{"id":78888,"date":"2023-04-27T11:43:17","date_gmt":"2023-04-27T09:43:17","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78888"},"modified":"2023-04-26T18:46:46","modified_gmt":"2023-04-26T16:46:46","slug":"parliamo-di-piu-della-ricchezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78888","title":{"rendered":"Parliamo di pi\u00f9 della ricchezza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Mikhail Maslennikov)<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>Molto sappiamo sui bassifondi della societ\u00e0, ma ben poca luce \u00e8 stata fino ad oggi gettata dalla letteratura economica, politologica e sociologica italiana sui ricchi, un gruppo sociale che ha un\u2019ampia capacit\u00e0 di influenzare le dinamiche sociali e condizionare i processi decisionali. La ragione di un simile\u00a0<em>gap<\/em>\u00a0informativo, che ha visto i ricchi oggetto solo di riflessioni occasionali, va probabilmente ricondotta alla percezione erroneamente diffusa che la ricchezza non rappresenti un problema di rilievo, non quanto la povert\u00e0 n\u00e9 le distanze economiche che separano gli individui, a prescindere da quanto siano giustificate.<\/p>\n<p>Il recente saggio di Giulio Marcon,\u00a0<em>Se la classe inferiore sapesse\u00a0<\/em>(edizioni People), offre una rara occasione, scevra da qualsivoglia invidia nei confronti di chi occupa posizioni apicali nella societ\u00e0, per approfondire in modo sistematico la questione della ricchezza e dei ricchi nel nostro paese, esaminare i processi alla base di una divergenza marcata nelle traiettorie di benessere dei nostri concittadini e valutarne il grado di accettabilit\u00e0 in base a criteri condivisi di efficienza ed equit\u00e0. Una prospettiva imprescindibile per chi, a buona ragione, non considera come equivalenti situazioni in cui elevate poste patrimoniali ed alte remunerazioni dipendono da \u201csforzi\u201d e \u201cbravura\u201d personali (o pi\u00f9 in generale da \u201ctitolarit\u00e0 di capacit\u00e0 fuori dal comune\u201d) e quelle in cui le stesse sono frutto dell\u2019esercizio di potere indebito o derivano da vantaggi ingiustificabili come quelli legati all\u2019origine familiare.<\/p>\n<p>Attraverso un mix avvincente di digressioni economiche e sociologiche ed esemplificazioni concrete, il saggio tocca diverse questioni rilevanti quando si affronta il tema della ricchezza. Su tutte, chi sono i ricchi, come si diventa ricchi e quali sono gli impatti per la societ\u00e0 quando la concentrazione di ricchezza e reddito raggiungono livelli insostenibili.<\/p>\n<p>Protagonisti del libro sono i ricchi di patrimonio nostrani e \u2013 coerentemente con lo spostamento dell\u2019origine della ricchezza da patrimonio a lavoro osservabile negli ultimi decenni nel contesto italiano \u2013 i\u00a0<em>working-rich,\u00a0<\/em>ovvero gli individui ricchi grazie al flusso di risorse alimentato da un lavoro estremamente remunerativo. Se ne raccontano il vissuto e le frequentazioni, le rappresentazioni della realt\u00e0 che producono, i gusti, il \u201cconsumo vistoso\u201d e le strategie di distinzione sociale volte a rendere noto il prestigio del proprio rango e a consentire il pi\u00f9 possibile la propria riconoscibilit\u00e0 agli altri. Rari i casi di austera sobriet\u00e0, pi\u00f9 consolidato invece uno sfrenato esibizionismo \u2013 fatto di jet privati, alberghi di lusso, abiti e borse da decine di migliaia di euro, auto di grossa cilindrata, opere d\u2019arte esposte in casa \u2013 che altro non \u00e8 che la \u201criaffermazione simbolica di un rapporto di potere, di una gerarchia che stabilisce una forma di dominio che la ricchezza garantisce\u201d.