{"id":76572,"date":"2023-01-11T13:38:12","date_gmt":"2023-01-11T12:38:12","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76572"},"modified":"2023-01-11T13:38:12","modified_gmt":"2023-01-11T12:38:12","slug":"poche-note-sulla-morte-di-joseph-ratzinger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76572","title":{"rendered":"Poche note sulla morte di Joseph Ratzinger"},"content":{"rendered":"<p><strong>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>Sono stato pochi giorni fuori dall\u2019Italia, raggiunto a stento dalla notizia della morte del papa emerito Benedetto XVI e quindi ignaro della sorprendente ricezione della notizia. Improvvisamente alla vicenda terrena del vescovo cattolico sono state appiccicate etichette e bandierine da parte dei pi\u00f9 diversi attori. L\u2019intero sistema dei media, come un sol uomo, ha montato il racconto del santo e dell\u2019eroe (nonch\u00e9 del genio) mentre molta parte della cosiddetta \u201carea del dissenso\u201d<a style=\"font-size: 16px\" href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><span style=\"font-size: 16px\">\u00a0ha ricalcato lo schema, riproducendovi sopra i propri stilemi.<\/span><\/p>\n<p>Entrambi, abbastanza palesemente, utilizzando l\u2019uomo contro il papa in carica che ha diverse colpe: non si allinea con il sufficiente entusiasmo alla parte dei \u2018buoni\u2019 nella guerra in corso contro la Russia<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, sostiene ancora, se pure in forma attenuata e dilavata, temi pauperistici ed anticapitalisti (peraltro tradizionali nella plurimillenaria istituzione che dirige)<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Ha sbandierato vistosamente uno scontro con la Curia nei primi mesi del suo papato, probabilmente giungendo ad un \u2018modus vivendi\u2019 negli ultimi. Il discorso di Francesco \u00e8 del resto fortemente antimondialista e radicalmente opposto alle deviazioni dell\u2019economia finanziarizzata, come si pu\u00f2 apprezzare in questo frammento all\u2019avvio della sua ultima enciclica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c12. \u2018Aprirsi al mondo\u2019 \u00e8 un\u2019espressione che oggi \u00e8 stata fatta propria dall\u2019economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all\u2019apertura agli interessi stranieri o alla libert\u00e0 dei poteri economici di investire senza vincoli n\u00e9 complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall\u2019economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perch\u00e9 \u00abla societ\u00e0 sempre pi\u00f9 globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli\u00bb.<a name=\"_ftnref9\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Siamo pi\u00f9 soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell\u2019esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L\u2019avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l\u2019identit\u00e0 dei pi\u00f9 forti che proteggono s\u00e9 stessi, ma cerca di dissolvere le identit\u00e0 delle regioni pi\u00f9 deboli e povere, rendendole pi\u00f9 vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre pi\u00f9 fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il \u2018<em>divide et impera\u2019\u201d<\/em>.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa vale la pena di dire, se pure da grande distanza?<\/em><\/p>\n<p>Intanto che il nome dei due papi, sin dall\u2019inizio reciprocamente avversari<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, mostra una divergenza non esattamente coerente con la narrativa dell\u2019eroe antisistema attribuita al primo.\u00a0<em>Benedetto da Norcia<\/em>\u00a0\u00e8 il fondatore dell\u2019omonimo ordine e dell\u2019istituzione nella quale trova una prima forma, secondo alcune autorevoli interpretazioni<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, l\u2019economia moderna ed \u00e8 certamente uno dei luoghi di formazione dell\u2019ortodossia cattolica.\u00a0<em>Francesco d\u2019Assisi<\/em>, anche esso fondatore dell\u2019omonimo ordine, pratica al contrario un modello antiistituzionale, sull\u2019orlo dell\u2019eresia, pauperistico, ribelle. Mai nessun papa ha preso il suo nome.<\/p>\n<p>Si tratta, comunque, di due figure medioevali, altissime, di grandiosa virt\u00f9 e impatto.