{"id":76876,"date":"2023-01-27T09:00:45","date_gmt":"2023-01-27T08:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76876"},"modified":"2023-01-26T09:35:28","modified_gmt":"2023-01-26T08:35:28","slug":"ue-e-russia-ununica-crisi-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76876","title":{"rendered":"UE e Russia, un&#8217;unica crisi in Europa"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LETTERA DA MOSCA (Marco Bordoni)<\/strong><\/p>\n<div class=\"featured-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/letteradamosca.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/ue.jpeg\" alt=\"ue\" width=\"800\" height=\"534\" \/><\/div>\n<div class=\"post-header\"><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.imf.org\/external\/datamapper\/PPPSH@WEO\/EU\/CHN\/USA\">Secondo il Fondo Monetario Internazionale<\/a>, nel 1990 i Paesi che oggi compongono la UE producevano quasi un quarto della ricchezza mondiale, a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto (per l\u2019esattezza, il 23,5%). Questa quota \u00e8 scesa oggi a meno di un sesto: il 14,9%. Nello stesso periodo <a href=\"https:\/\/www.imf.org\/external\/datamapper\/PPPSH@WEO\/RUS\">la quota della Russia<\/a> scendeva, in maniera quasi parallela, dal 4,8% al\u00a0 2,8%. I Russi possono ben raccontarsi che i BRICS stanno rimontando secoli di egemonia economica occidentale. Gli Europei possono ribattere che il processo \u00e8 lento e che, in ogni caso, i Paesi del G7 tengono la presa sulla finanza globale. Ma gli uni e gli altri vantano successi non propri.\u00a0Sempre nel 1990 il <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=Population_and_population_change_statistics\">saldo demografico naturale (differenza fra nati e deceduti) nei paesi UE<\/a> era + 2 \u2030, sceso fino al \u2013 2,8 \u2030 del 2021 (pari a un saldo negativo di 1.231.000). Nello stesso periodo la Russia <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Demographics_of_Russia#cite_note-33\">\u00e8 passata da +2\u2030 a -7,1\u2030<\/a> (diminuzione di 1.398.253). Nonostante in questo caso i due tracciati non siano esattamente paralleli (infatti mentre la statistica UE \u00e8 costante al ribasso, le dinamiche demografiche russe hanno un tradizionale andamento sinusoidale, che vede anni di crollo seguiti a poca distanza da altri di relativa espansione), <strong>la tendenza generale appare comune.<\/strong> Da una parte e dall\u2019altra si cerca di tamponare l\u2019emorragia drenando forza lavoro dall\u2019Ucraina e dai Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Unione Europea e Russia hanno 30 anni, ma non si sa ancora cosa faranno da grandi. La Russia, a quanto pare, <a href=\"https:\/\/letteradamosca.eu\/2022\/02\/25\/se-il-fantasma-dello-impero-si-mangia-la-russia\/\">vorrebbe essere un impero<\/a>, che \u00e8 poi la forma di organizzazione politica tradizionale di quello spazio, ma senza Ucraina non si pu\u00f2 e <a href=\"https:\/\/letteradamosca.eu\/2023\/01\/18\/il-prezzo-della-vittoria\/\">gli Ucraini, allo stato, non paiono entusiasti<\/a> (eufemismo) dell\u2019idea. C\u2019\u00e8 una Costituzione formale (oltre tutto emendata da poco) ma quella materiale \u00e8 distante anni luce e <strong>il Putinismo dopo Putin nessuno sa cosa sar\u00e0<\/strong>: aleggiano richiami a Bisanzio, ai Khan, ai Romanov e all\u2019URSS, ma quattro passati non fanno un\u2019idea di futuro. Futuro che, beninteso, manca anche all\u2019Unione Europea, il Trattato internazionale che si crede Stato, il processo che si crede risultato. La bicicletta (per usare la metafora di <a href=\"https:\/\/st.