{"id":78641,"date":"2023-04-17T11:00:15","date_gmt":"2023-04-17T09:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78641"},"modified":"2023-04-15T09:34:49","modified_gmt":"2023-04-15T07:34:49","slug":"l-evento-spalmato-considerazioni-sullontologia-dellimmaginario-seriale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78641","title":{"rendered":"L\u2019 \u201cevento spalmato\u201d: considerazioni sull\u2019ontologia dell\u2019immaginario seriale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Alessandro Alfieri)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A partire da <a href=\"https:\/\/www.meltemieditore.it\/catalogo\/comunita-seriali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Comunit\u00e0 seriali<\/em> di Massimiliano Coviello <\/a>(Meltemi 2023)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La funzione che le narrazioni seriali post-televisive hanno assunto negli ultimi anni \u00e8 decisiva; esse hanno soppiantato da diversi punti di vista il cinema come motore dell\u2019immaginario, ruolo che la settima arte aveva efficacemente e potentemente ricoperto nel corso di tutto il Novecento. \u00c8 innegabile che l\u2019orizzonte dell\u2019immaginario contemporaneo sia segnato proprio da questa tipologia di produzioni narrative, per le quali aprire o solo sfiorare il dibattito sulla loro presunta \u201cartisticit\u00e0\u201d risulta quanto mai improduttivo e sofistico. \u00c8 chiaro ormai da diverso tempo infatti che la prerogativa spirituale di \u201caprire mondi\u201d e \u201cfondare la verit\u00e0\u201d, una volta ad appannaggio dell\u2019arte, oggi spetta primariamente ai materiali della cultura di massa e ai contenuti audiovisivi della cultura digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altro discorso \u00e8 invece concentrarsi sul valore \u201cestetico\u201d \u2013 e perci\u00f2 stilistico, formale, espressivo \u2013 che queste produzioni seriali dimostrano. Tale valore estetico \u00e8 stato \u201cguadagnato\u201d grazie al passaggio massmediale dalla tecnologia televisiva alle piattaforme digitali dello streaming online, per questo \u00e8 necessario oggi abbandonare \u2013 seppur risulti complicato data l\u2019abitudine linguistica \u2013 la definizione di \u201cSerie TV\u201d, dal momento che il passaggio televisivo (quando presente) risulta un momento sussidiario e secondario rispetto alla trasmissibilit\u00e0 e alla diffusione in rete. Massimo Coviello, nel suo recente <em>Comunit\u00e0 seriali. Mondi narrati ed esperienze mediali nelle serie televisive<\/em>, al di l\u00e0 dell\u2019abitudine linguistico-terminologica approfondisce con metodo il legame tra rinnovamento della narrazione seriale e adozione delle nuove tecnologie digitali, senza dimenticare che la narrazione \u201ca episodi\u201d caratterizza la modernit\u00e0 e la cultura del consumo massivo fin dai tempi della stampa e della radio. Se, come ha messo in evidenza Francesco Ferretti, il carattere \u201cnarrativo\u201d del cervello umano \u00e8 connesso alla tendenza alla persuasione degli atteggiamenti e del linguaggi umani, ponendosi come precondizione antropologica tanto del linguaggio quanto della nostra capacit\u00e0 di configurazione delle esperienze che si dipanano nel tempo in maniera sensata, allora l\u2019attuale tendenza alla narrativizzazione dettata dalla disponibilit\u00e0 e dalla diffusione dei nuovi media si presenta come un rilancio e un potenziamento di una nostra precondizione innata. Tik Tok, le dirette Facebook, le <em>stories<\/em> degli influencers sono tutte tecniche di impostazione narrativa degli eventi della vita, che non a caso rivendicano sempre un\u2019intenzionalit\u00e0 persuasiva rivolta al prossimo (pi\u00f9 o meno astratto e indeterminato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il successo delle serie post-televisive riflette tale situazione, anche perch\u00e9 la nuova serialit\u00e0 si serve esattamente degli stessi dispositivi e della stessa tecnologia <em>mobile<\/em>, avvalendosi della sua versatilit\u00e0 e dei database incommensurabili delle varie piattaforme. Questo passaggio risponde ad esigenze di ordine culturale e sociale legate alla trasformazione del mondo del lavoro: da un\u2019impostazione professionale collegata alla turnistica classica di epoca \u201cmoderna\u201d, alla quale rispondeva la griglia del palinsesto televisivo, si \u00e8 passati alla \u201cliquidit\u00e0\u201d della cultura contemporanea che ha