{"id":79250,"date":"2023-05-15T09:30:02","date_gmt":"2023-05-15T07:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79250"},"modified":"2023-05-13T14:24:22","modified_gmt":"2023-05-13T12:24:22","slug":"sudan-ovvero-londa-lunga-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79250","title":{"rendered":"Sudan, ovvero l&#8217;onda lunga della crisi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DIFESA ONLINE (Enrico Magnani)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-79251\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/080523-Sudan-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/080523-Sudan-300x236.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/080523-Sudan.jpg 580w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi del Sudan, cade in un contesto regionale difficile e le cui prospettive sono al centro delle attenzioni di diversi attori, sempre alla ricerca di rinforzare le proprie posizioni e\/o interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte le nazioni che circondano il Sudan, o che ne sono vicine, sono interessate a quello che succede a Khartoum anche se hanno i loro problemi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un fiume di problemi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra queste vi \u00e8 l\u2019Etiopia. Addis Abeba \u00e8 appena uscita da una breve (2020-2022, sic) guerra civile con la regione del Tigrai, ma \u00e8 sul bordo di una (o pi\u00f9) nuova insurrezione, come quella degli Oromo e addirittura la stessa Amhara, il cuore etnico e storico della medesima Etiopia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Oromo, che aveva combattuto a fianco del Tigrai durante la guerra civile e aveva accettato gli accordi di pace tra Addis Abeba e Mekelle \u00e8 rimasto insoddisfatto delle relazioni con il governo federale. Le tensioni crescono di nuovo pericolosamente (Oromo, Tigrai e la allora non ancora indipendente Eritrea erano stati il cuore della resistenza contro la dittatura militare comunista filosovietica del \u2018DERG\u2019 tra il 1974 e il 1991) rappresentando la fragilit\u00e0 dell\u2019architettura istituzionale dell\u2019Etiopia federale, dove gli stati sono realt\u00e0 sostanzialmente semi-indipendenti, dotate di proprie forze armate, alcune molto forti, come dimostrato da quelle del Tigrai che erano arrivate a minacciare la stessa capitale federale nel novembre 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma l\u2019Etiopia ha anche tensioni esterne, a cominciare dai non ottimali rapporti con Gibuti, Somalia e il, non riconosciuto internazionalmente, Somaliland. Questi tuttavia possono sembrare piccola cosa rispetto alle tensioni con l\u2019Egitto in merito alla GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam) sul Nilo Azzurro: enorme diga, i cui lavori sono iniziati nel 2011, al confine tra Etiopia e Sudan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scopo principale della diga \u00e8 la produzione di elettricit\u00e0 per alleviare la grave carenza di energia dell&#8217;Etiopia e per l&#8217;esportazione di elettricit\u00e0 nei paesi vicini. Con una capacit\u00e0 installata pianificata di 5,15 gigawatt, la diga sar\u00e0 la pi\u00f9 grande centrale idroelettrica in Africa una volta completata, nonch\u00e9 tra le 20 pi\u00f9 grandi al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il progetto, che nasce negli anni \u201860 \u00e8 diventato un altro snodo di una regione dove le tensioni si assommano pericolosamente e rischiano di saldarsi. Con il quarto riempimento annuale, previsto per giugno e la costruzione completata per circa il 90%, la GERD e la centrale idroelettrica sul Nilo Azzurro sembrano essere diventate un fatto compiuto. La costruzione della GERD e i problemi ad essa legati sono stati oscurati da vicende pure importanti, come il COVID-19, le ricorrenti ondate di siccit\u00e0, la guerra civile tra Etiopia e Tigrai e la turbolenta transizione in Sudan, le costanti difficolt\u00e0 del Sud Sudan e ora la guerra che oppone il generale Abdel-Fattah al-Burhan (capo delle forze armate sudanesi) e Mohamed Hamdan Dagalo &#8220;Hemetti&#8221; (capo delle forze di supporto rapido) che sono stati il capo e vice del consiglio di sovranit\u00e0 che governa(va) il Sudan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il clima gi\u00e0 difficile \u00e8 reso ancora pi\u00f9 complesso da dichiarazioni destinate alle rispettive opinioni pubbliche per solleticarne i forti sentimenti nazionalisti e le negoziazioni &#8211; nonostante alcuni accordi per il dialogo finiti nel nulla, come il velleitario (e dimenticato) &#8220;accordo tripartito&#8221; del 2015 (\u2018Dichiarazione di principi sulla GERD\u2019 co-firmata da Egitto, Etiopia e Sudan il 23 marzo 2015 a Khartoum) &#8211; almeno pubblicamente sono sospese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Sudan, inizialmente dalla parte dell&#8217;Etiopia nella disputa, prima di passare all&#8217;Egitto, ora sembra essere tornato molto pi\u00f9 vicino all&#8217;Etiopia (ma questo era valido sino all\u2019esplodere della guerra tra i generali sudanesi, che ha rimescolato tutte le carte). Ci\u00f2 \u00e8 apparentemente in parte dovuto ai progressi dell&#8217;Etiopia e del Sudan nel risolvere le loro rivendicazioni rivali sulla fertile regione di confine di Al Fushqa. Il Sudan, avrebbe iniziato ad apprezzare il valore che la GERD potrebbe avere nel mitigare le inondazioni annuali lungo la sua sezione del Nilo e spererebbe di importare elettricit\u00e0 prodotta dallo sbarramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 del tutto chiaro, tuttavia, come l&#8217;esito degli attuali combattimenti in Sudan possa influenzare la sua posizione GERD e non si sa quale dei due vincitori (ammesso che ve ne sia uno in grado di farlo) potrebbe riaccendere le rivendicazioni sulla regione di Al Fushqa, facendo cos\u00ec deragliare qualsiasi intesa con l&#8217;Etiopia sulla GERD.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il cambio di posizione di Khartoum in merito alla GERD aveva isolato l\u2019Egitto che invece ci contava moltissimo, ma per il Cairo la diga con il controllo a monte che eserciterebbe sul flusso delle acque del Nilo \u00e8 una situazione inaccettabile ed \u00e8 percepito come una minaccia esistenziale a causa della sua quasi totale dipendenza dalle acque del Nilo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Circa il 97% della popolazione egiziana di oltre 100 milioni di persone vive lungo il Nilo e dipende da esso come fonte di acqua dolce. Il Cairo \u00e8 arrivato a minacciare azioni militari dirette sulla diga (e per questo un Sudan amico sarebbe fondamentale, cos\u00ec come un Sud Sudan).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante i seri problemi interni, l\u2019Etiopia \u00e8 andata avanti con i lavori per il completamento della diga, mostrando che anche per Addis Abeba la GERD \u00e8 una questione esistenziale e per l\u2019attuale governo etiope, provato dalla guerra civile, \u00e8 necessaria sia come driver dello sviluppo che come segno della ritrovata normalit\u00e0. Restringendo quindi i margini per un compromesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo diversi esperti di problemi idrici, si potrebbero trarre grandi benefici se la diga di Assuan in Egitto e la GERD in Etiopia fossero gestite insieme. Ad esempio, visto che il bacino idrico della diga di Assuan, il lago Nasser, si trova a un&#8217;altitudine molto inferiore rispetto alla GERD, che ne \u00e8 quattro volte pi\u00f9 grande e l&#8217;evaporazione dal lago Nasser \u00e8 molto pi\u00f9 alta. Quindi avrebbe senso immagazzinare pi\u00f9 acqua nella GERD che nel lago Nasser, rendendo pi\u00f9 acqua disponibile per entrambi i paesi (e il Sudan).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un accordo sulla condivisione dei dati che coinvolga Egitto, Sudan e Etiopia permetterebbe al Cairo e a Khartoum di avere maggiori certezze sui propri approvvigionamenti idrici (meglio sarebbe anche associare al meccanismo anche il Sudan del Sud, ove scorre il meno importante Nilo Bianco, che potrebbe contribuire a una pi\u00f9 ampia collaborazione regionale, ma anche Juba ha i suoi problemi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Etiopia, tuttavia, ha costantemente rifiutato di essere vincolata in alcun modo sulla gestione delle acque. Chiaramente il Nilo Azzurro, pur essendo una risorsa vitale che potrebbe potenzialmente fornire elettricit\u00e0 al 60% degli etiopi che ora ne sono privi, \u00e8 anche una risorsa comune e vitale per tutti e tre i paesi. In luogo della avocazione esclusiva della gestione della diga, o di minacciare la sua distruzione, sarebbe pi\u00f9 saggio (e ovvio) una gestione consensuale, ma le culture politiche prevalenti nelle classi dirigenti dell\u2019area lasciano poco spazio all\u2019opzione del dialogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Too big to fail?