{"id":76697,"date":"2023-01-19T09:19:18","date_gmt":"2023-01-19T08:19:18","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76697"},"modified":"2023-01-17T19:22:02","modified_gmt":"2023-01-17T18:22:02","slug":"tug-of-war","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76697","title":{"rendered":"TUG OF WAR"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>In inglese, tiro alla fune si dice \u2018tug of war\u2019, che letteralmente sarebbe \u2018tipo di guerra\u2019. Un espressione che si addice perfettamente a quanto sta accadendo in Ucraina, ma non perch\u00e9 le parti si stiano reciprocamente tirando dall\u2019una e dall\u2019altra parte, in un sostanziale stallo; il vero tiro alla fune vede infatti da una parte la realt\u00e0 e dall\u2019altra la narrazione, da un lato i fatti e dall\u2019altro la propaganda. E pi\u00f9 va avanti il conflitto, pi\u00f9 i due capi della fune si allontanano, come se questa fosse elastica.<br \/>\nE questa divaricazione tra la guerra ed il suo racconto \u00e8 ci\u00f2 che oggi racchiude la vera minaccia di escalation.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30465 lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?resize=640%2C427&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"625\" height=\"625\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2022-02-24-at-09.42.19.jpeg?resize=640%2C427&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Soledar, oh cara!<\/strong><\/h2>\n<p>Soledar, la piccola cittadina appena a nord di Bakhmut, \u00e8 nel suo piccolo un paradigma di molte altre cose. \u00c8, innanzi tutto, un esempio ormai\u00a0<em>classico\u00a0<\/em>di come procede l\u2019esercito russo, in questa campagna d\u2019Ucraina. Una volta identificato un punto del fronte che abbia una certa rilevanza tattica o strategica, comincia a premere in forze, impegnando il nemico in una battaglia di logoramento e contemporaneamente inizia a premere ai lati, sviluppando una manovra di aggiramento. Quando le ali della manovra si sono spinte abbastanza in avanti, tanto da minacciare le linee di rifornimento dell\u2019obiettivo principale, il gioco \u00e8 gi\u00e0 sostanzialmente fatto. Sganciarsi e ritirarsi diventa estremamente complicato per il nemico, che quindi prova a resistere e lanciare controffensive. Finch\u00e9 la situazione si fa drammatica e l\u2019aggiramento rischia di chiudere in un\u00a0<em>calderone\u00a0<\/em>l\u2019intera forza dispiegata. A quel punto, inevitabilmente, ci\u00f2 che accade \u00e8 che una parte delle truppe viene sacrificata, lasciata sul posto a coprire la ritirata, mentre il grosso si sottrae all\u2019accerchiamento.<\/p>\n<p>Ma Soledar racconta anche come funzioni lo\u00a0<em>storytelling\u00a0<\/em>propagandistico. La prima fase \u00e8 all\u2019insegna del \u201cnon molleremo di un centimetro!\u201d, l\u2019eroica resistenza prevarr\u00e0 sull\u2019orso russo. Ed affinch\u00e9 l\u2019affermazione resista almeno un po\u2019, mano a mano che la battaglia decima i reparti, se ne inviano continuamente di nuovi; che a loro volta vengo decimati. Quando ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 possibile e comincia la ritirata, dapprima si alza la cortina fumogena (\u201cla citt\u00e0 non \u00e8 caduta, si combatte ancora\u201d), quindi si ammette la perdita ma \u201cnon era importante\u201d, \u201cnon ha alcun valore strategico\u201d\u2026 Infatti era tanto inutile che si sono sacrificati migliaia di uomini e mezzi pur di provare a non perderla.<\/p>\n<p><em>Last but not least<\/em>, la battaglia di Soledar rappresenta plasticamente la differenza abissale che caratterizza la condotta di guerra delle parti presenti sul terreno. Per la Russia, vale il principio per cui \u00e8 meglio perdere terreno (Kherson) e preservare gli uomini, cos\u00ec da poterlo poi riprendere, mentre per l\u2019Ucraina \u00e8 l\u2019opposto: preferisce perdere migliaia di uomini per difendere terreno, che poi inevitabilmente perde perch\u00e9 non \u00e8 in grado di difenderlo. E questo non \u00e8 semplicemente un diverso approccio strategico, ma attiene al\u00a0<em>senso profondo<\/em>\u00a0della guerra in corso.<\/p>\n<p>Per la Russia, si tratta di un passaggio esiziale, dal quale o esce vittoriosa o esce distrutta. Quindi, tutta la sua capacit\u00e0, tutta la sua volont\u00e0, tutta la sua esperienza sono finalizzate a questo esito supremo.