{"id":78271,"date":"2023-03-30T11:15:36","date_gmt":"2023-03-30T09:15:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78271"},"modified":"2023-03-28T10:19:22","modified_gmt":"2023-03-28T08:19:22","slug":"marx-e-la-decrescita-il-caso-saito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78271","title":{"rendered":"MARX E LA DECRESCITA: IL CASO SAITO"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<div><strong><strong>di LE PAROLE E LE COSE (<\/strong>Jacopo Nicola Bergamo)<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/saito.jpg?fit=1450%2C499&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"499\" data-attachment-id=\"46484\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=46484\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/saito.jpg?fit=1450%2C499&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1450,499\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"saito\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/saito.jpg?fit=300%2C103&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/saito.jpg?fit=525%2C180&amp;ssl=1\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<pre>Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di  \r\n\u00a0 \r\nEmanuele Leonardi e Giulia Arrighetti<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cambridge University Press ha finalmente pubblicato\u00a0<em>Marx in the Anthropocene.\u00a0<\/em><em>Toward the Idea of Degrowth Communism<\/em>, dell\u2019ormai noto professore Kohei Saito dell\u2019Universit\u00e0 di Tokyo. La curiosit\u00e0 della comunit\u00e0 accademica occidentale per il\u00a0<em>best seller<\/em>\u00a0giapponese dal titolo\u00a0<em>Hitoshinsei no Shihonron<\/em>\u00a0[<em>Capital in the Anthropocene<\/em>] potr\u00e0 essere dunque soddisfatta? S\u00ec, ma il libro che cercate \u00e8 un altro ed \u00e8 stato pubblicato solo in spagnolo, per ora, con il titolo\u00a0<em>El capital en la era del antropoceno<\/em>. Datemi modo di chiarire l\u2019equivoco partendo da una piccola digressione sull\u2019autore e l\u2019interesse per questo volume.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Kohei Saito godeva gi\u00e0 di fama negli ambienti accademici marxisti grazie alla sua tesi di dottorato conseguita all\u2019universit\u00e0 Humboldt a Berlino, nella quale dimostra l\u2019attenzione di Marx per i problemi ecologici, in particolare per la riduzione della fertilit\u00e0 dei terreni agricoli seguita all\u2019avvento dell\u2019agricoltura capitalistica; il tutto grazie a uno studio rigoroso dei manoscritti marxiani degli anni Sessanta e Settanta dell\u2019800, pubblicati nella Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA\u00b2), ovvero la nuova edizione critica delle opere complete di Marx ed Engels. Questa tesi \u00e8 stata poi pubblicata originariamente in tedesco e tradotta in altre sei lingue, sfortunatamente non in italiano, tra le quali l\u2019inglese con il titolo\u00a0<em>Karl Marx\u2019s Ecosocialism: Capital, Nature and the unfinished critique of political economy<\/em>. Il volume \u00e8 stato insignito del prestigioso premio\u00a0<em>Deutscher Memorial<\/em>\u00a0consacrando Kohei Saito come un riferimento per gli studi marxiani ed eco-socialisti, vicino alla tradizione della storica rivista statunitense\u00a0<em>Monthly Review<\/em>\u00a0e in continuit\u00e0 con l\u2019interpretazione di John Bellamy Foster e Paul Burkett.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando si \u00e8 scoperto che il suo secondo libro, pubblicato in giapponese nel 2020, aveva venduto la cifra record di mezzo milione di copie, la curiosit\u00e0 \u00e8 esplosa. Una cifra difficile da raggiungere per un saggio di teoria politica, per quanto di natura divulgativa, soprattutto perch\u00e9 l\u2019autore si definisce apertamente marxista e indica il comunismo come orizzonte politico adeguato alla sfida della crisi ecologica planetaria. Di questo libro sono filtrate poche informazioni in inglese, lingua canonica del mondo scientifico e accademico: giusto un paio di seminari, recensioni e poco altro. L\u2019autore, il cui rigore scientifico era noto dal volume precedente, anticipava la scoperta di un Marx prossimo alla\u00a0<em>decrescita<\/em>, eccitando sempre pi\u00f9 gli animi sia degli scettici sia degli entusiasti di questa svolta.