{"id":77990,"date":"2023-03-17T10:56:27","date_gmt":"2023-03-17T09:56:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77990"},"modified":"2023-03-15T21:58:47","modified_gmt":"2023-03-15T20:58:47","slug":"la-crisi-del-trattato-new-start-termometro-delle-tensioni-tra-usa-e-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=77990","title":{"rendered":"La crisi del Trattato New START termometro delle tensioni tra USA e Russia"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Mirko Molteni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Russia-nuclear-weapons.jpg\" \/><\/p>\n<p><u>La guerra russo-ucraina dura ormai da oltre un anno e nonostante la resistenza ucraina sostenuta da un Occidente per ora compatto, Mosca non sembra mostrare segni di cedimento reale. Anzi, rialza la posta sul piano strategico-nucleare con la sospensione del trattato New START, probabile mezzo di pressione diplomatica sugli Stati Uniti perch\u00e8 riflettano a fondo su quanto sia per essi davvero vitale il sostegno a Kiev.<\/u><\/p>\n<p><u>E un primo importante risultato della mossa di Vladimir Putin \u00e8 stato quello di spingere il Segretario di stato americano a parlare faccia a faccia, per la prima volta dall\u2019inizio del conflitto, col ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, sebbene per pochi minuti, il 2 marzo 2023, a margine del vertice G20 di Nuova Delhi.<\/u><\/p>\n<p><u>Evento che dimostra che lo scopo del Cremlino \u00e8 rilanciare un dialogo franco tra e USA-Russia come unica via d\u2019uscita possibile dalla crisi. Il passo russo \u00e8 per\u00f2, finora, meno grave di quanto gi\u00e0 fatto dagli americani negli anni scorsi, con il loro ritiro unilaterale dai trattati ABM nel 2002, INF nel 2019, e Open Skies nel 2020.<\/u><\/p>\n<p><u>Mosca rivendica con la carta nucleare la parit\u00e0 diplomatica e il diritto a una sua sfera d\u2019influenza, rammentando, anche con le parole di Putin, che il suo arsenale atomico \u00e8 mediamente pi\u00f9 moderno di quello americano.<\/u><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cVogliono infliggerci una sconfitta strategica ed arrampicarsi sopra le nostre infrastrutture nucleari. Perci\u00f2, io sono costretto ad annunciare oggi che la Russia sospende la sua partecipazione al Trattato sulle Armi Offensive Strategiche. Ripeto, non si ritira dal trattato, no, sospende la sua partecipazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma prima di tornare a discuterne, dobbiamo capire che intenzioni hanno paesi dell\u2019Alleanza Atlantica come Francia e Gran Bretagna e come terremo in conto i loro arsenali strategici, il che rappresenta il potenziale d\u2019attacco combinato dell\u2019alleanza\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec il 21 febbraio 2023,\u00a0<a href=\"http:\/\/en.kremlin.ru\/events\/president\/transcripts\/67828\">nel suo solenne discorso<\/a>\u00a0ai parlamentari della Duma e alle massime cariche della Federazione Russa, il presidente Vladimir Putin ha annunciato al mondo la sospensione dell\u2019applicazione del trattato New START da parte russa.<\/p>\n<p>Un modo per lanciare una sorta di \u201cultimo avvertimento\u201d all\u2019America e ai suoi alleati, anche ventilando che gli arsenali nucleari francese e inglese potrebbero essere conteggiati da Mosca insieme a quelli americani, in quanto deterrente cumulativo della NATO e data l\u2019ormai non pi\u00f9 velata ostilit\u00e0 tra la Russia e l\u2019alleanza euroamericana.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 il 22 febbraio la sospensione del trattato \u00e8 stata approvata, pro-forma, dalla Duma e dal Consiglio della Federazione. Gioved\u00ec 28 febbraio Putin ha infine apposto la sua firma al provvedimento, che ha validit\u00e0 a partire dal quel giorno e riserva al solo capo dello Stato la decisione di un\u2019eventuale retromarcia.<\/p>\n<p>La mossa, fortissimo segnale diplomatico, sta allarmando non poco gli americani e non potrebbe essere altrimenti. Il 2 marzo, a margine del vertice del G20 a Nuova Delhi, in India, \u00e8 finalmente avvenuto il primo incontro diretto fra il segretario di Stato USA Anthony Blinken e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162505 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/fqu29khaiaadvlx.png_1718483346.png\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"239\" \/><\/p>\n<p>Il colloquio, durato solo 10 minuti, ha toccato sia la guerra in Ucraina sia l\u2019agognata liberazione di Paul Wehlan, l\u2019ex-marine americano arrestato per spionaggio dai russi fin dal 2018.<\/p>\n<p>Ma il tema principale \u00e8 stato intuibilmente il trattato nucleare sospeso, il solo fattore dirompente che pu\u00f2 davvero aver convinto il segretario di Stato americano a parlare con l\u2019omologo russo dopo oltre un anno di guerra. Come ha dichiarato Blinken dopo la conclusione del fugace colloquio: \u201c<em>Ho sollecitato la Russia a invertire la sua irresponsabile decisione e a tornare a osservare il New START, che pone limiti verificabili agli arsenali nucleari degli Stati Uniti e della Federazione Russa. La mutua osservanza \u00e8 nell\u2019interesse di entrambi i nostri paesi. E\u2019 anche ci\u00f2 che la gente di tutto il mondo si aspetta da noi in quanto potenze atomiche\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Agitando il New START come un ultimo avvertimento, quindi, i russi hanno gi\u00e0 ottenuto un primo grande risultato, iniziando a far riflettere l\u2019America sull\u2019opportunit\u00e0 di risolvere la gravissima crisi con colloqui diretti, lasciando fuori l\u2019Ucraina e, probabilmente, anche un\u2019Unione Europea che di fatto \u00e8 sempre al traino di Washington.<\/p>\n<p>Il 6 marzo il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Ned Price, ha confermato quanto agli americani prema un ritorno della Russia all\u2019osservanza del trattato:\u00a0<em>\u201cAnche prima della sospensione, notavamo che Mosca tecnicamente non osservava il trattato. Cos\u00ec, prima di considerare il potenziale rinnovo del 2026, vogliamo concentrarci sul far ritornare la Russia alla piena osservanza del New START\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ma poco dopo, il 9 marzo, si mostrava pessimista il generale Anthony Cotton dell\u2019US Air Force, attuale comandante in capo dell\u2019US Strategic Command (USSTRATCOM) il comando supremo del deterrente nucleare strategico americano, che dal 1992 ha sostituito il vecchio SAC (Strategic Air Command). Ha detto Cotton, parlando davanti alla Commissione Forze Armate del Senato di Washington:\u00a0<em>\u201cSpero che i russi ritornino sulle loro decisioni, ma la speranza non \u00e8 un piano\u201d.<\/em><\/p>\n<p>D\u2019altronde i russi hanno parlato chiaro pi\u00f9 di una volta, rilevando che la sospensione del trattato \u00e8 legata alla situazione strategica generale, cio\u00e8 il sostegno USA e NATO all\u2019Ucraina, scenario da cui il New START non pu\u00f2 certo essere avulso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162506 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/tzAyM9YYNLxOsQhKARokIeRfOBwofMyG.jpg\" alt=\"\" width=\"413\" height=\"284\" \/><\/p>\n<p>Lo ha rammentato il 10 marzo il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, in un\u2019intervista a RT:\u00a0<em>\u201cA seguito delle decisioni del presidente Putin, gli americani hanno messo in campo tutti i loro sforzi per persuadere la Russia a cambiare idea e tornare a negoziati per far ricominciare le ispezioni. Ma ci\u00f2 \u00e8 impossibile. Il ritorno della Russia all\u2019applicazione del New START \u00e8 possibile solo se Washington riconsidera il suo atteggiamento verso la Russia\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Sempre il 10 marzo, nell\u2019ambito del vertice franco-britannico a Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier inglese Rishi Sunak hanno rinnovato la loro preoccupazione con un comunicato congiunto:\u00a0<em>\u201cLamentiamo la decisione russa di sospendere il New START, strumento essenziale per il controllo delle armi nucleari e la stabilit\u00e0 strategica. Sproniamo la Russia a ritornare sulle sue decisioni\u201d.