{"id":76694,"date":"2023-01-19T08:33:41","date_gmt":"2023-01-19T07:33:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76694"},"modified":"2023-01-17T17:37:19","modified_gmt":"2023-01-17T16:37:19","slug":"emmanuel-todd-la-terza-guerra-mondiale-e-iniziata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76694","title":{"rendered":"EMMANUEL TODD: \u2018LA TERZA GUERRA MONDIALE \u00c8 INIZIATA\u2019"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ITALIA E IL MONDO (Intervista a cura di Alexandre Devecchio a Emmanuel Todd su \u201cLe Figaro\u201d)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Immagine-2023-01-16-105114-578x280.png\" alt=\"\" width=\"578\" height=\"280\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<h2 class=\"h6 fw-normal text-secondary lh-base\">Se guardiamo i voti dall\u2019ONU, vediamo che il 75% del mondo non segue l\u2019Occidente, che cos\u00ec appare piccolissimo. Vediamo che questo conflitto, descritto dai media come conflitto di valori politici, \u00e8 un pi\u00f9 profondo conflitto di valori antropologici.<\/h2>\n<p><em>Grande intervista \u2013 Emmanuel Todd \u00e8 antropologo, storico, saggista, prospettivista, autore di numerose opere. Molte di esse, come \u201cLa caduta finale\u201d, \u201cIllusione economica\u201d o \u201cDopo l\u2019impero\u201d, sono diventati classici delle scienze sociali. Il suo ultimo lavoro, \u201cLa terza guerra mondiale\u201d, \u00e8 apparso nel 2022 in Giappone e ha venduto 100.000 copie.<\/em><\/p>\n<p><em>Pensatore scandaloso per alcuni, intellettuale visionario per altri, \u201cRebelle Destroy\u201d con le sue stesse parole, Emmanuel Todd non lascia indifferente. L\u2019autore de \u201cLa caduta finale\u201d, che ha previsto nel 1976 il crollo dell\u2019Unione Sovietica, era rimasto discreto in Francia sulla questione della guerra in Ucraina. L\u2019antropologo ha finora riservato la maggior parte dei suoi interventi al pubblico giapponese, perfino pubblicando nell\u2019arcipelago un titolo provocatorio: \u201cLa terza guerra mondiale \u00e8 gi\u00e0 iniziata\u201d. Per \u201cLe Figaro\u201d, descrive in dettaglio la sua tesi iconoclasta. [\u2026]<\/em><\/p>\n<p><em>Oltre allo scontro militare tra Russia e Ucraina, l\u2019antropologo insiste sulla dimensione ideologica e culturale di questa guerra e sull\u2019opposizione tra l\u2019Occidente liberale e il resto del mondo che ha acquisito una visione conservatrice e autoritaria. I pi\u00f9 isolati non sono, secondo lui, quelli che sono ritenuti tali.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Le Figaro.<\/em>\u00a0\u2013 Perch\u00e9 pubblicare un libro sulla guerra in Ucraina in Giappone e non in Francia?<\/strong><\/p>\n<p><em>Emmanuel Todd.<\/em>\u00a0\u2013 I giapponesi sono altrettanto anti-russi quanto gli europei. Ma sono geograficamente lontani dal conflitto, quindi non c\u2019\u00e8 un vero senso di urgenza, non hanno la nostra relazione emotiva con l\u2019Ucraina. E l\u00ec, non ho affatto lo stesso status. Qui, ho l\u2019assurda reputazione di essere un ribelle iconoclasta, mentre in Giappone sono un antropologo, uno storico e geopolitico rispettato, che si esprime in tutti i grandi giornali e riviste e di cui tutti i libri sono pubblicati. Laggi\u00f9 posso esprimermi in un\u2019atmosfera serena, cosa che ho fatto dapprima su delle riviste, e poi pubblicando questo libro, che \u00e8 una raccolta di interviste. Quest\u2019opera si chiama \u201cLa terza guerra mondiale \u00e8 gi\u00e0 iniziata, con 100.000 copie vendute ad oggi.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che il conflitto, nel passare da una limitata guerra territoriale a uno scontro economico globale, tra tutto l\u2019Occidente da una parte e la Russia sostenuta dalla Cina dall\u2019altra parte, \u00e8 divenuto una guerra mondiale.