreno proseguano purtroppo azioni che paiono ormai sconfinate dall\u2019operazione militare al puro banditismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Difficile disarmo<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Frattanto, poich\u00e9 l\u2019accordo del 2 novembre costituiva soltanto un primo passo, le delegazioni etiopica e trigrina si sono incontrate di nuovo per perfezionare il disarmo del TPLF e l\u2019avvio, presunto, di una normalizzazione in Tigr\u00e8. Cos\u00ec, dal 7 novembre, sempre sotto la supervisione dei mediatori Obasanjo e Kenyatta, si sono seduti attorno a un tavolo, a Nairobi, in Kenya, negoziatori militari delle due parti. Per Addis Abeba il feldmaresciallo Berhanu Jula, capo di stato maggiore delle ENDF, e il generale Tadesse Worede, attuale comandante in capo delle milizie tigrine.<\/p>\n<p>Come ha spiegato il consigliere governativo etiope Redwan Hussein: \u201cI capi politici hanno firmato l\u2019accordo, ma i nostri capi militari prepareranno la strada per accelerarne l\u2019implementazione\u201d. E l\u2019Unione Africana ha promesso che i negoziati di Nairobi avrebbero \u201cdato via libera all\u2019accesso umanitario e al ripristino dei servizi essenziali nella regione del Tigr\u00e8\u201d, come in effetti sembra stia finalmente avvenendo, a dar retta a quanto asserito il 15 novembre dalla Croce Rossa.<\/p>\n<p>Il negoziatore tigrino Getachew Reda ha precisato che lo scopo principale dei colloqui di Nairobi erano \u201cportare avanti effettivamente la tregua e garantire che continui il cessate il fuoco\u201d.<\/p>\n<p>Inizialmente era previsto che i colloqui durassero \u201ctre-quattro giorni\u201d, fino al 10-11 novembre, poi si sono chiusi il 12 novembre con la firma di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.focusonafrica.info\/etiopia-governo-e-tplf-firmano-lintesa-a-nairobi-il-testo-completo\/\">un\u2019ulteriore dichiarazione<\/a>\u00a0che ha indicato nel 15 novembre la data in cui dovrebbe essere iniziato il disarmo delle milizie TPLF, controllato da una commissione formata da ambo le parti.\u00a0 Obasanjo ha confermato che fra l\u2019esercito federale etiopico ENDF e il fronte TPLF \u201c\u00e8 stata stabilita una linea diretta di comunicazioni per verificare la tenuta della tregua ed evitare incidenti\u201d.<\/p>\n<p>Nel\u00a0<a href=\"https:\/\/addisstandard.com\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Executive-Declaration.pdf\">testo della dichiarazione<\/a>\u00a0di Nairobi, firmata da Birhanu (Etiopia) e Tadesse (Tigr\u00e8) e dai mediatori Obasanjo e Kenyatta, si legge, a proposito della cessazione delle ostilit\u00e0 e del disarmo del TPLF, i cui comandanti hanno 7 giorni di tempo, a partire dal 15 novembre, per \u201corientare\u201d le proprie formazioni in quattro aree designate di smobilitazione, cio\u00e8 entro il 22 novembre, dopodich\u00e8 avranno altri 4 giorni di tempo, fino al 26 novembre, per deporre le armi. Inoltre vi si stabilisce che \u201cil disarmo delle armi pesanti verr\u00e0 attuato in concomitanza col ritiro di forze straniere e non-ENDF dalla regione\u201d. Un accenno implicito alle milizie Ahmara filo-governative e all\u2019esercito dell\u2019Eritrea, che peraltro non \u00e8 parte in causa degli accordi in fieri.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, dopo che la data di inizio del disarmo era stata inizialmente spostata al 17 novembre, non \u00e8 ancora avvenuto alcun disarmo, nonostante Obasanjo abbia cercato di spingere in tal senso compiendo il 24 novembre una visita a Macall\u00e8 e incontrando la dirigenza del TPLF, ancora guardinga, alla quale ha per\u00f2 espresso la comprensione per il preoccupante persistere delle truppe eritree sulla fascia di confine, dichiarando: \u201cNessuno dovrebbe accettare la presenza di forze di un paese straniero all\u2019interno dell\u2019Etiopia\u201d. Obasanjo e l\u2019Unione Africana dovrebbero beneficiare, per la verifica sul campo degli accordi, di 10 osservatori in loco, nonch\u00e9 di foto satellitari. Lo stesso giorno, da Washington, Blinken ha telefonato ad Abiy e, stando al portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, ha espresso \u201cl\u2019importanza di implementare gli accordi facendo ritirare le truppe straniere\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 stato formato un comitato congiunto tra rappresentanti del governo etiopico e del fronte tigrino, allo scopo di mettere a punto il disarmo, e i cui componenti si sono incontrati per la prima volta il 30 novembre