<\/p>\n<p>Quindi si pu\u00f2 ricordare come entrambi i vescovi hanno una storia, e si formano in un contesto culturale e geografico specifico. Joseph Ratzinger era nato in Baviera nel 1927, da una famiglia cattolica molto osservante nella quale il padre era gendarme e a diciassette anni partecipa alla guerra. Studia teologia e partecipa al Concilio Vaticano II come \u2018progressista\u2019, ma a seguito del \u201968 vira in direzione opposta e fa carriera, grazie a Paolo VI. Diventa il campione della reazione contro la tendenza della Chiesa a partecipare ai moti di liberazione che attraversano il mondo. \u00c8 alla guida del Sant\u2019uffizio dal 1981 alla sua elezione ed in questa veste combatte contro tutte le tendenze che identifica come progressiste. \u00c8 chiaramente per questo che l\u2019area del dissenso lo assume come eroe (dimenticando che lo fa dalla posizione di potere della Santa inquisizione e per affermare un modello autoritario di sapore medioevale che \u00e8 del tutto incompatibile con qualsiasi ispirazione libertaria, con la sbandierata libert\u00e0 di ricerca, e via dicendo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ripercorriamo la sua biografia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli anni di formazione Ratzinger segue l\u2019esempio di Agostino, in chiave anti tomistica, e si ispira a teologi modernisti come Henri de Lubac, Marie-Dominique Chenu, Yves Congar e Friedrich Wilhelm Maier. Scrive il dottorato su Agostino, indagando sull\u2019espressione \u201c<em>popolo di Dio<\/em>\u201d. Ma l\u2019abilitazione la compie sulla figura del \u2018normalizzatore\u2019 del francescanesimo delle origini, quel Bonaventura da Bagnoregio che liquid\u00f2 le tendenze gioachimite<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0e millenariste che si intravedevano nella prima comunit\u00e0 \u2018rivoluzionaria\u2019 francescana. Il tema \u00e8 densamente politico, si tratta di interrogarsi, sue parole, se \u201csia possibile per un cristiano concepire una sorta di compimento all\u2019interno delle vicende di questo mondo, se sia possibile cio\u00e8 una specie di utopia cristiana, una sintesi di utopie e di escatologia\u201d. Qui avviene un episodio interessante, siamo nel 1952, nella tesi di settecento pagine il giovane candidato sostiene che la rivelazione non \u00e8 un insieme di proposizioni contenute nelle scritture, ma l\u2019azione storica di Dio nel mondo e pu\u00f2 mutare insieme alle vicende umane. Il relatore, Michael Schmaus, lo attacca violentemente accusandolo di modernismo e lui accetta di espungere tutta la parte di discussione teologica. La sua obbedienza e disciplina viene premiata con la cattedra di Teologia dogmatica a Frisinga. Ma in un articolo di quegli anni accusa la Chiesa di essersi troppo \u2018mondanizzata\u2019, e quindi debba tornare ad essere solo una \u2018comunit\u00e0 dei credenti\u2019 evitando di impegnarsi con il potere temporale. Sono i temi che poi, in una chiave diversa, impronteranno la sua pluridecennale battaglia con la \u201c<em>Teologia della liberazione<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Entra quindi nel Concilio Vaticano II a seguito del Cardinale Frings, cercando tra Tradizione e Scrittura (le due fonti dell\u2019ortodossia cattolica) una strada per essere un\u2019alternativa all\u2019era moderna entro questa. Nello scontro dottrinale intorno allo schema \u201c<em>De fontibus Revelationis<\/em>\u201d, contro il quale afferma la tesi, poi contenuta nei \u201c<em>Dei verbum<\/em>\u201d, che la fonte \u00e8 la parola di Dio stessa, che si manifesta attraverso strumenti come le Scritture e la Tradizione.<\/p>\n<p>In seguito segue Hans K\u00fcng\u00a0a Tubinga, ma a partire dal 1966 inizia a mutare orientamento, sente che ci si \u00e8 spinti troppo oltre, e che\u00a0<em>l\u2019aggiornamento<\/em>\u00a0della dogmatica e dei riti sia, piuttosto, un\u00a0<em>accomodamento\u00a0<\/em>con lo spirito del mondo. La contestazione del 1968 \u00e8 per lui, proveniente da ambienti molto conservatori, completamente incomprensibile. Fugge a Ratisbona sotto la tutela di un vescovo anticonciliare come Rudolf Graber e litigando con il suo ex amico K\u00fcng. Fonda la rivista \u201c<em>Communio<\/em>\u201d che cerca di riscrivere il Concilio come prolungamento della Tradizione. Nel giugno 1976 il Vaticano lo sceglie per affermare una linea anti-progressista prima come arcivescovo e poi cardinale, a cinquanta anni.<\/p>\n<p>Il riallineamento \u00e8 stato premiato.<\/p>\n<p><em>Diventa il braccio destro di Karol Wojtila<\/em>, di cui condivide la linea politica che si pu\u00f2 riassumere, come scrive Roberto Paura<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0\u201cmitigare gli eccessi di riformismo post-conciliare e stoppare brutalmente ogni deviazionismo teologico tendente a sinistra, in particolare al marxismo\u201d.