<\/em><\/p>\n<p>E poi hanno aggiunto: \u201c<em>Francia e Gran Bretagna richiamano il loro impegno nella Dichiarazione congiunta dei governi delle 5 potenze nucleari sul prevenire la guerra nucleare ed evitare una corsa al riarmo e invitano la Russia a rispettare gli impegni di quella dichiarazione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Macron e Sunak si riferivano al cosiddetto Joint Statement of the Leaders of the Five Nuclear-Weapon States on Preventing Nuclear War and Avoiding Arms Races, firmato il 3 gennaio 2022, giusto un mese e mezzo prima dello scoppio della guerra in Ucraina, dalle cinque potenze nucleari membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU, ovvero Russia, America, Cina, Gran Bretagna e Francia, allo scopo di fissare per iscritto una sorta di rinuncia a priori della guerra nucleare.<\/p>\n<p>Del resto, gli anglo-francesi si sono sentiti tirati in causa nei giorni precedenti, come vedremo pi\u00f9 oltre nell\u2019articolo, quando i russi hanno fatto balenare che i loro arsenali venissero conteggiati insieme a quelli americani, nell\u2019ambito del confronto attuale con la NATO come potenza aggregata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il Trattato New START<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Come ben noto, il New START \u00e8 il moderno erede della serie di accordi per limitare le armi nucleari strategiche iniziata col SALT 1 del 1972 e via via rivisti. Esso pone a Russia e Stati Uniti un \u201ctetto\u201d di 1550 testate nucleari strategiche (escluse dunque quelle tattiche e\/o montate su vettori a breve raggio) e 700 vettori a lungo raggio operativi (elevabili a 800 considerando una riserva di un centinaio di vettori immagazzinati e non operativi), fra missili e aeroplani da bombardamento, per ciascuna delle due potenze, prevedendo anche un massimo di 18 ispezioni reciproche all\u2019anno per verificare il rispetto delle clausole.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162507 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/WeRQosz0A2i6EEy5UmJWExpEqIQKHSxP.jpeg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"630\" \/><\/p>\n<p>Tra le norme accessorie c\u2019\u00e8 anche il divieto di tenere montate, pronte all\u2019uso, nelle ogive dei missili intercontinentali le testate MIRV, ovvero testate multiple a bersaglio indipendente, salvo alcune deroghe in campo navale considerato che, al momento attuale, ogni missile intercontinentale con base terrestre ICBM e una parte dei missili lanciabili da sottomarino SLBM, dovrebbe imbarcare un singolo ordigno anche se tecnicamente in grado, a seconda del tipo, di portarne da 3 a 8-10, senza contare eventuali \u201ctestate-esca\u201d, esternamente indistinguibili da quelle vere, per ingannare le difese antimissile avversarie.<\/p>\n<p>Il New START fu firmato l\u20198 aprile 2010 a Praga dagli allora presidenti russo e americano Dimitri Medvedev e Barack Obama, entrando in vigore dal 5 febbraio 2011. Aveva durata decennale, prevedendo la possibilit\u00e0 di rinnovi quinquennali.<\/p>\n<p>E proprio nell\u2019imminenza della sua prima scadenza, prevista nel febbraio 2021, gli Stati Uniti avevano posto crescenti problemi, facendo temere ai russi che il trattato fosse lasciato cadere. In particolare, l\u2019amministrazione allora guidata da Donald Trump, aveva cercato per mesi di condizionare il rinnovo del New START a una sua riformulazione che avrebbe dovuto comprendere anche la Cina, trasformandolo cos\u00ec in un \u201ctrilaterale\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019ovvio diniego di Pechino, si era aggiunta la controproposta russa di conteggiare, in aggiunta alle testate americane, quelle anglo-francesi. Con la nuova amministrazione di Joe Biden si trov\u00f2 un accordo in extremis il 3 febbraio 2021, due giorni prima della scadenza, assicurando la sopravvivenza quinquennale del trattato almeno fino al 5 febbraio 2026. Questo, almeno in teoria, dato che al prossimo eventuale rinnovo, fra circa tre anni, molta acqua sar\u00e0 passata sotto i ponti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Trattati stracciati<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il New START da un certo punto di vista era gi\u00e0 in parte compromesso fin dal marzo 2020, quando a causa della pandemia Covid-19, che proprio allora stava iniziando a diffondersi in tutto il globo, vennero sospese a tempo indefinito le reciproche ispezioni, mai pi\u00f9 riprese.<\/p>\n<p>In seguito, lo scoppio, il 24 febbraio 2022, della guerra russo-ucraina e la crescente tensione Washington-Mosca ha impedito la ripresa concordata delle ispezioni, poich\u00e9, comprensibilmente, per la Russia si sarebbe trattato di aprire le porte delle sue basi nucleari a rappresentanti di una potenza rivale, gli USA, che sostiene il suo nemico diretto sul campo di battaglia, cio\u00e8 l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162508 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/csm_Wikimedia_Inspection_INF_55b2dfe4cd.jpeg\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"485\" \/><\/p>\n<p>Tanto che il ministro degli Esteri Sergei Lavrov non ha mai fatto mistero di considerare il conflitto come una \u201cguerra per procura\u201d della NATO contro la Russia.<\/p>\n<p>Della ripresa delle ispezioni agli arsenali strategici si era comunque riparlato anche dopo l\u2019inizio della cosiddetta \u201coperazione speciale\u201d e ci si era andati vicini programmando nella settimana fra il 29 novembre e il 6 dicembre 2022 un apposito vertice bilaterale al Cairo. Ma alla vigilia del vertice, il 28 novembre, i russi hanno comunicato che avrebbero rinviato sine die il vertice per i motivi di sicurezza sopra esposti. Giover\u00e0 al proposito ricordare che il passo russo \u00e8 assai meno drastico di quelli che gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 compiuto negli anni scorsi per smantellare tutta una serie di garanzie reciproche con la Russia.<\/p>\n<p>Ovvero, gi\u00e0 nel 2002, sotto la presidenza di George Walker Bush, l\u2019uscita unilaterale dell\u2019America dal trattato ABM, che risaliva al 1972 e limitava le difese antimissile delle due superpotenze allo scopo di salvare il principio della deterrenza reciproca, evitando che una delle parti s\u2019illudesse di poter abbattere i missili nemici in arrivo, e quindi di poter attaccare per prima convinta di salvarsi da una ritorsione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha permesso agli USA di aumentare senza alcun limite, come poi anche le altre potenze, i sistemi antimissile, anche strategici, come i missili intercettori GBI (Ground Based Interceptor) di base a Fort Greely, in Alaska, e a Vandenberg, in California, che all\u2019incirca dal 2028 dovrebbero essere affiancati e rimpiazzati dai nuovi missili NGI (Next Generation Interceptor).<\/p>\n<p>In seguito, nel 2019, ancora gli Stati Uniti, ora retti da Donald Trump, si sono ritirati dal trattato INF del 1987 che vietava lo schieramento di missili a medio raggio, di fatto eliminando dall\u2019Europa i pericolosi \u201ceuromissili\u201d, troppo vicini alle reciproche frontiere e, dati i tempi di volo ridottissimi, incentivanti il rischio di attacchi a sorpresa.<\/p>\n<p>Mossa che ha alimentato nei russi il timore che missili da crociera a testata nucleare Tomahawk vengano nascosti dagli americani nelle basi (ufficialmente difensive) antimissile di Deveselu, in Romania, e di Redzikowo, in Polonia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162509 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Open-Skies-Treaty-usa-logo.jpg\" alt=\"\" width=\"313\" height=\"313\" \/><\/p>\n<p>A loro volta, gli americani accusavano i russi di aver gi\u00e0 violato l\u2019INF con lo sviluppo del missile da crociera Novator 9M729, che si dice derivato dal missile R-500 sparato dal sistema Iskander-K (Krylatja, \u201calato\u201d).\u00a0La NATO lo chiama SSC-X-8 e secondo Washington avrebbe una gittata di 2.500 chilometri mentre Mosca ribatte che non ha un raggio d\u2019azione superiore a 500.<\/p>\n<p>E\u2019 stata poi la volta del trattato Open Skies, un multilaterale fra decine di paesi che garantiva un certo livello di sorveglianza aerea reciproca, da cui, anche in tal caso, gli USA si sono ritirati per primi nel 2020, il che ha spinto la Russia ad uscirne nel 2021 per ritorsione. Per contro, la Russia aveva deciso la sospensione temporanea, nel 2007 dell\u2019applicazione del trattato CFE, che dal 1990 limitava le forze convenzionali schierate in Europa, come reazione all\u2019allargamento della NATO.