nella citt\u00e0 di Scir\u00e8, ma il lavoro resta difficile per le tensioni permanenti. Fonti di Addis Abeba hanno indicato nel 3 dicembre la nuova scadenza di consegna delle armi pesanti, data ancora disattesa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-160196 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Etiopia-e-Tigray-1.jpg\" alt=\"Etiopia-e-Tigray-1\" width=\"895\" height=\"562\" \/><\/p>\n<p>E\u2019 stato l\u2019ambasciatore etiope in Kenya, Bacha Debele a dichiarare il 1\u00b0 dicembre: \u201cPer quanto riguarda la consegna delle armi pesanti, quelli del TPLF avrebbero dovuto consegnarle il 17 novembre, ma questo non \u00e8 stato fatto e ora \u00e8 stato deciso che le consegneranno il 3 dicembre. I comandanti sul campo si incontrano ogni giorno per discutere sul processo di disarmo e i combattenti tigrini si stanno riunendo in aree designate per implementarlo\u201d. Dopo alcuni giorni, tuttavia, sembra che ancora poco sia stato fatto.<\/p>\n<p>Il 4 dicembre, il comandante militare del TPLF, Tadesse Worede ha parlato soltanto di ritirata su nuove posizioni delle sue milizie, che a quanto pare restano armate di tutto punto: \u201cAbbiamo iniziato il ritiro e il ridispiegamento delle nostre forze dalle linee del fronte. Il 65% dei combattenti \u00e8 stato spostato dal fronte a nuovi posti loro designati\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Le ultime offensive<\/u><\/strong><\/p>\n<p>I negoziati sono stati propiziati da una crescente crisi militare che ha visto all\u2019inizio dell\u2019autunno le milizie del TPLF sempre pi\u00f9 provate dalla controffensiva avversaria, complice la limitatezza delle proprie risorse militari, sebbene rimpinguate da rifornimenti provenienti dal vicino Sudan, che d\u2019accordo con l\u2019Egitto ha tutto l\u2019interesse a mantenere una spina nel fianco di Addis Abeba, dalla quale li divide il nodo della grande diga GERD sul Nilo Azzurro.<\/p>\n<p>Peraltro, ancora nelle ultime settimane \u00e8 stata spesso segnalata, con documentazione fotografica, la ricorrente presenza presso i moli di Porto Sudan di una nave logistica della Marina egiziana, la A231 Halaib. Si tratta di un vecchio cargo militare, specializzato nel trasporto munizioni, originariamente varato in Germania, nei cantieri di Lubecca, e in servizio con la Deutsche Marine dal 1967 al 2002, col nome Odenwald, seconda unit\u00e0 della classe Westerland. Nel 2003 la nave fu ceduta all\u2019Egitto e da allora, ribattezzata Halaib, opera con la flotta del Cairo. Unit\u00e0 da circa 3500 tonnellate, la nave egiziana sarebbe una habitu\u00e8 di Porto Sudan ed \u00e8 molto probabile che con i suoi carichi abbia contribuito notevolmente ad alimentare le milizie tigrine, per il tramite sudanese.<\/p>\n<p>Senza riepilogare nel dettaglio i due anni di conflitto, alle quali Analisi Difesa ha dedicato ampio spazio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/02\/lo-stallo-abissino-dopo-15-mesi-di-guerra\/\">in precedenti articoli<\/a>, ricorderemo che all\u2019origine della contesa ci fu nel 2018 la fine dell\u2019egemonia politica che il partito tigrino TPLF aveva esercitato per lungo tempo ad Addis Abeba e il suo successivo arroccamento nella propria regione etnica del Tigr\u00e8.<\/p>\n<p>Lo scoppio del conflitto il 3 novembre 2020, dopo che i tigrini avevano preso il controllo degli arsenali governativi nella loro regione, fu seguito, fino alla primavera 2021, da una fase in cui l\u2019esercito etiope invaso il Tigr\u00e8. Ma il TPLF, con una strategia guerrigliera \u201cmaoista\u201d, ritirandosi dalle citt\u00e0, come la capitale regionale Macall\u00e8, si riorganizz\u00f2 e pass\u00f2 alla controffensiva, espellendo i militari dell\u2019ENDF dal Tigr\u00e8 e perfino avanzando verso Addis Abeba fino al novembre 2021.<\/p>\n<p>L\u2019esercito etiopico, rafforzato da forniture d\u2019armi da vari attori, come Turchia, Cina ed Emirati Arabi Uniti, in particolare grazie ai droni turchi Bayraktar TB-2, riusc\u00ec poi a fermare il TPLF sul suo slancio e a farlo ritirare di nuovo verso Nord, sebbene nel frattempo scontasse l\u2019estendersi di altre rivolte endemiche, come quella degli Oromo, avanzando ancora fino alle soglie del Tigr\u00e8. Un primo cessate il fuoco venne proclamato dal governo centrale il 24 marzo 2022, aprendo a tentativi di negoziato che facevano molto affidamento alla mediazione del presidente kenyano Kenyatta.