{"id":77108,"date":"2023-02-10T09:32:12","date_gmt":"2023-02-10T08:32:12","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77108"},"modified":"2023-02-07T18:17:55","modified_gmt":"2023-02-07T17:17:55","slug":"bologna-2-agosto-1980-sicari-e-mandanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77108","title":{"rendered":"Bologna 2 agosto 1980: sicari e mandanti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Giorgio Boatti)<\/strong><\/p>\n<article class=\"node articolo-doppiozero full lg:flex flex-wrap justify-between\" role=\"article\">\n<div class=\"lg:w-2\/3\">\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Il libro, appena pubblicato da Feltrinelli, con cui Paolo Morando affronta le implicazioni non solo giudiziarie ma storiche e politiche dell&#8217;attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, \u00e8 parte di un impegno pi\u00f9 ampio del giornalista e saggista trentino. Infatti prosegue, con coerenza di metodo e confermato rigore, il lavoro con cui ha gi\u00e0 attraversato una parte non irrilevante della lunga stagione stragista della nostra storia.<\/p>\n<p><strong>Bologna, 2 agosto: viaggio nella stagione stragista<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0, Morando era partito nel 2009 con\u00a0<em>Dancing days. 1979-1980. I due anni che hanno cambiato l&#8217;Italia<\/em>.<\/p>\n<p>Quel libro, uscito da Laterza, era una mossa e densissima istantanea. Morando riusciva a rendervi uno di quei momenti in cui le diverse traiettorie \u2013 politiche e istituzionali, economiche e mediatiche, generazionali e culturali \u2013 che si muovevano nel Paese sembravano intersecarsi. Intrecciandosi le une alle altre in modo nuovo e spiazzante. Alcune dissolvendosi e facendo posto a nuove forme, nuove mode. Altre sovrapponendosi. Mutando di pelle, rivelando ben altre nervature rispetto a quelle che sembravano intravedersi nel loro inatteso sporgersi.<\/p>\n<p>In nuce, dentro quei due anni, si mescolavano e si rielaboravano ingredienti che sarebbero stati poi connotativi di molti tratti tutt&#8217;altro che irrilevanti del &#8220;riflusso&#8221;. Ovvero di quella stagione di vita collettiva che, come un&#8217;inesorabile esondazione, avrebbe fatto tana nelle &#8220;aree golenali&#8221; di passivit\u00e0 civile e di facile adattamento all&#8217;omologazione culturale che, insospettate e silenti, erano, e sono, parte della morfologia del carattere italiano.<\/p>\n<p>Solo che Morando non si accontent\u00f2 di delineare quell&#8217;affresco di un mutamento solstiziale \u2013 e, non dimentichiamolo mai, vi sono solstizi che aprono alla luce e altri conducono all&#8217;incombere del buio.<\/p>\n<p>Con una bellissima pagina di giornalismo d\u2019inchiesta Morando, con quel libro, focalizz\u00f2 con esattezza la spinta, apparentemente lieve e quasi casuale, che mise in movimento quella slavina.<\/p>\n<p>Era una lettera, pubblicata dal &#8220;Corriere&#8221;, che faceva da pianificato detonatore al girar di pagina mediatico. E dava il l\u00e0 a quell&#8217;esplosione \u2013 non di una bomba, in questo caso, ma di segni, di simboli e di stimoli \u2013 che era riuscita a ridisegnare in un pugno di mesi l&#8217;interiorit\u00e0 degli italiani. Il loro nuovo paesaggio sociale, le dinamiche comunitarie, gli orizzonti e i timori in fieri. Tutto quanto, dunque, andava a prendere alloggio nell&#8217;immaginario dei nostri connazionali. E non solo. Perch\u00e9 analoghe operazioni stavano dispiegandosi in tutti i principali Paesi dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Sotto questi cieli la bussola del futuro si andava dirigendo su nuovi punti cardinali. Puntava verso l&#8217;intimismo, la fuga dall&#8217;impegno sociale e politico, gli incanti di edonismi pi\u00f9 o meno reaganiani.