\u00a0Quando accede alle posizioni di influenza in vaticano, di cui sar\u00e0 interprete per decenni, regola i conti con gli altri teologi tedeschi: revoca l\u2019insegnamento a Hans K\u00fcng nel 1979 e blocca la carriera di Metz, interferendo pesantemente nelle tradizionali libert\u00e0 accademiche attraverso un intervento autoritario e centralizzatore da Roma. Ci sar\u00e0 un grande scandalo internazionale di cui si continuer\u00e0 a parlare per anni. Nel 1981 \u00e8 nominato da Giovanni Paolo II alla guida della vecchia inquisizione, ribattezzata<em>\u00a0Congregazione per la Dottrina della Fede<\/em>. Ad agosto 1984 la Congregazione pubblica la \u201c<em>Istruzione su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0nella quale, con grande chiarezza, si tratta di \u201cattirare l&#8217;attenzione dei pastori, dei teologi e di tutti i fedeli, sulle deviazioni e sui rischi di deviazioni, pericolosi per la fede e per la vita cristiana, insiti in certe forme della teologia della liberazione, che ricorrono in maniera non sufficientemente critica a concetti mutuati da diverse correnti del pensiero marxista\u201d e per questo distingue tra la \u201cliberazione dal peccato\u201d, primaria, e quella \u201cdalle molteplici schiavit\u00f9 di ordine culturale, economico, sociale e politico, che in definitiva derivano tutte dal peccato, e costituiscono altrettanti ostacoli che impediscono agli uomini di vivere in conformit\u00e0 alla loro dignit\u00e0\u201d, mera conseguenza del peccato e quindi secondarie. Pi\u00f9 specificamente nel testo \u00e8 sviluppata questa distinzione cruciale:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c15. Neppure \u00e8 possibile localizzare il male principalmente e unicamente nelle cattive \u2018strutture\u2019 economiche, sociali o politiche, come se tutti gli altri mali trovassero in esse la loro causa, sicch\u00e9 la creazione di un \u2018uomo nuovo\u2019 dipenderebbe dall&#8217;instaurazione di diverse strutture economiche e socio-politiche. Certamente esistono strutture ingiuste e generatrici di ingiustizia, che occorre avere il coraggio di cambiare. Frutto dell&#8217;azione dell&#8217;uomo, le strutture, buone o cattive, sono delle conseguenze prima di essere delle cause. La radice del male risiede dunque nelle persone libere e responsabili, che devono essere convertite dalla grazia di Ges\u00f9 Cristo, per vivere e agire come creature nuove, nell&#8217;amore del prossimo, nella ricerca efficace della giustizia, nella padronanza di se stesse e nell&#8217;esercizio delle virt\u00f9. (13)<\/p>\n<p>Ponendo come primo imperativo la rivoluzione radicale dei rapporti sociali e criticando, per questo, la ricerca della perfezione personale, ci si mette sulla via della negazione del significato della persona e della sua trascendenza, e si distrugge l&#8217;etica e il suo fondamento che \u00e8 il carattere assoluto della distinzione tra il bene e il male. Per altro, poich\u00e9 la carit\u00e0 \u00e8 il principio della perfezione autentica, questa non pu\u00f2 essere concepita senza l&#8217;apertura agli altri e senza lo spirito di servizio\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di seguito lo zelo dei pastori che cercano di \u201ctrovare mezzi efficaci che permettano di porre fine al pi\u00f9 presto ad una situazione intollerabile\u201d, rappresentata dalle ineguaglianze e dallo sfruttamento, sono denunciate come \u201caltrettanto rovinose per l\u2019uomo e la sua dignit\u00e0 quanto la miseria\u201d se si dimenticano le corrette priorit\u00e0. La denuncia \u00e8 rivolta a una nuova interpretazione che corrompe l\u2019impegno per i poveri a causa della \u201cassunzione non critica di elementi dell\u2019ideologia marxista e il ricorso alle tesi di un\u2019ermeneutica biblica\u00a0<em>viziata di razionalismo<\/em>\u201d. Torneremo diffusamente su questo ultimo punto. Ci\u00f2 che si oppone all\u2019analisi razionalista sulle strutture, nel mentre se ne denuncia non infondatamente la connessione con specifiche posizioni filosofiche ed ideologiche, \u00e8 semplice:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cil criterio ultimo e decisivo di verit\u00e0 non pu\u00f2 essere, in ultima analisi, che un criterio esso stesso teologico. \u00c8 alla luce della fede, e di ci\u00f2 che essa ci insegna sulla verit\u00e0 dell&#8217;uomo e sul significato ultimo del suo destino, che si deve giudicare della validit\u00e0 o del grado di validit\u00e0 di ci\u00f2 che le altre discipline propongono, spesso d&#8217;altronde in maniera congetturale, come verit\u00e0 sull&#8217;uomo, sulla sua storia e sul suo destino\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E, riguardo alla gerarchia:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c13. Da una simile concezione della Chiesa del popolo si sviluppa una critica delle stesse strutture della Chiesa. Non si tratta soltanto di una correzione fraterna nei confronti dei pastori della Chiesa, il cui comportamento non riflette lo spirito evangelico di servizio e si attiene a espressioni anacronistiche di autorit\u00e0 che scandalizzano i poveri.