{"id":76911,"date":"2023-01-30T09:30:16","date_gmt":"2023-01-30T08:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76911"},"modified":"2023-01-29T14:53:53","modified_gmt":"2023-01-29T13:53:53","slug":"multilateralismo-senza-egemonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76911","title":{"rendered":"Multilateralismo senza egemonia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MARX21 (Fabio Massimo Parenti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-76912\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/maxresdefault-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/maxresdefault-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/maxresdefault-1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/maxresdefault-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/maxresdefault-1.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2018: un editoriale del Financial Times, dal titolo \u201cMultilateralismo senza leadership americana\u201d,offriva un\u2019interessante valutazione sui cambiamenti dell\u2019ordine mondiale alla luce del declino relativo degli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In verit\u00e0, l\u2019idea dell\u2019emergere di un sistema multilaterale senza egemonia americana era gi\u00e0 stata avanzata da Giovanni Arrighi, che, nel 2005 (quasi 20 anni fa), riferendosi alle nuove campagne militari statunitensi in Medioriente, parlava di \u201cdominio senza egemonia\u201d. Accelerazioni in questa direzione si sono poi verificate con la crisi finanziaria del 2007-2008 e la pandemia del 2020, mostrando a tutto il mondo i limiti strutturali del cosiddetto \u201cneoliberalismo\u201d a guida statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019inadeguatezza e l\u2019insostenibilit\u00e0 di una governance globale centrata su un solo paese \u00e8 stata sempre ricondotta ad una effettiva sotto-rappresentazione istituzionale dell\u2019ordine mondiale tripolare post-Seconda guerra mondiale \u2013 formato da Occidente capitalistico, Unione Sovietica e paesi non allineati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pochi paesi (dapprima riuniti nel G10 e poi nel G7) prendevano decisioni chiave per tutti, mentre un solo paese (gli Usa) forniva la valuta per il mondo intero. Inoltre, dopo alcuni tentativi di riforme nel corso degli anni Settanta, al fine di rispondere alle critiche dei paesi del terzo mondo (come gli Special Drawing Rights e la difesa della finanza per lo sviluppo), l\u2019asse Usa-UK-Europa promuoveva quella \u201ccontrorivoluzione monetarista\u201d che apriva la stagione di gravi e frequenti crisi finanziarie e socioeconomiche in tutto il mondo: dapprima nei paesi periferici e poi nei paesi emergenti e in transizione, fino a giungere alla crisi finanziaria globale \u201cmade in US e EU\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Consolidamento e difesa del predominio finanziario di un ristretto gruppo di paesi, unito all\u2019uso diffuso della guerra, determinavano pertanto la progressiva perdita di legittimazione internazionale dei suoi promotori (almeno agli occhi del resto del mondo) e, conseguentemente, l\u2019erosione della leadership statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dagli anni Ottanta ad oggi abbiamo registrato pi\u00f9 di 130 crisi finanziarie, che hanno coinvolto ogni continente. \u00c8 da questo contesto storico che \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di formare il G20, nel 1999, subito dopo le crisi asiatiche (conseguenti a repentine liberalizzazioni dei movimenti di capitale), e di trasformare il Financial Stability Forum in un pi\u00f9 ampio Financial Stability Board (2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nascita del G20 ha rappresentato, in verit\u00e0, solo uno dei tasselli di un puzzle di cambiamento costante e graduale nella governance economica globale: negli ultimi anni abbiamo visto la nascita dell\u2019Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, di nuove banche multilaterali (la New Development Bank dei BRICS e soprattutto l\u2019Asian Infrastructure Investment Bank), della Belt and Road Initiative e di molti altri processi guidati da Cina e Russia. Tutte queste iniziative hanno rappresentato e rappresentano le risposte istituzionali a numerose crisi regionali e globali, dando vita ad un processo di contro-bilanciamento a sostegno di un autentico multilateralismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una certa misura, i vari progetti guidati da paesi non occidentali hanno rappresentato una risposta necessaria al fallimento dell\u2019ordine mondiale neoliberale, tradizionalmente sostenuto dall\u2019egemonia militare, economica e monetaria statunitense (e resa possibile, a sua volta, dal gold-dollar exchange standard fino agli anni Settanta ed in seguito dal sistema dei petrodollari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Torniamo per un momento all\u2019editoriale del FTs con cui abbiamo aperto questo commento: dopo aver riconosciuto il declino relativo dell\u2019egemonia Usa e del gruppo del G7, l\u2019editoriale poneva una domanda che, a nostro avviso, risulta fuorviante: chi sar\u00e0 il nuovo egemone?