{"id":78462,"date":"2023-04-05T12:09:17","date_gmt":"2023-04-05T10:09:17","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78462"},"modified":"2023-04-05T12:13:34","modified_gmt":"2023-04-05T10:13:34","slug":"la-dottrina-morawiecki-il-piano-della-destra-radicale-polacca-per-riorganizzare-leuropa-di-valentin-behr","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78462","title":{"rendered":"La Dottrina Morawiecki: il piano della destra radicale polacca per riorganizzare l\u2019Europa, di Valentin Behr"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ITALIAEILMONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-78463\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/336278644_233543805820628_4767849747135174187_n-500x280-1-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/336278644_233543805820628_4767849747135174187_n-500x280-1-300x168.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/336278644_233543805820628_4767849747135174187_n-500x280-1.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Un discorso fondamentale, quello sostenuto nella \u201clectio magistralis\u201d del premier polacco Morawiecki all\u2019universit\u00e0 tedesca di Heidelberg, il 20 marzo scorso. Da leggere con grande attenzione. Un vero e proprio manifesto del particolare nazionalismo conservatore, riemerso e sempre pi\u00f9 radicato purtroppo nel mondo slavo dell\u2019Europa Orientale, ma che ha le punte di espressione pi\u00f9 radicale in Polonia e totalitarie e sempre pi\u00f9 apertamente nazisteggianti in Ucraina. Un testo che lascia una impronta chiara ed inquietante della direzione che stanno prendendo progressivamente le dinamiche geopolitiche europee, soprattutto grazie all\u2019imprimatur statunitense dato alla costruzione dell\u2019Unione Europea e della NATO a partire dagli anni \u201980 ed in particolare dalla caduta del \u201cmuro di Berlino\u201d e dall\u2019implosione del blocco sovietico; ma che potrebbe proseguire, come un seme avvelenato, per inerzia, anche dopo un eventuale, se pur al momento improbabile, dissolvimento o rarefazione dell\u2019egemonia statunitense sul suolo europeo. L\u2019intero manifesto, intriso di forzature e manipolazione ottusa delle vicende europee del novecento, \u00e8 pervaso da un intento polemico apparentemente inconciliabile nei confronti della tecnocrazia della UE in nome della democrazia, resa possibile e garantita dagli stati nazionali europei, e della resistenza all\u2019imperialismo oppressivo ed aggressivo russo. In realt\u00e0 un atteggiamento antitetico polare alla visione \u201ctecnocratica\u201d, imprescindibile uno dall\u2019altro, in un rapporto simbiotico indispensabile a celare e rimuovere il fondamento comune che giustifica e consente l\u2019esistenza e la crescita di entrambe: il viatico e l\u2019influenza diretta statunitense nelle vicende europee degli ultimi decenni.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Nelle more, una ipoteca definitiva a quel movimento federalista europeo, gi\u00e0 sconfitto negli anni \u201950 dalla componente funzionalista, il quale, bench\u00e9 anch\u2019esso lautamente foraggiato anche da sponde americane, propugna il sostegno e la trasformazione della Unione Europea in una entit\u00e0 politica autonoma e indipendente.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>La giurisdizione europea, il vincolo atlantico, i fondi strutturali, la regolazione del mercato unico sono stati le costanti sommerse che hanno sostenuto la ragione di esistenza della Unione; la guerra in Ucraina, la gestione della pandemia, l\u2019invenzione del catastrofismo ambientale su base antropica la cartina di tornasole rivelatrice. Il manifesto potrebbe essere la pietra tombale di una Unione sempre pi\u00f9 ridotta ad un simulacro ornamentale dai disegni statunitensi e dalla litigiosit\u00e0 europea.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Il documento, infatti, fonda le sue posizioni partendo da due assunti: il vicinato, nel corso dei secoli spesso proficuo e solidale, con il mondo tedesco da una parte e dall\u2019altra con la terribile oppressione russa, in realt\u00e0 sovietica, subita dall\u2019altro versante, nel dopoguerra e incombente, a partire dagli anni \u201890, grazie al ricorrente imperialismo espansionista russo. Le contraddizioni con il primo sarebbero risolvibili facilmente con la soddisfazione dell\u2019ennesima richiesta di risarcimento danni per i crimini compiuti nella seconda guerra mondiale in nome di una amicizia cementata dalle strette relazioni economiche e dalla avversione contro il comune nemico r(o)usso.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Il buon Morawiecki, infatti, glissa elegantemente su quegli antefatti storici scomodi e poco edificanti di una classe dirigente nel 800 tanto prona verso il dominio prussiano e asburgico, quanto romanticamente e inconcludentemente ostile verso la ottusa dominazione zarista e, nel primo dopoguerra, ad indipendenza ottenuta, cos\u00ec impegnata ad aggredire le repubbliche sovietiche e ad emulare, sia pure in competizione, e con il sovrappi\u00f9 della millanteria propria di quella dirigenza impersonata per un buon periodo dal maresciallo Pilsudski e ancor peggio dalla pletora di formazioni politiche, le nefandezze del regime nazista, fuori e soprattutto dentro il paese; come pure sorvola sul fatto che l\u2019influenza e il dominio sovietico in Europa Orientale non fu solo il frutto della sconfitta militare del nazismo, ma anche di aspettative di emancipazione, interne a quei paesi e, per la verit\u00e0, rapidamente naufragate dopo timidi tentativi riformatori. Tentativi che conobbero, in chiave \u201csocialdemocratica\u201d, un ultimo sussulto anche dopo la caduta del muro di Berlino, con il timido sostegno della Germania e della Deutschbank, sino a tramontare definitivamente per ragioni interne a quei paesi e, soprattutto, con la pesante e adulante normalizzazione imposta dalla dirigenza statunitense sia in Europa Occidentale che in quella Orientale. \u00c8 ormai notoria la particolare attenzione, in termini di finanziamenti ed investimenti economici oltre che militari, riservata dalla leadership statunitense, ben corroborata dal sostegno complementare di Unione Europea e Germania, alla nascente classe dirigente polacca e dei paesi baltici. \u00c8 ormai altrettanto notorio che nei piani militari statunitensi \u00e8 previsto un pesante intervento diretto solo in caso di crisi destabilizzanti in Italia e Polonia. Da qui il repentino e contestuale allargamento ad est della Unione Europea e della NATO sino all\u2019interno delle vecchie frontiere della Unione Sovietica, comprensivo di installazioni militari offensive a ridosso della frontiera russa e non ostante le pesanti riserve espresse in alcuni importanti dossier depositati negli archivi della UE. Non a caso Morawiecki rivendica, con l\u2019avvento del suo partito, il PIS, nel 2015, la svolta pi\u00f9 coerentemente filo-NATO e russofoba affermatasi in Polonia e con essa la coerente adozione di una politica economica ordoliberista, fatta di estrema apertura al mercato e alle aziende estere, di controllo della propria moneta e di scarso welfare.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Come gi\u00e0 precisato, l\u2019intero documento poggia su due assunti fondamentali, sostanzialmente corretti, ma giustificati in maniera del tutto fuorviante.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><em>Il valore preminente e legittimante degli stati nazionali europei \u00e8 il primo. In effetti, a dispetto delle teorie che vedevano nella globalizzazione una dinamica di svuotamento e addirittura di estinzione degli stati nazionali, questi ultimi hanno confermato e riaffermato il loro ruolo preminente nelle dinamiche politiche e geopolitiche a prescindere dai regimi particolari che li reggono. Quanto al loro carattere democratico, Morawiecki dovrebbe spiegare la differenza positiva sostanziale tra tanti regimi democratici europei, con le loro limitazioni e forme di controllo e manipolazione crescenti, se non addirittura di aperta discriminazione sociale e delle minoranze etniche rispetto a quello russo.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><em>Il carattere tecnocratico del governo, per meglio dire della amministrazione della UE, non \u00e8 una caratteristica meramente intrinseca di quella struttura, quanto, assieme a quella lobbistica curiosamente glissata dal polacco, derivata soprattutto dal potere effettivo detenuto dal Consiglio Europeo dei capi di governo e dalla influenza diretta e stringente sulla Commissione Europea e sui leader di governo degli stati europei delle leadership statunitensi sull\u2019onda dei vari trattati sottoscritti a partire dagli anni \u201850.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><em>Il carattere fondante di uno stato consiste in realt\u00e0 nel grado di capacit\u00e0 di esercitare autonomamente la propria sovranit\u00e0 all\u2019interno e all\u2019esterno dei propri confini.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Proprio quella qualit\u00e0 che manca in misura considerevole nelle strutture della UE, negli Stati Europei e in particolare in quelli guidati da centri decisori accecati da un nazionalismo straccione e sciovinista, impossibilitato ad agire senza la longa manus della nazione egemone.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Morawiecki ambisce a diventare il leader; \u00e8 il rappresentante di punta di questo schieramento e del paese che rappresenta; non per forza propria, ma perch\u00e9 meglio inserito geopoliticamente e politicamente nell\u2019onda russofoba sollevata dalle leadership statunitensi degli ultimi trentacinque anni. Con questo cerca di rompere il possibile asse tra Germania e Russia, con gli occhi del passato potenzialmente deleterio per la Polonia e senza dubbio in linea con i propositi dell\u2019attuale dirigenza statunitense.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>L\u2019enfasi attribuita alle radici elleno-romane-cristiane, glissando volutamente su quelle dell\u2019illuminismo della fase emergente e su quelle del particolare romanticismo che tanto ha pesato sul suo paese; l\u2019insistenza sugli impulsi imperiali pluridecennali di una Russia in realt\u00e0 impegnata in una difesa strenua della propria esistenza, a partire dallo scempio compiuto negli anni \u201890; l\u2019asserita concordia storica con il mondo occidentale, da sancire con l\u2019espiazione del peccato di tradimento degli accordi di Yalta, sono tutti funzionali alla creazione e al mantenimento del blocco occidentale del quale Morawiecki vorrebbe assumere la codirezione nell\u2019agone europeo.