{"id":78639,"date":"2023-04-14T10:39:03","date_gmt":"2023-04-14T08:39:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78639"},"modified":"2023-04-14T10:39:03","modified_gmt":"2023-04-14T08:39:03","slug":"i-fondi-ue-ingrassano-gli-allevamenti-intensivi-penalizzando-i-piccoli-produttori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78639","title":{"rendered":"I fondi UE ingrassano gli allevamenti intensivi, penalizzando i piccoli produttori"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>L&#8217;INDIPENDENTE<\/strong> (Gianapolo Usai)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo articolo voglio illustrare una situazione paradossale che coinvolge le dinamiche dei fondi europei per l\u2019agricoltura e l\u2019allevamento destinati al nostro Paese in particolare.\u00a0Si tratta di fatti portati all\u2019attenzione di recente da\u00a0<a href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/allevamenti-intensivi-lombardia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un\u2019indagine<\/a>\u00a0di\u00a0<em>Greenpeace<\/em>\u00a0sugli allevamenti intensivi in\u00a0<strong>Lombardia<\/strong>, una delle regioni italiane con pi\u00f9 capi di bestiame allevati. Questa indagine ha messo in luce un sistema finanziario europeo malato, di cui \u00e8 bene parlare affinch\u00e9 i consumatori siano ben informati e possano di conseguenza fare scelte di acquisto pi\u00f9 libere e consapevoli. Nessun mezzo di informazione\u00a0<em>mainstream<\/em>, in Italia, ha parlato di queste dinamiche assolutamente perverse relative ai\u00a0<strong>fondi UE<\/strong>\u00a0destinati al nostro Paese. Probabilmente non c\u2019\u00e8 la volont\u00e0 di far emergere i meccanismi e gli interessi economici collegati alla produzione industriale delle carni della Pianura Padana.<\/p>\n<p>In Lombardia ogni anno arrivano soldi pubblici da parte dell\u2019Unione Europea, per finanziare a fondo perduto le aziende che mettono in piedi il sistema di\u00a0<b>allevamento intensivo<\/b>\u00a0di animali, soprattutto suini e bovini.<\/p>\n<p>La cosa per\u00f2 piuttosto scandalosa e inaccettabile di questa situazione \u00e8 che, oltre al fatto di non devolvere gli stessi fondi agli allevamenti biologici e alle piccole aziende agricole gestite secondo il metodo non-intensivo, i soldi vengono devoluti anche ai comuni della Lombardia in cui\u00a0<strong>non si rispettano i limiti di inquinamento previsti<\/strong>\u00a0dalla\u00a0<em><a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?qid=1561542776070&amp;uri=CELEX%3A01991L0676-20081211\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Direttiva Nitrati<\/a><\/em>\u00a0della stessa UE, ovvero quella direttiva che individua le regole da rispettare per non produrre inquinamento dell\u2019aria e del suolo a seguito dell\u2019allevamento di animali e dei loro liquami. E non \u00e8 finita qui: l\u2019Italia infatti\u00a0<strong>paga multe<\/strong>\u00a0ogni anno alla UE proprio perch\u00e9 non rispetta questi limiti. Anche di questa inadempienza tutta italiana non si parla nei giornali e TV mainstream, ma gli unici a darne notizia sono le associazioni ambientaliste come Greenpeace o il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wwf.it\/area-stampa\/direttiva-ue-nitrati-italia-inadempiente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">WWF<\/a>, appunto. Quindi\u00a0<strong>la situazione paradossale<\/strong>\u00a0\u00e8 che il nostro Stato paga multe per inadempienza di leggi europee sugli allevamenti animali, ma al contempo riceve ugualmente ogni anno dei soldi europei per aumentare la produzione di carne negli allevamenti intensivi. Non vi pare che sia un inganno vero e proprio? Soprattutto perch\u00e9 sia i soldi delle multe che lo Stato italiano paga ogni anno, sia i contributi che vengono dati alle aziende di allevamenti intensivi sono tutti\u00a0<strong>soldi pubblici<\/strong>, cio\u00e8 li pagano i cittadini italiani (le multe all\u2019Italia) ed europei (Fondi UE che vanno alle aziende della Lombardia che inquinano).<\/p>\n<h2>Allevamenti intensivi: il caso Lombardia<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-75516 entered td-animation-stack-type0-2 litespeed-loaded\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-1024x683.