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa domanda \u00e8 frutto di una prospettiva etnocentrica propria dell\u2019esperienza di dominio occidentale, che implica la necessaria sostituzione di un centro di potere con un altro. Diversamente, domande pi\u00f9 appropriate potrebbero essere le seguenti: abbiamo davvero bisogno di un nuovo egemone? E\u2019 possibile riorganizzare le relazioni internazionali in modo diverso, in senso pi\u00f9 multipolare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista di molti paesi emergenti non c\u2019\u00e8 bisogno di un nuovo egemone, cos\u00ec come concepito finora. Secondo molti avremmo bisogno invece di poteri in grado di riformare la governance globale secondo metodi cooperativi e democratici, capaci per questa via di realizzare una pacifica convivenza tra paesi. Questo \u00e8 il valore aggiunto promosso dall\u2019ascesa cinese: costruire un mondo multipolare dove nessuna area del pianeta possa essere esclusa dai potenziali benefici di una crescente cooperazione internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019approccio della Cina agli affari globali \u00e8 incentrato su cinque principi derivanti dal concetto di rispetto reciproco (il cuore della politica estera cinese): non interferenza, non imposizione, rifiuto dell\u2019uso della forza, cooperazione vantaggiosa per tutti e uguaglianza tra i paesi. Ci\u00f2 necessita di forme di comunicazione e dialogo tra pari, del rifiuto del confronto militare, della promozione di partnership per aumentare lo scambio e l\u2019apprendimento reciproco ed, infine, della rinuncia di ciascun paese ad aderire ad alleanze rigide di carattere militare. Questi ed altri riferimenti hanno un valore metodologico molto importante, in quanto sono necessari per superare la mentalit\u00e0 da guerra fredda che ancora affligge una buona parte dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esperienza cinese dimostra chiaramente che il nazionalismo economico non \u00e8 contrario alla cooperazione internazionale e che \u00e8 possibile bilanciare entrambe le prospettive, sempre nel rispetto delle diversit\u00e0 e delle varie priorit\u00e0 nazionali (legate in ultima istanza ai diversi percorsi di sviluppo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 un simile approccio diventi patrimonio della comunit\u00e0 internazionale, sarebbe necessaria una governance istituzionale pi\u00f9 evoluta, rappresentativa ed efficiente, basata sui suddetti principi chiave per la gestione di una nuova forma di relazioni internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questo punto di vista l\u2019Occidente pu\u00f2 imparare molto dalla Cina e collaborare con essa per costruire una \u201ccomunit\u00e0 dal futuro condiviso per l\u2019umanit\u00e0\u201d: un\u2019espressione quest\u2019ultima che racchiude senza ombra di dubbio il messaggio pi\u00f9 avanzato che sia stato proposto al mondo nella contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fuori da suprematismi ed egemonismi, che per definizione richiedono l\u2019identificazione permanente di nemici e quindi uno stato permanente di conflitto, la Cina opera per la costruzione di \u201cun modello non-imperialista dello sviluppo internazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le pi\u00f9 recenti involuzioni del sistema US-Nato sono confermate in modo lapalissiano dal continuo abuso di atti unilaterali, che generano ricadute negative sui flussi internazionali di investimenti e scambi commerciali. Da molti anni l\u2019imposizione di sanzioni, divieti o dazi mirati caratterizza l\u2019approccio di politica estera degli Stati Uniti (e in misura minore dell\u2019Unione Europea), che cos\u00ec facendo violano quei principi che dovrebbero regolare l\u2019economia mondiale, a partire dalla libera concorrenza e dalla parit\u00e0 di condizioni nell\u2019accesso al mercato. Tra gli esempi pi\u00f9 recenti c\u2019\u00e8 il CHIPS and Science Act, convertito in legge da Joe Biden lo scorso 9 agosto, che ha messo in campo circa 280 miliardi di dollari. Tra sussidi governativi e varie agevolazioni fiscali, il fine di questa legge \u00e8 quello di stimolare artificialmente l\u2019aumento della produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, vietando al contempo alle aziende sovvenzionate la partecipazione a \u201cqualsiasi significativa transazione che coinvolga l\u2019espansione materiale della capacit\u00e0 produttiva dell\u2019industria dei semiconduttori nella Repubblica Popolare Cinese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo pertanto concludere asserendo che la strada percorsa dagli Usa, ed i suoi pi\u00f9 stretti alleati, stia danneggiando sempre di pi\u00f9 la cooperazione tra i popoli. Non solo nei confronti di Cina e Russia, ma anche dei suoi principali alleati europei. Il quadro di agevolazioni fiscali per le aziende statunitensi, previsto dall\u2019ultimo Inflaction Reduction Act, convertito in legge dal presidente Biden lo scorso 16 agosto, rischia di mettere le imprese europee in una posizione di svantaggio competitivo sul mercato. \u00c8 questo il giudizio emerso lo scorso 22 novembre, durante una conferenza stampa congiunta, dalle parole dei ministri dell\u2019Economia francese, Bruno Le Maire, e tedesco, Robert Habeck.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli ultimi vertici internazionali asiatici, cos\u00ec come il recente summit Cina-Stati Arabi, mostrano un mondo profondamente cambiato e, al contempo, sempre pi\u00f9 indisponente verso le pratiche di dominio esercitate da quella minoranza della popolazione mondiale che va sotto il nome di \u201coccidente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/senza-categoria\/multilateralismo-senza-egemonia\/\">https:\/\/www.marx21.it\/senza-categoria\/multilateralismo-senza-egemonia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX21 (Fabio Massimo Parenti) 2018: un editoriale del Financial Times, dal titolo \u201cMultilateralismo senza leadership americana\u201d,offriva un\u2019interessante valutazione sui cambiamenti dell\u2019ordine mondiale alla luce del declino relativo degli Usa. 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