{"id":79288,"date":"2023-05-18T09:55:27","date_gmt":"2023-05-18T07:55:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79288"},"modified":"2023-05-15T17:58:41","modified_gmt":"2023-05-15T15:58:41","slug":"questione-abitativa-opporsi-al-deserto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79288","title":{"rendered":"Questione abitativa: opporsi al deserto"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Alessandro Coppola, Giorgio De Ambrogio)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/200x150_-grafite-on-paper-724x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"724\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Illustrazione di Samuele Canestrari<\/div>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Nei grandi centri urbani, la finanziarizzazione dell\u2019immobiliare e la turistificazione hanno separato la disponibilit\u00e0 di alloggi dalla domanda reale di chi vorrebbe abitarci. Non si parla pi\u00f9 di situazioni di fragilit\u00e0 estrema: sempre pi\u00f9 persone non trovano case dignitose a meno che non vi consacrino una componente insostenibile del loro reddito. Eppure, in Italia si parla solo di superbonus, il dibattito sulla casa si esaurisce nei confini della propriet\u00e0 privata e di casa pubblica e sociale non parla (quasi) pi\u00f9 nessuno.<\/em><\/p>\n<p><em>In una recente indagine della Banca d\u2019Italia si legge che le agevolazioni per la casa (ovvero l\u2019universo dei bonus), hanno rappresentato nel 2022 circa 36 miliardi di euro, pi\u00f9 del quadruplo di quanto speso nello stesso periodo per le politiche sociali e familiari (8 mld). Tuttavia, l\u2019Italia \u00e8 tra i paesi europei dove la spesa per la casa pubblica e sociale \u00e8 pi\u00f9 bassa (6\u20ac pro capite contro una media UE di 146\u20ac), le case pubbliche sono il 4% del totale (contro una media UE del 20%) e riescono a intercettare solo il 5% delle domande in graduatoria, lasciando fuori circa 1,4 milioni di persone. Mentre le politiche abitative sono in caduta libera, la situazione italiana \u00e8 drammatica \u2013 se paragonata agli altri paesi europei \u2013 sotto tutti gli aspetti del bisogno abitativo.<\/em><\/p>\n<p><em>Con un discorso pubblico desertificato e delle politiche ridotte ai minimi termini, c\u2019\u00e8 un bisogno di azione collettiva in grado di costruire rivendicazioni, fornire risposte di mutuo aiuto, ripoliticizzare un tema di welfare che rischia di scomparire dall\u2019orizzonte delle politiche sociali.<\/em><\/p>\n<p><em>Alessandro Coppola, professore associato al Politecnico di Milano, ci racconta le sue prospettive sulla questione abitativa in Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>In che modo oggi si manifesta la precariet\u00e0 abitativa che interessa sempre pi\u00f9 persone?<\/em><\/p>\n<p>Quando parliamo di precariet\u00e0 o vulnerabilit\u00e0 abitativa facciamo riferimento al rischio di non avere accesso a un\u2019abitazione dignitosa o di non potersela pi\u00f9 permettere a un certo punto della vita. Per spiegare come questa si presenta oggi nei nostri territori bisogna combinare prevalentemente due livelli, uno socio-demografico e uno spaziale.<\/p>\n<p>Da un lato, la precariet\u00e0 abitativa \u00e8 prodotta da una dinamica strutturale che ha a che fare con il cambiamento della relazione tra corsi di vita e lavoro. Per tanti decenni la precariet\u00e0 abitativa si concentrava in una classe di soggetti abbastanza omogenea da un punto di vista socioeconomico. Oggi \u00e8 un problema che riguarda sempre pi\u00f9 persone, in fasi diverse della loro vita e con necessit\u00e0 diverse. Pensiamo a una donna anziana che si ritrova vedova con una pensione modesta e deve affrontare da sola il costo dell\u2019affitto, a una persona single con un contratto di lavoro precario, a una madre o a un padre single con figli a carico. Questi soggetti non vivono situazioni che si direbbero di grande marginalit\u00e0, le considereremmo parte del ceto medio se non fosse che la mancanza di una casa accessibile le conduce \u2013 di fatto \u2013 in una situazione di povert\u00e0 e di insicurezza esistenziale. A queste si deve aggiungere una categoria di persone escluse dal mercato formale. Si tratta soprattutto dei migranti, che si ritrovano spesso a vivere in condizioni di sfruttamento, precariet\u00e0 e marginalit\u00e0 