{"id":78437,"date":"2023-04-04T14:09:39","date_gmt":"2023-04-04T12:09:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78437"},"modified":"2023-04-05T07:08:45","modified_gmt":"2023-04-05T05:08:45","slug":"le-due-facce-del-potere-3-e-4-il-regno-e-il-governo-anarchia-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78437","title":{"rendered":"Le due facce del potere 3 e 4: il regno e il governo; anarchia e politica"},"content":{"rendered":"<p><strong>da QUOD LIBET, BLOG UNA VOCE (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p><em>Con un po&#8217; di ritardo pubblichiamo la terza e quarta parte de &#8220;le due facce del potere&#8221;.\u00a0<\/em><\/p>\n<h4><i>Le due facce del potere 3: il regno e il governo<\/i><\/h4>\n<p>\u00abLe roi r\u00e8gne, mais il ne gouverne pas\u00bb, \u00abil re regna, ma non governa\u00bb. Che questa formula, che \u00e8 al centro del dibattito fra Peterson e Schmitt sulla teologia politica e che nella sua formulazione latina (<i>rex regnat, sed non gubernat<\/i>) risale alle polemiche secentesche contro il re di Polonia Sigismondo III, contenga qualcosa come il paradigma della doppia struttura della politica occidentale, \u00e8 quanto abbiamo cercato di mostrare in un libro pubblicato quasi quindici anni fa. Ancora una volta, alla sua base sta un problema genuinamente teologico, quello del governo divino del mondo, esso stesso in ultima analisi espressione di un problema ontologico. Nel capitolo X del libro<i>\u00a0L<\/i>\u00a0della\u00a0<i>Metafisica<\/i>, Aristotele si era chiesto se l\u2019universo possegga il bene come qualcosa di separato (<i>kechorismenon<\/i>) o come un ordine interno (<i>taxin<\/i>). Si trattava, cio\u00e8, di risolvere la drastica opposizione fra trascendenza e immanenza, articolandole insieme attraverso l\u2019idea di un ordine degli enti mondani. Il problema cosmologico aveva anche un significato politico, se Aristotele pu\u00f2 paragonare immediatamente la relazione fra il bene trascendente e il mondo a quella che lega lo stratega di un esercito all\u2019ordinamento dei soldati che lo compongono e una casa alla reciproca connessione delle creature che in essa vivono. \u00abGli enti\u00bb egli aggiunge \u00abnon vogliono avere una cattiva costituzione politica (<i>politeuesthai kakos<\/i>) e deve quindi esserci un unico sovrano (<i>heis koiranon<\/i>\u00bb, che si manifesta in essi nella forma dell\u2019ordine che li collega. Ci\u00f2 significa che, in ultima istanza, il motore immobile del libro\u00a0<i>L<\/i>\u00a0e la natura del cosmo formano un unico sistema a due facce e che il potere \u2013 sia esso divino o umano \u2013 deve tenere uniti i due poli ed essere tanto norma trascendente che ordine immanente, tanto regno che governo.<br \/>\nSar\u00e0 compito della scolastica medievale e, in particolare, di Tommaso tradurre questo paradigma ontologico nel problema teologico del governo divino del mondo. Essenziale, a questo fine, \u00e8 l\u2019idea di ordine. Essa esprime, da una parte, la relazione fra Dio e le creature (<i>ordo ad Deum<\/i>) e, dall\u2019altra, la relazione delle creature fra di loro (<i>ordo ad invicem<\/i>). I due ordini sono strettamente connessi e, tuttavia, la loro relazione non \u00e8 perfettamente simmetrica come pu\u00f2 sembrare. Che il problema abbia anche questa volta un aspetto politico, \u00e8 evidente nel paragone che Tommaso istituisce con la legge e la sua esecuzione. \u00abCome in una famiglia\u00bb egli scrive \u00abl\u2019ordine \u00e8 imposto attraverso la legge e i precetti del capofamiglia, che per ciascuno degli esseri ordinati nella casa \u00e8 principio dell\u2019esecuzione dell\u2019ordine della casa, allo stesso modo la natura degli enti naturali \u00e8 per ogni creatura il principio dell\u2019esecuzione di quanto gli compete nell\u2019ordine dell\u2019universo\u00bb. In che modo, tuttavia, la legge, come comando di uno solo, pu\u00f2 tradursi nell\u2019esecuzione dei molti rispetto ad esso ordinati? Se l\u2019ordine \u2013 come l\u2019esempio certamente non casuale dello stratega e del capofamiglia sembra implicare \u2013 dipende dal comando di un capo, in che modo la sua esecuzione pu\u00f2 essere iscritta nella natura degli enti cos\u00ec diversi tra di loro?