<\/p>\n<p>Solo che nessun lettore aveva mai davvero scritto quella lettera-detonatore apparsa sulla prima pagina del &#8220;Corriere&#8221; che scaten\u00f2 la nuova stagione. Come scrissi, sul quotidiano \u201cLa Stampa\u201d, all&#8217;uscita di\u00a0<em>Dancing days<\/em>, Morando, \u201ccon quella riuscita pagina di giornalismo d&#8217;inchiesta, &#8230;aveva fatto intravedere come dietro il decollo del \u201criflusso\u201d fossero operanti anche insospettate regie. Suggeritori che ne avevano guidato lo spartito, ne avevano determinato i ritmi&#8230; In perfetta sintonia con uno \u201cScenario\u201d, fattosi realt\u00e0, circolato mesi prima ai piani alti del maggiore gruppo editoriale italiano\u201d. E, viene da dire col senno di poi, non solo ai piani alti dell&#8217;editoria.<\/p>\n<p>Ricostruire la &#8220;verit\u00e0 effettuale&#8221; dell&#8217;accadere delle cose, nelle vicende pi\u00f9 tragiche della nostra storia recente, cogliendone aspetti decisivi e rivelatori ma sovente sfuggiti o sottovalutati in altre ricostruzioni, pare essere la connotazione che accomuna anche i successivi saggi di Paolo Morando, a cominciare da\u00a0<em>80. L&#8217;inizio della barbarie<\/em>\u00a0che di\u00a0<em>Dancing days<\/em>\u00a0\u00e8 il seguito.<\/p>\n<p>Viene poi il poderoso trittico, sempre uscito da Laterza, composto da\u00a0<em>Prima di Piazza Fontana. La prova generale<\/em>, 2019;\u00a0<em>Eugenio Cefis. Una storia italiana di potere e misteri<\/em>, 2021;\u00a0<em>L&#8217;ergastolano. La strage di Peteano e l&#8217;enigma Vinciguerra<\/em>, 2022.<\/p>\n<p><strong>Quei sicari sedicenti spontaneisti e irriducibilmente neofascisti<\/strong><\/p>\n<p>Lo spazio \u00e8 tiranno. Perlomeno quanto il tempo qui concesso a chi scrive dal lettore.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, di quei lavori, non si pu\u00f2 qui mettere in risalto proprio quel particolare cuneo investigativo e interpretativo che, per ognuna delle vicende affrontate, fa emergere quanto non era stato esaustivamente e debitamente colto in precedenti ricostruzioni. Mentre Morando, operando con intelligenza e acribia, consente ai lettori di fare qualche passo in avanti.<\/p>\n<p>Non solo nell&#8217;effettiva comprensione dell&#8217;accadere delle cose ma, anche, sul modo con cui le dinamiche del controllo e del comando utilizzati dagli apparati del segreto e della forza funzionano da noi. Dispiegandosi in una sorta di fisiologia che ha le sue regole e le sue continuit\u00e0. E, in sintonie con queste, incide e determina, almeno in parte, la &#8220;realt\u00e0 effettuale&#8221; dell&#8217;accadere delle cose nella nostra contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>La &#8220;realt\u00e0 effettuale&#8221; della strage di Bologna (quella con il pi\u00f9 elevato numero di vittime nel pur impressionante succedersi di attentati terroristici che scandiscono la lunga stagione delle bombe nel nostro Paese) \u00e8 ricostruita ora in\u00a0<em>La strage di Bologna. Bellini, i Nar, i mandanti e un perdono tradito<\/em>, Feltrinelli editore.<\/p>\n<p>Morando vi si cimenta attingendo con scrupolo a una documentazione imponente. Quasi un arcipelago di materiali \u2013 sentenze, verbali di dibattimenti, richieste di rinvio a giudizio, arringhe delle difese e memo vari \u2013 dove \u00e8 facile smarrirsi. Perch\u00e9 questa vicenda giudiziaria, che dopo mezzo secolo non \u00e8 ancora conclusa, \u00e8 composta a strati. Corrispondenti alle piste delle inchieste e al susseguirsi dei vari processi e gradi di giudizio collocati nell&#8217;arco di vari decenni.<\/p>\n<p>Quello che ne deriva \u00e8 una un&#8217;architettura documentaria straripante, tanto massiccia quanto sbilenca. Dove la verit\u00e0 giudiziaria, espressa in sentenze giunte a conclusione di dibattimenti disseminati lungo quasi nove lustri, spesso sgomita con le restanti zone d&#8217;ombra mappate dalla verit\u00e0 storica. Fronteggia anche terre di nessuno: dove le sentenze passate in giudicato e le condanne inflitte agli esecutori, individuati essenzialmente nel nucleo dei Nar, la formazione sedicente spontaneista e irriducibilmente neo-fascista, ventenni che avevano in Giusva Fioravanti e Francesca Mambro gli esponenti operativi di pi\u00f9 marcato riferimento, non avevano afferrato \u2013 prima dell&#8217;ultimo pronunciamento \u2013 il bandolo dei mandanti e degli organizzatori.