implicato il superamento dello schema rigido del palinsesto per una fruizione pi\u00f9 autonoma da parte dell\u2019utente. Non avendo pi\u00f9 a che fare con gli orari classici, ma lavorando spesso in totale autonomia, i <em>clients<\/em> hanno la possibilit\u00e0 di consumare le narrazioni seriali in <em>binge watching<\/em>, divorando intere serie o scegliendo e calibrando la visione rispetto alla frammentariet\u00e0 della propria esistenza, fatta di relazioni, legami, vicende frammentarie e precarie. Internet ha risposto a tale esigenza di consumo massivo grazie alle piattaforme digitali. In questo passaggio, anche lo stile, le modalit\u00e0 di racconto, la struttura narrativa delle <em>series<\/em> sono cambiati: con l\u2019aumento degli investimenti \u00e8 aumentato anche l\u2019interesse da parte di sceneggiatori, registi, attori e showrunner per questa tipologia di narrazione: si \u00e8 abbandonato lo stile uniforme del formato televisivo per indagare in maniera sperimentale nuove soluzioni, con una ricerca di ordine estetico-creativo enorme, prelevata in buona parte alla nobile tradizione del settore cinematografico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se come afferma Coviello \u201cpermanenza e tendenza alla stabilit\u00e0 sono i caratteri distintivi del personaggio nella serie classica\u201d, il passaggio dalla stereotipizzazione a un personaggio individualizzato ben pi\u00f9 problematico \u00e8 uno degli indici pi\u00f9 chiari del passaggio dalla logica seriale televisiva a quella post-televisiva, un passaggio che ha determinato l\u2019affinamento della scrittura e della definizione dei profili dei caratteri. Coviello, riprendendo la dialettica deleuziana di differenza e ripetizione, afferma che \u201cla serialit\u00e0 contemporanea non fa altro che generare scarti e arborescenze a partire da un nucleo narrativo che ad ogni puntata viene richiamato e rilanciato. <em>La messa in serie \u00e8 una forma della ripetizione<\/em> che riflessivamente espone le aderenze e gli scarti rispetto a se stessa, coinvolgendo lo spettatore nell\u2019espansione trans- e inter- mediale di un mondo\u201d. Questo significa che anche nell\u2019epoca della piena maturit\u00e0 della serialit\u00e0 contemporanea, il personaggio in un modo o nell\u2019altro deve mantenere un nucleo stabile di riconoscimento, seppur nel fondo della dimensione processuale e trasformativa dello stesso personaggio; ne va del riconoscimento da parte del pubblico e soprattutto dell\u2019attrazione seduttiva garantita dalla consapevolezza di ritrovare i propri beniamini ben riconoscibili nei vari episodi, ma d\u2019altronde l\u2019elemento della trasformazione \u2013 spesso dettata dal cinismo smarcante che devia rispetto alle attese costruite sugli episodi precedenti \u2013 \u00e8 diventato in tempi recenti il fattore pi\u00f9 attrattivo. La dialettica di continuit\u00e0 e rottura, di prossimit\u00e0 e svolta, \u00e8 la base ontologica della contorsione concettuale che pertiene alla nozione di evento, per il quale si pu\u00f2 parlare di \u201cassolutamente altro\u201d che per\u00f2, nel momento stesso del suo manifestarsi, rifonda e ristabilisce l\u2019orizzonte del soggetto stabilendo anche un\u2019appartenenza profonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nuova serialit\u00e0 propone una dimensione partecipativa annunciata in vario modo da autori come Henry Jenkins e Jason Mittell; si tratta di un\u2019interattivit\u00e0 che pu\u00f2 venire definita spesso \u201cinvestigativa\u201d, \u00e8 che riguarda su livelli diversi tanto il fruitore abitudinario quanto i membri del fandom pi\u00f9 agguerrito, sia nell\u2019epoca della serialit\u00e0 classica televisiva sia in tempi recenti; \u201cil piacere del testo seriale, gi\u00e0 descritto da Eco, in cui convivono la rassicurante percezione della ripetizione e il desiderio di individuarne gli scarti e le variazioni, si arricchisce della cultura partecipativa promossa dai fan sulla Rete\u201d; se a partire da ci\u00f2 \u00e8 vero che\u00a0 \u201cil formato seriale \u00e8 diventato un vasto serbatoio di racconti che alimentano il bisogno di comunit\u00e0 e ne ridefiniscono i significati\u201d, \u00e8 anche vero che tale bisogno, rilanciato e potenziato all\u2019inverosimile prima con l\u201911 settembre poi con la pandemia di Covid-19, genera un paradosso connesso alle stesse modalit\u00e0 di fruizione di materiali seriali. Da un lato infatti, le pratiche