{"id":77269,"date":"2023-02-17T09:30:11","date_gmt":"2023-02-17T08:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77269"},"modified":"2023-02-14T11:55:59","modified_gmt":"2023-02-14T10:55:59","slug":"scuole-occupate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77269","title":{"rendered":"Scuole occupate"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Anna Stefi)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019occupazione \u00e8 un atto illegale.<\/p>\n<p>Partiamo da qui. Da questa frase, cui continuo a pensare per due differenti ragioni: una che riguarda gli studenti \u2013 perch\u00e9 mi pare che troppo spesso non sia loro chiaro, o venga da loro sottovalutato, o non si facciano carico delle implicazioni e delle responsabilit\u00e0 alte che un\u2019occupazione comporta; l\u2019altra che riguarda i docenti \u2013 perch\u00e9 mi pare che consenta una facile, e poco utile, equazione: illegale, dunque male, dunque da condannare. Mi pare che la storia ci abbia insegnato i rischi di disciplina e ordine in nome della legge.<\/p>\n<p>Ma ci interessa davvero \u201ccondannare\u201d, giudicare, come se fossimo testimoni estranei di quel che ci accade addosso? O siamo piuttosto chiamati a interrogare questi eventi tanto forti, e non percepiti come tali; cos\u00ec forti da affaticare loro stessi, sfiniti dalle notti insonni, dalla pulizia, dai confronti non sempre facili che li hanno divisi, dalle incertezze?<\/p>\n<p>Ho ascoltato quello che \u00e8 accaduto in questi giorni, le voci di chi sente che la scuola dovrebbe essere anche questo; le voci di chi dice che non gli \u00e8 stato permesso di entrare in aula; le voci di chi grida il proprio disagio; le voci di chi dice: \u2018ce l\u2019abbiamo fatta\u2019.<\/p>\n<p>Ho ascoltato i docenti interrogarsi, mettersi in discussione, incazzarsi e offendersi, prendere le cose sul piano personale \u2013 \u201ccon tutto quello che facciamo per voi\u201d \u2013, un piano che credo andrebbe tenuto lontano dal modo in cui guardiamo, e valutiamo, quello che sta accadendo. Mi sorprende registrare una lettura di questo evento come offesa all\u2019impegno profuso.<\/p>\n<p>Chi, tra i docenti, ha scelto di percorrere i corridoi occupati non ha fatto l\u2019amico, non ha provato a giocare la partita su un piano orizzontale. Che il rapporto tra docenti e alunni sia, e debba restare, un rapporto asimmetrico, ritengo che sia un punto fondamentale, quello che tuttavia mi domando \u00e8: cosa \u00e8 questa asimmetria? \u00c8 la legge o \u00e8 una parola capace di non rispondere a specchio, di spostarsi, di costringerli a interrogare il loro operato; una parola capace di suggerire gli impensati del loro dire, le contraddizioni, i limiti; una parola che sappia riconoscere le risorse, promuovere l\u2019importanza dell\u2019implicarsi, del divenire attivi, del costruirsi come cittadini?<\/p>\n<p>Mi pare, il gesto degli studenti, un gesto maldestro e insieme importante, un gesto che vuole rompere ma non ha chiaro il bersaglio, che un po\u2019 vuole dire un po\u2019 vuole opporsi, che mescola questioni politiche e disagio. Un gesto che dice no al dialogo. Perch\u00e9 hanno detto \u201cno\u201d a una cogestione? Sanno cosa significa, le possibilit\u00e0 a cui aprirebbe? Li abbiamo invitati a\u00a0<em>immaginare<\/em>?<\/p>\n<p>Non vogliono mediare: dobbiamo interrogarci su questo.<\/p>\n<p>Credo vogliano dirci il bisogno che sia cosa loro: l\u2019esperienza, la programmazione, questa settimana scolastica di febbraio. Gioved\u00ec, al collettivo con Claudia Pinelli sulla strage di Piazza Fontana, da loro organizzato, ascoltavano in silenzio: facevano domande, nessun cellulare. Se lo avessimo pianificato noi, sarebbe stato lo stesso? No. \u00c8 evidente. E, forse, anche giusto.<\/p>\n<p>Non ci stanno chiedendo soltanto di essere attenti ai loro temi, ma di poter essere loro a fare la scuola, a pensarla. Mi domando se non sia, questo, un invito da accogliere, chiedendo anche a noi uno sforzo di immaginazione, visto che lo spettro pi\u00f9 spaventoso che incontriamo nell\u2019adolescenza \u2013 lo vedo tra i banchi, lo ascolto nel lavoro clinico \u2013 \u00e8 l\u2019apatia, il non sapere cosa desiderano, la resa, l\u2019assenza di rabbia, la passivit\u00e0.<\/p>\n<p>\u2018Intanto rompiamo\u2019 \u2013 questo dicono. \u2018Poi mica dovremo fare altro, no?\u2019<\/p>\n<p>Mi domando: e noi? Sappiamo raccogliere un gesto che cos\u00ec non cambia nulla, lavorarlo con loro, provando a mostrare che una via di dialogo, invece, forse il mondo lo pu\u00f2 cambiare? O, quantomeno, se non pu\u00f2 cambiare quel grande baraccone che \u00e8 la scuola, pu\u00f2 provare a creare esperienze felici, di messa in discussione di un modello che, forse, se risale a un secolo fa, qualche limite dovr\u00e0 pur averlo?