{"id":76960,"date":"2023-02-02T08:30:26","date_gmt":"2023-02-02T07:30:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76960"},"modified":"2023-01-31T11:11:41","modified_gmt":"2023-01-31T10:11:41","slug":"il-ritorno-di-sua-maesta-il-cannone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=76960","title":{"rendered":"IL RITORNO DI SUA MAEST\u00c0 IL CANNONE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Alessio Turchi)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>Tre decenni di guerre asimmetriche avevano fatto pensare che l\u2019artiglieria appartenesse ormai a un passato lontano. La guerra in Ucraina ha smentito questa convinzione.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30916 lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/12740331.jpg?resize=640%2C407&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"407\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/12740331.jpg?resize=1024%2C651&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/12740331.jpg?resize=300%2C191&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/12740331.jpg?resize=768%2C488&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/12740331.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w\" data-recalc-dims=\"1\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/12740331.jpg?resize=640%2C407&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Obici semoventi Koalitsiya-SV \u00a9 Sergei Bobylev\/Ufficio Stampa del Ministero della Difesa russo\/TASS<\/figcaption><\/figure>\n<p>Fin dal suo apparire, l\u2019artiglieria ha cambiato il modo di fare la guerra. Basti pensare alla calata in Italia di Carlo VIII di Francia nel 1494. Tuttavia, \u00e8 solo dall\u2019et\u00e0 napoleonica che i cannoni sono diventati i protagonisti del campo di battaglia: fino a quel momento infatti l\u2019esiguit\u00e0 dei fondi a disposizione per la guerra limitava la consistenza numerica delle batterie, oltre naturalmente a una tecnologia ancora rudimentale.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento della nazione in armi dopo la Rivoluzione, unito all\u2019espansione della base produttiva, gli eserciti poterono contare su centinaia di pezzi in ogni battaglia. Bonaparte, non a caso ufficiale di artiglieria, seppe sfruttare a fondo le potenzialit\u00e0 dell\u2019arma, aprendo la strada a oltre un secolo di innovazioni strategiche e tecnologiche.<\/p>\n<p>Molti ricorderanno la celebre frase di Rhett Butler in \u201cVia col Vento\u201d in risposta ai facili entusiasmi dei secessionisti:\u00a0<em>\u201cNon c\u2019\u00e8 una sola fabbrica di cannoni in tutto il Sud\u201d<\/em>. Ebbene, la Guerra di Secessione fu il primo conflitto totale in cui la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dell\u2019artiglieria si rivelarono decisivi.<\/p>\n<p>Qualche anno dopo, la guerra franco-prussiana fu la prova decisiva: la superiorit\u00e0 dei cannoni di Von Moltke riusc\u00ec ad annullare il vantaggio dato ai francesi dal superbo fucile Chassepot, tanto che negli scontri di fanteria le perdite prussiane furono superiori a quelle francesi, mentre quando entrava in campo l\u2019artiglieria, i soldati di Napoleone III avevano regolarmente la peggio.<\/p>\n<p>Questa consapevolezza spinse gli eserciti europei a dotarsi di obici sempre pi\u00f9 potenti e precisi, e anche di una base industriale in grado di produrre quantit\u00e0 impressionanti sia di pezzi che di munizioni. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, i cannoni di ogni calibro si contavano ormai a migliaia in ogni armata e nel corso del conflitto le industrie belliche arrivarono a sfornare centinaia di migliaia di proiettili al giorno.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30920 lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fy95kcrf77hy.jpeg?resize=632%2C465&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"603\" height=\"603\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fy95kcrf77hy.jpeg?w=632&amp;ssl=1 632w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fy95kcrf77hy.jpeg?resize=300%2C221&amp;ssl=1 300w\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/fy95kcrf77hy.jpeg?resize=632%2C465&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 632px) 100vw, 632px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Proiettili di artiglieria consumati a Verdun. Durante la battaglia furono sparati pi\u00f9 di 14 milioni di proiettili. Fonte: Reddit<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>Le cifre che leggiamo oggi sui colpi che i russi sparano ogni giorno o che la NATO prevede di consegnare agli ucraini impallidiscono di fronte a quelle della Grande Guerra: solo per fare due esempi, i tedeschi, solo nel 1916 e solo nelle battaglie di Verdun e della Somme, consumarono circa sessanta milioni di proiettili e gli anglo-francesi una cifra analoga. Nel solo 21 febbraio 1916, giorno di inizio dell\u2019attacco a Verdun, l\u2019artiglieria di Falkenhayn spar\u00f2 un milione di colpi con 808 cannoni di ogni tipo.