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 questo titolo?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 la realt\u00e0, la Terza Guerra mondiale \u00e8 iniziata. \u00c8 vero che ha iniziato \u201cin piccolo\u201d e con due sorprese. Si \u00e8 partiti in questa guerra con l\u2019idea che l\u2019esercito della Russia fosse molto potente e che la sua economia fosse molto debole. Si credeva che l\u2019Ucraina sarebbe stata schiacciata militarmente e che la Russia sarebbe stata schiacciata economicamente dall\u2019Occidente. Tuttavia, \u00e8 accaduto il contrario. L\u2019Ucraina non \u00e8 stata schiacciata militarmente anche se ha perso il 16% del suo territorio ad oggi; La Russia non \u00e8 stata schiacciata economicamente. Mentre le parlo, il rublo ha preso l\u20198% rispetto al dollaro e il 18% rispetto all\u2019euro dalla vigilia dell\u2019ingresso in guerra.<\/p>\n<p>Quindi c\u2019\u00e8 stata una sorta di malinteso. Ma \u00e8 ovvio che il conflitto, nel passare da una guerra territoriale limitata a uno scontro economico globale, tra l\u2019intero Occidente da un lato e la Russia sostenuta dalla Cina dall\u2019altro, \u00e8 diventato una guerra globale. Anche se le violenze militari sono pi\u00f9 deboli rispetto a quelle delle precedenti guerre mondiali.<\/p>\n<p><strong>Non star\u00e0 mica esagerando? L\u2019Occidente non \u00e8 direttamente impegnato militarmente \u2026<\/strong><\/p>\n<p>Forniamo comunque armi. Uccidiamo i russi, anche se non ci esponiamo in prima persona. Ma resta il fatto che noi, europei, siamo principalmente impegnati economicamente. Sentiamo d\u2019altronde sopraggiungere il nostro vero ingresso in guerra attraverso l\u2019inflazione e le penurie.<\/p>\n<p>Putin ha commesso un grosso errore all\u2019inizio, che presenta un immenso interesse socio-storico. Coloro che lavoravano sull\u2019Ucraina alla vigilia della guerra consideravano questo paese non tanto come una democrazia emergente, quanto come una societ\u00e0 in decomposizione e uno \u201cstato fallito\u201d in divenire. Ci si chiedeva se l\u2019Ucraina avesse perso 10 o 15 milioni di abitanti dalla sua indipendenza. Non possiamo decidere in proposito perch\u00e9 l\u2019Ucraina non fa pi\u00f9 censimenti dal 2001, classico segno di una societ\u00e0 che ha paura della realt\u00e0. Penso che il calcolo del Cremlino fosse che questa societ\u00e0 in decomposizione sarebbe crollata nel primo shock, o avrebbe addirittura detto \u201cBenvenuta mamma\u201d alla Santa Russia. Ma ci\u00f2 che \u00e8 stato scoperto, al contrario, \u00e8 che una societ\u00e0 in decomposizione, se \u00e8 alimentata da risorse finanziarie e militari esterne, pu\u00f2 trovare in guerra un nuovo tipo di equilibrio e persino un orizzonte, una speranza. I russi non potevano prevederlo. Nessuno poteva.<\/p>\n<p><strong>Ma non \u00e8 che i russi hanno sottovalutato, nonostante lo stato di autentica decomposizione della societ\u00e0, la forza del sentimento nazionale ucraino, e persino la forza del sentimento europeo di sostegno verso l\u2019Ucraina? E lei stesso non la sottovaluta?<\/strong><\/p>\n<p>Non lo so. Ci lavoro, ma lo faccio in veste di ricercatore, vale a dire ammettendo che ci sono cose che non si sanno. E per me, stranamente, uno dei campi su cui ho troppo poche informazioni per esprimermi \u00e8 l\u2019Ucraina. Potrei dirle, sulla fede degli antichi dati, che il sistema familiare della piccola Russia era nucleare, pi\u00f9 individualistico del sistema Grande Russo, che era pi\u00f9 comunitario, collettivista. Questo, posso dirglielo, ma che cosa sia diventata l\u2019Ucraina, con enormi movimenti della popolazione, un\u2019auto-selezione di alcuni tipi sociali attraverso il rimanere in loco o l\u2019emigrare prima e durante la guerra, non posso dirglielo, non lo sappiamo per il momento.