<\/p>\n<p>In luglio l\u2019esercito di Abiy var\u00f2 un comitato che partecip\u00f2 a colloqui con il TPLF nelle sedi neutrali delle Seychelles e di Gibuti, promettendo il ritiro delle truppe. I negoziati decisivi erano previsti a Nairobi, ma la sconfitta elettorale di Kenyatta, rimpiazzato ai vertici del Kenya da William Ruto, pare abbia contribuito a togliere credibilit\u00e0 al processo di pace.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160177 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Ethiopian-Tank-in-Somalia.jpg\" alt=\"Ethiopian-Tank-in-Somalia\" width=\"491\" height=\"318\" \/><\/p>\n<p>La tregua di fine marzo \u00e8 saltata il 24 agosto 2022, quando le due parti si sono accusate a vicenda di aver ripreso gli scontri nella citt\u00e0 di Kobo. Lo stesso giorno, gli etiopi dichiaravano d\u2019aver \u201cabbattuto un aereo proveniente dal Sudan che portava armi al TPLF\u201d. A Kobo pare fossero impegnate 20 divisioni etiopiche, ma dopo aspri combattimenti, entro il 27 agosto \u00e8 stato il TPLF a occupare la citt\u00e0. Intanto, il giorno 26, vecchi caccia Mig-23 dell\u2019aviazione etiopica hanno bombardato un asilo di Macall\u00e8, come confermato dall\u2019UNICEF, causando un minimo di 4 morti, di cui 2 bambini, sebbene il Guardian abbia parlato di 7 morti di cui 3 bambini.<\/p>\n<p>In quell\u2019occasione, il tigrino divenuto pi\u00f9 famoso nel mondo a seguito della pandemia Covid-19, il direttore dell\u2019OMS Tedros Ghebreyesus, aveva dichiarato con rara efficacia, per sensibilizzare il mondo: \u201cHo molti parenti l\u00ec. Vorrei inviare loro del denaro. Non riesco a farlo, non so neanche se siano vivi o morti. Posso dire che la crisi umanitaria nel Tigr\u00e8 \u00e8 pi\u00f9 grave di quella dell\u2019Ucraina, senza esagerazione. L\u2019ho gi\u00e0 detto mesi fa. Forse il motivo \u00e8 il colore della pelle della gente del Tigr\u00e8\u201d.<\/p>\n<p>Dal 1\u00b0 settembre Etiopia ed Eritrea hanno annunciato l\u2019inizio di una grande offensiva a tenaglia sul Tigr\u00e8. Gi\u00e0 il 4 settembre venivano segnalati combattimenti lungo la fascia di confine fra Etiopia, Eritrea e Sudan, nelle zone di Dima e Qudimah, allo scopo evidente di tranciare le vie di rifornimento d\u2019armi aperti dal governo di Khartum per i tigrini.<\/p>\n<p>Il governo sudanese, che comunque non intende farsi coinvolgere direttamente nei combattimenti, ha ordinato l\u2019evacuazione del centro per profughi etiopi di Hamdayet, che si trova in un territorio da tempo conteso fra Addis Abeba e Khartum, il Grande Al Fashaga. Il 5 settembre Al Sharq riportava che ieri che un ufficiale etiope e i suoi soldati, in fuga dal TPLF, si sono consegnati alle guardie di frontiera sudanesi.<\/p>\n<p>Intanto l\u2019esercito etiopico appoggiato dalle milizie Amhara attaccava lungo il confine del Tigr\u00e8 presso Addi Arkay, avanzando di 20 km lungo la strada provinciale B30 ed espugnando May Tsemere il 7 settembre.<\/p>\n<p>Le truppe dell\u2019Eritrea, dal loro versante, avanzavano in quei giorni entrando a Rama, a 50 km a Nord di Adua, Zalambessa (60 km a Nord di Adigrat) e Dallol, concentrandosi poi nell\u2019aggiramento da Est e Ovest di Adigrat, sottoposta dal 7 settembre a durissimi cannoneggiamenti. Il giorno 8 gli eritrei cominciavano aspri combattimenti presso Shiraro, destinati a portarli entro il 13 settembre a conquistare la citt\u00e0. Frattanto, il 12 settembre si accendevano furiosi attacchi governativi e Amhara contro le posizioni del TPLF nella zona del Woreda Qwara. L\u2019indomani, 13 settembre, i tigrini hanno denunciato un bombardamento aereo su Macall\u00e8 effettuato con droni, che avrebbe causato almeno 10 vittime civili.<\/p>\n<p>E\u2019 stato in quei giorni che l\u2019Unione Africana ha iniziato a tornate alla carica per proporre nuovi negoziati, ma sebbene la dirigenza del TPLF si sia detta in linea di massima favorevole, a patto che si ritirassero tutte le forze nemiche comprese le milizie Amhara, questi primi approcci sono falliti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160176 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/tplf-5-1.jpg\" alt=\"tplf-5-1\" width=\"577\" height=\"327\" \/><\/p>\n<p>D\u2019altronde, l\u2019Eritrea, annunciava dal 14 settembre una mobilitazione di massa per tutti i suoi cittadini maschi di et\u00e0 inferiore a 55 anni, dopo che nei giorni precedenti il regime dell\u2019Asmara, guidato da Isaias Afewerki, aveva gi\u00e0 proceduto ad arruolamenti forzati anche di ragazzi di 15-16 anni. Il 20 settembre, Getachew Reda ha denunciato l\u2019avvio di una vasta offensiva eritrea sulla frontiera settentrionale del Tigrai, presso le localit\u00e0 di May Kuhli, Zban Gedena, Adi Awala, Rama, Tserona e Zalambessa. Contemporaneamente agli eritrei, si sono rimessi in moto quel giorno le milizie Amhara e Fano, a insidiare le formazioni tigrine nel Sudovest.