{"id":76284,"date":"2022-12-30T10:37:16","date_gmt":"2022-12-30T09:37:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76284"},"modified":"2022-12-30T21:56:29","modified_gmt":"2022-12-30T20:56:29","slug":"anguille-loro-blu-delladriatico-che-rischia-di-scomparire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76284","title":{"rendered":"Anguille: l&#8217;oro blu dell&#8217;Adriatico che rischia di scomparire"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Laura Scillitani)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/delta%20po_Andolfato.jpg?itok=UlyOKobF\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">L&#8217;alto Adriatico \u00e8 sempre stato uno dei mari pi\u00f9 pescosi d&#8217;Italia, ricco di biodiversit\u00e0, ma lo sfruttamento delle risorse eccessivo, combinato ai cambiamenti climatici\u00a0 ha profondamente alterato la fauna che lo popola, e alcune specie rischiano l&#8217;estinzione. Dagli squali alle anguille ecco la ricchezza che rischiamo di perdere<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Crediti immagine: Guido Andolfato, licenza Creative Commons<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mare di oggi non \u00e8 pi\u00f9 quello una volta. Non si tratta di una frase fatta, ma proprio di un dato di fatto. I risultati di\u00a0<a href=\"https:\/\/besjournals.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1111\/1365-2656.13831\">una ricerca<\/a>\u00a0condotta nel mare Adriatico settentrionale, dimostrano infatti che le specie che lo popolano sono drasticamente cambiate dagli anni quaranta del secolo scorso ad oggi.<\/p>\n<p>\u00abI cambiamenti climatici, in particolare l\u2019aumento delle temperature delle acque superficiali, e l\u2019elevata pressione di pesca, concorrono nel causare un cambio nella composizione della fauna dell\u2019alto mare Adriatico\u00bb racconta Camilla Sguotti, ricercatrice presso il Dipartimento di biologia dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e prima autrice dell\u2019articolo. I dati utilizzati per la ricerca sono quelli della\u00a0<a href=\"https:\/\/chioggia.biologia.unipd.it\/banche-dati\/\">banca dati Clodia<\/a>\u00a0che contiene le statistiche ufficiali del pescato locale sbarcato al Mercato Ittico di Chioggia dal 1945 ad oggi. Chioggia \u00e8 il principale punto di sbarco dei pescherecci dell\u2019alto Adriatico, nonch\u00e9 uno dei porti pi\u00f9 importanti del Mediterraneo.<\/p>\n<h2>Le specie cambiano, e si diffondono i pesci piatti<\/h2>\n<p>Il mar Adriatico \u00e8 un mare storicamente molto produttivo e ricco di specie, e il tipo di pesca che si fa non \u00e8 selettivo, quindi questi dati forniscono un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/sdata201418\">buon indicatore<\/a>\u00a0della composizione ittica del bacino. Quello che \u00e8 emerso dalle analisi \u00e8 che nel tempo il pescato non \u00e8 cambiato in modo significativo in termini di quantit\u00e0, ma \u00e8 mutata profondamente la variet\u00e0. Questo indica che c\u2019\u00e8 stato un avvicendamento: alcune specie sono diminuite fino a scomparire, lasciando il posto ad altre. Per fare un esempio, si \u00e8 passati dalle acciughe agli spratti fino alle sardine, oggi la specie di piccole dimensioni dominante. Si tratta di specie analoghe come ruolo ecologico, piccole e abbondanti, che essendo per\u00f2 alla base della catena alimentare influenzano a cascata tutti i livelli trofici superiori.<\/p>\n<p>\u00abQuello che abbiamo visto \u00e8 che, pian piano, negli anni, sono cambiate le specie dominanti nella comunit\u00e0 ittica, e si \u00e8 osservata una semplificazione, nel senso che sono aumentate le specie di minori dimensioni e pi\u00f9 opportuniste, come alcuni pesci piatti, le sogliole ad esempio\u00bb spiega Sguotti. Le specie maggiormente colpite sono quelle di maggiori dimensioni, grandi predatori all\u2019apice della catena alimentare. In particolare gli squali, tra cui verdesche e palombi, sono in netto declino e\u00a0<a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/18544092\/\">minacciate di estinzione<\/a>\u00a0non solo nell\u2019Alto Adriatico, ma in tutto il Mediterraneo. La trasformazione degli habitat marini \u00e8 un problema diffuso dell&#8217;Antropocene: \u00abQuesto pattern di semplificazione delle comunit\u00e0 ittiche si \u00e8 osservato anche sulle coste americane e canadesi dell&#8217;Atlantico. L&#8217;aumento di pesci piatti si vede anche nel Mar del Nord\u00bb commenta Camilla Sguotti.