<\/p>\n<p>Uno dei paradossi che devo affrontare \u00e8 che la Russia non mi pone problemi di comprensione. \u00c8 qui che sono pi\u00f9 fuori passo rispetto al mio ambiente occidentale. Capisco l\u2019emozione di tutti, \u00e8 mi risulta doloroso parlare come uno storico freddo. Ma quando pensiamo a Giulio Cesare che cattura Vercingetorige ad Alesia, portandolo poi a Roma per celebrare il suo trionfo, non ci si chiede se i romani fossero cattivi o carenti di valori. Oggi, in emozione, in sintonia con il mio paese, posso vedere l\u2019ingresso dell\u2019esercito russo nel territorio ucraino, bombardamenti e morti, distruzione di infrastrutture energetiche, ucraini che crepano di freddo per tutto l\u2019inverno. Ma per me, il comportamento di Putin e dei russi \u00e8 leggibile altrimenti e vi dir\u00f2 in che modo.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, ammetto di essere stato preso alla sprovvista all\u2019inizio della guerra, non ci credevo. Oggi condivido l\u2019analisi del geopolitico \u201crealista\u201d americano John Mearsheimer. Quest\u2019ultimo ha fatto la seguente osservazione: ci dicevano che l\u2019Ucraina, il cui esercito era stato preso in mano dai soldati della NATO (americani, britannici e polacchi) almeno dal 2014, era quindi membro di fatto della NATO e che i russi avevano annunciato che non avrebbero mai tollerato un\u2019Ucraina membro della NATO. Questi russi fanno quindi, (come Putin ci ha spiegato il giorno prima dell\u2019attacco) una guerra che dal loro punto di vista \u00e8 difensiva e preventiva. Mearsheimer ha aggiunto che non avremmo motivo di rallegrarci di qualsiasi difficolt\u00e0 dei russi perch\u00e9, poich\u00e9 per loro si tratta una questione esistenziale, quanto pi\u00f9 questa dovesse risultare dura, tanto pi\u00f9 loro colpirebbero con forza. L\u2019analisi sembra essersi verificata. Aggiungerei un complemento e una critica all\u2019analisi di Mearsheimer.<\/p>\n<p>Questa guerra \u00e8 quindi diventata esistenziale per gli Stati Uniti. Non pi\u00f9 della Russia, non possono ritirarsi dal conflitto, non possono mollare. Questo \u00e8 il motivo per cui stiamo ormai dentro una guerra infinita, dentro uno scontro il cui risultato deve essere il crollo dell\u2019uno o dell\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>I quali?<\/strong><\/p>\n<p>Per il complemento: quando si dice che l\u2019Ucraina era di fatto membro della NATO, non si va abbastanza lontano. La Germania e la Francia erano diventate da parte loro partner minori della NATO e non erano a conoscenza di ci\u00f2 che si tramava in Ucraina a livello militare. Abbiamo criticato l\u2019ingenuit\u00e0 francese e tedesca perch\u00e9 i nostri governi non credevano nella possibilit\u00e0 di un\u2019invasione russa. Certo, ma perch\u00e9 non sapevano che americani, britannici e polacchi potevano consentire all\u2019Ucraina di poter condurre una guerra allargata. L\u2019asse fondamentale della NATO ora \u00e8 Washington-Londra-Varsavia-Kiev.<\/p>\n<p>Ora la critica: Mearsheimer, da buon americano, sopravvaluta il suo paese. Ritiene che, se per i russi la guerra ucraina \u00e8 esistenziale, per gli americani \u00e8 fondamentalmente solo un \u201cgioco\u201d di potere tra gli altri. Dopo il Vietnam, l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan, una disfatta in pi\u00f9 o in meno\u2026. Cosa importa? L\u2019assioma di base della geopolitica americana \u00e8: \u201cPossiamo fare quello che vogliamo perch\u00e9 siamo al sicuro, lontani, tra due oceani, non ci succeder\u00e0 mai nulla\u201d. Niente sarebbe esistenziale per l\u2019America. Analisi insufficiente che ora porta Biden a una fuga in avanti. L\u2019America \u00e8 fragile. La resistenza dell\u2019economia russa spinge il sistema imperiale americano verso il precipizio. Nessuno aveva previsto che l\u2019economia russa avrebbe tenuto testa al \u201cpotere economico\u201d della NATO. Credo che i russi stessi non lo avessero anticipato.