<\/p>\n<p>Ma la sospensione \u00e8 divenuta definitiva nel 2015, dopo che gi\u00e0 dal 2014 la tensione era altissima a causa della rivolta di piazza Maidan a Kiev e tutte le sue conseguenze dirette: l\u2019inizio della guerriglia nel Donbass, l\u2019annessione russa della Crimea e l\u2019ondata delle prime sanzioni occidentali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Realt\u00e0 schizofrenica<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Sono dunque numerose le motivazioni che lo stesso Putin nel suo discorso del 21 febbraio alla Duma ha ribadito usando anche un\u2019efficace immagine nel definire la situazione \u201cun teatro dell\u2019assurdo\u201d. Si riferiva al fatto che gli USA e, impropriamente, la NATO nonostante non sia parte del trattato, pretendano un\u2019osservanza del New START come se si fosse in tempi normali.<\/p>\n<p>E come se esistesse una specie di realt\u00e0 a doppio binario, effettivamente schizofrenica, in cui la NATO \u00e8 contemporaneamente amica e avversaria della Russia. Per cui, ci si affronta, per mezzo delle forze di Kiev in Ucraina ma si pretende di visitare le basi pi\u00f9 segrete dell\u2019altro, che in qualche caso sono state anche attaccate dagli ucraini con droni, come ricorderemo fra poco!<\/p>\n<p>La pretesa americana che il New START non debba essere legato alla questione ucraina e che quindi la sospensione russa sia inammissibile, suona come una paradossale rappresentazione della realt\u00e0 a compartimenti stagni. Ci\u00f2 non fa certo onore alla scuola diplomatica statunitense, dato che proprio sul \u201clinkage\u201d (il collegamento geopolitico, sia palese sia carsico, fra le varie crisi) gioc\u00f2 l\u2019allora consigliere alla Sicurezza nazionale (poi segretario di Stato) Henry Kissinger (che compir\u00e0 100 anni il prossimo 27 maggio!) quando nel 1972 fece ammorbidire l\u2019Unione Sovietica, anche intimorendola con la parallela apertura tra USA e Cina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162511\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/4909077813680778221_120-002.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"566\" \/><\/p>\n<p>Eppure il 2 marzo, sul Bullettin of American Scientists,\u00a0<a href=\"https:\/\/thebulletin.org\/2023\/03\/legal-aspects-of-russias-new-start-suspension-provide-opportunities-for-us-policy-makers\/\">sono intervenuti due esperti statunitensi di disarmo<\/a>\u00a0che erano stati fra i negoziatori del New START nel 2009-2010, Rose Gottemoeller e Marshall L. Brown, commentando:\u00a0<em>\u201cNoi abbiamo partecipato ai negoziati del New START e non ricordiamo alcuna dichiarazione fatta durante i negoziati o durante i processi di ratifica o nel testo e nel preambolo del New START, che alluda a ogni eventuale attivit\u00e0 degli USA in Ucraina. N\u00e9 il trattato n\u00e9 i suoi processi di negoziazione e ratifica riguardavano alcuna attivit\u00e0 non correlata alle armi strategiche offensive, in quanto costituenti una base essenziale delle parti per essere vincolate dal New START. L\u2019assistenza USA all\u2019Ucraina non trasforma radicalmente la gamma degli obblighi ancora da adempiere nel New START. In altre parole, l\u2019assistenza statunitense all\u2019Ucraina non incide, n\u00e9 trasforma radicalmente, gli obblighi del New START quali ispezioni, notifiche e consultazioni\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Parole forse impeccabili dal punto di vista legislativo ma che sembrano indicare un arretramento, in pragmatismo, rispetto ai tempi di Kissinger.<\/p>\n<p>La portata del sostegno militare americano e occidentale a Kiev, che comprenderebbe un probabile aiuto in termini di intelligence e comunicazioni satellitari utili anche agli attacchi di droni in territorio russo, \u00e8 tale che soltanto in malafede si potrebbe affermare che gli Stati Uniti non stiano minacciando interessi vitali della Russia, cio\u00e8 l\u2019influenza e la sicurezza in un territorio storicamente afferente come l\u2019Ucraina, assai pi\u00f9 di quanto la Russia non stia facendo con quelli degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Per giunta, sfruttando il suo rapporto di vicinanza con la Cina per spaventare gli Stati Uniti, proprio la Russia sembrerebbe, nell\u2019attuale momento storico, meglio giocare alle triangolazioni di Kissinger, ribaltando la situazione e ponendo gli Stati Uniti quasi nella posizione di accerchiamento virtuale (almeno temuto) in cui si era sentita l\u2019Unione Sovietica 50 anni fa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162512 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1-img321909-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"370\" height=\"252\" \/><\/p>\n<p>Per comprendere il contesto reale, torniamo a quanto diceva Putin nel suo discorso:\u00a0<em>\u201cAi primi di febbraio l\u2019Alleanza Nordatlantica ha richiesto alla Russia di ritornare all\u2019osservanza del trattato sulle armi strategiche, inclusa l\u2019ammissione di ispezioni. Ma non saprei nemmeno come definirla. Questo \u00e8 un teatro dell\u2019assurdo. Sappiamo che l\u2019Occidente \u00e8 direttamente coinvolto nei tentativi del regime di Kiev di attaccare le nostre basi dell\u2019aviazione strategica. I droni usati allo scopo sono stati equipaggiati e modernizzati con l\u2019assistenza di specialisti NATO. E ora vogliono ispezionare le nostre difese? Nelle moderne condizioni del confronto ci\u00f2 suona come un nonsenso\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il presidente russo si riferiva ad almeno due episodi noti, quando il 5 e il 26 dicembre 2022 droni ucraini Tupolev Tu-141 Strizh, piccoli aviogetti senza equipaggio di origine sovietica con un\u2019autonomia piuttosto ampia, fino a 1.000 chilometri, hanno raggiunto due basi di bombardieri strategici nell\u2019entroterra russo, quella di Engels, presso Saratov, e quella di Dyagilevo, nella zona di Ryazan.<\/p>\n<p>Trasformati in droni-kamikaze, a partire da un\u2019originaria configurazione di ricognitori, gli Strizh hanno danneggiato qualche bombardiere Tupolev Tu-95 parcheggiato e ucciso tre militari russi, in quelli che sono stati in sostanza raid dimostrativi dalla cui organizzazione non sarebbero esclusi gli americani. Soprattutto tenuto conto del fatto che, per controllare tali droni su distanze di centinaia di chilometri, aldil\u00e0 della curvatura terrestre e del contatto radio in linea diretta, \u00e8 necessario un appoggio satellitare, che nella fattispecie potrebbe essere lo Starlink o altri similari. Diversamente, il drone, entrato nella \u201czona cieca\u201d proseguirebbe in modalit\u00e0 automatica, ma con un presumibile decadimento nella precisione degli attacchi.<\/p>\n<p>Di fatto quindi satelliti americani potrebbero realmente aver contribuito a un attacco armato, ancorch\u00e9 di portata simbolica, a basi di bombardieri strategici che rientrano nel novero delle forze nucleari russe.<\/p>\n<p>Qualcosa di inquietante se consideriamo la dottrina nucleare ufficiale della Russia che prevede l\u2019uso di atomiche in vari casi:<\/p>\n<ul>\n<li>arrivo di informazioni sul lancio di missili balistici contro la Russia o suoi alleati,<\/li>\n<li>uso di armi nucleari o altre di distruzione di massa contro la Russia o suoi alleati,<\/li>\n<li>attacco, anche convenzionale, che comprometta le capacit\u00e0 delle forze nucleari e attacco alla Russia con armi convenzionali qualora \u201cl\u2019esistenza stessa dello stato sia a rischio\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I casi si desumono dall\u2019articolo 19 di un decreto firmato da Putin nel giugno 2020. E se, certamente, danneggiare uno o due Tu-95 (impiegati nel conflitto in atto per lanciare missili da crociera contro obiettivi in Ucraina) sulla pista di Engels con un drone non \u00e8 sufficiente a far scattare una rappresaglia atomica, la provocazione resta preoccupante.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162514\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/7_Tu-95-4-002.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"593\" \/><\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 domandare se l\u2019eventuale supporto satellitare americano a queste azioni fosse davvero voluto o no, dati i rischi di escalation. Consideriamo che il miliardario Elon Musk, donatore di Starlink all\u2019Ucraina, ha dichiarato il 9 febbraio 2023 che avrebbe d\u2019ora in poi consentito l\u2019uso soltanto civile dei suoi satelliti agli ucraini per evitare che vengano usati \u201cper guidare i droni di Kiev\u201d. E il direttore dell\u2019azienda spaziale di Musk SpaceX, Gwynn Shotwell, ha spiegato:\u00a0<em>\u201cStarlink non \u00e8 stato progettato per diventare un\u2019arma. E\u2019 stato concesso a Kiev solo per scopi civili come le comunicazioni, per i cittadini, gli ospedali, le banche\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La sicurezza di Mosca<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Che i raid sulle basi dei Tu-95 (nella foto sotto) siano stati graditi o sgraditi a Washington, comunque, \u00e8 un fatto che hanno influito sulla percezione russa del rischio a cui sono sottoposte le proprie basi strategiche, rischio che ispezioni di funzionari americani, automaticamente in contatto con la CIA, non potrebbero che far aumentare.