estrema e che non hanno i titoli formali e i risparmi necessari a entrare nel mercato legale. Ovviamente questo discorso \u00e8 estendibile a gruppi sociali nativi, specie nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, \u00e8 importante sottolineare che queste dinamiche si presentano in una specifica classe di territori ossia le grandi aree urbane del paese. Qui, negli ultimi quindici anni, il peso della componente immobiliare nei processi di accumulazione urbana \u00e8 molto aumentato. Rispondendo sempre di pi\u00f9 ad una logica di finanziarizzazione, la casa ha smesso di intercettare la domanda reale di uso degli abitanti e il risultato \u00e8 evidente a chiunque viva in queste citt\u00e0: le case sono troppo care non solo per i ceti popolari, ma anche per i ceti medi che magari si illudono di poter guadagnare da questi stessi processi di finanziarizzazione ma che sempre pi\u00f9 spesso ne rimangono delusi.<\/p>\n<p><em>In questi territori ci sono figure \u2013 come le persone straniere\u2013 che faticano a trovare un alloggio anche quando hanno la capacit\u00e0 di pagare l\u2019affitto, perch\u00e9 il proprietario non li vuole. Questi casi interrogano sulla capacit\u00e0 di governare la piccola propriet\u00e0. Se chi governa i territori \u00e8 sostenuto da un elettorato di piccoli proprietari, \u00e8 difficile costruire una politica pubblica che cerchi di mitigarne le disfunzioni.<\/em><\/p>\n<p>Certo, un\u2019offerta nelle mani di piccoli proprietari conduce a una situazione in cui il controllo delle discriminazioni di fatto sfugge alle possibilit\u00e0 dello Stato e la stessa regolazione degli affitti diventa particolarmente difficile ed onerosa. L\u2019insuccesso delle politiche di calmieramento volontario dell\u2019affitto da parte dei proprietari \u2013 come il canone concordato \u2013 \u00e8 sintomo del fatto che il problema \u00e8 anche politico-culturale: il piccolo proprietario ha l\u2019aspettativa di massimizzare l\u2019estrazione della rendita e la sicurezza della remunerazione a livelli che non sono compatibili con i fini sociali che l\u2019uso della propriet\u00e0 deve comunque garantire. Questa aspettativa gli viene confermata dall\u2019attore pubblico, che ha integralmente liberalizzato il mercato dell\u2019affitto, seguendo una evoluzione pi\u00f9 generale che ha caratterizzato gli ultimi venti\/trent\u2019anni. In un contesto di stagnazione e di aspettative sociali declinanti, la classe politica ha sregolato estesamente tutti i settori dai quali era possibile estrarre rendite: dal mercato dell\u2019affitto al commercio urbano, dagli usi del suolo pubblico alla produzione edilizia la spinta \u00e8 stata quella di illudere vasti gruppi sociali che tutti potessere accedere a una generosa estrazione di rendita.<\/p>\n<p>Se pensiamo a Milano, una parte molto rilevante dell\u2019elettorato ha una casa di propriet\u00e0. Ma non solo. Al di l\u00e0 del qualificare chi vota, \u00e8 importante qualificare chi non ne ha il diritto. Ci sono tutta una serie di soggetti \u201cdomiciliati\u201d in citt\u00e0 che non votano: immigrati, studenti, giovani lavoratori. Ovviamente si tratta di una popolazione che vive maggiormente in affitto e risulta invisibile nell\u2019arena elettorale. Dal punto di vista del governo della citt\u00e0, non solo la tutela della rendita delle piccole propriet\u00e0 finisce per essere un principio inscalfibile, ma si pone un problema di rappresentanza che \u00e8 rilevante se ci chiediamo il perch\u00e9 dell\u2019assenza di politicizzazione della questione abitativa.<\/p>\n<p><em>Pensi che stiamo andando verso un futuro in cui la casa pubblica e sociale non sar\u00e0 pi\u00f9 considerata una prestazione sociale e uscir\u00e0 dall\u2019orizzonte del welfare?<\/em><\/p>\n<p>Se guardiamo all\u2019Italia rispetto ai paesi europei pi\u00f9 avanzati, la casa pubblica \u00e8 sempre stata una politica residuale. Certo, negli ultimi vent\u2019anni lo \u00e8 diventata ancora di pi\u00f9. E nella situazione che viviamo oggi ci sono tante cose che autorizzerebbero un forte pessimismo.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che il ciclo politico sembra andare verso il ripetersi di discorsi sulla casa gi\u00e0 visti e sentiti: l\u2019intoccabilit\u00e0 della casa di propriet\u00e0, il doverla proteggere dalla fiscalit\u00e0 e da altre politiche pubbliche, specie di regolazione del mercato. Non vedo segnali di un cambio di rotta, perch\u00e9 nessuna voce mette in discussione gli assunti che sostengono questi discorsi.