{"id":76231,"date":"2022-12-30T09:30:13","date_gmt":"2022-12-30T08:30:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76231"},"modified":"2022-12-27T17:21:58","modified_gmt":"2022-12-27T16:21:58","slug":"don-chisciotte-e-la-sanita-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76231","title":{"rendered":"Don Chisciotte e la sanit\u00e0 pubblica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Valerio Miselli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Torniamo a scrivere di salute, di Sistema Sanitario Nazionale, del nostro stato di salute durante un periodo di epidemia influenzale, l\u2019ennesima emergenza sanitaria che si abbatte su un sistema gi\u00e0 reso fragile dall\u2019impatto col COVID, dopo anni di tagli e revisioni, senza un posto fisso nell\u2019agenda politica di chi ci governa, da molto tempo. Poi compaiono due articoli sulle pagine dei quotidiani, lettere di protesta nelle pagine riservate ai lettori, la figlia di una donna di 98 anni che \u00e8 costretta ad aspettare per 12 ore su una barella al Pronto Soccorso, un giornalista molto conosciuto che ha la stessa sorte con il padre ultraottantenne che sta facendo chemioterapia, storie di visite negate, attese infinite, dignit\u00e0 umana calpestata, sofferenza. Storie quotidiane che non si vorrebbero sentire in un Paese che si vanta di avere un buon Sistema Sanitario Nazionale, dove la salute \u00e8 garantita a tutti, per legge.<\/p>\n<p>Le storie di malattia entrano in conflitto con il nostro sistema di cura, le persone diventano malati. La figura del paziente sottoposto al controllo smette di corrispondere in toto con la persona malata che comincia invece a rivendicare di aver voce in capitolo per ci\u00f2 che riguarda il proprio corpo. Diventiamo tutti un po\u2019 \u201cNarratori feriti\u201d secondo l\u2019espressione di Arthur Frank. Il modello classico di cura per una patologia acuta (in pratica, chiamare il medico o telefonare al 118) non sempre riesce a soddisfare il bisogno emergente, la frattura narrativa che la malattia genera in ciascuno di noi, la necessit\u00e0 di un ripristino urgente dello stato di salute precedente.<\/p>\n<p>Peggio ancora per chi vive con una patologia cronica, dove spesso cresce il divario tra il dolore che aumenta e l\u2019agenda dei medici che prendono in mano la situazione critica: mentre uno pensa che la sua vita stia deragliando, arrivano rassicurazioni inutili, perch\u00e9 non possono essere colte in quel momento. Ogni persona che soffre dovrebbe poter sviluppare uno \u201cstile\u201d per vivere la malattia, ma purtroppo i medici scoraggiano le nostre storie quando non hanno tempo e quando esse non coincidono con il loro sistema di raccolta dati che loro chiamano anamnesi. Tutto ci\u00f2 in un sistema che funziona, dunque proviamo ad immaginarlo (ed \u00e8 la realt\u00e0 quotidiana) in un sistema gi\u00e0 in crisi, messo a dura prova dalle emergenze ripetute di questi ultimi tre anni. Non scendo a valutazioni tecniche: do per scontato che tutti sappiano fare bene il proprio mestiere.<\/p>\n<p>Vorrei dare voce anche a chi ci lavora dentro, tutti i giorni, nei nostri presidi sanitari.<\/p>\n<p>Dice Ciro B, infermiere che da anni lavora in un Pronto Soccorso di una citt\u00e0 del Nord:<\/p>\n<p>\u201cLavorare in Pronto Soccorso in questo periodo significa percepire tutte le difficolt\u00e0 e criticit\u00e0 del Sistema Sanitario. Il numero di pazienti che afferiscono \u00e8 aumentato in modo significativo, con necessit\u00e0 di cure, osservazione e ricovero a cui \u00e8 impossibile fare fronte. Mancano i medici e da mesi l&#8217;ambulatorio \u201cfast track\u201d rimane chiuso al mattino, cos\u00ec al pomeriggio c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 la fila. Le attese arrivano anche a 12 ore per i codici verdi.<\/p>\n<p>Non ci sono posti letto per il ricovero e i pazienti, per la maggior parte anziani, aspettano dalle 24 alle 48 ore su una barella. A loro vengono garantite cure igieniche, pasto, terapia domiciliare alla dimissione, controlli degli esami ematici, trasformando di fatto il pronto soccorso in un reparto.<\/p>\n<p>Aumentano i casi sociali, i pazienti fragili che hanno bisogno di essere presi in carico.