<\/p>\n<p><strong>Ai mandanti ripercorrendo il flusso dei soldi<\/strong><\/p>\n<p>Ora invece con il pronunciamento della Corte d&#8217;Assise di Bologna dell&#8217;aprile del 2022 \u00e8 emerso come la Procura generale abbia ritenuto di aver individuato, attraverso un articolatissimo lavoro sui conti segreti esteri e sulle transazioni finanziarie che vi si riscontrano, i mandanti e finanziatori della strage. Sono infatti emersi i nomi di Licio Gelli, Umberto Ortolani (ovvero i dominus della P2, gi\u00e0 registi di tutta la trama che nei primi anni Ottanta divora il Banco Ambrosiano, elimina il banchiere Calvi, terremota il pi\u00f9 rilevante gruppo editoriale italiano); il prefetto Federico D&#8217;Amato, capo e a lungo eminenza grigia dell&#8217;Ufficio Affari Riservati del Ministero dell&#8217;Interno come ha raccontato Giacomo Pacini nella biografia\u00a0<em>La Spia intoccabile<\/em>\u00a0che gli ha dedicato e, infine, Mario Tedeschi, per oltre 35 anni direttore di &#8220;Il Borghese&#8221; e gi\u00e0 senatore missino. Nonch\u00e9 sodale di D&#8217;Amato in diverse operazioni di disinformazione dispiegate in vicende cruciali della storia italiana.<\/p>\n<p>Con il suo pi\u00f9 recente pronunciamento la Corte d&#8217;Assise di Bologna (sempre nell&#8217;aprile 2022) ha condannato all&#8217;ergastolo Paolo Bellini (pluriomicida confesso, killer della &#8216;ndrangheta e poi collaboratore di giustizia). Cos\u00ec, in attesa ovviamente che su questo imputato si completino tutti i successivi gradi di giudizio, si definisce il quintetto a cui viene attribuita l&#8217;esecuzione materiale della strage del 2 agosto.<\/p>\n<p>Quintetto composto dai militanti del Nar, Francesca Mambro, Giusta Fioravanti, Luigi Ciavardini (condanne definitive, all&#8217;ergastolo per i primi due; trent&#8217;anni al terzo) a cui si \u00e8 successivamente aggiunto Gilberto Cavallini (condannato all&#8217;ergastolo, in primo grado). A loro, con l&#8217;ultima sentenza, si affianca \u2013 proveniente da altra traiettoria neo\u2013fascista impastata con parecchi altri ingredienti \u2013 Paolo Bellini. Individuato, in un filmato amatoriale che inquadrandolo in stazione poco prima dell&#8217;attentato, va a smentire un fragilissimo alibi che lo pretendeva altrove.<\/p>\n<p><strong>Bellini, una carriera criminale multitasking<\/strong><\/p>\n<p>Su Bellini il saggio di Morando si sofferma ampiamento e con debite ragioni. Infatti \u00e8 figura nella quale quasi in modo esemplare si intrecciano e si sovrappongono tanti ruoli. Tutti inseriti in un curriculum criminale \u2013 omicidi e furti, attentati e intimidazioni \u2013 che, dopo il servizio militare come par\u00e0 e l&#8217;iniziale militanza politica in Avanguardia Nazionale, si spalma tra l&#8217;Italia, alcuni paesi europei e il Sud America.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/61Jhz9lBvgL.jpeg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"1200\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"18857930-2293-4eef-9d0b-07d8079238f1\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 una carriera, quella di Bellini, che si dispiega per anni sotto l&#8217;occhio protettivo di ramificazioni del mondo sotterraneo di agenti segreti e militanti neo-fascisti a lungo coinvolti in operazioni di guerra non ortodossa. Accanto, a far da spalla protettiva, emergono notabili locali in odore di massoneria, funzionari infedeli delle forze dell&#8217;ordine. Nonch\u00e9 un alto magistrato, incaricato all&#8217;inizio delle investigazioni sulla strage e poi diventato responsabile del dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria, legato alla famiglia del Bellini e coinvolto in pesanti depistaggi sulle prime indagini.