<\/p>\n<p>Il secondo motivo di pessimismo \u00e8 che \u2013 diversamente da altre fasi della nostra storia \u2013 oggi le contraddizioni di questo modello arrivano a politicizzarsi in un numero limitato di territori, che essenzialmente sono le grandi regioni urbane del centro-nord. Problemi abitativi riguardano anche le aree urbane in contrazione e aree non urbane, ma i gruppi sociali che ne sono colpiti risentono di una invisibilit\u00e0 ancora maggiore di quelli che ne sono colpiti nelle grandi aree urbane. Siamo in un contesto molto frammentato che rende difficile affermare forme di rivendicazione trasversali, anche se l\u2019acuirsi di queste contraddizioni porta in queste ultimi a forme di azione collettiva rilevanti e anche innovative.<\/p>\n<p>La terza ragione riguarda il fattore sociodemografico. Le giovani generazioni erediteranno un patrimonio immobiliare vasto come mai prima e spesso collocato in territori che si sono svalutati. \u00c8 molto difficile immaginare dove questa dinamica porter\u00e0, ma \u00e8 interessante rilevarla. Che tipo di contraddizioni aprir\u00e0? Come si articoleranno sul territorio? Aprir\u00e0 qualche contraddizione nel discorso sulla desiderabilit\u00e0 universale della casa in propriet\u00e0?<\/p>\n<p><em>Ci sono delle ragioni per essere ottimisti? Ascoltandoti, il fatto che l\u2019abitare sia sempre pi\u00f9 insostenibile pu\u00f2 portare a forme nuove di mobilitazione\u2026<\/em><\/p>\n<p>Il motivo per cui possiamo essere anche ottimisti \u00e8 che alcuni processi stanno arrivando a un punto di rottura. In alcune aree metropolitane questi sono visibili nella loro insostenibilit\u00e0 e iniziano a produrre svantaggi per alcuni gruppi sociali che non riescono pi\u00f9 a tollerarli. Con intensit\u00e0 diverse, la questione casa \u00e8 politicizzata ovunque, ma in alcune citt\u00e0 lo \u00e8 in modo nuovo perch\u00e9 la pressione \u00e8 troppo alta e le contraddizioni sempre pi\u00f9 acute.<\/p>\n<p>Ovviamente la situazione \u00e8 molto diversa da quella degli anni pi\u00f9 forti delle mobilitazioni per la casa. Negli anni 60 e 70 dello scorso secolo l\u2019abitare divenne un oggetto di grande mobilitazione e si diffuse fra le classi popolari e in tutto il paese. Il paese e le citt\u00e0 crescevano e la casa era una rivendicazione diffusa, ed era una delle contraddizioni pi\u00f9 evidenti in un paese che progrediva nella sua struttura produttiva ma che era frenato da un regime retrivo di regolazione dei suoli e della produzione edilizia. Oggi si \u00e8 persa quell\u2019omogeneit\u00e0 sociale, le mobilitazioni non sono altrettanto ampie. In questa frammentazione \u00e8 difficile costruire un discorso pubblico alternativo, le rivendicazioni non possono essere le stesse tra una metropoli del nord e una del mezzogiorno e tantomeno fra un\u2019area urbana dinamica ed un\u2019area interna in contrazione.<\/p>\n<p>La questione si politicizza l\u00e0 dove il problema si pone anche per una parte di ceti medi urbani, i quali hanno maggiori mezzi per farsi sentire: residenti di quartieri un tempo popolari investiti dalla gentrificazione, studenti e giovani lavoratori fuorisede sono gruppi sociali che subiscono le conseguenze del mercato e in alcuni casi passano all\u2019azione. Potremmo dire che ci sono ragioni per essere pessimisti perch\u00e9 soltanto in una classe specifica di territori ci pu\u00f2 essere l\u2019alleanza tra gruppi sociali che \u00e8 necessaria per porre questo tema, ma un motivo di ottimismo sta nel rilevare che una serie di processi si sono radicalizzati talmente tanto da avvicinarci ad un punto dove \u00e8 davvero difficile ignorarli.