{"id":78581,"date":"2023-04-12T09:02:07","date_gmt":"2023-04-12T07:02:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78581"},"modified":"2023-04-11T19:04:59","modified_gmt":"2023-04-11T17:04:59","slug":"reportage-dal-donbass-avdiivka-la-battaglia-infinita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78581","title":{"rendered":"Reportage dal Donbass \u2013 Avdiivka, la battaglia infinita"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Gian Micalessin)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Andiuvka5.jpg\" \/><\/p>\n<p><strong>Avdiivka (Donbass)<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSiete qui per vedere la battaglia infinita?\u201d \u2013\u00a0 il comandante Akhra ci squadra con un sorriso tra l\u2019ironico e lo schifato.\u00a0 Akhra non ama i giornalisti. E tantomeno accompagnarli al fronte. \u201cQuesta \u00e8 una guerra, non un teatrino e io non sono il vostro attore. I protagonisti di questa battaglia sono i miei soldati. Se volete raccontate le loro storie andate da loro. Sono loro che combattono ogni giorno\u201d.<\/p>\n<p>Akhra ha 50 anni, mal portati, ed una faccia da mariuolo dell\u2019Est. E\u2019 arrivato qui dall\u2019Abkhazia nel 2014 con un\u2019unica idea, combattere nel nome della Russia.\u00a0 Da allora non ha mai rinunciato al ruolo da protagonista in una battaglia che dura a fasi alterne dal 2014 e rischia di venir ricordata come uno degli scontri pi\u00f9 lunghi e sanguinosi di questo conflitto.<\/p>\n<p>A quel tempo guidava con quattro amici una delle prime unit\u00e0 di volontari russi impegnati sulle linee a nord di Donetsk. Da allora poco \u00e8 cambiato.\u00a0 Negli anni il fronte si \u00e8 trasformato in una crudele ma immobile cornice di rovine fortificate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163217\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Andivka7.jpg\" alt=\"\" width=\"853\" height=\"480\" \/><\/p>\n<p>Un fronte su cui si sono regolarmente infranti i tentativi dei filo-russi di conquistare il centro di Avdiivka e costringere gli ucraini ad arretrare le artiglierie che bersagliano il centro di Donetsk, capoluogo dell\u2019omonima regione del Donbass secessionista e capitale dell\u2019omonima Repubblica Popolare.<\/p>\n<p>Akhra in tutti questi anni \u00e8 sempre stato l\u00ec. Nel frattempo la sua unit\u00e0, nata come un gruppuscolo di poche decine di uomini, si \u00e8 trasformata nella brigata \u201cPietnashka\u201d \u2013 la \u201cbrigata dei cinque\u201d \u2013 in ricordo delle proprie origini.<\/p>\n<p>Oltre al nome ha conservato anche la sua indipendenza. Al pari della pi\u00f9 famosa Wagner di Yevgeny Prigozhin, la \u201cPietnashka\u201d del comandante Akhra \u00e8 rimasta, anche dopo l\u2019annessione dei territori di Donetsk alla Russia dello scorso settembre, una delle poche compagnie militari private attive sul fronte ucraino.<\/p>\n<p>E al pari della Wagner \u00e8 composta quasi esclusivamente da volontari provenienti dalla Russia, dalle Repubbliche ex sovietiche e, in qualche caso, dall\u2019Europa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163208\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Andfiv.jpg\" alt=\"\" width=\"853\" height=\"480\" \/><\/p>\n<p>\u201cAbbiamo avuto anche un italiano con noi, ma \u00e8 tornato a casa qualche anno fa\u201d \u2013 racconta Akhra mentre scendiamo nel piazzale della fabbrica in disuso trasformata in quartier generale della \u201cPietnashka\u201d.<\/p>\n<p>Un quartier generale costretto a spostarsi di settimana in settimana per evitare le salve di missili Himars che a Donetsk colpiscono, con regolarit\u00e0 quotidiana, obbiettivi civili e infrastrutture militari.\u00a0 Pochi minuti dopo nel piazzale si presentano Ivan, un ufficiale della brigata, due soldati e una Bukhanka, un acciaccato e rugginoso furgone prodotto negli anni 60 dalla Uaz sovietica, diventato famoso anche in Occidente grazie ai cartoni animati di Orso e Masha.