{"id":78468,"date":"2023-04-06T11:49:00","date_gmt":"2023-04-06T09:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78468"},"modified":"2023-04-05T13:51:38","modified_gmt":"2023-04-05T11:51:38","slug":"parigi-convergenza-di-rabbie-e-di-lotte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78468","title":{"rendered":"Parigi: convergenza di rabbie e di lotte"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Andrea Inglese)<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Insurrezione per motivi meschini<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Secondo certa sinistra ben addottrinata, una contestazione radicale di un governo in carica, con tanto di scioperi, blocchi stradali, manifestazioni non autorizzate e altre azioni di disubbidienza civile dovrebbe essere motivata da altissimi e umanistici principi, non certo dall\u2019aumento del prezzo del carburante, in conseguenza per altro di una virtuosa carbon tax. Invece \u00e8 proprio ci\u00f2 che ha costituito l\u2019innesco di uno dei pi\u00f9 ampi, spontanei e determinati movimenti di contestazione politica del XXI secolo almeno in Europa, ossia il movimento francese dei \u201cgilet gialli\u201d. Non si pu\u00f2 parlare di quanto accade oggi, senza ricordarsi di quanto accadeva nelle piazze francesi prima che l\u2019epidemia di Covid-19 congelasse non solo le proteste, ma la vita intera di tutti noi europei. Dal novembre 2018 al giugno 2019, i gilet gialli non cessarono, autorizzati o meno, di protestare contro il governo Macron, sia con grandi manifestazioni a Parigi sia con una moltitudine di azioni sulle rotatorie ovunque nel paese. Le loro rivendicazioni apparentemente meschine e anti-ecologiche si rivelarono rapidamente di tutt\u2019altra natura, riportando la questione dell\u2019eguaglianza sociale e della rappresentanza democratica al centro della scena pubblica, senza ignorare il contesto della crisi climatica, ben percepito come orizzonte ormai ineludibile di ogni controversia politica.<\/p>\n<p>\u00c8 indubbio che tale movimento fosse di difficile decifrazione rispetto alle opzioni politiche circolanti: la loro identit\u00e0 di classe era incerta, le loro rivendicazioni contraddittorie, la loro storia politica inesistente: non volevano partiti, n\u00e9 leader, n\u00e9 sindacati alla testa dei loro cortei. Il presidente Macron e il suo governo li hanno considerati subito come una pericolosa anomalia, legittimando un\u2019ondata repressiva senza precedenti, che ha valso alla Francia il monito delle istituzioni internazionali (del Consiglio d\u2019Europa e persino delle Nazioni Unite) per l\u2019uso eccessivo della forza da parte della polizia e per la riduzione abusiva del diritto di manifestare. Dal canto suo, la sinistra \u2013 o almeno la sua componente pi\u00f9 istituzionale \u2013 rivel\u00f2 (dentro e fuori il paese) il suo lato benpensante e dirigista. Di fronte a una mobilitazione poco controllabile, costituita dai \u201cbrutti, sporchi e cattivi\u201d della Francia rurale o periferica, ha preferito l\u2019astratta coerenza dottrinaria e le prove inconfutabili d\u2019appartenenza. Peccato che quella coerenza e quelle prove si traducessero ormai in attitudini catastrofiste e rinunciatarie o, all\u2019opposto, in compromessi politici sempre pi\u00f9 al ribasso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/lacrimogeni.JPG\" alt=\"m\" width=\"800\" height=\"574\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"bd8e49af-fccc-428a-b045-eb7cb18ad9af\" \/><\/p>\n<p>Un\u2019incomprensione simile si verifica ora riguardo alla massiccia opposizione contro il nuovo governo Macron, che vuole innalzare l\u2019et\u00e0 pensionabile ai 64 anni dagli attuali 62. In particolar modo, dall\u2019osservatorio italiano ci\u00f2 appare a molti come un