{"id":79178,"date":"2023-05-11T11:00:30","date_gmt":"2023-05-11T09:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79178"},"modified":"2023-05-10T13:53:18","modified_gmt":"2023-05-10T11:53:18","slug":"la-distruzione-della-scuola-pubblica-procede-a-passi-molto-spediti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79178","title":{"rendered":"La distruzione della scuola pubblica procede a passi molto spediti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTERFERENZA (Pier Paolo Caserta)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-79179\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Didattica-a-distanza-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Didattica-a-distanza-300x158.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Didattica-a-distanza-1024x539.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Didattica-a-distanza-768x404.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Didattica-a-distanza.jpg 1272w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A conclusione del lungo ciclo neoliberale che si \u00e8 prolungato nell\u2019attuale compiuta instaurazione della Tecnocrazia, siamo, con conseguente logica stringente, vicini alla fine conclamata della scuola pubblica. La conseguenza \u00e8 stringente perch\u00e9 la distruzione della scuola pubblica \u00e8 uno degli architravi della costruzione dell\u2019ecosistema valoriale neoliberale e tecnocratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attacco alla funzione fondamentale della scuola pubblica si muove su pi\u00f9 fronti, ma ovviamente uno tra i pi\u00f9 strategici \u00e8 quello che passa per l\u2019attacco alla classe docente. Ho altre volte sottolineato come il depotenziamento della funzione del docente si ottenga, nel quadro della ristrutturazione neoliberale della didattica e della scuola, intasando la scuola e i docenti con una serie di compiti, mansioni e incombenze che non hanno nulla a che vedere con la didattica. Da ultima, naturalmente, viene l\u2019autonomia differenziata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contributo mi soffermo sugli aspetti mediatici del discredito della classe docente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle sue linee essenziali, la strategia \u00e8 molto semplice. Si getta discredito con una serie di meccanismi, grazie all\u2019utilizzo di una informazione il cui asservimento al modello egemone \u00e8 gi\u00e0 preventivo e completo. Si additano, per esempio, alcuni comportamenti stigmatizzabili, suggerendo velatamente che siano diffusi; quando, parlando di una categoria, quella dei docenti, che assomma in Italia quasi novecentomila lavoratori, l\u2019estensione dovrebbe essere a dir poco prudente. Comportamenti e atteggiamenti negativi vengono attribuiti pi\u00f9 o meno tacitamente alla categoria in generale, come dato strutturale, quasi congenito. Nella maggior parte dei casi non lo si afferma esplicitamente, non ce n\u2019\u00e8 bisogno, \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente alludere. Si fa leva sulle pulsioni che provengono dal ceto medio collassato e permeato dall\u2019ecosistema valoriale che promana dagli stessi interessi che hanno fatto a pezzi la scuola pubblica. Il ceto medio impoverito dalle stesse politiche neoliberali, ma lusingato dalle protesi narcisistiche che la Tecnocrazia mette oggi a sua disposizione come contropartita del suo asservimento, da parte sua, lungi dal riflettere sulle cause della propria stessa condizione, trova molto pi\u00f9 comoda e funzionale la narrazione secondo cui il problema sia da ricercare nella scuola e il problema di fondo della scuola siano i docenti, che non stanno abbastanza al passo con i tempi, che non sono abbastanza innovativi nella didattica, che non sono abbastanza empatici, che in fondo non sanno insegnare, non sanno appassionare, non sanno valutare. Insomma il modello dominante, mercatista, neoliberale, tecnocratico ha prodotto un ceto medio pi\u00f9 povero e anche frustrato, la cui frustrazione, tuttavia, pu\u00f2 facilmente essere riorientata verso altri bersagli e tra questi la scuola pubblica occupa un posto centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto le famiglie sono sempre pi\u00f9 entrate nella scuola, sull\u2019onda di un scollamento del rapporto tra scuola e societ\u00e0 che \u00e8 stato plasmato curandosi di sgretolare entrambi i soggetti di questo rapporto vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa