{"id":76711,"date":"2023-01-19T10:33:44","date_gmt":"2023-01-19T09:33:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76711"},"modified":"2023-01-18T09:38:33","modified_gmt":"2023-01-18T08:38:33","slug":"serbi-del-kosovo-intrappolati-tra-pristina-e-belgrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76711","title":{"rendered":"Serbi del Kosovo, intrappolati tra Pristina e Belgrado"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO (Milica Andric Rakic)<\/strong><\/p>\n<div class=\"image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"Mitrovica, persone passeggiano sulla riva nord del fiume Ibar \u00a9 Giovanni Vale\/Shutterstock\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/aree\/kosovo\/serbi-del-kosovo-intrappolati-tra-pristina-e-belgrado-222739\/2141727-1-ita-IT\/Serbi-del-Kosovo-intrappolati-tra-Pristina-e-Belgrado.jpg\" alt=\"Mitrovica, persone passeggiano sulla riva nord del fiume Ibar \u00a9 Giovanni Vale\/Shutterstock\" \/><\/p>\n<div class=\"caption\">\n<p>Mitrovica, persone passeggiano sulla riva nord del fiume Ibar \u00a9 Giovanni Vale\/Shutterstock<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il recente acuirsi della situazione in Kosovo, prima con le barricate al nord, poi negli ultimi giorni con il ferimento di due ragazzi di nazionalit\u00e0 serba al sud, ha fatto emergere tutto il malcontento dei serbi del Kosovo per la condotta sia della leadership di Belgrado che di quella di Pristina<\/p>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<p><em>(Originariamente pubblicato dalla\u00a0<a title=\"Link a Deutsche Welle\" href=\"https:\/\/www.dw.com\/sr\/srbi-na-kosovu-protest-i-protiv-kurtija-i-protiv-vu%C4%8Di%C4%87a\/a-64323088\">Deutsche Welle<\/a>, il 9 gennaio 2023)<\/em><\/p>\n<p>Quando, alla fine dello scorso anno, le barricate nel nord del Kosovo erano state rimosse, molti avevano messo in guardia sul fatto che era solo questione di tempo prima che la situazione peggiorasse nuovamente. In pochi per\u00f2 immaginavano che una nuova crisi sarebbe scoppiata a distanza di cos\u00ec poco tempo.<\/p>\n<p>Lo scorso 6 gennaio, giorno in cui si celebra la vigilia del Natale ortodosso, a \u0160trpce (Shterpc\u00eb), nell\u2019estremo sud del Kosovo, un ragazzo undicenne e un giovane ventunenne di nazionalit\u00e0 serba sono stati feriti a colpi di arma da fuoco mentre trasportavano il\u00a0<em>badnjak\u00a0<\/em>[legno di quercia che viene bruciato durante la tradizionale cerimonia per la vigilia del Natale ortodosso].<\/p>\n<p>Poche ore dopo l\u2019aggressione un uomo di trentatr\u00e9 anni, membro delle forze di sicurezza del Kosovo, \u00e8 stato arrestato con l\u2019accusa di tentato omicidio.<\/p>\n<p>\u201cSe prima di venerd\u00ec [6 gennaio] aveste detto a qualcuno a \u0160trpce che sarebbe potuta accadere una cosa del genere, tutti avrebbero giurato sulla propria vita che era impossibile. Pensavamo che quei tempi fossero passati\u201d, spiega alla Deutsche Welle Jasmina \u017divkovi\u0107 Jovanovi\u0107, presidente dell\u2019Associazione delle famiglie delle persone scomparse di \u0160trpce, e aggiunge: \u201cPer questo credo che quanto accaduto sia conseguenza dell\u2019atteggiamento delle autorit\u00e0 kosovare nei confronti del popolo serbo. Cercano di addossare alla comunit\u00e0 serba la colpa del mancato raggiungimento degli obiettivi politici e del conseguente malcontento popolare, ed ecco il risultato\u201d.