<\/p>\n<p>L\u2019inviato speciale americano Mike Hammer, aveva gi\u00e0 allora espresso preoccupazione per questa recrudescenza della guerra, soprattutto temendo per la violazione dei confini etiopici da parte degli eritrei, seppure di fatto alleati di Addis Abeba. Il 23 e 24 settembre, l\u2019aviazione etiopica ha attaccato ancora con droni Macall\u00e8, uccidendo civili e distruggendo persino un automezzo del World Food Program impegnato nel trasporto di cibo e medicinali aiuti da Scir\u00e8 a Zana. Anche gli eritrei utilizzavano droni, come i cinesi Wing Loong avuti per il tramite degli Emirati Arabi Uniti, per attacchi di interdizione come quelli del 27 settembre e 5 ottobre su Adi Dairo, con l\u2019uccisione totale di circa 65 persone.<\/p>\n<p>Le crescenti difficolt\u00e0 del TPLF nell\u2019arginare gli svariati nemici che in pratica ne circondavano il territorio, si confermavano il 2 ottobre, quando le milizie tigrine annunciavano che parte delle proprie forze schierate nel Sud a fronteggiare gli Amhara, dovevano essere ridispiegate nel Nord contro gli eritrei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Campagne d\u2019autunno<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Le testate britanniche BBC e iNews, rispettivamente il 16 e 24 ottobre riportavano le analisi dell\u2019esperto norvegese Kjetil Tronvoll, studioso di conflitti alla New University College di Oslo, che paragonava le tattiche d\u2019assalto a ondate delle fanterie della Prima Guerra Mondiale con quelle tutt\u2019oggi adottate dalle truppe etiopiche e eritree contro le linee difensive tigrine.<\/p>\n<p>Per Tronvoll, \u201cnon \u00e8 il conflitto russo-ucraino la maggior guerra attualmente in corso sul pianeta, ma quella etiopica\u201d, calcolando che siano in totale coinvolti \u201c1 milione di combattenti\u201d di tutte le parti. \u201cLa carneficina \u00e8 orrenda -ha scritto Tronvoll su Tweet- e solo nelle ultime settimane sono stati annientati 100.000 soldati\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-160171 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/E7kIhuYXEAAsJ9Z.jpg\" alt=\"E7kIhuYXEAAsJ9Z\" width=\"951\" height=\"515\" \/><\/p>\n<p>L\u2019analista norvegese ritiene che l\u2019esercito di Addis Abeba stia adottando lo stesso tipo di spallate gi\u00e0 abituali nel conflitto contro l\u2019Eritrea del 1998-2000: \u201cVoi avete migliaia di soldati che corrono sul campo di battaglia tentando di raggiungere la linea nemica. E ovviamente la prima, la seconda e la terza ondata verranno decimate. Ma quando arriva la quarta ondata, le forze tigrine hanno esaurito le munizioni e vengono soverchiate.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riescono ad avanzare di poche centinaia di metri, come fecero gli eserciti europei del 1914-1918, e sappiamo che le stesse tattiche sono state usuali nella guerra Etiopia-Eritrea fra il 1998 e il 2000\u201d.<\/p>\n<p>Non stupisce che lo studioso norvegese sia convinto che quello etiopico sia il maggior conflitto dei giorni nostri. Inoltre ritiene che per il TPLF un colpo gravissimo sia stata la progressiva perdita di citt\u00e0 conquistate dai governativi etiopi fra settembre e ottobre, come Scir\u00e8, Alamata e Korem. In particolare, la presa di Scir\u00e8, dotata di un grande aeroporto e di agevoli collegamenti stradali con Macall\u00e8, sarebbe una svolta importante in favore delle truppe di Addis Abeba, che secondo Tronvoll \u201ccredono di poter raggiungere Macall\u00e8 e uccidere migliaia di soldati del TPLF\u201d.<\/p>\n<p>Ancora la BBC, il 19 ottobre interpellava Alex de Waal, direttore dell\u2019americana World Peace Foundation, che valutava le truppe impegnate nel conflitto in un totale di almeno 700.000, di cui \u201c500.000 degli eserciti etiope ed eritreo e 200.000 delle milizie tigrine\u201d.<\/p>\n<p>De Waal prevedeva che le difese tigrine attorno a Scir\u00e8 non potessero ormai resistere a lungo a causa dell\u2019esaurimento delle munizioni, oltre che della minaccia della fame per la popolazione locale. Un anonimo funzionario di una ong, per dare l\u2019idea dell\u2019immane tragedia in atto in quei giorni, ben pi\u00f9 crudele del dramma dell\u2019Ucraina, parlava alla testata britannica di \u201cstupri, uccisioni indiscriminate di civili in fuga da Scir\u00e8 e i cui cadaveri spesso erano dilaniati da animali selvatici, in particolare iene\u201d.