<\/p>\n<p>Nuovi episodi hanno inoltre irritato ulteriormente la Russia. Il 28 febbraio droni ucraini hanno tentato di attaccare una raffineria della compagnia Rosneft a Tuapse, sul Mar Nero (nella mappa sotto la rotta del drone) , nella regione di Krasnodar, ma sarebbero stati abbattuti con sistemi di contromisure elettroniche. Lo stesso giorno, un drone ucraino UJ-22 \u00e8 precipitato a 100 km da Mosca nella boscaglia innevata fuori dal villaggio di Gubastovo, sobborgo di Kolomna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162092 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/5472417973470873259_121-003.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"752\" \/><\/p>\n<p>Le foto dimostrano che il drone s\u2019\u00e8 sfasciato senza far danni. Non solo! Nelle medesime ore, i russi chiudevano lo spazio aereo su San Pietroburgo, per un raggio di 200 chilometri, secondo media indipendenti come Baza, \u201cper l\u2019avvistamento di un oggetto non identificato che ha spinto l\u2019aviazione a far decollare caccia intercettori\u201d.<\/p>\n<p>Oggetto che sarebbe stato un altro drone. Sono stati fermati i voli sull\u2019aeroporto di Pulkovo, poi \u201ci caccia non avrebbero trovato nulla\u201d e il traffico aereo \u00e8 ripreso. Il Ministero della Difesa sostiene che si trattava di \u201cesercitazioni di difesa aerea con decollo di caccia per l\u2019addestramento al rilevamento di bersagli\u201d.<\/p>\n<p>Un altro drone \u00e8 stato abbattuto dai russi a Surazh, al confine con la Bielorussia. L\u2019indomani, 1\u00b0 marzo, dopo che sono state avvertite esplosioni in Crimea, fra Chernomorsk ed Evpatoria, il Ministero della Difesa russo ha affermato d\u2019aver sventato un attacco di 10 droni ucraini.<\/p>\n<p>Intanto il gruppo bielorusso d\u2019opposizione Bypol guidato da Alexander Azarov, che lotta contro il governo filorusso di Alexander Lukashenko ha rivendicato d\u2019aver danneggiato gravemente, con due droni esplosivi di tipo imprecisato, un aereo da ricognizione radar Beriev A-50 dell\u2019aviazione russa stanziato sulla base bielorussa di Machulishchy, non lontano da Minsk.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162515\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/A50.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"859\" \/><\/p>\n<p>Il 2 marzo i russi hanno dichiarato per\u00f2 che \u201cl\u2019aereo \u00e8 operativo\u201d e in effetti immagini satellitari del Beriev A-50 lo mostrano praticamente integro, salvo quelle che sembrano un paio di bruciacchiature superficiali. Certo \u00e8 che l\u2019idea di droni che colpiscano in profondit\u00e0 la Russia e che talvolta abbiano nel mirino anche sistemi, come il Beriev A-50, utili anche in caso di guerra nucleare per l\u2019allarme precoce, \u00e8 inquietante, considerati i dettami della dottrina nucleare russa.<\/p>\n<p>Il 31 gennaio 2023 il Dipartimento di Stato USA accusava la Russia di \u201cnon rispettare il trattato rifiutando di consentire ispezioni sul luogo\u201d. E il 3 febbraio si accodava a Washington il Consiglio Atlantico della NATO, con una nota in cui si leggeva: \u201cConstatiamo che la Russia ha fallito nell\u00ec adempiere agli obblighi del trattato. Il rifiuto della Russia di tenere una sessione della commissione consultiva bilaterale prevista dal trattato e di facilitare le ispezioni americane sul suo territorio impediscono agli Stati Uniti di esercitare importanti diritti nel trattato e di verificare adeguatamente l\u2019osservanza del trattato da parte della Russia\u201d.<\/p>\n<p>Putin ha ribattuto nel suo discorso<em>: \u201cFacendo tale dichiarazione collettiva, la NATO in realt\u00e0 ha fatto un passo per diventare una parte del Trattato sulle Armi Strategiche Offensive. Per carit\u00e0, concordiamo con ci\u00f2. Soprattutto, noi crediamo che una simile formulazione del problema sia risaputa, poich\u00e9, fatemelo ricordare, la NATO non \u00e8 un\u2019unica potenza nucleare, gli Stati Uniti, anche la Gran Bretagna e la Francia possiedono arsenali nucleari, che vengono migliorati, sviluppati e anche puntati contro la Russia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il divario numerico \u00e8, per la verit\u00e0, abissale, poich\u00e9 i francesi hanno circa 290 ordigni fra tattici e strategici e i britannici 225, cio\u00e8 un totale di circa 500 testate, che se anche fosse aggiunto all\u2019arsenale nucleare americano, stimato in circa 4.000 testate operative, non muterebbe gran che la bilancia dato che la Russia vanterebbe ben 6400 testate nucleari, tra tattiche e strategiche.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 preme a Mosca sono i principi delle pari dignit\u00e0 strategica e diplomatica, conquistate fin dai tempi dell\u2019Unione Sovietica e che secondo il Cremlino sono state via via minate dall\u2019euforia occidentale di aver vinto la Guerra Fredda e di poter considerare legittimi solo gli interventi militari guidati dagli Stati Uniti, o effettuati col loro beneplacito, senza considerare anche gli interessi altrui.<\/p>\n<p>Anzi, paradossalmente, negli anni Novanta, proprio quando la Russia del defunto presidente Boris Eltsin era letteralmente prostrata, gli Stati Uniti le avevano di fatto riconosciuto una sfera d\u2019influenza su tutta quella fascia ex-sovietica che i russi chiamano \u201cestero vicino\u201d, allo scopo di favorire la stabilizzazione di uno spazio turbolento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162516 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/NATO-Russia-Warsaw-Pact-122815-1.png\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"1290\" \/><\/p>\n<p>In quella fascia rientrava anche l\u2019Ucraina, che del resto nel 1996 rinunci\u00f2 alle armi atomiche ex-sovietiche rimaste sul suo territorio consegnandole alla Russia. In seguito, come sappiamo, l\u2019espansione a Est della NATO e il rafforzamento militare russo negli anni di Putin, processi per molti aspetti alimentatisi a vicenda, hanno fatto cambiare prospettiva negando ai russi una sia pur minima sfera d\u2019influenza e\/o di sicurezza sul versante NATO, eccezion fatta per la Bielorussia.<\/p>\n<p>Per capire come la pensano a Mosca, del resto, basterebbe chiedersi quanto sarebbero allarmati gli USA nell\u2019ipotesi in cui i confinanti Canada o Messico passassero sotto la sfera egemonica della Russia, della Cina, o di chiss\u00e0 chi altri.<\/p>\n<p>Per la Russia la questione ucraina \u00e8 di rilevanza assai pi\u00f9 vitale che per gli Stati Uniti o l\u2019Europa Occidentale, perci\u00f2 si sente costretta ad agitare una volta di pi\u00f9 la carta nucleare, il fattore principale che dovrebbe farla considerare una potenza con cui trattare e non una sorta di \u201cISIS formato gigante\u201d di cui sia auspicabile una sconfitta totale.<\/p>\n<p>Una porta aperta \u00e8 stata lasciata da Mosca gi\u00e0 il 22 febbraio, quando\u00a0 Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente russo alle istituzioni internazionali con sede a Vienna, ha spiegato<em>: \u201cLa sospensione del New START \u00e8 reversibile. La Russia pu\u00f2 riconsiderare la sua posizione se faranno altrettanto gli Stati Uniti mostrando volont\u00e0 politica e sforzi onesti per attuare manovre di de-escalation\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Non sembra andare in questa direzione l\u2019invio in Europa, il 23 febbraio, di quattro bombardieri strategici americani Boeing B-52H Stratofortress, con capacit\u00e0 nucleare, del 5\u00b0 Bomb Wing provenienti dalla base di Minot, in North Dakota.