<\/p>\n<h2>Il nuovo mare dell&#8217;Antropocene<\/h2>\n<p>Una pesca non sostenibile, potenziata a partire dagli anni ottanta con l\u2019industrializzazione, si intreccia e sovrappone con il riscaldamento globale. Le sardine che sostituiscono le acciughe sono specie legate ad acque pi\u00f9 calde, per fare un esempio. Il riscaldamento delle acque apre poi nuove possibilit\u00e0 a specie aliene invasive tipiche delle acque tropicali, che trovano condizioni idonee per prosperare in zone dove un tempo era impossibile per loro stabilirsi. Questo va ad alterare tutti gli equilibri, le condizioni a cui una specie si \u00e8 adattata nel corso della sua evoluzione, le relazioni tra prede e predatori. Senza considerare che sul mare influiscono tantissime altre minacce, per esempio l\u2019inquinamento e l\u2019eutrofizzazione delle acque ad esso legata, che altera la disponibilit\u00e0 di nutrienti.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che nella fase in cui siamo \u00e8 drammaticamente difficile invertire la rotta. \u00abQuello che si \u00e8 verificato \u00e8 un cambio di regime, ovvero la nuova comunit\u00e0 che ora vive nelle acque dell\u2019alto mar Adriatico \u00e8 stabile\u00bb spiega Sguozzi. Questo implica che se anche si modificasse ora la pressione della pesca non si riuscirebbe comunque a ritornare alla comunit\u00e0 originaria, anche perch\u00e9 il cambiamento climatico ha mutato profondamente le condizioni ambientali. Il risultato di una pressione di pesca insostenibile che non consente agli stock ittici di rigenerarsi \u00e8 quello di rendere la comunit\u00e0 meno resiliente alle modificazioni ambientali. Ecco perch\u00e9 \u00e8 importante lavorare nell\u2019ottica di uno sfruttamento delle risorse pi\u00f9 oculato.<\/p>\n<h2>Il meraviglioso viaggio delle anguille, dal Mar dei Sargassi e ritorno<\/h2>\n<p>La pesca eccessiva non \u00e8 un male che affligge solo il mare. Poco pi\u00f9 a sud di Chioggia, nel delta del Po e lungo il grande fiume una specie iconica per tradizione culturale e gastronomica, l\u2019anguilla, \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 rara, e oggi \u00e8 a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.iucnredlist.org\/species\/60344\/12353365\">rischio critico di estinzione<\/a>. Le anguille sono pesci con un vita straordinaria e misteriosa, che da sempre affascinano gli scienziati.<\/p>\n<p>Tutte le anguille europee nascono nelle profondit\u00e0 del Mar dei Sargassi. Le larve, dette leptocefali, a forma di piccola foglia trasparente, si lasciano trasportare dalla corrente del Golfo e approdano dopo mesi, ormai mutate in piccolissimi pesci dalla forma cilindrica, verso le coste. I giovani, definiti anguille gialle, iniziano quindi una risalita dei fiumi, dove trascorrono anche 15 anni, muovendosi soprattutto di notte tra le acque melmose dei fondali,\u00a0 alla ricerca di prede.<\/p>\n<p>La maturazione sessuale delle anguille \u00e8 un altro dei puzzle che hanno sempre meravigliato gli studiosi (pare che Freud ne abbia dissezionate a centinaia non capacitandosi dell&#8217;assenza di organi sessuali nei giovani, mentre Aristotele sosteneva che si generassero dal fango): all&#8217;improvviso iniziano a cambiare forma, nei mesi primaverili, dopo anni placidamente passati nelle acque dolci. La prima notte d&#8217;inverno con l&#8217;abbassamento delle temperature, vento di burrasca e assenza di luna, le anguille mature, dette argentine, migrano in massa verso il mare, dove mutano ancora, diventano pesci abissali. E\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sciencealert.com\/scientists-track-eels-to-their-ocean-breeding-grounds-in-world-first?fbclid=IwAR3SR6VMHz3CjCC4Brrwm90TYvaA6nQ7ljtCeYg3Km1WpIG4d1XdKZvO_SA\">migrano fino al posto in cui sono nate<\/a>, il mar dei Sargassi, per riprodursi e morire.