<\/p>\n<p>Violenze che, a quanto pare, sarebbero commesse da ambo le parti, poich\u00e9 \u201centrambe le parti stanno perdendo soldati e quando entrano in un villaggio sfogano la loro rabbia sugli abitanti locali\u201d.<\/p>\n<p>Il gi\u00e0 citato esperto Abdurahman Sayed corrobora il quadro di un impiego di fanterie come carne da cannone, in cui \u00e8 importante solo il numero indipendentemente dalla qualit\u00e0: \u201cLe persone vengono coscritte negli eserciti e, dopo poche settimane di addestramento, mandate in gran numero attraverso campi minati in direzione delle trincee del nemico.<\/p>\n<p>Gli avversari aprono il fuoco, ne uccidono molti, ma essi mantengono la pressione a ondate finch\u00e8 il nemico esaurisce i proiettili e gli attaccanti occupano le trincee\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160172 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/T-72s_400-360x245.jpg\" alt=\"T-72s_400\" width=\"478\" height=\"325\" \/><\/p>\n<p>Un modo di operare di cui Sayed individua le origini molto indietro nella storia dell\u2019Etiopia: \u201cE\u2019 un vecchio modo di combattere. E\u2019 stato usato per la prima volta dal re d\u2019Abissinia per sconfiggere gli invasori italiani negli anni attorno al 1890. A dispetto del loro superiore volume di fuoco, gli italiani vennero sopraffatti dalla pura forza del numero dei guerrieri con cui si confrontarono\u201d.<\/p>\n<p>Il riferimento storico dell\u2019esperto africano, avaro di dettagli, \u00e8 certamente alle battaglie di fine XIX secolo che vide il Regio Esercito sconfitto dai guerrieri del negus Menelik II, anche a causa della scarsa conoscenza dell\u2019aspro territorio etiopico, in primis l\u2019annientamento dei reparti comandati dal maggiore Pietro Toselli sull\u2019Amba Alagi il 7 dicembre 1895, e, pochi mesi pi\u00f9 tardi, l\u2019assai pi\u00f9 famosa disfatta subita dal generale Oreste Baratieri ad Adua il 1\u00b0 marzo 1896.<\/p>\n<p>Dopo quasi 130 anni, in una regione dell\u2019Africa fra le pi\u00f9 popolate e a maggior tasso di natalit\u00e0, \u00e8 chiaro che il \u201cmateriale umano\u201d resta la principale risorsa di guerra, oseremmo dire praticamente inesauribile, ed \u00e8 comprensibile l\u2019interpretazione degli analisti che studiano i drammi del Corno d\u2019Africa. Mentre i tigrini, ancora negli ultimi mesi di combattimenti, hanno dovuto fare i conti con rifornimenti insufficienti, soprattutto per via sudanese, l\u2019Etiopia e l\u2019Eritrea, aperte alle vie di comunicazioni mondiali per via aerea o marittima, e con potenti alleati, non hanno mai avuto un sostanziale problema di approvvigionamenti.<\/p>\n<p>La chiave per costringere infine il TPLF a sedersi al tavolo negoziale e poi ad accettare procedure di disarmo, \u00e8 stata quindi durante questi ultimi combattimenti d\u2019autunno, esaurirne le energie al di sotto di un livello tale da far balenare una totale disfatta. In tutto questo, ha giocato la sua parte anche il totale dominio dell\u2019aria esercitato da Addis Abeba grazie ai droni Bayraktar TB-2 comprati dalla Turchia, ai quali sarebbero da aggiungere anche droni iraniani Mohajer-6 che secondo gli Stati Uniti Teheran ha iniziato a consegnare alle truppe di Abiy Ahmed dal 2021.<\/p>\n<p>Attacchi con droni su obbiettivi militari, ma anche civili, per demoralizzare la popolazione tigrina e intiepidirne l\u2019appoggio al TPLF, uniti a cariche di fanteria sacrificabile per far consumare munizioni al nemico, hanno infine segnato il successo delle campagne d\u2019autunno finali della coalizione anti-tigrina.<\/p>\n<p>Assalito da tre fronti, dalle truppe governative etiopiche ENDF nonch\u00e9 da milizia etniche pro-governative Ahmara e anche Fano, e dagli eritrei, il TPLF si \u00e8 definitivamente trovato a malpartito a partire dal 17 ottobre, quando la citt\u00e0 di Scir\u00e8, cerniera tra il fronte etiopico e quello eritreo, \u00e8 stata infine presa da entrambi gli eserciti dopo giorni di offensiva a tenaglia con pesanti bombardamenti con artiglieria e droni, soprattutto sulle strade. In un territorio brullo, la lotta per le vie di comunicazione terrestri resta cardinale, per impedire l\u2019arrivo di rinforzi avversari, o minacciare di tagliarne le ritirate spingendoli cos\u00ec a pi\u00f9 lesti ripiegamenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, le forze etiopiche ed eritree, da Scir\u00e8 hanno proseguito l\u2019avanzata verso est, lungo la strada B30, conquistando il 19 ottobre Selekleka e il 22 ottobre Wukro, per poi proseguire su Axum e Adua, catturate con scarsa resistenza da parte tigrina. Intanto, altri corpi etiopici, insieme ai miliziani Amhara e Fano, avanzavano lungo un tratto pi\u00f9 meridionale della B30, nelle aree di confine fra Tigr\u00e8 e regione Amhara. Frattanto, pi\u00f9 a Sud, l\u2019ENDF sfondava verso Alamata allargandosi in seguito a ventaglio. Da Alamata, poi, gli etiopi sono avanzati il 22 ottobre su Kersole arrivando infine al limitare della regione dell\u2019Afar. Anche Adua veniva raggiunta dall\u2019ENDF.