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-300x200.jpg 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-768x512.jpg 768w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-150x100.jpg 150w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-600x400.jpg 600w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-696x464.jpg 696w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-1068x713.jpg 1068w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi-630x420.jpg 630w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamento-intensivi.jpg 1280w\" data-sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><\/p>\n<p>Questa regione si caratterizza per essere quella con il numero maggiore di allevamenti suini e bovini in Italia. I dati sono chiari: il 50% dell\u2019intero patrimonio suinicolo nazionale \u00e8 allevato nella regione Lombardia (circa\u00a0<strong>4,3 milioni di capi<\/strong>), nonch\u00e9 il 25% dei bovini del nostro Paese. Come spiega la Commissione europea nell\u2019ultima\u00a0<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/HTML\/?uri=CELEX:52018DC0257&amp;from=GA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Relazione sull\u2019applicazione della Direttiva nitrati<\/a>,\u00a0<strong>i liquami degli allevamenti<\/strong>, se non correttamente gestiti, possono essere causa di \u201cnotevoli rischi per l\u2019ambiente\u201d, soprattutto quando si ha \u201cun numero elevato di capi concentrato in uno stesso luogo\u201d. \u00c8 il caso della Lombardia, dove si trovano in media quasi un maiale ogni due abitanti e circa 180 suini per chilometro quadrato. Stando alla Commissione europea, un territorio con una cos\u00ec alta densit\u00e0 di animali \u00e8\u00a0<strong>esposto a elevati rischi ambientali<\/strong>. Questi liquami vengono dapprima raccolti in apposite vasche giganti nei pressi delle aziende di allevamento, e poi sparsi sui terreni agricoli in funzione di fertilizzante e concime. Tuttavia, dobbiamo immaginarci ogni campo agricolo come una vasca da bagno: infatti, ogni terreno \u2013 in base alle sue caratteristiche e al tipo di coltivazione \u2013 pu\u00f2 assorbire un dato quantitativo di deiezioni animali, oltre il quale \u00e8 come se strabordasse. Ed \u00e8 proprio quando l\u2019accumulo \u00e8 eccessivo, che gli effluenti zootecnici possono diventare un pericolo per l\u2019ambiente e per la salute.<\/p>\n<p>\u201cAlcune indagini hanno evidenziato una relazione tra\u00a0<strong>l\u2019esposizione cronica a nitrati<\/strong>\u00a0(sostanze derivate dall\u2019azoto) e una maggiore incidenza di cancro negli adulti\u201d, dichiara Carlo Modonesi, membro del Comitato scientifico dell\u2019Associazione medici per l\u2019ambiente (ISDE). Tanto che l\u2019Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (<strong>IARC<\/strong>), organo dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, li ha inseriti nel gruppo dei \u201c<a href=\"https:\/\/monographs.iarc.who.int\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Classifications_by_cancer_site.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">probabili cancerogeni per l\u2019uomo<\/a>\u201d. Per scongiurare il rischio di cancro, in realt\u00e0, \u201cnon esistono limiti minimi di sicurezza perch\u00e9, nel caso specifico, il rischio zero \u00e8 associato a concentrazioni pari a zero\u201d chiude Modonesi.<\/p>\n<p>Il problema sorge perch\u00e9\u00a0<strong>l\u201911% dei comuni lombardi<\/strong>, secondo i monitoraggi della stessa Regione Lombardia, nel 2018 ha superato i limiti di legge per il carico di azoto (168 comuni su 1.507 del totale). Significa che in questi territori c\u2019\u00e8 un rischio ambientale e un rischio per la salute dei cittadini. E questo rischio \u00e8 collegato alle emissioni di azoto degli allevamenti intensivi. Come spiega a Greenpeace Pierluigi Viaroli, docente all\u2019Universit\u00e0 di Parma ed esperto di eutrofizzazione e qualit\u00e0 delle acque: \u201c<b>Il problema \u00e8 la densit\u00e0 molto alta di allevamenti in poche zone circoscritte<\/b>. Quando si comincia ad avere un allevamento da mille capi bovini o da 5-10 mila capi suini, trovare una\u00a0modalit\u00e0 sostenibile\u00a0di spandimento delle deiezioni \u00e8 difficile\u201d. Quindi lo spandimento di liquami della zootecnia, da risorsa utile al terreno agricolo, rischia di diventare un\u00a0<strong>fattore inquinante<\/strong>.<\/p>\n<h2>Fondi UE, 120 milioni ai comuni che superano il limite di carico di azoto<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-75518 entered td-animation-stack-type0-2 litespeed-loaded\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-1024x682.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-1024x682.