\u00a0<em>\u00c8 anche messa in causa la\u00a0<\/em><em>struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa, quale l&#8217;ha voluta il Signore stesso<\/em>. Nella gerarchia e nel Magistero si denunciano i rappresentanti effettivi della classe dominante che \u00e8 necessario combattere. Dal punto di vista teologico, questa posizione sta a dire che il popolo \u00e8 la sorgente dei ministeri e che esso pu\u00f2, dunque, scegliersi i propri ministri, in base alle necessit\u00e0 della sua storica missione rivoluzionaria\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si conclude, richiamando Paolo VI:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNoi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggi\u00f9 nella Chiesa di Cristo, \u2018non \u00e8 di questo mondo\u2019, \u2018la cui figura passa\u2019; e che la sua vera crescita non pu\u00f2 essere confusa con il progresso della civilt\u00e0, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre pi\u00f9 profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre pi\u00f9 fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre pi\u00f9 ardentemente all&#8217;amore di Dio, e nel dispensare sempre pi\u00f9 abbondantemente la grazia e la santit\u00e0 tra gli uomini\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Segue una vasta campagna contro i vescovi e teologi sudamericani che portavano avanti i temi della Assemblea Generale di Medellin del 1968 e del \u201cPatto delle catacombe\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0a favore della lotta delle classi subalterne. Vengono condannati Leonardo Boff<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0e Gustavo Gut\u00ederrez<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, e il tentativo di fare del cristianesimo \u201cuno strumento della trasformazione concreta del mondo\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Nel 1989 ben 311 teologi cattolici, e sedicimila parroci, protestano nella \u201c<em>Dichiarazione di Colonia<\/em>\u201d contro la volont\u00e0 di Ratzinger di estendere il magistero papale alla libert\u00e0 di pensiero. Il tono del nostro inquisitore arriva ad opporsi fermamente alla dichiarazione del Giubileo, nel quale il Papa chiede perdono per gli errori storici della Chiesa, come l\u2019Inquisizione, la persecuzione degli ebrei, la discriminazione delle donne. Per il Prefetto della Congregazione la Chiesa non pecca mai.<\/p>\n<p>Ormai il punto \u00e8 \u201c<em>respingere il relativismo<\/em>\u201d (che, attenzione, significa esattamente che tutto il Vero \u00e8 nel messaggio della gerarchia romana) in favore di \u201cpunti fermi\u201d che sono indicati dalla Tradizione romana e cattolica.<\/p>\n<p>Quando ha 77 anni viene candidato dal Papa come successore con l\u2019appoggio della Curia. Gli si contrappongono candidati del lato progressista, in primis Jorge Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Del resto Ratzinger \u00e8 un decano e conosce la macchina vaticana come nessun altro, e vede l\u2019opportunit\u00e0 di portare avanti la sua battaglia di \u201cdemondizzazione\u201d, ovvero, come dice nel discorso inaugurale del Conclave, di contrastare la \u201cdittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie\u201d. Nel terzo scrutinio Bergoglio prende 40 voti, per costringere Ratzinger (che deve raggiungere i due terzi) a ritirarsi. Soccorre il nuovo regolamento che dal quarto scrutinio passa al ballottaggio a maggioranza semplice. Il 19 aprile 2005 \u00e8 eletto.<\/p>\n<p>Come Papa combatte aspramente la \u201ccanonizzazione del relativismo\u201d, che lascia libert\u00e0 di critica e di pensiero, e riammette i lefrevbiani e della \u201cmessa tridentina\u201d (con il sacerdote rivolto all\u2019altare ed in latino). Attacca l\u2019Islam e concede un\u2019udienza ad Oriana Fallaci, attacca il razionalismo illuminista e la libert\u00e0 di pensiero, fede ed opinione. Secondo l\u2019interpretazione di Hans K\u00fcng nella sua biografia: \u201cCi\u00f2 che viene storicamente dopo il Medioevo non interessa a Joseph Ratzinger come uno sviluppo fecondo, ma piuttosto come uno sviluppo pernicioso, una fase della decadenza dell\u2019Occidente\u201d<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Ma essere contro l\u2019et\u00e0 moderna tutta significa anche che ci sono valori etici \u201cveri e solidi\u201d, sottratti al dibattito democratico.<\/p>\n<p>Dopo la rinuncia del 11 febbraio 2013 il suo candidato perde contro Bergoglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal punto di vista filosofico il pensiero di Ratzinger appare connesso con quello di Heidegger su molti e qualificati punti. In un testo del 1968, riletto da Roberto Fineschi<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0viene chiarito che la fede \u00e8 un salto nell\u2019abisso, in linea di principio infondata su ci\u00f2 di cui si pu\u00f2 avere esperienza, ma che ritiene essere il \u201cvero effettuale\u201d, proprio ci\u00f2 che non si pu\u00f2 esperire. Il pensiero tecnico sarebbe allora quello derivante dalla modernit\u00e0, per il quale ci\u00f2 che deve essere fatto diventa il nuovo fondamento ontologico. \u00a0\u201cLa verit\u00e0 con la quale ha a che fare l\u2019uomo non \u00e8 n\u00e9 la verit\u00e0 dell\u2019essere n\u00e9 alla fine quella delle sue azioni passate, bens\u00ec \u00e8 la verit\u00e0 del cambiamento, della formazione del mondo, una verit\u00e0 riferita al futuro ed all\u2019azione\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.