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Morawiecki su questo si \u00e8 guadagnato un altro merito. Quello di aver esplicitato la tendenza, gi\u00e0 da tempo in atto, alla formazione in Europa di quattro sfere di influenza, delle quali una, quella mediterranea, del tutto amorfa, l\u2019altra, quella orientale con la funzione di trascinare il resto del continente nella crescente ostilit\u00e0 bellicista verso la Russia e, in tempi pi\u00f9 lunghi e modalit\u00e0 differenti, verso la Cina. Il modo pi\u00f9 semplice e suicida di lasciare alla attuale leadership statunitense il compito di definire strategie ed avversari e agli europei quello di sostenere sul terreno l\u2019onere dello scontro ai confini della Russia e indirettamente con essa nell\u2019area mediterranea e subsahariana.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Il programma di pesante riarmo dell\u2019esercito polacco assume questa volont\u00e0, piuttosto che essere uno strumento di deterrenza per conquistare un ruolo di mediazione e di ponte tra Europa e Russia.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Con esso, il leader polacco ha reso evidente che la Unione Europea \u00e8 solo una particolare intelaiatura, un campo di azione nel quale si esercitano le attivit\u00e0, le rivalit\u00e0 e gli interessi degli stati nazionali, compresi quelli fondamentali e preponderanti degli Stati Uniti. Non un consesso in grado di garantire l\u2019emancipazione e l\u2019autonomia di un continente uscito prostrato e sconfitto da una guerra di ottanta anni fa.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Vive del dualismo irrisolvibile tra un federatore economico, la Germania e un federatore politico, gli Stati Uniti, del tutto disinteressato ed impossibilitato a compiere l\u2019unificazione politica del continente o il suo assorbimento nella propria unit\u00e0 politica, gi\u00e0, per altro, di per s\u00e9 problematica. Le conseguenze di questa incompatibilit\u00e0 cominciano ad affiorare velocemente e drammaticamente: sar\u00e0 il federatore economico a capitolare e ad essere dissanguato; sar\u00e0 il continente a cadere in una situazione di vassallaggio sempre pi\u00f9 remissivo e di caos e avventurismo crescente con il progressivo eventuale allentamento delle redini. Un simulacro amministrativo sempre pi\u00f9 appendice dell\u2019entit\u00e0 politica che conta, la NATO, nemmeno pi\u00f9 utile ad annichilire i sussulti di autonomia che sorgono ancora qui e l\u00e0.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Il suo proclama pone anche un\u2019altra questione fondamentale. Il sovranismo \u00e8 un concetto politico-sociologico necessario ad affermare e confermare l\u2019esistenza delle prerogative degli stati nazionali rispetto alla globalizzazione, alle dinamiche geopolitiche e sociopolitiche.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>\u00c8 una assunzione necessaria, ma del tutto insufficiente.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>A seguire e collegate ad esse sono fondamentali le politiche concrete di esercizio di tale sovranit\u00e0 sia all\u2019interno che all\u2019esterno dei confini.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Su questo le politiche straccione nazionaliste e scioviniste prospettate da Morawiecki rappresentano l\u2019antitesi ai propositi di pace nelle relazioni esterne e di giusta coesione sociale all\u2019interno. La Polonia, purtroppo, nella sua storia, \u00e8 caduta spesso tragicamente vittima delle illusioni e delle millanterie della sua classe dirigente. Non le \u00e8 evidentemente bastato. Adesso sta provando a trascinare un intero continente in questo precipizio nella connivenza e nella cecit\u00e0 generale.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Tra i conniventi, pi\u00f9 o meno consapevoli, per affinit\u00e0 ideologica e per inerzia politica, si pu\u00f2 inserire tranquillamente e giocosamente Giorgia Meloni.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>La dirigenza polacca ritiene di strumentalizzare a questi fini la stessa potenza egemone; rimarr\u00e0 ancora una volta vittima delle proprie trame. \u00c8 il destino delle mosche cocchiere. Buona lettura, Giuseppe Germinario<\/em><\/p>\n<p><strong>LA DOTTRINA MORAWIECKI: IL PIANO DELLA DESTRA RADICALE POLACCA PER RIORGANIZZARE L\u2019EUROPA<\/strong><\/p>\n<p><em>A pochi mesi dalle elezioni e a pi\u00f9 di un anno dall\u2019invasione dell\u2019Ucraina, il PiS polacco ha una nuova dottrina europea. Traduciamo e commentiamo per la prima volta in francese il \u201cdiscorso della Sorbona\u201d di Mateusz Morawiecki pronunciato marted\u00ec scorso a Heidelberg. Un programma politico da studiare molto attentamente.<\/em><\/p>\n<p><em>AUTORE VALENTIN BEHR<\/em><\/p>\n<p><em>Questa settimana, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha tenuto un importante discorso all\u2019Universit\u00e0 di Heidelberg che non \u00e8 stato letto abbastanza. Sulla scia dei discorsi sul futuro dell\u2019Unione pronunciati dal presidente francese Emmanuel Macron (alla Sorbona nel settembre 2017) e dal cancelliere tedesco Olaf Scholz (all\u2019Universit\u00e0 di Praga nell\u2019agosto 2022). Si tratta di un discorso importante perch\u00e9, a pochi mesi dalle elezioni polacche, offre il punto di vista di un leader dell\u2019Europa centrale, il cui Paese ha visto rafforzato il proprio ruolo politico all\u2019interno dell\u2019Unione dopo la guerra in Ucraina, qui descritta come una \u201csvolta storica\u201d. Morawiecki espone una visione delle sfide che l\u2019Unione deve affrontare e dei modi per affrontarle, in netto e radicale contrasto con quelle proposte dai suoi omologhi francese e tedesco.<\/em><\/p>\n<p>Sua Magnificenza, professor Eitel,<\/p>\n<p>Primo Ministro Kretschmann,<\/p>\n<p>Signore e Signori,<\/p>\n<p>Cari studenti<\/p>\n<p>Grazie per avermi invitato a Heidelberg. \u00c8 un grande onore per me parlare qui in una delle pi\u00f9 antiche universit\u00e0 del continente. \u00c8 un luogo che ha formato decine di generazioni di straordinari europei. Molti grandi tedeschi, naturalmente, ma anche molti polacchi. Uno di loro \u00e8 stato addirittura rettore.<\/p>\n<p>Heidelberg \u00e8 una citt\u00e0 bellissima, costruita e mantenuta per generazioni. Eppure questa meravigliosa citt\u00e0, che per molti versi \u00e8 un microcosmo dell\u2019Europa, \u00e8 stata testimone di molto male, violenza, guerra e atrocit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi stanno tristemente tornando nel nostro continente.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 a una svolta storica. Ancora pi\u00f9 grave della caduta del comunismo. Per la maggior parte, questi cambiamenti sono stati pacifici. Oggi, quando il mondo intero \u00e8 minacciato da una guerra di aggressione russa, ci ricordiamo del periodo di 70 o 80 anni fa.<\/p>\n<p>Oggi voglio parlarvi di quattro questioni fondamentali per il futuro dell\u2019Europa. Divider\u00f2 quindi il mio discorso in quattro parti.<\/p>\n<p>In ognuna di queste parti affronter\u00f2 quella che considero una questione fondamentale, ovvero il ruolo degli Stati nazionali.<\/p>\n<p>Inizier\u00f2 con un primo tema generale: 1. Cosa ci insegna oggi la storia dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Poi passer\u00f2 a: 2. L\u2019importanza della lotta dell\u2019Ucraina contro la Russia e le conclusioni che possiamo trarre dalla guerra in Ucraina per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>In seguito, affronter\u00f2 una terza questione: 3. quali sono i valori europei e cosa li minaccia oggi; infine, 4. discuteremo di come l\u2019Europa possa assumere il ruolo di leader mondiale.<\/p>\n<p>Cosa ci insegna la storia dell\u2019Europa.<br \/>\nSe ci chiediamo cosa pu\u00f2 insegnarci la storia dell\u2019Europa, vorrei iniziare parlando delle relazioni tra Polonia e Germania.<\/p>\n<p>Siamo vicini da oltre undici secoli. Abbiamo vissuto, lavorato, affrontato e risolto i nostri problemi, non solo fianco a fianco, ma spesso insieme. Abbiamo fondato le nostre prime universit\u00e0 nello stesso periodo: a Cracovia nel 1364, a Heidelberg nel 1386. Nel corso dei secoli, ci sono stati molti polacchi di origine tedesca o tedeschi di origine polacca e slava.<\/p>\n<p>Origine slava.<\/p>\n<p>Oggi, polacchi e tedeschi lavorano a stretto contatto dal punto di vista economico, il che crea interdipendenza.<\/p>\n<p>Siamo il quinto partner commerciale della Germania, dopo Cina, Stati Uniti, Paesi Bassi e Francia. Presto saliremo al quarto posto, superando la Francia. Poi arriveremo addirittura al terzo posto.<\/p>\n<p>Molti non lo sanno, ma la Russia \u00e8 al 16\u00b0 posto e la Polonia, insieme agli altri Paesi di Visegrad, \u00e8 oggi un partner molto pi\u00f9 importante della Cina e degli Stati Uniti. Vale la pena sottolineare l\u2019importanza che Germania e Polonia rivestono l\u2019una per l\u2019altra. Sebbene abbiamo opinioni diverse su alcune questioni, condividiamo anche molti problemi comuni che devono essere superati insieme.<\/p>\n<p><em>Morawiecki inizia ricordando l\u2019importanza cruciale della Polonia, e pi\u00f9 in generale dei Paesi dell\u2019Europa centrale, come partner economico della Germania, in un contesto in cui \u00e8 soprattutto la dipendenza di questo Paese (e di altri in Europa) dal gas russo ad essere stata molto commentata dall\u2019inizio della guerra in Ucraina.<\/em><\/p>\n<p>Si tratta di relativizzare il carattere presumibilmente periferico \u2013 e quindi trascurabile, nel gioco geopolitico e negli scambi economici \u2013 dell\u2019Europa centrale rispetto all\u2019Europa occidentale. Sull\u2019importanza degli scambi economici (ineguali) tra i Paesi di Visegrad e i loro vicini europei, si pu\u00f2 fare riferimento a Thomas Piketty, \u201c2018, the year of Europe\u201d (16 gennaio 2018).