<\/p>\n<p>Il testo appena uscito per Cambridge,\u00a0<em>Marx in the Anthropocene<\/em>, ha un titolo molto simile alla traduzione letterale del\u00a0<em>best seller<\/em>\u00a0giapponese \u2013\u00a0<em>Capital in the Anthropocene<\/em>\u00a0\u2013 ma si tratta di un altro libro, sempre di Saito, scritto direttamente in inglese. Riprende alcuni testi pubblicati altrove ed espande la sua interpretazione secondo la quale per l\u2019ultimo Marx il comunismo sarebbe stato orientato alla decrescita. Dunque, il\u00a0<em>best seller<\/em>\u00a0giapponese non \u00e8 ancora uscito in inglese, ma \u00e8 stato pubblicato in spagnolo nell\u2019ottobre 2022 con il titolo\u00a0<em>El capital en la era del Anthropoceno<\/em>, per Penguin.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo libro ha sicuramente il merito di aver posto l\u2019accento su alcune questioni fondamentali riguardo l\u2019Antropocene e la crisi ecologica. Inoltre, critica brillantemente ed espone i limiti di alcune delle paventate soluzioni\u00a0<em>mainstream<\/em>, come la crescita verde (p. 50), gli obiettivi ONU di sviluppo sostenibile (p.51) definiti polemicamente \u201coppio del popolo\u201d, il disaccoppiamento tra crescita economica e crescita dell\u2019impatto ambientale (p.60), e l\u2019ottimismo tecnologico che posticipa gli urgenti interventi sociali necessari a risolvere il riscaldamento globale a un futuro indeterminato nel quale \u201cl\u2019onnipotenza della scienza avr\u00e0 fabbricato su misura una soluzione tecnica al problema\u201d (p. 75).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019autore schematizza anche alcuni argomenti chiave dell\u2019ambito dell\u2019economia ecologica nella disputa con l\u2019economia\u00a0<em>mainstream<\/em>, per esempio il paradosso di Jevons \u2013 come, cio\u00e8, un migliorato rendimento produttivo tenda nel tempo ad aumentare il carico ambientale complessivo (p. 64); oppure il paradosso di Lauderdale, ossia che la ricchezza privata si fonda sulla rapina di quella pubblica (p. 205) e dunque pone come centrale la questione dell\u2019esternalizzazione dei costi sociali ed ambientali nel capitalismo (p. 69).<\/p>\n<p>Saito chiarisce inoltre il campo e il punto di vista dal quale lancia la sua proposta per un comunismo della decrescita, criticando alcune posizioni che godono, chi pi\u00f9 chi meno, di un significativo consenso nella sinistra attuale, come l\u2019accelerazionismo (p. 173), l\u2019elettoralismo (p. 180), e il Green New Deal (p. 49), oltre non lasciare zone d\u2019ombra sull\u2019incompatibilit\u00e0 tra decrescita e capitalismo chiarendo dunque che la decrescita ambisce a un cambiamento di tipo qualitativo e non meramente quantitativo (p.85).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I riferimenti teorici riconoscibili nell\u2019opera di Saito sono differenti, non solo provenienti dalla decrescita come Jason Hickel, ma anche simpatetici come Ulrich Brand \u2013 suo il concetto di\u00a0<em>modo di vita imperiale<\/em>\u00a0\u2013 oltre che l\u2019economia della ciambella di Kate Raworth e persino l\u2019eccentrico filosofo sloveno Slavoj \u017di\u017eek. Tornano alcuni riferimenti oramai classici dell\u2019eco-socialismo: John Bellamy Foster e Brett Clark per il concetto d\u2019<em>imperialismo ecologico<\/em>, Andreas Malm per la teoria del\u00a0<em>capitale fossile<\/em>, ma soprattutto Andr\u00e9 Gorz per la critica riservata alla tecnologia. Parrebbe anche implicitamente celarsi una parziale riconsiderazione di Jason W. Moore per i riferimenti alla natura a buon mercato e il riferimento al Capitalocene in chiusura di libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A mio parere, le maggiori problematiche di questo libro risiedono altrove, particolarmente in due aspetti: l\u2019interpretazione del Marx decrescitista e il livello politico del \u2018che fare?\u2019, che comprende l\u2019individuazione del soggetto o dei soggetti politici della trasformazione.