\u00a0Quindi al rapporto\u00a0<em>tra sapere e fare<\/em>, proprio della impostazione storicista e tecnicistica, occorre contrapporre quello tra\u00a0<em>essere immutabile e capire<\/em>. Si tratta di affidarsi piuttosto alla fede, che \u00e8 \u201cil consegnarsi al non-fatto-da-s\u00e9 e mai fattibile, che proprio per questo fa da fondamento e rende possibile tutto il nostro fare\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. \u00c8 la distinzione heideggeriana tra pensiero calcolatore e pensiero della coscienza, tra le quali occorre semplicemente scegliere, senza alcuna argomentazione o ragione. \u2018Capire\u2019 \u00e8 la forma attraverso la quale \u201criceve il suo rapporto con la verit\u00e0 dell\u2019essere\u201d, cio\u00e8 \u201ccapire il Senso a cui ci si \u00e8 affidati\u201d. Ancora, \u201ccapire significa cogliere e comprendere il Senso, che si \u00e8 ricevuto come\u00a0<em>fondamento<\/em>, come\u00a0Senso\u00a0vero e proprio\u201d.\u00a0Ma chi non accede a questo deve accedervi dialogando con gli illuminati, ovvero con la Chiesa.<\/p>\n<p>In altre parole, da una parte la mossa parte dal dire che la Verit\u00e0 \u00e8 data nel dettato cattolico, e dobbiamo prenderla per buona\u00a0<em>cos\u00ec come \u00e8<\/em>, dall\u2019altra aggira l\u2019obbligo di dimostrare una cos\u00ec impegnativa affermazione affermando semplicemente che\u00a0<em>non \u00e8 possibile farlo<\/em>. Una strana forma di universalismo, fondata su un\u2019accettazione idiosincratica, indisponibile al dialogo. Dialogo e discorso razionale che per Hegel \u00e8 la \u2018ragione\u2019 vera e propria, posta tra la ragione strumentale e quella che chiama la cultura dell\u2019immediato.<\/p>\n<p>Per come la mette Fineschi,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl ratzingerismo fa sparire tendenziosamente questa terza dimensione e riduce la ragione a mera ragione strumentale; ci\u00f2 non \u00e8 casuale ovviamente: si vorrebbe con ci\u00f2 far credere cio\u00e8 che alla \u2018ragione\u2019 \u2013 ridotta a calcolo tout court \u2013 c\u2019\u00e8 una sola alternativa possibile, la legge del cuore; scartata la conoscenza razionale (ma in realt\u00e0 intellettuale) l\u2019unica alternativa sarebbe l\u2019irrazionalismo mistico cotto in varie salse\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che in sostanza lui ha paura delle cose che cambiano, le vuole ferme per controllarle meglio, e quindi si rifugia (proprio mentre accelera il cambiamento e la rivolta) nella Tradizione, nella sicurezza e stabilit\u00e0. Inoltre opera un singolare travestimento del comunitarismo nella gerarchia della Chiesa, la quale \u00e8 una comunit\u00e0 della conoscenza di Dio che deve essere accettata \u2018per fede\u2019, insieme al magistero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si potrebbe trattare solo di dispute dottrinali, ma c\u2019\u00e8 altro. Nella lotta pluridecennale che Ratzinger, in uno con i settori pi\u00f9 conservatori della gerarchia cattolica, ha condotto contro i fermenti di liberazione che si manifestavano nel Sudamerica (ma non solo) c\u2019\u00e8 un sovrappi\u00f9. Una precisa scelta di campo.<\/p>\n<p>Dagli anni Sessanta, e poi nella vicenda cilena, la \u2018<em>Teologia della liberazione<\/em>\u2019 era stata un decisivo centro di elaborazione ed irradiazione di un autentico spirito di ribellione al dominio imperialista e alla logica della dipendenza sudamericana, ponendosi con nettezza e coraggio dalla parte dei secondi, e degli ultimi. I settori conservatori della chiesa cattolica, e le organizzazioni della destra, come i settori borghesi pi\u00f9 legati al dominio oligarchico e contemporaneamente subalterno alle relazioni di dipendenza internazionali, si schierarono immediatamente contro questa insorgenza, facendogli pagare un pesantissimo tributo fino al versamento del sangue di molti esponenti, grandi e piccoli<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Negli anni Ottanta l\u2019opposizione giunse ai diretti pronunciamenti censori della gerarchia centrale; con l\u2019ordine da Roma di emarginare, con i mezzi pi\u00f9 brutali, migliaia di sacerdoti, religiosi e laici legati alla \u201cteologia\u201d. E si arriv\u00f2 in conseguenza alle azioni pi\u00f9 violente del braccio armato del capitalismo internazionale. Ad esempio, nel 1980 molti gesuiti che militavano in essa furono uccisi dagli spietati \u201csquadroni della morte\u201d salvadoregni, che