capriccio tipico dei francesi, una forma d\u2019irresponsabile anacronismo di fronte alle serissime questioni di bilancio. Da noi, infatti, il lavoro grosso (e \u201csporco\u201d) \u00e8 gi\u00e0 stato fatto con la riforma Fornero del 2011, in seno al governo Monti, un governo \u201ctecnico\u201d e \u201cdi emergenza\u201d, che doveva salvare i conti pubblici italiani nel contesto della grande crisi finanziaria statunitense, ormai abbattutasi sull\u2019Europa e in particolar modo sulla Grecia. Da noi, insomma, le decisioni d\u2019ordine economico e finanziario dell\u2019esecutivo hanno tagliato corto con i capricci del dibattito politico, mostrando che le crisi prodotte dal capitale nella sua forma\u00a0<em>deregolata\u00a0<\/em>(per decisione politica) saranno risolte con il contributo di tutti i lavoratori (per decisione tecnica, ossia \u201capolitica\u201d). Nel frattempo, qualcuno si \u00e8 forse reso conto che esiste una correlazione stretta tra la crisi del 2007 e le ricette tecnocratiche per uscirne negli Stati Uniti e in Europa, da un lato, e la crescita dei populismi di estrema destra in quegli stessi paesi, dall\u2019altro. Da quella data, lo scenario delle decantate democrazie occidentali sembra stretto tra tecnocrazia e populismo, facce di una medesima impasse politica.<\/p>\n<p><strong><em>Discussione di massa versus monologo tecnocratico<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I francesi, giunti alla decima giornata di lotta a livello nazionale (il 28 marzo), si stanno permettendo il lusso d\u2019introdurre nelle due uniche alternative fino ad ora concesse una terza, ossia quella di\u00a0<em>fare politica<\/em>\u00a0secondo uno spirito democratico sancito anche nella carta costituzionale. Fare politica, infatti, non significa (soltanto) formulare delle ricette legislative all\u2019interno di un parlamento, ma anche esprimere in occasioni pubbliche e collettive la propria volont\u00e0, in quanto soggetti (studenti, lavoratori, pensionati) direttamente implicati in una decisione che riguarda la vita di tutti, e in particolar modo il rapporto tra i lavoratori attivi e quelli non pi\u00f9 attivi, nell\u2019ottica di garantire un sistema previdenziale il pi\u00f9 possibile equo. Quello che spesso non \u00e8 apparso chiaro nei resoconti che i media italiani hanno dato della situazione francese, \u00e8 che la contestazione attuale non si limita alla semplice difesa dello\u00a0<em>status quo<\/em>. I francesi in piazza (dai singoli cittadini a tutti i corpi intermedi fino ai partiti di sinistra), vogliono\u00a0<em>partecipare alla discussione su una riforma delle pensioni<\/em>, che \u00e8 sentita da tutti come necessaria. Semplicemente non vogliono farlo nei tempi e secondo i presupposti dettati dall\u2019esecutivo.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019utilizzo da parte del governo dell\u2019articolo 49.3, che impone l\u2019adozione della legge senza voto parlamentare all\u2019Assemblea Nazionale, ogni margine di rettificazione e compromesso con le controparti sindacali \u00e8 stato cancellato, ma lo stesso dibattito collettivo per una proposta alternativa di riforma non ha ovviamente pi\u00f9 senso. Con questo gesto politico Macron e la sua prima ministra hanno gettato nell\u2019insensatezza pi\u00f9 di un milione di persone che, mobilitandosi, aveva cominciato a chiedere conto delle decisioni tecniche, entrando nel vivo delle controproposte provenienti dai sindacati e dai partiti di opposizione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/macron.JPG\" alt=\"m\" width=\"800\" height=\"467\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"1d2f347e-d3dd-4770-86d3-82da22f5f8d6\" \/><\/p>\n<p>Da questione puramente contabile, il finanziamento delle pensioni nelle assemblee sindacali e nei