{"id":76704,"date":"2023-01-20T09:19:35","date_gmt":"2023-01-20T08:19:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76704"},"modified":"2023-01-18T09:22:15","modified_gmt":"2023-01-18T08:22:15","slug":"scuola-abbandoni-e-disuguaglianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76704","title":{"rendered":"Scuola, abbandoni e disuguaglianze"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Girolamo De Michele)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Una recente inchiesta pubblicata su\u00a0<em>Repubblica<\/em>, autrice Ilaria Venturi, descrive un quadro preoccupante della scuola post-covid, a partire dalla crescita degli abbandoni scolastici. Alternando dati generali a verifiche empiriche sul territorio, l&#8217;inchiesta ci informa che nello scorso anno scolastico si sono registrate quasi 74.000 non ammissioni (delle quali 67.000 nelle superiori) dovute a una insufficiente frequenza: in altri termini, bocciature per abbandono scolastico. Ansia, autopercezione di inadeguatezza, incapacit\u00e0 di prefigurare un futuro connesso alla prosecuzione del percorso scolastico emergono come cause di questo gettare la spugna che rischia di diventare endemico: e forse lo \u00e8 gi\u00e0 diventato.<\/p>\n<p>In quelle cifre si incrociano infatti due diversi fenomeni: l&#8217;insicurezza \u2013 Benasayag direbbe, a giusta ragione, le passioni tristi \u2013 prodotta dalla sindemia, dai mesi in lockdown, soli dentro la stanza e tutto il mondo fuori: un fuori virtuale, cio\u00e8 quell&#8217;al di l\u00e0 dello schermo dal quale filtrava una didattica dimidiata, alla quale veniva cambiato il nome (a distanza, digitale integrata, blended) con una frequenza che denotava, da parte della stessa direzione del Ministero dell&#8217;istruzione, l&#8217;inadeguatezza delle parole e della cosa. E una tendenza che ormai si pu\u00f2 chiamare di lungo corso alla dispersione scolastica, della quale avevo avuto modo di parlare in un lontano 2018 in un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/?p=10392\">intervento al Parlamento Europeo<\/a>, sottolineando come &#8220;il tempo-scuola non \u00e8 in grado di colmare le disuguaglianze di partenza: quando va bene, si limita a certificarle, altrimenti contribuisce ad acuirle&#8221;, dal momento che &#8220;Le disuguaglianze non riguardano solo le classi sociali, ma l\u2019intero spettro delle differenze: centro-periferia, citt\u00e0-campagna, settentrione-meridione, indigeno-migrante&#8221;.<\/p>\n<p>Una facile retorica potrebbe sciogliere questo nodo parlando della pandemia che si \u00e8 abbattuta come un ciclone su una scuola in crisi \u2013 e di certo qualcuno lo avr\u00e0 anche detto, o pensato. Con ingenua onest\u00e0, un Dirigente Scolastico intervistato dichiara: &#8220;gli psicologi ci avevano avvertito: il peggio dopo due anni di pandemia deve ancora arrivare&#8221;. E forse quel Dirigente ci crede anche: il parere di psicologi e psicanalisti, nella crisi che si continua a chiamare pandemica, \u00e8 diventato un alibi tranquillizzante buono per tutte le stagioni. Beninteso, un supporto non occasionale o estemporaneo, n\u00e9 emergenziale, ma professionale a studentesse e studenti \u2013 ma anche a docenti e personale non docente \u2013 \u00e8 uno dei bisogni della scuola, e non da oggi. Quello che non torna, nella posizione del Dirigente, \u00e8 la postura da spettatore di un naufragio atteso, pi\u00f9 o meno come lo spettatore lucreziano che assiste dalla riva alla catastrofe (che in quel caso, ricordiamolo, alludeva alle guerre civili). Come se la scuola fosse una sorta di\u00a0<em>comfort zone<\/em>\u00a0rispetto alla societ\u00e0 devastata dalle conseguenze sociali della pandemia: ovvero, dalla sindemia, come correttamente bisognerebbe chiamarla. \u00c8 fuorviante, insomma, la percezione che la scuola sia un ambiente distinto, nel quale &#8220;si entra&#8221; e, dopo un periodo di soggiorno, &#8220;si esce&#8221; per entrare &#8220;nel mondo reale&#8221; (che \u00e8 &#8220;l\u00e0 fuori&#8221;): al contrario, la scuola \u00e8 irretita nel complesso di tensioni che costituiscono il reale cos\u00ec come lo conosciamo.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ecn.org\/filiarmonici\/avviso00.html\">Con le parole di Raoul Vaneigem<\/a>: &#8220;La scuola \u00e8 al centro di una zona di turbolenza dove gli anni giovanili rovinano nella tetraggine, dove la nevrosi coniugata dell\u2019insegnante e dell\u2019insegnato imprime il suo movimento al bilanciere della rassegnazione e della rivolta, della frustrazione e della rabbia&#8221; (<em>Avviso agli studenti<\/em>).