non si fermarono neppure davanti al primate. Nel 1980 viene infatti ucciso sull\u2019altare l\u2019arcivescovo Romero<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>, morte preceduta dall\u2019omicidio del gesuita Rutilio Grande<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>, e seguita, pochi anni dopo, da quello dell\u2019attivista e collaboratrice Marianella Garcia Villas<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Sfortunatamente la lista \u00e8 molto lunga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Singolare paradosso, che vede persone ed aree che si sentono umiliati ed offesi dalle ineguaglianze delle quali \u00e8 intessuta la nostra societ\u00e0, schierarsi insieme alle \u00e9lite di tutto il mondo nella celebrazione, voluta dai pi\u00f9 potenti mezzi di manipolazione dell\u2019opinione, della figura centrale della repressione ideologica (e poi materiale) delle istanze di liberazione. Quel Joseph Ratzinger che nel combattere la \u201c<em>mondizzazione<\/em>\u201d intendeva propriamente affermare il potere gerarchico della Chiesa di Roma e il suo monopolio della Verit\u00e0, prima e sopra qualsiasi possibilit\u00e0 di discuterne e dissentire.<\/p>\n<p>N\u00e9 si tratta qui di una mera difesa dell\u2019autonomia del magistero storico di una reverenda istituzione millenaria, o della cultura cristiana, in quanto tale radicalmente indisponibile a schiacciarsi su fonti di valore secolari incompatibili. Per questo ogni Papa, incluso l\u2019ultimo, ha sempre fatto il suo dovere. Si tratta di altro. Della posizione che si prende nei conflitti dirimenti del proprio tempo, e questo, spiace, mette Ratzinger da una parte specifica e chiara:\u00a0<em>con i pi\u00f9 forti<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Uso questo termine vago, ma autoattribuito, per indicare una complessa costellazione di organizzazioni, individui e testate che sono in disaccordo su tutto, ma concordi a concepirsi come radicalmente opposti allo stato delle cose e dei poteri presenti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Rinvio, per una valutazione di questa al mio \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/11\/la-guerra-necessaria-logiche-della.html\">La guerra necessaria. Logiche della dipendenza<\/a><\/em>\u201d, La Fionda 2\/2022, p. 143.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si vedano in particolare le encicliche \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html\">Laudato s\u00ec<\/a><\/em>\u201d, del 24 maggio 2015, e \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html\">Fratelli tutti<\/a><\/em>\u201d, del 3 ottobre 2020. Per una lettura della prima si veda questo post \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/07\/papa-francesco-laudato-si-enciclica.html\">Papa Francesco, \u2018Laudato si<\/a>\u201d, del 7 luglio 2015.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Enciclica \u201c<em>Fratelli tutti<\/em>\u201d, 2020.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Nel concilio che vide, come previsto e preparato dal predecessore, vincere Ratzinger il pi\u00f9 probabile avversario era proprio Bergoglio e nel successivo, quando Benedetto aveva predisposto l\u2019elezione di Angelo Scola, vince al quinto scrutinio.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Luigino Bruni, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/10\/luigino-bruni-larte-della-gratuita.html\">L\u2019arte della gratuit\u00e0. Come il capitalismo \u00e8 nato dal cristianesimo e come lo ha tradito<\/a><\/em>\u201d, Avvenire, 2021.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0&#8211; Gioacchino da Fiore (1145 &#8211; 1202) \u00e8 stato un monaco cistercense, figlio di un notaio e abate di Corazzo fino al 1187. Esonerato dal papa Clemente III fond\u00f2 l\u2019eremo di San Giovanni in Fiore e fond\u00f2 l\u2019ordine florense. Scrisse diverse opere teologiche, alcune perse, come il \u201cDe articulis fidei\u201d e il \u201cDe unitate seu essentia trintatis\u201d, oltre alcune opere esegetiche e raccolte di sermoni. La storia \u00e8 riletta da Gioacchino come una successione di stadi, che porter\u00e0 all\u2019epoca dello Spirito, un\u2019epoca di suprema libert\u00e0, perfetta carit\u00e0, completa spiritualit\u00e0. Guidata in questo da un ordine religioso perfetto.