<\/p>\n<p>La Polonia sta lottando ancora oggi con la crudele eredit\u00e0 della Seconda guerra mondiale. Dopo di essa, abbiamo perso la nostra indipendenza, la nostra libert\u00e0 e pi\u00f9 di 5 milioni di cittadini. Le citt\u00e0 polacche erano in rovina e oltre mille villaggi furono brutalmente pacificati. Mentre la Germania occidentale ha potuto svilupparsi liberamente, la Polonia ha perso 50 anni del suo futuro a causa della Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Non voglio soffermarmi troppo su questo punto nel mio discorso, ma non posso nemmeno evitarlo.<\/p>\n<p>La Polonia non ha mai ricevuto dalla Germania un risarcimento per i crimini della Seconda guerra mondiale, per la distruzione e il furto dei tesori della cultura nazionale.<\/p>\n<p>Dopo tutto, la piena riconciliazione tra l\u2019autore di un crimine e la sua vittima \u00e8 possibile solo quando c\u2019\u00e8 un risarcimento. In questo momento cruciale della storia europea, abbiamo bisogno di questa riconciliazione pi\u00f9 che mai, perch\u00e9 le sfide che dobbiamo affrontare sono serie.<\/p>\n<p>La storia dell\u2019Europa, con la sua ferita pi\u00f9 grande \u2013 la Seconda guerra mondiale \u2013 ha gettato il mio Paese, come molti altri, dietro la cortina di ferro per quasi mezzo secolo.<\/p>\n<p>Io e i miei coetanei siamo cresciuti, siamo andati a scuola, abbiamo lavorato e studiato all\u2019ombra dei crimini comunisti.<\/p>\n<p>Milioni di giovani europei che vivevano dietro la cortina di ferro sapevano che da una parte c\u2019era la libert\u00e0 e dall\u2019altra il colonialismo russo; la sovranit\u00e0 per alcuni, la dominazione imperiale per altri.<\/p>\n<p>Da un lato, l\u2019agognata Europa libera. Dall\u2019altra, un totalitarismo barbaro; una vita sotto il tallone della Russia sovietica. Se qualcuno ci avesse detto che saremmo vissuti per vedere la fine del comunismo, non ci avremmo creduto, cos\u00ec come la maggior parte degli esperti occidentali sulla Russia sovietica.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 successo! Solidarno\u015b\u0107, la guerra in Afghanistan, Papa Giovanni Paolo II e la ferma posizione degli Stati Uniti nell\u2019era Reagan hanno portato alla caduta del comunismo criminale.<\/p>\n<p>Era arrivato il tempo della democrazia.<\/p>\n<p>Oggi vorrei sottolineare il ruolo della sovranit\u00e0 dello Stato nazionale nel mantenere la libert\u00e0 delle nazioni. La lotta delle nazioni schiavizzate dell\u2019Europa centrale fu, in sostanza, una lotta per la sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Questo tema ha unito tutti i patrioti al di l\u00e0 dello spettro politico, perch\u00e9 eravamo convinti che i nostri diritti e le nostre libert\u00e0 potessero essere salvaguardati solo nel contesto di Stati sovrani riconquistati.<\/p>\n<p><em>Con questo richiamo storico, Morawiecki segue la \u201cpolitica storica\u201d sostenuta dal PiS, che consiste nel difendere la \u201cvisione polacca\u201d della storia per rivendicare la grandezza morale in opposizione ai suoi vicini, soprattutto la Germania. Ci\u00f2 si \u00e8 recentemente riflesso nelle richieste del governo polacco alla controparte tedesca di riparazioni di guerra per le immense perdite umane e materiali causate dal Terzo Reich alla Polonia durante la Seconda guerra mondiale. Su questa spinosa questione, che il governo tedesco ha liquidato come giuridicamente chiusa, si veda Mateusz Pi\u0105tkowski, \u201cThe legal questions behind Poland\u2019s claim for war reparations from Germany\u201d (Note dalla Polonia, 9 settembre 2022).<\/em><\/p>\n<p><em>Morawiecki presenta inoltre, secondo le interpretazioni apprezzate dal suo schieramento politico, ossia la destra nazionalista e anticomunista, l\u2019esperienza comunista in Polonia come una semplice occupazione sovietica, di fronte alla quale la societ\u00e0 polacca si sarebbe sollevata nel suo complesso per poi liberarsi grazie alle mobilitazioni (Solidarno\u015b\u0107, Giovanni Paolo II) e al sostegno americano (Reagan). Questa visione semplicistica di una storia pi\u00f9 complessa affonda le sue radici anche in una storia personale: il padre di Mateusz, Kornel Morawiecki (1941-2019), \u00e8 stato una figura importante dell\u2019opposizione anticomunista, fondando in particolare l\u2019organizzazione clandestina \u201cSolidarno\u015b\u0107 Walcz\u0105ca\u201d (\u201cSolidariet\u00e0 Combattente\u201d) a Breslavia nel 1982, durante lo stato di guerra, dopo che il sindacato Solidarno\u015b\u0107 era stato messo al bando e i suoi leader arrestati.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 in virt\u00f9 di questa eredit\u00e0 storica, quella di una nazione che ha lottato per tutta la sua storia per l\u2019indipendenza, in particolare contro il totalitarismo nazista e sovietico nel XX secolo, che Morawiecki presenta lo Stato-nazione non solo come caro ai polacchi, ma anche come il principale garante della democrazia di fronte alle tentazioni imperialiste, un argomento che poi sviluppa in relazione all\u2019Unione Europea.<\/em><\/p>\n<p><em>Sulla politica storica in Polonia, rimandiamo a Valentin Behr, \u201cGen\u00e8se et usages d\u2019une politique publique de l\u2019histoire. La \u2018politique historique\u2019 en Pologne\u201d, Revue d\u2019\u00e9tudes comparatives Est-Ouest, vol. 46, n. 3, 2015, nonch\u00e9 al dossier coordinato da Fr\u00e9d\u00e9ric Zalewski, \u201cLa \u2018politique historique\u2019 en Pologne. La m\u00e9moire au service de l\u2019identit\u00e9 nationale\u201d, Revue d\u2019\u00e9tudes comparatives Est-Ouest, vol. 1, n. 1, 2020.<\/em><\/p>\n<p>E avevamo ragione. Questo \u00e8 stato particolarmente evidente nei periodi di crisi sociale ed economica. Anche durante la recente crisi del COVID-19, abbiamo visto che Stati nazionali efficaci sono essenziali per proteggere la salute dei cittadini.<\/p>\n<p>In precedenza, durante la crisi del debito, abbiamo assistito a un chiaro conflitto tra i Paesi dell\u2019Europa meridionale, Grecia, Italia e Spagna, e le istituzioni sovranazionali che prendevano decisioni economiche per loro conto senza un mandato democratico.<\/p>\n<p>In entrambi i casi, abbiamo riscontrato i limiti della governance sovranazionale in Europa.<\/p>\n<p>In Europa, niente potr\u00e0 garantire la libert\u00e0 delle nazioni, la loro cultura, la loro sicurezza sociale, economica, politica e militare meglio degli Stati nazionali. Altri sistemi sono illusori o utopici.<\/p>\n<p>Possono essere rafforzati da organizzazioni intergovernative e anche parzialmente sovranazionali, come l\u2019Unione Europea, ma gli Stati nazionali europei non possono essere sostituiti.<\/p>\n<p><em>Menzionando la crisi del debito sovrano e la crisi di Covid-19 nella sua professione di fede in un\u2019Europa delle nazioni, Mateusz Morawiecki sembra dimenticare di sfuggita gli ingenti fondi di recupero istituiti a livello europeo per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia. Il versamento di questi fondi alla Polonia \u00e8 stato oggetto di un braccio di ferro con la Commissione europea, che ha cercato di usarli come leva per indurre il governo polacco a fare marcia indietro su alcune riforme del sistema giudiziario, accusate di minare lo Stato di diritto. Pi\u00f9 fondamentalmente, la sua denuncia di \u201cistituzioni sovranazionali\u201d che operano \u201csenza un mandato democratico\u201d solleva l\u2019annosa e ricorrente questione del rispetto da parte degli Stati membri dei trattati che hanno firmato e ratificato \u2013 in particolare con un referendum quando la Polonia ha aderito all\u2019Unione Europea nel 2004. Questo tema \u00e8 al centro del resto del discorso, quando si parla di valori europei e del futuro dell\u2019Unione.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 nata molto prima della Repubblica americana, la cui unit\u00e0 \u00e8 stata forgiata anche attraverso la guerra civile. Ecco perch\u00e9 \u00e8 fuorviante fare riferimento a questa analogia storica.<\/p>\n<p>Qualsiasi sistema politico che non rispetti la sovranit\u00e0 altrui, la democrazia o la volont\u00e0 fondamentale della nazione, prima o poi porta all\u2019utopia o alla tirannia.<\/p>\n<p>\u00c8 stata l\u2019Europa cristiana a dare vita a una civilt\u00e0 pi\u00f9 rispettosa della dignit\u00e0 umana di qualsiasi altra. Questa civilt\u00e0 merita di essere protetta. Soprattutto di fronte a civilt\u00e0 dal cuore duro e sempre pi\u00f9 forti, per le quali i valori democratici e liberali non hanno alcuna importanza. Vogliamo costruire un\u2019Europa forte per affrontare le sfide globali del XXI secolo.<\/p>\n<p>Sono le dimensioni dell\u2019Unione europea a renderla una forza significativa nel mondo, non il suo sistema decisionale sempre pi\u00f9 incomprensibile. Abbiamo bisogno di un\u2019Europa forte grazie ai suoi Stati nazionali, non di un\u2019Europa costruita sulle loro rovine. Un\u2019Europa del genere non sar\u00e0 mai forte, perch\u00e9 il potere politico, economico e culturale dell\u2019Europa deriva dall\u2019energia vitale fornita dagli Stati nazionali.<\/p>\n<p>Le alternative sono o un\u2019utopia tecnocratica, che alcuni a Bruxelles sembrano prospettare, o un neo-imperialismo, gi\u00e0 screditato dalla storia moderna.<\/p>\n<p>La lotta delle nazioni europee per la libert\u00e0 non si \u00e8 conclusa nel 1989. Il nostro confine orientale ne \u00e8 la migliore testimonianza.<\/p>\n<p>2. Vorrei ora soffermarmi su una questione di vitale importanza per l\u2019Europa: l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Discuter\u00f2 l\u2019importanza della lotta dell\u2019Ucraina dal punto di vista dei nostri comuni valori europei. Inoltre, esporr\u00f2 le conclusioni che dovremmo trarre.<\/p>\n<p>Per cosa combattono davvero gli ucraini oggi? Per cosa sono disposti a rischiare la vita? Perch\u00e9 non si sono arresi immediatamente al secondo esercito pi\u00f9 potente del mondo?<\/p>\n<p>La lotta ucraina per il diritto all\u2019autodeterminazione nazionale \u00e8 un\u2019altra eroica manifestazione di difesa dello Stato nazionale e della libert\u00e0. Ma per avere la volont\u00e0 di combattere, bisogna credere davvero in ci\u00f2 per cui si combatte.<\/p>\n<p>Oggi gli ucraini non combattono solo per la propria libert\u00e0. Dal 24 febbraio 2022, combattono quotidianamente anche per la libert\u00e0 di tutta l\u2019Europa. Ed \u00e8 anche il nostro futuro che dipende dall\u2019esito di questa guerra. La sconfitta dell\u2019Ucraina sarebbe la sconfitta dell\u2019Occidente. Anzi, dell\u2019intero mondo libero. Una sconfitta pi\u00f9 grande di quella del Vietnam. Dopo una tale sconfitta, la Russia tornerebbe a colpire impunemente e il mondo come lo conosciamo cambierebbe radicalmente. Seguirebbe una lunga serie di pericolose incursioni nell\u2019ignoto. La sconfitta del mondo libero probabilmente incoraggerebbe Putin, proprio come l\u2019acquiescenza degli anni Trenta incoraggi\u00f2 Hitler.