<\/p>\n<p>Parimenti, \u00e8 fuorviante considerare il virus (come effetto di cause nelle quali \u00e8 irretito il processo di antropizzazione del mondo) e le sue conseguenze sociali per ambiti distinti; il virus ha agito come una coperta gettata sull\u2019uomo invisibile, cio\u00e8 sul complesso di forze e rapporti che costituiscono la societ\u00e0 globalizzata, rendendo visibili gli effetti degli invisibili processi del Capitale globale. Insomma, il virus \u00e8 stato, ed \u00e8, un cannocchiale attraverso cui leggere non solo gli effetti (comunque classisti) della pandemia, ma i segni del Capitale che si sono manifestati come pandemia perch\u00e9 a essa preesistenti: fra cui quelle passioni tristi che, per il loro venire alla luce all&#8217;interno di quella porzione del mondo della vita che \u00e8 la scuola, sono fraintesi come problemi, o segni di una crisi, della (sola) scuola.<\/p>\n<p>Ma non si tratta di una mera svista, o di un errore di percezione privo di conseguenze: la rappresentazione della scuola come un corpo distinto dal &#8220;mondo reale&#8221;, come una sorta di nido pascoliano 2.0, ha a che fare con una rappresentazione della scuola finalizzata a produrre effetti, cio\u00e8 a contribuire a perpetrare quei rapporti di forza e di classe che costituiscono il presente, piuttosto che a sottoporlo a critica e a sovvertirne, se non l&#8217;intera morfologia, quantomeno le ingiustizie pi\u00f9 evidenti. Si pensi al reiterato mantra che recita: &#8220;la scuola non prepara all&#8217;impatto con il mondo&#8221;, cui seguono proclami, o manifestazioni di intenti, sulla scuola che dovrebbe indirizzare verso il mondo del lavoro attraverso la triade miracolosa STEM \u2013 ITS \u2013\u00a0<em>Soft Skills<\/em>. Davanti a chi si presenta parlando del &#8220;mondo vero&#8221; che \u00e8 &#8220;l\u00e0 fuori&#8221; non si sa mai qual \u00e8 l&#8217;atteggiamento migliore: se rispondere, alla maniera di Massimo Troisi in\u00a0<em>Non ci resta che piangere<\/em>, &#8220;Mo&#8217; me lo segno, proprio&#8221;; oppure, seguendo la lezione di Adone Brandalise [<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=RmwjUd7VMMA&amp;t=4s,%2520al%2520minuto%25205:30\">qui<\/a>], ricordarsi che queste affermazioni sono falsate dal sottinteso &#8220;noi che lo affermiamo sappiamo cos&#8217;\u00e8 il mondo, sappiamo cos&#8217;\u00e8 il reale, sappiamo che cos&#8217;\u00e8 ci\u00f2 a cui dovreste adattarvi&#8221; \u2013 perch\u00e9 il reale \u00e8 quello che abbiamo definito. Cui consegue un secondo sottinteso disciplinare e disciplinante: obbedire a qualsiasi cosa gli scenari che passeranno vi chiederanno di attuare; concretizzando un&#8217;educazione che sospende l&#8217;esercizio creativo di comprensione in relazione alla realt\u00e0 in cui si vive.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/moren-hsu-VLaKsTkmVhk-unsplash.jpg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"600\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"5970bf79-4955-482c-9ae0-69c451e477b3\" \/><\/p>\n<p>Cos\u00ec la scuola, invece di fornire gli strumenti per comprendere il concatenarsi di crisi climatica, pandemica, migratoria, economica, interiorizza il clima sociale nella quale \u00e8 immersa, e lo inocula a studentesse e studenti, aggiungendo ansia, timor panico e tristezza alle medesime passioni tristi che si accampano nella societ\u00e0. Sia chiaro: \u00e8 inevitabile che nella scuola si respiri il clima nel quale la scuola stessa \u00e8 immersa. Non lo \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 della scuola di fornire gli strumenti cognitivi per accettare l&#8217;impensabile e l&#8217;ignoto, prima ancora di comprenderli e, eventualmente, contrastarli. Sar\u00e0 il caso di ricordare che la prima affermazione dell&#8217;autonomia della scienza, &#8220;rendere visibile l&#8217;invisibile&#8221;, fu pensata dall&#8217;illuminista greco Anassagora come risposta al perch\u00e9 della sofferenza e del dolore, una volta tramontata la possibilit\u00e0 di rifugiarsi nella religione?<\/p>\n<p>Prendiamo, come esempio, la pretesa vocazione che si vuole imporre alla scuola come processo di formazione verso il cosiddetto mondo del lavoro. Basta leggere, non dico Marta Fana o Andrea Fumagalli ma i rapporti del Censis e dell&#8217;Unioncamere, per sapere che non solo non \u00e8 vero che discipline STEM,\u00a0<em>Soft Skill<\/em>\u00a0e professionalizzazione dell&#8217;educazione favoriscono un pi\u00f9 rapido accesso all&#8217;occupazione, ma addirittura lo ostacolano, innescando quel circolo perverso fra dissipazione delle competenze, disillusione e sfiducia che, intrecciandosi a doppia elica col circolo perverso della crisi economica, finisce per nutrire ogni possibile complottismo e irrazionalismo. Ragazze e ragazzi potranno non sapere nulla di rapporti