narrazione \u00e8 reiterata anche da una serie di riviste telematiche che sulla carta sono \u201cdi settore\u201d ma ormai completamente permeate da quegli stessi interessi economici e padronali che vogliono finire di affossare la scuola pubblica. Il fatto che a portare avanti la narrazione loro affidata siano riviste teoricamente di settore \u00e8 ovviamente utile ed efficace, perch\u00e9 questo consente di far passare come neutri e tecnici affondi che rispondono invece ai precisi interessi che hanno assunto il controllo di queste testate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo modo si sottintende che episodi e atteggiamenti estratti abbastanza casualmente dalla cronaca siano esemplificativi della condizione deprecabile della classe docente, e che siano generalizzabili, cio\u00e8 che possano essere legittimamente attribuiti a molti docenti. Per altro, per radicare il senso della legittimit\u00e0 dell\u2019estensione ci si limiter\u00e0 a fornire il semplice input. Per il resto non si dovr\u00e0 far altro che affidarsi alla ressa di commenti che prontamente si innesca quando vengono diffuse le opportune \u201cnotizie\u201d presentate secondo la prospettiva richiesta. Cos\u00ec si lavora al discredito, a rinvigorire il quale si chiameraranno in causa anche esternazioni di massima preoccupazione per il fatto che questi insegnanti (e cio\u00e8 molti insegnanti) stanno in classe, signora mia, con i nostri ragazzi e magari, signora mia pensi, sono gli stessi che dovrebbero insegnare loro l\u2019educazione civica. Giusto per aggiungere il condimento pi\u00f9 letale, l\u2019insinuazione che molti docenti non soltanto non siano in grado di insegnare la loro disciplina, ma sono integralmente inadatti al loro ruolo educativo. Questo esteso attacco, oltre che delle succitate riviste \u201cdi settore\u201d in realt\u00e0 perfettamente orientate e funzionali, pu\u00f2 spesso avvalersi anche di docenti venuti in voga e innalzati a docenti-scrittori dal mainstream che ruota intorno al mondo della scuola. Questa narrazione si salda con altre manifestazioni concordanti, per esempio con l\u2019indottrinamento mascherato da orientamento al quale sono sistematicamente sottoposte le scolaresche, indottrinamento il cui ruolo chiave si pu\u00f2 riassumere in un singolo messaggio: la scuola non \u00e8 in grado di insegnare le indispensabili \u201clife skills\u201d, che sono tutto ci\u00f2 che conta per tuffarsi nelle braccia salvifiche del mercato e del merito. Rimando a un successivo contributo l\u2019analisi delle modalit\u00e0 di orientamento\/indottrinamento gestite dalle universit\u00e0, che sono state ampiamente colonizzate e sono ormai le prime e fondamentali cinghie di trasmissione dell\u2019ecosistema valoriale tecnocratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Restando alla tematica principale oggetto di questo articolo, all\u2019interno del quadro descritto vengono molto volentieri esibite le grandi virt\u00f9 degli insegnanti mediatici. La narrazione si arricchisce cos\u00ec di un ulteriore elemento strategico funzionale allo screditamento della classe docente: la soppressione del confine tra divulgazione (digitale) e didattica, definitivamente superato dal talento delle figure taumaturgiche al centro dei media digitali. Il rapporto tra i due termini, divulgazione (digitale, per altro, cio\u00e8 di un tipo particolare) e didattica, infatti, \u00e8 perlomeno problematico e dovrebbe essere accuratamente esaminato. Ci sono casi di insegnanti che hanno ottenuto un largo seguito utilizzando youtube (per altro anche tra questi ci sono delle differenze, alcuni, per esempio, hanno provato a trasmettere in video le stesse lezioni che fanno in classe; altri offrono una presentazione pi\u00f9 adatta alla comunicazione in internet). Questi esperimenti, in linea di massima, si pongono sul piano della divulgazione, non della didattica. Pu\u00f2 anche darsi che esistano dei validi spunti didattici, ma certamente l\u2019implicazione non \u00e8 automatica e la questione meriterebbe un esame serio. Fare didattica significa portare avanti una classe nel corso del tempo con tutto quello che consegue: costruire un rapporto e un terreno favorevole per l\u2019interazione e per gli apprendimenti, motivare allo studio sistematico, educare attraverso le discipline, formare criticamente, occuparsi di tutti e di ciascuno e molto altro ancora. Tutto