{"id":781,"date":"2009-11-27T19:25:47","date_gmt":"2009-11-27T18:25:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=781"},"modified":"2009-11-27T19:25:47","modified_gmt":"2009-11-27T18:25:47","slug":"frammenti-di-religione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=781","title":{"rendered":"Frammenti di religione"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">di <b style=\"\">Sergio Quinzio<\/b> da <i style=\"\">Religione e futuro<\/i>, 1962, proposta da SD&rsquo;A<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/Quinzio72dpi.jpg\" style=\"width: 297px; height: 427px;\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">6. Il mondo ha ucciso tutte le cose pesanti e forti: l&rsquo;odio l&rsquo;amore il sesso la gloria la vendetta. Siamo finti. A forza di fingere, la nostra finzione &egrave; diventata la nostra vera natura e non nasconde pi&ugrave; nulla. Non ha neanche pi&ugrave; la tensione implicata nel camuffamento. Per questo, nel teatro sono scomparse le maschere e stanno scomparendo le scene.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">12 La suprema tragedia<span style=\"\">&nbsp; <\/span>&egrave; nell&rsquo;attuale impossibilit&agrave; di fare distinzioni precise, di prendere posizione alla luce del sole. Finch&eacute; sussiste la possibilit&agrave; di una netta separazione, il giusto fra gli ingiusti, l&rsquo;illuminato fra i tenebrosi, il bene di fronte al male, siamo nell&rsquo;epica, non nella tragedia. La tragedia &egrave; confusione, tutto &egrave; mischiato,&nbsp;e questo miscuglio caotico &egrave; il destino che deve esplodere. Se ci fosse una bandiera spiegata, fosse pure quella della disperazione e della morte, sarebbe una cosa meravigliosa. Ma oggi che manca tutto, proprio oggi non basta nulla. La suprema unit&agrave; &egrave; al di l&agrave; della suprema complicazione.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">16 Le massime religioni negano Dio, come il buddhismo, negano l&rsquo;immortalit&agrave; dell&rsquo;anima come l&rsquo;ebraismo, negano cio&egrave; proprio quelle cose in cui si fa consistere la religione. Non esistono &ldquo;esigenze terrene&rdquo; ed &ldquo;esigenze spirituali&rdquo;: le seconde sono soltanto una astratta cristallizzazione del sacro autentico. L&rsquo;esigenza del regno &egrave;, a tutti gli effetti, una esigenza terrena: di vedere di toccare di sapere di possedere, tutte cose concrete che hanno un nome. E&rsquo; un&rsquo;esigenza sacra perch&eacute; &egrave; totale, assoluta.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">23 Una volta, per commuovere, bastavano tre uomini in mezzo a una piazza, che recitavano per l&rsquo;ennesima volta una vicenda semplice e nota a tutti, da guardarsi stando sulla punta dei piedi. Oggi non bastano pi&ugrave; nemmeno le gigantesche macchine per commuovere che costano miliardi, con le loro enormi e coloratissime figure sempre diverse, con le valanghe di parole e di suoni moltiplicati in tutte le direzioni, verso le quali si &egrave; sospinti con l&rsquo;aiuto del sollecitamento sessuale e del brivido, e che si guardano stando comodamente semisdraiati nella penombra.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormalCxSpMiddle\" style=\"margin: 1em 0px; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">E&rsquo; invecchiato l&rsquo;uomo, che ha perduto l&rsquo;infantile mobilit&agrave;, la giovanile capacit&agrave; di ridere e di piangere, di sognare, di entusiasmarsi. Una lenta atrofia ci ha fatto scendere via via a tipi di spettacolo intimamente sempre pi&ugrave; depotenziati, in cui sempre maggiore &egrave; stata la parte non sostanziale da aggiungere per forzare l&rsquo;attenzione e la commozione. Dal teatro [&hellip;] al cinema [&hellip;], allo spettacolo a domicilio, che vanta in prima linea tra le sue benemerenze la comodit&agrave;. E&rsquo; l&rsquo;atrofia della capacit&agrave; mitica, della potenza cio&egrave; ad attingere per occasione e per suggestioni un&rsquo;altra realt&agrave;, ad uscire dal banale quotidiano.