<\/p>\n<p>Se l\u2019economia russa resistesse alle sanzioni indefinitamente e riuscisse a esaurire l\u2019economia europea, laddove essa rimanesse in campo, sostenuta dalla Cina, il controllo monetario e finanziario americano del mondo crollerebbe e con esso la possibilit\u00e0 per gli Stati Uniti di finanziare il proprio enorme deficit commerciale dal nulla. Questa guerra \u00e8 quindi diventata esistenziale per gli Stati Uniti. Cos\u00ec come la Russia, non possono ritirarsi dal conflitto, non possono mollare. Questo \u00e8 il motivo per cui ora siamo in una guerra infinita, in uno scontro il cui risultato deve essere il crollo dell\u2019uno o dell\u2019altro. Cinesi, indiani e sauditi, tra gli altri, esultano.<\/p>\n<p><strong>Ma l\u2019esercito russo sembra ancora in una brutta posizione. Alcuni arrivano perfino a prevedere il crollo del regime, lei non ci crede?<\/strong><\/p>\n<p>No, all\u2019inizio sembra esserci stata, in Russia, un\u2019esitazione, ovvero la sensazione di essere stati abusati, di non essere stati avvertiti. Ma l\u00ec, i russi sono installati nella guerra e Putin beneficia di qualcosa di cui non abbiamo idea, ossia che gli anni 2000, gli Anni Putin, sono stati per i russi gli anni del ritorno all\u2019equilibrio, del ritorno a una vita normale. Penso che Macron rappresenter\u00e0 per contro agli occhi dei francesi la scoperta di un mondo imprevedibile e pericoloso, il ricongiungimento con la paura. Gli anni \u201990 furono un periodo incredibile di sofferenza per la Russia. Gli anni 2000 sono stati un ritorno alla normalit\u00e0, e non solo in termini di livelli di vita: abbiamo visto crollare i tassi di suicidio e di omicidio e, soprattutto, aqbbiamo visto il mio indicatore preferito, il tasso di mortalit\u00e0 infantile, che precipitava e persino andava al di sotto del tasso americano.<\/p>\n<p>Nello spirito dei russi, Putin incarna (nel senso forte, cristico), questa stabilit\u00e0. E, fondamentalmente, i russi ordinari ritengono, come il loro presidente, di fare una guerra difensiva. Sono consapevoli di aver commesso errori all\u2019inizio, ma la loro buona preparazione economica ha aumentato la loro fiducia, non in confronto all\u2019Ucraina (la resistenza degli ucraini \u00e8 per loro interpretabile, sono coraggiosi come dei russi, mai degli occidentali combatterebbero cos\u00ec bene!), bens\u00ec di fronte a quel che chiamano \u201cL\u2019Occidente Collettivo\u201d, oppure \u201cgli Stati Uniti e i loro vassalli\u201d. La vera priorit\u00e0 del regime russo non \u00e8 tanto la vittoria militare sul terreno, quanto non perdere la stabilit\u00e0 sociale acquisita negli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p>Pertanto, fanno questa guerra \u201cin economia\u201d, in particolare un\u2019economia d\u2019uomini. Perch\u00e9 la Russia mantiene il suo problema demografico, con una fertilit\u00e0 di 1,5 bambini per donna. Tra cinque anni avranno classi di et\u00e0 vuote. Secondo me, devono vincere la guerra in 5 anni o perderla. Una durata normale per una guerra mondiale. Pertanto fanno questa guerra in economia, ricostruendo un\u2019economia di guerra parziale, ma volendo preservare gli uomini. Questo \u00e8 il significato del ritiro di Kherson, dopo quelli nelle regioni di Kharkiv e Kiev. Noi contiamo i chilometri quadrati ripresi dagli ucraini, ma i russi da parte loro attendono la caduta delle economie europee. Noi siamo il loro fronte principale. Posso ovviamente sbagliarmi, ma vivo con l\u2019idea che il comportamento dei russi sia leggibile, perch\u00e9 razionale e duro. Le incognite sono altrove.