<br \/>\nL\u2019aporia che segner\u00e0 in modo crescente tanto l\u2019ordine del cosmo quanto quello della citt\u00e0 comincia qui a diventare visibile. Gli enti stanno fra loro in una determinata relazione, ma questa non \u00e8 che l\u2019espressione della loro relazione all\u2019unico principio divino e, viceversa, gli enti sono ordinati in quanto stanno in una certa relazione con Dio, ma questa relazione consiste soltanto nella loro relazione reciproca. L\u2019ordine immanente non \u00e8 che la relazione al principio trascendente, ma questo non ha altro contenuto che l\u2019ordine immanente. I due ordini rimandano l\u2019uno all\u2019altro e si fondano reciprocamente. Il perfetto edificio della cosmologia medievale riposa su questo circolo e non ha alcuna consistenza al di fuori di esso. Di qui la complessa, sottile dialettica fra cause prime e cause seconde, potenza assoluta e potenza ordinata, attraverso il quale la scolastica cercher\u00e0, senza mai riuscirci pienamente, di venire a capo di questa aporia.<br \/>\nSe torniamo ora al problema dell\u2019ordine politico da cui siamo partiti e che rimanda esplicitamente a questo paradigma teologico, non sorprender\u00e0 ritrovare in esso le stessa circolarit\u00e0 e le stesse aporie. Stato e amministrazione, regno e governo, norma e decisione sono reciprocamente connessi e si fondano ed esistono l\u2019uno attraverso l\u2019altro; e, tuttavia \u2013 anzi proprio per questo \u2013 la loro simmetria non pu\u00f2 essere perfetta n\u00e9 inequivocabilmente garantita. Il re e i suoi ministri, la \u00abpolitica\u00bb e la \u00abpolizia\u00bb, la legge e la sua esecuzione possono entrare in conflitto e nulla assicura che questo conflitto possa essere una volta per tutte composto. La macchina bipolare della politica occidentale \u00e8 sempre in atto di corrompersi e frantumarsi, perpetuamente in balia di cambiamenti e rivoluzioni che ne mettono in questione il funzionamento e la bipolarit\u00e0 nella misura stessa un cui sembrano ogni volta riaffermarli.<br \/>\nIl primato del governo sul regno e dell\u2019amministrazione sulla costituzione che noi stiamo oggi vivendo non \u00e8 in realt\u00e0 senza precedenti nella storia dell\u2019Occidente. Esso raggiunse la sua prima e radicale formulazione nell\u2019elaborazione della dottrina del\u00a0<i>rex inutilis<\/i>\u00a0da parte dei canonisti del XIII secolo. \u00c8 sulla base di queste elaborazioni che, nel 1245, il pontefice Innocenzo IV, su richiesta del clero e della nobilt\u00e0 portoghese, eman\u00f2 la decretale\u00a0<i>Grandi non immerito<\/i>, con la quale deponeva il re Sancho II dal governo del regno, che si era dimostrato incapace di amministrare, assegnando al fratello Alfonso di Boulogne la\u00a0<i>cura et administratio generalis<\/i>\u00a0e lasciando tuttavia a Sancho la sua\u00a0<i>dignitas<\/i>\u00a0regale. La duplice struttura della macchina governamentale contiene la possibilit\u00e0 che la bipolarit\u00e0 in cui si articola possa essere messa in questione se essa cessa di risultare funzionale al sistema. \u00c8 significativo tuttavia, dal momento che nessuna delle due facce del potere ha in s\u00e9 il suo fondamento, che anche in questo caso estremo la dignit\u00e0 regale non sia stata tolta. La dualit\u00e0 di legittimit\u00e0 e legalit\u00e0 non \u00e8 che un aspetto di questa bipolarit\u00e0: il regno legittima il governo e, tuttavia, la legittimit\u00e0 non ha altro senso che la legalit\u00e0 dell\u2019azione e dei provvedimenti del