<\/p>\n<p><em>Morawiecki descrive la lotta ucraina contro gli invasori russi come una lotta civile e politica, con implicazioni che vanno oltre questo conflitto: Gli ucraini stanno combattendo \u201cper la nostra libert\u00e0 e per la vostra\u201d, per citare uno slogan polacco (\u201cza wolno\u015b\u0107 nasz\u0105 i wasz\u0105\u201d) formulato nel XIX secolo durante le insurrezioni antitsariste, poi ripreso dai combattenti polacchi durante la Seconda guerra mondiale, e che dal 24 febbraio 2022 \u00e8 tornato di attualit\u00e0, in particolare nei discorsi ufficiali polacchi e ucraini.<\/em><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 del simbolismo, si riferisce anche a un immaginario collettivo diffuso nelle societ\u00e0 dell\u2019Europa centrale e orientale che temono di essere sacrificate dagli alleati occidentali alla Russia: \u00e8 il mito di Yalta come \u201ctradimento degli alleati\u201d, da cui le molteplici associazioni nel discorso di Mateusz Morawiecki tra Putin, Hitler e Stalin.<\/em><\/p>\n<p>Anche Putin, come Hitler all\u2019epoca, gode di un enorme sostegno pubblico. Non \u00e8 esagerato dire che siamo di fronte alla minaccia di una terza guerra mondiale. Per evitare questo esito, dobbiamo smettere di alimentare la bestia.<\/p>\n<p>La storia si sta svolgendo sotto i nostri occhi.<\/p>\n<p>Quando i nostri figli leggeranno i libri di scuola, si chiederanno se abbiamo fatto abbastanza per garantire loro un futuro di pace. Abbiamo pensato a loro e al bene a lungo termine dei nostri Paesi o solo alla comodit\u00e0 a breve termine e a rimandare le decisioni difficili a dopo?<\/p>\n<p>Abbiamo imparato dagli errori del passato o continueremo a ripeterli?<\/p>\n<p>Ecco alcune osservazioni su questo punto:<\/p>\n<p>2.1 Perch\u00e9 l\u2019Ucraina \u00e8 un punto di svolta nella storia europea?<\/p>\n<p>Fino al 24 febbraio avevo sentito dire che Putin non avrebbe attaccato l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Molti politici europei hanno preferito credergli, sperando che fosse possibile continuare il \u201cWandel durch Handel\u201d con la Russia a spese dell\u2019Europa centrale.<\/p>\n<p>In questo contesto, torniamo alla domanda: perch\u00e9 gli ucraini combattono? Se fossero interessati solo ai beni materiali e non fossero uniti dal senso di comunit\u00e0, si sarebbero arresi molto tempo fa.<\/p>\n<p>\u00c8 su questo che Putin contava. Pensava che gli ucraini avrebbero scelto la pace piuttosto che la libert\u00e0. Ma si sbagliava. Qual \u00e8 stato l\u2019errore del Cremlino? Putin non \u00e8 un pazzo, come molti di coloro che hanno fatto affari con lui negli ultimi 20 anni vorrebbero far credere. Putin \u00e8 stato accecato dalla sua visione del mondo. Non ha capito che gli ucraini erano una nazione.<\/p>\n<p>E ora che finalmente hanno il loro Stato nazionale \u2013 anche se \u00e8 tutt\u2019altro che perfetto \u2013 sono disposti a sacrificare le loro vite per esso.<\/p>\n<p>La propaganda russa sostiene che non esiste una nazione ucraina separata. Conosciamo tutti il detto: \u201cse i fatti non corrispondono alla teoria, cambia i fatti\u201d. Ecco perch\u00e9 la Russia sta cercando di spiegare agli ucraini, con la forza, che non hanno diritto a un\u2019identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Eppure, sono i nipoti dei soldati che oggi rischiano la vita per un\u2019Ucraina libera che un giorno diranno con orgoglio a scuola: \u201cMio nonno ha combattuto vicino a Kherson!\u201d, \u201cE i miei hanno respinto l\u2019assalto a Kiev!\u201d, o \u201cMio nonno \u00e8 morto a Mariupol\u201d.<\/p>\n<p>E i soldati di oggi, questi futuri nonni, sanno che stanno combattendo anche perch\u00e9 i loro nipoti possano vivere in un Paese libero. Ricordiamo: Una nazione \u00e8 una comunit\u00e0 di vivi, morti e non nati.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019Europa \u00e8 testimone di crimini commessi in nome di un\u2019ideologia antinazionale. Questo \u00e8 ci\u00f2 che motiva Putin: la volont\u00e0 di eliminare tutte le differenze, di distruggere tutte le identit\u00e0 nazionali e di fonderle nel grande impero russo.<\/p>\n<p>La propaganda russa non ha mai smesso di accusare falsamente gli ucraini di fascismo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che disse Stalin: \u201cChiamate i vostri avversari fascisti o antisemiti\u201d. \u00c8 sufficiente ripetere questi epiteti abbastanza spesso.<\/p>\n<p>Bisogna dirlo chiaramente: un fascista \u00e8 qualcuno che vuole distruggere altre nazioni. \u00c8 qualcuno che viola i diritti umani e calpesta la dignit\u00e0 umana. Il fascista oggi \u00e8 Vladimir Putin e tutti i complici dell\u2019aggressione russa. Come europei, abbiamo il dovere di opporci al fascismo russo. Questa \u00e8 l\u2019identit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Ora\u2026<\/p>\n<p>2.2 Quali lezioni possiamo trarre dalla guerra in Ucraina?<\/p>\n<p>Gli ucraini di oggi ci ricordano cosa dovrebbe essere l\u2019Europa. Ogni europeo ha diritto alla libert\u00e0 e alla sicurezza individuale. Ogni nazione ha il diritto di prendere decisioni fondamentali sul futuro del proprio territorio.<\/p>\n<p>La democrazia pu\u00f2 essere attuata a livello comunale, regionale o nazionale, ovunque vi siano legami basati su un\u2019identit\u00e0 comune. Pertanto, una votazione in cui 140 milioni di russi votassero \u201ca favore\u201d dell\u2019incorporazione dell\u2019Ucraina alla Russia e 40 milioni di ucraini votassero \u201ccontro\u201d non sarebbe democratica, no?<\/p>\n<p>Quali altre lezioni si possono trarre da oltre un anno di guerra in Ucraina? Una cosa mi \u00e8 chiara: la politica di \u201cfare accordi\u201d con la Russia \u00e8 fallita.<\/p>\n<p>Chi per decenni ha voluto un\u2019alleanza strategica con la Russia e ha reso i Paesi europei dipendenti da essa per l\u2019energia, ha commesso un terribile errore. Coloro che hanno messo in guardia dall\u2019imperialismo russo e hanno ripetutamente affermato che non ci si poteva fidare della Russia avevano ragione.<\/p>\n<p>Coloro che per molti anni hanno finanziato i preparativi bellici della Russia, disarmato l\u2019Europa e imposto ai pi\u00f9 deboli una partnership con la Russia, sono corresponsabili politicamente della guerra in Ucraina e degli attuali problemi economici ed energetici di centinaia di milioni di europei.<\/p>\n<p>Putin si \u00e8 comportato come uno spacciatore che d\u00e0 la prima dose gratis, sapendo che il tossicodipendente torner\u00e0 pi\u00f9 tardi e accetter\u00e0 qualsiasi prezzo. Putin \u00e8 astuto, ma non \u00e8 brillante. Se l\u2019Europa ha ceduto a lui cos\u00ec facilmente, \u00e8 soprattutto a causa della sua debolezza.<\/p>\n<p>Questa debolezza \u00e8 il perseguimento di interessi particolari a spese di altri Paesi.<\/p>\n<p>Se le singole nazioni dell\u2019Unione Europea cercano di dominare le altre, l\u2019Europa rischia di ricadere negli stessi errori del passato. E tutte le decisioni prese per fermare l\u2019aggressore russo possono essere nuovamente ribaltate. Questo accadr\u00e0 se alcuni dei Paesi pi\u00f9 grandi decideranno che per le loro \u00e9lite \u00e8 pi\u00f9 redditizio fare affari con il Cremlino, anche a costo del sangue. Oggi \u00e8 il sangue ucraino. Domani potrebbe essere sangue lituano, finlandese, ceco, polacco, ma anche tedesco o francese\u2026 Dobbiamo evitare che questo accada\u201d.<\/p>\n<p><em>Morawiecki sviluppa qui il nucleo della sua argomentazione sul conflitto in Ucraina, presentando il punto di vista di un leader dell\u2019Europa centrale per il quale la guerra riflette e deriva dalla cecit\u00e0 dei principali leader europei nei confronti della Russia di Putin.<\/em><\/p>\n<p><em>La politica precedentemente denunciata del Wandel durch Handel (o \u201ccommercio morbido\u201d), che si basa sullo scambio economico per provocare un cambiamento politico nei regimi autoritari, ha i suoi limiti in questo caso. Se la dipendenza di diverse economie europee dal gas russo riguarda anche la Polonia e i Paesi dell\u2019Europa centrale, i gasdotti del Mar Baltico che collegano la Germania direttamente alla Russia (NordStream) hanno dato l\u2019impressione che gli Stati dell\u2019Europa centrale e orientale siano stati sacrificati agli interessi economici tedeschi. Ci\u00f2 convalida tragicamente gli avvertimenti di lunga data di diversi leader politici della regione, compresi quelli del PiS.<\/em><\/p>\n<p>Oggi, 3. Queste lezioni dovrebbero indurci a porre la domanda fondamentale: quali sono i valori europei e cosa li minaccia? Mi concentrer\u00f2 ora su questa terza \u201cgrande domanda\u201d.<\/p>\n<p>In termini di prosperit\u00e0 materiale, viviamo nei tempi migliori. Ma questa prosperit\u00e0 ha ucciso il nostro spirito? Ci interessa ancora ci\u00f2 per cui viviamo? Saremmo pronti a difendere le nostre case, i nostri cari, la nostra nazione, se venissero attaccati?<\/p>\n<p>Questa tensione tra il regno dello spirito e quello della materia non \u00e8 nuova. Dopotutto, ci troviamo nell\u2019universit\u00e0 in cui Hegel era professore. In letteratura, pochi hanno affrontato questo problema come il grande Thomas Mann, \u201cla coscienza della Germania\u201d all\u2019epoca dei crimini nazisti tedeschi. Gli eroi di Mann aspirano a un significato pi\u00f9 alto della vita, non solo all\u2019accumulo di beni e al loro consumo.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, molti europei sono arrivati a credere che il consumo, cosparso di affermazioni superficiali sui \u201cvalori europei\u201d, sia la fase finale della storia. Noi ci opponiamo a questo approccio. Colpire gli altri con la frusta dei \u201cvalori europei\u201d senza concordare sulla loro definizione o capire quali cambiamenti devono essere apportati dagli Stati europei \u00e8 autodistruttivo, nel senso di Thomas Mann.<\/p>\n<p>In passato, il simbolo dell\u2019Europa era l\u2019antica agor\u00e0. Un luogo in cui ogni cittadino poteva esprimersi su un piano di parit\u00e0. Oggi l\u2019agor\u00e0 europea \u00e8 troppo spesso sostituita dagli uffici delle istituzioni di Bruxelles, dove le decisioni vengono prese a porte chiuse.