<\/p>\n<p><strong>Lei spiega che i russi percepiscono questo conflitto come \u201cuna guerra difensiva\u201d, ma nessuno ha cercato di invadere la Russia e oggi, a causa della guerra, la NATO non ha mai avuto cos\u00ec tanta influenza ad Est con i paesi baltici che vi si vogliono integrare.<\/strong><\/p>\n<p>Per risponderle, le propongo un esercizio psico-geografico, che pu\u00f2 essere fatto zoomando all\u2019indietro. Se guardiamo la mappa dell\u2019Ucraina, vediamo l\u2019ingresso alle truppe russe da nord, est, sud \u2026 e l\u00ec, in effetti, abbiamo la visione di un\u2019invasione russa, non c\u2019\u00e8 altra parola. Ma se facciamo un enorme zoom all\u2019indietro, verso una percezione del mondo, poniamo fino Washington, vediamo che i cannoni e i missili della NATO convergono lontano verso il campo di battaglia, movimenti di armi che erano iniziati prima della guerra. Bakhmout si trova a 8.400 chilometri da Washington ma a 130 chilometri dal confine russo. Una semplice lettura della mappa del mondo consente di pensare, di considerare l\u2019ipotesi che \u201cs\u00ec, dal punto di vista russo, quella deve essere una guerra difensiva\u201d.<\/p>\n<p>Quando guardiamo i voti delle Nazioni Unite, vediamo che il 75% del mondo non segue l\u2019Occidente, che a quel punto appare piccolissimo. Vediamo quindi che questo conflitto, descritto dai nostri media come un conflitto di valori politici, \u00e8 a un livello pi\u00f9 profondo un conflitto di valori antropologici.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei, l\u2019ingresso nella guerra dei russi \u00e8 anche spiegato dal relativo declino degli Stati Uniti \u2026<\/strong><\/p>\n<p>In \u2018Dopo l\u2019Impero\u2019, pubblicato nel 2002, ho evocato il declino a lungo termine negli Stati Uniti e il ritorno del potere russo. Dal 2002, l\u2019America ha una catena di sconfitte e ripiegamenti. Gli Stati Uniti hanno invaso l\u2019Iraq, ma hanno lasciato l\u2019Iran quale massimo attore del Medio Oriente. Sono fuggiti dall\u2019Afghanistan. La satellizzazione dell\u2019Ucraina da parte dell\u2019Europa e degli Stati Uniti non ha rappresentato un ulteriore dinamismo occidentale, bens\u00ec l\u2019esaurimento di un\u2019onda lanciata intorno al 1990, rilanciata dal risentimento anti-russo dei polacchi e dei baltici. Tuttavia, \u00e8 stato in questo contesto di riflusso americano che i russi hanno preso la decisione di mettere al passo l\u2019Ucraina, perch\u00e9 avevano la sensazione di avere finalmente i mezzi tecnici per farlo.<\/p>\n<p>Esco dalla lettura di un\u2019opera di S. Jaishankar, ministro degli Affari Esteri dell\u2019India (The India Way), pubblicata poco prima della guerra, che vede la debolezza americana, che sa che lo scontro tra Cina e Stati Uniti non avr\u00e0 un vincitore ma dar\u00e0 spazio a un paese come l\u2019India e molti altri. Aggiungo: ma non agli europei. Ovunque vediamo l\u2019indebolimento degli Stati Uniti, ma non in Europa e in Giappone perch\u00e9 uno degli effetti del ritrarsi del sistema imperiale \u00e8 che gli Stati Uniti rafforzano la loro presa sui suoi protettorati iniziali.