<\/p>\n<p>\u201cAltri mezzi non ne abbiamo, sono tutti al fronte, dovete accontentarvi di questo ma alla fine vi conviene, viaggiate pi\u00f9 sicuri\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163209\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Andivka-1.jpg\" alt=\"\" width=\"848\" height=\"477\" \/><\/p>\n<p>Le parole di Akhra acquistano un senso solo qualche chilometro dopo quando lo scoppiettante furgone a forma di pagnotta (da cui il soprannome di Bukhanka) incomincia ad affondare in un tratturo di fango e neve.\u00a0 Ivan, l\u2019ufficiale che ci accompagna, intuisce la nostra perplessit\u00e0 e sbotta a ridere. \u201cQuesta Bukhanka\u00a0 \u00e8 pi\u00f9 vecchia di tutti noi, ma\u00a0 per arrivare vivi in trincea\u00a0 \u00e8 meglio lei di un carro armato\u201d\u00a0 \u2013 assicura mentre\u00a0 si stringe l\u2019elmetto al mento e indica il cielo. Il suo incubo, ed il nostro, mentre muoviamo su questo rottame ambulante, sono i micidiali droni quadricotteri ucraini che scovano i bersagli e guidano il fuoco dell\u2019artiglieria.<\/p>\n<p>\u201cCon questa \u2013 ci illude Ivan \u2013 possiamo sembrare civili e farla franca. Con un blindato gli ucraini ci avrebbero gi\u00e0 fatti secchi a colpi di missili o di obice\u201d. Fingiamo di credergli, ma \u00e8 una penosa bugia. Il centro di Donetsk, capoluogo dell\u2019omonimo territorio filo-russo, \u00e8 14 chilometri alle nostre spalle. E un chilometro fa abbiamo passato l\u2019ultimo posto di blocco. Quello oltre il quale si muovono solo i militari diretti alle prima linee di Avdiivka. Dunque neppure la modesta Bukhanka pu\u00f2 regalarci molte garanzie. Per capirlo basta sbirciare dai finestrini incrostati di fango e brina. Centro metri pi\u00f9 avanti, riposano i rottami dilaniati di due furgoni come il nostro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163211\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Avdivka-9.jpg\" alt=\"\" width=\"841\" height=\"473\" \/><\/p>\n<p>\u201cUna settimane fa non c\u2019erano\u201d \u2013 nota preoccupato Viktor, il traduttore russo che c\u2019accompagna. Ivan volta la testa dall\u2019altra parte, finge di non sentire. Ora il sentiero s\u2019infila in una macchia di betulle dove razzi e cannonate hanno fatto strage di rami e tronchi aprendo voragini di mota.<\/p>\n<p>Tutt\u2019attorno riecheggiano i colpi di artiglieria. Un blob ovattato per quelli in uscita, un fragore sismico e una scossa che scuote cuore e budella per quelli in arrivo. Ivan indica il punto in cui la sopraelevata di asfalto converge sopra la macchia di betulle, mentre l\u2019autista, piegato su volante e acceleratore, fa planare l\u2019acciaccato furgone sul tratturo di neve e melma. La salvezza \u00e8 una spianata disegnata tra i piloni di cemento della vecchia autostrada. Mentre i colpi di mortaio e le sventagliate di mitragliatrice riecheggiano sopra le nostre teste la Bukhanka ci scarica davanti ad un bunker scavato sotto la sopraelevata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Guerra di posizione<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Le prime linee ucraine sono quattrocento metri oltre l\u2019autostrada.\u00a0 \u201cItaliano, benvenuto all\u2019inferno\u201d \u2013 mi saluta il soldato Sasha. Ha 27 anni, il volto coperto da un passamontagna e il pugno stretto intorno ad un Ak 12 con silenziatore.<\/p>\n<p>Combatte qui da un po\u2019, ma non ha scordato l\u2019italiano imparato a Padova. \u201cMio padre ci ha lavorato sino al 2014 quando siamo tornati a Mosca a causa delle sanzioni\u201d. A Mosca Sasha non c\u2019\u00e8 rimasto molto. \u201cSe non difendiamo il nostro popolo in queste terre tra non molto lo dovremo difendere combattendo la Nato intorno alla nostra capitale. Per questo mi sono arruolato volontario. Ho scelto questo fronte perch\u00e9 da qui partono i missili Grad e Himars che fanno strage di civili a Donetsk. Ma anche perch\u00e9 avevo sentito parlare della \u201cPietnashka\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163210\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ansdivka2.jpg\" alt=\"\" width=\"839\" height=\"472\" \/><\/p>\n<p>Per capire cosa sia la Pietnashka basta un\u2019occhiata ai soldati accovacciati sotto i piloni di cemento dell\u2019autostrada mentre su quel tetto di asfalto si abbattono raffiche di mitragliatrice e colpi di mortaio.