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162517\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b52_2.jpg\" alt=\"\" width=\"852\" height=\"491\" \/><\/p>\n<p>Due dei B-52, peraltro, hanno sorvolato la capitale dell\u2019Estonia, Tallin, il 24 febbraio, nell\u2019anniversario dell\u2019indipendenza estone del 1918, che coincideva anche col primo anniversario del conflitto russo-ucraino. I B-52 sono passati su Tallin a bassissima quota, poche centinaia di metri, venendo osservati e fotografati dalla popolazione come segno di solidit\u00e0 dell\u2019alleanza militare con uno dei paesi del fronte Est della NATO, ma anche come aperta sfida a Mosca, data l\u2019estrema vicinanza ai confini russi.<\/p>\n<p>Il generale dell\u2019US Air Force James Hecker, comandante delle U.S. Air Forces Europe-Air Forces Africa e del Allied Air Command della NATO, ha commentato:\u00a0<em>\u201cStati Uniti ed Estonia sono stretti alleati. Rimaniamo costantemente impegnati per la libert\u00e0 e la sovranit\u00e0 dell\u2019Estonia e di tutti i nostri alleati del Baltico in quanto esercitiamo la deterrenza e la difesa contro ogni minaccia alla nostra sicurezza condivisa\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Peraltro i B-52 stanziati in Spagna hanno compiuto nei giorni seguenti vari voli di esercitazione in ambito NATO che possono essere letti anche come monito a Mosca in ambito New START, dato che, anche se ufficialmente questi esemplari non imbarcano armi nucleari, possono essere armati rapidamente con missili da crociera a testata nucleare.<\/p>\n<p>Il 9 marzo,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.itamilradar.com\/2023\/03\/09\/b-52-over-southern-italy\/\">come segnalato da Itamilradar<\/a>, due B-52 provenienti dalla base spagnola di Moron si sono spinti nei cieli italiani per partecipare alle manovre aeronavali Dynamic Manta 2023 proprio mentre nelle acque del Mediterraneo incrociavano due navi russe: la fregata Admiral Kasatanov e la nave appoggio Akademik Pashin.<\/p>\n<p>Itamilradar rilevava il giorno 9 il tracciato di volo del B-52H esemplare reg. 60-0026 \u2013 callsign NOBLE41, che ha sorvolato la Sicilia fra Trapani e Palermo, deviando a Nordest e passando sulla Calabria all\u2019altezza di Cosenza. Itamilradar ha accreditato che questo B-52 fosse accompagnato da un altro B-52, non tracciato perch\u00e9 teneva il transponder spento. Pi\u00f9 o meno nelle stesse ore, un terzo B-52 \u00e8 passato a bassa quota sulla base portoghese di Beja, \u201ccome segno di solidariet\u00e0\u201d all\u2019alleato Portogallo\u201d, come ha scritto su Twitter l\u2019US EUCOM, il Comando americano per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, 10 marzo, ancora due B-52 sono stati segnalati circuitare al di sopra della Bulgaria del Sud, dove, giunti sulla verticale di Panagyurishte, hanno deviato a Nordest, poi si sono separati; uno ha sorvolato la Romania, l\u2019altro s\u2019\u00e8 spinto sulla Slovenia.<\/p>\n<p>Un altro segnale leggibile come risposta americana alla sospensione del trattato nucleare sarebbe il recentissimo invio in Islanda di uno dei cosiddetti \u201cgiganti dell\u2019Apocalisse\u201d, ovvero un grande aeroplano posto-comando-volante Boeing E-6B Mercury che il 28 febbraio \u00e8 atterrato a Keflavik, come annunciato dall\u2019US European Command, che ha specificato: \u201cL\u2019equipaggio ha incontrato l\u2019ambasciatore degli Stati Uniti in Islanda, Kerrin Patman, e altri leader diplomatici e militari\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019E-6B Mercury, derivato dal Boeing 707, pu\u00f2 volare per oltre 10 ore col carburante interno e fino a 72 ore consecutive con vari rifornimenti in volo. Assicura le comunicazioni strategiche in caso di guerra nucleare e di distruzione di Washington e dei maggiori comandi militari terrestri. Pu\u00f2 trasmettere da alta quota, grazie a link satellitari e frequenze VLF (Very Low Frequency) ed SHF (Super High Frequency) gli ordini di lancio dei missili balistici ai sottomarini SLBM e alle basi ICBM secondo il profilo operativo detto TACAMO (Take Charge And Move Out), volto a far sopravvivere la capacit\u00e0 di comando e controllo USA.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il rischio di \u201cMirvizzazione\u201d<\/u><\/strong><\/p>\n<p>A un interrogativo su che cosa comporti, nella pratica, la \u201csospensione\u201d del New START, non \u00e8 facile rispondere. Se ci si riferisce soprattutto alle ispezioni, in sostanza non cambia nulla, essendo esse interrotte da ormai tre anni. Semmai la \u201csospensione\u201d sarebbe da intendersi col diniego, temporaneo, di discutere nel breve periodo una loro ripresa.<\/p>\n<p>Se si ipotizza un aumento apprezzabile del numero di testate strategiche russe esistenti, si tratta di un provvedimento che, da un lato, richiede tempi lunghi per la loro produzione, dall\u2019altro mal si concilia con la dichiarata \u201creversibilit\u00e0\u201d della decisione del Cremlino, in caso di ripensamenti americani nella loro politica europea.<\/p>\n<p>Produrre pi\u00f9 testate non sembra quindi conciliabile con la pretesa russa che questo passo possa essere, almeno inizialmente, inteso come temporaneo, e utilizzato come leva diplomatica.<\/p>\n<p>L\u2019unica misura fisica, oltre al prolungare il divieto delle ispezioni, che i russi potrebbero adottare, o meglio dare a intendere di poter adottare, potrebbe essere la \u201cre-Mirvizzazione\u201d dei vettori. Ovvero ripescare dai magazzini quella parte di testate strategiche gi\u00e0 esistenti per aggiungerle alle testate singole nelle ogive degli ICBM ed SLBM.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162518\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/58328-11.jpg\" alt=\"\" width=\"857\" height=\"513\" \/><\/p>\n<p>Tecnicamente, ripristinare i missili nucleari in modalit\u00e0 a testate multiple indipendenti, in modo che ogni singolo missile possa incenerire pi\u00f9 obiettivi, potrebbe essere possibile nell\u2019arco di poche settimane o mesi, computando tempi realistici di prelevamento dagli arsenali, trasporto, montaggio nelle ogive e riprogrammazione balistica del missile e delle sue testate.<\/p>\n<p>E altrettanto velocemente potrebbe essere reversibile. D\u2019altronde \u00e8 anche intuibile che i russi, cos\u00ec come gli americani, abbiano gi\u00e0 pronti piani segreti con procedure \u201cpreconfezionate\u201d che consentano di riarmare i vettori con testate multiple in tempi abbastanza rapidi in caso di emergenza.<\/p>\n<p>Un\u2019interessante, quanto inquietante,\u00a0<a href=\"https:\/\/fas.org\/blogs\/security\/2023\/02\/if-arms-control-collapses-us-and-russian-strategic-nuclear-arsenals-could-double-in-size\/\">analisi pubblicata dalla Federation of American Scientists (FAS)<\/a>\u00a0gi\u00e0 il 7 febbraio 2023 a firma di Matt Korda e Hans Kristensen accredita che \u201cin caso di collasso del controllo sulle armi, gli arsenali strategici di USA e Russia possano raddoppiare\u201d.<\/p>\n<p>I due esperti hanno riassunto con efficacia le possibilit\u00e0 di Mirvizzazione da parte degli USA e della Russia. A riguardo degli Stati Uniti hanno spiegato: \u201cAnche se tutti i 400 ICBM americani portano correntemente una singola testata, met\u00e0 di essi utilizza il veicolo di rientro Mk.21A capace di 3 testate. In pi\u00f9 gli Stati Uniti hanno 50 silos addizionali che possono essere ricaricati con missili, se necessario. Con queste potenziali aggiunte, la forza ICBM americana potrebbe pi\u00f9 che raddoppiare, da 400 a 950 testate. Gli USA possono anche sovraccaricare ognuno degli SLBM Trident con piena capacit\u00e0 di 8 testate, piuttosto che la media corrente di 4-5.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162519 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3C75574B-3439-4815-87F5-040BB5C405E8.jpeg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p>Contando il numero dei sottomarini che sono in manutenzione a ogni dato momento, gli USA possono raddoppiare le testate degli SLBM a circa 1920. Possono riattivare i 4 tubi di lancio per sottomarino disattivati per i limiti del New START, aggiungendo 56 missili e 448 testate. Quest\u2019ultima possibilit\u00e0 \u00e8 remota perch\u00e9 difficilmente sceglierebbero di riattivare i 4 tubi, mentre \u00e8 imminente l\u2019arrivo dei sottomarini della nuova classe Columbia. Queste azioni richiederebbero mesi, data la complessit\u00e0 di caricare le testate sugli ICBM. I sottomarini balistici dovrebbero inoltre rientrare nei porti a turnazione per ricevere le testate addizionali.<\/p>\n<p>Dispiegare testate aggiuntive nelle basi dei bombardieri sarebbe invece rapido e gli Stati Uniti potrebbero imbarcare quasi 700 fra missili da crociera e bombe sui bombardieri B-52 e B-2\u201d.