<\/p>\n<p>Se leggiamo Brzezi\u0144ski (La grande scacchiera), vediamo che l\u2019Impero americano \u00e8 stato formato alla fine della seconda guerra mondiale dalla conquista della Germania e del Giappone, che sono ancora oggi protettorati. Mentre il sistema americano si ritrae, pesa sempre pi\u00f9 pesantemente sulle \u00e9lite locali dei protettorati (e includo qui tutta l\u2019Europa). I primi a perdere tutta l\u2019autonomia nazionale, saranno (o sono gi\u00e0) gli inglesi e gli australiani. Internet ha prodotto nell\u2019Anglosfera un\u2019interazione umana con gli Stati Uniti di tale intensit\u00e0 che le loro universit\u00e0, media e \u00e9lite artistiche sono, per cos\u00ec dire, annesse. Sul continente europeo siamo un po\u2019 protetti dalle nostre lingue nazionali, ma la caduta nella nostra autonomia \u00e8 considerevole e rapida. Ricordiamoci della guerra in Iraq, quando Chirac, Schr\u00f6der e Putin hanno fatto conferenze stampa comuni contro la guerra.<\/p>\n<p><strong>Molti osservatori sottolineano che la Russia ha il PIL della Spagna; non \u00e8 che sopravvaluta la sua potenza economica e la sua capacit\u00e0 di resistenza?<\/strong><\/p>\n<p>La guerra diventa un test dell\u2019economia politica, \u00e8 il grande rivelatore. Il PIL della Russia e della Bielorussia rappresenta il 3,3% del PIL occidentale (Stati Uniti, Anglosfera, Europa, Giappone, Corea del Sud), praticamente nulla. Ci si chiede come questo PIL insignificante possa affrontare e continuare a produrre missili. Il motivo \u00e8 che il PIL \u00e8 una misura fittizia della produzione. Se ti ritiriamo dal PIL americano met\u00e0 delle sue spese sanitarie sovrafatturate, poi la \u201cricchezza prodotta\u201d dall\u2019attivit\u00e0 dei suoi avvocati, dalle carceri pi\u00f9 affollate del mondo, poi da un\u2019intera economia di servizi scarsamente definiti tra cui la \u201cproduzione\u201d dei suoi 15-20.000 economisti con uno stipendio medio annuo di 120 mila dollari, ci rendiamo conto che una parte importante di questo PIL \u00e8 solo vapore acqueo. La guerra ci riporta all\u2019economia reale, rende possibile capire quale sia la vera ricchezza delle nazioni, la capacit\u00e0 produttiva e quindi la capacit\u00e0 di guerra. Se torniamo alle variabili materiali, vediamo l\u2019economia russa. Nel 2014, abbiamo messo in atto le prime importanti sanzioni contro la Russia, ma essa ha da allora aumentato la sua produzione di grano, che va da 40 a 90 milioni di tonnellate nel 2020. Mentre, grazie al neoliberismo, la produzione americana di grano, tra il 1980 e 2020, \u00e8 passata da 80 a 40 milioni di tonnellate. La Russia \u00e8 anche diventata il primo esportatore di centrali nucleari. Nel 2007, gli americani hanno spiegato che il loro avversario strategico era in un tale stato di decadimento nucleare che presto gli Stati Uniti avrebbero avuto una capacit\u00e0 di primo colpo atomico su una Russia che non avrebbe potuto rispondere. Oggi i russi sono in superiorit\u00e0 nucleare con i loro missili ipersonici.<\/p>\n<p>La Russia ha quindi un\u2019autentica capacit\u00e0 di adattamento. Quando vuoi prendere in giro le economie centralizzate, sottolinei la loro rigidit\u00e0, mentre quando fai l\u2019apologia del capitalismo, ne vanti la flessibilit\u00e0. Giusto. Affinch\u00e9 un\u2019economia sia flessibile, prendi ovviamente il mercato dei meccanismi finanziari e monetari. Ma prima di tutto, hai bisogno di una popolazione attiva che sappia fare delle cose. Gli Stati Uniti hanno ora pi\u00f9 del doppio della popolazione della Russia (2,2 volte nelle fasce di et\u00e0 degli studenti). Resta il fatto che con proporzioni da parte di coorti comparabili di giovani che fanno istruzione superiore, negli Stati Uniti, il 7% sta studiando ingegneria, mentre in Russia \u00e8 il 25%. Ci\u00f2 significa che con 2,2 volte meno persone che studiano, i russi formano il 30% di pi\u00f9 ingegneri. Gli Stati Uniti colmano il buco con studenti stranieri, ma che sono principalmente indiani e ancora pi\u00f9 cinesi. Questa risorsa di sostituzione non \u00e8 sicura e gi\u00e0 diminuisce. \u00c8 il dilemma fondamentale dell\u2019economia americana: pu\u00f2 affrontare la concorrenza cinese solo importando forza lavoro qualificata cinese. Propongo qui il concetto di bilanciamento economico. L\u2019economia russa, da parte sua, ha accettato le regole operative del mercato (\u00e8 persino un\u2019ossessione per Putin quella di preservarle), ma con un ruolo grandissimo dello stato. E si tiene anche la sua flessibilit\u00e0 della formazione di ingegneri che consentono gli adattamenti, sia industriali che militari.