{"id":78093,"date":"2023-03-22T10:30:52","date_gmt":"2023-03-22T09:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78093"},"modified":"2023-03-21T22:31:18","modified_gmt":"2023-03-21T21:31:18","slug":"obiettivo-piena-e-buona-occupazione-quando-e-lo-stato-a-creare-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78093","title":{"rendered":"Obiettivo piena e buona occupazione: quando \u00e8 lo Stato a creare lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Domenico Viola)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-78094\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/structural_uneemployment_needs_a_basic_income-pv8ogmy74k447cebpkee91u0j1e48i59agp57g6idk-300x136.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"136\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/structural_uneemployment_needs_a_basic_income-pv8ogmy74k447cebpkee91u0j1e48i59agp57g6idk-300x136.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/structural_uneemployment_needs_a_basic_income-pv8ogmy74k447cebpkee91u0j1e48i59agp57g6idk-1024x465.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/structural_uneemployment_needs_a_basic_income-pv8ogmy74k447cebpkee91u0j1e48i59agp57g6idk-768x349.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/structural_uneemployment_needs_a_basic_income-pv8ogmy74k447cebpkee91u0j1e48i59agp57g6idk.jpg 1100w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Repubblica democratica pu\u00f2 e deve creare direttamente lavoro: un appello al Movimento 5 Stelle e a tutte le forze costituzionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Movimento 5 Stelle ha da sempre avanzato come sua proposta cardine l\u2019istituzione di una misura di sostegno al reddito per le persone che vivono in condizioni di povert\u00e0 estrema. L\u2019obiettivo primo non era quello di eliminare la povert\u00e0, bens\u00ec quello solamente di attenuare in via diretta le condizioni estreme di povert\u00e0 assoluta della popolazione, portando chi viveva al di sotto della soglia di povert\u00e0 assoluta \u2013 pari, nel 2018, a 780\u20ac mensili per un individuo single \u2013 a sopravvivere in corrispondenza di tale soglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spessore social-democratico e progressista della misura era, dunque, a dir poco limitato rispetto agli obiettivi programmatici che la Costituzione italiana del \u201948 aveva indicato e posto a capo dell\u2019operato della Repubblica, prevedendo, piuttosto, il compito per lo Stato di creare direttamente lavoro a condizioni dignitose per garantire effettivamente il diritto al lavoro e portare, cos\u00ec, le persone fuori dalla povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il sostegno al reddito fornito tramite l\u2019istituzione del Rdc a chi viveva in condizioni di povert\u00e0 estrema doveva essere, altres\u00ec, collegato a dei corsi di formazione per i percettori occupabili del sussidio e condizionato all\u2019accettazione di una \u201ccongrua\u201d offerta di lavoro derivante, eventualmente, dal settore delle imprese private [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I presupposti di base della proposta erano, dunque, diversi, ma precisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Presupposto 1: solo le imprese private devono creare lavoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da un lato, lo Stato doveva solamente limitarsi a dare un sostegno al reddito alle persone che vivevano in condizioni estreme di povert\u00e0, senza doversi impegnare a creare direttamente buoni posti di lavoro. Dall\u2019altro lato, le imprese private for profit dovevano essere, in sostanza, le uniche istituzioni a creare lavoro ed eventualmente ad assumere i percettori occupabili del sussidio. Tutto ci\u00f2, come menzionato poc\u2019anzi, era e rimane in antitesi con lo spirito culturale e politico della Costituzione italiana del \u201848, la quale assegna alla Repubblica democratica il compito di tutelare effettivamente il diritto al lavoro, indirizzando la spesa pubblica alla diretta creazione di buoni posti di lavoro, provvedendo cos\u00ec ad eliminare la povert\u00e0 [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Presupposto 2: il problema non sarebbe nella carenza di spesa per consumi ed investimenti, ma nelle carenze formative e nell\u2019attitudine dei