{"id":77682,"date":"2023-03-03T10:00:12","date_gmt":"2023-03-03T09:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77682"},"modified":"2023-03-01T18:35:21","modified_gmt":"2023-03-01T17:35:21","slug":"e-oggi-realistica-la-transizione-energetica-o-ecologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77682","title":{"rendered":"\u00c8 oggi realistica la transizione energetica o \u201cecologica\u201d?"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Alessandra Ciattini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"itemIntroText\">\n<p><em>Prima di prospettare soluzioni semplicistiche e meramente tecnologiche a problemi complessi riconducibili alla natura del sistema capitalistico, sarebbe il caso \u2013 come a proposito della transizione energetica \u2013 di verificarne accuratamente la praticabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemBody\"><span class=\"itemImage\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/media\/k2\/items\/cache\/a9a64651cbeb4286c9b2ac3f09faef79_XL.jpg\" alt=\"\u00c8 oggi realistica la transizione energetica o \u201cecologica\u201d?\" \/><\/span><\/p>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p>Il libro <i>Crisi o transizione energetica<\/i> (<i>Come il conflitto in Ucraina cambia la strategia europea per la sostenibilit\u00e0<\/i>) di Stefano Fantacone e Demostenes Floros, recentemente pubblicato da DIARKOS, si propone di esaminare i limiti della strategia adottata dall\u2019Europa per garantire ai Paesi del continente la sicurezza energetica, avendo come obiettivo quello di rompere i legami di dipendenza con la Federazione russa. Si tratta di un bel saggio estremamente interessante che sfata molti luoghi comuni, come per esempio che la crisi energetica sia scoppiata insieme all\u2019attuale conflitto, quando invece essa ha cominciato ad affacciarsi all\u2019orizzonte gi\u00e0 nel marzo del 2021, ossia quando l\u2019economia mondiale sembrava riprendersi dopo le fasi pi\u00f9 acute della pandemia. Inoltre, mette in evidenza <b>un tema poco trattato, ma noto agli specialisti, i quali sanno bene che nel periodo che va da oggi al 2050 la disponibilit\u00e0 dei combustibili fossili necessari a coprire il fabbisogno energetico mondiale \u00e8 destinata a calare dall\u201980% al 33%.<\/b> Se questa considerazione fosse corretta, Fantacone e Floros ipotizzano che la richiesta di queste risorse dovrebbe diminuire del 2% l\u2019anno, comportando una graduale riduzione del loro prezzo. Ora i due autori mettono proprio in discussione questa semplicistica relazione economica, facendo presente che la guerra in Ucraina ha palesato che sulla disponibilit\u00e0 e sul prezzo dell\u2019energia giocano un ruolo importantissimo anche fattori geopolitici, certamente sottovalutati dall\u2019Ue (pp. 22-23), ma non credo dagli Usa.<\/p>\n<p>Prendendo spunto da queste complesse questioni, formulate in un libro che consiglio fortemente di leggere, vorrei riassumere brevemente <a href=\"https:\/\/www.uoc.edu\/portal\/es\/news\/entrevistes\/2022\/032-antonio-turiel.html\">il punto di vista di un fisico spagnolo, Antonio Turiel Mart\u00ednez<\/a>, autore de <i>El oto\u00f1o de la civilizaci\u00f3n<\/i> (2022), a proposito della reale possibilit\u00e0 di realizzare un\u2019effettiva transizione energetica. Questione su cui, del resto, mostrano scetticismo anche Fantacone e Floros, quando scrivono che, considerando il gas naturale come ponte verso quest\u2019ultima, la stessa Commissione europea ha riconosciuto indirettamente \u201cl\u2019impossibilit\u00e0 di sostituire le fonti fossili con le rinnovabili nel breve-medio periodo\u201d (p. 141).