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con i combattimenti che proseguono accaniti da tre settimane in Sudan, frenetiche consultazioni sono in corso a Gedda (Arabia Saudita) con un\u2019azione congiunta statunitense e saudita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei paesi pi\u00f9 a rischio, come accennato, \u00e8 l\u2019Egitto: una delle zone degli scontri pi\u00f9 duri tra esercito regolare e RSF \u00e8 proprio il Darfur, che sebbene regione sudanese, \u00e8 sempre stata una area di attenzione particolare per il Cairo. Il proseguimento degli scontri e la divergenza che sta emergendo tra Arabia Saudita e EAU, quali sostenitori dei due leader sudanesi contrapposti, \u00e8 lo scenario peggiore per l\u2019Egitto, in difficolt\u00e0 economiche persistenti, ma aggravatesi da quasi un decennio fa, quando il Cairo ha intrapreso un ritmo di spese difficilmente sostenibile, basato su prestiti enormi con esborsi altrettanto enormi in armamenti, megaprogetti (il raddoppio del Canale di Suez e la nuova capitale). Durante questo periodo il ruolo dei militari nell&#8217;economia, si \u00e8 molto accresciuto, specialmente attraverso la AOI (Arab Industrial Organization, il maggiore conglomerato industriale egiziano) ma anche attraverso una miriade di altre societ\u00e0 arrivando al 40% dell\u2019economia nazionale, disincentivando il settore privato e gli investimenti diretti esteri. La crisi del COVID ha dato un ulteriore colpo all\u2019economia turistica del paese (il 12% del PIL) e si comprende che il Cairo guarda ansiosamente allo sfruttamento dei campi di idrocarburi nel Mediterraneo orientale (che tutta la ha obbligato a un impressionante rafforzamento delle sue forze navali, per proteggere queste aree da minacce esterne).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quando il presidente Abdel Fattah el-Sisi \u00e8 stato eletto nel 2014, il debito estero dello stato \u00e8 pi\u00f9 che triplicato, arrivando a quasi 160 miliardi di dollari. Quest&#8217;anno, il 45% del budget egiziano sar\u00e0 destinato al servizio del debito nazionale. Nel frattempo, l&#8217;inflazione si aggira intorno al 30% e i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati nell&#8217;ultimo anno di oltre il 60%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;anno scorso, l&#8217;Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno trasferito all\u2019Egitto 22 miliardi di dollari. Come per i precedenti salvataggi del Golfo, tuttavia, il sostegno non \u00e8 riuscito ad arginare la crisi. Quindi, se gi\u00e0 la precedente crisi politica che ha opposto Arabia Saudita e Emirati da una parte e Qatar dall\u2019altra, \u00e8 stata una iattura, una nuova divisione all\u2019interno dei propri finanziatori, \u00e8 visto come una sciagura dall\u2019Egitto, a fronte di una situazione economica aggravata e il prolungamento della crisi sudanese potrebbe mettere il Cairo nella difficile situazione di dover scegliere tra uno dei contendenti (appoggiato da Riyadh o da Dubai) e, come conseguenza vedersi chiudere un flusso di aiuti indispensabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Egitto e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel dicembre 2022 hanno firmato un accordo condizionale per un prestito iniziale di 3 miliardi di dollari in contanti e la prospettiva di ulteriori 14 miliardi di dollari in investimenti e finanziamenti regionali e internazionali, in cambio della libera fluttuazione della lira egiziana (che si \u00e8 svalutata del 50%, che si assomma a quello precedente, arrivando all\u201980%) e la riduzione del peso dei militari nell\u2019economia. Inoltre, come si \u00e8 visto nella vicenda del Credit Suisse, l\u2019Arabia Saudita comincia a essere meno generosa e i prestiti a fondo perduto devono considerarsi cosa del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il presidente maresciallo (continua a conservare il grado militare) appare comunque restio a smantellare la preponderanza militare sull\u2019economia, visto che le forze armate sono la sua base di consenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Egitto deve gi\u00e0 23 miliardi di dollari al FMI e non \u00e8 chiaro se sar\u00e0 in grado di aderire alle dure (ovviamente) condizioni del Fondo e sinora vi sono poche indicazioni in ogni caso che Il Cairo stia cambiando il suo approccio alla spesa. Infatti a febbraio l&#8217;Egitto ha emesso 1,5 miliardi di dollari in obbligazioni che pagano un interesse dell&#8217;11%, con l\u2019obiettivo di ripagare il proprio debito in eurobond, il cui tasso di interesse era solo del 