economici, report statistici, decrescita degli investimenti sociali, finanziarizzazione \u2013 e quasi sempre nulla sanno: per\u00f2 percepiscono il doppio vincolo costituito dalla paradossale compresenza di aspettativa lavorativa come senso da dare a una vita senza senso, e attesa di delusione di questa aspettativa, la cui spia \u00e8 il termine &#8220;occupabilit\u00e0&#8221;, nel quale la condizione necessaria (una necessit\u00e0 cui dovrebbe provvedere la scuola) ma non sufficiente (come esperito nella quotidiana precarizzazione) che, spiegava Gregory Bateson nei lontani anni Sessanta, si esprime sotto forma di scismogenesi, cio\u00e8 di relazioni sociali che danno origine a circoli viziosi e processi distruttivi. Cos\u00ec la scuola diventa uno dei fattori di crescita di quella patologia di cui dovrebbe essere la cura: ma per far questo dismette il proprio ruolo educativo, ossia abbassa il livello della didattica a quello della trasmissione dei contenuti attesa da un mondo aziendale costituito in prevalenza da produzioni a minore valore aggiunto e a basso grado di innovazione (il che spiega l\u2019alto numero di sovra-qualificati: le competenze acquisite sono s\u00ec elevate, ma a causa del ritardo strutturale del sistema produttivo del Paese). Insomma, abbassa l&#8217;asticella della didattica per venire incontro ai desiderata dell&#8217;impresa, che vuole lavoratori sotto-qualificati per non dover innovare, e pretende che la spesa della formazione sia a carico del sistema scolastico e non di quello aziendale.<\/p>\n<p>Tutto questo sarebbe stato, in altri tempi, materiale per una robusta critica dell&#8217;economia politica \u2013 e per qualcuno lo \u00e8 tutt&#8217;ora. Ma \u00e8 anche materiale per lo squadernamento di una crisi generalizzata dei processi psichici, la cui dimensione pi\u00f9 eloquente \u00e8 quella che Freud a suo tempo defin\u00ec come\u00a0<em>das Unheimliche<\/em>, il perturbante o il sinistro: il timore non di ci\u00f2 che \u00e8 a distanza, ma di ci\u00f2 che ci \u00e8 prossimo, nel quale percepiamo inconsciamente l&#8217;irruzione dell&#8217;inatteso, dell&#8217;impensato, dell&#8217;inaudito. Come nell&#8217;Overlook Hotel di\u00a0<em>Shining<\/em>, film ispirato proprio da quel concetto freudiano, l&#8217;irruzione di Jack Torrence con l&#8217;ascia in pugno nelle fragili difese della famiglia, divenuta non luogo della protezione e sicurezza, ma campo di battaglia per la sopravvivenza.<\/p>\n<p>Tutto questo era fino a ieri invisibile, o sottotraccia per la pi\u00f9 parte; gli scricchiolii delle fondamenta della psiche sociale non sembravano essere avvertiti, il clima ansiogeno e angoscioso era eluso dalle mille effimere convenzioni sociali che la societ\u00e0 digitale ha moltiplicato. Il virus lo ha reso visibile: ora sappiamo che oltre, o all&#8217;interno delle, rassicuranti rappresentazioni del &#8220;mondo reale&#8221;, fra i suoi spazi (come le entit\u00e0 di Lovecraft) esistono forze, dinamiche, tensioni sinistre e perturbanti. Che non ci sono\u00a0<em>comfort zone<\/em>, perch\u00e9 in realt\u00e0 non ce ne erano mai state.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 chiama in causa la scuola: per essere chiari, la sua ragion d&#8217;essere.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un tale, nemico storico della scuola e del pensiero critico, che sostiene debba la scuola non dare felicit\u00e0, ma essere una dura palestra per prepararsi ad affrontare la vita, nella quale, assicura, la competizione non mancher\u00e0. Parole come queste danno voce a un diffuso sentire, ed \u00e8 bene che siano espresse con chiarezza, per tracciare un chiaro confine fra due campi avversi e nemici.<\/p>\n<p>Una scuola che non sa porsi il problema della felicit\u00e0 dei propri frequentanti, dei viventi all&#8217;interno del proprio ambiente (docenti, discenti e lavoratori) \u00e8 una scuola che non educa alla ricerca di un senso nella vita, dunque contribuisce all&#8217;insensatezza di un tempo presente dominato da una crescente barbarie. Ma una scuola che rinuncia al senso della vita e alle felicit\u00e0 \u00e8 una scuola nella quale la vita si annoia: e, come ammonisce Raoul Vaneigem, una scuola in cui la vita si annoia educa solo alla barbarie.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/scuola-abbandoni-e-disuguaglianze\">https:\/\/www.doppiozero.com\/scuola-abbandoni-e-disuguaglianze<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Girolamo De Michele) Una recente inchiesta pubblicata su\u00a0Repubblica, autrice Ilaria Venturi, descrive un quadro preoccupante della scuola post-covid, a partire dalla crescita degli abbandoni scolastici. 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