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2010-12-18\/europa-pedala-sempre-piano-081041_PRN.shtml\">Jacque Delors<\/a>) che se si ferma cade, pu\u00f2 quindi solo andare avanti, ad espandersi geograficamente (Maidan <i>docet<\/i>) ed istituzionalmente, e pazienza se, a forza di pedalare alla cieca, si casca a capofitto in una guerra.<\/p>\n<p>La democrazia russa muoveva appena i primi passi quando \u00e8 stata presa a cannonate da El\u2019cin (l\u2019Occidente applaud\u00ec, in odio al \u201cpopulismo rossobruno\u201d del tandem Rutskoj-Khasbulatov). In seguito, per un periodo di tempo abbastanza lungo, i Russi si sono confrontati con l\u2019idea democratica, cercando di convincere s\u00e9 stessi e gli altri che fosse un articolo che li interessava ancora, e che servisse solo adattarla, per cos\u00ec dire, al clima rigido. Si parl\u00f2, in quegli anni, di <a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/neocon-alla-russa\">\u201ddemocrazia sovrana\u201d<\/a>. Questa parentesi si \u00e8 chiusa <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/diario-russo-1-19-marzo-2022\">con il diluvio di leggi speciali e strette repressive<\/a> che ha preceduto e seguito il 24 febbraio.<\/p>\n<p>E l\u2019Unione Europea, che si vanta addirittura \u201cculla\u201d del potere del popolo? Recentemente l\u2019istituto Ravenstvo Media <a href=\"https:\/\/twitter.com\/bordoni_russia\/status\/1614963647469551616\/photo\/1\">ha pubblicato<\/a> un\u2019infografica che compara gli umori dei cittadini UE riguardo alla NATO e le rispettive rappresentanze parlamentari. Risultato: poco meno di un terzo (29%) degli intervistati ha detto di non volerne sapere dell\u2019Alleanza Atlantica, ma questa posizione \u00e8 rappresentata da solo il 6% degli eletti. Ancora: secondo <a href=\"https:\/\/euractiv.it\/section\/futuro-delleuropa\/news\/eurobarometro-gli-italiani-si-fidano-dellue-meno-degli-altri-cittadini-europei\/\">Eurobarometro<\/a> il 19% degli italiani ha un\u2019immagine \u201cmolto negativa\u201d della UE. Rappresentanza parlamentare? Non pervenuta. Un <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/mondo\/2023\/01\/17\/ucraina-il-48-degli-europei-favorevole-a-una-rapida-fine-del-conflitto_14ce0873-1ea9-49ac-b361-8d420ef6c45c.html\">recente sondaggio Euroskopia<\/a> mostra che <strong>quasi la met\u00e0 (il 48%) dei cittadini di 9 Paesi europei, inclusa l\u2019Italia, \u00e8 favorevole a una rapida fine del conflitto in Ucraina<\/strong> \u201canche se Kiev dovesse cedere parte del proprio territorio alla Russia\u201d. Si pu\u00f2 essere d\u2019accordo o no, ovviamente. E\u2019 un solo un sondaggio, ovviamente. Ma, tornando al punto: quanti rappresentano questa opinione, che \u00e8 sicuramente diffusa nella societ\u00e0, nei Parlamenti?<\/p>\n<p>Insomma, l\u2019impressione \u00e8 che anche <strong>nella UE la democrazia funzioni bene a parole, fino a che si discute di argomenti di poco conto.<\/strong> Ma quando si tratta di scelte strategiche (l\u2019austerit\u00e0 espansiva, il processo confederativo, l\u2019appartenenza alla UE ed alla NATO, la pace e la guerra), insomma quando si tratta di scelte che riguardano davvero il nostro futuro, entra in funzione <a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2013\/03\/08\/draghi-in-italia-riforme-con-il-pilota.html\">il pilota automatico<\/a>:\u00a0 il campo delle opzioni si restringe drasticamente e l\u2019opinione pubblica, peraltro condizionata a monte da un\u2019informazione spesso a senso unico, non trova, sar\u00e0 un caso, rappresentanza politica.