di fandom, la comunicazione social, le bacheche dei social, i meme testimoniano l\u2019esigenza di stabilire una connessione con altri utenti, fruitori della stessa serie o dello stesso genere, dall\u2019altro per\u00f2 il consumo di tali materiali esclude la visione condivisa e si concentra sulla visione isolata, irriducibilmente propria specie se dedicata alla visione del piccolo schermo dello <em>smartphone<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse \u00e8 su un altro piano che si esprime l\u2019efficacia partecipativa dell\u2019immaginario seriale, un piano pi\u00f9 spirituale perch\u00e9 ripropone le medesime peculiarit\u00e0 teoretiche che appartengono all\u2019 \u201cevento\u201d: si tratta della capacit\u00e0 della produzione seriale di ridefinire l\u2019orizzonte di senso, il mondo nel quale la verit\u00e0 si rivela, quello che Paul Ricoeur ha definito \u201cmondo dell\u2019agire e del patire\u201d: \u201cSarebbe riduttivo confinare il ruolo delle narrazioni seriali a una forma di intrattenimento che conferma le paure e i bisogni degli spettatori. Le serie televisive sono una forma di rappresentazione che abita criticamente il contemporaneo: i processi di produzione e distribuzione, i temi che trattano e le modalit\u00e0 della loro ricezione restituiscono, nel loro insieme, un paesaggio grazie al quale \u00e8 possibile osservare le trasformazioni delle forme di vita comunitarie\u201d. Coviello tiene conto delle riflessioni di Ricoeur relative al rapporto tra prefigurazione dell\u2019esperienza (<em>Mimesis I<\/em>), configurazione dell\u2019intreccio dotato di senso (<em>Mimesis II<\/em>), rifigurazione e restituzione al mondo dell\u2019esperienza (<em>Mimesis III<\/em>), e probabilmente \u00e8 proprio sull\u2019ultimo piano dell\u2019argomentazione teorica che bisognerebbe concentrarsi: la nuova serialit\u00e0 ridefinisce il mondo che essa stessa poi si trova a raccontare, esattamente come fa la <em>popular music<\/em> a gradi e livelli differenti ed esattamente come ha fatto il cinema per molto tempo. Come afferma l\u2019autore \u201cla <em>configurazione narrativa <\/em>delle forme seriali complesse \u00e8 uno dei principali strumenti per comprendere e <em>rifigurare<\/em>, proprio a partire dalla cooperazione continua tra universo narrativo e spettatori, il mondo frammentato e iperstimolato dell\u2019agire e del patire contemporaneo\u201d. Perci\u00f2 si tratta di insistere sulla capacit\u00e0 di tali produzioni pop di fondare l\u2019orizzonte di senso, di riplasmare e ristabilire il significato di determinati concetti e parole, o anche di rinnovare le forme di enunciazione e restituzione delle esperienze private o collettive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Coviello fa riferimento all\u2019 \u201cesperienza seriale\u201d: \u201cfatta di appagamento e rinnovamento, di ricezione e interpretazione, di fruizione e partecipazione. Per lo spettatore seriale del nuovo millennio, seguire una storia, osservarne gli sviluppi e appassionarsi ai suoi protagonisti non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente: occorre <em>abitare mondi<\/em>\u201d. \u201cAbitare mondi\u201d nel senso di essere coinvolti in pratiche interattive e comunitarie tipiche del fandom \u00e8 una concezione dell\u2019abitare e di \u201cmondo\u201d probabilmente troppo riduttiva: abitare un mondo significa anche crearlo, lasciare che esso \u201cmondeggi\u201d, rilanciarlo perpetuamente e non limitarsi a \u201craccontarlo\u201d come qualcosa di gi\u00e0 dato e di restituibile narrativamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se come stiamo affermando la nuova serialit\u00e0 rappresenta una delle pi\u00f9 importanti (non l\u2019unica ovviamente) produzioni dell\u2019immaginario contemporaneo, il settore da cui scaturisce la dinamica di fondazione perpetua di senso, nonch\u00e9 i processi relazionali intersoggettivi e i principi valoriali individuali e collettivi, allora riflettere ontologicamente sulla nuova serialit\u00e0 significa attribuire a essa molte delle connotazioni teoriche che solitamente sono attribuite, nel dibattito filosofico contemporaneo, al concetto di \u201cevento\u201d. Ma se l\u2019evento, in grado di fondare la verit\u00e0, ha tra le sue caratteristiche quelle dell\u2019unicit\u00e0, dell\u2019imprevedibilit\u00e0, dell\u2019assoluta alterit\u00e0, allora \u00e8 chiaro che c\u2019\u00e8 bisogno di spiegare meglio questa strana e paradossale