<\/p>\n<p>Un intreccio magmatico \u2013 non \u00e8 il &#8220;Deep State&#8221;, \u00e8 ancora peggio, pi\u00f9 melmoso e miserabilmente protervo, vorace e feroce nel difendere le proprie prerogative di privilegio e di segretezza \u2013 che delinea un contesto inquietante. Una sorta di sordida cabina di regia che fa da camera di compensazione tra criminalit\u00e0 comune di alto calibro e organizzazioni terroristiche, reti neofasciste e filiere affaristiche in combutta con servitori dello Stato che calpestano il loro dovere, sabotando l&#8217;impegno di tanti loro meritevoli colleghi. Un contesto sommerso ma di micidiale pericolosit\u00e0 soprattutto quando, di tanto in tanto, ha bisogno di usare la forza, con modalit\u00e0 sotto-traccia, per continuare ad essere quello che \u00e8. E che intende continuare ad essere.<\/p>\n<p>Nascono cos\u00ec, da questo retroterra, operazioni mirate, di fulminante violenza, per scansare avversari e tacitare pericoli. Per punire competitori. Per silenziare chi non soggiace. O ha capito o saputo e mette cos\u00ec a rischio fragilissimi equilibri di interessi. Di carriere. Di operazioni coperte.<\/p>\n<p>Di Bellini, Morando nel suo libro delinea, con esattezza che non si trova in altre ricostruzioni (ad eccezione delle due biografie che gli dedica Giovanni Vignali,\u00a0<em>La<\/em>\u00a0<em>Primula Nera. Paolo Bellini, il protagonista occulto di trent&#8217;anni di misteri italiani,\u00a0<\/em>Aliberti editore, 2009; e\u00a0<em>L&#8217;<\/em><em>uomo nero e le stragi. Dall&#8217;eccidio di Bologna alla Trattativa con la mafia. Il mistero del neofascista Paolo Bellini,<\/em>\u00a0PaperFirst 2021) e dell&#8217;accurata ricostruzione con cui lo inquadra Antonella Beccaria, la pi\u00f9 esaustiva cronista della vicenda giudiziaria del 2 agosto (<em>Dossier Bologna. 2 agosto 1980: i mandanti della strage<\/em>, PaperFirst 2020), l&#8217;assai specifica connotazione del ruolo delinquenziale che indossa con duttile determinazione. Non solo nella strage bolognese ma nei mutamenti che negli scorsi decenni vanno a ridisegnare la morfologia criminale calata sulle nostre comunit\u00e0 e sui territori della penisola. Basti pensare, ad esempio, alla decina di esecuzioni mirate, su commissione della &#8216;ndrangheta, che Bellini si \u00e8 auto-attribuito nelle confessioni che gli aprono, tra le tante vite che percorre, anche la carriera di &#8220;collaboratore di giustizia&#8221;.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo solo questo spaccato, ricostruito con ampiezza di documentazione e precisione di analisi, uno degli aspetti rilevanti del nuovo libro di Morando sulla strage di Bologna.<\/p>\n<p><strong>Una successione di omicidi e un soave tradimento<\/strong><\/p>\n<p>Nella seconda parte Morando si sofferma su un altro aspetto esemplare che si diparte e confluisce attorno al manipolo dei bombaroli assassini autori della strage. In particolare l&#8217;attenzione si focalizza sul duetto Mambro-Fioravanti che, condannati in modo definitiva all&#8217;ergastolo per la strage, hanno sempre negato la loro responsabilit\u00e0 nell&#8217;attentato. E contrapposto la loro asserita innocenza, sulla carneficina del 2 agosto, rispetto all&#8217;ammissione \u2013 peraltro su fatti incontrovertibili e asseverati \u2013 dell&#8217;impressionante successione di omicidi e altre azioni criminali (la sintesi la si trova, assieme all&#8217;archivio delle sentenze e delle inchieste al\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stragi.it\/curriculacriminali\">sito dell&#8217;associazione vittime del 2 agosto 1980<\/a>) che hanno segnato la cruenta irruzione dei Nar nelle cronache politiche italiane a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.<\/p>\n<p>La coppia ha sempre negato la responsabilit\u00e0 della strage ma ammesso le azioni per le quali la Mambro ha accumulato, per svariati omicidi e altri gravissimi reati, la condanna a 9 ergastoli e il Fioravanti, per analoghe azioni, 6 ergastoli. Condanne per le quali i due hanno scontato effettivamente in carcere rispettivamente 16 anni la prima e 18 anni il secondo.