<\/p>\n<p>A fianco di Sasha riposano un circasso dagli occhi a mandorla, un abkhazo e un altro russo. Ma su questo fronte n\u00e9 i volontari della Pietnashka, n\u00e8 l\u2019intervento diretto dell\u2019esercito russo, schieratosi su queste linee dopo l\u2019avvio dell\u2019Operazione Militare Speciale, ha cambiato radicalmente la situazione.<\/p>\n<p>E anche le avanzate delle ultime settimane a nord e a sud della citt\u00e0 potrebbero permetterne l\u2019accerchiamento ma non hanno coinciso con un deciso sfondamento delle linee ucraine che proteggono il centro urbano.<\/p>\n<p>Ivan, Sasha ed altri due soldati ci accompagnano verso un posto d\u2019osservazione lungo il fronte.\u00a0 Appena oltre i piloni dell\u2019autostrada il grigiore di pioggia e foschia lascia intravvedere le postazioni disegnate tutt\u2019intorno al centro della cittadina e, pi\u00f9 a nord, alla fabbrica Avdeyevskiy, un gigantesco complesso industriale da cui usciva, prima della guerra, buona parte del carbon coke consumato dalle industrie metallurgiche europee.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163219\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/4992661635357322251_121-002.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"860\" \/><\/p>\n<p>Le centinaia di granate cadute sull\u2019abitato e sugli insediamenti industriali circostanti hanno trasformato Avdiivka in uno spettrale groviera molto simile a quello gi\u00e0 visto a Mariupol durante l\u2019assedio all\u2019acciaieria Azov. Impossibile riprendere immagini di postazioni, mezzi o armi pesanti: rigidissime restrizioni poste per impedire al nemico la geolocalizzazione delle posizioni tenute dai russi.<\/p>\n<p>\u201cVedi \u2013 mi spiega Ivan \u2013 in tutti questi anni gli ucraini hanno costruito decine di passaggi collegando la zona sotterranea della fabbrica di carbon coke con gli altri impianti. Per questo i nostri colpi d\u2019artiglieria non fanno molto effetto\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Gli obiettivi di Mosca<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Intorno la roccaforte sotterranea si stende uno scenario apocalittico non molto diverso da quello di Bakhmut. In effetti, per quanto l\u2019assedio condotto dai combattenti del Gruppo Wagner 90 chilometri pi\u00f9 a nord abbia mediaticamente oscurato gli altri fronti, Avdiivka resta un punto cruciale dell\u2019offensiva lanciata dall\u2019esercito russo a partire da fine gennaio. Qui Mosca e i suoi alleati puntano soprattutto ad allontanare le linee ucraine dal centro abitato di Donetsk.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163213\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-Battle-Map-Draft-April-22023.jpg\" alt=\"\" width=\"842\" height=\"1279\" \/><\/p>\n<p>Un obbiettivo essenziale per far capire agli abitanti del capoluogo\u00a0\u00a0 che la Russia \u00e8 decisa a garantire la sicurezza di tutti i territori annessi a fine settembre. Pi\u00f9 a nord l\u2019offensiva punta, invece, a chiudere in una morsa i territori della regione del Donetsk ancora nelle mani dell\u2019esercito ucraino. Bakhmut (dove in queste ore anche il centro della citt\u00e0 sembra essere\u00a0 caduto in mano ai russi a quanto rivelato dal Gruppo Wagner) \u00e8 il fulcro di un\u2019operazione ben pi\u00f9 ampia che si snoda dall\u2019asse settentrionale di Svatovo e Kreminna, a nord di Lysychansk, scende verso Marinka a sud di Donetsk e si chiude \u2013 260 chilometri pi\u00f9 sotto \u2013 sul versante meridionale di Vuhledar.