<\/p>\n<p>Comincio da quest\u2019ultimo. Per quanto riguarda i soggetti trasformativi individuati da Saito per l\u2019instaurazione del futuro comunismo della decrescita, si ripresenta un certo\u00a0<em>clich\u00e9<\/em>\u00a0della sinistra movimentista. Saito individua tra questi le cooperative (tra le quali il modello basco di Mondragone), i gilet gialli francesi, i giovani per il clima e le varie associazioni di attivisti ecologisti nate negli ultimi anni, il municipalismo con Ada Colau in testa, oltre ai classici Zapatisti, Kurdi del Rojava e Via Campesina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I riferimenti al mondo del lavoro sono pochi se non attraverso il cooperativismo e i gilet gialli, c\u2019\u00e8 una critica alle vie riformiste ed elettoraliste, ma nessuna menzione ai paesi del socialismo reale, nemmeno Cuba che forse sulla sostenibilit\u00e0 ecologica avrebbe da dire e da insegnare da dire. Il malessere per ci\u00f2 che \u00e8 stato e resta dei paesi del socialismo reale \u00e8 esemplificato in quello che Saito analizza come uno dei quattro possibili scenari futuri, chiamato\u00a0<em>maoismo climatico<\/em>\u00a0in cui una maggior uguaglianza viene ottenuta attraverso una maggior concentrazione del potere statale. Altrove la condanna al socialismo che non rinuncia alla crescita \u00e8 esplicita, e in tal mondo sembra coinvolgere ogni esperienza storica concreta in cui si \u00e8 dato il socialismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il concetto di comunismo della decrescita diviene dunque un concetto-ombrello, che riunisce i classici del movimentismo e del terzomondismo, anche quando questi soggetti non si definiscano in tal senso, n\u00e9 comunisti, n\u00e9 decrescisti, il tutto con una considerevole maggior enfasi sull\u2019elemento generazionale (a cui Saito dedica una breve analisi attraverso la cosiddetta generazione Z, p. 103) piuttosto che su quello di classe. Come poi questi soggetti si debbano unire non \u00e8 chiaro, sembra implicito un convergere spontaneo, tutto da dimostrare, verso un progetto comune di redistribuzione, tempo libero e difesa\/affermazione dei beni comuni,\u00a0<em>buen vivir<\/em>, giustizia climatica, reddito di base e autogestione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chiariamo: essendo un libro divulgativo, dunque di scienza popolare, \u00e8 ovvio che fosse impossibile trattare tutte le questioni, ma il sospetto che il progetto politico che Saito ha in mente necessiti di ulteriori elaborazione viene confermato quando, in chiusura, prende in prestito il piano per la trasformazione della politologa di Harvard Erica Chenoweth, di riferimento per Extinction Rebellion e Ultima Generazione: perch\u00e9 il 99% riesca a imporre il comunismo della decrescita all\u20191% pare che la mobilitazione, nelle forme sopra menzionate, debba raggiungere il numero fatidico del 3,5% della popolazione, il tutto ovviamente in un orizzonte segnato dal pacifismo strategico. Tuttavia, sono numerosi i casi storici in cui in cui i numeri delle mobilitazioni hanno raggiunto tali cifre senza provocare cambiamenti sistemici, n\u00e9 riforme sostanziali, come avvenuto negli anni Sessanta nel Giappone di Saito, in cui le proteste contro il rinnovo del trattato di sicurezza Giappone-USA videro la mobilitazione di milioni di persone, pari al 7% della popolazione, senza che questo avesse particolari effetti. Per non parlare dei numeri oceanici delle mobilitazioni contro l\u2019austerit\u00e0 in alcuni paesi europei (Spagna e Grecia in testa) durante la crisi del debito sovrano. Questo perch\u00e9 i numeri sono poco o nulla senza un piano strategico, e a volte nemmeno quello basta senza il maturare di alcune condizioni oggettive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019assenza di un piano \u00e8 testimoniata anche nelle parti del libro in cui l\u2019autore immagina una svolta verso il comunismo della decrescita che per attuarsi necessita di alcuni divieti nell\u2019ambito dei consumi e della produzione, ma in assenza di Stato, partiti, classe organizzata e qualsiasi forma di costrizione fisica organizzata non si capisce chi e come dovrebbe attuare tali limitazioni.<\/p>\n<p>Questo finora il piano politico del \u2018che fare?