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 della coppia, impegnata una volta uscita dal carcere nell&#8217;associazione &#8220;Nessuno tocchi Caino&#8221;, \u00e8 stato resa possibile da un incontro che, dentro il libro di Morando, rappresenta uno spaccato tanto paradossale quanto doloroso ed emblematico degli intrecci che si saldano e si scontrano dentro questo infinita vicenda della strage del 2 agosto. In sintesi \u2013 racconta Morando \u2013 la sorella di una delle vittime, Mario Di Vittorio, dopo aver conosciuto e sposato Gian Carlo Calidori, che nella strage ha perso un amico, intrattiene con la coppia di terroristi ancora incarcerata una lunga corrispondenza. Alla fine sottoscrivono la lettera di &#8220;perdono&#8221; che consente alla Mambro di tornare libera. Passano gli anni ed ecco che i sostenitori dell&#8217;innocenza di Mambro e Fioravanti, attraverso un esponente della destra, finiscono col sostenere, senza alcun valido elemento, che il &#8220;corriere&#8221; della bomba fosse proprio il Di Vittorio. &#8220;Ipotesi alla quale senza imbarazzi aderiscono \u2013 scrive Morando \u2013 proprio Mambro e Fioravanti&#8221;.<\/p>\n<p>I piatti forti del libro che Morando dedicata alla strage del 2 agosto 1980 sono diversi. Sono rappresentati sicuramente, seppur con ovvia e diversa rilevanza, dal &#8220;perdono tradito&#8221; di Mambro e Fioravanti e dagli incastri di elementi che non consentono di escludere, a differenza di quanto i due hanno sempre asserito nonostante la condanna definitiva, la loro estraneit\u00e0 rispetto alla strage. Rilevante \u00e8 poi la parte dedicata al ruolo nella strage, ma non solo, di un free-lance dei &#8220;lavori sporchi&#8221; come Bellini, inquietante spia di connessioni rimaste a lungo sottotraccia. Tutt&#8217;altro che secondaria, infine, \u00e8 la focalizzazione, attraverso la documentazione di imponenti giri di denaro su conti esteri emersa dal lavoro di indagine della Procura di Bologna, dei flussi di finanziamenti che dai mandanti si presume siano andati a sostenere la rete del terrore. E, credibilmente, coperto omert\u00e0 e silenzi di chi era stato coinvolto ed assoldato per queste azioni inconfessabili.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Neutralizzazioni&#8221; di Stato: quel che si sa, quel che si tace<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 a questo punto che all&#8217;osservatore dei mondi sommersi che fanno da sfondo a queste vicende, che hanno ferito a lungo la nostra convivenza civile e la nostra storia comune, viene da avanzare una comparazione, con altre realt\u00e0, su cui, da noi, non ci si \u00e8 mai soffermati adeguatamente. E che, a differenza di quel che \u00e8 accaduto in altri Paesi, continuano a essere rimosse dal pubblico confronto.<\/p>\n<p>Riguardano il tema delle &#8220;neutralizzazioni&#8221; con cui, il potere che nel suo nucleo pi\u00f9 riservato e duraturo pilota la ragion di Stato e sta a guardia del segreto, in diversi Paesi a noi vicini, e in tempi prossimi al nostro, non nel Medioevo o nel Rinascimento, ha &#8220;accordato il permesso di uccidere&#8221;. Delegandolo a strutture al suo servizio, addestrate e specializzate in questo tipo di azioni.<\/p>\n<p>Chi vuol cominciare ad aprire gli occhi su questo tema e su come \u00e8 stato e viene gestito in un Paese a noi vicino, come la Francia, non ha che da cominciare a leggere i capitoli di\u00a0<em>Les tueurs de la R\u00e9pubblique. Assassinats et op\u00e9rations sp\u00e9ciales des services secrets<\/em>\u00a0(Fayard, 2015) dove Vincent Nouzille, a suo tempo grande firma di L&#8217;Express e quindi giornalista investigativo per Le Figaro Magazine, percorre un bel tratto di silenziose operazioni che dai tempi dei &#8220;barbouses&#8221; al servizio di De Gaulle e del suo uomo di mano, Foccart, arrivano sino a tempi pi\u00f9 recenti. Ad esempio sino ai dintorni del mite Hollande, passando per Mitterand e Chirac, Sarkozy e per altri inquilini dell&#8217;Eliseo. Ma chi vuole addentrarsi su questo tema soffermandosi su un caso emblematico non ha che da leggere, di Denis Langlois,\u00a0<em>L&#8217;Affaire Saint-Aubin<\/em>, (Editions de la Diff\u00e9rence, ripubblicato nel 2019).