disoccupati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si riteneva che la disoccupazione fosse legata preminentemente alla carenza di formazione da parte dei lavoratori, nonch\u00e9 ad un\u2019attitudine dei poveri contraria al lavoro (\u201cpigrizia\u201d). In particolare, si riteneva che la disoccupazione potesse essere ridotta rendendo pi\u00f9 efficace ed efficiente l\u2019incontro tra la domanda di lavoro da parte delle imprese e l\u2019offerta di forza lavoro da parte dei lavoratori. Questo incontro doveva, a sua volta, essere realizzato mediante, da un lato, pi\u00f9 formazione per i percettori occupabili del sussidio \u2013 formazione per dei posti di lavoro comunque inesistenti nella societ\u00e0(!) \u2013 e, dall\u2019altro, potenziando i centri per l\u2019impiego.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 veniva affermato, paradossalmente, in seguito allo scoppio della crisi finanziaria mondiale del 2007-08 e alla successiva Grande Recessione del 2009, nonch\u00e9 in seguito al periodo 2011-14 di recessione dell\u2019eurozona causata dall\u2019adozione delle politiche di austerit\u00e0 di \u201cmarca europeista\u201d. In entrambi i casi, infatti, ci fu un crollo della domanda di forza lavoro e di beni e servizi, ossia un crollo della spesa per consumi ed investimenti nell\u2019economia che, a sua volta, port\u00f2 ad un aumento della disoccupazione, ad un crollo della produzione e dei redditi, nonch\u00e9 ad un aumento dei fallimenti di imprese e di banche [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Presupposto 3: la povert\u00e0 come colpa individuale. Al via le \u201cnorme anti-divano\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Seguendo gli assunti di base della proposta del RdC, la povert\u00e0, invece, veniva concepita come una colpa individuale, e non come una colpa del sistema (istituzionale, sociale ed economico) nel quale viviamo. Una colpa individuale da espiare, dovuta presumibilmente al poco impegno individuale da parte delle persone povere a volersi formare e a voler \u201cdarsi da fare\u201d per trovare un lavoro a condizioni dignitose. Di conseguenza, il sussidio doveva essere erogato a condizione che la persona povera accettasse una di non pi\u00f9 di tre proposte \u201ccongrue\u201d di lavoro, dimostrando, cos\u00ec, di non essere pigro e di non volersi adagiare sulla \u201ccomodit\u00e0\u201d data dal sussidio. E fu cos\u00ec, che dopo la carota del sussidio arrivava il bastone delle \u201cnorme anti-divano\u201d di \u201cDi Maiana\u201d memoria, che riscontravano la loro giustificazione proprio in quel presupposto, tipico di un\u2019ideologia classista liberal-ottocentesca, volto a moralizzare la povert\u00e0 esclusivamente come una colpa dell\u2019individuo povero e disoccupato, anzich\u00e9 come un male tipico del nostro tipo di societ\u00e0 e di economia (capitalista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come corollario di questa ideologica e infondata colpevolizzazione dei poveri, si richiamava, altres\u00ec, quella distinzione tra \u201cpoveri meritevoli\u201d e \u201cpoveri immeritevoli\u201d che faceva da sfondo al dibattito sul Poverty Relief Act \u2013 varato nel 1601 dalla Regina Elisabetta I d\u2019Inghilterra \u2013 e al dibattito sulla rispettiva riforma del 1834, la Poor Law. Infatti, ai tempi, una persona che era povera, ma allo stesso tempo abile al lavoro veniva considerata come colpevole di essere povera e, dunque, immeritevole di aiuto e di sostegno da parte della \u201cCorona\u201d (o meglio, da parte del sistema parrocchiale dell\u2019epoca), in quanto persona presumibilmente pigra e piena di vizi, una persona caratterizzata, insomma, da \u201ccattiva volont\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La differenza tra i 5Stelle e tutti gli altri alfieri del partito unico neoliberista (FdI, Pd, Lega, FI, IV-Azione ecc) era la seguente:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">da un lato, i primi si presentavano come dei \u201cmoralisti umani\u201d della povert\u00e0, che intendevano dare una seconda chance anche ai poveri immeritevoli \u2013 come se, tra l\u2019altro, il diritto al lavoro e la tutela della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 che ne deriva potessero essere considerati alla stregua di premi della lotteria della fortuna