5,57%. Quindi, anche se l&#8217;Egitto sta prendendo prestiti dal FMI, ma sta accumulando pi\u00f9 debito, entrando sempre pi\u00f9 in un tunnel di cui non si vede la fine e le difficolt\u00e0 della popolazione si riflettono sull\u2019incremento del numero di migranti illegali egiziani che vengono registrati dai paesi di accoglienza dell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le opzioni egiziane sono ridotte e difficili sia da scegliere che da mettere in pratica. In primis lavorare intensamente per una soluzione pacifica della crisi sudanese che gli eviti di scegliere tra i padrini di Abdel-Fattah al-Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo &#8220;Hemetti&#8221;, e mantenere il flusso di aiuti finanziari dal Golfo, anche se si ridurranno comunque; oppure prendere l\u2019esempio di Gheddafi con l\u2019Italia e usare la minaccia di una grave crisi economica e sociale con conseguente flusso di migranti verso l\u2019Europa e avere una grazia economica e politica (in merito alla questione delle libert\u00e0 civili interne), ma le relazioni con Bruxelles diventerebbero comunque pi\u00f9 fragili; cercare di evitare a ogni costo che Addis Abeba ponga in essere la gestione solitaria della GERD e sfuggire a una possibile siccit\u00e0 e un peggioramento della crisi sociale interna che potrebbe diventare incontrollabile; l\u2019opzione dell\u2019uso della forza, se consoliderebbe il sostengo popolare all\u2019establishment a breve termine, nel medio e lungo termine diventerebbe ingestibile; o ancora, usare questa minaccia verso i padrini politici propri e di Addis Abeba e evitare uno scenario di crisi, sempre sventolando la minaccia di movimenti di popolazioni epocali verso l\u2019Europa (la popolazione egiziana \u00e8 di oltre 100 milioni) a causa della siccit\u00e0 che la diga porterebbe sul basso Nilo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019altro corno della crisi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come per l\u2019Egitto, il paese che pi\u00f9 ha da perdere per un prolungamento e un avvitamento della crisi sudanese, \u00e8 il Sud Sudan: secondo le stime dell&#8217;UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), nei prossimi tre mesi dovrebbero arrivare tra 125.000 e 180.000 sud sudanesi e 45.000 sudanesi, in un paese che si sta ancora riprendendo da una guerra civile mortale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 1956 Sudan e Sud Sudan sono stati la stessa nazione e &#8211; nonostante la secessione del 2011 &#8211; molti sudsudanesi vivono ancora dall&#8217;altra parte del confine, in quanto rimasti anche dopo l&#8217;indipendenza del Sud Sudan o fuggiti dalla guerra civile scoppiata nel 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo l\u2019UNHCR, il Sudan ospita oltre 800.000 sud sudanesi. Pi\u00f9 di un quarto di loro vive nei campi rifugiati, in particolare nello stato federale sudanese del Nilo Bianco. Il resto \u00e8 concentrato a Khartoum e nelle maggiori citt\u00e0, dove spesso viene utilizzato come manodopera a basso costo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra il 15 e il 27 aprile, circa 15.000 persone hanno attraversato il confine dal Sudan allo stato sudsudanese (che \u00e8 una repubblica federale) dell&#8217;Alto Nilo. L\u2019UNHCR vuole evitare a tutti i costi la creazione di campi di rifugiati (siano esse di sudsudanesi o sudanesi) nello stato del Nilo Bianco in quanto inospitale e privo di infrastrutture e sta cercando di avviare un piano di trasporto fluviale sul Nilo, vista l&#8217;imminenza della stagione delle piogge e lo stato impraticabile delle strade nella zona di confine. L&#8217;interruzione dei servizi umanitari da parte del sistema delle Nazioni Unite in Sudan (UNHCR, WFP, UNICEF in particolare), rischia di accelerarne la partenza e il Sud Sudan che gi\u00e0 non \u00e8 in grado di assorbire questi massicci flussi con il 75% della sua popolazione dipende ancora dagli aiuti umanitari internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma i problemi per Juba (la capitale del Sud Sudan) non si limitano a questi, pur difficilissimi. La situazione \u00e8 tanto pi\u00f9 critica perch\u00e9 l&#8217;accordo di pace firmato nel 2018 tra le fazioni sud sudanesi rimane fragile e la guerra civile che oppone le due maggiori etnie del paese, i Dinka e i Nuer* iniziata appena ottenuta l\u2019indipendenza, di fatto non \u00e8 mai finita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Sud Sudan dovrebbe tenere le prime elezioni