<\/p>\n<p>Ci stanno dicendo che la scuola non va bene cos\u00ec come \u00e8 \u2013 come dar loro torto \u2013, e lo fanno commettendo un sacco di errori anche per una buona ragione: la scuola \u00e8 stata poco capace di parlare loro di cosa significa l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0, un po\u2019 perch\u00e9 i genitori proteggono da ogni frustrazione; un po\u2019 perch\u00e9 se non lo fanno i genitori lo facciamo noi; un po\u2019, soprattutto, perch\u00e9 non crediamo che si possano rompere logiche che non funzionano pi\u00f9 senza che questo voglia dire perdere il ruolo che siamo chiamati ad occupare, senza per questo ridurci a un piano simmetrico ma, anzi, assumendoci responsabilit\u00e0 molto pi\u00f9 grandi, responsabilit\u00e0 che ci chiede la trasformazione sociale in cui siamo immersi.<\/p>\n<p>Ce lo ha insegnato Franco Basaglia: si possono non legare le persone? Certo, solo che bisogna stare svegli tutta la notte per controllare che non si facciano male, e che non ne facciano.<\/p>\n<p>Educare alla responsabilit\u00e0 non passa per reiterare una legge autoritaria che non tiene pi\u00f9, ma perch\u00e9 questo deve essere letto come un non voler insegnare loro la frustrazione e la fatica? Il meccanismo legge-punizione non \u00e8 forse il meccanismo che pi\u00f9 ci lascia infantili? Non sono forse drammaticamente passivi? Non lo siamo drammaticamente anche noi che reiteriamo programmi che non ci convincono pi\u00f9, che siamo liberi in teoria, ma dobbiamo poi farci carico di una maturit\u00e0 che da quei programmi non si distacca nemmeno un po\u2019?<\/p>\n<p>Possiamo veramente, in un tempo in cui il binarismo sessuale \u00e8 messo cos\u00ec in discussione, con desideri di intervento sul reale del corpo sin dall\u2019adolescenza, non avere il dovere etico e politico di prepararci, e preparare loro, ad affrontare questo tema? E, lo stesso, rispetto ai temi che domandano, dal problema ecologico alle guerre. Sono inadeguati, \u00e8 evidente, si sentono inadeguati, e sono perfettamente d\u2019accordo sul fatto che la frustrazione sia importante, cos\u00ec come la fatica, ma la frustrazione per qualcosa che desiderano, non per qualcosa che sentono sconnesso al mondo in cui vivono, a una societ\u00e0 nella quale le donne devono vedere che, a portare la voce del femminismo, \u00e8 una giovane imprenditrice completamente immersa \u2013 e perfetto rappresentante \u2013 di quella societ\u00e0 neoliberale in cui tutto si vende e nella quale la parola, la bellezza della parola, della lingua, del sapere, della cultura, \u00e8 merce tra merci?<\/p>\n<p>L\u2019impegno \u00e8 il nostro lavoro, credere in quello che facciamo, credere nei contenuti e nello stile, credere nella scommessa di convincere qualcuno che, forse, il sapere \u00e8 un buon modo per farsi rispettare, per portare la propria voce, per trasformarsi in soggetti attivi. \u00c8 un buon modo per una vita buona, nel senso di felice, consapevole, rispettosa. Borgna direbbe: gentile. Non \u00e8 una scommessa da poco nella societ\u00e0 neoliberale nella quale viviamo, non \u00e8 una scommessa da poco testimoniare \u2013 nel senso pi\u00f9 alto di questa parola \u2013 un\u2019altra via. Testimoniarla mostrandosi come soggetti di desiderio, non verso di loro, ma verso le materie che abbiamo scelto, verso i libri che hanno cambiato la nostra vita.<\/p>\n<p>Sono stati chiusi nelle loro stanze per due anni perch\u00e9 \u00e8 stato detto loro che se si fossero opposti alla legge i loro nonni sarebbero morti, sono stati appiccicati a quel cellulare per due anni perch\u00e9 non potevano essere corpi, e quel cellulare \u00e8 il modo che hanno trovato di evitare il rapporto \u2013 impossibile in adolescenza \u2013 con il corpo, lo sguardo, il rifiuto, il sesso. La scuola non dovrebbe aprire al pomeriggio, essere un luogo di corpi non disciplinati ma espressivi, non dovremmo farci carico di questi corpi? O pensiamo davvero di staccarli dai cellulari inchiodandoli dietro ai banchi? E, infine, possiamo chiedere ai professori di implicarsi, di scommettere, di reinventarsi ogni anno da capo, con classi di trenta persone, stipendi inadeguati, e il riconoscimento simbolico del loro operato del tutto assente?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/Anna%20Stefi%20.jpg?itok=kdkWJexb\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/scuole-occupate\">https:\/\/www.doppiozero.com\/scuole-occupate<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Anna Stefi) L\u2019occupazione \u00e8 un atto illegale. Partiamo da qui. 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