che i disoccupati avrebbero dovuto provare a vincere sedendosi al tavolo da gioco del gi\u00e0 disintegrato mercato del lavoro italiano;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">dall\u2019altro lato, in modo vile e violento \u2013 facendo leva su una guerra tra poveri ed impoveriti fomentata in un fertile contesto di crescente ed esasperante disagio sociale \u2013 gli alfieri del partito unico proponevano di irrogare sanzioni e di punire i percettori occupabili del sussidio che si rifiutavano di accettare qualsiasi condizione di lavoro, arrivando perfino a prefigurare l\u2019abolizione del RdC (abolizione che \u00e8 stata deliberata, per il 2024, alla fine dello scorso anno dall\u2019attuale esecutivo Meloni e dalla maggioranza parlamentare).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 come se la disoccupazione involontaria non esistesse affatto e come se essere abili al lavoro e, allo stesso tempo, disoccupati e poveri, percependo, magari, anche un sussidio, dovesse valere, inevitabilmente, come indice di grave \u201ccolpa morale\u201d; come segno di pigrizia socialmente parassitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ad ogni modo, il problema di fondo \u00e8 che le varie forze politiche antagoniste, apparentemente cos\u00ec diverse tra di loro, si sono tutte omologate su quei presupposti ideologici fallaci che vedono nella povert\u00e0 una colpa dell\u2019individuo povero e non una colpa del sistema sociale in cui viviamo<\/em> (i.e. il capitalismo). Detto altrimenti, il problema di fondo \u00e8 pensare e accettare l\u2019idea che esistano poveri \u201cmeritevoli\u201d e poveri \u201cimmeritevoli\u201d (di aiuto e sostegno statale), quando la povert\u00e0, ovvero la disoccupazione e le eccessive disuguaglianze sociali sono colpe ed esiti spontanei del tipo di societ\u00e0 e di economia nelle quali viviamo e costituiscono, in ultimo, sempre un fallimento della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La povert\u00e0 e la disoccupazione sono colpe del \u201csistema\u201d e fallimenti della politica, non dell\u2019individuo povero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019articolo precedente scritto in difesa dei percettori occupabili del RdC, abbiamo mostrato come, in Italia, il problema della disoccupazione involontaria, ossia della carenza cronica ed elevata di posti di lavoro sia rimasto vivo e vegeto, nonostante appunto l\u2019introduzione del RdC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tre-quattro anni dall\u2019attivazione della misura il rapporto tra posti di lavoro vacanti disponibili e disoccupati rimaneva a livelli elevati, ossia di 1 a 6 (di 1 a 40 se consideriamo anche gli inattivi, oltre ai disoccupati ufficiali); mentre solo meno di un quinto dei percettori occupabili del sussidio era riuscito a trovare un impiego.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il RdC avr\u00e0 s\u00ec conseguito il proprio obiettivo di attenuare le condizioni estreme di povert\u00e0 assoluta, come le evidenze scientifiche, del resto, dimostrano [4], ma non \u00e8 stato in grado di eliminare la povert\u00e0, in quanto misure come il RdC non sono ideate come dispositivi istituzionali volti ad eliminare direttamente la disoccupazione. A sua volta, il solo settore privato delle imprese (e delle banche che finanziano le prime) non \u00e8 in grado di creare continuamente e sufficientemente occupazione stabile e dignitosa per tutti quelli che sono in grado e desiderano lavorare, in quanto le decisioni di investimento privato (e di finanziamento privato all\u2019investimento) sono instabili per natura, tendono a concentrare la ricchezza in sempre pi\u00f9 poche mani e dato che lo scopo di chi investe (e di chi finanzia l\u2019investimento) \u00e8 quello di fare profitti (e rendite monetarie), non certo quello di garantire il diritto al lavoro all\u2019interno di una societ\u00e0. In altre parole, il cosiddetto \u201cmercato\u201d (\u201cconcorrenziale\u201d e \u201ccompetitivo\u201d) \u00e8 un soggetto inaffidabile ai fini della realizzazione di uno sviluppo economico stabile, socialmente inclusivo ed eco-sostenibile, ovvero ai fini del raggiungimento e del mantenimento nel tempo della piena occupazione e dell\u2019eliminazione della povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La