<\/p>\n<p>Molti rappresentanti delle istituzioni kosovare, compresi la presidente del Kosovo Vjosa Osmani e il premier Albin Kurti, hanno condannato l\u2019aggressione avvenuta a \u0160trpce. Una condanna che per\u00f2, come sostiene Jasmina \u017divkovi\u0107 Jovanovi\u0107, non basta a rassicurare la popolazione. \u201cLa maggior parte dei cittadini crede che l\u2019aggressore verr\u00e0 addirittura premiato\u201d, afferma \u017divkovi\u0107 Jovanovi\u0107.<\/p>\n<p>Tale idea, per quanto bizzarra, \u00e8 stata effettivamente avanzata da Fatmir Hasani, membro del movimento Vet\u00ebvendosje, originario di Mitrovica sud, attualmente residente all\u2019estero. Hasani ha definito l\u2019agente accusato dell\u2019attacco \u201cun albanese coraggioso\u201d, proponendo al ministro della Difesa kosovaro di promuoverlo al grado di comandante.<\/p>\n<p>Nella comunit\u00e0 serba prevale la convinzione che le ragioni alla base dell\u2019aggressione siano di carattere etnico. Tuttavia, i capi di imputazione, formulati dalla procura \u2013 che ha chiesto che nei confronti dell\u2019indagato venisse disposta la misura della custodia cautelare della durata di trenta giorni, una richiesta accolta dal giudice per le indagini preliminari \u2013 comprendono solo il tentato omicidio aggravato, la minaccia alla sicurezza pubblica e l\u2019utilizzo di armi pericolose [senza fare alcun cenno alla questione etnica].<\/p>\n<p>Quanto agli albanesi del Kosovo, alcuni ritengono che l\u2019agente arrestato abbia macchiato la divisa e la reputazione delle forze di sicurezza kosovare, altri invece sostengono che abbia agito per autodifesa dopo uno scontro verbale con un gruppo di serbi. Molti sottolineano che il sospettato \u00e8 figlio di un combattente dell\u2019Esercito di liberazione del Kosovo (U\u00c7K) ucciso [nel 1999] e definito \u201cmartire\u201d. Haki Abazi, deputato del parlamento kosovaro eletto tra le fila del movimento Vet\u00ebvendosje, ha anche avanzato l\u2019ipotesi che \u201cl\u2019incidente a \u0160trpce sia stato orchestrato per incolpare gli albanesi\u201d.<\/p>\n<p>Anche alcuni rappresentanti della comunit\u00e0 internazionale hanno condannato l\u2019incidente, astenendosi per\u00f2 dal parlare della possibilit\u00e0 che si sia trattato di una violenza di matrice etnica.<\/p>\n<p>Jasmina \u017divkovi\u0107 Jovanovi\u0107 spiega che i serbi che vivono nelle enclavi nel sud del Kosovo si sentono impotenti, aggiungendo per\u00f2 di riporre fiducia nelle garanzie date agli abitanti di \u0160trpce \u2013 che subito dopo l\u2019aggressione si sono radunati e per alcune ore hanno bloccato le strade \u2013 ai quali \u00e8 stato promesso un potenziamento della presenza della KFOR e della polizia ai punti di ingresso e di uscita dalla regione di Sirini\u0107ka \u017dupa.<\/p>\n<h3>Le proteste<\/h3>\n<p>La Srpska Lista [il principale partito dei serbi del Kosovo appoggiato dal governo di Belgrado] ha organizzato una protesta a \u0160trpce, a causa del violento episodio di cui sopra, nello stesso giorno e alla stessa ora (lo scorso 8 gennaio alle ore 12.00) in cui a Mitrovica nord si \u00e8 svolta una manifestazione di protesta contro la Srpska Lista e \u201cla politica del tradimento\u201d portata avanti da Aleksandar Vu\u010di\u0107. Molti abitanti del Kosovo settentrionale dubitano che si sia trattato di pura coincidenza.<\/p>\n<p>Oltre alla protesta a Mitrovica nord, organizzata dalle forze di opposizione di destra, negli ultimi giorni si \u00e8 assistito ad un\u2019altra manifestazione di malcontento dei serbi del nord del Kosovo. Lo scorso 8 gennaio a Petar Petkovi\u0107, capo dell\u2019Ufficio per il Kosovo e Metohija del governo serbo, \u00e8 stato impedito di tenere un discorso [in occasione di una cerimonia organizzata davanti alla chiesa di Santa Trinit\u00e0 a Zubin Potok]. I cittadini radunati davanti alla chiesa hanno accolto Petkovi\u0107 con fischi e insulti, definendolo \u201ctraditore\u201d.