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-160173 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/etiopia-tigre-1.jpg\" alt=\"etiopia-tigre-1\" width=\"1024\" height=\"576\" \/><\/p>\n<p>Le truppe governative etiopiche hanno in sostanza preso il controllo del Tigr\u00e8 meridionale e di un tratto di autostrada A2 che potrebbe portarle a nord verso Macall\u00e8, mentre nel Nordovest si sono congiunte con gli eritrei a Scir\u00e8 potendo poi dare origine a un\u2019ala per accerchiare Macall\u00e8 alle spalle. Nell\u2019ultima settimana d\u2019ottobre, gli etiopi controllavano le strade B30 e B20. Il 24 ottobre, in particolare, la B30 \u00e8 stata conquistata per intero dall\u2019esercito federale, con due avanguardie che avanzavano simultaneamente da nord e da sud.<\/p>\n<p>All\u2019avvio dei colloqui di Pretoria, il TPLF era arroccato soprattutto nella parte nordorientale del Tigr\u00e8, dove aveva raccolto il grosso delle sue forze, progressivamente costrette a indietreggiare per non farsi imbottigliare dalla progressiva caduta in mani avversarie delle maggiori vie di comunicazione. Le milizie tigrine, nonostante le sconfitte sul campo, sarebbero riuscite nella maggior parte dei casi a ritirarsi in relativo ordine e limitando le perdite. Dovrebbero quindi aver conservato una residua forza sufficiente a difendere perlomeno la porzione del Tigr\u00e8 rimasta sotto il loro controllo. Del resto, il capo politico del TPLF, Debretsion Gebremichael, ancora il 28 ottobre dichiarava \u201cinevitabile la vittoria\u201d, e osservando: \u201cAndiamo ai colloqui in Sudafrica mentre stiamo ancora combattendo. Quelle forze nemiche che sono entrate nel Tigr\u00e8 verranno seppellite\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Incognita eritrea<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Due sono le grandi incognite che aleggiano sulla possibilit\u00e0 di una reale pacificazione della regione. La prima \u00e8 costituita dall\u2019Eritrea, che si ritrova in un certo senso \u201cspiazzata\u201d dall\u2019accordo intra-etiopico dopo che tanto aveva scommesso sulla discesa in campo a fianco di Addis Abeba contro i tigrini fin dal 2020, vedendovi una sorta di rivincita per la guerra del 1998-2000, quando l\u2019Etiopia tutta era guidata da un governo formato dal TPLF.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 quella delle altre etnie ribelli, soprattutto gli Oromo, che proprio col TPLF avevano stretto alleanza contro il governo di Abiy Ahmed, reo di perseguire da tre anni lo smantellamento di un imperfetto, ma realistico, federalismo etnico in favore di un centralismo pi\u00f9 \u201ctrasversale\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160166 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/2014_01_22_Ethiopia_Welcome_Ceremony_001-632x420.jpg\" alt=\"Members of the Ethiopian National Defense Forces stand in formation during a ceremony in Baidoa, Somalia, to mark the inclusion of Ethiopia into the African Union peace keeping mission in the country on January 22. AU UN IST PHOTO \/ Tobin Jones\" width=\"516\" height=\"343\" \/><\/p>\n<p>Gi\u00e0 abbiamo visto che il conflitto sul fronte Oromo continua strisciante, ma anche sul versante eritreo, la guerra potrebbe di nuovo riaccendersi, se il governo dell\u2019Asmara dovesse ritenere di essere stato semplicemente \u201cutilizzato\u201d da Addis Abeba solo finch\u00e8 era ritenuto opportuno per piegare il TPLF. Ci\u00f2 ribalterebbe gli scenari portando, forse, a una tensione Etiopia-Eritrea come quella che, peraltro, \u00e8 durata decenni ed era stata risolta solo nel 2018 da Abiy Ahmed, che non a caso aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Ma la pace d\u2019interessi, dettata da un comune contrapporsi ai tigrini come entit\u00e0 etno-politica, pu\u00f2 rivelarsi assai effimera e riportare indietro la regione di vent\u2019anni.