governo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-le-due-facce-del-potere-3-il-regno-e-il-governo\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-le-due-facce-del-potere-3-il-regno-e-il-governo<\/a><\/strong><\/p>\n<h4>Le due facce del potere 4: anarchia e politica<\/h4>\n<p>\u00c8 stato un costituzionalista tedesco della fine del XIX secolo, Max von Seydel, a porre la domanda che suona oggi inaggirabile: \u00abche cosa resta del regno, se si toglie il governo\u00bb? \u00c8 venuto infatti il momento di chiedersi se la frattura della macchina politica dell\u2019Occidente abbia raggiunto in questi anni una soglia al di l\u00e0 della quale essa non pu\u00f2 pi\u00f9 funzionare. Gi\u00e0 nel XX secolo il fascismo e il nazismo avevano risposto a loro modo al quesito attraverso l\u2019istaurazione di quello che \u00e8 stato a ragione definito come uno \u00abstato duale\u00bb, in cui allo stato legittimo, fondato sulla legge e la costituzione, si affianca uno stato discrezionale solo parzialmente formalizzato e l\u2019unit\u00e0 della macchina politica \u00e8 quindi soltanto apparente . Lo stato amministrativo in cui sono pi\u00f9 o meno consapevolmente scivolate le democrazie parlamentari europee, non \u00e8 in questo senso dal punto di vista tecnico che una discendenza del modello nazifascista, in cui organi discrezionali estranei ai poteri costituzionali si affiancano a quelli dello stato parlamentare, progressivamente svuotato delle sue funzioni. Ed \u00e8 certamente singolare che una separazione di regno e governo si sia manifestata oggi anche al vertice della Chiesa romana, in cui un pontefice, trovatosi nell\u2019impossibilit\u00e0 di governare, abbia spontaneamente deposto la\u00a0<i>cura et administratio generalis<\/i>, mantenendo per\u00f2 la sua\u00a0<i>dignitas<\/i>.<br \/>\nLa dimostrazione pi\u00f9 estrema della frattura della macchina politica \u00e8 per\u00f2 l\u2019emergere dello stato di eccezione come paradigma normale di governo che, ormai in atto da decenni, ha raggiunto la sua forma ultimativa negli anni della cosiddetta pandemia. Ci\u00f2 che, nella prospettiva che qui c\u2019interessa, definisce lo stato di eccezione, \u00e8 la rottura fra costituzione e governo, legittimit\u00e0 e legalit\u00e0 \u2013 e, insieme, la creazione di una zona in cui essi diventano indiscernibili. La sovranit\u00e0 si manifesta qui infatti nella forma di una sospensione della legge e nella conseguente istaurazione di una zona di anomia, nella quale tuttavia il governo afferma di agire legalmente. Pur sospendendo l\u2019ordine giuridico, lo stato di eccezione pretende, infatti, di essere ancora in relazione con esso, di essere, per cos\u00ec dire, legalmente al di fuori della legge. Da un punto di vista tecnico, lo stato di eccezione invera, infatti, uno \u00abstato della legge\u00bb, in cui da una parte la legge teoricamente vige, ma non ha forza e dall\u2019altra provvedimenti e misure che non hanno valore di legge ne acquistano la forza. Si potrebbe dire che, al limite, la posta in gioco nello stato di eccezione \u00e8 una forza-di-legge fluttuante senza la legge, una legittimit\u00e0 illegale cui fa riscontro una legalit\u00e0 illegittima, nella quale la distinzione fra norma e decisione perde il suo senso.<br \/>\nEssenziale \u00e8 comprendere la relazione necessaria che unisce lo stato di eccezione e la macchina politica. Se sovrano \u00e8 colui che decide dell\u2019eccezione, lo stato di eccezione costituisce da sempre il centro segreto della macchina bipolare. Fra regno e governo, fra legittimit\u00e0 e legalit\u00e0 e fra costituzione e amministrazione non vi pu\u00f2 essere alcuna articolazione sostanziale. In quanto segna il punto della loro coincidenza, la cerniera che li congiunge non pu\u00f2 appartenere n\u00e9 a un polo n\u00e9 all\u2019altro e non pu\u00f2 essere in s\u00e9 n\u00e9 legittima n\u00e9 legale. Come tale, pu\u00f2 essere soltanto oggetto di una decisione sovrana, che li articola puntualmente attraverso la loro sospensione.