{"id":78942,"date":"2023-05-01T10:30:38","date_gmt":"2023-05-01T08:30:38","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78942"},"modified":"2023-04-29T14:21:08","modified_gmt":"2023-04-29T12:21:08","slug":"non-ce-spazio-per-leuropa-di-macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=78942","title":{"rendered":"Non c&#8217;\u00e8 spazio per l&#8217;Europa di Macron"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Mario Motta)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-78943\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/FB_IMG_1682770549813-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/FB_IMG_1682770549813-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/FB_IMG_1682770549813.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il numero uno dell\u2019Eliseo torna con forza sul tema dell\u2019autonomia strategica (e politica) europea dagli Stati Uniti. Ma il Vecchio Continente, stremato e diviso dalla guerra in Ucraina, non ne vuole sapere di seguirlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non dobbiamo essere vassalli degli USA\u00bb. A dirlo \u00e8 stato un noto politico francese: chi? Jean-Luc M\u00e9lenchon, irriducibile giacobino da qualche anno alla testa della sinistra radicale? Marine Le Pen, eterna seconda a capo della destra populista? Magari \u00c9ric Zemmour, meteora reazionaria delle ultime presidenziali? Oppure Emmanuel Macron, controversissimo repubblicano all\u2019Eliseo dal 2017? Ai lettori che hanno indicato in quest\u2019ultimo l\u2019autore della frase, congratulazioni: avete indovinato. Agli altri \u2013 supponiamo pochi, data l\u2019enorme eco mediatica suscitata dall\u2019episodio \u2013 auguriamo miglior fortuna per la prossima volta, con una rassicurazione: chiunque avrebbe potuto sbagliare. Di norma divisa praticamente su tutto, la vasta galassia partitica d\u2019Oltralpe \u00e8 infatti solita trovare un suo equilibrio nella trasversale insofferenza per gli yankees, considerati degli ospiti abusivi non soltanto del suolo patrio, ma pure di quello che storicamente Parigi vede come il proprio grande (ed esclusivo) cortile europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Facile allora derubricare l\u2019accorato appello autonomista, rivolto appunto alla compagine UE, ad un ennesimo, peloso tentativo di (ri)asserire il primato diplomatico e militare della Francia sul Vecchio Continente. \u00c8 d\u2019altronde nota l\u2019antipatia che il gollista Macron nutre nei confronti della sproporzionata influenza di cui godono gli americani su questa sponda dell\u2019Atlantico e del loro ruolo preponderante all\u2019interno della NATO; quanto alla coalizione alternativa da lui a lungo propugnata, non a caso essa graviterebbe inevitabilmente attorno alla force de frappe tricolore. Tuttavia, la scelta da parte di monsieur le Pr\u00e9sident di pronunciare certe parole adesso, col conflitto ucraino prossimo ad una fase decisiva, e nella cornice affatto neutrale della Cina popolare, ha tramutato l\u2019usuale fastidio che accompagna queste sue uscite in allarme per una fuga in avanti che si teme possa minare la fragile unit\u00e0 del fronte pro-Kiev, e offrire a Xi Jinping l\u2019opportunit\u00e0 di spaccare la nascente coalizione occidentale che si va contrapponendo alle sue mire in Asia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ben al corrente dei malumori che serpeggiano tra i suoi avversari, dando spazio alle istanze francesi Xi prepara il terreno per una possibile invasione della dirimpettaia Taiwan; ne scaturirebbe uno scontro nel quale gli Stati Uniti, ormai fattisi garanti dell\u2019indipendenza dell\u2019isola nonostante il professato ossequio per la policy di ambiguit\u00e0 strategica inaugurata da Nixon cinquant\u2019anni fa, si aspettano il pieno sostegno dei loro alleati, senza eccezioni. Il dilemma per Bruxelles \u00e8 evidente: se anche la paventata prospettiva di un intervento diretto non dovesse concretizzarsi, i