della sua storia alla fine del 2024, ma la crisi di Khartoum potrebbe permettere alle fazioni rivali di ignorare le scadenze e le promesse fatte sia verso la comunit\u00e0 internazionale che all\u2019interno. Il collasso sudanese rischia di fare perdere al processo di pace del Sud Sudan il suo garante regionale pi\u00f9 influente. Nessun altro paese vicino pu\u00f2 essere in grado di esercitare pressioni sui leader sud sudanesi come Al Burhan e Hemeti (in particolare quest\u2019ultimo si \u00e8 speso assai nel mediare tra le frazioni tribali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 anche possibile che la lotta di potere che coinvolge Salva Kiir, il presidente del Sud Sudan, Riek Machar, il primo vice presidente (e suo principale avversario sia politico che etnico, in quanto Kiir e un Dinka e Machar \u00e8 un Nuer), possa esplodere nuovamente in conflitti armati pesanti (perch\u00e9 le scaramucce tra le forze dei due, come gi\u00e0 accennato, sono costanti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra nel Sudan, se dovesse durare, avrebbe anche gravi conseguenze economiche per il suo vicino, dal momento che i due Sudan si spartiscono i proventi del petrolio, che viene prodotto nel Sudan meridionale ed esportato attraverso un oleodotto oltreconfine a Port Sudan sul Mar Rosso (senza contare il futuro della aggiudicazione della zona di Abiey, ricca di idrocarburi). Un&#8217;interruzione del trasporto di greggio per motivi di sicurezza (o problemi di manutenzione) priverebbe Juba di quasi tutti i suoi introiti e questo spiega l\u2019attivismo di Salva Kiir per una soluzione negoziata (o almeno garanzie sul flusso di idrocarburi, in quanto questo blocco dei flussi energetici, e l\u2019ovvia crisi che ne seguirebbe, sarebbe una arma in mano a Machar per cercare di contrastare l\u2019egemonia dei Dinka).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019osservatore silenzioso (per ora)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il basso profilo della Cina sinora mantenuto in merito alla crisi sudanese, nonostante i legami cinesi di lunga data con la nazione nordafricana, rafforzatisi nel corso della lunga dittatura del dittatore Omar El Bashir, e gli enormi investimenti, dovrebbe far riflettere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due alti diplomatici cinesi, l&#8217;allora rappresentante speciale per gli affari africani Zhong Jianhua e il rappresentante permanente presso l\u2019ONU Wang Guangya, hanno convinto El Bashir ad accettare il dispiegamento delle forze di pace delle Nazioni Unite e dell&#8217;Unione Africana nel 2006, la controversa UNAMID (United Nations \u2013 African Union Mission in Darfur. Successivamente Pechino ha facilitato un complicato processo che ha portato a colloqui tra le fazioni contrapposte nella guerra nel Sud Sudan nel 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcuni osservatori ritengono che la Cina possa tentare di ripetere il suo ruolo negli sforzi per porre fine alla guerra civile in Etiopia, tra governo federale e quello del Tigrai, organizzando una conferenza di pace nel Corno d&#8217;Africa nella capitale etiope, convocata dal suo inviato speciale nella regione, sostenendo gli sforzi di mediazione dell&#8217;Unione Africana, ma senza svolgere un ruolo diretto nei negoziati tra le parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Analogamente alla crisi attuale, Pechino \u00e8 stata ai margini delle ripetute crisi sudanesi, come la prolungata guerra civile nord sud e crisi del Darfur. Questa ambigua posizione, che appare contrastare con l\u2019intrusiva politica della Cina nel continente africano, in realt\u00e0 lascia intravedere che Pechino considera il Sudan (e il Sudan del Sud**) per la loro posizione geografica e le potenzialit\u00e0 assai importanti per il capitolo africano della BRI (Belt and Road Initiative), un atteggiamento prudente per non accendere ulteriormente timori e sospetti di Europa e USA (e anche Russia, oramai il junior partner, ma che non deve condurre iniziative se non strettamente coordinate con il partner maggiore della alleanza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Societ\u00e0 quali China National Petroleum Corporation, China Three Gorges Corporation e China International Water &amp; Electric Corporation, hanno ingenti investimenti nel petrolio, nell&#8217;energia e nelle costruzioni; tuttavia, lo status del Sudan come esportatore di petrolio si \u00e8 ridotto rispetto ad alternative come l&#8217;Arabia Saudita, in