<\/p>\n<p>Il libro esplora le modalit\u00e0 di accesso alle fasce pi\u00f9 privilegiate della popolazione alla luce della peculiare natura del capitalismo italiano che con riferimento al controllo di non pochi gruppi industriali o all\u2019accesso alle libere professioni preserva ancora oggi i tratti di un \u201caffare di famiglia\u201d, contribuendo alla bassa mobilit\u00e0 intergenerazionale di reddito, ricchezza, status occupazionale e sociale in Italia. Un ascensore sociale bloccato documentato da innumerevoli ricerche empiriche: nel nostro paese i discendenti delle persone collocate oggi nel 10% pi\u00f9 povero, sotto il profilo reddituale, della popolazione avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale. O ancora, i figli dei genitori che appartengono al 20% pi\u00f9 povero, sotto il profilo patrimoniale, dei nostri connazionali sono destinati in quasi 1 caso su 3 a restare nello stesso quintile di ricchezza dei genitori e hanno appena il 12% di probabilit\u00e0 di raggiungere il 20% pi\u00f9 ricco. Di contro, la probabilit\u00e0 per i figli dei genitori collocati nel 40% pi\u00f9 ricco della popolazione di restare nello stesso gruppo di ricchezza sfiora il 60%.<\/p>\n<p>La persistenza dei \u201csoffitti appiccicosi\u201d e la riproduzione delle \u00e9lite nel passaggio da una generazione a quella successiva \u2013 cui il libro dedica ampio spazio \u2013 passa per la maggiore capacit\u00e0 di mobilitazione del capitale economico, relazionale e culturale da parte dei ricchi. Maggiori disponibilit\u00e0 finanziarie consentono di sviluppare nei figli dei ricchi attitudini e competenze collegate alla capacit\u00e0 di produrre redditi alti e accumulare fortune elevate senza timore per i costi di eventuali fallimenti. L\u2019accesso a scuole private, prestigiose e costose, garantisce ai figli dei\u00a0<em>better off\u00a0<\/em>percorsi esclusivi di alta formazione, un pi\u00f9 robusto sviluppo di competenze cognitive e non, e la contestuale mobilitazione del network di relazioni. Una risorsa fondamentale \u2013 quella dell\u2019appartenenza a gruppi ristretti e selettivi, ma anche una barriera per gli\u00a0<em>outsider<\/em>\u00a0\u2013 per l\u2019accesso a occupazioni meglio retribuite e migliori percorsi di carriera. Recenti ricerche sull\u2019Italia rilevano come il nostro paese si collochi, nel confronto internazionale, tra le nazioni in cui la correlazione fra origini familiari e retribuzioni lorde dei figli sia forte, anche a parit\u00e0 di titolo di studio conseguito, e il peso delle origini familiari si manifesta in maniera tutt\u2019altro che trascurabile dopo la conclusione del ciclo di studi. In media, il figlio di un dirigente italiano ha, a parit\u00e0 di istruzione, un reddito netto annuo superiore del 17% rispetto a quello percepito dal figlio di un impiegato. Un differenziale spiegabile dall\u2019esistenza di premi di background sociale dal carattere fortemente discriminatorio.<\/p>\n<p>Difficile, date tali \u201cpremesse\u201d e il peso della lotteria sociale, assurgere il\u00a0<em>merito<\/em>\u00a0a principio ordinatore di una societ\u00e0 giusta. Inconcepibile \u2013 senza per altro scomodare riflessioni critiche sulla visione competitiva delle relazioni tra individui \u2013 restare abbagliati dall\u2019autoinganno meritocratico come giustificazione morale delle disuguaglianze, spesso adotta dai protagonisti ritratti da Marcon. \u201cCi vuole un po\u2019 di tutto, ma la base di tutto \u00e8 soprattutto il merito, la competenza. Ciascuno \u00e8 fabbro della fortuna di se stesso\u201d \u2013 ha argomentato spassionatamente, senza considerazione alcuna per la variabile\u00a0<em>contesto\u00a0<\/em>e le diseguali opportunit\u00e0 di partenza, un concittadino \u201cblasonato\u201d, intervistato dall\u2019autore per un rapporto di ricerca che ha ispirato il libro.<\/p>\n<p>Il saggio permette di seguire linearmente i cambiamenti sistemici che negli ultimi decenni hanno portato a una vistosa \u201csecessione delle \u00e9lite\u201d e a crescenti sperequazioni economiche e sociali. L\u2019ineluttabilit\u00e0 e la casualit\u00e0 delle disuguaglianze \u00e8 respinta vigorosamente da Marcon e la responsabilit\u00e0 per l\u2019acuirsi delle disparit\u00e0 \u00e8, in modo pi\u00f9 che condivisibile, attribuita a scelte di natura politica ispirate dalla dottrina neoliberista.