<\/p>\n<p>La grande sacca che inizia prender forma \u2013 da Svatovo a nord e Vuhledar a sud \u2013 \u00e8 studiata per chiudersi a ovest di Bakhmut inglobando Kramatorsk e Slovyansk, ovvero gli ultimi territori del Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev. Ovviamente il successo dei piani di Mosca \u2013 come risulta evidente anche qui ad Avdiivk \u2013 \u00e8 seriamente compromesso dalla lentezza delle avanzate frenate su questo fronte, come su quello di Bakhmut, dall\u2019accanita resistenza dell\u2019esercito ucraino.<\/p>\n<p>Un esercito che oltre a difendere postazioni fisse pu\u00f2 contare sull\u2019intelligence messagli a disposizione dalla Nato, sulle forniture di armi occidentali e sulle direttive dei comandi atlantici sempre pronti a garantire una consulenza strategica o tattica.<\/p>\n<p>La trasformazione del conflitto in un\u2019interminabile guerra d\u2019attrito ha sicuramente prodotto enormi vuoti nelle file di entrambi gli schieramenti come dimostrano le cataste di bare viste da chi scrive dentro e fuori l\u2019obitorio dell\u2019ospedale di Lugansk.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163225\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/37_main-v1660280985.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"573\" \/><\/p>\n<p>Avdiivka \u00e8 un altro punto caldo di questa carneficina. Nove anni di guerra hanno trasformato la cittadina, abitata a suo tempo da trentamila abitanti, in una distesa di rovine. A fine marzo tra quelle macerie sopravvivevano, secondo le notizie rimbalzate sui canali ucraini di Telegram, qualche centinaio di abitanti, in gran parte anziani, e un paio di famiglie con cinque bambini.<\/p>\n<p>Ma dal 27 marzo anche il destino di questi sopravvissuti \u00e8 cambiato. Da quel giorno le autorit\u00e0 militari di Kiev hanno trasformato i resti di Avdiivka in un territorio \u201coff limits\u201d imponendo l\u2019evacuazione forzata degli ultimi sopravvissuti, proibendo l\u2019accesso a giornalisti e operatori umanitari, e tagliando tutte le linee telefoniche.<\/p>\n<p>Dietro la misura si nasconde il timore che tra quei sopravvissuti, costretti ad una vita da sepolti vivi in\u00a0\u00a0 cantine e scantinati, si nascondano numerosi filo russi pronti a trasmettere informazioni al nemico e favorirne l\u2019avanzata. In verit\u00e0 le nuove tecnologie tra cui l\u2019impiego di droni rendono in parte obsolete queste paure.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>I limiti delle forze russe<\/u><\/strong><\/p>\n<p>\u201cCon i droni teniamo sotto sorveglianza ogni angolo di quelle rovine, l\u2019unica cosa che non vediamo \u00e8 quello che succede sottoterra\u201d \u2013 mi spiega Serge, un 34enne francese che combatte tra le fila della \u201cPietnashka\u201d da oltre cinque anni ed \u00e8 il responsabile di un\u2019unit\u00e0 d\u2019osservazione dotata di quadricotteri di fabbricazione cinese.<\/p>\n<p>\u201cLa vera assurdit\u00e0 \u2013 si lamenta \u2013 \u00e8 che i russi in otto anni di guerra non abbiano mai capito la necessit\u00e0 di produrre dei droni. Quando se ne sono accorti hanno dovuto chiedergli agli iraniani. Noi invece come tante altre unit\u00e0 ce li siamo comprati su internet grazie alle collette dei nostri sostenitori.\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163220 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/6082171525546488998_121-002.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"961\" \/><\/p>\n<p>Serge, conosciuto come il \u201cgrillo parlante\u201d della Brigata, non lesina le critiche ai comandi russi. \u201cManca il coordinamento, mancano i mezzi e molto spesso mancano le competenze. Su questo fronte la Pietnashka e le altre unit\u00e0 sono in rivalit\u00e0 tra di loro per garantirsi le forniture di auto, armi e munizioni. Ma, cosa ancor pi\u00f9 grave, le varie unit\u00e0, compresa la nostra, non comunicano tra loro e i generali russi non sono in grado di risolvere questi problemi.