ventisette Paesi dell\u2019Unione si vedrebbero con ogni probabilit\u00e0 costretti a recidere di colpo gli strettissimi legami commerciali instaurati con il Dragone, e a rinunciare quindi alla sua insostituibile base manifatturiera. L\u2019intero blocco europeo andrebbe incontro ad una devastante recessione, i cui potenziali riverberi sociopolitici appaiono gi\u00e0 oggi tanto scontati quanto drammatici; pur interessate, certe perplessit\u00e0 non sono prive di merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sua vera partita, comunque, il primo cittadino di Francia la gioca vicino casa. L\u2019assalto russo all\u2019Ucraina ha catapultato la Polonia, le nazioni del Baltico e, in misura minore, la Romania in una posizione di insperato rilievo nel panorama della sicurezza regionale; riunitisi in un\u2019autoproclamata \u201cNuova Europa\u201d, questi attori puntano a far leva su un\u2019intransigente postura anti-Cremlino per affrancarsi dalla condizione di subordine cui sarebbero altrimenti relegati dal loro modesto peso demografico ed economico, e spostare verso di s\u00e9 il baricentro del claudicante colosso UE a discapito del binomio Parigi-Berlino. Per contro, un meccanismo di difesa comune permetterebbe a quest\u2019ultimo di contenere e, nel tempo, soffocare le spinte centrifughe della sparuta fronda proletaria, tutelando la propria egemonia anche e soprattutto dalla longa manus di Washington, altrettanto desiderosa di scalzare il potente duo e che a tale scopo ha subito prestato agli scontenti il suo appoggio (nonch\u00e9 quello della sua fiorente industria bellica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, frattanto che ad Est si prepara la prossima mossa \u2013 prende quota l\u2019idea di una partnership d\u2019area; tra le varie proposte persino quella di resuscitare l\u2019Unione Polacco-Lituana, dissolta nel 1795 \u2013 i vertici comunitari mandano timidi segnali di assenso. \u00abCredo che in diversi la pensino come Emmanuel Macron\u00bb, ha detto il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel durante un\u2019intervista, sottolineando la sua contrariet\u00e0 all\u2019idea di \u00abseguire ciecamente\u00bb gli USA in politica estera. L\u2019Eliseo incassa insomma il supporto degli euro-burocrati, poco inclini a lasciare che terzi disturbino le gerarchie vigenti in seno all\u2019organizzazione fin dai suoi albori; esso non \u00e8 per\u00f2 sufficiente a garantire che la scommessa transalpina abbia esito positivo. L\u2019architettura decisionale della UE impone ai promotori di qualsiasi iniziativa \u2013 figurarsi una di questa portata \u2013 l\u2019ottenimento di margini di consenso che un esercizio di pressione dall\u2019alto, per quanto vigoroso, non pu\u00f2 di assicurare. Bisogna coinvolgere gli altri Stati membri, ma la strada \u00e8 tutta in salita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da decenni l\u2019idea di una struttura militare unica non incontra che indifferenza. La tiepida adesione tedesca al progetto ha infine dato vita ad una singola brigata congiunta, in totale appena cinquemila uomini sotto un farraginoso sistema di comando alternato. Poi pi\u00f9 nulla; a discapito dei numerosi piani elaborati nel corso degli anni, la volont\u00e0 di fare del reparto il nucleo di una forza europea \u00e8 rimasta disattesa, complice la cronica disattenzione dei teutonici per la Bundeswehr: quanti speravano che la fine dell\u2019era Merkel e l\u2019improvviso scoppio della guerra ad Oriente potessero strappare la Germania dal suo torpore disarmista si sono dovuti ricredere. Ad oltre un anno dall\u2019inizio delle ostilit\u00e0, l\u2019annunciato programma di modernizzazione della Difesa federale langue nel limbo delle commissioni parlamentari, i lavori paralizzati dalle latenti tensioni tra il dicastero competente ed il Tesoro. Preso nel mezzo, lo sfortunato Olaf Scholz si \u00e8 finora barcamenato come meglio ha potuto; ora, gli attendismi del