media pi\u00f9 militanti \u00e8 diventato un\u2019occasione per indagare i fondamenti dell\u2019intero sistema pensionistico, i pericoli a cui esso \u00e8 esposto, ma anche i modelli anacronistici sui quali si \u00e8 costruito. La riforma di Macron, in effetti, \u00e8 in linea con un programma che la precede di una trentina d\u2019anni, e che fa parte della pi\u00f9 generale controffensiva neoliberistica nei confronti dello Stato sociale. Gi\u00e0 da tempo istituzioni internazionali come il Fondo Monetario o la Commissione Europea sostengono la riduzione della pensione pubblica per ripartizione, affinch\u00e9 quest\u2019ultima lasci sempre pi\u00f9 spazio alla capitalizzazione individuale, attraverso fondi pensioni o assicurazioni sulla vita. La ripartizione implica un rapporto d\u2019interdipendenza tra attivi e non attivi, tra generazioni diverse, insomma tra membri di una medesima societ\u00e0. \u00c8 quindi l\u2019idea stessa di una pensione basata su una forma di solidariet\u00e0 sociale che \u00e8 messa in questione dal solito credo liberista: il meccanismo previdenziale non pu\u00f2 funzionare bene che se\u00a0<em>ognuno risparmia per se stesso<\/em>, salvo poi doversi affidare ai processi di finanziarizzazione dei fondi pensionistici e ai rischi che essi incorrono. Lo scontro va quindi ben al di l\u00e0 dell\u2019estensione del periodo contributivo e dell\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 per ottenere una pensione piena. Esso riguarda la fisionomia di societ\u00e0 a cui tale riforma rimanda e al tipo di altre riforme con cui fa sistema, e che hanno immancabilmente come obiettivo di accrescere\u00a0<em>l\u2019individualizzazione del rischio<\/em>\u00a0e l\u2019indebolimento dello Stato sociale. D\u2019altra parte, il modello delle carriere su cui \u00e8 costruito l\u2019odierno sistema pensionistico \u00e8 quello basato sulla continuit\u00e0 dell\u2019impiego maschile, che oggi non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile in un mondo dove donne e giovani sono sottoposti a carriere frammentate e pi\u00f9 corte. Non \u00e8 un caso, quindi, che l\u2019imposizione della riforma abbia riattivato non solo le rivendicazioni femministe per un\u2019uguaglianza di stipendi, ma anche la critica a una distinzione dei ruoli, che assegna ancora alla donna il difficile cumulo di lavoro salariato e familiare. Quanto ai giovani, si sentono chiamati in causa proprio perch\u00e9 la \u201cflessibilit\u00e0\u201d del lavoro e lo schiacciamento dei salari a cui sono sottoposti, non permette loro di partecipare in maniera efficace al sistema di ripartizione. Si riconoscono cos\u00ec come doppiamente perdenti, nel presente e nel futuro.<\/p>\n<p><strong><em>Don\u2019t take it personally<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201cNon farne una questione personale\u201d, dicono gli anglosassoni, per non personalizzare i conflitti, mettendoli invece in conto a impersonali leggi della competizione sociale. Se qualcuno ti fa un colpo basso in un contesto professionale, non succede perch\u00e9 gli stai antipatico, ma perch\u00e9 \u201clegittimamente\u201d vuole un posto o uno stipendio migliore. \u00c8 curioso, invece, che i francesi ne facciano davvero una questione personale dell\u2019atteggiamento di Macron nei loro confronti, e colgano nella sua politica un sovrappi\u00f9 di disprezzo classista indirizzato a semplici cittadini senza arte n\u00e9 parte. Dai gilet gialli era gi\u00e0 detestato non solo perch\u00e9 rappresentava gli interessi del padronato, ma anche per il suo specifico stile, per i tratti della personalit\u00e0 che si manifestavano oltre il ruolo istituzionale. Certo, la carica presidenziale del sistema francese facilita questa polarizzazione dello scontento su di una persona singola, ma il