<\/p>\n<p>A spingere i cittadini a scontrarsi verbalmente con Petkovi\u0107 \u00e8 stato il fatto che quest\u2019ultimo \u00e8 giunto alla chiesa scortato dalla polizia kosovara.<\/p>\n<p>Dal febbraio dello scorso anno a Zubin Potok sono state costruite tre nuove stazioni di polizia destinate ad ospitare le forze speciali kosovare che, anche prima della decisione dei serbi del nord del Kosovo di\u00a0<a title=\"Link a abbandonare tutte le istituzioni kosovare\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Kosovo\/Belgrado-Pristina-sale-la-posta-in-gioco-222393\">abbandonare tutte le istituzioni kosovare<\/a>, non comprendevano alcun membro di nazionalit\u00e0 serba.<\/p>\n<p>La costante presenza delle forze speciali della polizia kosovara \u2013 costituite quasi esclusivamente da agenti di nazionalit\u00e0 albanese \u2013 nei comuni nel nord del paese abitati perlopi\u00f9 da serbi suscita un profondo senso di frustrazione tra la popolazione serba. L\u2019incapacit\u00e0 della Srpska Lista di intervenire su questa questione \u2013 anche per quanto riguarda l\u2019esproprio di alcuni terreni di propriet\u00e0 dei serbi, effettuato per consentire la costruzione delle nuove stazioni di polizia \u2013 ha contribuito a quelli che sembrano i primi segnali di indebolimento di questo partito che per dieci anni \u00e8 riuscito a mantenere un dominio assoluto tra i serbi del Kosovo, grazie anche al sostegno del Partito progressista serbo (SNS) di Aleksandar Vu\u010di\u0107.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, la protesta organizzata lo scorso 6 gennaio a Mitrovica nord dalle forze di destra e le barricate ripetutamente erette nel nord del Kosovo su iniziativa della Srpska Lista sono accomunate da una stessa richiesta: il ritiro delle forze speciali kosovare dal nord del paese. Negli ultimi giorni si \u00e8 parlato anche di \u201cuna costante repressione contro i serbi portata avanti dal regime di Albin Kurti\u201d.<\/p>\n<h3>La sconfitta di una politica condiscendente<\/h3>\n<p>\u201cTra i serbi del Kosovo si sono alzate diverse voci di protesta a causa dell\u2019acuirsi delle tensioni in Kosovo, ma anche per via del malcontento di alcuni leader politici per il comportamento di Belgrado che ormai da dieci anni conduce una politica condiscendente nei confronti della comunit\u00e0 internazionale, poi cerca di presentare le concessioni fatte come grandi vittorie diplomatiche\u201d, spiega alla Deutsche Welle Miodrag Miki Marinkovi\u0107, direttore del Centro per l\u2019azione sociale con sede a Mitrovica nord.<\/p>\n<p>Marinkovi\u0107 sostiene che la sconfitta di tale politica sia inevitabile e che i cittadini sono costretti a \u201cpagarne le conseguenze sulla propria pelle\u201d.<\/p>\n<p>\u201c[La leadership di Belgrado] \u00e8 ben lontana dalle vittorie di cui parla ogni volta che raggiunge un accordo, riempiendone le pagine dei giornali. Ed \u00e8 per questo che dopo l\u2019ultima crisi nel nord del Kosovo i serbi kosovari hanno espresso un forte malcontento, che ormai non pu\u00f2 pi\u00f9 essere controllato\u201d, afferma Marinkovi\u0107.<\/p>\n<p>Un malcontento che Ivan Mileti\u0107, uno degli organizzatori della protesta delle forze di opposizione svoltasi a Mitrovica nord domenica 8 gennaio, ha sintetizzato con le seguenti parole: \u201cNon tollereremo la presenza delle forze speciali della polizia kosovara nel nord del Kosovo n\u00e9 in alcun altro luogo abitato da serbi. Non abbiamo nulla contro il popolo albanese e le persone benevole e ben intenzionate. Siamo per\u00f2 contro il terrore. Nessuno \u00e8 pi\u00f9 disposto a sopportare queste cose\u201d.