Cancelliere sembrano essere giunti alla fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019inatteso dietrofront dei Verdi \u2013 che alle ultime consultazioni si erano presentati con una posizione improntata al compromesso sul dossier ucraino, non dissimile da quella dello stesso Scholz \u2013 ha modificato gli equilibri della maggioranza, forzando il governo ad adottare un pi\u00f9 netto approccio atlantista. Mentre le armi insistentemente richieste da Zelensky viaggiano verso il campo di battaglia con tanto di scuse ufficiali per il ritardo, il ministro degli Esteri Annalena Baerbock, elemento di spicco del partito ambientalista, si \u00e8 affrettata a volare alla corte di Xi per prendere le distanze dalle affermazioni eterodosse di Macron e ribadire la piena fedelt\u00e0 di Berlino (e per estensione dell\u2019Europa) al Patto Atlantico. Nella diarchia franco-tedesca si profila cos\u00ec per la prima volta una spaccatura: si tratta di un colpo durissimo, possibilmente fatale, per le ambizioni della Francia e del suo leader, al quale non resta che cercare di cogliere il favore dell\u2019Italia in una disperata manovra volta a rompere l\u2019esasperante isolamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ogni modo, \u00e8 inverosimile che Roma risponda alle avances di Parigi. Lungi dall\u2019avere reali simpatie ideologiche per la NATO, l\u2019esecutivo di Giorgia Meloni fa nondimeno affidamento sulla sua salda aderenza alla linea dettata dall\u2019alleanza \u2013 che mantiene anche in contrasto con gli elettori \u2013 per darsi stabilit\u00e0 in un contesto interno decisamente complesso, e accreditarsi come affidabile in sede internazionale. Palazzo Chigi sembra anzi intenzionato a fare di necessit\u00e0 virt\u00f9: risale a pochi giorni fa la notizia del prossimo invio della squadra portaerei Cavour nell\u2019Indo-Pacifico, alla volta del quale \u00e8 gi\u00e0 partito l\u2019incrociatore Morosini. Meloni d\u00e0 cos\u00ec seguito alla scelta di campo anticipata in campagna elettorale, portando chiaramente il Bel Paese nell\u2019orbita statunitense; sebbene possano ancora vantare un certo ascendente, specie presso il Quirinale (il cui nome porta pure un comprensivo memorandum d\u2019intesa bilaterale, siglato all\u2019epoca di Mario Draghi), i francesi debbono almeno per il momento rassegnarsi a non contare sui cugini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, il ventaglio delle opzioni a disposizione di Macron \u00e8 ridotto all\u2019osso. L\u2019Ungheria di Viktor Orban, ostinatamente neutrale sulla contesa in atto ai suoi confini e sovente critica di Bruxelles, potrebbe magari dargli man forte, sennonch\u00e9 egli dovrebbe in cambio legittimarne la classe dirigente ed il suo operato in Europa: il gioco non vale la candela. Ed \u00e8 proprio con questa locuzione che si pu\u00f2 riassumere l\u2019intera vicenda; l\u2019Eliseo deve prendere atto che, aldil\u00e0 di quel che se ne possa pensare, i suoi sforzi non incontrano i sentimenti del Vecchio Continente, stanco di questa guerra e di tutte le guerre. Proseguire \u00e8 inutile, piuttosto meglio soli: la Francia lo \u00e8 sempre stata, e se l\u2019\u00e8 sempre cavata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #UE #Francia #USA #Russia\u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[Fonte: https:\/\/www.dissipatio.it\/non-ce-spazio-per-leuropa-di-macron\/+<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/m.facebook.com\/story.php?story_fbid=pfbid0EEztWYnLKCgSrM4wy7i1bHU5beBeitSy23QmJHhKH1bpAtjcgpopqMKqkqBDG5pjl&amp;id=100063728463465\">https:\/\/m.facebook.com\/story.php?story_fbid=pfbid0EEztWYnLKCgSrM4wy7i1bHU5beBeitSy23QmJHhKH1bpAtjcgpopqMKqkqBDG5pjl&amp;id=100063728463465<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Mario Motta) Il numero uno dell\u2019Eliseo torna con forza sul tema dell\u2019autonomia strategica (e politica) europea dagli Stati Uniti. 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