quanto la maggior parte dei giacimenti petroliferi si trova ora nel Sud Sudan con oleodotti che passano attraverso il territorio sudanese, ma la produzione complessiva \u00e8 solo una frazione delle importazioni globali della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se i combattimenti prenderanno di mira le infrastrutture petrolifere del Sudan, che sono ancora necessarie per trasferire il petrolio del Sud Sudan sui mercati internazionali, allora la Cina potrebbe essere costretta a essere maggiormente coinvolta poich\u00e9 i suoi interessi economici saranno minacciati. \u00c8 una possibilit\u00e0, visto che gli inviati dei due contendenti a Gedda, hanno detto che la tregua in corso (in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8) ha solo fini umanitari e non di dialogo e che entrambi puntano all\u2019annientamento dell\u2019avversario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio gli stretti legami con il deposto dittatore El Bashir potrebbero rendere difficile per Pechino posizionarsi come &#8220;arbitro neutrale&#8221; in qualsiasi processo di pace (senza contare l\u2019ostilit\u00e0 degli occidentali) e, probabilmente, aspetter\u00e0 fino a quando non emerger\u00e0 una chiara configurazione di potere a Khartoum, tentando quindi di lavorare con un nuovo governo per preservare la posizione e i contratti precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando divenne chiaro che il dominio di El Bashir era finito, la Cina stabil\u00ec rapidamente contatti con i due generali al centro degli attuali combattimenti &#8211; Al-Burhan e Hemeti &#8211; e si rivolse anche ai leader civili in un governo democratico di transizione che militari e RSF, allora alleati, hanno rovesciato con un colpo di stato del 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina ha mantenuto una linea aperta a tutti nel tentativo di non essere colta alla sprovvista nel caso in cui gli eventi dovessero cambiare improvvisamente come \u00e8 avvenuto in Zimbabwe, come nel caso della cacciata del defunto leader Robert Mugabe nel 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi in Sudan ha messo in luce i limiti delle &#8220;Prospettive di pace e sviluppo nel Corno d&#8217;Africa&#8221; della Cina &#8211; un progetto che il presidente Xi e il capo della politica estera Wang Yi hanno detto potrebbe aiutare a mediare e risolvere i conflitti transfrontalieri e interni quando \u00e8 stato lanciato all&#8217;inizio dello scorso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il proseguimento degli scontri, la frenetica attivit\u00e0 di influenza intorno al Sudan e il potenziale impatto di questa crisi (anche al di l\u00e0 della regione) fanno comprendere che sono in gioco molti pi\u00f9 equilibri ed interessi di quelli che superficialmente appaiono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>* I Dinka sono il pi\u00f9 grande gruppo etnico del Sud Sudan, formando circa il 36% della popolazione. I Nuer sono il secondo gruppo etnico (16% della popolazione), entrambi neri, divisi da una feroce rivalit\u00e0 tribale e sono rimasti uniti solo nella comune ostilit\u00e0 verso gli arabi del Sudan, che ha dominato quelle regioni dal 1956, finita la colonizzazione inglese.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>** Pechino, come suaccennato \u00e8 anche presente nel Sud Sudan dove \u00e8 cinese l\u2019unico vice rappresentante (con funzioni politiche, visto che la missione ha molte funzioni oltre che il controllo della stabilit\u00e0 militare e la protezione delle popolazioni civili) del Segretario Generale dell\u2019ONU in una missione di peacekeeping, proprio l\u2019UNMISS in Sud Sudan, Guang Cong, interrompendo una tradizione che limitava queste funzioni a diplomatici ed esperti occidentali.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/sudan-ovvero-londa-lunga-della-crisi\">https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/sudan-ovvero-londa-lunga-della-crisi<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DIFESA ONLINE (Enrico Magnani) La crisi del Sudan, cade in un contesto regionale difficile e le cui prospettive sono al centro delle attenzioni di diversi attori, sempre alla ricerca di rinforzare le proprie posizioni e\/o interessi. Tutte le nazioni che circondano il Sudan, o che ne sono vicine, sono interessate a quello che succede a Khartoum anche se hanno i loro problemi&#8230; Un fiume di problemi Tra queste vi \u00e8 l\u2019Etiopia. 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