<\/p>\n<p>Riguardo invece alla possibile Mirvizzazione russa: \u201cMolti degli ICBM russi esistenti sono pensati per essere sotto-caricati con un minor numero di testate rispetto alle loro massime capacit\u00e0 per restare nei limiti del New START. Senza i limiti del trattato, la forza russa di ICBM crescerebbe potenzialmente da 834 a 1197 testate. Le testate sugli SLBM dei sottomarini russi sono pensate per restare nei limiti. Senza il trattato il numero di testate dispiegate salirebbe dalle stimate 640 a circa 832 anche ipotizzando un piccolo numero di sottomarini in manutenzione.<\/p>\n<p>Come nel caso USA, i bombardieri russi possono imbarcare velocemente con centinaia di armi nucleari. Il numero \u00e8 incerto ma considerando circa 50 bombardieri operativi le testate potrebbero essere incrementate a quasi 600\u201d. Le conclusioni di Korda e Kristensen sono quindi: \u201cSe entrambe le nazioni caricassero i vettori col massimo numero di testate possibile, entrambi gli arsenali approssimativamente raddoppierebbero.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti avrebbero pi\u00f9 testate strategiche dispiegabili, ma la Russia manterrebbe un pi\u00f9 vasto arsenale complessivo di armi nucleari, dati i suoi stock di armi non-strategiche non contemplate dal trattato\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che sia nell\u2019interesse dei russi farlo davvero o dichiararlo. Basta lasciare la controparte nell\u2019incertezza per sperare di ottenere effetti diplomatici, per esempio nella maggiore disponibilit\u00e0 al dialogo abbinata a pressioni sull\u2019Ucraina affinch\u00e9 accetti la linea del fronte come nuovo confine. Le dichiarazioni fatte dal presidente ucraino Volodymir Zelensky ancora il 27 febbraio, che indicano la volont\u00e0 di riconquistare anche la Crimea, annessa dai russi fin dal 2014, allontanano la possibilit\u00e0 di un dialogo diretto Mosca-Kiev e rafforzano, per contro, l\u2019ipotesi che vede come soluzione pi\u00f9 plausibile per il conflitto una sorta di diktat americano agli ucraini, preceduto da colloqui russo-americani in cui si concordino gli accorgimenti del caso per cercare di salvare la faccia di tutti.<\/p>\n<p>Le parole di Putin e della sua squadra di governo, non ultimo il vicecapo della sicurezza nazionale ed ex-presidente Medvedev, che presentano la lotta in corso come vitale per la sopravvivenza stessa della Russia costituirebbero il necessario corollario situazionale per spingere gli americani ad ammorbidirsi in vista di un compromesso.<\/p>\n<p>E in tale contesto, far velatamente intendere che si potrebbero perfino montare le testate multiple MIRV, ma senza dirlo apertamente, instillerebbe nella controparte quell\u2019inquietudine necessaria a favorire una de-escalation e una trattativa che riconosca esigenze di entrambe le parti e non si concretizzi in una pretesa di resa o disfatta.<\/p>\n<p>In effetti, il 27 febbraio, segnali apparentemente concilianti sono venuti da Washington, per bocca di un alto funzionario del Dipartimento di Stato, la vicesegretaria dell\u2019Ufficio Controllo Armi, Mallory Stewart, secondo cui: \u201cLa sospensione russa del New START non \u00e8 ancora effettiva, riceviamo da Mosca ancora notifiche regolari, anche se pensiamo che cesseranno. Stiamo cercando di capire cos\u2019altro potrebbe essere compreso in questa sospensione\u201d.<\/p>\n<p>Teme anche la Stewart che vengano rispolverati i sistemi MIRV? Ma ha anche dichiarato che il dialogo \u00e8 possibile in qualsiasi momento: \u201c<em>E\u2019 nel loro interesse e nel nostro interesse, oltre che nell\u2019interesse della sicurezza globale, continuare ad avere colloqui. Ci incontreremo con loro, abbiamo bisogno di incontrarci con loro. E\u2019 qualcosa che entrambi i paesi hanno bisogno per continuare a focalizzarsi sulla stabilit\u00e0 internazionale e sulla riduzione del rischio\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ha per\u00f2 aggiunto: \u201c<em>Il nostro supporto all\u2019Ucraina non sar\u00e0 limitato dalla loro decisione sul New START\u201d.<\/em>\u00a0Dal canto suo, il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, parlando il 2 marzo da Ginevra, dove partecipava a una conferenza sul disarmo, ha sostenuto che\u00a0<em>\u201cla Russia continuer\u00e0 ad aderire alle restrizioni quantitative del New START. Ma l\u2019escalation \u00e8 stata innescata dagli Stati Uniti sondando la sicurezza delle nostre basi nucleari tramite l\u2019aiuto a Kiev nel condurre attacchi armati contro di esse\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Se per \u201climiti quantitativi\u201d si intende il numero delle testate, come ricordavamo poco sopra, non c\u2019\u00e8 da stupirsi che i russi non intendano aumentarle, sicuramente non in un breve periodo. Ma resta sempre il dubbio circa la possibilit\u00e0, anche ipotetica, che le testate vengano imbarcate sui vettori in modalit\u00e0 multipla. Un aspetto su cui i russi sembrano essere rimasti volutamente vaghi per generare a Washington quel livello di insicurezza necessario a far capire l\u2019urgenza di colloqui diretti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Plutonio per le bombe del Dragone<\/u><\/strong><\/p>\n<p>In tutto questo, come un \u201cconvitato di pietra\u201d aleggia sempre il mistero dell\u2019arsenale nucleare della Cina, stimato in forte crescita, ben oltre la forbice compresa fra 290 e 350 testate giudicata attendibile dalla maggior parte degli esperti.<\/p>\n<p>La crescita degli arsenali nucleari cinesi dovrebbe molto all\u2019aiuto della Russia, secondo quanto sostenuto l\u20198 marzo dal sottosegretario alla Difesa per le politiche spaziali John Plumb, che alla Sottocommissione della Camera per le Forze Strategiche ha denunciato la consegna di uranio arricchito alla Cina destinato ai reattori autofertilizzanti necessari per produrre plutonio \u201cbombabile\u201d, alias \u201cweapon-grade\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162520\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/e3291cc4-e628-445c-bfba-23e97ed4af03.jpg\" alt=\"\" width=\"857\" height=\"485\" \/><\/p>\n<p>Secondo Plumb: \u201c<em>E\u2019 inquietante vedere Russia e Cina che collaborano in questo campo. Si pu\u00f2 discutere su molti punti, ma \u00e8 un fatto che reattori autofertilizzanti significano plutonio e il plutonio \u00e8 per le armi. Cos\u00ec, penso che il Dipartimento alla Difesa sia preoccupato. E che ci\u00f2 collimi con i nostri timori sull\u2019espansione delle forze nucleari della Cina, poich\u00e9 hai bisogno di pi\u00f9 plutonio, per avere pi\u00f9 bombe\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il problema della disponibilit\u00e0 di plutonio per armamenti da parte della Cina \u00e8 centrale, poich\u00e9 negli ultimi anni si sono susseguite svariate stime sulle quantit\u00e0 di plutonio realmente stoccate da Pechino, che, a seconda delle teorie, consentirebbero nei prossimi anni un\u2019espansione dell\u2019arsenale nucleare cinese da 450-600 a 1000-1500, oppure nel caso pi\u00f9 estremo, e anche pi\u00f9 improbabile, fino a 3000 testate.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 le forniture russe di uranio per i reattori cinesi in grado di produrre plutonio, oltre alla generale collaborazione dell\u2019agenzia atomica russa Rosatom con la Cina, hanno valore come ulteriore, velata, minaccia di Mosca verso Washington affinch\u00e8 gli Stati Uniti, che i russi sanno essere, in fondo, ben pi\u00f9 spaventati dai cinesi, accettino un modus vivendi in Europa pur di evitare crisi su due fronti.<\/p>\n<p>Ovvero, come gi\u00e0 ricordavamo pi\u00f9 sopra, sembrerebbero attualmente i russi pi\u00f9 \u201ceredi\u201d di Kissinger che gli stessi americani nella triangolazione dissuasiva, anche se poi, ovviamente, un vero giudizio finale dipender\u00e0 dall\u2019effettivo esito, ancora di l\u00e0 da venire, di questa loro politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>L\u2019ombra dei test nucleari<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La partita \u00e8 ancora tutta da giocare, ma certamente la crisi si intensifica proprio mentre, fra Russia e USA, \u00e8 la seconda a essere colta a met\u00e0 del guado di una modernizzazione dell\u2019arsenale nucleare ancora agli inizi, che i russi portano avanti da almeno una dozzina d\u2019anni.