<\/p>\n<h2>La frammentazione dei fiumi non aiuta le anguille<\/h2>\n<p>\u00abLe anguille compiono un ciclo biologico molto ampio, toccando tantissimi ambienti differenti. Il depauperamento degli habitat e i cambiamenti climatici sottopongono quindi la specie a pressioni molto forti in diverse fasi della loro vita\u00bb spiega Mattia Lanzoni, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze dell\u2019ambiente e della prevenzione dell\u2019Universit\u00e0 di Ferrara, e referente scientifico del progetto europeo\u00a0<a href=\"https:\/\/lifeel.eu\/\">LIFEELS<\/a>, che ha lo scopo di individuare misure per la conservazione delle anguille in tutto il bacino del fiume Po. \u00abL&#8217;elevatissima frammentazione dei corsi fluviali e tutti gli sbarramenti che ci sono, impediscono la risalita dei giovani e la colonizzazione delle acque interne, e ostacola anche la discesa dei migratori adulti verso il mare\u00bb.<\/p>\n<p>Le acque interne europee sono tra gli habitat pi\u00f9 compromessi dall\u2019azione antropica. Uno\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41586-020-3005-2\">studio<\/a>\u00a0pubblicato su\u00a0<em>Nature<\/em>\u00a0stima la presenza di almeno un milione duecentomila sbarramenti lungo i corsi d\u2019acqua, che ne riducono in modo drammatico la connettivit\u00e0 per le specie animali ostacolandone gli spostamenti. Oltre a questo, in Italia, le grandi operazioni di bonifica hanno determinato la scomparsa di molte aree umide, habitat di grande importanza per le anguille (e per moltissime altre specie). Infatti, mentre le femmine intraprendono il viaggio di risalita dei fiumi, i maschi sono maggiormente legati alle acque salmastre delle foci. La perdita di qualit\u00e0 degli habitat \u00e8 legata in alcune aree anche all\u2019introduzione di specie aliene invasive che hanno un impatto pesante sulle anguille, come il pesce siluro.<\/p>\n<p>A questo si somma la pressione della pesca, elevata per via della grandissima richiesta che c\u2019\u00e8 delle prelibate carni dell\u2019anguilla nel mercato ormai mondiale. \u00abIl problema principale \u00e8 che noi riusciamo ad allevare la specie prendendo alcuni giovanili in natura, ma non siamo ancora in grado di farla riprodurre in cattivit\u00e0. Negli esperimenti per la riproduzione artificiale, si arriva a 30 giorni dalla schiusa ma poi non si capisce pi\u00f9 come dalla larva passare ad anguilletta. Questa fase del loro ciclo vitale avviene normalmente nel mar dei Sargassi, ed \u00e8 quindi molto complesso ricreare queste condizioni in laboratorio. Quindi tutto il consumo mondiale di anguilla si basa sugli stock naturali\u00bb spiega Lanzoni.<\/p>\n<h2>Il torbido business delle &#8220;anguille di vetro&#8221;<\/h2>\n<p>L\u2019anguillicoltura si basa sul prelievo in natura delle ceche, o anguille di vetro, piccole anguille trasparenti e lunghe in genere meno di 10 centimetri. Ma creature cos\u00ec rare acquistano un valore notevole, soprattutto se sono manicaretti molto apprezzati e costosi. \u00abIn Europa ci sono circa 6.000 allevamenti. In Asia, tra Cina, Thailandia e Giappone, ce ne sono 250.000 . Secondo le stime della FAO, dal continente europeo, per sostenere l&#8217;allevamento asiatico, vengono pescati all&#8217;anno due miliardi di giovani di anguille. Con un valore commerciale che si attesta tra i sei e i novemila euro al chilo. A questo si aggiunge poi il prelievo illegale\u00bb dice Lanzoni.<\/p>\n<p>Il giro di soldi del mercato nero \u00e8 impressionante: si arriva a tre miliardi di euro all\u2019anno. Le ceche vengono nascoste nei bagagli a mano e imbarcate sugli aerei per essere vendute di contrabbando agli allevamenti asiatici, utilizzando sistemi sofisticati che consentono la sopravvivenza delle anguille durante il trasporto. Nel territorio dell&#8217;Unione Europea, dal 2009 il prelievo delle ceche \u00e8 regolamentato, ed \u00e8 bandita la commercializzazione a paesi terzi. Dal 2016, nell\u2019ambito dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.europol.europa.eu\/media-press\/newsroom\/news\/49-individuals-across-europe-arrested-in-major-blow-to-eels-trafficking\">operazione Lake<\/a>, coordinata dalla Europol, e mirata al contrasto del contrabbando, pi\u00f9 di 500 persone sono state arrestate e circa 18 tonnellate di ceche sono state sequestrate e reintrodotte nell\u2019ambiente naturale.