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; La \u201c<em>Teologia della liberazione<\/em>\u201d prende le mosse dal Concilio Vaticano II, e trae ispirazione, calandola nella condizione concreta dello sfruttamento, dal tentativo di Giovanni XXIII di aggiornare il pensiero della chiesa nel mondo moderno, intorno al senso della giustizia e dell\u2019amore. Si sviluppa da questo impulso negli anni Sessanta, mettendosi in connessione con la \u201cTeoria della dipendenza\u201d, neomarxista. Dall\u2019altra parte, nell\u2019insegnamento di Gustavo Gutierrez, il cui testo capitale \u00e8 \u201c<em>Teologia della liberazione. Prospettive<\/em>\u201d, del 1971, la salvezza viene calata dentro la condizione concreta di povert\u00e0 e miseria dei poveri e quindi tradotta in un appello di giustizia. Come scrive nel suo libro: \u201cDa una prospettiva di fede ci\u00f2 che, in ultima analisi, spinge i cristiani a partecipare alla liberazione dei popoli oppressi e delle classi sociali sfruttate, \u00e8 il convincimento della totale incompatibilit\u00e0 delle esigenze evangeliche con una societ\u00e0 ingiusta e alienante\u201d (p.124). Seguono questa linea i fratelli Boff, Jon Sobrino, Enrique Dussel, e Hugo Assmann.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Roberto Paura, \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.iltascabile.com\/societa\/ratzinger\/?fbclid=IwAR0ddQU9IQ0zu7sFXVXvjLDNVibOh_UIKIqJ_urVrDjKu-EOueXCVZ0Mcas\">Indagine su Ratzinger<\/a><\/em>\u201d, 2.12.2002.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_con_cfaith_doc_19840806_theology-liberation_it.html\">Istruzione su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Subito dopo il Concilio alcuni vescovi e teologi firmarono il \u201cPatto delle catacombe\u201d, che elencava 13 punti per porre in attuazione questi principi. In America Latina questo impulso fu particolarmente forte, grazie alla base data dal movimento anni Cinquanta brasiliano delle \u201ccomunit\u00e0 di base\u201d, intorno alla figura di Carlos Mesters e la Celam (Conferenza episcopale latino-americana). La Celam organizz\u00f2 a Medellin un congresso per tradurre le indicazioni conciliari in America Latina. Il tema principale fu che era la dipendenza economica, e la povert\u00e0 che ne derivava, a contrastare con la volont\u00e0 di Dio, per cui \u00e8 la liberazione da questa a dover interessare la chiesa. Ne seguiva il dovere di \u201cdifendere, secondo il mandato evangelico, i diritti dei poveri e degli oppressi\u201d, e, quindi, \u201cdenunciare energicamente gli abusi e le ingiuste conseguenze delle eccessive disuguaglianze tra ricchi e poveri, tra potenti e deboli\u201d (relazione del vescovo Pironio).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Ex frate francescano e teologo, dottorato a Monaco nel 1970 avendo come relatore proprio Joseph Ratzinger, \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti esponenti della Teologia della Liberazione sudamericano che lo porta ad un crescente scontro con le gerarchie vaticane. Nel 1984 viene processato a Roma dalla Congregazione per la Dottrina della Fede del suo vecchio professore per effetto delle tesi sostenute in \u201c<em>Chiesa: Carisma e Potere<\/em>\u201d. Nel 1992 abbandona l\u2019Ordine dei Francescani per effetto delle minacce e denunce ricevute dal Papa Giovanni Paolo II. Da quell\u2019anno si occupa come laico delle comunit\u00e0 cristiane di base brasiliane ed insegna all\u2019universit\u00e0 di Rio de Janeiro. Diviene un elemento di spicco del Movimento No Global e sostiene Lula. Nella sua impostazione il nesso tra povert\u00e0 e capitalismo, e quello tra povert\u00e0 e globalizzazione economica portano a ritenere che la liberazione cristiana debba essere \u201cintegrale\u201d, e non concentrata solo sulla componente spirituale. La sua denuncia dell\u2019atteggiamento delle gerarchie vaticane passa per la qualifica di atteggiamento \u2018feudale\u2019, che concepisce la Chiesa come organo del ricco\u00a0<em>per<\/em>\u00a0il povero e non\u00a0<em>con<\/em>\u00a0il povero. Riecheggia il dibattito storico tra Agostino e Pelagio.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Teologo peruviano dell\u2019Ordine dei frati predicatori, docente all\u2019Universit\u00e0 Notre Dame e dottorato a Lione. Nel settembre 1984 l\u2019episcopato peruviano, convocato a Roma per condannarlo, si \u00e8 opposto fermamente, difendendone l\u2019ortodossia e l\u2019impegno per i poveri. Ha scritto il libro \u201c<em>Teologia della Liberazione<\/em>\u201d, nel 1972 e, pi\u00f9 di recente, \u201c<em>Alla ricerca dei poveri di Ges\u00f9 Cristo<\/em>\u201d, nel quale ripercorre la vita di Bartolomeo de Las Casas.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; In Joseph Ratzinger, \u201c<em>Rapporto sulla fede. Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger<\/em>\u201d, San Paolo edizioni, 2005 (ed. or. 1984).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Hans K\u00fcng, \u201c<em>Una battaglia lunga una vita<\/em>\u201d, Bur, 2015<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta di Joseph Ratzinger, \u201c<em>Introduzione al Cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico della fede<\/em>\u201d, Queriniana, 2003, citato in Roberto Fineschi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/24623-roberto-fineschi-annuntio-vobis-gaudium-magnum-habemus-papam.html\">Annuntio vobis gaudium magnum: habemus papam! Ratzinger, a Roma via Friburgo<\/a>\u201d,\u00a0<\/em>Marxismo oggi&#8221;, 2005\/2.