<\/p>\n<p>Putin stesso ha sbandierato che \u201c<em>Il livello nell\u2019equipaggiare il deterrente nucleare russo con i pi\u00f9 recenti sistemi \u00e8 superiore al 91 %, \u00e8 del 91,3%\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 fatto un gran parlare sui mass media del fatto che il presidente russo abbia minacciato di riprendere test reali di esplosioni nucleari, che i russi non compiono fin dai tempi sovietici. Ma riportando esattamente le sue parole, si nota che egli lo condiziona al fatto che, secondo Mosca, gli americani, accortisi che il loro arsenale sta invecchiando, potrebbero per primi effettuare esplosioni nucleari di prova, al che la Russia li seguirebbe.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162521 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/China3-1.jpg\" alt=\"\" width=\"344\" height=\"205\" \/><\/p>\n<p>Diceva Putin:\u00a0<em>\u201cSappiamo che il periodo di garanzia per la validit\u00e0 in combattimento di certi tipi di armi atomiche degli Stati Uniti sta terminando. Al riguardo, sappiamo con certezza che alcuni politici a Washington stanno gi\u00e0 pensando a test reali delle loro armi nucleari, tenendo conto che ne stanno sviluppando di nuova. Esistono informazioni in tal senso. In tale situazione, il Ministero della Difesa russo e l\u2019agenzia atomica Rosatom assicureranno la prontezza delle nostre armi. Non saremo i primi a fare ci\u00f2, ma se gli USA condurranno dei test, allora noi li condurremo\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Sul delicato tema delle esplosioni atomiche sperimentali reali, cio\u00e8 non simulate al computer, \u00e8 opportuno fare chiarezza.<\/p>\n<p>La Russia, nonostante la grande importanza da essa assegnata alle armi nucleari, \u00e8 stata paradossalmente la prima a cessare esplosioni reali, quando ancora era Unione Sovietica.<\/p>\n<p>Risale infatti al 24 ottobre 1990 l\u2019ultimo test nucleare reale dei russi, effettuato in un pozzo scavato a una profondit\u00e0 di 600 metri nell\u2019isola artica della Novaya Zemlia. La potenza dichiarata fu di 70 chilotoni, compatibile con un ordigno di categoria tattica.<\/p>\n<p>Per trovare gli ultimi test russi di ordigni pi\u00f9 potenti, di portata pienamente strategica, si risale pi\u00f9 indietro. Al 1988 per l\u2019ultimo test di potenza pari a 150 chilotoni, al 1984 per un ordigno superiore a 500 chilotoni e al 1975 per l\u2019ultima esplosione superiore a 1 megatone (pari a 1000 chilotoni).<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti condussero il loro ultimo test il 23 settembre 1992, con una piccola esplosione da 5 chilotoni a 1.200 metri di profondit\u00e0 nel deserto del Nevada.<\/p>\n<p>Altri test, programmati per il 1993, vennero annullati. Sempre in Nevada, ospiti degli alleati americani, i britannici avevano provato la loro ultima esplosione nucleare, da 11 chilotoni, il 26 novembre 1991. La Francia prosegu\u00ec pochi anni in pi\u00f9, con i famosi test del 1995 nell\u2019atollo polinesiano di Mururoa, per cui il presidente Jacques Chirac fu contestato in tutto il mondo, finch\u00e9 l\u2019ultimo esperimento della \u201cForce de Frappe\u201d di Parigi fu condotto il 27 gennaio 1996 con una testata da 46 chilotoni nell\u2019atollo di Fangataufa.<\/p>\n<p>La Cina fece esplodere la sua ultima atomica, da soli 3 chilotoni, il 29 luglio 1996 sotto il deserto di Lop Nor, nella regione del Sinkiang.\u00a0Dopo di allora, nel settembre 1996, entr\u00f2 in vigore il trattato CTBT (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty) per la messa al bando delle esplosioni atomiche reali, anche sotterranee, mentre quelle in atmosfera erano gi\u00e0 vietate dal 1963.<\/p>\n<p>Ci furono per\u00f2 ancora altri test. Cio\u00e8 le esplosioni sotterranee che nel 1998 India e Pakistan attuarono in palese rivalit\u00e0, considerato che Islamabad e Nuova Delhi non hanno mai firmato il CTBT. E quelle della Corea del Nord, ben 6 collaudi nucleari concentrati fra il 2006 e il 2017.<\/p>\n<p>La Russia, firmataria del CTBT dal 1996, lo ha ratificato nel 2000 e, come i paesi occidentali, si \u00e8 affidata solo alle simulazioni su computer rispettando il divieto di esplosioni reali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162522 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/110492329_gettyimages-840660082-360x245-1.jpg\" alt=\"\" width=\"360\" height=\"245\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi, non confermata, di un test nucleare russo \u201cpirata\u201d effettuato in segreto il 13 novembre 2014 sopra la Siberia, circol\u00f2 quando quel giorno fu osservata dalla popolazione locale una misteriosa \u201cpalla di fuoco\u201d ad alta quota nei cieli sopra la regione di Ekaterinburg, vicino alla citt\u00e0 di Rezh.<\/p>\n<p>A parte il silenzio di Mosca, si pensa si sia trattato di una meteorite esplosa all\u2019ingresso nell\u2019atmosfera terrestre. La progettazione e gli studi sulle testate nucleari russe avvengono nel centro ricerche di Sarov, 400 chilometri a est di Mosca, una \u201ccittadella della scienza\u201d che in epoca sovietica era mascherata sotto la sigla Arzamas-16 e che oggi \u00e8 nota come VNIIEF, sigla per \u201cIstituto panrusso di ricerche ed esperimenti fisici\u201d, peraltro \u201cgemellato\u201d dal 1993 con Los Alamos, nel Nuovo Messico, cuore del programma atomico americano. Nel VNIIEF lavorerebbero ancor oggi 20.000 persone e, sebbene le informazioni a riguardo siano scarse, il pi\u00f9 recente supercomputer vi \u00e8 stato installato nel 2011, definito \u201cil supercomputer pi\u00f9 potente della Russia\u201d.<\/p>\n<p>Era previsto il suo potenziamento \u201centro il 2020\u201d, ma non si sa se sia avvenuto e se le sanzioni gi\u00e0 in atto dal 2014 per l\u2019annessione della Crimea, pi\u00f9 quelle del 2022, possano aver interferito col programma.<\/p>\n<p>Per confronto, a Los Alamos gli americani hanno attivato nel 2015 il pi\u00f9 moderno supercomputer Trinity, e nel 2018 un altro centro nucleare militare americano, i laboratori Lawrence Livermore della California, hanno attivato il computer Sierra.\u00a0Pochi mesi fa, il 21 ottobre 2022, \u00e8 iniziata l\u2019installazione a Los Alamos di Tycho, il primo \u201cblocco\u201d del nuovo megacalcolatore Crossroads, che una volta completo sar\u00e0 \u201c4 volte pi\u00f9 potente di Trinity\u201d.<\/p>\n<p>Nessuna proibizione vige invece per i test dei missili balistici e gli americani sostengono che i russi avrebbero collaudato un ICBM Sarmat il 21 febbraio 2023, proprio durante la visita del presidente Joe Biden in Polonia, ma che \u201cil test sarebbe fallito\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sostengono, senza prove, anonimi ufficiali del Pentagono che lo avrebbero rivelato il giorno dopo alla CNN. Gli americani, dal canto loro, hanno condotto il 30 gennaio 2023 un ulteriore test del missile ipersonico sperimentale HAWC, o Hypersonic Air-breathing Weapon Concept, che utilizza l\u2019aria atmosferica per il suo motore ramjet, o statoreattore.<\/p>\n<p>Sviluppato dalla DARPA come dimostratore tecnologico, \u00e8 stato sganciato da un bombardiere B-52 sopra il deserto del Nevada, toccando una velocit\u00e0 di oltre 6.100 km\/h, cio\u00e8 Mach 5, una quota di 18.000 metri e una distanza di 560 chilometri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162523\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/HAWC_Missile_Render.png\" alt=\"\" width=\"854\" height=\"436\" \/><\/p>\n<p>Il progetto HAWC \u00e8 stato in realt\u00e0 gi\u00e0 tagliato dal Pentagono, ma si \u00e8 voluto fare un ultimo esperimento per poter comunque raccogliere dati utili agli altri due programmi di missili ipersonici (ARRW e HACM) che l\u2019USAF sta proseguendo per cercare di colmare il divario con la Russia, che ha gi\u00e0 vari ipersonici operativi, tra cui lo Zircon lanciabile da navi e il Kinzhal sganciabile dai caccia Mig-31K, peraltro gi\u00e0 usato operativamente anche in attacchi sull\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>L\u2019orso in vantaggio<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Rispetto all\u2019aquila americana, quindi, l\u2019orso russo ha al suo attivo il primato nel disporre dei primi missili ipersonici operativi e anche utilizzati in reali operazioni. Nonch\u00e8 un pi\u00f9 generale vantaggio nel campo delle forze nucleari strategiche, in cui la presidenza Putin, in tandem con Medvedev, ha investito ingenti risorse. Ci si ricorder\u00e0 che gli ICBM sono in Russia una forza armata indipendente, la RVSN, o Raketnye Vojska Strategi\u010deskogo Nazna\u010denija, ossia \u201cTruppe dei Razzi Strategici da Guerra\u201d.