{"id":76674,"date":"2023-01-18T09:00:01","date_gmt":"2023-01-18T08:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76674"},"modified":"2023-01-16T14:55:21","modified_gmt":"2023-01-16T13:55:21","slug":"geopolitica-ed-egemonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76674","title":{"rendered":"Geopolitica ed egemonia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fabio Falchi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"post-header-line-1\"><\/div>\n<div id=\"post-body-1341630295257487460\" class=\"post-body entry-content\">\n<p>\u00c8 diventato un luogo comune affermare che l\u2019attuale fase storica si configura come una fase di transizione egemonica. Tuttavia, bench\u00e9 sia innegabile che l\u2019attuale fase storica sia caratterizzata dalla crisi dell\u2019egemonia americana, non vi \u00e8 una lotta tra potenze per stabilire quale sia la nuova potenza egemone, come accadde nel secolo scorso. L\u2019attuale fase storica, infatti, \u00e8 caratterizzata piuttosto dalla crescita di molteplici centri di potenza, a livello mondiale e regionale, e di conseguenza dalla formazione di un\u2019area geoeconomica non pi\u00f9 egemonizzata dagli Stati Uniti (e che pu\u00f2 favorire pure l&#8217;impiego di monete diverse dal dollaro).<\/p>\n<p>Nondimeno, se da un lato questi nuovi centri di potenza (Cina, India, Russia, Turchia, Pakistan, Iran, ma anche Paesi come l\u2019Arabia Saudita, il Vietnam, l\u2019Algeria, il Brasile ecc.) hanno acquisito un\u2019autonomia strategica tale da non permettere pi\u00f9 agli Stati Uniti di essere gli indiscussi \u201carbitri\u201d della politica internazionale e di conseguenza dell\u2019economia mondiale, dall\u2019altro non costituiscono alcun blocco anti-egemonico, dato che alcuni di essi sono perfino in lotta tra di loro.<\/p>\n<p><ins><\/ins><ins><\/ins><\/p>\n<p>Va da s\u00e9 allora che la crisi dell\u2019egemonia americana non si pu\u00f2 comprendere \u201cinvertendo\u201d il rapporto tra il Politico e l\u2019Economico, come se non fosse stata l\u2019eccezionale crescita della potenza militare dell\u2019America nella Seconda guerra mondiale a creare le condizioni (in particolare gi\u00e0 con gli accordi di Bretton Woods, nell\u2019estate del 1944) per stabilire l\u2019egemonia del dollaro. In sostanza, senza egemonia politico-militare non ci pu\u00f2 essere un\u2019autentica egemonia economica, anche se la potenza economica \u00e8 indubbiamente condizione necessaria per acquisire una egemonia politico-militare, come dimostra la stessa crescita della potenza militare americana nel secolo scorso.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, ci si potrebbe chiedere se la Cina non abbia le \u201ccarte in regola\u201d per prendere il posto dell\u2019America in questo secolo, considerando la sua eccezionale crescita economica negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Che la Cina sia un gigante economico e pure geopolitico, tale da rappresentare l\u2019avversario pi\u00f9 pericoloso per gli Stati Uniti, \u00e8 indubbio. Ma notevoli sono pure i limiti geopolitici della Cina che &#8211; a differenza dell\u2019America che non subisce alcuna pressione geopolitica ai propri confini e non ha alcun problema a \u201cproiettare\u201d la propria potenza nell\u2019Oceano Pacifico e nell\u2019Oceano Atlantico, al punto che sotto il profilo geopolitico l\u2019America si pu\u00f2 considerare come una \u201cgrande isola\u201d &#8211; subisce una fortissima pressione geopolitica sia da terra che dal mare.<\/p>\n<p>Difatti, la Cina confina non solo con la Russia e il Pakistan ma con l\u2019India e il Vietnam (due Paesi con cui la Cina non \u00e8 certo in ottimi rapporti) e al tempo stesso subisce la pressione (dal mare) del Giappone, di Taiwan e dell\u2019Australia, ossia tre Paesi (cui si deve aggiungere pure la Corea del Sud) che fanno parte del \u201csistema geopolitico\u201d egemonizzato dagli Stati Uniti, che del resto comprende anche la quasi totalit\u00e0 dei Paesi europei.<\/p>\n<p>Pertanto, a prescindere dai problemi politici, sociali e anche, sotto certi aspetti, economici che Pechino deve ancora risolvere, evidenti sono i limiti geopolitici (e geografici) che \u2013 rebus sic stantibus &#8211; impediscono alla Cina una proiezione di potenza simile a quella degli Stati Uniti. D\u2019altronde, il declino dell\u2019America \u00e8 soltanto un declino relativo. Non solo gli Usa, grazie al loro ruolo di \u201cgendarme\u201d del sistema liberal-capitalista internazionale, possono limitare i danni derivanti da una minore potenza economica (deficit della bilancia commerciale ecc.) e quindi anche \u201csfruttare\u201d le risorse (economiche e militari) dei propri alleati (ossia, considerando i rapporti di forza, dei propri \u201cvassalli\u201d), ma sono ancora una potenza industriale di primaria importanza in settori strategici &#8211; si pensi, ad esempio, all&#8217;industria\u00a0 aereospaziale, a quella dell\u2019elettronica e a quella delle comunicazioni (satelliti inclusi) -, che contano anche e soprattutto sotto il profilo militare.<\/p>\n<p>Casomai &#8211; bench\u00e9 non vi sia attualmente (un avverbio necessario) un\u2019alternativa valida al liberal-capitalismo, sempre che non si ritenga tale un regime autocratico o comunque autoritario, \u201cnazionalista\u201d o \u201cimperialista\u201d che sia, ben diverso quindi da un sistema politico-sociale democratico e non \u201cilliberale\u201d ma \u201ccon mercato\u201d anzich\u00e9 \u201cdi mercato\u201d-, sono dei \u201cfattori endogeni\u201d, per cos\u00ec dire, che sembrano costituire non solo per l\u2019America ma per il mondo occidentale il problema pi\u00f9 difficile da risolvere, dato che \u00e8 proprio il sistema liberal-capitalista che genera sempre pi\u00f9 squilibri e problemi (anche di carattere geopolitico, ovviamente) che non riesce a risolvere.<\/p>\n<p>In definitiva, gli ordinamenti politici e sociali dei diversi attori geopolitici incidono pure sul modo in cui questi ultimi agiscono sulla scacchiera mondiale (come ha dimostrato anche la guerra che si combatte in Ucraina), ragion per cui un\u2019analisi geopolitica deve necessariamente tener conto anche del contesto storico e politico-culturale che caratterizza il declino (relativo) dell\u2019attuale potenza egemone nonch\u00e9 la stessa formazione di un \u201cmondo multipolare\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-geopolitica_ed_egemonia\/39602_48441\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-geopolitica_ed_egemonia\/39602_48441\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fabio Falchi) \u00c8 diventato un luogo comune affermare che l\u2019attuale fase storica si configura come una fase di transizione egemonica. 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