<\/font><o:p><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">27 Ci sono critiche giuste e critiche sbagliate, ma non ci sono critiche costruttive e critiche distruttive. La critica &egrave; necessariamente e intenzionalmente distruttiva nei confronti dell&rsquo;oggetto sul quale si esercita. Naturalmente, si critica, si demolisce, per costruire, per sostituire a una realt&agrave; inadeguata una realt&agrave; adeguata. Ma criticare significa demolire. Non c&rsquo;&egrave; nulla di negativo in questo distruggere: quando si demolisce si deve demolire radicalmente, con la stessa decisione con la quale quando si costruisce si deve costruire. La formula &ldquo;critica costruttiva&rdquo; significa soltanto &ldquo;criticare ma non troppo&rdquo;, fermarsi a met&agrave; strada, non criticare.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">28 Il coscientissimo ed evoluissimo &ldquo;uomo moderno&rdquo; (una specie nuova, con un nome apposito), uscito dalla minore et&agrave;, liberatosi dalle tenebre dell&rsquo;ignoranza e raggiunta finalmente una chiara visione e una razionale spiegazione della realt&agrave;, eccolo di nuovo, come i suoi lontani progenitori, prostrato in adorazione davanti a ci&ograve; che non capisce: la quarta dimensione, che non gli &egrave; pi&ugrave; comprensibile del motore immobile degli scolastici; la relativit&agrave;, che confonde con una prudente affermazione della aleatoriet&agrave; delle cose; la fissione nucleare, di cui non riesce neppure a farsi un&rsquo;immagine, magari del tipo ingenuo delle immagini che i medioevali servi della gleba si facevano di Dio. Lontanissimo dal sospettare che anche la scienza ha in s&eacute; la sua notte e le sue contraddizioni, in nome della scienza, che non conosce, condanna molte altre cose che capisce ancora meno.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">45 I problemi nascono sotto forma di dilemma: evoluzione o creazione, perdono o vendetta, guelfi o ghibellini. Quando le questioni sorgono, quando i problemi vengono posti, tutti combattono per l&rsquo;uno o per l&rsquo;altro corno del dilemma. Passa il tempo, e se il dilemma non &egrave; stato risolto n&eacute; in un senso n&eacute; nell&rsquo;altro subentra, dopo tanti conflitti, la stanchezza. La stanchezza fa subito una sensazionale scoperta: scopre che in entrambe le soluzioni c&rsquo;&egrave; un po&rsquo; di buono e un po&rsquo; di cattivo, e conclude che la cosa migliore &egrave; accettarle entrambe, cio&egrave; non scegliere. Di queste finte soluzioni con il passar degli anni si &egrave; riempita la terra.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">47 L&rsquo;umanit&agrave; &egrave; vecchia. Il vecchio sa molte pi&ugrave; cose del giovane, ma riesce a farne pochissime. Ha troppa esperienza, sa che le difficolt&agrave; sono tante, che nessuna scelta &egrave; cos&igrave; sicura, che ci vuole prudenza. Sente il fascino della giovent&ugrave;, la rimpiange, ma quando vede quel che fa il giovane scuote la testa, pensa ai pericoli, pensa alle delusioni, sa che nulla &egrave; come si desidera, sa che dopo la giovinezza viene la vecchiaia.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormalCxSpMiddle\" style=\"margin: 1em 0px; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">Se nell&rsquo;attuale enorme vuoto del possibile, dove la solitudine dell&rsquo;uomo &egrave; terribile tanto che non ci si pu&ograve; pensare, potesse entrare ancora una volta la violenza della giovinezza, l&rsquo;urgenza della passione, il bisogno dell&rsquo;assoluto, la fede, il domani sarebbe tanto nuovo e tanto grande da non potersi paragonare alla vecchia e stanca storia del mondo. E&rsquo; possibile tornare giovani? E&rsquo; possibile &ldquo;nascere un&rsquo;altra volta&rdquo;? Questo &egrave; comunque, possibile o impossibile, il comandamento di Cristo: la <i style=\"\">met&agrave;noia<\/i>, il capovolgimento.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sergio Quinzio da Religione e futuro, 1962, proposta da SD&rsquo;A &nbsp; 6. Il mondo ha ucciso tutte le cose pesanti e forti: l&rsquo;odio l&rsquo;amore il sesso la gloria la vendetta. Siamo finti. A forza di fingere, la nostra finzione &egrave; diventata la nostra vera natura e non nasconde pi&ugrave; nulla. Non ha neanche pi&ugrave; la tensione implicata nel camuffamento. 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