<\/p>\n<p>L\u00ec si apprende come nonostante siano trascorsi quasi sessanta anni non si sia riusciti a rompere il segreto di stato che ha avvolto l&#8217;incidente stradale nel quale la mattina del 5 luglio 1964 muoiono due giovani. Apparentemente la loro Volvo nera sbanda, finisce contro un platano secolare, e loro perdono la vita. Secondo le autorit\u00e0 sono, come altre 1200 persone quell&#8217;anno, vittime della strada. Le loro famiglie, sconcertate dall&#8217;inverosimiglianza delle prime ricostruzioni, non accettano questa versione e aprono una lunga battaglia giudiziaria che si articoler\u00e0 in ben 26 dibattimento processuali.<\/p>\n<p>Il segreto di stato non sar\u00e0 mai infranto ma dalle varie inchieste emerger\u00e0 come quella mattina un nucleo dei servizi stesse attendendo, su quella strada, il passaggio, su una Volvo nera, con targa svizzera simile a quella delle due vittime, di uno dei cassieri dell&#8217;OAS, l&#8217;organizzazione terroristica che ha cercato di uccidere De Gaulle. E contro la quale il generale ha scatenato i suoi &#8220;barbouses&#8221;. Ovvero il reparto neutralizzazioni dei servizi segreti, incaricati di colpire gli esponenti pi\u00f9 in vista del reseaux che a suon di attentati e uccisioni ha operato in Algeria e sul territorio metropolitano. Per\u00f2 i killer di stato, su quella strada che viene dal Frejus, sbagliano obiettivo. Colpiscono, con un camion militare che poi si dilegua, una vettura simile ma che non \u00e8 quella dell&#8217;esponente da eliminare. La scagliano fuori strada. E i due occupanti vi perdono la vita.<\/p>\n<p>Anche in Italia platani assassini collocati sul posto sbagliato hanno tagliato per sempre traiettorie di persone diventate scomode.<\/p>\n<p>Del resto vicende di questo genere, pi\u00f9 o meno analoghe, prendono posto in altri paesi occidentali, dove il &#8220;Deep State&#8221; che sta a guardia del segreto e dei sancta sanctorum del potere, non solo dispone dentro gli apparati di nuclei specializzati per la bisogna. Sono state elaborate, anche, e da tempo, linee guida e modalit\u00e0 dettagliate con cui agenzie e reparti operanti sulla sicurezza, controterrorismo, anticrimine, devono gestire questo tipo di azioni.<\/p>\n<p>La bibliografia sul tema si sta estendendo e anche il pubblico confronto, in alcuni Paese \u00e8 in corso da tempo (Cfr. Spectator, 6 ottobre 2020, Matthew Scott, The terrifying consequences of the &#8220;licence to kill&#8221; bill. Nonch\u00e9\u00a0<a href=\"https:\/\/hansard.parliament.uk\/commons\/2020-10-05\/debates\/DF29B1ED-6BB3-414A-A65E-53CD4BAB694A\/CovertHumanIntelligenceSources(CriminalConduct)Bill\">il dibattito alla Camera dei Comuni<\/a>, il 5 ottobre 2020, sul &#8220;Covert Human Intelligence Sources Criminal Conduct Bill&#8221;). Investendo confini che vanno ben oltre il &#8220;targeted killing&#8221; ormai consolidato e diffuso su teatri di guerre pi\u00f9 o meno asimmetriche. Si soffermano invece su aspetti di queste azioni che non hanno a che fare con le spy-stories ma sembrano farsi ben pi\u00f9 prossime alla vita quotidiana dei cittadini.<\/p>\n<p>Alcuni addetti ai lavori sostengono che, rispetto a queste &#8220;azioni&#8221; l&#8217;Italia, per ragioni assai complesse, che hanno a che fare non solo con la nostra Costituzione e la nostra cultura politica, ma anche con le modalit\u00e0 di ricostituzione dei nostri apparati militari e di intelligence dopo il trattato di pace, si sia astenuta dall&#8217;imitare quanto accade in altri Paesi. Spesso nostri alleati.