questo \u00e8 gi\u00e0 difficile farlo a scuola e in classe, dubito che lo si possa fare in video. Abolendo il limite tra divulgazione digitale e didattica, e riducendo la seconda alla prima, si aggiunge un ulteriore tassello all\u2019incessante lavoro di distruzione della scuola pubblica, che passa per lo screditamento dei docenti e della loro funzione pedagogica. Si suggerisce che alcuni insegnanti riescano dove molti falliscono, cio\u00e8 nell\u2019essere empatici e nel far amare anche discipline ostiche, attingendo a piene mani a un facilissimo armamentario retorico. Ovviamente (si fa per dire) le scuole collaborano, in effetti non senza una certa dose di masochismo, perch\u00e9 sono le scuole stesse a portare con entusiasmo e con zelo i proprio studenti a non pochi one-man-show, con la conseguenza che i docenti tornano nelle classi dovendo, implicitamente ma sostanzialmente, giustificare il fatto che, dopo aver assistito all\u2019evento miracolistico del vero insegnamento, dispensabile da uno solo a masse indistinte di studenti purch\u00e9 connessi, gli allievi dovranno tornare al mondo vero delle complesse mediazioni del gruppo-classe e a modalit\u00e0 didattiche meno caleidoscopiche, pi\u00f9 quotidiane e in definitiva pi\u00f9 noiose. In tutto questo, detto incidentalmente, la rimozione della noia dall\u2019orizzonte pedagogico svolge a tutti i livelli un ruolo fondamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Laddove una certa dose di noia \u00e8 indispensabile allo sviluppo della fantasia, e quindi anche del pensiero, la noia diviene un disvalore, dunque un vuoto da riempire ad ogni costo. A tutto questo provvede il capitalismo digitale con giocattolini che dispensano un flusso continuo di intrattenimento che sta atrofizzando l\u2019introspezione sottraendole ogni spazio, oltre a ingenerare diffuse manifestazioni patologiche negli adolescenti e nei pre-adolescenti. Il corrispettivo didattico \u00e8 rappresentato dalla didattica \u201cinnovativa\u201d, e dal suo indotto, che per\u00f2 \u00e8 l\u2019ombrello sotto il quale viene giustificata una rimodulazione antropologica del rapporto tra docente e discente, nella quale il secondo \u00e8 cliente e il primo di conseguenza un cameriere-intrattenitore al quale non \u00e8 consentito il lusso di essere \u201cnoioso\u201d perch\u00e9 deve appassionare. E certo che un insegnante debba anche interessare, ma i termini reali vengono interamente ridefiniti, perch\u00e9 non \u00e8 affatto vero che la passione per una disciplina non passi per una certa quota di noia, cio\u00e8 per lo studio rigoroso, per la fatica insita nell\u2019acquisizione di un metodo, per la paziente stratificazione delle conoscenze. Perci\u00f2 bando ai noiosi, che in realt\u00e0 non sono capaci ad insegnare. Gli insegnanti mediatici sono in realt\u00e0 i veri insegnanti, quelli davvero capaci, diversamente dai molti che li criticano perch\u00e9, \u00e8 facilissimo capirlo, invidiosi del loro successo, secondo quanto previsto dal dispositivo di silenziamento conformista, per cui se sei critico nei confronti dell\u2019ecosistema valoriale imposto, \u00e8 perch\u00e9 sei invidioso. Come per i Maneskin in campo musicale, insomma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come detto altre volte, la partita non \u00e8 solo economica, ma anche antropologica. Si mira a ridefinire il rapporto docente-discente, puntando a rivolgersi direttamente al secondo rendendo inoffensiva la mediazione del primo. In quest\u2019ottica sono perfettamente funzionali storie di successo individuale da usare in modo funzionale allo scopo primario, nella misura in cui vengono qualificate come le esplosioni geniali delle eccezioni notevoli che devono farsi strada in un sistema fatiscente, quello della scuola fatta da insegnanti poco smart e incapace di occuparsi delle \u201clife skills\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/attpol\/la-distruzione-della-scuola-pubblica-procede-passi-spediti\/\">http:\/\/www.linterferenza.info\/attpol\/la-distruzione-della-scuola-pubblica-procede-passi-spediti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERFERENZA (Pier Paolo Caserta) A conclusione del lungo ciclo neoliberale che si \u00e8 prolungato nell\u2019attuale compiuta instaurazione della Tecnocrazia, siamo, con conseguente logica stringente, vicini alla fine conclamata della scuola pubblica. 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