presidente attuale vi aggiunge poi un\u00a0<em>physique du r\u00f4le\u00a0<\/em>particolarmente adeguato. Egli incarna in modo esemplare l\u2019<em>autismo<\/em>\u00a0del tecnocrate, che agisce per il bene del popolo, ossia per le superiori esigenze dell\u2019economia mondializzata, senza dover scendere a patti con l\u2019insipienza di quest\u2019ultimo n\u00e9 con le esigenze di una certa \u201cpace sociale\u201d. A differenza del dirigente populista, non cerca di fomentare emozioni e di situarsi in una prossimit\u00e0 pi\u00f9 o meno fittizia con il cittadino. Egli fa valere i principi della ragione economica, dell\u2019efficienza amministrativa, che s\u2019impone al di sopra delle cieche e anacronistiche divisioni ideologiche, ed esibisce senza vergogna una completa mancanza di empatia. Gli effetti di questo stile di governo danno oggi risultati inattesi anche sul campo variegato e frazionato della sinistra: il presidente pu\u00f2 felicitarsi di aver compattato come non succedeva da anni il fronte sindacale, e di aver saldato tra loro lotte di lavoratori e studenti in altri momenti sparpagliate. Dalle raffinerie alla raccolta rifiuti, dai licei alle universit\u00e0, dalla sanit\u00e0 alle ferrovie, l\u2019arco delle azioni di lotta \u00e8 stato quanto mai ampio. Un opinionista televisivo ha voluto precisare che non si trattava, in queste manifestazioni, di una convergenza di lotte, ma di una \u201cconvergenza di rabbie\u201d. Di tanto in tanto, anche le voci ultramoderate dei talk-show politici dicono qualcosa di perspicace.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/pink%20%282%29.JPG\" alt=\"b\" width=\"800\" height=\"394\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"9f846969-c3b7-487d-b828-8c20e42f26e1\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Il futuro si declina al plurale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019attuale orizzonte culturale e politico, la struttura d\u2019insieme delle societ\u00e0, ossia ci\u00f2 che la fa esistere come realt\u00e0 globale, appare sempre di pi\u00f9 come un fantasma, una sorta di ombra impalpabile, in quanto a essa si antepone, nelle rappresentazioni correnti, l\u2019immagine concreta dell\u2019individuo come fonte e destinazione di ogni cosa. Ma nella situazione francese, l\u2019allucinazione ideologica secondo cui \u201cla societ\u00e0 non esiste, ma solo gli individui\u201d, \u00e8 contradetta proprio da questi ultimi, che riconoscono la forza che le loro molteplici\u00a0<em>appartenenze<\/em>\u00a0possono offrire loro. Un giovane da solo non \u00e8 che carne da cannone per le piattaforme digitali e per il marketing, e tutto ci\u00f2 che ottiene su quel versante avr\u00e0 a che fare con eventuali vantaggi legati all\u2019uso\u00a0<em>qui e ora<\/em>\u00a0di un certo prodotto o di una certa risorsa informatica. Il futuro, per\u00f2, non gli \u00e8 concesso con la stessa facilit\u00e0, in quanto esso implica anche un allargamento di orizzonte e la traiettoria individuale finisce per essere percepita come inevitabilmente connessa a traiettorie collettive. Che tipo di lavoro la societ\u00e0 ha approntato per me? Che tipo di garanzie per la mia salute e vecchiaia? In che tipo di mondo mi sar\u00e0 data la possibilit\u00e0 di vivere? Si ridurr\u00e0 tutto a un gioco tra due grandi squadre: i perdenti e i vincenti, come accade in certe serie televisive tanto apprezzate? Nonostante le stregonerie dell\u2019individualismo contemporaneo, il futuro non pu\u00f2 essere immaginato\u00a0<em>sub specie individui<\/em>; esso esige un ripopolamento, e persino un ritrovamento di un orizzonte terrestre: n\u00e9 sulla luna n\u00e9 sul Metaverso. In questo senso l\u2019immaginario\u00a0<em>di un futuro<\/em>\u00a0\u00e8 sempre politico; non si pu\u00f2 immaginare