\u00a0 <a href=\"https:\/\/newlearningonline.com\/new-learning\/chapter-4\/neoliberalism-more-recent-times\/margaret-thatcher-theres-no-such-thing-as-society\">Probabilmente la fine dei corpi intermedi<\/a> (\u201cnon esiste una cosa che si chiama societ\u00e0, ci sono solo individui e famiglie\u201d), indica la crisi delle compagini occidentali (una tradizione politica nata dalla rottura progressiva dell\u2019originaria unit\u00e0 imperiale) molto pi\u00f9 che quella della Russia, che di corpi intermedi non ne ha mai avuti (avendo ereditato quella unit\u00e0, quella \u201csinfonia\u201d intatta da Bisanzio).\u00a0Insomma, <strong>a dispetto delle sue parti inconciliabili, l\u2019Europa<\/strong> (intesa come spazio continentale e culturale), <strong>\u00e8 ancora una<\/strong>, e la guerra che la dilania uno dei frutti, il pi\u00f9 vistoso, della sua <i>unica<\/i> crisi.<\/p>\n<p>Risalendo alle origini della questione ucraina troviamo, \u00e8 vero, una Russia che aspira al riconoscimento occidentale di una sfera di influenza (e basta leggere le <a href=\"https:\/\/www.sandrotetieditore.it\/project\/aleksej-puskov-da-gorbacev-a-putin-geopolitica-della-russia\/\">memorie di Aleksej Pu\u0161kov<\/a>, recentemente edite in italiano, per capire che in tre decenni di politica estera la Russia ha cambiato solo i mezzi in vista di quest\u2019unico fine). Ma troviamo anche, ugualmente responsabile, <strong>una neonata casta europea che, opponendosi a Mosca, obbedisce a logiche uguali e simmetriche.<\/strong> Si confrontino due crisi quasi concomitanti: Grecia e Ucraina. Stessi anni, stessi protagonisti politici a Bruxelles. Atene, stato membro, ma provincia ribelle, \u00e8 stata disciplinata: i soldi per rimborsare <a href=\"https:\/\/goofynomics.blogspot.com\/2015\/01\/cosa-sapete-della-grecia-fact-checking.html\">i crediti (privati) erogati dalle banche francesi e tedesche<\/a> sono stati condizionati a riforme assurdamente punitive. Kiev, entit\u00e0 estranea ma avamposto appena espugnato, \u00e8 stata, viceversa, generosamente sostenuta: nessun problema per trovare 90 miliardi di \u20ac in 8 anni (<a href=\"https:\/\/t.me\/letteradamosca\/10994\">si \u00e8 vantata Von der Layen<\/a>), da devolvere agli \u201coligarchi buoni\u201d.\u00a0All\u2019occorrenza l\u2019Unione Europea, \u201cNobel per la Pace\u201d, ha saputo essere assertiva come una Russia qualsiasi.<\/p>\n<p>Torniamo, ad esempio, al 2013: Yanukovich si trova di fronte al bivio. Putin vuole Kiev nella neonata Unione Eurasiatica. Bruxelles, che per anni ha tergiversato di fronte alle richieste di accesso ucraine, temendo di farsi soffiare la preda, improvvisamente accelera, e <strong>fissa la firma del Trattato di associazione per il 29 novembre a Vilnius.<\/strong> Yanukovich chiede tempo, sostiene che rompere con Mosca danneggerebbe troppo le zone industriali dell\u2019Ucraina in cui vive l\u2019elettorato russofono che lo vota. Forse per davvero, forse per perder tempo, non lo sapremo mai, il Presidente ucraino propone una trattativa trilaterale che consenta un accordo complessivo. Proposta rispedita al mittente da Barroso che intima: <a href=\"https:\/\/twitter.com\/bordoni_russia\/status\/1603783378158895107\">o noi o loro<\/a>.