<\/p>\n<p>Alle tre decadi dopo il secondo conflitto mondiale \u2013 caratterizzati da obiettivi di policy volti a garantire la piena occupazione, l\u2019equilibrio nei flussi commerciali e il ruolo centrale dello Stato nel mantenimento della stabilit\u00e0 economica \u2013 sono succeduti decenni in cui la \u201cdirezione cosciente\u201d dell\u2019economia assicurata dall\u2019operatore pubblico e dalle istituzioni economiche \u00e8 stata osteggiata e sovvertita in nome di una maggiore libert\u00e0 di mercato, prodromica di un pi\u00f9 fervente dinamismo economico, e di incentivi ai ceti pi\u00f9 ricchi i cui effetti avrebbero, secondo le rassicurazioni\u00a0<em>neoliberali,<\/em>\u00a0beneficiato congruamente anche i meno abbienti.<\/p>\n<p>Liberalizzazioni, deregulation finanziaria e del mercato del lavoro hanno invece prodotto mutamenti profondi nella distribuzione del potere economico tra propriet\u00e0 d\u2019impresa e i lavoratori (oggi pi\u00f9 individualizzati, meno rappresentati e tutelati), hanno contribuito alla nascita di nuovi monopoli con immenso potere di mercato (e rendite associate), veri e propri emblemi di un\u00a0<em>capitalismo oligarchico<\/em>, hanno riorientato le imprese alla massimizzazione degli utili per i ricchi azionisti, a discapito di altri portatori d\u2019interesse e hanno svilito i doveri fiduciari (di olivettiana memoria) del\u00a0<em>management\u00a0<\/em>d\u2019impresa verso la collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Contestualmente \u2013 come largamente approfondito nel saggio \u2013 i benefici fiscali per persone e imprese pi\u00f9 ricche si sono tradotti in un minore \u201csacrificio\u201d impositivo, in una forsennata e dannosa competizione fiscale internazionale, nell\u2019emergere di una rete globale di paradisi fiscali che permette ai pi\u00f9 ricchi di decidere letteralmente se, come, quanto e quando versare la propria quota di imposte. Su scala globale, circa 400 miliardi di dollari all\u2019anno \u00e8 l\u2019ammontare conservativo delle perdite erariali riconducibili all\u2019occultamento di ricchezza nei centri\u00a0<em>offshore\u00a0<\/em>da parte degli individui pi\u00f9 facoltosi o al trasferimento da parte di potenti colossi societari di utili d\u2019impresa da paesi a fiscalit\u00e0 d\u2019impresa medio-alta verso giurisdizioni dal fisco amico. Risorse preziose sottratte caparbiamente \u2013 spesso in modo del tutto lecito \u2013 a misure di supporto al reddito, al finanziamento di servizi essenziali come istruzione e sanit\u00e0 e altre infrastrutture sociali.<\/p>\n<p>Per chi occupa posizioni sociali apicali la ricchezza \u00e8 inoltre\u00a0<em>proxy<\/em>\u00a0del potere e della possibilit\u00e0 \u2013 ricorda Marcon, esaminando le fattispecie di corruzione, discesa diretta in politica, commistioni istituzionali e condizionamento mediatico \u2013 di abusarne per preservare le proprie condizioni di privilegio e interessi, a detrimento della qualit\u00e0 della democrazia, con seri rischi di disaffezione per i suoi istituti da parte di chi viene lasciato indietro o di esasperato avallo a proposte politiche populiste o derive autoritarie.<\/p>\n<p>Affrontando con schiettezza il tema della ricchezza, il saggio di Marcon, lungi dall\u2019ispirarsi a un bieco livellamento sociale, promuove un modello di economia pi\u00f9 inclusivo e giusto e di societ\u00e0 pi\u00f9 eque, mobili e dinamiche in cui \u201csi affermi un benessere equo e sostenibile per tutti e non i privilegi di esigue minoranze\u201d. Una visione di giustizia sociale cui ognuno di noi dovrebbe auspicabilmente aderire e di cui divenire fautore.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/parliamo-di-piu-della-ricchezza\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/parliamo-di-piu-della-ricchezza\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Mikhail Maslennikov) Molto sappiamo sui bassifondi della societ\u00e0, ma ben poca luce \u00e8 stata fino ad oggi gettata dalla letteratura economica, politologica e sociologica italiana sui ricchi, un gruppo sociale che ha un\u2019ampia capacit\u00e0 di influenzare le dinamiche sociali e condizionare i processi decisionali. 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