fuori da un\u2019organizzazione sociale complessa, avulso da una\u00a0<em>polis<\/em>. E l\u2019incertezza di futuro \u00e8 ci\u00f2 che caratterizza, nella forma ambivalente della paura e della rabbia, il giovane individuo, ma anche ci\u00f2 che lo pu\u00f2 trasformare in\u00a0<em>studente<\/em>, ossia in un membro di un popolo specifico (gli \u201cstudenti\u201d) che scende in piazza con i \u201clavoratori\u201d, altro popolo specifico, ma alleato. Ed \u00e8 quasi per istinto novecentesco, sedimentato nel corso di tante lotte sociali, che il giovane quando si trova integrato nella trib\u00f9 degli studenti, e quest\u2019ultima si allea a quella dei lavoratori, pu\u00f2 di colpo far paura al potere, e rendere d\u2019un tratto malleabili le istituzioni arbitre dei destini collettivi, che tanto sembravano irrevocabili e anelastiche. Il concorso delle rabbie delle diverse trib\u00f9 e la paura che generano nella controparte politica \u2013 il governo, la presidenza \u2013 permettono alle lotte di rivelarsi e di articolarsi progressivamente. Bisognerebbe quindi correggere l\u2019opinionista su di un punto preciso: la convergenza delle lotte non \u00e8 la stessa cosa che la convergenza delle rabbie, ma quelle non possono esistere senza queste. Solo la rivelazione di uno spazio e un tempo specifici, in cui sofferenze, rabbie e paure possono incontrarsi e riconoscersi, permette di formulare parole d\u2019ordine e proposizioni concrete tipiche della lotta sociale.<\/p>\n<p><strong><em>Crisi di legittimit\u00e0 e involuzione della democrazia<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Macron lo ha detto chiaro e tondo nei primi minuti di un\u2019intervista concessa il 21 marzo scorso: \u201cla folla non ha legittimit\u00e0 di fronte a un popolo che si esprime attraverso le elezioni\u201d. Se chi protesta e sciopera non ha legittimazione per bloccare la riforma, allora la palla passa nel campo della polizia, che dovr\u00e0 semplicemente gestire uno sfogo illegittimo di malcontento. Oltre al muro tangibile di CRS (celerini) in assetto di guerra, i cittadini in lotta dovranno poi essere confrontati al fuoco di fila \u201cdelegittimante\u201d dei media filogovernativi. Quanto agli scioperi, il loro impatto tende, almeno dall\u2019epoca Sarkozy, a essere limitato dagli interventi del prefetto contro i picchetti e dalla garanzia di un \u201cservizio minimo\u201d nei settori pi\u00f9 cruciali.<\/p>\n<p>Naturalmente il discorso di Macron ha una sua innegabile coerenza, ma dimentica le condizioni concrete che determinano la\u00a0<em>sua\u00a0<\/em>legittimit\u00e0 politica. Innanzitutto abbiamo un presidente che al primo turno ottiene solo il 27% dei voti, tallonato da due concorrenti, Le Pen e Melanchon che lo seguono di poco. Al secondo turno, vince contro l\u2019estrema destra, godendo di voti che, piuttosto che sostenerlo, vogliono sbarrare la strada a Le Pen. Due mesi dopo, alle elezioni legislative, il suo partito \u00e8 sanzionato dagli elettori, e perde la maggioranza assoluta in parlamento. Al secondo turno delle legislative pi\u00f9 della met\u00e0 degli elettori non ha votato (53,77%). Malgrado un consenso cos\u00ec fragile, egli non ha esitato a ritenere la contestazione come una semplice minaccia della democrazia, considerandola un fenomeno di ordine pubblico, di cui \u00e8 la polizia ormai a doversi occupare.<\/p>\n<p>Le nostre democrazie, per\u00f2, non si limitano a un\u2019esistenza puramente procedurale, in quanto sono organismi complessi, stratificati e soprattutto prosperano grazie a una specifica \u201ccultura\u201d che le istituzioni fondamentali come la scuola e l\u2019universit\u00e0 trasmettono. Ed \u00e8 per questo motivo che il caso francese \u00e8 particolarmente significativo, in quanto non c\u2019\u00e8 forse nazione in Europa che si vanti pi\u00f9 della Francia, di essere baluardo dei diritti dell\u2019uomo, oltrech\u00e9 modello di spirito critico e cultura democratica nei confronti degli autoritarismi di ogni colore e latitudine, che minacciano il modello occidentale.