<\/p>\n<p>Questo solo apparentemente per\u00f2.<\/p>\n<p>Quindi, cos\u00ec almeno sostengono alcuni che si presume siano stati addentro le segrete cose nei decenni passati, ci si \u00e8 arrangiati. All&#8217;italiana.<\/p>\n<p>Ovvero? Pare appaltando di volta in volta i &#8220;lavori sporchi&#8221;, attraverso le dovute coperture e le pi\u00f9 o meno riuscite mimetizzazioni, a battitori liberi. Intuitivamente professionisti della criminalit\u00e0 organizzata e, in periodi pi\u00f9 infuocati, formazioni che si connotavano per picchi di azioni terroristiche in cui colpivano, in nome della violenza spontaneista, un ventaglio quasi indecifrabile di obiettivi pi\u00f9 o meno conosciuti e significativi.<\/p>\n<p>Dentro i quali, per\u00f2, c&#8217;erano a volte le vittime designate, o suggerite, da committenti, mandanti, e finanziatori, destinati ovviamente a rimanere nell&#8217;ombra. Ma, anche, a non essere del tutto al riparo dei ricatti di chi aveva operato al loro servizio. Figure difficili da maneggiare e che, talvolta, possono essere state tentate di alzare la posta, in termini di soldi o di impunit\u00e0 rispetto ad altri ambiti di attivit\u00e0, legata alla propria prestazione. Elementi disposti, dunque, in caso di diniego, a scatenare azioni spietate, vere rappresaglie, cruente e clamorose. Anche se non decifrabili, se non dai pochi guardiani dei segreti.<\/p>\n<p>Ma tutte queste, ovviamente, sono considerazioni generali e teoriche. Forse chiacchiere che non camminano sulla ruvida realt\u00e0 dei fatti e di documentate asseverazioni. Ingredienti che invece, nell&#8217;irrinunciabile e prezioso libro di Paolo Morando, aiutano a fare un po&#8217; pi\u00f9 di luce sugli intrecci che confluiscono e si dipartono dalla strage di Bologna.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"hidden h-full lg:flex flex-col justify-between items-end lg:w-1\/3 pt-[11px]\">\n<div class=\"hidden mt-[300px] md:flex flex-col bannerini\">\n<div class=\"views-element-container\">\n<div class=\"view view-banner-inserzionisti view-id-banner_inserzionisti view-display-id-block_banner_box_inserzionisti_art js-view-dom-id-5e3c7e2b170413f14a50a2b4035be631961bb6c6ec66816e2b1d1eef565e66cd\">\n<div class=\"view-content\">\n<div class=\"w-[300px] flex flex-col gap-7\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/71md1d-yoLL.jpeg?itok=GzoONRM4\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/bologna-2-agosto-1980-sicari-e-mandanti\">https:\/\/www.doppiozero.com\/bologna-2-agosto-1980-sicari-e-mandanti<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"hidden lg:flex mt-[400px] bollo-blu\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-barra-dx-articolo\" data-align=\"center\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<div class=\"tags-e-bannerino flex justify-between\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Giorgio Boatti) Il libro, appena pubblicato da Feltrinelli, con cui Paolo Morando affronta le implicazioni non solo giudiziarie ma storiche e politiche dell&#8217;attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, \u00e8 parte di un impegno pi\u00f9 ampio del giornalista e saggista trentino. Infatti prosegue, con coerenza di metodo e confermato rigore, il lavoro con cui ha gi\u00e0 attraversato una parte non irrilevante della lunga stagione stragista della nostra storia. Bologna, 2 agosto:&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-k3G","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77108"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=77108"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77108\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":77109,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77108\/revisions\/77109"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=77108"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=77108"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=77108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}