<\/p>\n<p>Il Dipartimento di Stato USA, in una conferenza stampa diplomatica tenutasi il 15 novembre a commento del processo di pace (disponibile on line all\u2019indirizzo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.state.gov\/briefing-with-senior-state-department-official-on-the-situation-in-ethiopia\/\">https:\/\/www.state.gov\/briefing-with-senior-state-department-official-on-the-situation-in-ethiopia\/<\/a>\u00a0) ha affermato, a monito, che uno dei punti pi\u00f9 cruciali del secondo accordo, quello militare, raggiunto da etiopi e tigrini a Nairobi si riferiva proprio all\u2019accenno, velato, alla presenza eritrea entro i confini dell\u2019Etiopia, che ora non avrebbe pi\u00f9 ragion d\u2019essere: \u201cE\u2019 stato il primo riconoscimento, in essenza, che ci sono forze eritree operanti all\u2019interno dell\u2019Etiopia e c\u2019\u00e8 ora chiara consapevolezza che si devono ritirare\u201d.<\/p>\n<p>Nella conferenza stampa del Dipartimento di Stato, a una specifica domanda su \u201ccosa accadr\u00e0 se gli eritrei non si ritireranno?\u201d. Al che, il funzionario americano ha risposto cautamente, ma evocando possibili tensioni: \u201cCertamente l\u2019accordo richiede la ritirata non solo delle truppe dell\u2019Eritrea, ma anche delle milizie Amhara e Afar che al momento si trovano nel Tigr\u00e8. Non intendo gettare lo sguardo avanti nei termini di cosa succeder\u00e0 se questi impegni non verranno osservati, poich\u00e9 quello che stiamo sentendo dal governo dell\u2019Etiopia e certamente anche dalla controparte, cio\u00e8 le autorit\u00e0 tigrine, \u00e8 che sono impegnati a far s\u00ec che ci\u00f2 accada\u201d.<\/p>\n<p>Gli americani si dicono inoltre pronti a sfoderare \u201clo strumento delle sanzioni\u201d per assicurare l\u2019osservanza degli accordi, ribadendo comunque che \u201cil ritiro di tutte le forze non-ENDF \u00e8 nell\u2019interesse di entrambi\u201d, cio\u00e8 di Addis Abeba e Macall\u00e8. A questo punto, si rafforza l\u2019impressione che l\u2019Eritrea non accetter\u00e0 facilmente di essere trattata da mero \u201cstrumento\u201d, tenuto fuori dai negoziati perch\u00e8 il suo ruolo nel conflitto \u00e8 sempre stato, per due anni, misconosciuto e ufficialmente negato da Abiy.<\/p>\n<p>Ma se il governo di Afwerki si opporr\u00e0 a che ci si disfi delle sue forze che ora \u201cnon servono pi\u00f9\u201d, porr\u00e0 il seme di una ripresa del conflitto in una forma pi\u00f9 simile alla guerra terminata nel 2000 e a incidenti di frontiera susseguitisi anche negli anni seguenti. Sotto tale aspetto, il fatto che in molte zone del Tigr\u00e8, come nell\u2019area di Scir\u00e8, truppe etiopiche e truppe eritree siano tuttora accampate praticamente fianco a fianco nei corridoi territoriali scaturiti nelle ultime settimane di offensiva comune per circondare le milizie tigrine, non fa che aumentare esponenzialmente il pericolo di improvvisi e sanguinosi scontri fra ex-alleati.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-160178 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Ethiopian_National_Defence_Force_soldiers_US_Army.jpg\" alt=\"U.S. Army Soldiers assigned to the 2nd Battalion, 502nd Infantry Regiment navigate a low-water crossing with members of the Ethiopian National Defense Force during a cordon and search training exercise at the Hurso Training Center near Dire Dawa, Ethiopia, July 19, 2019. The situational training exercise is being conducted as part of Justified Accord 2019. Justified Accord is an annual combined, joint exercise designed to strengthen partnerships, increase interoperability and enhance the capability and capacity of international participants to promote regional security and support peacekeeping operations for the African Union Mission in Somalia (AMISOM). (U.S. Army photo by Sgt. Aubry Buzek)\" width=\"454\" height=\"353\" \/><\/p>\n<p>Se ne rendono ben conto ad Addis Abeba, dove il 19 novembre, sul giornale The Reporter, Ashenafi Endale scriveva: \u201cL\u2019assenza di chiarezza sul ritiro delle forze eritree dall\u2019Etiopia Settentrionale sta mandando segnali confusi a livello locale e alle potenze straniere\u201d.<\/p>\n<p>E precisava: \u201cNon c\u2019\u00e8 alcuna precisa indicazione su quando, e se, le forze eritree dovrebbero indietreggiare sulla loro linea di confine pre-2020 o tentare di inglobare Badme, il controverso villaggio di confine che potrebbe rimettere in discussione gli accordi di Algeri\u201d.