<\/p>\n<p>Dai primi di febbraio, quando \u00e8 iniziata l\u2019offensiva su questo fronte, siamo avanzati di pochi metri e abbiamo perso un sacco di uomini. Il 7 febbraio ci \u00e8 stato ordinato di avanzare nella zona industriale abbiamo obbedito, ma abbiamo lasciato sul terreno 31 dei nostri ragazzi pi\u00f9 esperti per andare all\u2019assalto di una postazione sotto il fuoco della loro artiglieria. Il tutto per ordine di un generale che non conosceva le posizioni\u201d.<\/p>\n<p>A giustificare l\u2019incompetenza di alcuni generali e gli insuccessi russi ci prova Sergey Gritzay, un 48enne ex tenente colonnello dell\u2019esercito russo che ha scelto di combattere tra le fila della brigata.<\/p>\n<p>\u201cIl problema \u00e8 che negli ultimi vent\u2019anni la Russia non ha mai preso sul serio la possibilit\u00e0 di uno scontro con l\u2019Occidente. Non ci siamo mai sentiti nemici dell\u2019Europa e abbiamo pensato che trattati e negoziati sarebbero bastati, grazie anche alla deterrenza nucleare, a risolvere ogni disputa. Insomma abbiamo considerato la guerra un\u2019eventualit\u00e0 del passato e ci siamo ritrovati a combatterla con generali e unit\u00e0 inadeguate\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163223 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/okupanty.jpg\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"719\" \/><\/p>\n<p>Nonostante questi problemi l\u2019esercito russo e le varie unit\u00e0 di Donetsk a marzo sono riusciti rompere lo stallo ed a muovere verso Krasnogorovka e Vesyoloe, due quartieri nord orientali della citt\u00e0 dove in precedenza erano falliti tuti i tentativi di avanzata.\u00a0 A Kamenka, sempre sul lato orientale della citt\u00e0, invece gli ucraini sarebbero ripiegati consegnando ai russi alcune posizioni.<\/p>\n<p>Due movimenti che potrebbero preludere all\u2019accerchiamento della citt\u00e0 da tre lati sulla falsariga di quanto successo prima a Soledar e poi a Bakhmut. Movimenti che spiegano anche perch\u00e9 le autorit\u00e0 ucraine abbiano deciso di sfollare i civili e chiudere le comunicazioni.<\/p>\n<p>Successi importanti per chi guarda lo scenario complessivo\u00a0\u00a0 dell\u2019assedio, ma irrilevanti per gli occhi sgranati di Stanislav, un volontario appena rientrato da un avamposto oltre la sopraelevata. \u201cSono qui da due mesi e da allora non facciamo altro che avanzare ed indietreggiare mentre i colpi d\u2019artiglieria piovono ovunque.\u00a0 Ogni giorno vedo la morte in faccia, ma in questo inferno non cambia mai niente\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Bombe e mine sulla citt\u00e0 di Donetsk<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Del resto anche gli abitanti dell\u2019area urbana vivono in un certo senso in \u201cprima linea\u201d, esposti all\u2019artiglieria e alle mine lanciate dalle truppe ucraine.<\/p>\n<p>L\u2019avviso diffuso sui telefonini risveglia la citt\u00e0 alle sei di mattina \u201cIn seguito al bombardamento del distretto di Petrovsky a Donetsk nelle vie Pavlov, Pobeditelei Vyatskaya e Lesya Ukrainka sono state trovate delle mine Lepestok . Chiamate il 101 se le trovate\u201d.\u00a0A Donetsk, le mine Lepestok (petalo), soprannome russo degli ordigni a grappolo PFM-1, non sono una novit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163203\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-7.jpg\" alt=\"\" width=\"857\" height=\"482\" \/><\/p>\n<p>Dalla scorsa estate sono il flagello di chi abita nelle zone di Kirovsky e Petrovskyi, i due quartieri sud occidentali affacciati sul fronte di Marinka distante una quindicina di chilometri. Raggiungere le strade in cui sono stati disseminati gli ordigni non \u00e8 difficile. Una volta usciti dal centro e imboccata la Kirova Uliza in direzione sud basta mettersi al seguito del convoglio di camion, furgoni e fuoristrada con le insegne del Ministero per le Situazioni di Emergenza diretto a sirene spiegate verso il distretto Petrovsky.