\u2019, al quale tuttavia l\u2019autore potrebbe mettere mano in opere successive, cercando di meglio elaborare le sue proposte. Il piano fondazionale teorico di un Marx a favore della decrescita mi pare invece ancor pi\u00f9 problematico, e in definitiva non proponibile su queste basi. Marx viene tripartito: un giovane Marx del\u00a0<em>Manifesto<\/em>\u00a0proponente il materialismo storico come determinismo, in cui il concetto di forze produttive \u00e8 associato al determinismo tecnologico e condannato dunque al produttivismo (p. 125). Una seconda fase della maturit\u00e0 che culmina con la pubblicazione della prima edizione tedesca del primo libro del capitale, nel 1867, nel quale la teoria del metabolismo di Liibig gioca un ruolo fondamentale nella presa di coscienza della sostenibilit\u00e0 ecologica (p. 130). Dopo di che, secondo Saito, \u00e8 possibile scorgere una rottura epistemologica di althusseriana memoria (p. 164), questa volta per\u00f2 posposta al 1868, anno in cui Marx rifiuterebbe il materialismo storico della giovent\u00f9 e maturerebbe definitivamente la critica della crescita. La fondatezza di questo ragionamento si basa sugli scambi epistolari con la rivoluzionaria russa Vera Zasuli\u010d, che interrogava Marx allo scopo di mettere ordine rispetto al dibattito fra i rivoluzionari russi dell\u2019epoca chiedendogli su che basi andasse fondato il socialismo in un paese ancora sostanzialmente segnato dai rapporti feudali. Saito sostiene che in quello scambio di lettere, in particolar modo nella prima di quattro bozze della lettera di risposta di Marx, si renda palese il suo ripensamento del comunismo in chiave decrescitista. L\u2019idea che l\u2019antica comunit\u00e0 agricola russa del Mir possa rappresentare un germe della futura societ\u00e0 sarebbe poi rafforzato da una sua ripresa per l\u2019edizione russa del Manifesto, nonch\u00e9 da alcuni passaggi nella critica al programma di Gotha. L\u2019amico Engels, con cui Marx ha condiviso opere, vita e politica, pare non aver tenuto conto di questa maturazione teorico intellettuale o non essersene stato al corrente, cosa che ha influito nell\u2019edizione postuma del Capitale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Leggere questa fondazione dell\u2019interpretazione di un Marx decrescitista, mi ha riportato alla mente quanto scritto da Timpanaro nel suo libro\u00a0<em>Sul Materialismo<\/em>. Timpanaro sostiene che l\u2019operazione per adeguare Marx all\u2019ultima moda accademica sia quella di separare Marx da Engels ed eventualmente scindere Marx stesso, fra uno giovane e uno maturo, dopodich\u00e9 scaricare tutte le accuse di positivismo, meccanicismo, determinismo, idealismo, umanismo o anti-umanismo sull\u2019altro e salvare il Marx giovane o maturo come il vero Marx, o comunque quello che conta o interessa. Diciamo che \u00e8 complesso non cogliere somiglianze in questa operazione \u2013 che pu\u00f2 ovviamente essere fatta in perfetta buona fede.<\/p>\n<p>Una delle inconsistenze storiche di questa interpretazione \u00e8 la difficolt\u00e0 di credere che l\u2019amico Engels non potesse sapere di questa svolta determinante del pensiero di Marx, considerando la costanza con la quale i due si confrontarono per i quindici anni successivi al 1868 e fino alla morte di Marx nel 1883 e che nel 1870 Engels, dopo aver venduto la fabbrica ereditata dal padre, si trasferisce a Londra a poche centinaia di metri da Marx proprio per intensificare il lavoro politico nell\u2019Internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre, il presupposto per cui il materialismo storico sarebbe puro determinismo, perch\u00e9 la tendenza allo sviluppo delle forze produttive \u00e8 equivalente allo sviluppo tecnologico, mi pare una dichiarazione di resa incondizionata a quelle argomentazioni che dalla decrescita attaccano il marxismo. Leggendo lo stesso\u00a0<em>Manifesto<\/em>, nonch\u00e9 passaggi dell\u2019<em>Ideologia tedesca<\/em>, ma anche di\u00a0<em>Salario prezzo profitto<\/em>\u00a0e del\u00a0<em>Capitale<\/em>, mi pare che la tendenza allo sviluppo delle forze produttive sia una faccenda molto pi\u00f9 complessa, dialettica e sicuramente non circoscritta unicamente alla tecnologia. Un argomento ampiamente discusso anche nelle pagine della\u00a0<em>Monthly Review<\/em>\u00a0a cui Saito in precedenza esprimeva un maggior grado di vicinanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che se il tentativo di Saito \u00e8 quello di mostrare come Marx \u00e8 tuttora un pensatore centrale, anche nell\u2019epoca dell\u2019Antropocene, non credo che questo libro non credo renda un buon servizio allo scopo. \u00c8 infatti possibile accettare tutta la\u00a0<em>pars<\/em>\u00a0<em>destruens<\/em>\u00a0su Marx di Saito, senza poi accettare quella\u00a0<em>costruens<\/em>\u00a0basata su frammenti e lettere. In questo modo Saito sottrae Marx al suo tempo storico e al suo contesto, per renderlo