<\/p>\n<p>Altro malinteso pi\u00f9 tardi, a frittata da gi\u00e0 fatta: <strong>gli Accordi di Minsk<\/strong>. Tempo prezioso che, nelle intenzioni russe, doveva servire agli occidentali a \u201crestituire il maltolto\u201d mettendo in riga Poroshenko. E che invece \u00e8 servito (hanno detto Merkel e Holland, in due recenti interviste <a href=\"https:\/\/kyivindependent.com\/national\/hollande-there-will-only-be-a-way-out-of-the-conflict-when-russia-fails-on-the-ground\">qui<\/a> e <a href=\"https:\/\/t.me\/lamiarussia\/14623\">qui<\/a>) a preparare la guerra. In realt\u00e0 (ha osservato acutamente Fedor Lukyanov <a href=\"https:\/\/globalaffairs.ru\/articles\/minsk-po-pamyati-i-predstavleniyu\/\">in un recente commento<\/a>) probabilmente non vi fu, ai danni della Russia, alcun inganno preordinato. Semplicemente <strong>il tempo concesso venne sprecato dalla UE<\/strong> che, stregata dalla bulimia dell\u2019espansione infinita, prefer\u00ec autoilludersi, interpretando gli Accordi (che dicevano altro) come una capitolazione russa.\u00a0Si dir\u00e0 che la UE non decide nulla, e che \u00e8 Washington che conduce le danze. E\u2019 una verit\u00e0 incontestabile, per quanto parziale. E tuttavia: non \u00e8 forse questo l\u2019ennesimo segno di un gravissimo declino del vecchio continente?<\/p>\n<p>In conclusione: <strong>due pezzi d\u2019Europa che contano sempre meno nel mondo, politicamente ed economicamente, e che non riescono a darsi un\u2019identit\u00e0<\/strong>. Governanti che non hanno soluzioni per uscire dal vicolo cieco in cui si sono cacciati. E quindi: guerra. Guerra dolorosa, certo, ma anche provvidenziale: promesse ed errori dimenticati, soluzioni rinviate, problemi rimossi, critiche silenziate. Tutto diventa facile. Si bandiscono le crociate: noi di qua, sotto le bandiere del progresso infinito. Loro di l\u00e0, sotto quelle dell\u2019eterno ritorno della storia. Parlarsi \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>Buttare la palla in tribuna risolver\u00e0 alle elite alcuni problemi immediati, ma prezzo lo pagheremo tutti, lo stiamo gi\u00e0 pagando. L\u2019UE prima della guerra <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/cache\/infographs\/energy\/bloc-2c.html\">importava<\/a> il 43% del gas ed il 29% del petrolio dalla Russia. Si tratta di quote di mercato che non possono essere sostituite con volontarismo e improvvisazione. Con misure straordinarie \u00e8 stato possibile tamponare l\u2019emergenza nel primo anno, <strong>ma non si capisce come verr\u00e0 gestito, nel medio periodo, un aumento dei costi energetici di sette volte<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.milanofinanza.it\/news\/come-ridurre-i-costi-energetici-dell-ue-da-1-2-trilioni-di-euro-a-670-miliardi-entro-il-2023-2024-secondo-202209051618384861\">secondo le valutazioni di Morgan Stanley<\/a>): si tratta di trovare 1.400 miliardi di euro all\u2019anno. Quanto alla Russia: il 2022 \u00e8 andato alla grande (<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/world\/europe\/russias-current-account-surplus-almost-doubled-2022-central-bank-2023-01-17\/\">avanzo primario record di 227 miliardi di dollari<\/a>) perch\u00e9 gli avversari si sono sparati nei piedi sbagliando tutto quello che potevano sbagliare. Ma ora i prezzi di petrolio e gas <a href=\"https:\/\/t.me\/geonrgru\/8777\">in picchiata<\/a> mostrano spietatamente l\u2019importanza dei mercati persi. Nel 2021 su 204 miliardi di m3 di gas, circa 75 andavano agli altri mercati, <a href=\"https:\/\/tass.ru\/infographics\/9451\">129 alla UE<\/a>. A chi venderli, ora? Pi\u00f9 nel dettaglio: la Germania \u201cvaleva\u201d 48 miliardi, la Cina 8. L\u2019obbiettivo fissato dal Governo <a href=\"https:\/\/www.vedomosti.ru\/business\/news\/2023\/01\/04\/958077-gazprom-soobschil?utm_campaign=vedomosti_public&amp;utm_content=958077-gazprom-soobschil&amp;utm_medium=social&amp;utm_source=telegram_ved\">\u00e8 