<\/p>\n<p>Con la chiusura del reparto di Diagnosi e Cura fortemente voluta dalle forze politiche, tutte le urgenze psichiatriche afferiscono in pronto soccorso e in molti casi lo specialista richiede un periodo di \u201cosservazione\u201d che viene fatta negli stessi ambienti. Quindi nella stessa area, dopo il filtro del triage per distinguere vere emergenze, emergenze dilazionabili e problemi minori (spesso perch\u00e9 le persone non trovano un medico e quasi pi\u00f9 nessuno visita a domicilio), filtrati i pazienti con un rapido COVID -Test per indirizzare in ambiente diverso i positivi, nelle stesse stanze devono convivere anziani fragili, persone con codici bianchi e pazienti psichiatrici in relativa stabilizzazione, sempre con lo stesso personale che deve soprattutto curare in emergenza i codici rossi. Un caos difficile da organizzare, ma noi ci proviamo, tutti i giorni!<\/p>\n<p>La sensazione che si prova \u00e8 di scoraggiamento e impotenza, di essere lasciati soli di fronte a ripetute emergenze sanitarie: prima per il COVID, mai terminata e poi adesso anche una forma di influenza molto \u201ccattiva\u201d che provoca frequenti emergenze respiratorie (capita a persone relativamente giovani di venire in PS perch\u00e9 \u201cfanno fatica a respirare\u201d e scopri che hanno una ossimetria pericolosa e devi immediatamente metterli sotto ossigeno!).<\/p>\n<p>Le ripetute attivazioni del cosiddetto \u201cPiano per la maxi emergenza,\u201d non risolvono la carenza di posti letto e non riducono i tempi di presa in carico dei pazienti. Servono soltanto a comunicare all&#8217;organizzazione sanitaria la situazione di affollamento e di crisi del servizio\u201d.<\/p>\n<p>Anna Lisa Z., giovane pediatra di base che lavora in una cittadina della pianura padana, racconta:<\/p>\n<p>\u201cCom&#8217;\u00e8 lavorare oggi nel sistema sanitario pubblico?<\/p>\n<p>Lavorare oggi nel sistema sanitario territoriale \u00e8 una sfida quotidiana, \u00e8 come saper fare uno slalom gigante sulla pista 3-Tre di Madonna di Campiglio.<\/p>\n<p>Mi alzo al mattino, indosso il mio vestito da Don Chisciotte e vado a combattere i miei mulini a vento. Combatto contro un&#8217;utenza che il pi\u00f9 delle volte non comprende, ma pretende. Non comprende l&#8217;enorme lavoro di inutile burocrazia che c&#8217;\u00e8 dietro ogni giornata di lavoro. Non comprende che al tempo stesso sono medico, segretaria, centralinista e psicologa. Un&#8217;utenza che non comprende ma pretende; pretende il massimo della prestazione, anche per il pi\u00f9 banale dei bisogni e lo pretende in tempi pi\u00f9 rapidi, immediati\u2026 Un&#8217;utenza che non accetta, non ammette e forse quasi attende \u201cl\u2019errore\u201d. A volte hai la sensazione che esista davvero una sindrome assicurativa dal rimborso facile per ogni errore commesso. Nel tempo dove tutto \u00e8 ordinabile con un click e consegnato in tempo zero sotto casa, dove padroneggia l&#8217;estenuante rincorsa alla perfezione (spesso solo esteriore), anche i problemi sanitari sono diventati social: i bambini non possono pi\u00f9 concedersi il lusso di essere malati e noi medici non possiamo pi\u00f9 concederci il lusso di fare i medici, di usare il ragionamento critico, di usare le conoscenze che abbiamo appreso in tanti anni di studi, ma dobbiamo &#8220;assecondare richieste\u201d.<\/p>\n<p>Persino facile se fosse tutto qui. Combatto anche soprattutto contro quel sistema sanitario che tanto amo e tanto vorrei funzionasse ma che in parte \u00e8 responsabile, se non altro di aver assecondato questo cambiamento sociale. Un sistema sanitario dove conta di pi\u00f9 garantire una prestazione, piuttosto che garantire un buon servizio, dove si lavora in continuo stato di emergenza per far fronte a carenze di organico mai sanate, dove la politica non investe sull&#8217;universit\u00e0, sui giovani che sempre meno si iscrivono ai corsi di medicina, perch\u00e9 il mestiere del medico oggi vale sempre meno e si sta lentamente trasformando in un mestiere impiegatizio, facilmente sostituibile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/marcelo-leal-6pcGTJDuf6M-unsplash.jpg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"533\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f9f8f9e3-af10-4ee2-a1e6-93923e70a639\" \/><\/p>\n<p>Le scelte politiche aziendali oggi ci dicono chiaramente che tutti possiamo fare tutto e nessuno \u00e8 indispensabile: \u00e8 un sistema sanitario dove si vuole fare tutto nonostante manchino le risorse, dove nascono progetti ambiziosi senza avere le persone che li possono realizzare. E senza le persone non fai nulla. Parlo di persone, perch\u00e9 prima di essere professionisti, siamo persone che hanno scelto di fare un mestiere, quello del medico, dove empatia, ascolto e condivisione sono elementi essenziali; ma per fare questo ci vuole tempo e oggi nessuno vuole &#8220;perdere tempo\u201d.