disoccupazione, dunque, \u00e8 prevalentemente involontaria e la povert\u00e0 che ne deriva non \u00e8 una colpa individuale dovuta a presunti \u201cvizi e difetti\u201d antropologici della persona povera (sic!), dato che la carenza complessiva di spesa ed investimenti nell\u2019economia non dipende di certo dal singolo, ma rappresenta un \u201cdifetto naturale\u201d o un esito spontaneo del normale funzionamento di un\u2019economia capitalista. Per tale motivo, la disoccupazione \u00e8, in ultimo, sempre e comunque un fallimento della politica e non un fallimento individuale della persona disoccupata. Infatti, come sancito dalla Costituzione, il male della disoccupazione e della povert\u00e0 che ne deriva, non deve essere espiato dal singolo povero come presunta colpa individuale, ma deve essere estirpato dalla Repubblica democratica attraverso programmi e piani di spesa pubblica volti alla diretta creazione di buoni posti di lavoro, data l\u2019incapacit\u00e0 strutturale dell\u2019economia privata for profit di garantire sempre il diritto al lavoro. Insomma, se persistono o aumentano disoccupazione e povert\u00e0 \u00e8 la politica ad aver fallito, e non la singola persona disoccupata o povera![5]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che cosa abbiamo imparato dall\u2019esperienza del RdC?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A circa quattro anni dall\u2019introduzione del RdC, abbiamo potuto, dunque, constatare sia che il RdC non costituisce una risposta efficace al problema della povert\u00e0, in quanto non funge da rete di protezione sociale volta alla diretta creazione di buone opportunit\u00e0 di lavoro e sia che il settore privato delle imprese e delle istituzioni di credito, da solo, non \u00e8 in grado di garantire effettivamente il diritto al lavoro ed eliminare, cos\u00ec, la povert\u00e0. Inoltre, a quattro anni dall\u2019introduzione del RdC, cos\u00ec come negli anni precedenti, abbiamo appreso delle lezioni che, in buona parte, sono ricorrenti nella storia del capitalismo e che, a loro volta, dovrebbero appartenere oramai al senso comune. Dovremmo, infatti, sapere che all\u2019interno di un\u2019economia monetaria:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">la povert\u00e0 \u00e8 causata, prima di tutto e principalmente, dalla disoccupazione e\/o da condizioni lavorative precarie e povere;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">la disoccupazione, in particolare, \u00e8 spesso involontaria, ossia \u00e8 una condizione causata da un inadeguato livello di spesa e di investimenti pubblici e privati nell\u2019economia;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">lo Stato pu\u00f2 permettersi di spendere maggiormente in deficit fintanto che ci sono risorse reali non impiegate all\u2019interno del settore privato, in quanto in assenza di qualsiasi domanda o richiesta per l\u2019impiego di tali risorse (si pensi, ad esempio, alle persone che rimangono disoccupate), tale maggiore spesa pubblica in disavanzo non andrebbe ad impartire spirali inflazionistiche;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">come corollario di tutto ci\u00f2, possiamo affermare che, date le decisioni di spesa per consumi delle famiglie, le decisioni di spesa per investimenti delle imprese private, e le decisioni di acquisto netto dei nostri beni da parte del resto del mondo, la disoccupazione \u00e8 l\u2019evidenza di uno Stato che non spende in deficit e non investe a sufficienza per creare direttamente lavoro;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">lo Stato deve, secondo la nostra Costituzione, garantire il diritto al lavoro creando direttamente buoni posti di lavoro e assicurando, cos\u00ec, un livello e una direzione della spesa nell\u2019economia che siano adeguati a raggiungere e a mantenere nel tempo la piena e buona occupazione (con la \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d);<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Il grande merito del Movimento 5 Stelle \u00e8 stato quello di rammentare a tutti noi che, laddove sussiste la volont\u00e0 politica, le istituzioni dello Stato sono in grado di migliorare le condizioni di vita della popolazione, anche se si tratta solo di far transitare le persone dalla povert\u00e0 estrema alla soglia di povert\u00e0 assoluta. Ma se \u00e8 possibile attenuare le condizioni estreme di povert\u00e0, perch\u00e9 mai non dovrebbe essere possibile eliminare la povert\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si sente spesso dire che i problemi relativi a misure (di worfkare[6]) come il RdC andrebbero ricercati nel ventaglio delle condizioni legate all\u2019ottenimento e al mantenimento del sussidio, oltre che nella famosa e generica \u201ccarenza di controlli\u201d. Tuttavia, in linea con quanto detto finora, la tesi qui avanzata \u00e8 ben diversa, ossia che i problemi risiedono nei relativi \u201cdifetti di nascita\u201d di misure come il RdC, legati alla mancante funzione istituzionale che preveda la creazione diretta di buoni posti di lavoro (da parte delle istituzioni dello Stato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema, come sempre, \u00e8 legato alla mancanza di volont\u00e0 politica. In altre parole, la disoccupazione \u00e8 sempre un fallimento della politica, e non un fallimento individuale della persona disoccupata e povera. A questo punto ci si chiede come lo Stato potrebbe e dovrebbe creare direttamente lavoro, vista la disoccupazione e sotto-occupazione di massa che attanaglia il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ambito delle reti di protezione sociale e in alternativa a misure di workfare come il RdC, sarebbe auspicabile che il Movimento 5 Stelle e tutte le altre forze politiche che intendono rifarsi alla Costituzione italiana del \u201848 (come, ad esempio, Unione Popolare e Riconquistare l\u2019Italia) includessero nella propria agenda politica la proposta di istituire in via permanente una rete di protezione sociale che offra sempre e all\u2019occorrenza un\u2019 opportunit\u00e0 di lavoro, ad un salario minimo pre-stabilito, a tutte le persone che sono in grado e desiderano lavorare, ed un lavoro non ce l\u2019hanno. La rete di protezione sociale alla quale ci riferiamo \u00e8 quella del Programma Universale di Lavoro (un programma finanziato centralmente, ma gestito localmente ed indirizzato alla produzione di beni e servizi pubblici di cura delle persone, di cura della comunit\u00e0, di cura del territorio e di cura dell\u2019ambiente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019implementazione di un tale programma consentirebbe la completa ed effettiva realizzazione dei principali articoli della Costituzione italiana (anti-liberista e anti-fascista) del \u201848, a partire dall\u2019art. 1 e in aggiunta a tutte quelle disposizioni, in particolare, che disciplinano la sfera dei diritti fondamentali (artt. 1-12) la sfera dei rapporti etico-sociali (artt. 29 \u2013 34) e quella dei rapporti economici (artt. 35 \u2013 47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel prossimo e terzo articolo parleremo, nello specifico, dei Programmi Universali di Lavoro, ne analizzeremo le molteplici caratteristiche per presentarli come una rete di protezione sociale alternativa e di gran lunga pi\u00f9 efficace nella lotta alla povert\u00e0 rispetto a misure di workfare come il RdC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Note.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">Nella prima versione \u201coriginale\u201d o 5Stelle del RdC, una proposta di lavoro dal settore privato delle imprese per i percettori occupabili del sussidio era considerata \u201ccongrua\u201d se i) a tempo indeterminato e se ii) offriva un salario superiore almeno del 20% del sussidio. In aggiunta, la distanza del luogo di lavoro doveva essere, nel caso della prima proposta, non superiore a 80 km dalla residenza o raggiungibile entro 100 minuti con il trasporto pubblico. In caso di rifiuto, la seconda proposta poteva prevedere un luogo non superiore a 250 km, mentre nel caso di secondo rifiuto, la terza proposta poteva prevedere un luogo di lavoro in qualsiasi punto del territorio nazionale. I requisiti di congruit\u00e0, gi\u00e0 abbastanza onerosi per i percettori occupabili del sussidio, sono stati negli anni, soprattutto con i governi Draghi e Meloni, inaspriti ulteriormente.