<\/p>\n<p><strong>Molti osservatori credono, al contrario, che Vladimir Putin abbia sfruttato la rendita delle materie prime senza aver saputo sviluppare la sua economia \u2026<\/strong><\/p>\n<p>Se fosse cos\u00ec, questa guerra non avrebbe avuto luogo. Una delle cose sorprendenti in questo conflitto, e questo lo rende cos\u00ec incerto, \u00e8 che pone (come qualsiasi guerra moderna) la questione dell\u2019equilibrio tra tecnologie avanzate e produzione di massa. Non vi \u00e8 dubbio che gli Stati Uniti abbiano alcune delle tecnologie militari pi\u00f9 avanzate, che a volte sono state decisive per i successi militari ucraini. Ma quando si entra nella durata, in una guerra di logoramento, non solo dalla parte delle risorse umane, ma anche di quelle materiali, la capacit\u00e0 di continuare dipende dal settore della produzione di armi pi\u00f9 basso. E troviamo, vedendolo ritornare dalla finestra, la questione della globalizzazione e il problema fondamentale degli occidentali: abbiamo trasferito una proporzione tale delle nostre attivit\u00e0 industriali che non sappiamo se la nostra produzione di guerra pu\u00f2 proseguire. Il problema viene ammesso. La CNN, il New York Times e il Pentagono si chiedono se l\u2019America riuscir\u00e0 a rilanciare le catene di produzione di questo o quel tipo di missile. Ma non sappiamo se i russi sono in grado di seguire il ritmo di un tale conflitto. Il risultato e la soluzione della guerra dipenderanno dalla capacit\u00e0 dei due sistemi di produrre armamenti.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei questa guerra non \u00e8 solo militare ed economica, ma anche ideologica e culturale \u2026<\/strong><\/p>\n<p>Mi esprimo qui soprattutto come antropologo. In Russia, ci sono state strutture familiari pi\u00f9 dense, comunitarie, di alcune delle quali certi valori sono sopravvissuti. C\u2019\u00e8 un sentimento patriottico russo che \u00e8 qualcosa di cui qui da noi non abbiamo idea, nutrito dal subconscio di una nazione famiglia. La Russia aveva un\u2019organizzazione familiare patrilineare, vale a dire in cui gli uomini sono centrali e non pu\u00f2 aderire a tutte le innovazioni occidentali neo-femministe, LGBT, transgender \u2026 Quando vediamo la duma russa vota una legislazione ancora pi\u00f9 repressiva sulla \u201cpropaganda LGBT\u201d, noi ci sentiamo superiori. Posso sentirlo come un occidentale normale. Ma da un punto di vista geopolitico, se pensiamo in termini di soft power, questo \u00e8 un errore. Presso il 75% del pianeta, l\u2019organizzazione della parentela era patrilineare e si pu\u00f2 sentire una forte comprensione degli atteggiamenti russi. Per il non-Occidente collettivo, la Russia afferma un rassicurante conservatorismo morale. L\u2019America Latina, tuttavia, qui sta sul lato occidentale.