\u00a0 La corsa termina all\u2019inizio di Pobeditelei Vyatskaya, una strada dissestata e fangosa che attraversa un quartiere di modeste casette suburbane circondate da giardini e orti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163196\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-Petal.jpg\" alt=\"\" width=\"857\" height=\"482\" \/><\/p>\n<p>\u201cAlt, alt bloccate il traffico \u2013 grida il capitano Dmitri mentre salta gi\u00f9 dalla Lada Niva e fa segno al camion di mettersi per traverso per chiudere l\u2019accesso alla strada.\u00a0 Dal cassone scendono una ventina di genieri in giubbotto anti proiettile che dopo essersi divisi in squadre di tre o quattro uomini afferrano delle lunghe aste di metallo e incominciano a battere viottoli e abitazioni intorno alla strada principale. Per trovare le mine non occorre spingersi troppo lontano.<\/p>\n<p>La prima \u201cPFM 1\u201d \u00e8 caduta ad appena trenta metri dal camion infilandosi\u00a0\u00a0 tra la melma e la sporcizia di un canale di scolo che costeggia la staccionata di un orto. Solo l\u2019occhio esperto del giovane geniere, pronto a segnalarla appoggiandoci accanto una bandierina rossa, riconosce il profilo di quelle due micidiali alette di plastica mimetica rese praticamente invisibili dal fango e dai ciuffi di erba che le circondano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163197\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-2.jpg\" alt=\"\" width=\"853\" height=\"480\" \/><\/p>\n<p>\u201cQueste per noi militari sono le PFM-1 \u2013 spiega il capitano Dmitri \u2013 ma per i civili che hanno imparato a riconoscerle sono semplicemente \u201cmine petalo\u201d perch\u00e9 dalla forma ricordano il petalo di un fiore. Gli ucraini \u2013 continua il capitano \u2013 le sparano con l\u2019artiglieria dalle retrovie di Marinka, il razzo da 220 mm o la granata da mortaio pesante da 240 mm si aprono in aria e le mine riunite in contenitori da 72 o 36 pezzi si disperdono tutt\u2019attorno. Come vedete sono pericolosissime perch\u00e9 molto spesso affondano nel terreno umido di neve o pioggia. E chi non fa troppa attenzione stenta a vederle anche sull\u2019asfalto\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163204\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-8.jpg\" alt=\"\" width=\"861\" height=\"519\" \/><\/p>\n<p>Lunga 12 centimetri e pesante appena 80 grammi la \u201cPFM 1\u201d \u00e8 la copia esatta della mina americana \u201cBlu 43\u201d impiegata nel 1970 per ostacolare la marcia dei guerriglieri vietcong che dalle piste del cosiddetto \u201csentiero Ho Chi Min\u201d scendevano dalle alture del Laos per poi infiltrarsi nel Vietnam del Sud.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163198\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-6.jpg\" alt=\"\" width=\"841\" height=\"515\" \/><\/p>\n<p>I sovietici dopo averla riprodotta integralmente iniziarono a impiegarla in Afghanistan. Tra il 1979 e il 1989 gli ordigni vennero disseminati intorno ai villaggi controllati dai mujaheddin causando centinaia di mutilazioni tra i bambini che le raccoglievano scambiandole per giocattoli. Per quanto contengano soltanto 40 grammi di esplosivo liquido, insufficiente nella maggior parte dei casi ad uccidere sul colpo un adulto, le mine petalo sono in grado di staccar di netto un piede o una mano. Ma l\u2019insidia peggiore sono le sue dimensioni che la rendono praticamente invisibile.\u00a0 \u201cSiamo terrorizzati \u00e8 la terza volta che le tirano su questo quartiere.