{"id":7747,"date":"2012-11-16T08:56:03","date_gmt":"2012-11-16T08:56:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=7747"},"modified":"2012-11-16T08:56:03","modified_gmt":"2012-11-16T08:56:03","slug":"il-portogallo-una-colonia-angolana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=7747","title":{"rendered":"Il Portogallo, una colonia angolana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>Matteo Zola<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.eastjorunal.net\">East Journal<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l&rsquo;Angola si compra il Portogallo, ormai<strong> i ruoli si sono capovolti tra l&rsquo;ex colonia e la madrepatria<\/strong>: la crescita economica di Luanda consente al Paese africano di guardare con interesse a investimenti nella vecchia potenza coloniale, indebolita dalla crisi del debito e costretta a privatizzare. Il <strong>premier portoghese Pedro Passos Coelho<\/strong> non sa pi&ugrave; dove prendere i soldi e <strong>pi&ugrave; che un primo ministro sembra un rappresentante di commercio<\/strong>, sempre in giro a promuovere le imprese pubbliche che devono essere vendute per fare cassa. E&rsquo; il prezzo della <strong>privatizzazione<\/strong>, parola d&rsquo;ordine insieme ad &ldquo;austerit&agrave;&rdquo; in questa crisi europea. E chi in crisi non &egrave;, ne approfitta. <strong>Il Portogallo &egrave; cos&igrave; m&egrave;ta di investimenti per Brasile ed Angola<\/strong>. Ma se l&rsquo;economia carioca &egrave; da anni in crescita, a stupire &egrave; proprio il Paese africano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&rsquo;Angola, ricca di petrolio, dovrebbe registrare <strong>un tasso di crescita del 12% nel 2012<\/strong>, Luanda ha liquidit&agrave; in cassa proprio mentre Lisbona &egrave; costretta a privatizzare, nel rispetto dell&rsquo;accordo raggiunto a maggio con l&rsquo;Unione Europea e il Fondo monetario internazionale (Fmi), che prevede la cessione, totale o parziale, della compagnia aerea TAP, dell&rsquo;azienda Energias de Portugal e della banca BPN. Secondo <strong>le stime di Ipris<\/strong> (il<em> think tank<\/em> portoghese),<strong> gli investimenti angolani in Portogallo sono passati da 1,6 a 116 milioni di euro dal 2002 al 2009<\/strong>, e il 3,8% della capitalizzazione azionaria dalla <strong>Borsa di Lisbona<\/strong> &egrave; ormai in mani angolane.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&rsquo;Angola &egrave; dunque una delle realt&agrave; economicamente pi&ugrave; dinamiche dell&rsquo;Africa. La traiettoria politica dell&rsquo;Angola dalla decolonizzazione ad oggi &egrave; stata per&ograve; tormentata e sanguinosa e<strong> la democrazia non &egrave; dietro l&rsquo;angolo<\/strong>. E&rsquo; stato tra gli ultimi paesi africani a vedere la fine del dominio coloniale diretto &nbsp;e solo dopo che ne 1974 con la morte di <strong>Salazar<\/strong> &egrave; finita anche la sua dittatura fascista sul Portogallo. Il Paese ha poi vissuto un periodo di <strong>guerra civile in piena guerra fredda<\/strong>, diventando un campo di battaglia tra le opposte superpotenze. Tra le opposte fazioni si impose lo MPLA che rappresentava all&rsquo;epoca il pi&ugrave; o meno legittimo governo angolano, essendo stato lo stesso MPLA a dichiarare &nbsp;l&rsquo;indipendenza nel 1975, subito riconosciuta dal nuovo Portogallo democratico. Il primo presidente eletto fu Agostinho Nieto a cui succeder&agrave; il presidente Dos Santos, che com&rsquo;&egrave; accaduto altrove da allora &egrave; rimasto sempre in carica.Una vera e propria pacificazione tra le parti in lotta si raggiunge solo nel 2002 dopo un cessate il fuoco nel 1989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"alignleft\" height=\"156\" src=\"http:\/\/crgpaes.files.wordpress.com\/2011\/10\/bandeira.jpg\" width=\"324\" \/>E&rsquo; dal 