<\/p>\n<p>La RVSN schiera 320 missili intercontinentali, molti dei quali con testate multiple MIRV. Il tipo pi\u00f9 numeroso, con almeno 135 esemplari, \u00e8 l\u2019RS-24 Yars, introdotto nel 2010, con gittata da 12.000 km, lanciabile da autocarri e in grado di trasportare nella sua ogiva da 3 a 6 testate MIRV fino a 500 kilotoni di potenza, oppure fino a 9 da 150 kilotoni.<\/p>\n<p>Su alcuni missili UR-100NUTTH sono state montate le rivoluzionarie testate ipersoniche Avangard, veicoli spaziali i cui dettagli sono segreti. S\u2019ipotizza siano a forma di cuspide, lunghi 5 metri e dotati di razzi di manovra. L\u2019Avangard, sganciato dal vettore, rientra nell\u2019atmosfera alla fantastica velocit\u00e0 di 33.000 km\/h eseguendo manovre evasive per schivare le difese antimissile. Si stima abbia a bordo un ordigno di potenza fra 800 kilotoni e 2 megatoni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-162524 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/RS-24-10.jpg\" alt=\"\" width=\"356\" height=\"202\" \/><\/p>\n<p>Il pi\u00f9 recente ICBM russo \u00e8 l\u2019RS-28 Sarmat, collaudato per la prima volta il 20 aprile 2022. Sparato dal poligono di Plesetsk, nella regione di Arcangelo, ha centrato il perimetro-bersaglio di Kura.\u00a0Intitolato all\u2019antico popolo dei sarmati, \u00e8 un missile lungo 35 metri con gittata di 18.000 km. Pu\u00f2 essere lanciato solo da silos fisso, ma pu\u00f2 portare da 10 a 15 testate da 750 kilotoni.<\/p>\n<p>Anche il Sarmat pu\u00f2 in alternativa trasportare 3 esemplari di Avangard. Per giunta, pu\u00f2 immettere le sue testate in un\u2019orbita spaziale circolare che le pu\u00f2 portare sull\u2019America da ogni direzione, sfruttando la sfericit\u00e0 del pianeta e complicando per gli USA la difesa antimissile.<\/p>\n<p>Anche Marina e Aeronautica russe dispongono di migliaia di testate nucleari. La flotta conta 12 sottomarini per lancio di missili balistici SLBM, senza contare quelli con missili da crociera. L\u2019unit\u00e0 pi\u00f9 nuova \u00e8 lo Knyaz Oleg della classe Borei, operativo dal dicembre 2021 e in grado di lanciare 16 missili Bulava con gittata di 9300 km e fino a 10 testate da 150 kilotoni.<\/p>\n<p>Il 3 novembre 2022, l\u2019ultimo test di un Bulava \u00e8 stato effettuato dal sottomarino Suvorov, che lo ha lanciato dalle acque del Mar Bianco, sempre verso il bersaglio siberiano di Kura, ennesimo messaggio agli americani.<\/p>\n<p>Passando agli Stati Uniti, il loro pur potente arsenale nucleare \u00e8 pure in una fase di rinnovo iniziata per\u00f2 assai pi\u00f9 tardi che in Russia, pertanto siamo attualmente all\u2019interno di una \u201cfinestra\u201d di alcuni anni in cui il Pentagono \u00e8 pi\u00f9 arretrato, tanto che il gap sar\u00e0 colmato probabilmente attorno al 2030.<\/p>\n<p>Intanto \u00e8 stato deciso di ritirare dal servizio la bomba termonucleare a caduta libera B83 da 1,2 megatoni, poich\u00e9, essendo portata solo da bombardieri strategici, richiede d\u2019inviare i velivoli sull\u2019obiettivo, esponendoli alle difese nemiche.<\/p>\n<p>Per armare i B-52 l\u2019US Air Force punta ancora sul veterano missile da crociera Boeing AGM-86, con portata di 2400 km e una testata W80 di potenza regolabile fra 5 e 150 kilotoni. Verr\u00e0 per\u00f2 rimpiazzato dal nuovo Raytheon AGM-181, che dotato della medesima testata W80, ha un raggio d\u2019azione ancora segreto ma sembra superiore ai 2500 chiulometri e potr\u00e0 essere lanciato anche dal nuovo Northrop B-21 Raider, il bombardiere che sostituir\u00e0 il Northrop B-2 Spirit e che, in sostanza, ne \u00e8 un derivato modernizzato e fabbricabile in numeri rilevanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162525\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/221128-F-XX000-0002.jpg\" alt=\"\" width=\"842\" height=\"561\" \/><\/p>\n<p><em>\u201cIl B-21 sar\u00e0 la futura spina dorsale della flotta di bombardieri della nostra aviazione\u201d,<\/em>\u00a0ha dichiarato il 7 marzo il generale Thomas Bussiere, comandante dell\u2019Air Force Global Strike Command, intervenendo all\u2019AFA Warfare Symposium tenutosi ad Aurora, in Colorado.<\/p>\n<p>Il generale statunitense ha inoltre confermato che\u00a0<em>\u201cavremo una flotta minima di 100 B-21 Raider, ma i piani a lungo termine dell\u2019USAF prevedono oltre 220 bombardieri\u201d.\u00a0<\/em>L\u2019entrata in servizio dei primi B-21 operativi viene collocata grossomodo fra il 2025 e il 2027, salvo intoppi, e la loro vita operativa dovrebbe spingersi fin verso la fine del XXI secolo, fra il 2070 e il 2090.<\/p>\n<p>La forza di missili balistici intercontinentali con base a terra (ICBM) \u00e8 basata ancora su ben 400 vettori LGM-30G Minuteman III, da rampe fisse in pozzi sotterranei, che sono operativi dal lontano 1970. Il vecchio Minuteman III, con una gittata di 13.000 km, potrebbe portare in teoria tre testate a bersaglio indipendente MIRV, ma per via del New START, imbarca un solo ordigno W78 da 350 kilotoni o W87 da 457 kilotoni.<\/p>\n<p>Sempre revisionati, i Minuteman III sono tenuti in efficienza e provati di tanto in tanto. Col crescere della tensione con la Russia, test molto ravvicinati sono stati compiuti il 16 agosto e 8 settembre 2022, quando due Minuteman III sono stati lanciati nell\u2019Oceano Pacifico dal poligono di Vandenberg, in California.<\/p>\n<p>E\u2019 in progettazione il successore del Minuteman III, l\u2019LGM-35 Sentinel di cui la Northrop-Grumman s\u2019\u00e8 assicurata per 13,3 miliardi di dollari l\u2019appalto. Il nuovo missile sar\u00e0 armato con la testata W87 ed entrer\u00e0 in servizio fra il 2027 e il 2029.\u00a0Il Sentinel sostituir\u00e0 il Minuteman in un silo per volta, in modo da mantenere la forza USA di ICBM costantemente sui 400 esemplari, finch\u00e9 gli ultimi Minuteman andranno in pensione verso il 2040.<\/p>\n<p>Per il Sentinel \u00e8 invece prevista una vita operativa fino al 2075 circa. Per recuperare terreno rispetto alla Russia e per meglio indirizzare i fondi, gli statunitensi hanno deciso di eliminare i missili da crociera nucleare imbarcati su sottomarino, preferendo investire nell\u2019aggiornamento dei missili balistici SLBM lanciabili in immersione Trident II D5, a cui verr\u00e0 installata la futura testata W93 concepita dagli storici laboratori di Los Alamos.<\/p>\n<p>La US Navy sostituir\u00e0 inoltre i suoi attuali 18 sottomarini classe Ohio, con almeno 12 unit\u00e0 della futura classe Columbia. Del primo dei nuovi sottomarini, capace di lanciare 16 missili Trident \u00e8 iniziata la costruzione il 4 giugno 2022 ai cantieri General Dynamics di Groton, in Connecticut, con completamento previsto nel 2030.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-162526\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/220604-N-N0101-0001.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"621\" \/><\/p>\n<p>Dati questi presupposti, non c\u2019\u00e8 dubbio che una rinnovata tensione nucleare in un momento in cui le forze atomiche statunitensi sono in momentaneo svantaggio, almeno apparentemente, rispetto a quelle russe, moltiplica l\u2019inquietudine, anche perch\u00e9 tale momento coincide con l\u2019impegno prolungato di una lotta, quella in Ucraina, che \u00e8 considerata dai russi di portata vitale per il futuro del loro paese, assai pi\u00f9 di quanto il destino di Kiev, che per secoli \u00e8 sempre stata nell\u2019orbita di Mosca, possa esserlo per le nazioni occidentali. Spingere in un angolo un orso dagli artigli affilati va evitato a qualsiasi costo, per evitare che tragici errori di valutazione possano mandare in rovina molto pi\u00f9 di quanto la vulgata dei grandi media lasci immaginare.<\/p>\n<p>Foto: US DoD, Ministero Difesa Russo, US State Dept, Ministero Esteri Russo, Wikimedia, Stratrfor, KCNA, DARPA, Rybar e Boeing<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2023\/03\/la-crisi-del-trattato-new-start-termometro-delle-tensioni-tra-usa-e-russia\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2023\/03\/la-crisi-del-trattato-new-start-termometro-delle-tensioni-tra-usa-e-russia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) La guerra russo-ucraina dura ormai da oltre un anno e nonostante la resistenza ucraina sostenuta da un Occidente per ora compatto, Mosca non sembra mostrare segni di cedimento reale. 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