<\/p>\n<p>Come disse una volta un politico europeo a proposito del meccanismo delle istituzioni europee: \u201cDecretiamo qualcosa\u2026 Se non ci sono proteste perch\u00e9 la maggior parte delle persone non capisce cosa \u00e8 stato attuato, continuiamo passo dopo passo \u2013 fino al punto di non ritorno\u201d.<\/p>\n<p>La strada per trasformare l\u2019UE in un\u2019autocrazia burocratica \u00e8 breve.<\/p>\n<p>Oltre alle nuove circostanze geopolitiche, si sta decidendo anche il destino dell\u2019Unione europea. Sar\u00e0 una comunit\u00e0 democratica o una macchina burocratica e una struttura centralizzata?<\/p>\n<p>La politica \u00e8 sempre una questione di scelte. Ma questa scelta deve essere fatta alle urne, non nell\u2019intimit\u00e0 degli uffici dei burocrati. Vogliamo davvero un\u2019\u00e9lite cosmopolita paneuropea con un potere immenso ma senza mandato elettorale?<\/p>\n<p><em>Il discorso si orienta verso il dibattito sui \u201cvalori europei\u201d, che \u00e8 valso alle cosiddette democrazie \u201cilliberali\u201d di Polonia e Ungheria una procedura di infrazione contro lo Stato di diritto, avviata ai sensi dell\u2019articolo 7 del Trattato sull\u2019Unione europea (TUE). Mateusz Morawiecki denuncia questa procedura, criticando al contempo un\u2019\u00e9lite \u201ccosmopolita\u201d e burocratica, in un filone simile a quello di altri discorsi euroscettici. La sua argomentazione riecheggia quella del filosofo Ryszard Legutko, europarlamentare del PiS, il cui libro The Demon in Democracy. Totalitarian Temptations in Free Societies (Encounter Books, 2016; tradotto in francese come Le diable dans la d\u00e9mocratie. Totalitarian Temptations in the Heart of Free Societies, \u00c9ditions de l\u2019Artilleur, 2021) \u00e8 stato ampiamente diffuso nelle reti conservatrici internazionali, in Europa e negli Stati Uniti.<\/em><\/p>\n<p>Metto in guardia tutti coloro che vogliono creare un superstato governato da una ristretta \u00e9lite. Se ignoriamo le differenze culturali, il risultato sar\u00e0 l\u2019indebolimento dell\u2019Europa e una serie di rivolte, forse anche una nuova Primavera delle Nazioni come quella del 1848.<\/p>\n<p>All\u2019epoca, i tedeschi fecero un notevole sforzo per costruire uno Stato unito e moderno. Dovettero aspettare vent\u2019anni per ottenere risultati politici, ma furono vittoriosi. Oggi ci troviamo di fronte a un dilemma simile. Se i leader europei, come gli aristocratici di Metternich dell\u2019epoca, preferiscono il potere elitario e l\u2019imposizione dei loro valori dall\u2019alto, alla fine incontreranno resistenza. Pu\u00f2 arrivare prima o poi, ma \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p>Vale la pena tornare alla domanda di fondo: quali sono i valori europei?<\/p>\n<p>E soprattutto: cos\u2019\u00e8 l\u2019Europa? La sua storia non \u00e8 iniziata qualche decennio fa. L\u2019Europa ha pi\u00f9 di due millenni. L\u2019Europa si nutre dell\u2019eredit\u00e0 degli antichi greci, dei romani e del cristianesimo. Queste sono le nostre radici, da cui cresciamo e da cui non possiamo staccarci.<\/p>\n<p><em>Morawiecki promuove una visione dell\u2019Europa come civilt\u00e0, una base culturale comune con una storia secolare. Ci\u00f2 fa eco a una critica della storia ufficiale europea diffusa in Europa centrale, che viene criticata per aver presentato una storia che sopravvaluta l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019Illuminismo e stigmatizza le nazioni, a scapito dell\u2019eredit\u00e0 dell\u2019antichit\u00e0 greco-romana e del cristianesimo. Cfr. Piattaforma della Memoria e della Coscienza Europea, \u201cLa Casa della Storia Europea. Relazione sull\u2019esposizione permanente\u201d, 30 ottobre 2017.<\/em><\/p>\n<p><em>Una visione simile dell\u2019Europa come identit\u00e0 e patrimonio culturale si ritrova nella destra conservatrice. Pur non essendo una novit\u00e0, si tratta di una concezione dell\u2019Europa su cui il governo polacco cerca di basare la sua visione di un\u2019Europa delle nazioni, in contrapposizione a un\u2019Europa federale. Si possono citare le riflessioni dello storico belga David Engels, professore all\u2019Instytut Zachodni di Poznan, tra cui il suo \u201cPreambolo di una Costituzione per una Confederazione di Nazioni Europee\u201d, nonch\u00e9 il libro da lui diretto: Renovatio Europae. Plaidoyer pour un renouveau hesp\u00e9rialiste de l\u2019Europe, \u00c9ditions du Cerf, 2019.<\/em><\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 Europa senza cattedrali gotiche o edifici universitari. L\u2019Europa ha sempre volato sulle ali della fede e della ragione. E il modello di istruzione universitaria creato in Europa si \u00e8 diffuso in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 accaduto perch\u00e9 l\u2019universit\u00e0 europea era uno spazio di discussione e di confronto tra idee opposte, l\u2019ambiente pi\u00f9 favorevole alla scoperta della verit\u00e0.<\/p>\n<p>In Europa non dovrebbe esserci spazio per la censura o l\u2019indottrinamento ideologico. Lo abbiamo gi\u00e0 sperimentato in passato, quando le autorit\u00e0 comuniste ci dicevano cosa pensare. Lo hanno sperimentato anche i tedeschi ai tempi di Hitler, quando i libri degli autori liberi di pensare venivano bruciati.<\/p>\n<p>L\u2019Europa dovrebbe essere una cattedrale del bene e un\u2019universit\u00e0 della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, va sottolineato che i vari divieti, le decisioni arbitrarie su ci\u00f2 che pu\u00f2 o non pu\u00f2 essere presentato all\u2019interno delle mura universitarie e la correttezza politica minano l\u2019eterna missione dell\u2019accademia, ossia la ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Anche in questo caso ritroviamo una retorica comune alla destra e all\u2019estrema destra, intorno alla denuncia della \u201ccorrettezza politica\u201d e, pi\u00f9 recentemente, del \u201cwokismo\u201d, che costituirebbero minacce alla libert\u00e0 di espressione, messe qui sullo stesso piano degli autodaf\u00e9 nazisti. A parte la grossolana esagerazione, va notato che, ironia della sorte, sono proprio i governi polacco e ungherese ad aver messo in atto politiche che hanno portato alla riduzione delle opportunit\u00e0 di espressione per i gruppi minoritari (in particolare LGBT) e ad aver condotto campagne contro l&#8217;\u201dideologia di genere\u201d, in particolare nell\u2019istruzione superiore. Si veda David Paternotte e Mieke Verloo, \u201cDe-democratization and the Politics of Knowledge: Unpacking the Cultural Marxism Narrative\u201d, Social Politics: International Studies in Gender, State &amp; Society, vol. 29, n. 3, 2021.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, questi discorsi hanno alcune convergenze con quelli di Vladimir Putin, che viene eretto a eroe \u201canti-sveglio\u201d celebrato da una parte della destra trumpista americana. L\u2019argomentazione di Morawiecki a favore dei valori europei \u201cdemocratici\u201d e \u201cliberali\u201d trova qui i suoi limiti pratici, poich\u00e9 l\u2019ideologia nazional-conservatrice del suo schieramento politico \u00e8 l\u2019antitesi dei valori europei, come definiti nell\u2019articolo 2 del TUE: \u201cL\u2019Unione si fonda sui valori del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell\u2019uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una societ\u00e0 caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidariet\u00e0 e dalla parit\u00e0 tra donne e uomini\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec come proteggiamo il nostro patrimonio materiale, dovremmo proteggere anche il nostro patrimonio spirituale, che consiste in decine di tradizioni culturali e linguistiche diverse. La forza dell\u2019Europa nel corso dei secoli \u00e8 stata la sua diversit\u00e0. Condividiamo valori comuni, ma ogni nazione ha la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>Gleichschalten, uravnilovka, \u00e8 una strada che non porta da nessuna parte.<\/p>\n<p>Germania e Francia sono due attori centrali in Europa.<\/p>\n<p>Nei 75 anni tra il 1870 e il 1945 hanno combattuto tre guerre e solo dopo l\u2019ultima si sono riconciliate.<\/p>\n<p>Questa riconciliazione sta ora dando i suoi frutti nella speciale relazione politica tra Berlino e Parigi. Questa particolare sensibilit\u00e0 reciproca alle logiche e alle sensibilit\u00e0 delle due capitali \u00e8 nata da un passato tragico.<\/p>\n<p>Nell\u2019interesse dell\u2019equilibrio europeo, ma anche a causa di un passato molto pi\u00f9 tragico, \u00e8 necessario lo stesso modello di sensibilit\u00e0 reciproca alle logiche e agli interessi di Varsavia. Oggi, a Varsavia non avvertiamo questa sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Le basi per questa riconciliazione sono state gettate da due grandi europei, Charles de Gaulle e Konrad Adenauer. Entrambi volevano costruire una pace duratura in Europa.<\/p>\n<p>Essi compresero che il rispetto reciproco e la conoscenza delle radici dell\u2019altro erano i presupposti per la cooperazione. Il Cancelliere Adenauer disse: \u201cSe ora ci allontaniamo dalle fonti della nostra civilt\u00e0 europea, nata dal cristianesimo, \u00e8 impossibile per noi non fallire nei nostri sforzi di ricostruire l\u2019unit\u00e0 della vita europea. Questo \u00e8 l\u2019unico modo efficace per mantenere la pace\u201d.<\/p>\n<p>Anche il generale de Gaulle era profondamente consapevole del grande patrimonio culturale dell\u2019Europa e degli orrori della \u201cguerra interna\u201d. De Gaulle disse: \u201cDante, Goethe, Chateaubriand appartengono all\u2019Europa in quanto erano rispettivamente ed eminentemente italiani, tedeschi e francesi. Non sarebbero stati molto utili all\u2019Europa se fossero stati apolidi e se avessero pensato e scritto in una sorta di Esperanto o Volap\u00fck.<\/p>\n<p>La nostra identit\u00e0 di base \u00e8 l\u2019identit\u00e0 nazionale. Io sono europeo perch\u00e9 sono polacco, francese o tedesco, non perch\u00e9 rinnego la mia poligonalit\u00e0 o germanizzazione.<\/p>\n<p>L\u2019odierno tentativo europeo di eliminare questa diversit\u00e0, di creare un uomo nuovo, sradicato dalla sua identit\u00e0 nazionale, equivale a tagliare le radici e a segare il ramo su cui siamo seduti.