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-300x200.jpg 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-768x512.jpg 768w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-150x100.jpg 150w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-600x400.jpg 600w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-696x464.jpg 696w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-1068x712.jpg 1068w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini-630x420.jpg 630w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/allevamenti-bovini.jpg 1280w\" data-sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><\/p>\n<p>Nonostante le prescrizioni della Direttiva europea chiamata\u00a0<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?qid=1561542776070&amp;uri=CELEX%3A01991L0676-20081211\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Direttiva Nitrati<\/a>, ovvero quella direttiva che individua le regole da rispettare per non produrre inquinamento dell\u2019aria e del suolo a seguito dell\u2019allevamento di animali e dei loro liquami,\u00a0<strong>un comune lombardo su dieci non rispetta queste prescrizioni<\/strong>. Eppure, paradossalmente, i fondi dell\u2019Unione europea continuano a finanziare soprattutto gli allevamenti che si trovano nei comuni che hanno sforato il limite annuo di azoto per ettaro. Degli oltre 250 milioni di euro che nel 2018 sono stati destinati agli allevamenti della Lombardia, ben\u00a0<strong>120 milioni<\/strong>\u00a0(quasi il 45%) sono finiti nei 168 comuni che la\u00a0Regione Lombardia\u00a0<a href=\"https:\/\/www.regione.lombardia.it\/wps\/wcm\/connect\/69beae11-0fe1-4b49-972e-c327a96aaeab\/Burl+identificazione+comuni+spandimento.pdf?MOD=AJPERES&amp;CACHEID=ROOTWORKSPACE-69beae11-0fe1-4b49-972e-c327a96aaeab-mYyDOs1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">segnala<\/a>\u00a0come territori dove \u00e8 stato sforato il carico legale di azoto. I fondi UE arrivano ogni all\u2019Italia per il meccanismo della PAC.<\/p>\n<h2>Che cos\u2019\u00e8 la PAC?<\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/agriculture.ec.europa.eu\/common-agricultural-policy\/cap-overview\/cap-glance_it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La PAC (Politica Agricola Comune)<\/a>\u00a0\u00e8 una politica comune ai Paesi dell\u2019Unione europea a sostegno della produzione e del reddito agricoli, alla quale \u00e8 dedicato quasi il 40% del bilancio annuale dell\u2019Ue. Tra gli obiettivi dichiarati, in particolare per la Pac 2021-2027 attualmente in discussione, anche\u00a0<b>la salvaguardia ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici<\/b>. Obiettivi che finora non sembrano essere stati centrati dato che, secondo la stessa Commissione, dal 2012 le emissioni agricole di gas serra in Europa sono in costante aumento. E come si pensa di risolvere questa contraddizione? Aggiustando le cose in maniera pi\u00f9 sostenibile forse? Niente affatto, la Regione Lombardia propone a Bruxelles di\u00a0<strong>innalzare i limiti di legge<\/strong>\u00a0che si riferiscono ai valori inquinanti.<\/p>\n<h2>Regione Lombardia: \u201cAumentare i limiti di spandimento del letame\u201d<\/h2>\n<p>Il Pirellone\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agenzianova.com\/a\/5df3a61eb19af2.08922884\/2734708\/2019-12-13\/lombardia-rolfi-su-fanghi-agricoltura-vietato-spandimento-nei-campi-in-168-comuni-2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ha fatto richiesta<\/a>\u00a0di innalzare ulteriormente i limiti in deroga dello spandimento di liquami. La Direttiva nitrati, infatti, permette la possibilit\u00e0 di arrivare a\u00a0<strong>250 chili\/ettaro di azoto<\/strong>, su richiesta delle singole aziende, anche nelle aree vulnerabili, grazie alla deroga che \u00e8 stata negoziata con Bruxelles dalle regioni Lombardia e Piemonte.<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo chiesto all\u2019Unione europea che il limite allo spandimento venga innalzato oltre l\u2019attuale di 250 chili\/ettaro concesso fino a oggi per le aziende in deroga\u201d dichiara\u00a0<strong>Fabio Rolfi<\/strong>, assessore all\u2019agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia. Il motivo? Perch\u00e9 il numero dei capi allevati in Lombardia non sembra diminuire e di conseguenza neppure la produzione di reflui. Una richiesta di questo genere<strong>\u00a0mira esclusivamente<\/strong>\u00a0ad \u201cagevolare le aziende allo smaltimento del letame\u201d e non tiene in adeguata considerazione gli impatti sull\u2019ambiente e sulla salute.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2023\/04\/14\/i-fondi-ue-ingrassano-gli-allevamenti-intensivi-penalizzando-i-piccoli-produttori\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2023\/04\/14\/i-fondi-ue-ingrassano-gli-allevamenti-intensivi-penalizzando-i-piccoli-produttori\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE (Gianapolo Usai) &nbsp; In questo articolo voglio illustrare una situazione paradossale che coinvolge le dinamiche dei fondi europei per l\u2019agricoltura e l\u2019allevamento destinati al nostro Paese in particolare.\u00a0Si tratta di fatti portati all\u2019attenzione di recente da\u00a0un\u2019indagine\u00a0di\u00a0Greenpeace\u00a0sugli allevamenti intensivi in\u00a0Lombardia, una delle regioni italiane con pi\u00f9 capi di bestiame allevati. 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