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Detto altrimenti, la Costituzione italiana non prevede che lo Stato si limiti a portare le persone in grado e desiderose di lavorare sulla soglia di povert\u00e0 assoluta mediante l\u2019erogazione di un sussidio; non prevede che lo Stato imponga ai percettori occupabili di un sussidio delle condizioni ex-post di accettazione di una \u201ccongrua\u201d proposta di lavoro; non prevede che lo Stato deleghi al solo settore privato delle imprese il compito di creare continuamente lavoro per tutti coloro i quali sono disoccupati (con sussidio o meno) e desiderano lavorare \u2013 cosa che il privato n\u00e9 ha interesse a fare e n\u00e9 \u00e8 in grado di fare.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Per la precisione, l\u2019Italia import\u00f2 la crisi finanziaria globale del 2007-08 attraverso un crollo delle esportazioni che colp\u00ec, logicamente, le aree territoriali del Paese la cui produzione dipendeva maggiormente dal traino delle esportazioni (nel nostro caso, l\u2019area del Nord ovest e del Nord est della penisola). A sua volta, il crollo delle esportazioni gener\u00f2 una contrazione degli investimenti e dei consumi privati specialmente nelle aree settentrionali del Paese. D\u2019altro canto, tra il 2011 e il 2014-15, la seconda recessione fu causata dall\u2019adozione di non-necessarie politiche di austerit\u00e0 imposte dalle istituzioni europee e convalidate a livello nazionale. La crisi causata da tagli alla spesa e agli investimenti pubblici, e da aumenti di tasse colp\u00ec maggiormente le aree del Paese le cui economie dipendevano di pi\u00f9 dalla domanda interna, piuttosto che da quella estera (vale a dire il Centro e il Sud dell\u2019Italia). A loro volta, le politiche di austerit\u00e0 causarono un crollo degli investimenti e dei consumi privati, ovvero un crollo dell\u2019occupazione, della produzione e dei redditi da lavoro e di piccola e media impresa, in tutto il Paese, ma in particolare nel Centro e Sud della penisola.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">https:\/\/eticaeconomia.it\/la-capacita-di-target-territoriale-del-reddito-di-cittadinanza\/ \u2013 In uno studio di recente pubblicazione, condotto sulla base di dati territoriali e di una misura di vulnerabilit\u00e0 multidimensionale, \u00e8 stato dimostrato come il nesso tra bisogno e copertura del RdC sia abbastanza stretto. I risultati di questa ricerca smentiscono, dunque, una volta per tutte una delle principali accuse rivolta alla misura, quella secondo la quale il RdC veniva effettivamente erogato a persone non realmente povere, anzich\u00e9 essere, nei fatti, destinato ai \u201cveri\u201d poveri.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Da un lato, il capitalismo opera in modo da creare autonomamente e spontaneamente una carenza di consumi e di investimenti privati nell\u2019economia, ovvero in modo da mantenere determinati livelli, anche alti di disoccupazione e sotto-occupazione. Dall\u2019altro, il sistema istituzionale e monetario dell\u2019eurozona e dei trattati europei \u00e8 strutturato in modo da tenere, per scelta politica, la disoccupazione a livelli elevati e i redditi da lavoro a livelli di povert\u00e0 o rasenti le soglie di povert\u00e0. Nell\u2019eurozona la politica istituzionalizza i mali tipici della nostra societ\u00e0, vale a dire disoccupazione involontaria, povert\u00e0 ed elevate disuguaglianze sociali, a loro volta frutto dei difetti e delle contraddizioni di fondo di un\u2019economia capitalista.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Le misure di worfkare come il RdC prevedono l\u2019erogazione di un sussidio in cambio dell\u2019obbligo di fare \u201clavoretti socialmente utili a tempo parziale\u201d nelle forme, ad esempio, come quelle organizzate attraverso i Programmi di Utilit\u00e0 Collettiva o altrimenti PUC.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/03\/21\/obiettivo-piena-e-buona-occupazione-quando-e-lo-stato-a-creare-lavoro\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/03\/21\/obiettivo-piena-e-buona-occupazione-quando-e-lo-stato-a-creare-lavoro\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Domenico Viola) La Repubblica democratica pu\u00f2 e deve creare direttamente lavoro: un appello al Movimento 5 Stelle e a tutte le forze costituzionali Il Movimento 5 Stelle ha da sempre avanzato come sua proposta cardine l\u2019istituzione di una misura di sostegno al reddito per le persone che vivono in condizioni di povert\u00e0 estrema. 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