{"id":76628,"date":"2023-01-14T07:00:26","date_gmt":"2023-01-14T06:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76628"},"modified":"2023-01-15T09:08:40","modified_gmt":"2023-01-15T08:08:40","slug":"il-tifo-e-la-guerra-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76628","title":{"rendered":"IL TIFO E LA GUERRA IN UCRAINA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di STEFANO D&#8217;ANDREA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono anni che combatto e perdo una personale battaglia contro il tifo: tifo per; e tifo contro.<br \/>\nChi combatte contro il tifo non ottiene consenso, perch\u00e9 combatte contro la quasi generalit\u00e0 degli ascoltatori o lettori.<br \/>\nIl consenso lo trovano coloro che combattono contro una parte o contro un&#8217;altra, per una parte o per un&#8217;altra.<br \/>\nL&#8217;idea che noi italiani siamo o possiamo essere estranei alla maggior parte delle controversie che si verificano nel mondo, \u00e8 negata da tutti.<br \/>\nDa taluni per (pretese) ragioni morali, da altri per (pretese) ragioni logiche.<br \/>\nQuest&#8217;ultimo punto di vista, che pretende di essere superiore al primo, valutato come moralistico, \u00e8 in s\u00e9 la quintessenza della illogicit\u00e0 e del fanatismo: impercettibili possibilit\u00e0 di un eventuale interesse italiano, che derivino da un certo esito di una guerra, sono aprioristicamente valutate come sicuramente superiori ad altri interessi, pi\u00f9 o meno omogenei, i quali spesso nemmeno sono considerati; questo modo di &#8220;pensare&#8221; fa si che ci sia sempre un piatto della bilancia sul quale stanno considerazioni che pesano di pi\u00f9, se non addirittura le uniche considerazioni che pesano e che dunque vi sia sempre una ragione per tifare. E&#8217; una forma di moralismo camuffato da una sedicente teoria, che altro non \u00e8 che un autoinganno.<br \/>\nNon \u00e8 raro, infatti, che anche i &#8220;logicamente&#8221; tifosi adducano argomenti morali a sostegno del loro tifo.<br \/>\nNoi tendenzialmente dissenzienti siamo sempre in bilico nel commettere questo errore, anche quando siamo persone che il pi\u00f9 delle volte lo sottolineano e ne tengono conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben venga dunque la presa di posizione di 11 ex corrispondenti di guerra, contro il tifo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">***<br \/>\nUndici storici corrispondenti di grandi media lanciano l&#8217;allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: &#8220;Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin&#8221;. L&#8217;ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: &#8220;Questa non \u00e8 pi\u00f9 informazione, \u00e8 propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni&#8221;. Toni Capuozzo (ex TG5): &#8220;Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare cos\u00ec il tema vuol dire non conoscere cos&#8217;\u00e8 la guerra&#8221;.<br \/>\n&#8220;Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male&#8221;. Inizia cos\u00ec l\u2019appello pubblico di undici storici inviati di guerra di grandi media nazionali (Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore), che lanciano l&#8217;allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto nel giornalismo italiano (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). &#8220;Noi la guerra l&#8217;abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti&#8221;, esordiscono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Vird\u00f2. &#8220;Proprio per questo \u2013 spiegano \u2013 non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell\u2019era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi&#8221;, notano i firmatari. &#8220;Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;L\u2019opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo\u201d \u2013 Gli inviati, come ormai d\u2019obbligo, premettono ci\u00f2 che \u00e8 persino superfluo: \u201cQui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui \u00e8 quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l\u2019Ucraina. Lui \u00e8 quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: \u00e8 l\u2019unico responsabile? Noi siamo solidali con l\u2019Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perch\u00e9 e come \u00e8 nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin\u201c. Mentre, notano, \u201cmanca nella maggior parte dei media (soprattutto nei pi\u00f9 grandi e diffusi) un\u2019analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perch\u00e9 \u00e8 successo\u201d. Quegli stessi media che \u201cci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondit\u00e0 l\u2019opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l\u2019Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il due per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporter\u00e0 inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L\u2019emergenza guerra \u2013 concludono \u2013 sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le societ\u00e0 liberaldemocratiche come le nostre&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alberizzi: \u201cNon \u00e8 pi\u00f9 informazione, \u00e8 propaganda\u201d \u2013 Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. \u201cDato che la penso cos\u00ec, in giro mi danno dell\u2019amico di Putin\u201d, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent\u2019anni corrispondente del Corriere dall\u2019Africa. \u201cMa a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perch\u00e9 questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perch\u00e9, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell\u2019intervista. Oggi sarebbe impossibile\u201c. La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su \u201cinformazioni a senso unico fornite da fonti considerate \u201cautorevoli\u201d a prescindere. L\u2019esempio pi\u00f9 lampante \u00e8 l\u2019attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l\u2019opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non \u00e8 pi\u00f9 informazione, \u00e8 propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo pi\u00f9 quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negri: \u201cFare spettacolo interessa di pi\u00f9 che informare\u201d \u2013 \u201cQuesta guerra \u00e8 l\u2019occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari\u201c, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani. \u201cPoi ci sono i commentatori seduti sul sof\u00e0, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po\u2019 pena. D\u2019altronde la maggior parte dei media \u00e8 molto pi\u00f9 interessata a fare spettacolo che a informare\u201d. La vede cos\u00ec anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, gi\u00e0 vicedirettore e inviato di guerra \u2013 tra l\u2019altro \u2013 in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: \u201cL\u2019influenza della politica da talk show \u00e8 stata nefasta\u201d, dice al fattoquotidiano.it. \u201cI talk seguono una logica binaria: o s\u00ec o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica \u00e8 deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale \u201cchi ha ragione?\u201d, la risposta \u00e8 semplice: Putin \u00e8 l\u2019aggressore, l\u2019Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si \u00e8 arrivati fin qui: l\u00ec verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l\u2019intelligenza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capuozzo: \u201cIn guerra i dubbi sono preziosi\u201d \u2013 \u201cSembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori\u201d, argomenta Capuozzo. \u201cInvece \u00e8 proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l\u2019unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos\u2019\u00e8 la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra \u00e8 in s\u00e8 un crimine, come dimostrano la Bosnia, l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti\u201d. Certo, ci sono le esigenze mediatiche: \u201c\u00c8 ovvio che non si pu\u00f2 fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 un minimo sindacale di onest\u00e0 dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere \u00e8 difficilissimo attenersi ai fatti, perch\u00e9 i fatti non sono quasi mai univoci. Cos\u00ec ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche\u201d. Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: \u201cLa mia sensazione \u00e8 che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l\u2019occasione di scattare sull\u2019attenti nell\u2019ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola \u201ceroismo\u201d in bocca a Draghi \u00e8 straniante, non c\u2019entra niente con il personaggio\u201d, dice. \u201cSiamo diventati tutti tifosi di una parte o dell\u2019altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di STEFANO D&#8217;ANDREA Sono anni che combatto e perdo una personale battaglia contro il tifo: tifo per; e tifo contro. Chi combatte contro il tifo non ottiene consenso, perch\u00e9 combatte contro la quasi generalit\u00e0 degli ascoltatori o lettori. Il consenso lo trovano coloro che combattono contro una parte o contro un&#8217;altra, per una parte o per un&#8217;altra. 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