<\/p>\n<h2>Il clima che cambia minaccia la biodiversit\u00e0 di mari e fiumi<\/h2>\n<p>Anche nel caso dell\u2019anguilla il cambiamento climatico \u00e8 una minaccia incombente e reale. Basti pensare alla drammatica siccit\u00e0 del Po dell\u2019estate 2022. \u00abI giovanili di anguille che arrivano dal mare devono sentire la cosiddetta chiamata delle acque dolci &#8211; la diversa salinit\u00e0 in corrispondenza dei fiumi &#8211; per poter poi risalire. Lo scorso anno, le portate dei fiumi sono state bassissime e quindi i giovanili sono rimasti nelle zone costiere, non adatte al loro sviluppo biologico. Inoltre i livelli bassissimi del fiume hanno portato alla scomparsa di una serie di aree lungo le sponde che le anguille utilizzano come riparo. Si sono quindi concentrate al centro del fiume, dove per\u00f2 la pressione di predatori ittiofagi come i cormorani, che sono invece in forte aumento, ha avuto un impatto molto pesante\u00bb racconta Mattia Lanzoni.<\/p>\n<p>Il progetto europeo LIFEELS lavora sull\u2019intero bacino del Po per trovare soluzioni che consentano il recupero numerico delle anguille. Si lavora sulla connettivit\u00e0 della rete dei bacini idrici, sulla selezione dei migliori riproduttori e sul coinvolgimento dei pescatori locali. Lanzoni spiega che le attivit\u00e0 centenarie di pesca tradizionale sono infatti quelle pi\u00f9 sostenibili, ma stanno subendo purtroppo una drastica riduzione a causa dell\u2019aumento vertiginoso dei prezzi. \u00abChiudere del tutto il prelievo dell\u2019anguilla non \u00e8 una soluzione, perch\u00e9 porta a una perdita di interesse verso la specie, e viene a mancare il controllo a livello locale di chi ha sempre praticato storicamente la pesca. Questo favorisce invece il commercio illegale\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta insomma di una questione alquanto complicata. La\u00a0<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/resource.html?uri=cellar:a3c806a6-9ab3-11ea-9d2d-01aa75ed71a1.0009.02\/DOC_1&amp;format=PDF\">strategia della biodiversit\u00e0 europea 2030<\/a>\u00a0si propone di arrivare a proteggere il 30% delle aree marine (ad oggi circa l\u201911% \u00e8 tutelato) e di incentivare misure per la pesca sostenibile, anche attraverso l\u2019introduzione di limitazioni per l\u2019uso di alcuni attrezzi. La strategia si pone anche l\u2019obiettivo di ristabilire lo scorrimento libero di almeno venticinquemila chilometri di fiumi entro il 2030 eliminando e o adattando le barriere obsolete e ripristinando le pianure alluvionali. La FAO ha recentemente pubblicato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.fao.org\/3\/cc0459en\/cc0459en.pdf\">una roadmap<\/a>\u00a0per raggiungere uno sfruttamento sostenibile di mari e acque dolci.<\/p>\n<p>Non resta che pretendere una reale applicazione di questi interventi, necessari e urgenti per arrestare il declino dei nostri fiumi e mari. Anguille comprese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/anguille-loro-blu-delladriatico-che-rischia-di-scomparire\/laura-scillitani\/2022-12-26\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/anguille-loro-blu-delladriatico-che-rischia-di-scomparire\/laura-scillitani\/2022-12-26<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Laura Scillitani) L&#8217;alto Adriatico \u00e8 sempre stato uno dei mari pi\u00f9 pescosi d&#8217;Italia, ricco di biodiversit\u00e0, ma lo sfruttamento delle risorse eccessivo, combinato ai cambiamenti climatici\u00a0 ha profondamente alterato la fauna che lo popola, e alcune specie rischiano l&#8217;estinzione. Dagli squali alle anguille ecco la ricchezza che rischiamo di perdere Crediti immagine: Guido Andolfato, licenza Creative Commons &nbsp; Il mare di oggi non \u00e8 pi\u00f9 quello una volta. 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