quintuplicare il mercato cinese entro il 2025<\/a>, ma anche ammesso che ci si riesca, resta da capire come riempire le casse nei prossimi tre anni. Nel 2022 le rendite energetiche hanno coperto il <a href=\"https:\/\/www.vedomosti.ru\/economics\/articles\/2022\/06\/20\/927599-minfin-byudzheta-prodazhi-nefti\">40% del fabbisogno statale<\/a>, ma il 2023 \u00e8 un\u2019incognita. Alphabank ha stimato che per \u201cfar tornare\u201d i conti la Russia deve vendere 11 milioni di barili di greggio al giorno a 50 dollari, o 8,5 milioni a 70. Al momento Urals (il petrolio russo) viene venduto con sconti fortissimi (<a href=\"https:\/\/t.me\/geonrgru\/8769\">a 44 $dollari<\/a>): <strong>l\u2019UE ne gioisce, ma si tratta di energia a basso prezzo che va alla concorrenza manifatturiera indiana e cinese.<\/strong><\/p>\n<p>Oltre al prezzo economico, ci sar\u00e0 da pagare un prezzo politico internazionale che sar\u00e0 comunque gravosissimo, anche se il continuo gioco dei rilanci non far\u00e0 deragliare la crisi rendendola incontrollabile, scenario non probabile ma purtroppo sempre possibile. La Russia ha fallito la guerra lampo militare, l\u2019Occidente la guerra lampo economica. Il resto del mondo assiste e prende nota.<\/p>\n<p>Il continente in crisi uscir\u00e0 dalla guerra ucraina definitivamente relegato a periferia impoverita. UE e Russia, organismi fragili, potrebbero non reggere in questa nuova realt\u00e0. Gli analisti occidentali profetizzano <a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/sommari-rivista\/la-russia-a-pezzi\">ormai da decenni il collasso di Mosca<\/a>. Non c\u2019\u00e8 dubbio che la Russia <a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/per-non-spaccarsi-la-russia-cerca-unidea\">abbia dei problemi sia strutturali che ideologici (nel focalizzare il proprio presente ed il proprio futuro<\/a>). Alcuni commentatori si sono spinti a definire il sistema politico russo \u201c<a href=\"https:\/\/t.me\/russiaealtresciocchezze\/2135\">clericalismo d\u2019accatto e fascismo postmoderno<\/a>\u201d sottolineando una distanza, in effetti reale, fra la retorica ufficiale e le priorit\u00e0 della popolazione.<\/p>\n<p>Questi aspetti della realt\u00e0 non colgono tuttavia una connessione, che mi pare esista, a livello profondo, fra le istituzioni del Paese, e il sentimento del popolo. In altre parole, in termini storici, dietro i dirigenti UE, impegnati nell\u2019eterna missione di trovare una quadratura identitaria fra il Sardo e il Lappone, non c\u2019\u00e8 nulla. Dietro quelli Russi, con tutti i loro difetti e i loro errori, c\u2019\u00e8, scusate se \u00e8 poco, la Russia. E questo, in tempi difficili, potrebbe fare la differenza.<\/p>\n<p><strong>di Marco Bordoni<\/strong><\/p>\n<p>fondatore e curatore del canale Telegram <a href=\"https:\/\/t.me\/lamiarussia\">La mia Russia<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/letteradamosca.eu\/2023\/01\/24\/ue-e-russia-ununica-crisi-in-europa\/\">https:\/\/letteradamosca.eu\/2023\/01\/24\/ue-e-russia-ununica-crisi-in-europa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LETTERA DA MOSCA (Marco Bordoni) Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 1990 i Paesi che oggi compongono la UE producevano quasi un quarto della ricchezza mondiale, a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto (per l\u2019esattezza, il 23,5%). Questa quota \u00e8 scesa oggi a meno di un sesto: il 14,9%. Nello stesso periodo la quota della Russia scendeva, in maniera quasi parallela, dal 4,8% al\u00a0 2,8%. 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