2002 che l&rsquo;Angola registra una rapida crescita economica. Ma le ombre non mancano. Tra gli angolani pi&ugrave; attivi e in vista c&rsquo;&egrave; una donna,&nbsp;<strong>Isabel Dos Santos<\/strong>, che casualmente &egrave; figlia del presidente e possiede interessi nelle comunicazioni e in diverse altre attivit&agrave; tra cui la <strong>Sonagol<\/strong>, l&rsquo;azienda petrolifera statale angolana, che a sua volta partecipa alla <strong>Galp<\/strong>, la maggiore societ&agrave; petrolifera portoghese, che a sua volta controlla la <strong>Electrecidade de Portugal,<\/strong> azienda elettrica pubblica lusitana. Insomma, attraverso una serie di scatole cinesi gli uomini (e donne) d&rsquo;affari angolani (vicini alla famiglia del presidente Dos Santos) controllano parte dell&rsquo;economia portoghese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a proposito di cinesi, <strong>l&rsquo;Angola ha finanziato la sua crescita economica con capitali di Pechino<\/strong>. I vertici angolani, non volendo sottostare ai rigidi controlli del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale, hanno preferito rivolgersi a oriente. La Cina, che gi&agrave; stava espandendosi in Africa, ha investito miliardi di dollari in Angola senza richieste di particolare trasparenza o democrazia. Ora che l&rsquo;Angola ha soldi da investire si &egrave; rivolta all&rsquo;Europa in crisi, anche per diversificare le reti di finanziamento. <strong>Non potevano affidarsi solo ai cinesi, che sono peraltro malvisti da parte dell&rsquo;opinione pubblica<\/strong>: sopravvive nel paese africano uno spiccato sentimento anti-coloniale. Meglio allora rivolgersi all&rsquo;ex madrepatria che guarda all&rsquo;Angola non gi&agrave; come un&rsquo;ex colonia ma come un Paese lusofono, culturalmente prossimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A testimonianza di ci&ograve; c&rsquo;&egrave; il fatto che<strong> molti portoghesi, perlopi&ugrave; giovani, stanno emigrando proprio verso l&rsquo;Angola<\/strong>. Secondo l&rsquo;Osservatorio per le migrazioni ormai sono 100mila i portoghesi che si sono trasferiti laggi&ugrave;, quattro volte il numero di angolani che vivono in Portogallo. Secondo quanto riportato dal quotidiano francese <em>Liberation <\/em>ad attrarre i portoghesi sono le possibilit&agrave; di lavoro e gli <strong>stipendi pi&ugrave; alti<\/strong>. Bisogna ricostruire tutto dopo decenni di guerra civile. Servono ingegneri edili, esperti in telecomunicazioni, consulenti finanziari, possibilmente di lingua portoghese. Per i portoghesi &egrave; una vera e propria manna: quarantenni o giovani laureati, disoccupati o in cerca di avventura, tutti si mettono in viaggio per l&rsquo;Africa. Un ingegnere appena laureato o un giornalista con tre anni di esperienza, <strong>che guadagnano al massimo mille euro in Portogallo, se ne vedono offrire tremila in Angola<\/strong>, il pi&ugrave; delle volte con vitto e alloggio pagato dai datori di lavoro. Certo non &egrave; tutto oro quello che luccica: corruzione politica, oligarchie di potere, inquinamento e problemi sociali (basti pensare che in pochi anni Luanda, la capitale, &egrave; diventata una megalopoli da sette milioni di abitanti). Ma non &egrave; solo uno slogan giornalistico dire che, in questo momento, <strong>il Portogallo &egrave; una colonia dell&rsquo;Angola<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Matteo Zola East Journal E l&rsquo;Angola si compra il Portogallo, ormai i ruoli si sono capovolti tra l&rsquo;ex colonia e la madrepatria: la crescita economica di Luanda consente al Paese africano di guardare con interesse a investimenti nella vecchia potenza coloniale, indebolita dalla crisi del debito e costretta a privatizzare. 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