<\/p>\n<p>Se in termini di politica interna Macron si situa senza ambiguit\u00e0 nel campo della destra, la sua presidenza non cessa di sbandierare un\u2019indole progressista ed esemplare sul piano della politica estera, usufruendo di un\u2019adesione mediatica vasta e indefettibile. Appena nel mondo non occidentale emergono movimenti di piazza piccoli o grandi contro i governi legittimi (Hong Kong, Iran, Russia, Cina, ecc.), vi \u00e8 un\u2019immediata condanna della Francia delle azioni repressive che tali governi mettono in atto. D\u2019altra parte, la formazione scolastica dei giovani e delle giovani francesi non fa che elogiare i valori dell\u2019autonomia dei cittadini e l\u2019importanza dello spirito critico, celebrando una storia della democrazia liberale, in cui non sono escluse componenti \u201cprogressiste\u201d radicali, a partire da quelle che si sono espresse nella Rivoluzione del 1789, nella storia del movimento operaio e della Resistenza, e persino in certe correnti del Sessantotto non demonizzabili, come il femminismo e il movimento gay. \u00c8 chiaro, insomma, che esiste una retorica a livello istituzionale, che nutre e diffonde un\u2019immagine della Francia come nazione \u201cdemocratica\u201d e non certo in un senso esclusivamente procedurale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/studenti.JPG\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"533\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"9c506f8f-71c7-414d-98cc-53960b826994\" \/><\/p>\n<p>Ora questa immagine \u00e8 sempre stata insidiata dall\u2019eredit\u00e0 problematica del passato coloniale e dalle discriminazioni sistematiche di cui \u00e8 oggetto quella parte della popolazione francese che \u00e8 originaria delle ex colonie. Non \u00e8 un caso che per anni sono soprattutto i giovani figli d\u2019immigrati africani, studenti, lavoratori o disoccupati, ad aver fatto esperienza di una brutalit\u00e0 poliziesca molto poco \u201cdemocratica\u201d. La novit\u00e0, oggi, \u00e8 che questa brutalit\u00e0 \u2013 almeno dal movimento dei gilet gialli \u2013 si \u00e8 generalizzata alla gestione dell\u2019ordine pubblico, ogniqualvolta sia in gioco una contestazione di carattere politico. Anche in questo caso la Francia non \u00e8 un\u2019eccezione: Seattle 1999 e Genova 2001 stanno a ricordare che la militarizzazione della polizia \u00e8 un fenomeno non recentissimo in Occidente. Solo la Francia, per\u00f2, in questi anni ha conosciuto una tale costanza di mobilitazioni antigovernative. Ed \u00e8 qui, quindi, che la violenza della polizia si \u00e8 dispiegata nel modo pi\u00f9 durevole e in un contesto di omert\u00e0 giornalistica e mediatica che si \u00e8 prolungato per tutto il periodo dei gilet gialli. Solo oggi, nel corso di questo nuovo ciclo di proteste, il tab\u00f9 della formula \u201cviolenze poliziesche\u201d (\u201cviolences polici\u00e8res\u201d) \u00e8 caduto, ed essa \u00e8 pronunciabile in televisione o sui giornali non solo da esponenti dell\u2019\u201cestrema sinistra\u201d.<\/p>\n<p>Il potere politico, maggior responsabile di questa involuzione nella gestione dell\u2019ordine pubblico, enfatizza dal canto suo la violenza dei manifestanti. Questa violenza esiste, anche se \u00e8 minoritaria, ed \u00e8 una violenza principalmente diretta contro le\u00a0<em>cose<\/em>\u00a0(vetrine di banche, elementi dell\u2019arredo urbano, ecc.).