corrispondenza, anche perch\u00e9 terminologicamente e concettualmente \u201cserie\u201d ed \u201cevento\u201d si presentano come antinomici. Se \u00e8 vero che l\u2019evento \u00e8 un accadimento la cui unicit\u00e0 \u00e8 tale da rifondare l\u2019orizzonte veritativo, \u00e8 anche vero per\u00f2 che non pu\u00f2 darsi evento senza diffusione massmediale dello stesso. Si tratta di quella interrogazione metafisica, irrisolvibile intellettualmente, che si traduce nel quesito se a venir prima sia l\u2019uovo o la gallina: \u00e8 l\u2019evento in s\u00e9 ad avere una forza tale da catalizzare l\u2019attenzione di media, che poi diffondono la notizia che incide profondamente nella vita e nello spirito collettivo, oppure \u00e8 la diffusione massmediale a far di un accadimento un effettivo evento in grado di fondare ontologicamente la verit\u00e0? Essendo un paradosso, gi\u00e0 messo in evidenza da Gilbert Simondon e Jacques Derrida quando parlano di \u201crapporto transductivo\u201d tra televisione e spettatore \u2013 ovvero un rapporto che fonda nel suo instaurarsi i termini polari del rapporto stesso \u2013 non \u00e8 ovviamente possibile sbrogliarlo e risolverlo logicamente. Va per\u00f2 riconosciuta, in un modo o nell\u2019altro, l\u2019indubitabile funzione del circuito massmediale nell\u2019evento, anche nella capacit\u00e0 che esso ha di retro-fondare il mondo nel quale esso stesso pu\u00f2 manifestarsi\/si \u00e8 manifestato, scardinando l\u2019ordine lineare del tempo: l\u2019evento apre il mondo in tensione verso l\u2019avvenire, ma \u00e8 in grado di ristabilire il rapporto tra presente e passato, perci\u00f2 di ridefinire il passato stesso e ci\u00f2 che lo lega ad esso. Ebbene, oggi tale contorsione appartiene anche alla dinamica di molti prodotti della cultura di massa, che per\u00f2 all\u2019unicit\u00e0 dell\u2019evento (pi\u00f9 assimilabile alla dimensione dello \u201cspettacolo\u201d) sostituiscono una narrazione che in quanto tale pu\u00f2 dimostrarsi anche estremamente durevole e longeva. In altri termini, evento e narrazione possono considerarsi per varie ragioni in contraddizione; parlare di \u201cserie-evento\u201d \u00e8 un ossimoro, anche perch\u00e9 se affermiamo che ci sar\u00e0 un evento lo disinneschiamo, neutralizzando la sua stessa portata metafisica. E se la serie, come afferma Coviello, nelle sue diverse fasi storiche comunque si basa per definizione sulla ripetitivit\u00e0 e sul ritorno \u2013 esattamente come la pratica del <em>plugging <\/em>che Theodor W. Adorno attribuiva alla circolazione delle produzioni musicali radiofoniche, in gradi di garantirsi tautologicamente il loro stesso successo e perci\u00f2 la loro reiterazione \u2013 allora potremmo affermare che la cultura pop spesso si presenta come \u201cevento spalmato\u201d, un evento che ritorna, che si ripete, e che come l\u2019evento <em>strictu sensu<\/em> esprime un\u2019energia spirituale in grado di aprire mondi e stabilire il senso stesso di tale apertura.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/04\/14\/l-evento-spalmato-considerazioni-sullontologia-dellimmaginario-seriale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/04\/14\/l-evento-spalmato-considerazioni-sullontologia-dellimmaginario-seriale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Alessandro Alfieri) A partire da Comunit\u00e0 seriali di Massimiliano Coviello (Meltemi 2023) La funzione che le narrazioni seriali post-televisive hanno assunto negli ultimi anni \u00e8 decisiva; esse hanno soppiantato da diversi punti di vista il cinema come motore dell\u2019immaginario, ruolo che la settima arte aveva efficacemente e potentemente ricoperto nel corso di tutto il Novecento. \u00c8 innegabile che l\u2019orizzonte dell\u2019immaginario contemporaneo sia segnato proprio da questa tipologia di produzioni narrative, per le&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ksp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78641"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=78641"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78641\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78642,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78641\/revisions\/78642"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=78641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=78641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=78641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}