<\/p>\n<p>Nel primo dopoguerra i tagli al bilancio, la volont\u00e0 di lasciarsi alle spalle la carneficina e il ruolo sempre pi\u00f9 importante di aviazione e carri armati, anche nell\u2019ottica di tornare alla strategia della guerra di movimento, relegarono in secondo piano l\u2019artiglieria, arma vista come tipica della guerra di posizione.<\/p>\n<p>Effettivamente nel secondo conflitto mondiale abbiamo visto come a ovest prima i carri tedeschi e poi la schiacciante superiorit\u00e0 aerea alleata abbiano reso pi\u00f9 che secondario il ruolo del cannone, e cos\u00ec fu in larga parte anche a est fino all\u2019inizio del 1943. Da quel momento in poi, le offensive sovietiche si scontrarono con l\u2019ordine di Hitler di resistere sul posto a ogni costo, e tornarono i lunghi bombardamenti con migliaia di cannoni per sgretolare le difese germaniche prima di lanciarsi all\u2019attacco.<\/p>\n<p>L\u2019Offensiva Bagration vide oltre 12.000 pezzi all\u2019opera, quella Vistola-Oder quasi 14.000 e un numero pari tra mortai e lanciarazzi e infine per l\u2019attacco finale a Berlino ne vennero radunati oltre 20.000. Numeri enormemente superiori a quelli cui siamo abituati dal secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>I conflitti combattuti dagli USA e dai loro alleati, dalla Corea in poi, hanno modellato la visione occidentale dell\u2019uso dell\u2019artiglieria: molto limitato, con scorte di munizioni che a Verdun si sarebbero esaurite in un giorno. Del resto, o l\u2019arma aerea consentiva di avere ragione dell\u2019avversario oppure si trattava di combattere un nemico sfuggente come in Vietnam, situazione in cui i cannoni servono a poco.<\/p>\n<p>Nel frattempo, i sovietici continuavano a riservare una grande importanza agli obici in vista di un ipotetico scontro in Germania con la NATO, e accumulavano enormi scorte di proiettili. Scorte che spiegano come gli ucraini siano stati in grado per lunghi mesi di sparare una media di 6000 colpi al giorno, cifra che farebbe esaurire gli arsenali dei Paesi europei in qualche settimana<\/p>\n<p>Dopo il crollo dell\u2019URSS, le guerre a cui abbiamo assistito sono state contro nemici infinitamente pi\u00f9 deboli, risolte praticamente solo dall\u2019aviazione. In Iraq e Afghanistan, poi, il carattere di guerriglia assunto dalla resistenza locale ha reso tutto sommato inutile disporre di un ampio parco di artiglieria.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, negli ultimi trent\u2019anni le forze NATO hanno dato la priorit\u00e0 all\u2019aviazione, alla logistica e alla tecnologia, privilegiando forze armate snelle e ben equipaggiate, modellate sui conflitti a cui avevano partecipato. Anche la base industriale venne modellata in tal guisa, dando priorit\u00e0 alla qualit\u00e0 sulla quantit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019offensiva russa dello scorso febbraio, e anche la risposta di Kiev, sono stati uno shock: trincee, guerra di attrito e cannoni ovunque, in una sorta di Verdun 2.0 per via dei droni e dei missili. E la NATO si \u00e8 scoperta inadatta a condurre una battaglia di materiali, facendo sempre pi\u00f9 fatica a rifornire Zelensky delle munizioni necessarie, peraltro a costo di ridurre le proprie scorte ai livelli di guardia.<\/p>\n<p>I russi, dal canto loro, hanno finito missili e proiettili una dozzina di volte secondo i nostri media. Ma siccome i russi non leggono i nostri giornali non lo sanno e continuano a sparare. Forse la base industriale ereditata dall\u2019URSS e ammodernata nell\u2019ultimo decennio potrebbero spiegare il mistero, per dir cos\u00ec.<\/p>\n<p>A Stalin viene tradizionalmente attribuita una frase che, in realt\u00e0, risale probabilmente a Marx ed Engels:\u00a0<em>\u201cQuantity has a quality all its own\u201d<\/em>. Avere mezzi migliori serve fino a un certo punto: il Tiger tedesco era certamente migliore sia del T-34 che dello Sherman, eppure tutti sanno come \u00e8 andata a finire.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/01\/29\/il-ritorno-di-sua-maesta-il-cannone\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/01\/29\/il-ritorno-di-sua-maesta-il-cannone\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Alessio Turchi) Tre decenni di guerre asimmetriche avevano fatto pensare che l\u2019artiglieria appartenesse ormai a un passato lontano. La guerra in Ucraina ha smentito questa convinzione. Obici semoventi Koalitsiya-SV \u00a9 Sergei Bobylev\/Ufficio Stampa del Ministero della Difesa russo\/TASS Fin dal suo apparire, l\u2019artiglieria ha cambiato il modo di fare la guerra. Basti pensare alla calata in Italia di Carlo VIII di Francia nel 1494. 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