<\/p>\n<p>Attenzione: possiamo cadere facilmente \u2013 culture forti e dure dittature in altre parti del mondo non aspettano altro. Sarebbero certamente felici di vedere l\u2019Europa cadere nell\u2019insignificanza.<\/p>\n<p>Vorremmo che tutti gli europei dimenticassero le loro lingue e parlassero solo il Volap\u00fck? Io non lo vorrei.<\/p>\n<p>Alcuni cercano di negare il contributo dell\u2019Europa allo sviluppo del mondo perch\u00e9 vedono solo il lato oscuro della storia. In effetti, i Paesi responsabili dello sfruttamento, del colonialismo, dell\u2019imperialismo e di crimini terribili \u2013 come il nazismo tedesco e il comunismo russo, come i crimini commessi nelle colonie \u2013 devono fare ammenda per il proprio passato.<\/p>\n<p>Questo fa parte del nostro DNA europeo: la ricerca della verit\u00e0 e della giustizia. Ma l\u2019Europa storica non \u00e8 solo fonte di vergogna per noi. Lo sviluppo scientifico e la straordinaria prosperit\u00e0 di oggi sono, si potrebbe dire, il frutto dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>La via da seguire per l\u2019Europa non \u00e8 nemmeno la \u201cmondializzazione politica\u201d. Essa deve basarsi sulla propria diversit\u00e0. Il tentativo di unificare artificialmente l\u2019Europa in nome dell\u2019abolizione delle differenze nazionali e politiche porter\u00e0 in pratica al caos e al conflitto tra gli europei.<\/p>\n<p>\u00c8 la cooperazione combinata con la competizione il modo migliore per l\u2019Europa di avere successo nel mondo globale.<\/p>\n<p>Milioni di persone provenienti da tutto il mondo visitano ogni anno Parigi, Roma, Colonia, Madrid, Cracovia, Londra o Praga. La ricchezza di queste belle citt\u00e0 e il loro potere di attrazione risiedono nel fatto che ognuna di esse ha una propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>\u2014\u2014\u2014<\/p>\n<p>Non vogliamo un\u2019Europa che dia un ultimatum: rinunciate volontariamente alla vostra nazionalit\u00e0 o eserciteremo su di voi ogni tipo di pressione politica ed economica.<\/p>\n<p>La Polonia ha accolto milioni di rifugiati negli ultimi mesi. Gli ucraini hanno trovato rifugio da noi. La nostra concezione dei valori europei comprende certamente il sostegno al vicino in difficolt\u00e0. Tuttavia, abbiamo ricevuto solo un aiuto minimo. In questo contesto, vediamo differenze di trattamento tra Paesi che si trovano nella stessa situazione, il che \u00e8 la definizione stessa di discriminazione.<\/p>\n<p><em>Mentre la Polonia \u00e8 stata in prima linea nel fornire armi all\u2019Ucraina e nell\u2019accogliere i rifugiati ucraini, il che ha contribuito ad appianare le sue divergenze con la Commissione europea, l\u2019Ungheria di Viktor Orban sta lottando per prendere le distanze da Putin. L\u2019enfasi posta da Mateusz Morawiecki sull\u2019accoglienza dei rifugiati ucraini in Polonia non deve far dimenticare che, pochi mesi prima dello scoppio della guerra in Ucraina, il governo polacco si era fatto un nome per la sua intransigenza poco ospitale (e poco cristiana, si sarebbe tentati di aggiungere) quando i rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall\u2019Africa centrale si ammassavano al confine tra Polonia e Bielorussia.<\/em><\/p>\n<p><em>Vietando l\u2019accesso ai media e alle ONG nella zona di confine \u2013 le stesse ONG che ora svolgono un ruolo centrale nell\u2019accoglienza dei rifugiati ucraini \u2013 e praticando il metodo del \u201crespingimento\u201d, il governo polacco si \u00e8 posto ancora una volta in contrasto con i trattati europei. Alla luce di questa politica dei rifugiati a due livelli, che distingue tra europei e non europei, cristiani e musulmani, il seguente passaggio sulla \u201cdiscriminazione\u201d di cui la Polonia sarebbe vittima \u00e8 indecente.<\/em><\/p>\n<p>\u2193VOIR PLUS<br \/>\nLa Polonia subisce questa discriminazione anche a causa di una totale mancanza di comprensione delle riforme che un Paese emergente dal post-comunismo doveva intraprendere; a causa del coinvolgimento delle istituzioni europee nei conflitti interni di uno Stato membro con lo slogan di \u201cdifendere lo Stato di diritto\u201d.<\/p>\n<p>Vorrei sottolineare che in Polonia abbiamo la stessa concezione del termine \u201cStato di diritto\u201d che abbiamo in Germania. E ci sono poche cose di cui sono sicuro come il fatto che il mio schieramento politico difende il vero Stato di diritto in misura molto maggiore rispetto ai primi 25 anni dopo il 1989.<\/p>\n<p>Combatte contro l\u2019oligarchia, contro il dominio delle corporazioni professionali chiuse, contro la povert\u00e0 e contro la corruzione. Protegge la Polonia da questi mali. Ma poich\u00e9 questo non \u00e8 l\u2019argomento principale della mia discussione, mi fermo qui.<\/p>\n<p><em>Morawiecki giustifica qui le famose riforme del sistema giudiziario e della magistratura che sono valse alla Polonia una procedura di infrazione dello Stato di diritto.<\/em><\/p>\n<p><em>Possiamo ricordare brevemente le principali misure adottate dal governo polacco dal 2015, che sono tutt\u2019altro che aneddotiche poich\u00e9 minano la separazione dei poteri: nomine di fedelissimi del PiS alla Corte costituzionale; nomina di membri del Consiglio giudiziario nazionale (competente per la nomina dei giudici) sotto il controllo del Parlamento; pensionamento forzato dei giudici della Corte suprema; licenziamento di oltre 150 presidenti e vicepresidenti di tribunale da parte del ministro della Giustizia; istituzione di una nuova camera disciplinare per i giudici della Corte suprema, i cui membri sono selezionati dal Consiglio nazionale della magistratura; avvio di procedimenti disciplinari contro i giudici che applicano alcune disposizioni del diritto europeo o che sottopongono questioni preliminari alla Corte di giustizia dell\u2019Unione europea (CGUE).<\/em><\/p>\n<p><em>La CGUE ha ripetutamente condannato queste riforme, che continuano a essere utilizzate per trasferire o licenziare i giudici. Cfr. Johannes V\u00f6hler, \u201cI \u2018casi polacchi\u2019 e la giurisprudenza sullo Stato di diritto della Corte di giustizia dell\u2019Unione europea\u201d, Europa dei diritti e delle libert\u00e0, marzo 2022\/1, n. 5.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, recenti sentenze della Corte costituzionale hanno stabilito che la Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo e il Trattato sull\u2019Unione europea sono solo parzialmente compatibili con la Costituzione polacca. Questa sfida al principio del primato del diritto dell\u2019UE mina la struttura giuridica su cui si fonda l\u2019integrazione europea.<\/em><\/p>\n<p>\u2193VOIR PLUS<br \/>\nIn un senso pi\u00f9 profondo, il conflitto odierno \u00e8 tra sovranit\u00e0 statale e sovranit\u00e0 istituzionale; tra il potere democratico del popolo alla base e l\u2019imposizione del potere dall\u2019alto da parte di una ristretta \u00e9lite.<\/p>\n<p>Nei duemila anni di esistenza dell\u2019Europa, nessuno \u00e8 mai riuscito a subordinare politicamente l\u2019intero continente. Non funzioner\u00e0 nemmeno oggi.<\/p>\n<p>La visione di un\u2019Europa centralizzata finir\u00e0 esattamente come il concetto di fine della storia annunciato 30 anni fa. Prima ci allontaniamo da questa visione e accettiamo la democrazia come fonte legittima di potere in Europa, migliore sar\u00e0 il nostro futuro.<\/p>\n<p>A proposito, non c\u2019\u00e8 nessuna fine della storia. La storia accelera e porta sfide di proporzioni illimitate.<\/p>\n<p><em>L\u2019opposizione tra la sovranit\u00e0 degli Stati e quella delle istituzioni europee, tra il voto democratico del popolo e l\u2019\u00e9lite cosmopolita, riflette una concezione minimalista della democrazia, come quella difesa da Viktor Orban. Una democrazia puramente formale in cui conta solo la volont\u00e0 della maggioranza espressa attraverso le elezioni, senza pesi e contrappesi, senza gerarchie di norme e senza libert\u00e0 fondamentali che possano essere opposte alla volont\u00e0 dei governanti che, in questa concezione della democrazia, non hanno nulla che impedisca loro di trasformarsi in tiranni.<\/em><\/p>\n<p>\u2193VOIR PLUS<br \/>\nPurtroppo, gran parte dell\u2019attuale \u00e9lite europea opera in una realt\u00e0 alternativa.<\/p>\n<p>Se le \u00e9lite dell\u2019UE si ostinano a difendere la visione di un superstato centralizzato, saranno contrastate da un numero maggiore di nazioni europee. Quanto pi\u00f9 si ostinano, tanto pi\u00f9 feroce sar\u00e0 la ribellione. Non voglio polarizzazione, divisione e caos; voglio un\u2019Europa forte e competitiva.<\/p>\n<p>4. Passiamo ora all\u2019ultima grande questione: come pu\u00f2 l\u2019Europa diventare un polo importante nella corsa alla leadership globale?<\/p>\n<p>Innanzitutto, le politiche dell\u2019Unione devono cambiare. Non nella direzione di una maggiore centralizzazione e di un trasferimento di potere a poche istituzioni chiave e ai Paesi pi\u00f9 forti, ma verso il rafforzamento dell\u2019equilibrio di potere tra i popoli del Nord, dell\u2019Ovest, del Centro, dell\u2019Est e del Sud dell\u2019Europa, e per completare l\u2019integrazione dell\u2019UE con i Balcani occidentali, l\u2019Ucraina e la Moldavia, in linea con i confini geografici dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario chiedersi: quanto seriamente prendiamo la questione della costruzione di un\u2019Unione europea forte e influente?<\/p>\n<p>Oggi l\u2019europeismo si esprime nella visione dell\u2019allargamento, non nell\u2019attenzione a noi stessi e alla centralizzazione dell\u2019UE.<\/p>\n<p>Curiosamente, i Paesi che amano presentarsi come europeisti e proporre un\u2019integrazione ad alta velocit\u00e0 sono allo stesso tempo i pi\u00f9 scettici nei confronti della politica di allargamento e giocano a poker politico.<\/p>\n<p>Non dovremmo parlare dei valori che uniscono l\u2019UE dividendo l\u2019Europa in coloro che meritano di farne parte e coloro a cui \u00e8 negato l\u2019accesso.<\/p>\n<p>Un mercato comune pi\u00f9 ampio e la diversit\u00e0 delle sue risorse economiche ci renderebbero un forte attore globale.<\/p>\n<p>Spesso sento dire che l\u2019UE ha bisogno di riforme per allargarsi. Molto spesso si tratta di una proposta mascherata di federalizzazione e, di fatto, di centralizzazione.