<\/p>\n<p>Diversamente, per Kyev l\u2019obiettivo della vittoria semplicemente non esiste (se non, appunto, nella propaganda). Come ha detto giustamente Vasily Nebenzia, rappresentante permanente della Russia presso l\u2019ONU, l\u2019Ucraina \u00e8 oggi a tutti gli effetti una PMC della NATO, una\u00a0<em>private military company<\/em>, che combatte in nome e per conto dell\u2019Alleanza Atlantica, e che quindi persegue gli obiettivi di quest\u2019ultima, non avendone di propri. E l\u2019obiettivo della NATO non \u00e8 la vittoria \u2013 che sa bene avrebbe un costo insostenibile \u2013 n\u00e9 tantomeno la riconquista dei territori ucraini perduti \u2013 che sa impossibile \u2013 ma u<em>na guerra di logoramento il pi\u00f9 lunga possibile<\/em>.<br \/>\nIn questo senso, appunto, la guerra della NATO \u00e8 esattamente un\u00a0<em>tug of war<\/em>: tirare la corda allo spasimo un po\u2019 per volta, sempre un po\u2019 di pi\u00f9, cercando di arrivare il pi\u00f9 vicino possibile al punto di rottura (ma per quanto possibile evitandolo ad ogni costo), e mantenendo la trazione per un tempo idealmente infinito.<\/p>\n<p>Ovviamente, nella realt\u00e0 dei fatti Soledar \u00e8 invece importantissima dal punto di vista strategico e, non a caso, i russi vi hanno impegnato battaglia per mesi pur di prenderla, anche a costo di perdite non lievi \u2013 anche se infinitamente inferiori a quelle inflitte al nemico.<br \/>\nAnche tralasciando il fatto che nella cittadina si trova la pi\u00f9 grande miniera di sale d\u2019Europa (ed \u00e8 quindi un altro pezzo di economia del paese che passa di mano) e senza ovviamente considerare il valore simbolico che proprio la narrazione ukroNATO ha finito con l\u2019attribuirle, la caduta di Soledar apre a sua volta la strada all\u2019accerchiamento dell\u2019ancora pi\u00f9 importante piazzaforte di Bakhmut.<br \/>\nSe dovesse cadere anche questa citt\u00e0, infatti, verrebbe meno una importantissima linea di difesa (altamente fortificata), aprendo la strada verso il Dniepr. Anche se, alcuni chilometri pi\u00f9 ad ovest si trova una seconda linea, incentrata sulle citt\u00e0 di Slovyansk e Kramatorsk, le forse russe potrebbero agevolmente aggirarla a sud, e sfondare in direzione di Zaporizhya.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30466 lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/bakhmap.jpg?resize=640%2C261&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"625\" height=\"625\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/bakhmap.jpg?resize=1024%2C417&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/bakhmap.jpg?resize=300%2C122&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/bakhmap.jpg?resize=768%2C313&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/bakhmap.jpg?w=1263&amp;ssl=1 1263w\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/bakhmap.jpg?resize=640%2C261&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019effetto contagocce<\/strong><\/h2>\n<p>Anche se la propaganda NATO ama celebrare lo sforzo\u00a0<em>corale\u00a0<\/em>dei paesi membri per sostenere l\u2019Ucraina, la verit\u00e0 \u00e8 che stiamo buttando miliardi in armi e munizioni senza alcuna logica, e senza alcuno scopo \u2013 se non quello, appunto, di prolungare la guerra. Perch\u00e9 non solo \u00e8 evidente anche ad un bambino che la guerra va avanti solo e soltanto perch\u00e9 l\u2019occidente invia di tutto a Kyev (senza l\u2019aiuto della NATO, la guerra finirebbe in 24 ore). Se gettiamo lo sguardo tra le maglie della narrazione\u00a0<em>farlocca\u00a0<\/em>dell\u2019Alleanza, viene anche fuori con chiarezza che qualunque supporto significativo \u2013 in termini di quantit\u00e0, di qualit\u00e0 e di tempo \u2013 spingerebbe per un\u2019accelerazione del conflitto; e poich\u00e9 invece si vuole tirarlo per le lunghe, diventa necessario che il sostegno sia dato col contagocce, giusto quel poco che serve per tenere in vita le forze armate ucraine.