{"id":78697,"date":"2023-04-20T08:22:50","date_gmt":"2023-04-20T06:22:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78697"},"modified":"2023-04-18T10:31:53","modified_gmt":"2023-04-18T08:31:53","slug":"macchine-intelligenti-il-valore-della-differenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78697","title":{"rendered":"Macchine intelligenti? Il valore della differenza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MEGACHIP GLOBALIST (Paolo Bartolini)<\/strong><\/p>\n<h2 class=\"h6 fw-normal text-secondary lh-base\">Un&#8217;ibridazione tra macchine e organismi che non colonizzi i secondi imponendo il principio (falso) che tra artefatti e viventi vi siano solo differenze quantitative. La differenza \u00e8 qualitativa. Ecco come.<\/h2>\n<figure>\n<div class=\"ratio ratio-16x9 mb-1\"><\/div>\n<div class=\"ratio ratio-16x9 mb-1\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid entered lazyloaded\" title=\"ai\u2019atmosphere\" src=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/04\/aiatmosphere.jpg\" alt=\"Macchine intelligenti? Il valore della differenza\" data-aos=\"fade-up\" data-aos-delay=\"1000\" data-lazy-src=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/04\/aiatmosphere.jpg\" data-ll-status=\"loaded\" \/><\/div>\n<\/figure>\n<hr \/>\n<p class=\"small mb-3\">\n<div class=\"article-content lh-lg mb-5\">\n<p>Sulla cosiddetta intelligenza artificiale si disquisisce da tempo, di recente con particolare allarme per una sua diffusione capillare che potrebbe trasformare le nostre vite radicalmente. Rifacendomi a studiosi che si sono interrogati su questa \u201crivoluzione\u201d (in particolar modo penso a\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.vitaepensiero.it\/autore-miguel-benasayag-103677.html\">Miguel Benasayag<\/a><\/strong>\u00a0e ai suoi studi di frontiera tra biologia ed epistemologia) mi soffermo sull\u2019urgenza per noi di concepire un\u2019<strong>ibridazione<\/strong>\u00a0tra macchine e organismi che non colonizzi i secondi imponendo il principio (falso) che tra artefatti e viventi vi siano solo differenze quantitative.\u00a0<strong>La differenza \u00e8 qualitativa<\/strong>\u00a0e ruota attorno, come minimo, a questi punti:<\/p>\n<ul>\n<li>le macchine (anche le pi\u00f9 \u201cevolute\u201d) sono programmate dall\u2019esterno, da altri, e operano secondo criteri di mero funzionamento: non riflettono, non sentono, non pensano. Piuttosto calcolano, in base al programma ricevuto;<\/li>\n<li>le macchine non hanno \u201cmemoria\u201d perch\u00e9 non hanno oblio;<\/li>\n<li>le macchine, digitali e non, sono materiali ma non animate, sono prive di intenzioni e non vivono la co-produzione incessante tra corpo e mondo;<\/li>\n<li>le macchine non hanno il sapere fondamentale che contraddistingue la nostra specie: quello della morte, per il quale ogni cultura umana \u00e8 abitata dal fantasma dell\u2019origine e dalla tensione verso una destinazione insondabile;<\/li>\n<li>le macchine sono costruite secondo logiche\u00a0<em>bottom-up<\/em>, assemblando pezzi e parti estensive; gli organismi, al contrario, sono attraversati da una pura dinamica intensiva, per cui le parti non possono essere concepite mai come a s\u00e9 stanti, ma solo come elementi attivi nelle interrelazioni sistemiche che li co-istituiscono: ogni parte del vivente, in altre parole, \u00e8 complessa e mai semplice;<\/li>\n<li>le macchine sono eccezionalmente potenti sul versante della computazione, ma non frequentano sogni, spirito critico, cura e desiderio.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Con questo si rende necessaria una maggiore attenzione al linguaggio che utilizziamo nel dibattito pubblico.<\/p>\n<div class=\"code-block code-block-6\"><\/div>\n<p>Non esiste un\u2019intelligenza artificiale, esistono capacit\u00e0 enormi di calcolo rese possibili da artefatti sorprendenti che si limitano ad operazioni enormemente complicate, ma lontane dalla complessit\u00e0 della vita, dai suoi intrecci significativi, dall\u2019aspirazione a un bene comune e individuale che non pu\u00f2 ridursi a numeri, procedure astratte e scritture algoritmiche.