appetibile ai soggetti della trasformazione da lui individuati, ma gioca le opere maggiori dell\u2019autore contro quelle minori e il risultato di tale processo non pu\u00f2 che essere quello di una sostanziale squalifica con diritto d\u2019appello su questioni minori. Saito si sforza di trovare una rottura epistemologica in Marx, ma molto probabilmente questa rottura \u00e8 avvenuta all\u2019interno del suo percorso di ricerca, tanto che in parte Saito sembra sconfessare s\u00e9 stesso quando sostiene che la sua prima opera si conformava nell\u2019accettazione dello\u00a0<em>status quo<\/em>\u00a0della comunit\u00e0 marxista, che pu\u00f2 accettare un Marx ecologista, perch\u00e9 politicamente corretto, ma non un Marx decrescitista (p. 166). Altri famosi autori della decrescita hanno utilizzato Marx, come Jason Hickel nel suo\u00a0<em>Less is More<\/em>, senza la pretesa di rifondare un marxismo decrescitista. Saito si \u00e8 spinto oltre, ma su una fondazione tutto sommato debole (a meno che il libro di Cambridge non solo porti ulteriori argomenti, ma ne cambi radicalmente l\u2019impostazione). Personalmente credo poi che, nel panorama italiano, il libro di Emanuele Leonardi\u00a0<em>Lavoro, Natura, Valore<\/em>\u00a0fondi su ben pi\u00f9 solide basi l\u2019incontro tra marxismo e decrescita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Forse un percorso differente e pi\u00f9 fruttuoso si sarebbe potuto ottenere nella direzione opposta: ovvero leggendo Marx nella continuit\u00e0 della discontinuit\u00e0 dell\u2019evoluzione del suo pensiero, ristabilendo il materialismo storico sulla base di una concezione allargata del concetto di forze produttive, magari qualificando la decrescita come un obiettivo dei comunisti nell\u2019Antropocene, sulla base del superamento dell\u2019alienazione della produzione dalla natura, cos\u00ec da essere in grado di decidere quanto produrre, come produrre, perch\u00e9 e per chi. Questo possibile percorso, scomoda meno Marx dal suo tempo storico, ma sviluppa il pensiero marxista e la ricerca su alcune importanti questioni quale quella della pianificazione, troppo spesso solo evocata ma poco qualificata, andando pi\u00f9 a fondo nella questione del soggetto della trasformazione e della strategia da attuare.<\/p>\n<p>Nonostante tutto questo, bisogna fare un plauso al libro di Kohei Saito, che \u00e8 riuscito a portare al grande pubblico e soprattutto alle generazioni pi\u00f9 giovani una critica al capitalismo come causa della crisi ecologica, a partire da Marx e dall\u2019idea di comunismo come risposta. Finalmente un libro che esce dagli oramai sempre pi\u00f9 ristretti spazi degli addetti ai lavori. Qualcuno potrebbe sostenere che la confusione generata fa pi\u00f9 male che bene; io credo invece che l\u2019astuzia della ragione stia gi\u00e0 operando, tanto che in seguito alla pubblicazione del libro di Saito le vendite del\u00a0<em>Capitale<\/em>\u00a0di Marx in Giappone hanno registrato un forte incremento.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=46483\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=46483<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Jacopo Nicola Bergamo) Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di \u00a0 Emanuele Leonardi e Giulia Arrighetti &nbsp; Cambridge University Press ha finalmente pubblicato\u00a0Marx in the Anthropocene.\u00a0Toward the Idea of Degrowth Communism, dell\u2019ormai noto professore Kohei Saito dell\u2019Universit\u00e0 di Tokyo. La curiosit\u00e0 della comunit\u00e0 accademica occidentale per il\u00a0best seller\u00a0giapponese dal titolo\u00a0Hitoshinsei no Shihonron\u00a0[Capital in the Anthropocene] potr\u00e0 essere dunque soddisfatta? S\u00ec, ma il libro che cercate \u00e8 un altro ed&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-kmr","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78271"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=78271"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78271\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78272,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78271\/revisions\/78272"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=78271"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=78271"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=78271"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}