<\/p>\n<p>La narrazione atlantista si nasconde dietro una duplice bugia: racconta che non si vuol fornire agli ucraini quel tal tipo di armamento, per evitare di restare coinvolti direttamente nel conflitto, e quindi per evitare la\u00a0<em>terza guerra mondiale<\/em>. Ma ovviamente la realt\u00e0 \u00e8 che la NATO \u00e8\u00a0<em>totalmente\u00a0<\/em>coinvolta nel conflitto; non solo perch\u00e9 senza il suo aiuto l\u2019Ucraina collasserebbe in un giorno, ma anche perch\u00e9 i paesi europei dell\u2019Alleanza sono di fatto un\u2019immensa retrovia del fronte. \u00c8 qui che si addestrano le truppe di Kyev, e qui che si riparano i mezzi danneggiati in combattimento, \u00e8 da qui che partono le linee di rifornimento, da qui decollano gli aerei spia che monitorano il campo di battaglia. Per tacere, ovviamente, delle migliaia e migliaia di uomini di eserciti NATO che operano gi\u00e0 sul terreno, sotto la copertura del mercenariato.<\/p>\n<p>Si \u00e8 creata quindi una situazione surreale, in cui esiste un tragico gioco della parti.<\/p>\n<p>Per un verso, i militari ucraini \u2013 bench\u00e9 consapevoli del proprio ruolo di\u00a0<em>carne da cannone<\/em>\u00a0e di PMC NATO \u2013 cercano quanto meno di condurre le operazioni secondo una logica militare. Ragion per cui, ad esempio, il generale Zalu\u017enyj cercava di convincere Zelensky ad autorizzare per tempo la ritirata da Soledar (e Bakhmut). Dal canto suo, la cricca al potere a Kyev \u00e8 doppiamente prigioniera, sia del proprio ruolo ufficiale, di\u00a0<em>eroici condottieri<\/em>\u00a0del paese, sia di quello occulto, di marionette della NATO. E gioca sino in fondo la propria parte in commedia, che \u00e8 quella di fare da sponda alle decisioni prese a Washington. L\u2019Alleanza Atlantica, infine, si atteggia a generoso ma prudente\u00a0<em>supporter\u00a0<\/em>della fiera resistenza ucraina.<\/p>\n<p>La sceneggiata imbastita dai tre guitti cerca di rappresentare uno spettacolino assai poco credibile, la cui trama \u2013 che si ripete come un loop \u2013 ruota sostanzialmente intorno a tre momenti: l\u2019aggravarsi della situazione, con conseguente appello ad aiuti urgenti; la macerazione della leadership atlantista, che vuole aiutare gli amici ma ha a cuore evitare un\u2019<em>escalation<\/em>; e, infine, la generosa fornitura delle armi richieste.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che si tratta semplicemente di una presa per i fondelli. Da ogni punto di vista. Tutto il gioco della riluttanza NATO a fare l\u2019ultimo passo in pi\u00f9, approfittando anche dell\u2019abissale ignoranza dei politici europei, dei commentatori e degli operatori dell\u2019informazione \u2013 e ovviamente dei cittadini \u2013 serve esattamente a far credere che si stiano inviando chiss\u00e0 quali potenti strumenti bellici. Ma la realt\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altra. Innanzitutto, c\u2019\u00e8 una questione qualitativa. Quando si annuncia l\u2019invio di sistemi per la difesa anti-aerea ed anti-missile, come i Patriot o come l\u2019italo-francese FSAF SAMP\/T, se ne decanta la sofisticazione (che in mano ucraina \u00e8, invece, un fattore di debolezza) ed il costo vertiginoso (800 milioni solo il sistema di identificazione bersaglio e di lancio del SAMP7T, pi\u00f9 i missili), sottintendendo che si sta facendo uno sforzo ai massimi livelli. Ma si omette di dire che fornire 4 o 5 batterie di Patriot, o anche un paio di SAMP\/T, rispetto ad un paese sterminato come l\u2019Ucraina, equivale a buttare un ago nel pagliaio.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30467 lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Leopard-2-A7-KMW-006.jpg?resize=640%2C330&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"625\" height=\"625\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Leopard-2-A7-KMW-006.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Leopard-2-A7-KMW-006.jpg?resize=300%2C155&amp;ssl=1 300w\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Leopard-2-A7-KMW-006.jpg?resize=640%2C330&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<p>Grande enfasi si sta ponendo poi intorno alla fornitura di carri armati. Innanzi tutto va detto che ne sono stati gi\u00e0 forniti moltissimi, anche se si trattava di modelli ex-sovietici (T-54\/55, T-62, T-80), pi\u00f9 o meno rimodernati. Carri questi, va aggiunto, non solo pi\u00f9 adeguati all\u2019esercito ucraino, che ha dimestichezza con quel tipo di corazzati, ma anche assai pi\u00f9 potenti di gran parte di quelli che si vorrebbero fornire adesso. La sola differenza \u00e8 che questi ultimi sono di concezione e fabbricazione occidentale.