<\/p>\n<p>Quando si fa geopolitica, ci si interessa a pi\u00f9 dominii: i rapporti di forza energetici, militari, produzione di armi (che rinvia ai rapporti di forza industriali). Ma c\u2019\u00e8 anche l\u2019equilibrio ideologico e culturale del potere, che gli americani chiamano il \u201csoft power\u201d. L\u2019URSS aveva una certa forma di soft power, il comunismo, che influenzava parte dell\u2019Italia, dei cinesi, dei vietnamiti, dei serbi, dei lavoratori francesi \u2026 ma il comunismo faceva in fondo orrore al mondo musulmano per via del suo ateismo e non fu particolarmente di ispirazione in India, tranne che nel Bengala Occidentale e nel Kerala. Ora, attualmente, poich\u00e9 la Russia si \u00e8 riposizionata come archetipo di grande potenza, non solo anti -coloniale, ma anche patrilineare e conservatrice dei costumi tradizionali, pu\u00f2 andare molto pi\u00f9 in l\u00e0 con la seduzione. Gli americani si sentono traditi oggi dall\u2019Arabia Saudita che rifiuta di aumentare la sua produzione di petrolio, nonostante la crisi energetica dovuta alla guerra, e che di fatto si schiera dalla parte dei russi: in parte, ovviamente, per interesse petrolifero. Ma \u00e8 evidente che la Russia di Putin, che \u00e8 diventata moralmente conservatrice, \u00e8 diventata solidale con i sauditi, i quali sono sicuro che abbiano qualche problemino con i dibattiti americani sull\u2019accesso delle donne transgender (definite come maschi al concepimento) ai servizi igienici delle donne.<\/p>\n<p>I giornali occidentali sono tragicamente divertenti, mentre continuano a dire: \u201cLa Russia \u00e8 isolata, la Russia \u00e8 isolata\u201d. Ma quando guardiamo i voti delle Nazioni Unite, vediamo che il 75% del mondo non segue l\u2019Occidente, che a quel punto sembra molto piccolo. Se siamo antropologi, possiamo spiegare la mappa, da un lato i paesi catalogati come aventi un buon livello di democrazia nelle classifiche di The Economist (vale a dire l\u2019anglosfera, l\u2019Europa \u2026), dall\u2019altra parte i paesi autoritari, che si diffondono dall\u2019Africa fino alla Cina attraverso il mondo arabo e la Russia. Per un antropologo, questa \u00e8 una carta banale. Alla periferia \u201coccidentale\u201d troviamo paesi dalla struttura della famiglia nucleare con sistemi di parentela bilaterale, vale a dire dove parenti maschi e femmine sono equivalenti nella definizione dello stato sociale del bambino. E al centro, con la maggior parte della massa afro-europea-asiatica, troviamo le organizzazioni familiari comunitarie e patrilineari. Vediamo quindi che questo conflitto, descritto dai nostri media come un conflitto di valori politici, \u00e8 a un livello pi\u00f9 profondo un conflitto di valori antropologici. \u00c8 questa incoscienza e questa profondit\u00e0 che rendono pericoloso lo scontro.<\/p>\n<p>Fonte originale:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lefigaro.fr\/vox\/monde\/emmanuel-todd-la-troisieme-guerre-mondiale-a-commence-20230112\">https:\/\/www.lefigaro.fr\/vox\/monde\/emmanuel-todd-la-troisieme-guerre-mondiale-a-commence-20230112<\/a>.<\/p>\n<p>Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/cronache-internazionali\/2023\/01\/15\/emmanuel-todd-la-terza-guerra-mondiale-e-iniziata\/\">https:\/\/megachip.globalist.it\/cronache-internazionali\/2023\/01\/15\/emmanuel-todd-la-terza-guerra-mondiale-e-iniziata\/<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2023\/01\/17\/emmanuel-todd-la-terza-guerra-mondiale-e-iniziata\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2023\/01\/17\/emmanuel-todd-la-terza-guerra-mondiale-e-iniziata\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Intervista a cura di Alexandre Devecchio a Emmanuel Todd su \u201cLe Figaro\u201d) Se guardiamo i voti dall\u2019ONU, vediamo che il 75% del mondo non segue l\u2019Occidente, che cos\u00ec appare piccolissimo. Vediamo che questo conflitto, descritto dai media come conflitto di valori politici, \u00e8 un pi\u00f9 profondo conflitto di valori antropologici. Grande intervista \u2013 Emmanuel Todd \u00e8 antropologo, storico, saggista, prospettivista, autore di numerose opere. 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