<\/p>\n<p>La vita qui sta diventando un incubo\u2026. le troviamo dappertutto\u2026 negli orti, sul marciapiede, sul tetto delle automobili e sui davanzali delle finestre. Siamo terrorizzati non abbiamo pi\u00f9 nemmeno il coraggio di uscir di casa\u201d \u2013 strilla Irina affacciatasi in pigiama da un cancello a lato della strada.\u00a0 \u201cVenite, venite a vedere cosa \u00e8 successo qui\u201d \u2013 urla intanto il capitano Dmitri mentre ci fa segno di seguirlo in una strada laterale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163199\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donertsk-Petal-1.jpg\" alt=\"\" width=\"857\" height=\"601\" \/><\/p>\n<p>Una squadra di suoi uomini ascolta Yuri, un abitante che indica con aria disperata il sentierino tra il cancello esterno della sua casa e l\u2019orto sul retro.\u00a0 \u201cGuardate \u00e8 infestato di mine. Mi sono svegliato sono uscito a dar da mangiare al cane e me le sono trovate ovunque dall\u2019uscita di casa al giardino. Il cane ne stava perfino annusando una\u201d.<\/p>\n<p>Una volta resosi conto che il numero di ordigni piovuti nella notte \u00e8 ben pi\u00f9 alto del previsto Dmitri si porta all\u2019orecchio la radio e chiama l\u2019auto rimasta a lato della strada. Qualche minuto dopo arriva Olga, una donna sottufficiale con in mano un drone e il relativo telecomando.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-163200 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Doinetsk-5.jpg\" alt=\"\" width=\"481\" height=\"598\" \/><\/p>\n<p>\u201cIl problema di questi ordigni \u2013 spiega \u2013 \u00e8 l\u2019auto-attivazione che li fa esplodere dopo un certo numero di ore e rende impossibile il loro disinnesco.\u00a0 Dunque dobbiamo assolutamente trovare tutti quelli finiti sui tetti o intorno alle abitazioni dove al momento non possiamo accedere perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nessuno in casa.\u201d<\/p>\n<p>Mentre il quadricottero si alza in cielo e Olga si concentra sul piccolo schermo un gruppo di genieri si prepara a far brillare gli ordigni ritrovati.<\/p>\n<p>L\u2019operazione, decisamente non molto tecnologica, inizia tagliando a met\u00e0 delle bottiglie di plastica e legando l\u2019imbocco alle aste di metallo. Poi un geniere con visiera e tuta anti-esplosione si avvicina alle mine gi\u00e0 individuate e manovra con l\u2019asta fino a raccoglierle una ad una nella mezza bottiglia di plastica per deporle, infine, su uno spesso straccio imbevuto di benzina.<\/p>\n<p>Il passo successivo \u00e8 dar fuoco allo straccio e attendere, a debita distanza, l\u2019esplosione dell\u2019ordigno. \u201cSiamo costretti a far cos\u00ec perch\u00e9 a causa dell\u2019auto-attivazione e della conseguente esplosione \u2013 di cui non conosciamo i tempi \u2013 non possiamo n\u00e9 disinnescarli, n\u00e9 portarli via rischiando di saltar in aria durante il trasporto\u201d.<\/p>\n<p>Ma i casi pi\u00f9 pericolosi sono quelli in cui l\u2019allarme non si diffonde immediatamente \u2013 \u201cSoprattutto nei primi tempi gli abitanti dei quartieri non si accorgevano che l\u2019esplosione di un razzo era seguita dalla dispersione delle mine e cos\u00ec oltre ad arrivare sul posto con molte ore di ritardo trovavamo dei bambini intenti a curiosare intorno agli ordigni.<\/p>\n<p>Ma quelli sono i casi in cui \u00e8 andata bene. In altri non siamo arrivati in tempo e i bimbi hanno perso braccia e gambe\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Armi vietate e indifferenza internazionale<\/u><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019utilizzo delle mine petalo disseminate per ordine dei comandi di Kiev sui quartieri di una citt\u00e0 da oltre un milione di abitanti e lontano da installazioni militari non sembra produrre alcuna reazione internazionale. N\u00e9 la Nato, n\u00e9 l\u2019Unione Europea, n\u00e9 le Nazioni Unite sono intervenute per condannare e sanzionarne l\u2019impiego Un silenzio inspiegabile trattandosi di un ordigno messo al bando da quel Trattato di Ottawa