<\/p>\n<p>Anche qui, il non detto \u00e8 che pertanto sarebbero migliori. Peccato che non sia affatto cos\u00ec. Nel concreto, i carri di cui attualmente \u00e8 in atto la fornitura a Kyev sono gli M2 Bradley (USA), gli AMX-10 RC (Francia), i Leopard 2 (Germania) ed i Challenger 2 (UK). Bradley e Leopard sono carri che hanno un\u2019anzianit\u00e0 di servizio di una quarantina d\u2019anni o pi\u00f9. Il Bradley \u00e8 un carro leggero per il supporto alla fanteria. Il Leopard ha gi\u00e0 dato pessima prova di s\u00e9 in Siria, dove l\u2019esercito turco l\u2019ha utilizzato contro l\u2019ISIS ed i curdi (quindi forze nemmeno paragonabili all\u2019esercito russo); i generali turchi hanno definito l\u2019esperienza\u00a0<em>\u201ctraumatica\u201d<\/em>. Persino l\u2019M-1 Abrams, il carro pesante pi\u00f9 potente degli USA, usato dall\u2019Arabia Saudita in Yemen, si \u00e8 rivelato pericolosamente insicuro, figuriamoci il Bradley. Anche considerando che la Russia ormai schiera i T-90\u00a0<em>Vladimir\u00a0<\/em>ed i T-14\u00a0<em>Armata<\/em>, carri di ultimissima generazione. Il britannico Challenger 2 \u00e8 considerevolmente pi\u00f9 pesante di quelli attualmente schierati in Ucraina e richieder\u00e0 molto pi\u00f9 carburante e manutenzione e nuovi tipi di munizioni da 120 mm di cui il paese non dispone. L\u2019AMX \u00e8 in effetti un autoblindo su ruote, quindi la sua mobilit\u00e0\u00a0<em>off-road<\/em>\u00a0\u00e8 limitata.<\/p>\n<p>Come se tutto ci\u00f2 non bastasse, si porr\u00e0 lo stesso problema riscontrato relativamente alle forniture di artiglieria (e relativo munizionamento): l\u2019eterogeneit\u00e0 dei mezzi. Ci\u00f2 far\u00e0 aumentare le criticit\u00e0 logistiche legate a veicoli tanto diversi, dovendo provvedere a fornire a ogni modello le proprie specifiche munizioni e gli specifici pezzi di ricambio. Oltretutto, \u00e8 altamente probabile che questi nuovi carri non siano inviati sulla linea di fuoco, sia perch\u00e9 gli ucraini avranno bisogno di mesi per imparare ad utilizzarli in combattimento, sia perch\u00e9 una delle ragioni della riluttanza occidentale a fornirli sta proprio nella paura che si dimostrino inferiori ai carri russi, a discapito delle vendite a paesi terzi \u2013 che, al contrario, potrebbero preferire quelli di Mosca\u2026 (1)<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine un ultima considerazione da fare, riguardo alla quantit\u00e0.<\/p>\n<p>Sia per quanto riguarda i Leopard che i Challenger e le autoblindo AMX, si parla per ora di una fornitura di una dozzina di unit\u00e0 per ciascun tipo, mentre per i Bradley lo stanziamento USA ne prevede 50. Per capire l\u2019effettiva incisivit\u00e0 di questi mezzi, possiamo fare riferimento ad alcuni dati forniti dal Ministero della Difesa russo; anche facendo la tara alle cifre (che peraltro sono in genere abbastanza credibili), appare chiaro che siamo lontanissimi non solo dal sopperire alle perdite, ma anche dall\u2019avere un qualche peso rispetto alla massa di mezzi presenti sul campo.<\/p>\n<p>Secondo i dati russi, infatti, dall\u2019inizio del conflitto sono stati distrutti oltre 7500 carri e veicoli armati ucraini (per la cronaca, gli stessi dati riferiscono tra l\u2019altro di oltre 8000 veicoli non armati, pi\u00f9 di 3000 pezzi d\u2019artiglieria e mortai, e quasi 1000 MLRS\u2026).In buona sostanza, questa nuova ondata di aiuti militari \u00e8 praticamente soltanto una piccola sniffata di cocaina, utile ad evitare che la parte ucraina molli la fune, ma del tutto irrilevante nel\u00a0<em>tug of war<\/em>.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 Cfr. \u201cGerman Leopard 2 and British Challenger 2 Tanks Heading to Ukraine: Why They Are Unlikely to Fight in the Donbas\u201d,\u00a0<em>Military Watch<\/em>, [<a href=\"https:\/\/militarywatchmagazine.com\/article\/leo2-challenger2-ukraine-no-donbas\">https:\/\/militarywatchmagazine.com\/article\/leo2-challenger2-ukraine-no-donbas<\/a>]<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/01\/15\/tug-of-war\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/01\/15\/tug-of-war\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) In inglese, tiro alla fune si dice \u2018tug of war\u2019, che letteralmente sarebbe \u2018tipo di guerra\u2019. 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