<\/p>\n<p>Infatti, lo slogan della \u201cfederalizzazione\u201d \u00e8 una concentrazione del processo decisionale imposta dall\u2019alto.<\/p>\n<p>Secondo gli autori di questa centralizzazione chiamata \u201cfederalizzazione\u201d, il processo decisionale deve passare dall\u2019unanimit\u00e0 alla maggioranza qualificata in una serie di nuovi settori. L\u2019argomento a favore di questa soluzione \u00e8 che sar\u00e0 difficile ottenere l\u2019unanimit\u00e0 di pi\u00f9 di 30 Paesi.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che \u00e8 pi\u00f9 difficile ottenere un parere unificato all\u2019interno di un gruppo pi\u00f9 ampio di Stati. Tuttavia, la domanda \u00e8: dobbiamo pensare che le decisioni debbano essere prese dalla maggioranza, contro gli interessi della minoranza?<\/p>\n<p><em>Mateusz Morawiecki sostiene un riequilibrio geopolitico dell\u2019Unione a favore degli Stati dell\u2019Europa centrale e orientale, giustificato dalla guerra in Ucraina e dalla prospettiva (ancora molto ipotetica) di un\u2019adesione di questi ultimi all\u2019Unione. Questa posizione si accompagna a una messa in discussione dei progetti di federalizzazione (\u201ccentralizzazione\u201d), come quelli avanzati da Scholz e Macron con l\u2019idea di abbandonare il voto all\u2019unanimit\u00e0 in alcuni settori \u2013 a favore di una concezione opposta, quella di un\u2019Unione pi\u00f9 intergovernativa, ancora una volta in nome della sovranit\u00e0 degli Stati nazionali, presumibilmente democratica.<\/em><\/p>\n<p>\u2193VOIR PLUS<br \/>\nHo un\u2019altra proposta da fare: asteniamoci dall\u2019invadere questioni in cui l\u2019interesse nazionale rimane diviso. Facciamo un passo indietro per farne due avanti. Concentriamoci sui settori in cui il Trattato di Roma ha attribuito all\u2019Unione la competenza e lasciamo che il resto sia guidato dal principio di sussidiariet\u00e0.<\/p>\n<p>Da diversi decenni osserviamo il processo di \u201cspill-over\u201d delle competenze dell\u2019UE in nuovi settori. In molti Stati membri viene valutato criticamente. Tuttavia, di recente ha subito un\u2019accelerazione.<\/p>\n<p>La questione della misura in cui gli Stati rimangono \u201cpadroni del trattato\u201d, come ha detto una volta la Corte costituzionale di Karlsruhe, \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante oggi.<\/p>\n<p>Pertanto, se l\u2019UE vuole apportare modifiche al suo processo decisionale che abbiano legittimit\u00e0 democratica e permettano la fiducia reciproca, gli Stati membri devono riacquistare la loro piena autorit\u00e0 sui trattati.<\/p>\n<p>Non possono abbandonare il potere decisionale al \u201cquartier generale di Bruxelles\u201d e alle \u201ccoalizioni di potere\u201d.<\/p>\n<p>In altre parole, rivediamo i settori di competenza di Bruxelles e, guidati dal principio di sussidiariet\u00e0, ripristiniamo un maggiore equilibrio. Pi\u00f9 democrazia, pi\u00f9 consenso, pi\u00f9 equilibrio tra gli Stati e le istituzioni europee. Riduciamo il numero di aree di competenza dell\u2019UE; allora l\u2019Unione, anche con 35 Paesi, sar\u00e0 pi\u00f9 facile da navigare e pi\u00f9 democratica.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 centralizzazione significa pi\u00f9 errori. \u00c8 stato un errore non ascoltare le voci dei Paesi che avevano ragione su Putin. Questo d\u00e0 potere a persone come Gerhard Schroeder, che ha reso l\u2019Europa dipendente dalla Russia e ha messo l\u2019intero continente a rischio esistenziale\u201d.<\/p>\n<p><em>Morawiecki si riferisce al ruolo svolto dall\u2019ex cancelliere tedesco Gerhard Schr\u00f6der che, dopo la fine della sua carriera politica, ha assunto la direzione del consorzio incaricato della costruzione del gasdotto NordStream ed \u00e8 entrato nel consiglio di amministrazione della societ\u00e0 russa Gazprom.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2193VOIR PLUS<\/em><br \/>\nUn esempio: solo pochi mesi fa, nel giugno 2021, si parlava di celebrare la riunione del Consiglio europeo con Vladimir Putin. Come se per allora non ci fosse stata alcuna azione aggressiva da parte della Russia. Dove saremmo senza l\u2019opposizione di Polonia, Finlandia e Stati baltici? Se l\u2019unanimit\u00e0 fosse stata rifiutata?<\/p>\n<p>La politica estera polacca \u2013 in questo contesto \u2013 \u00e8 decisa in elezioni democratiche dai cittadini polacchi \u2013 persone per le quali un vicino aggressivo \u00e8 un problema reale. Non si tratta di persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza e che vedono la Russia solo attraverso il prisma delle opere di Pushkin, Tolstoj o Tchaikovsky.<\/p>\n<p>Oggi non basta parlare di ricostruzione dell\u2019Europa. Dobbiamo parlare di una nuova visione dell\u2019Europa. In modo che la pace e la sicurezza diventino le basi sostenibili dello sviluppo nei decenni a venire.<\/p>\n<p>Se gli ultimi mesi possono essere considerati un successo, \u00e8 certamente grazie alla cooperazione nel campo della sicurezza.<\/p>\n<p>La cooperazione transatlantica e la NATO in particolare hanno dimostrato di essere la pi\u00f9 efficace alleanza di difesa disponibile. Senza il coinvolgimento degli Stati Uniti e \u2013 forse \u2013 della Polonia, l\u2019Ucraina oggi non esisterebbe.<\/p>\n<p>La NATO, che presto sar\u00e0 rafforzata dall\u2019adesione di Finlandia e Svezia, \u00e8 essenziale per la sicurezza dell\u2019Europa. Deve essere rafforzata e sviluppata. Allo stesso tempo, dobbiamo sviluppare le nostre capacit\u00e0 di difesa. Questo \u00e8 ci\u00f2 che sta facendo la Polonia. Stiamo costruendo un esercito moderno, non solo per difenderci, ma anche per aiutare i nostri alleati. Stiamo spendendo fino al 4% del PIL per la difesa, il che \u00e8 possibile solo grazie alle riparazioni delle finanze pubbliche dopo i buchi lasciati dai nostri predecessori. E proponiamo che la spesa per la difesa non sia inclusa nel criterio del Trattato di Maastricht che prevede un limite del 3%.<\/p>\n<p>L\u2019Europa si \u00e8 disarmata; oggi non ha le munizioni e le armi di base per rispondere all\u2019invasione russa. Per non parlare di altre minacce che potrebbero sorgere altrove.<\/p>\n<p>Il mio augurio per i Paesi europei \u00e8 di essere cos\u00ec forti militarmente da non aver bisogno di aiuti esterni in caso di attacco, ma di poter fornire supporto militare ad altri.<\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 cos\u00ec. Senza il coinvolgimento americano, l\u2019Ucraina non esisterebbe pi\u00f9. E il Cremlino sarebbe passato alla sua prossima vittima.<\/p>\n<p>Durante la \u201cdistensione\u201d degli anni Settanta sono stati commessi molti errori. Quell\u2019epoca fin\u00ec con l\u2019invasione sovietica dell\u2019Afghanistan. L\u2019Occidente reag\u00ec correttamente. Questa volta, l\u2019aggressione russa degli ultimi 20 anni non ha destato altrettanta preoccupazione. La sobriet\u00e0 \u00e8 arrivata tardi, il 24 febbraio 2022.<\/p>\n<p>Ora, 4.1 cosa serve ancora per rafforzare la posizione dell\u2019Europa?<\/p>\n<p>Tutti ricordiamo lo slogan della campagna elettorale di Clinton: \u201c\u00c8 l\u2019economia, stupido!\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019epoca, quasi tutti credevano che il denaro fosse un rimedio universale.<\/p>\n<p>Anche in Paesi come la Russia e la Cina, il denaro avrebbe aiutato a sviluppare la classe media e a democratizzare la vita pubblica.<\/p>\n<p>Le cose sono andate diversamente. Oggi sappiamo che l\u2019economia deve andare di pari passo con i desideri sociali e le esigenze di sicurezza.<\/p>\n<p>Molti dei problemi dell\u2019Europa moderna derivano dalla frustrazione dei giovani, le cui prospettive future spesso non sono all\u2019altezza di quelle dei loro genitori. La classe media si sta erodendo in tutta Europa. Un mondo in cui l\u20191% pi\u00f9 ricco accumula pi\u00f9 ricchezza del restante 99% \u00e8 scandaloso. Ed \u00e8 quello che sta accadendo oggi.<\/p>\n<p>I paradisi fiscali, che sarebbe pi\u00f9 corretto chiamare \u201cinferni fiscali\u201d, stanno derubando la classe media e i bilanci pubblici di Germania, Francia, Spagna e Polonia.<\/p>\n<p>La forza dell\u2019Europa deriva principalmente dalla sua base pi\u00f9 solida, la sua robusta classe media. La convinzione che la prosperit\u00e0 e la crescita possano essere condivise non solo da un gruppo di ricchi, ma dall\u2019intera societ\u00e0, \u00e8 stata la forza trainante dello sviluppo occidentale fin dagli anni Cinquanta.<\/p>\n<p>Purtroppo, questa convinzione sta scomparendo e le disuguaglianze stanno aumentando. Questa situazione \u00e8 molto pericolosa perch\u00e9, da un lato, rafforza i movimenti radicali che chiedono la distruzione dell\u2019attuale struttura economica e politica. Dall\u2019altro, scoraggia il lavoro e lo sviluppo.<\/p>\n<p>Dobbiamo invertire questo processo. Perch\u00e9 rischiamo di perdere la corsa a favore dei nostri concorrenti, civilt\u00e0 incallite e intransigenti che organizzano le relazioni sociali ed economiche in modo diverso.<\/p>\n<p>Il nostro compito di politici \u00e8 quello di garantire a tutti una vita onesta. Il mercato del lavoro europeo deve offrire salari dignitosi, facilitare l\u2019ingresso dei giovani nella vita lavorativa e dare loro un senso di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Dobbiamo anche creare le migliori condizioni possibili per la creazione di famiglie. Allora l\u2019Europa avr\u00e0 un futuro luminoso. Le famiglie ben funzionanti sono la base per una vita sana, felice e stabile.<\/p>\n<p>Dobbiamo anche evitare che l\u2019Europa diventi dipendente da altri. La cooperazione con la Cina \u00e8 una grande sfida. \u00c8 un Paese enorme con grandi ambizioni. L\u2019Europa deve, come minimo, essere su un piano di parit\u00e0 con la Cina, il suo partner. La dipendenza dalla Cina \u00e8 una strada che non porta da nessuna parte. \u00c8 un obiettivo che l\u2019Europa deve cercare di raggiungere con urgenza. Oltre alla vittoria dell\u2019Ucraina, questa \u00e8 un\u2019altra grande sfida per gli anni a venire.<\/p>\n<p>Non esistono errori che non possano essere corretti, almeno in parte. Quando sento che il nostro governo ha avuto ragione su Russia e Ucraina, sono soddisfatto. Ma scambierei volentieri anche il pi\u00f9 grande senso di soddisfazione con la volont\u00e0 europea di combattere.