<\/p>\n<p>Ad essa la polizia risponde con una violenza indiscriminata e sproporzionata sui\u00a0<em>corpi<\/em>\u00a0dei manifestanti, con armi che possono mutilare e accecare (pallottole di caucci\u00f9, granate). In tale situazione, e con l\u2019uso delle armi attualmente consentito, il pi\u00f9 pacifico dei manifestanti pu\u00f2 rischiare un\u2019amputazione della mano, cos\u00ec come il pi\u00f9 esagitato \u2013 per aver bruciato un contenitore della spazzatura \u2013 pu\u00f2 rischiare di perdere un occhio. Non si tratta qui di paragonare il caso francese a scenari di repressione in stati democratici dell\u2019America Latina o neppure negli Stati Uniti. Si tratta di capire in quale direzione si sta muovendo uno dei paesi europei che vanta con pi\u00f9 sicurezza il suo DNA democratico. E da questo punto di vista il bilancio \u00e8 tutt\u2019altro che rassicurante. Mentre i turisti annullano viaggi a Parigi, terrorizzati dalle narrazioni internazionali su di una citt\u00e0 \u201cmessa a ferro e fuoco\u201d, persino negli studi televisivi, in Francia, i giornalisti parlano ormai\u00a0<em>per prima cosa<\/em>\u00a0delle azioni violente della polizia, invece di concentrarsi esclusivamente sulle frange pi\u00f9 agitate dei manifestanti.<\/p>\n<p>La partita che si gioca in queste settimane di scioperi e manifestazioni, sia nelle grandi citt\u00e0 che nelle zone rurali \u2013 la lotta contro i bacini idrici, che favoriscono i metodi dell\u2019agricoltura industriale oggi in crisi \u2013 ha un significato simbolico che travalica i limiti sia delle circostanze politiche che l\u2019hanno fatta nascere, sia i confini della nazione entro i quali si svolge. La \u201ccultura democratica\u201d continuer\u00e0 a esistere\u00a0<em>effettivamente<\/em>\u00a0nei regimi che definiamo democratici? Questa cultura, infatti, riconosce la possibilit\u00e0 che i cittadini (almeno) siano in grado di porre domande radicali sul vivere civile e di dissentire con le istituzioni che hanno ereditato. I cittadini francesi mostrano di\u00a0<em>credere\u00a0<\/em>ancora nella cultura democratica in cui sono cresciuti, ed \u00e8 questo che li porta a far emergere una contraddizione maggiore all\u2019interno dell\u2019intera famiglia delle nazioni europee. Com\u2019\u00e8 possibile, da un lato, delegittimare in modo sempre pi\u00f9 violento e sistematico il dissenso sociale nei confronti del nostro modello capitalistico e continuare, dall\u2019altro, a difendere l\u2019idea di una specificit\u00e0 (leggi \u201csuperiorit\u00e0 morale\u201d) dei regimi democratici occidentali?<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/parigi-convergenza-di-rabbie-e-di-lotte\">https:\/\/www.doppiozero.com\/parigi-convergenza-di-rabbie-e-di-lotte<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Andrea Inglese) Insurrezione per motivi meschini Secondo certa sinistra ben addottrinata, una contestazione radicale di un governo in carica, con tanto di scioperi, blocchi stradali, manifestazioni non autorizzate e altre azioni di disubbidienza civile dovrebbe essere motivata da altissimi e umanistici principi, non certo dall\u2019aumento del prezzo del carburante, in conseguenza per altro di una virtuosa carbon tax. Invece \u00e8 proprio ci\u00f2 che ha costituito l\u2019innesco di uno dei pi\u00f9 ampi, spontanei&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-kpC","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78468"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=78468"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78468\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78469,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78468\/revisions\/78469"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=78468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=78468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=78468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}