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit, p. 32<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 37<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Durante gli ultimi anni Settanta e gli anni Ottanta la \u2018Teologia della Liberazione\u2019 pag\u00f2 un durissimo debito di sangue per la sua scelta di campo, con l\u2019uccisione di tanti gesuiti, come padre Espinal Camps (\u201cLucho\u201d) in Bolivia, ucciso il 21 marzo 1980, tre giorni prima di Romero in Salvador. Ma dovette subire anche la repressione incruenta della gerarchia cattolica, che partendo dalla Congregazione della Fede coordinata da Ratzinger, mise sotto accusa l\u2019intera tendenza, destituendo padre Arrupe (superiore generale della Compagnia di Ges\u00f9) e sostituendo molti vescovi con esponenti dell\u2019Opus dei. Cfr,\u00a0<a href=\"https:\/\/books.fbk.eu\/media\/pubblicazioni\/allegati\/Rizzi_10.14598Annali_studi_relig_14201304.pdf\">https:\/\/books.fbk.eu\/media\/pubblicazioni\/allegati\/Rizzi_10.14598Annali_studi_relig_14201304.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Oscar Romero viene ucciso il 24 marzo 1980 nella capitale del San Salvador con un colpo di fucile da parte di un cecchino in auto. Eletto nel 1977 grazie all\u2019appoggio dell\u2019oligarchia locale, cambia progressivamente opinione grazie al contatto di teologi della liberazione come Rutilio Grande. Il 12 marzo 1977 padre Rutilio viene assassinato insieme a due catecumeni e l\u2019arcivescovo inizia una battaglia che porter\u00e0 a continue stragi per vendetta e intimidazione. Ad Aguillares furono uccisi 200 fedeli, e sempre pi\u00f9 collaboratori di Romero ne seguirono le sorti. Alla fine, il maggiore Roberto D\u2019Aubisson ordin\u00f2 la sua stessa morte. Venti giorni prima in un discorso alla radio diocesana disse:\u00a0<em>\u201cIl martirio \u00e8 una grazia di Dio che non credo di meritare, ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita che il mio sangue sia un seme di libert\u00e0 e il segno che la speranza sar\u00e0 presto realt\u00e0\u2026\u00a0Io parlo in prima persona perch\u00e9 questa settimana mi \u00e8 arrivato un avviso che sto nella lista di coloro che stanno per essere eliminati la prossima settimana. Ma rimanga il punto fermo che la voce della giustizia nessuno mai potr\u00e0 ammazzarla.\u201d\u00a0<\/em>Aveva 63 anni.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Il gesuita Rutilio Grande, grande amico di Oscar Romero, viene ucciso il 12 marzo 1977 ad Aguilares. Nato da una famiglia povera e parroco di Aguillares, dal 1973 si impegna a creare Comunit\u00e0 Cristiane di Base nelle quali il messaggio religioso viene associato strettamente ad una inflessibile denuncia delle condizioni di sfruttamento economico e sociale. Ancorato alla \u201cTeologia della Liberazione\u201d si impegn\u00f2 anche per far entrare il suo amico Romero in contatto con le reali condizioni del paese e del suo popolo. D\u2019Aubisson ne ordin\u00f2 la morte per mettere a tacere la sua voce, ma riusc\u00ec solo ad amplificarla. Al suo funerale parteciparono 100.000 persone. Aveva 49 anni.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> &#8211; L\u2019avvocato Marianella Garcia Villas viene uccisa il 14 marzo 1983 a Suchitoto. Era una figlia della ricca borghesia locale, laureata in legge e filosofia nel 1970 si impegn\u00f2 sin dall\u2019inizio con le comunit\u00e0 contadine salvadoregne, condividendone la dura vita e impegnandosi nell\u2019Azione Cattolica Universitaria prima poi nel Partito democratico Cristiano dal quale fu presto emarginata ed espulsa. Fuggita dal Salvador e rifugiata in Messico (come tanti in quegli anni) continua ad entrare nel paese per cercare prove delle repressioni e denunciarle all\u2019Onu. Nel corso di una di queste incursioni, mentre nel 1983 cercava prove dell\u2019utilizzo del fosforo bianco nelle repressioni della giunta militare, pur sapendo di essere in testa alla lista delle persone da uccidere (D\u2019Aubisson l\u2019aveva mostrata in televisione con tanto di foto), fu oggetto di un agguato, ferita, catturata, selvaggiamente torturata e abbandonata in una discarica in un cumulo di cadaveri. Aveva 39 anni.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/01\/poche-note-sulla-morte-di-joseph.html?m=1\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/01\/poche-note-sulla-morte-di-joseph.html?m=1<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) Sono stato pochi giorni fuori dall\u2019Italia, raggiunto a stento dalla notizia della morte del papa emerito Benedetto XVI e quindi ignaro della sorprendente ricezione della notizia. 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