<\/p>\n<p>Il commentatore etiope si riferiva agli accordi che nel 2000 posero fine alla guerra etiope-eritrea, anche se solo nel 2018 la \u201cnuova Etiopia\u201d di Abiy Ahmed accett\u00f2 infine di ritirare proprie truppe dalla contesa area di Badme.\u00a0\u00a0 L\u2019esperto eritreo Fikrejesus Amahazion, d\u2019altronde, ha scritto gi\u00e0 il 26 ottobre: \u201cCi sono stati numerosi esempi di disinformazione durante questo devastante conflitto, e uno dei pi\u00f9 persistenti e dannosi concerne l\u2019affermazione che il TPLF sia genuinamente in favore della ricerca della pace. E\u2019 solo il rovesciamento della realt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019eritreo ha poi accusato il TPLF, prima del 2018 alla guida del governo di Addis Abeba, delle ripetute violazioni degli accordi di Algeri sui confini tra Eritrea ed Etiopia. Se oggi il premier etiope Abiy Amhed ha scelto infine di firmare accordi con il Fronte tigrino, che fino a pochi mesi fa considerava un \u201cmovimento terrorista\u201d da eliminare totalmente, significa che, in fin dei conti, ha optato per un compromesso con l\u2019etnia ribelle pi\u00f9 forte militarmente, pur di non rischiare di mandare in pezzi il paese, spezzando nel contempo l\u2019alleanza fra i tigrini e altri ribelli come gli Oromo.<\/p>\n<p>Ma all\u2019Asmara, che in questa guerra tanto ha investito in termini politici e militari, lo \u201csgarro\u201d dopo che per due anni si \u00e8 combattuto contro un comune nemico, potrebbe scavare di nuovo un fossato con Addis Abeba forse foriero di nuovi combattimenti. A meno che le rispettive diplomazie, oltre alle potenze straniere in gara per l\u2019influenza sugli attori locali, non si muovano d\u2019anticipo per chiarire prevedibili malintesi e disinnescare nuove imprevedibili fasi.<\/p>\n<p>Intanto, il 2 dicembre l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha denunciato di non avere avuto ancora libero accesso al Tigr\u00e8, stando al suo portavoce Michael Ryan: \u201cQuesto processo di pace non ha ancora portato il pieno, libero accesso e la massiccia crescita di assistenza medica e sanitaria di cui hanno bisogno i cittadini del Tigr\u00e8.<\/p>\n<p>Aspettiamo da lungo tempo di avere accesso a queste persone disperate. Vediamo un certo aumento degli accessi, in termini di alcuni del nostro personale fatti entrare, ma \u00e8 una percentuale minuscola dei bisogni della regione\u201d.<\/p>\n<p>Al recentissimo vertice USA-Africa, ospitato a Washington dal 13 al 15 dicembre, con la partecipazione di 50 nazioni africane invitate dal presidente Joe Biden per tentare di contrastare l\u2019influenza di Cina e Russia sul Continente Nero, Abiy Ahmed ha incontrato il segretario di Stato USA Anthony Blinken e ha concordato con lui \u201cl\u2019urgenza che le forze dell\u2019Eritrea si ritirino dal Tigr\u00e8\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 significativo che l\u2019appello sia stato lanciato mentre era assente il presidente eritreo Afewerki, non invitato al vertice USA-Africa. Il che mostra come Addis Abeba possa sfruttare anche su platee occidentali la nuova priorit\u00e0 di tutelare il proprio confine internazionale, tuttora violato dall\u2019esercito dell\u2019Asmara, divenuto improvvisamente \u201cospite scomodo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/12\/la-fragile-tregua-nel-tigre-rischia-di-riaprire-la-crisi-tra-etiopia-ed-eritrea\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/12\/la-fragile-tregua-nel-tigre-rischia-di-riaprire-la-crisi-tra-etiopia-ed-eritrea\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) La guerra civile in Etiopia fra il governo centrale di Addis Abeba e le milizie tigrine del fronte TPLF, combattute anche dall\u2019Eritrea alleata del premier etiope Abiy Ahmed, ha nelle ultime settimane compiuto il giro di boa dei due anni dal suo inizio, il 3 novembre 2020. Ma le due parti hanno raggiunto, giusto un giorno prima del secondo anniversario, il 2 novembre 2022, un accordo di tregua, siglato nella&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jO0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76136"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=76136"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76136\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":76137,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76136\/revisions\/76137"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=76136"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=76136"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=76136"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}