<\/p>\n<p>Turiel \u00e8 esperto in risorse energetiche e in oceanografia, lavora come ricercatore presso l\u2019Istituto di Scienze del mare dell\u2019Universit\u00e0 di Barcellona, \u00e8 stato consultato anche dal senato dello Stato spagnolo proprio sul tema della transizione energetica. In una recente intervista il nostro esperto ribadisce quanto si diceva prima: l\u2019attuale conflitto ha solo esasperato la questione energetica, dato che da decenni ormai si prevede che la quantit\u00e0 di energia e di risorse materiali \u00e8 destinata inevitabilmente a diminuire per ragioni di esaurimento geologico. Fenomeno che non si verificher\u00e0 di colpo, ma che si sta attuando nel caso del petrolio, dell\u2019uranio e forse del carbone; quanto al gas naturale mancano ancora alcuni anni. La fine della guerra potr\u00e0 produrre solo un effimero miglioramento, ma il processo di impoverimento delle risorse continuer\u00e0 ineluttabile. A suo avviso non si tratta di fronteggiare una situazione apocalittica (a meno che qualche pazzo lanci una bomba nucleare), ma di una situazione nuova cui soprattutto gli abitanti del mondo a capitalismo avanzato debbono adattarsi, modificando nella sostanza il modello socio-economico loro imposto. <b>Si tratta di porre termine a un mondo depredatore e distruttivo, che proprio per queste sue caratteristiche \u00e8 meglio per noi tutti che cessi di esistere.<\/b><\/p>\n<p>Per come interpreto il pensiero di Turiel, <b>egli non propone la cosiddetta decrescita felice fondata sull\u2019assunzione da parte dei consumatori della responsabilit\u00e0 di diminuire i loro consumi<\/b>, per poi magari essere accusati del loro mancato impegno; si tratta piuttosto di un\u2019aspra critica a un sistema basato sulla <b>crescita infinita in un pianeta con risorse finite <\/b>che deve essere inesorabilmente trasformato dal punto di vista sociale ed economico, se vogliamo salvaguardare la vita in tutte le sue forme sulla terra. A mio parere, ci\u00f2 significa che la necessit\u00e0 della costruzione di una societ\u00e0 socialista, in cui sia centrale la pianificazione e quindi l\u2019uso razionale ed equo delle risorse, <b>\u00e8 oggi dimostrata anche dalle nostre conoscenze scientifiche che mostrano in maniera sempre pi\u00f9 stringente l\u2019insostenibilit\u00e0 di questo sistema, senza contare poi lo spreco delle risorse nelle guerre che costituiscono anche formidabili fonti di inquinamento.<\/b><\/p>\n<p>Secondo il fisico spagnolo la dipendenza dal gas russo appare con la sostituzione del carbone nella produzione industriale e dell\u2019elettricit\u00e0, verificatasi tra la fine del secolo passato e l\u2019inizio di questo. Questo trapasso aveva due motivazioni: la lotta contro il cambiamento climatico, dato che il gas emette meno CO2 per unit\u00e0 di energia prodotta, e per il suo minore costo, in quanto costituisce un sottoprodotto dell\u2019estrazione di altri combustibili fossili.<\/p>\n<p>Sulla complessa questione se la cosiddetta transizione ecologica costituisce la reale risoluzione alla crisi energetica, la risposta di Turiel \u00e8 assai articolata. In primo luogo, sottolinea che \u00e8 pi\u00f9 opportuno parlare di transizione energetica che ecologica, da lui definita REI (Modello di energia elettrica rinnovabile), e che essa presenta significativi limiti sempre occultati. Questi ultimi impediscono che questo modello possa essere utilizzato a grande scala e certamente non ha alcun senso pensare che sia in grado di sostituire del tutto l\u2019impiego dei combustibili fossili ai livelli attuali. Entrando nel dettaglio, il fisico spagnolo continua: il potenziale massimo di produzione di energia rinnovabile \u00e8 finito e, secondo stime recenti, potrebbe coprire solo il 40% dei consumi attuali, ammesso che non ci sia una loro crescita costantemente stimolata dal nostro sistema economico.