<\/p>\n<p>Il medico \u00e8 un mestiere in crisi: poco personale, troppe richieste e poca programmazione sanitaria, ma io da brava, instancabile Don Chisciotte, continuer\u00f2 a combattere tutti i giorni nella speranza che ci venga restituita la nostra identit\u00e0 professionale e perch\u00e9 ci venga restituito il tempo di dedicarci alla costruzione di quel rapporto medico-paziente che altro non \u00e8 se non una relazione di fiducia tra chi ha un bisogno di salute e chi si propone di aiutarlo\u201d.<\/p>\n<p>Per ultimo, una nuova categoria di medici (i liberi professionisti che lavorano a chiamata) che si \u00e8 creata in questi tempi di emergenza ripetuta: Luca B. pediatra e neonatologo romano, rientrato dopo quasi 4 anni in Africa per lavorare in un piccolo ospedale della Tanzania. Prende un aereo da Cagliari due volte al mese, poi un treno per arrivare in Alto Adige dove fa due turni consecutivi di notte e poi riparte per tornare a casa.<\/p>\n<p>\u201cPremessa: non ho deciso di fare e non faccio questo lavoro per soldi.<\/p>\n<p>Opero in una struttura ospedaliera pubblica ben organizzata:1100 parti, 7000 visite ambulatoriali e 10.000 accessi all\u2019anno in pronto soccorso, un reparto di pediatria con 20 posti letto e uno di neonatologia con una mezza dozzina di culle \/ incubatrici. Oltre al primario, il team \u00e8 composto da cinque pediatri\/neonatologi, tre dei quali, per scelte personali, non lavorano a tempo pieno e non partecipano a coprire il turno notturno. Questi in breve sono i numeri del reparto dove, ormai da sei mesi, presto servizio a gettone come libero professionista. Mi sembra evidente, anche per i non addetti ai lavori, come questi numeri descrivano una situazione limite in cui \u00e8 presente un bisogno reale, concreto: servirebbero altri medici per garantire copertura dei turni 24\\7.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 constatare quotidianamente la deriva verso la privatizzazione della sanit\u00e0 italiana: solo pochi dati presi da qualsiasi rivista specialistica a conferma che, nonostante la pandemia e tutto ci\u00f2 che ha comportato in termini di sacrifici e sforzi organizzativi, la spesa sanitaria viaggia verso il 6,1% del PIL, la pi\u00f9 bassa tra tutti i paesi europei.<\/p>\n<p>Questa che vi ho descritto brevemente non \u00e8 una situazione isolata lungo tutto lo stivale. Si \u00e8 creato un bisogno ed \u00e8 stata proposta come soluzione \u201cd&#8217;emergenza&#8221; quella della libera professione, profumatamente pagata, ma che ormai sta diventando una specie di normalit\u00e0. Sconcertante il confronto tra numeri: 3000 \u20ac al mese lo stipendio medio di un medico ospedaliero (con il 43% di tasse, l&#8217;aliquota pi\u00f9 alta che esista!) vs 1000 \u20ac per turno di 12 ore (con il 15% di flat tax) per la collaborazione occasionale di un libero professionista.<\/p>\n<p>Giudicate voi in base a questi numeri! Ma questa situazione non \u00e8 colpa dei \u201cgettonisti\u201d e tantomeno non \u00e8 sacrificando il tempo, i soldi e la salute dei professionisti che si pu\u00f2 fondare un sistema pubblico che funziona\u201d.<\/p>\n<p>Partendo da un\u2019indagine commissionata dalla Cgil relativa ai tempi di attesa per una visita specialistica o ad un esame nella sanit\u00e0 pubblica, si scopre che l\u2019attesa media \u00e8 di 7 giorni nel privato e 65 giorni nel pubblico. Ovviamente l&#8217;interpretazione dei risultati deve tenere conto del fatto che si tratta di tempi di prestazione senza esplicita indicazione di urgenza, per le quali l&#8217;accesso \u00e8 prioritario e quindi pi\u00f9 rapido.<\/p>\n<p>Per esempio, per una radiografia al ginocchio, nel pubblico si devono aspettare circa 23 giorni mentre nel privato a pagamento bastano 3 giorni. Emerge dunque un quadro di sanit\u00e0 a due velocit\u00e0, dove il privato garantisce tempi di attesa pi\u00f9 celeri del pubblico e, in tutte le specialit\u00e0, i tempi di attesa nel pubblico sono quelli che registrano il maggior trend di crescita. Questo vuol dire che, per accedere a una prestazione in tempi pi\u00f9 rapidi, i cittadini sono costretti a pagare, tutto o parzialmente, di tasca propria.