firmato, fino ad oggi, da 176 paesi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163201\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk-1.jpg\" alt=\"\" width=\"852\" height=\"479\" \/><\/p>\n<p>Inclusa l\u2019Ucraina firmataria sia del trattato nel 2005 sia, nel 2012, di un\u2019intesa con l\u2019Unione Europea e la Nato (pi\u00f9 precisamente con la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nspa.nato.int\/about\/nspo\">NSPO<\/a>\u00a0ovvero l\u2019Organizzazione di approvvigionamento e supporto dell\u2019Alleanza) in base alla quale l\u2019Ue s\u2019impegnava a versare a Kiev 3,6 milioni di euro in cambio dell\u2019impegno a distruggere 3,3 milioni ei quasi 6 milioni di \u201cPFM-1 rimaste nei suoi magazzini dopo l\u2019era sovietica.<\/p>\n<p>Ma da allora l\u2019Ucraina ha proceduto all\u2019eliminazione di appena 568.248 ordigni e ne continua a utilizzare i restanti 5,4 milioni disseminandoli sui territori controllati dai russi.<\/p>\n<p>L\u2019indifferenza di Europa e Alleanza Atlantica non si limita all\u2019impiego delle mine petalo. Come testimoniano il tetto sfondato del teatro dell\u2019Opera, le palazzine sventrate e la sempre pi\u00f9 lunga lista delle vittime, su Donetsk cadono quotidianamente anche i razzi degli americani\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lockheedmartin.com\/en-us\/products\/himars.html\">Himars<\/a>\u00a0e le granate da 155 millimetri sparate dagli obici francesi Caesar.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-163202\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Donetsk.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"483\" \/><\/p>\n<p>Armi che in base agli accordi stretti con la Nato dovrebbero venir impiegate soltanto contro obbiettivi militari. Stranezza ancor pi\u00f9 rilevante nel caso dei razzi lanciati dagli Himars i cui obbiettivi dovrebbero venir preventivamente autorizzati dai comandi americani dopo la disanima delle coordinate e della natura del bersaglio.<\/p>\n<p>Accordi evidentemente non rispettati dai comandi ucraini quando si tratta di allargare la rappresaglia ai principali centri filo russi.<\/p>\n<p>E a rendere ancora pi\u00f9 spietati e indiscriminati i bombardamenti sul centro di Donetsk s\u2019\u00e8 aggiunto l\u2019utilizzo dei droni per colpire obbiettivi civili o, peggio, i soccorritori intervenuti sul luogo di una precedente esplosione. Un\u2019attivit\u00e0 rivendicata palesemente su Tik Tok dove, a fine febbraio, sono comparse le immagini trasmesse da un drone mandato a monitorare gli effetti di un Himars caduto su una palazzina di Donetsk.<\/p>\n<p>Immagini seguite pochi minuti dopo dall\u2019arrivo di un secondo missile che \u2013 grazie alle coordinate fornite dal velivolo senza pilota \u2013 colpiva con devastante precisione un\u2019ambulanza intervenuta sul posto uccidendo quattro soccorritori tra cui due volontarie poco pi\u00f9 che ventenni. Un episodio di inutile crudelt\u00e0 registrato con la stessa indifferenza riservata all\u2019impiego di mine e ordigni proibiti da tutte le convenzioni internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Foto di Gian Micalessin e Ministero Difesa russo<\/p>\n<p>Mappa: @war_mapper e Insititute for the Study of the War<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2023\/04\/reportage-dal-donbass-avdiivka-la-battaglia-infinita\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2023\/04\/reportage-dal-donbass-avdiivka-la-battaglia-infinita\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Gian Micalessin) Avdiivka (Donbass) \u201cSiete qui per vedere la battaglia infinita?\u201d \u2013\u00a0 il comandante Akhra ci squadra con un sorriso tra l\u2019ironico e lo schifato.\u00a0 Akhra non ama i giornalisti. E tantomeno accompagnarli al fronte. \u201cQuesta \u00e8 una guerra, non un teatrino e io non sono il vostro attore. 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