<\/p>\n<p>L\u2019altro aspetto problematico del REI sta nel fatto che esso dipende da materiali che sono scarsi; infatti, non sono disponibili nel nostro pianeta quantit\u00e0 sufficienti di litio, cobalto, nichel, manganese, argento, neodimio o rame che possano consentire la sua sistematica implementazione. Per estrarli si incrementerebbe l\u2019attivit\u00e0 mineraria, la quale prolungherebbe il processo del loro esaurimento e allontanerebbe nel tempo il trapasso alla transizione. Oltre a ci\u00f2, il REI non \u00e8 alimentato da energia rinnovabile: tutti i processi che lo coinvolgono (estrazione, trasporto, produzione dei pezzi per il trasporto, l\u2019installazione, il mantenimento e l\u2019eventuale smantellamento) avvengono con il supporto dei combustibili fossili, a oggi non \u00e8 noto se sar\u00e0 possibile impiegare solo energia rinnovabile nel loro ciclo di vita. Quanto all\u2019uso dell\u2019elettricit\u00e0, che costituisce un vettore energetico molto utile, attualmente rappresenta solo il 20% del consumo mondiale di energia, e il 25% nel caso dei Paesi pi\u00f9 avanzati, in decrescita a partire dal 2008.<\/p>\n<p>Secondo Turiel le due tecnologie, che dovrebbero far aumentare il consumo dell\u2019elettricit\u00e0 (l\u2019auto elettrica e l\u2019idrogeno verde) [1], non possono essere impiegate in maniera massiccia a causa della scarsit\u00e0 dei materiali necessari, della loro dipendenza dalle fonti fossili e della loro inefficacia, documentata dall\u2019Agenzia internazionale dell\u2019energia, dall\u2019Agenzia europea dell\u2019ambiente e dal Gruppo intergovernativo per il cambiamento climatico. Purtroppo, &#8211; continua lo scienziato \u2013 vendendole come ecologiche, si fa di queste due tecnologie un uso politico che si palesa nel propagandato progetto dell\u2019interconnettore energetico tra Barcellona e Marsiglia (H2Med), che dovrebbe trasportare soprattutto l\u2019idrogeno verde dalla Spagna alla Francia e da qui all\u2019Europa, dato che esso non ha nessun fondamento tecnico. A suo parere si tratta di un progetto \u201cbasato sulla disinformazione e sulla confusione delle nostre \u00e9lite politiche\u201d, e che \u00e8 straordinariamente complesso e costoso, per cui egli ritiene quasi impossibile che venga realizzato.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019auto elettrica, mi sembrano molti interessanti e chiarificatori i conti fatti da Turiel. Attualmente si estraggono in un anno circa 100.000 tonnellate di litio, indispensabile insieme ad altri minerali rari per costruire le batterie; con queste 100.000 tonnellate oggi, date le nostre conoscenze tecniche e utilizzandole solo per costruire auto (no cellulari, no computer ecc.), possiamo costruire 8 milioni di veicoli l\u2019anno che sono anche assai cari; purtroppo, i veicoli impiegati al mondo sono circa un miliardo e 400 milioni, per cui si deduce che <b>per sostituirli ci vorrebbero almeno 175 anni.<\/b> Aspetto che farebbe dell\u2019auto qualcosa di destinato solo ad alcuni privilegiati, inoltre, credo che nessuno di noi possa aspettare tanto.<\/p>\n<p>Quanto poi ai gi\u00e0 citati pannelli solari, aggiungo io, si tenga conto che la Cina \u00e8 all\u2019avanguardia in questo campo e probabilmente proibir\u00e0 le sue esportazioni per rispondere alle limitazioni decise dagli Usa nella diffusione della tecnologia relativa ai microchip. Un altro bel problema per l\u2019Occidente che tenta disperatamente di emanciparsi, ma cambiando semplicemente colui da cui inevitabilmente dipende.<\/p>\n<p>Un altro problema del REI sta nel fatto che l\u2019erogazione dell\u2019energia con le fonti rinnovabili \u00e8 instabile, per cui \u00e8 assolutamente necessario dotarli di sistemi di stabilizzazione, cosa che attualmente si fa utilizzando gas naturale e quindi consumando in maggiore quantit\u00e0 questo combustibile. D\u2019altra parte, se non si agisse in questo modo ci sarebbe il rischio di caduta della rete di alta tensione europea.