<\/p>\n<p>Per una volont\u00e0 politica ancora pi\u00f9 forte \u2013 di continuare a sostenere l\u2019Ucraina. E per la volont\u00e0 di confiscare 400 miliardi di euro di beni russi. Congelarli non \u00e8 sufficiente. La Russia deve rispondere dei suoi crimini e della distruzione materiale che ha causato. I brutali aggressori devono sapere che prima o poi il loro Paese pagher\u00e0 per le perdite causate dalla violenza.<\/p>\n<p>Oggi rivolgo un nuovo appello a tutti i leader europei: \u00e8 tempo di confiscare i beni russi in modo totale e permanente. Ricostruire l\u2019Ucraina e ridurre i costi energetici per i cittadini europei.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 molto pi\u00f9 forte della Russia. Ma oltre al nostro potenziale, dobbiamo avere la volont\u00e0 di usarlo. Se lasciamo che la Russia vinca questa guerra, rischiamo di non perdere solo l\u2019Ucraina. Rischiamo di emarginare l\u2019intero continente.<\/p>\n<p>La conclusione di fondo \u00e8 semplice. Nel mondo contano solo i Paesi forti, efficienti e sicuri di s\u00e9. Putin ha attaccato l\u2019Ucraina perch\u00e9 vedeva gli europei esausti, deboli e inattivi. Un anno dopo, vediamo che si sbagliava. Almeno in parte.<\/p>\n<p>L\u2019Europa non \u00e8 ancora morta, finch\u00e9 vivremo. Ma non \u00e8 ancora vittoriosa.<\/p>\n<p><em>Il riferimento \u00e8 all\u2019inno nazionale polacco: \u201cJeszcze Polska nie zgin\u0119\u0142a, kiedy my \u017cyjemy\u201d (\u201cLa Polonia non \u00e8 ancora morta, finch\u00e9 viviamo\u201d).<\/em><\/p>\n<p>\u2193INOLTRE<br \/>\nSignore e signori, all\u2019inizio ho ricordato che anche molti polacchi si sono laureati all\u2019Universit\u00e0 di Heidelberg: medici, avvocati, filosofi. Uno di loro era il nostro grande poeta, Adam Asnyk. Nella primavera del 1871, proprio nel momento in cui stava nascendo la Germania unificata, anche Asnyk sognava di far rinascere una Polonia indipendente. Cap\u00ec che i grandi compiti potevano essere portati a termine solo attraverso un lavoro paziente e sistematico, grazie allo sforzo collettivo di tutta la comunit\u00e0. Scrisse:<\/p>\n<p>\u201cDisprezzate sempre la vana gloria trionfale,<\/p>\n<p>non applaudire l\u2019oppressore violento<\/p>\n<p>Non venerate l\u2019abbondanza delle vostre sconfitte,<\/p>\n<p>n\u00e9 vantatevi di essere sempre piccoli\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Europa deve dimostrare la sua forza e il suo valore. Questo \u00e8 il nostro momento di \u201cessere o non essere\u201d. Ma, a differenza dell\u2019Amleto di Shakespeare, non possiamo esitare. Nel 1844, quando la Germania assomigliava ancora alle rovine del castello di Heidelberg \u2013 imponente ma incompleto \u2013 il poeta tedesco Ferdinand Freiligrath ammoniva: \u201cDeutschland ist Hamlet! I tedeschi esitano troppo invece di prendere una posizione chiara dalla parte del bene\u201d.<\/p>\n<p>Giovanni Paolo II \u00e8 stato uno dei principali sostenitori dell\u2019unificazione europea. Ha svolto un ruolo chiave nella liberazione delle nazioni europee. E insieme al suo grande successore tedesco, Benedetto XVI, questo singolare duo tedesco-polacco \u00e8 stato una voce importante per il futuro dell\u2019Europa \u2013 la sua direzione, la sua cultura e la sua civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, permettetemi di riassumere le quattro questioni principali che sono state oggetto del mio discorso.<\/p>\n<p>1. In primo luogo, non possiamo costruire il nostro futuro senza imparare dal nostro passato. La storia dimostra che una politica che non rispetta la sovranit\u00e0 e la volont\u00e0 del popolo prima o poi si dissolve in utopia o dittatura. L\u2019Europa ha un futuro luminoso se rispetta la diversit\u00e0 delle sue nazioni.<\/p>\n<p>2. In secondo luogo, il futuro dell\u2019Europa \u00e8 determinato dalla lotta dell\u2019Ucraina per la libert\u00e0 e dal nostro sostegno. \u00c8 nostro dovere sostenere l\u2019Ucraina. Lo spirito combattivo degli ucraini deve essere una fonte di ispirazione e una guida per le nostre azioni.<\/p>\n<p>3. In terzo luogo, una comunit\u00e0 democratica di nazioni, basata sull\u2019eredit\u00e0 greca, romana e cristiana, che promuove la pace, la libert\u00e0 e la solidariet\u00e0, \u00e8 il fondamento dei valori europei. Questi valori hanno costituito la base dell\u2019integrazione europea e possono continuare a essere la forza trainante del continente.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che minaccia di minare queste forze \u00e8 la centralizzazione. Il dominio del pi\u00f9 forte e l\u2019affidamento arbitrario del futuro dell\u2019Europa a una burocrazia senza cuore, che sta cercando di \u201cresettare i valori\u201d. Questo \u201creset\u201d, cio\u00e8 l\u2019accentramento burocratico sotto l\u2019apparenza della \u201cfederalizzazione\u201d, \u00e8 il seme dei grandi conflitti e delle ribellioni sociali che verranno.<\/p>\n<p>4. In quarto luogo, se l\u2019Europa vuole vincere la corsa alla leadership globale, deve trasformarsi. Deve essere pronta ad accettare nuovi Paesi ma anche, di fronte a una comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia, a limitare alcune delle sue competenze.<\/p>\n<p>Di fronte alle minacce esterne, deve rafforzare le proprie capacit\u00e0 difensive. Di fronte alle sfide economiche e sociali, deve costruire una prosperit\u00e0 egualitaria e ordoliberale e lottare contro gli inferni fiscali mascherati da paradisi fiscali.<\/p>\n<p>L\u2019Europa deve mantenere alleanze solide, ma deve anche promuovere la propria indipendenza e non diventare vittima di ricatti energetici o economici.<\/p>\n<p>Un tempo l\u2019Europa era il centro del mondo, rispettata in tutti i continenti. Ci interessa ancora la sopravvivenza dell\u2019Europa e della nostra civilt\u00e0? E non solo se sopravviveranno, ma in quale forma? Abbiamo la volont\u00e0 di essere leader? O forse abbiamo gi\u00e0 accettato di fare da secondo piano? Abbiamo il coraggio di far tornare grande l\u2019Europa? Di rendere l\u2019Europa vittoriosa?<\/p>\n<p>Io credo di s\u00ec.<\/p>\n<p>L\u2019Europa ha un grande potenziale. Esso deriva dalla sua storia e dal suo patrimonio, ma oggi si estende alle sue innumerevoli qualit\u00e0 e vantaggi. L\u2019Europa ha bisogno di determinazione e coraggio.<\/p>\n<p>E sono profondamente convinto che se lavoreremo duramente \u2013 a nome delle nostre rispettive patrie e del continente nel suo complesso \u2013 l\u2019Europa vincer\u00e0.<\/p>\n<p><em>In conclusione, questo \u00e8 il discorso di un capo di governo polacco la cui posizione nel gioco politico europeo sembra essere stata temporaneamente rafforzata dalla nuova situazione aperta dalla guerra in Ucraina.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo scoppio della guerra ha convalidato il punto di vista tradizionalmente diffidente del PiS nei confronti della Russia. La richiesta di un riequilibrio dei rapporti di forza tra gli Stati europei a favore dell\u2019Europa centrale, e in particolare della Polonia, non nasconde il timore di un \u201caccordo\u201d tra i leader europei (guidati da Macron) e Putin, che ricorderebbe ai polacchi il \u201ctradimento di Yalta\u201d. Questo timore di vedere i Paesi dell\u2019Europa centrale e orientale relegati ai margini e sacrificati a vantaggio delle potenze occidentali e russe dovrebbe farci interrogare sulla natura della costruzione europea e sul modo in cui essa integra questa periferia centro-orientale, che vi ha aderito quasi vent\u2019anni fa. Per liberarci da una visione geopolitica ereditata dalla Guerra Fredda, dovremmo prendere sul serio le aspirazioni sovrane delle nazioni poste tra la Germania e la Russia. Questo \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante, ma anche il pi\u00f9 inquietante, del discorso di Morawiecki. Ci\u00f2 non significa, tuttavia, che si debba aderire all\u2019ideologia nazionalista, conservatrice, familista e nativista dell\u2019autore, che \u00e8 evidente in questo testo. \u00c8 dubbio che il governo polacco sar\u00e0 in grado di unire un\u2019ampia coalizione di Stati europei attorno a un\u2019agenda politica di questo tipo. Resta il fatto che l\u2019attuale governo polacco si oppone fermamente a qualsiasi progresso verso un\u2019Europa pi\u00f9 federale e potrebbe coalizzare l\u2019opposizione a tale processo, che riflette ancora una volta una certa paura di essere relegati in un\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>\u2193VOIR PLUS<br \/>\nL\u2019Europa sar\u00e0 vittoriosa!<\/p>\n<p>Grazie per l\u2019attenzione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/03\/26\/le-projet-europeen-de-la-pologne\/\">https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/03\/26\/le-projet-europeen-de-la-pologne\/<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/italiaeilmondo.com\/2023\/04\/03\/la-dottrina-morawiecki-il-piano-della-destra-radicale-polacca-per-riorganizzare-leuropa\/\">https:\/\/italiaeilmondo.com\/2023\/04\/03\/la-dottrina-morawiecki-il-piano-della-destra-radicale-polacca-per-riorganizzare-leuropa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ITALIAEILMONDO (Giuseppe Germinario) Un discorso fondamentale, quello sostenuto nella \u201clectio magistralis\u201d del premier polacco Morawiecki all\u2019universit\u00e0 tedesca di Heidelberg, il 20 marzo scorso. Da leggere con grande attenzione. Un vero e proprio manifesto del particolare nazionalismo conservatore, riemerso e sempre pi\u00f9 radicato purtroppo nel mondo slavo dell\u2019Europa Orientale, ma che ha le punte di espressione pi\u00f9 radicale in Polonia e totalitarie e sempre pi\u00f9 apertamente nazisteggianti in Ucraina. Un testo che lascia una impronta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":25122,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/germinario-italiaeilmondo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-kpw","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78462"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=78462"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78466,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78462\/revisions\/78466"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25122"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=78462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=78462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=78462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}