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9 bisogna tenere conto delle criticit\u00e0 che ostacolano ogni implementazione della funzionalit\u00e0 del nostro SSN: differenze regionali con modelli organizzativi e performance dell&#8217;assistenza territoriale molto diversi, attuazione del fascicolo sanitario elettronico, carenza di personale, eterogeneit\u00e0 nelle modalit\u00e0 contrattuali vigenti sul territorio, scarsa attitudine alla collaborazione inter-professionale, offerta del privato accreditato, analfabetismo digitale di professionisti sanitari e cittadini, tempi di attuazione della legge delega sugli appalti pubblici, carico amministrativo di Regioni e Aziende Sanitarie, aumento dei costi delle materie prime e soprattutto dell&#8217;energia.<\/p>\n<p>Questi sono i grandi problemi ed esistono gi\u00e0 gli organi preposti a trovare soluzioni e poi ci sono tutti quelli cosiddetti minori che ancora oggi sono irrisolti. Primo fra tutti il rapporto medico-paziente (o meglio operatore sanitario-paziente).<\/p>\n<p>Quando a gran voce si chiede una umanizzazione delle cure, si fa una richiesta che scende in dettagli quasi mai presi in considerazione dagli amministratori e dai politici la cui attenzione \u00e8 sempre rivolta alla soluzione dei grandi problemi. La Medicina Narrativa si pone propriamente in questo ambito, come un tentativo nuovo di vedere il problema.<\/p>\n<p>Noi, cittadini e pazienti, abbiamo il diritto di raccontare le nostre storie.<\/p>\n<p>Noi raccontiamo per porre rimedio al danno che la malattia provoca al nostro senso dell&#8217;orientamento nella vita. La malattia pu\u00f2 essere considerata proprio alla stregua di un naufragio e la sensazione \u00e8 che la tempesta della malattia provochi condizioni di incertezza, stanchezza, sofferenza, paura, condizioni che impediscono una narrazione fluida, perch\u00e9 si perde il senso del tempo e si perde il senso del futuro. Per raccontare una vita interrotta c\u2019\u00e8 bisogno di modalit\u00e0 inedite e c\u2019\u00e8 differenza tra raccogliere una anamnesi e ascoltare una persona; spesso si \u00e8 troppo vicini al vissuto per comprenderlo, non \u00e8 possibile riflettere e quindi sembra impossibile raccontare una storia. \u00c8 necessario per\u00f2 rispettare una narrazione anche se caotica, sia dal punto di vista morale che da quello clinico. Il corpo della persona malata sembra a volte essere considerato un semplice vettore di una patologia. Ma la testimonianza di chi sta male e la competenza professionale devono avere la stessa dignit\u00e0. Anche chi lavora quotidianamente a contatto con i malati e si occupa di accudirli non viene ascoltato.<\/p>\n<p>Abbiamo qualcosa da insegnare anche quando stiamo male e questo \u00e8 il senso di una pedagogia della sofferenza.<\/p>\n<p>La Medicina Narrativa dovrebbe essere inserita nel contesto formativo di medici e infermieri e questo oggi in Italia non succede.<\/p>\n<p>Forse non esiste un piano occulto di smantellamento o privatizzazione del nostro sistema sanitario nazionale, per\u00f2 manca certamente un esplicito programma politico per il suo salvataggio. Sarebbe necessario un appello da parte di tutti i professionisti ma soprattutto da parte dei cittadini per fare riflettere questa nuova legislatura e per orientare le decisioni politiche. L\u2019obiettivo sarebbe quello di avere un piano finalizzato non a una manutenzione ordinaria per una stentata sopravvivenza dell&#8217;SSN, ma l&#8217;attuazione di riforme innovative e di rottura per il definitivo rilancio di un pilastro fondante della nostra democrazia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/clay-banks-cEzMOp5FtV4-unsplash.jpg?itok=E5lk_AeH\" \/><\/div>\n<div><b>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/don-chisciotte-e-la-sanita-pubblica\">https:\/\/www.doppiozero.com\/don-chisciotte-e-la-sanita-pubblica<\/a><\/b><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Valerio Miselli) Torniamo a scrivere di salute, di Sistema Sanitario Nazionale, del nostro stato di salute durante un periodo di epidemia influenzale, l\u2019ennesima emergenza sanitaria che si abbatte su un sistema gi\u00e0 reso fragile dall\u2019impatto col COVID, dopo anni di tagli e revisioni, senza un posto fisso nell\u2019agenda politica di chi ci governa, da molto tempo. 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