<\/p>\n<p>Circa centocinquanta partecipanti alla protesta dello scorso 8 gennaio hanno chiesto la sospensione dei negoziati con Pristina, fino a quando le loro richieste non verranno esaudite.<\/p>\n<h3>Due schieramenti critici nei confronti di Vu\u010di\u0107<\/h3>\n<p>Miodrag Marinkovi\u0107 sostiene che la protesta dell\u2019opposizione tenutasi a Mitrovica nord sia ben lungi dal rispecchiare un vero pluralismo. \u201cTuttavia, pu\u00f2 essere considerata una sorta di liberazione dei serbi del Kosovo dal giogo della Belgrado ufficiale, e soprattutto dei suoi rappresentanti in Kosovo, ossia della Srpska Lista\u201d, afferma Marinkovi\u0107, precisando che in questo processo sono emerse due correnti.<\/p>\n<p>\u201cUna corrente \u00e8 guidata dai leader politici dei serbi che vivono a sud del fiume Ibar, insoddisfatti della tendenza di Belgrado a ignorare quella parte della comunit\u00e0 serba, ma anche del predominio dei serbi del nord del Kosovo all\u2019interno della Srpska Lista. Dall\u2019altra parte, gli oppositori della leadership di Belgrado nel nord del Kosovo sono insoddisfatti per le concessioni fatte da Belgrado nei confronti di Pristina e nell\u2019ultima crisi nel nord hanno intravisto l\u2019opportunit\u00e0 di far evolvere la situazione al punto in cui una sorta di divisione del Kosovo possa diventare realt\u00e0\u201d, spiega Marinkovi\u0107.<\/p>\n<p>Stando alle sue parole, l\u2019unica cosa che accomuna le due correnti sono le feroci critiche rivolte alla leadership di Belgrado, con la quale per\u00f2 non riescono a confrontarsi non essendo abbastanza forti.<\/p>\n<p>\u201cIl progetto politico promosso nel nord del Kosovo vede la possibilit\u00e0 di migliorare le condizioni di vita dei serbi attraverso un rafforzamento della resistenza a Pristina e l\u2019abbandono delle istituzioni, mentre nel sud del Kosovo l\u2019intento \u00e8 quello di garantire ai serbi una vita migliore attraverso le istituzioni e la collaborazione con gli albanesi del Kosovo\u201d, conclude Marinkovi\u0107.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Kosovo\/Serbi-del-Kosovo-intrappolati-tra-Pristina-e-Belgrado-222739\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Kosovo\/Serbi-del-Kosovo-intrappolati-tra-Pristina-e-Belgrado-222739<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO (Milica Andric Rakic) Mitrovica, persone passeggiano sulla riva nord del fiume Ibar \u00a9 Giovanni Vale\/Shutterstock Il recente acuirsi della situazione in Kosovo, prima con le barricate al nord, poi negli ultimi giorni con il ferimento di due ragazzi di nazionalit\u00e0 serba al sud, ha fatto emergere tutto il malcontento dei serbi del Kosovo per la condotta sia della leadership di Belgrado che di quella di Pristina (Originariamente pubblicato dalla\u00a0Deutsche Welle,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":76712,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/OBCT_Logo_with_text-1.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jXh","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76711"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=76711"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76711\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":76713,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76711\/revisions\/76713"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/76712"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=76711"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=76711"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=76711"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}