<\/p>\n<p>Queste mie considerazioni non vanno fraintese: non \u00e8 un intento umanistico a muoverle, bens\u00ec una preoccupazione ecologica in senso pieno.<\/p>\n<div class=\"code-block code-block-7\"><\/div>\n<p>Il futuro \u00e8 gi\u00e0 qui: \u00e8 quello che impone una\u00a0<strong>convivenza tra organismi e artefatti<\/strong>. La battaglia deve darsi, allora, nell\u2019articolazione conflittuale tra questi diversi modi di esistenza, rivendicando \u2013 come ribadisce da anni lo stesso Benasayag \u2013 la differenza che separa il mondo degli oggetti tecnologici e quello dei viventi (in particolare gli umani, ma non solo).<\/p>\n<p>Una differenza che non nega affatto la coevoluzione \u2013 del resto\u00a0<strong>l\u2019umano \u00e8 un essere tecnico che vive del suo agire tecnico<\/strong>, delle sue protesi e degli\u00a0<strong>strumenti esosomatici<\/strong>\u00a0che gli permettono di plasmare le nicchie ecologiche di appartenenza \u2013 ma esige che la vita organica e culturale venga studiata nelle sue peculiarit\u00e0, senza fraintendimenti, senza mitizzare la potenza di alcune tecnologie che la retorica neoliberista e il transumanesimo dipingono come uno stadio superiore di coscienza.<\/p>\n<div class=\"code-block code-block-8\"><\/div>\n<p>Rimettere i limiti e gli equilibri ecologici al centro del nostro interesse, accettando la nostra natura di corpi finiti e abitati da Eros, significa riconoscere l\u2019esigenza di immaginare nuove forme di controllo democratico dell\u2019innovazione tecnologica e mettere in crisi la narrazione corrente che vorrebbe affidare i sogni delle persone a una realt\u00e0 aumentata, liberata dal dolore e dalla mortalit\u00e0.<\/p>\n<p>Non si offendano i progressisti \u201cilluminati\u201d che parlano di rivoluzione digitale,\u00a0<strong>la tecnica \u00e8 stupida, autoreferenziale, prodotta per funzionare secondo criteri di sola efficienza<\/strong>. Il senso le \u00e8 alieno, cos\u00ec come la possibilit\u00e0 di effettuare scelte fuori dalla cornice binaria delle istruzioni ricevute. Le macchine non instaurano dittature, e tanto meno fanno rivoluzioni. Siamo noi, collettivit\u00e0 e singoli, a preparare la dittatura e a spegnere ogni slancio rivoluzionario quando mettiamo questi potenti mezzi al servizio dei fini del tecno-capitalismo.<\/p>\n<p>Intelligenza, del resto, vuol dire anche meditare sul tipo di societ\u00e0 e di convivenza che auspichiamo, trasgredendo quando necessario le norme mortifere di una razionalit\u00e0 calcolante, strumentale e industriale dissociata e patologica. Vivere una vita significa\u00a0<strong>uscire dalla contabilit\u00e0 del dare per avere<\/strong>, dal tornaconto a ogni costo, fino al dono di s\u00e9.<\/p>\n<p>Ma soprattutto, e in ultimo, vivere \u00e8 un processo che espone al fallimento esistenziale o alla gioia, non banalmente a\u00a0<strong>\u201cerrori\u201d di calcolo<\/strong>. Ne va di noi in ogni azione, e non di un generico funzionamento scollegato dal desiderio che nutre ogni fibra del nostro essere.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/cervelli-in-fuga\/2023\/04\/13\/macchine-intelligenti-il-valore-della-differenza\/\">https:\/\/megachip.globalist.it\/cervelli-in-fuga\/2023\/04\/13\/macchine-intelligenti-il-valore-della-differenza\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP GLOBALIST (Paolo Bartolini) Un&#8217;ibridazione tra macchine e organismi che non colonizzi i secondi imponendo il principio (falso) che tra artefatti e viventi vi siano solo differenze quantitative. La differenza \u00e8 qualitativa. Ecco come. Sulla cosiddetta intelligenza artificiale si disquisisce da tempo, di recente con particolare allarme per una sua diffusione capillare che potrebbe trasformare le nostre vite radicalmente. 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