<\/p>\n<p>\u201cNon esiste una soluzione semplice, n\u00e9 un modello di transizione rapido e conveniente\u201d, incalza il nostro, il quale ribadisce che \u00e8 indispensabile la riduzione razionale dei consumi e che sarebbe ora di riconoscere l\u2019impatto ambientale delle energie rinnovabili. Infatti, esse presentano lo stesso problema inerente a tutte le attivit\u00e0 umane, ossia la produzione di residui contaminanti. Per esempio, l\u2019estrazione dei minerali su menzionati, necessari per implementarle, che si \u00e8 visto esser scarsi, richiede una grande quantit\u00e0 di energie fossili e inevitabilmente produce rifiuti tossici. Pertanto, \u00e8 sempre opportuno valutare a fondo l\u2019impatto ambientale e i benefici ricavabili. Inoltre, un\u2019altra questione sta nel riciclaggio degli strumenti che producono l\u2019energia rinnovabile, come le placche fotovoltaiche e le pale eoliche; processo estremamente costoso e che necessita la produzione di prodotti facilmente riutilizzabili.<\/p>\n<p>Un altro problema individuato da Turiel consiste nella mancanza di equit\u00e0 nelle opportunit\u00e0 di far ricorso all\u2019energia solare, dato che sono le famiglie dotate di alti redditi che vivono in abitazioni ampie ed unifamiliari a ricevere aiuti per installare le placche fotovoltaiche necessarie alle loro esigenze. Mentre quelle famiglie che abitano in appartamenti situati in grandi edifici magari con una cattiva esposizione non possono usufruire di queste facilitazioni.<\/p>\n<p>Quali sono le conclusioni che il fisico spagnolo ricava da questa dettagliata e documentata analisi? La risposta l\u2019abbiamo in parte anticipata e pu\u00f2 esser cos\u00ec espressa in maniera pi\u00f9 compiuta: la crisi energetica costituisce un\u2019opportunit\u00e0 che ci dovrebbe indurre ad abbandonare l\u2019attuale modello, non cercando semplicemente nuove tecnologie che ci consentano di passare alle fonti rinnovabili. <b>Si tratta di una trasformazione pi\u00f9 radicale che si deve dispiegare sul piano socio-economico, praticando la riduzione dei consumi inutili e abbandonando il modello economico crescentista; scelta che ci permetterebbe di mantenere i nostri livelli di vita, magari migliorando anche quelli degli altri, consumando solo il 10% dell\u2019energia che consumiamo. Ossia, in altre parole, mettere termine all\u2019imperativo dell\u2019accumulazione infinita.<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Note:<\/b><\/p>\n<p>[1] L\u2019idrogeno verde si produce utilizzando l\u2019elettricit\u00e0 generata dalle fonti rinnovabili per trasformare l\u2019acqua in idrogeno mediante elettrolisi. Bisogna notare che esso non costituisce una fonte di energia, ma un vettore energetico, ossia il luogo dove conservarla. I vari svantaggi che esso presenta sono dovuti al fatto che nel processo di estrazione, sia per elettrolisi che operando sul gas naturale, si producono grandi perdite di energia; oltre a ci\u00f2, essendo la molecola di idrogeno molto piccola \u00e8 molto facile che si disperda, per cui deve essere immagazzinato in depositi con pareti spesse e ci\u00f2 nonostante si registrano perdite giornaliere del 2%. Per approfondire v. Turiel <a href=\"https:\/\/crashoil.blogspot.com\/2020\/10\/asalto-al-tren-del-hidrogeno.html\">https:\/\/crashoil.blogspot.com\/2020\/10\/asalto-al-tren-del-hidrogeno.html<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/cultura\/%c3%a8-oggi-realistica-la-transizione-energetica-o-%e2%80%9cecologica%e2%80%9d\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/cultura\/%c3%a8-oggi-realistica-la-transizione-energetica-o-%e2%80%9cecologica%e2%80%9d<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Alessandra Ciattini) Prima di prospettare soluzioni semplicistiche e meramente tecnologiche a problemi complessi riconducibili alla natura del sistema capitalistico, sarebbe il caso \u2013 come a proposito della transizione energetica \u2013 di verificarne accuratamente la praticabilit\u00e0. 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