<br \/>\nProprio per questo, tuttavia, lo stato di eccezione \u00e8 necessariamente temporaneo. Una decisione sovrana presa una volta per tutte non \u00e8 pi\u00f9 tale, cos\u00ec come un\u2019articolazione permanente fra i due poli della macchina finirebbe col comprometterne la funzionalit\u00e0. Uno stato di eccezione normale diventa indecidibile e abolisce pertanto il sovrano, che pu\u00f2 definirsi solo attraverso la decisione. Non \u00e8 certamente un caso che tanto il nazismo che lo stato amministrativo contemporaneo abbiano risolutamente adottato lo stato di eccezione come paradigma normale e non temporaneo del loro governo. Comunque si definisca questa situazione, in ogni caso in essa la macchina politica ha rinunciato al suo funzionamento e i due poli \u2013 il regno e il governo \u2013 si specchiano l\u2019uno nell\u2019altro senza alcuna articolazione.<br \/>\n\u00c8 nella soglia fra regno e governo che il problema dell\u2019anarchia pu\u00f2 essere correttamente situato. Se la macchina politica funziona attraverso l\u2019articolazione dei due poli regno\/governo, ci\u00f2 che l\u2019eccezione sovrana mostra con chiarezza \u00e8 che lo spazio fra di essi \u00e8 in realt\u00e0 vuoto, \u00e8 una zona di anomia senza la quale tuttavia la macchina non potrebbe funzionare. Come la norma non contiene la sua applicazione, ma ha bisogno per questo della decisione di un giudice, cos\u00ec il regno non contiene in s\u00e9 la realt\u00e0 del governo e la decisione sovrana \u00e8 ci\u00f2 che, rendendoli indiscernibili, apre lo spazio della prassi governamentale. Lo stato di eccezione \u00e8, pertanto, non soltanto anomico, ma anche anarchico, nel duplice senso che la decisione sovrana non ha fondamento e la prassi che esso inaugura si muove nell\u2019indistinzione fra legalit\u00e0 e illegalit\u00e0, norma e decisione. E poich\u00e9 lo stato di eccezione costituisce la cerniera fra i due poli della macchina politica, ci\u00f2 significa che questa funziona catturando al suo centro l\u2019anarchia.<br \/>\nSi potr\u00e0 allora definire autenticamente anarchica una potenza capace di liberare l\u2019anarchia che \u00e8 stata catturata nella macchina. Una tale potenza pu\u00f2 esistere solo come arresto e destituzione della macchina, \u00e8, cio\u00e8, una potenza integralmente destituente e mai costituente. Nelle parole di Benjamin, il suo spazio \u00e8 lo stato di eccezione \u00abeffettivo\u00bb, contrapposto a quello virtuale su cui si fonda la macchina, che pretende di mantenere l\u2019ordine giuridico nella sua stessa sospensione. Regno e governo esibiscono in esso la loro definitiva sconnessione e non pu\u00f2 essere pi\u00f9 questione di restaurare la loro legittima articolazione, come vorrebbero i critici benpensanti, n\u00e9 di giocare, secondo una malintesa concezione dell\u2019anarchia, l\u2019amministrazione contro lo stato. Sappiamo ormai da tempo, con lucida consapevolezza e senza alcuna nostalgia, di muoverci ogni volta quotidianamente in questa soglia impervia e rischiosa, dove l\u2019articolazione fra regno e governo, stato e amministrazione, norma e decisione \u00e8 irrevocabilmente spezzata, anche se lo spettro mortifero della macchina continua a girare a vuoto intorno a noi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-le-due-facce-del-potere-4-anarchia-e-politica\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-le-due-facce-del-potere-4-anarchia-e-politica<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da QUOD LIBET, BLOG UNA VOCE (Giorgio Agamben) Con un po&#8217; di ritardo pubblichiamo la terza e quarta parte de &#8220;le due facce del potere&#8221;.\u00a0 Le due facce del potere 3: il regno e il governo \u00abLe roi r\u00e8gne, mais il ne gouverne pas\u00bb, \u00abil re regna, ma non governa\u00bb. 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