<\/p>\n<p><em>In alcuni contesti ci sono esperienze di mobilitazione rilevanti. A Venezia,<\/em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/AltaTensioneAbitativa\/\"><em>\u00a0Alta Tensione Abitativa<\/em><\/a><em>\u00a0e l\u2019<\/em><a href=\"https:\/\/ocio-venezia.it\/\"><em>osservatorio OCIO<\/em><\/a><em>\u00a0hanno costruito una piattaforma partecipata di rivendicazione, anche capace di maneggiare la dimensione tecnica delle politiche. A Roma,<\/em><a href=\"https:\/\/nonnaroma.it\/\"><em>\u00a0Nonna Roma<\/em><\/a><em>\u00a0ha lanciato un\u2019iniziativa per la salvaguardia del Reddito di Cittadinanza che integra l\u2019abitare all\u2019interno di un ventaglio pi\u00f9 ampio di rivendicazioni mutualistiche. \u00c8 interessante vedere come un certo tema che si esprime con livelli di violenza diversi a seconda dei territori (la turistificazione a Venezia, la finanziarizzazione dell\u2019immobiliare a Milano, l\u2019abitare studentesco a Bologna) costruisca esperienze di mobilitazione a cui si pu\u00f2 guardare anche altrove, dove quei fenomeni esistono ma sono meno aspri\u2026<\/em><\/p>\n<p>Le esperienze che citi sono rilevanti perch\u00e9 affrontano il tema abitativo partendo da una dinamica particolarmente forte in un certo contesto, che pone un tema di vivibilit\u00e0 complessiva della citt\u00e0, e sono delle porte di ingresso per articolare il tema della casa a partire da questa specifica questione e in una forma pi\u00f9 ampia. La turistificazione \u00e8 un esempio lampante in questo senso.<\/p>\n<p><em>Un\u2019altra domanda riguarda la relazione tra l\u2019azione sociale e gli strumenti che ci sono nelle politiche locali. Oggi esiste un\u2019offerta di servizi abitativi che permette di intervenire a vario titolo sulla precariet\u00e0 abitativa. Anche se sono strutturalmente insufficienti, questi strumenti esistono, tuttavia sono quasi sconosciuti e completamente assenti dal dibattito. Come relazionarsi a questi strumenti, dal punto di vista dei movimenti?<\/em><\/p>\n<p>Oggi c\u2019\u00e8 un problema di orizzonte. L\u2019Italia \u2013 senza eguali in Europa \u2013 ha spopolato l\u2019orizzonte delle possibilit\u00e0 per le politiche pubbliche sulla casa in una misura con senza pochi eguali in Europa, desertificando anche l\u2019interesse politico e scientifico per questo tema. Questa questione pone il tema del rapporto tra il sapere esperto e i movimenti sociali. Soprattutto sulla casa, oggi non possiamo immaginare che i movimenti non abbiano una forte dimensione di competenza. \u00c8 un problema rilevante ma anche relativamente facile da risolvere, come raccontano le esperienze che citavamo prima. Siamo in una fase in cui c\u2019\u00e8 tanto sapere esperto, che \u00e8 anche incline a coinvolgersi attivamente in alcuni movimenti e spesso lo sta gi\u00e0 facendo. La questione \u00e8 costruire interlocuzioni con le poche politiche pubbliche esistenti \u2013 anche conflittuali \u2013 che siano in grado di agire anche su un piano di azione sociale esperta e competente.<\/p>\n<p><em>Un\u2019ultima domanda riguarda il dibattito pubblico. Abbiamo detto che sempre pi\u00f9 persone oggi sono a \u201crischio di scivolamento\u201d verso situazioni di disagio sociale. Questo non riguarda solo la casa, ma \u00e8 trasversale a tutti i temi del welfare. Tuttavia, mentre per alcuni temi \u2013 penso a povert\u00e0 e lavoro \u2013 esiste un dibattito nazionale ampio, quello sulla casa \u00e8 molto timido, perch\u00e9?<\/em><\/p>\n<p>Oggi il dibattito sulla casa non c\u2019\u00e8. Per esserci dovrebbe coinvolgere alcuni media rilevanti, alcuni esperti che diventino visibili anche al di fuori della cerchia degli esperti. Ad esempio, sul reddito di cittadinanza \u00e8 successo: si \u00e8 posto un tema e si sono polarizzate delle posizioni politiche, che opponevano due prospettive culturali e due approcci di policy. Non c\u2019\u00e8 oggi in campo una voce che dice che si debba invertire la rotta sulla casa.<\/p>\n<p>Il paragone con la lotta alla povert\u00e0 apre una domanda rilevante. Come \u00e8 accaduto che la povert\u00e0 \u00e8 diventata un oggetto politico nel nostro paese? Perch\u00e9 non \u00e8 successo sulla casa? Sicuramente interrogarsi su questa vicenda e sulle sue determinanti \u00e8 centrale se l\u2019orizzonte \u00e8 quello di ripoliticizzare la questione della casa in Italia.<\/p>\n<p><em>Rileggendo l\u2019intervista ad Alessandro Coppola mi accorgo che vorrei fargli un\u2019altra domanda, chiedergli come ci si oppone a questo processo di desertificazione. Ripercorro la nostra chiacchierata e mi rendo conto che la risposta si compone pezzo per pezzo: sostenendo i movimenti che nascono nei territori pi\u00f9 duramente colpiti dalla crisi abitativa, apprendendo dalla loro capacit\u00e0 di costruire rivendicazioni radicali e capaci di intervenire anche sul piano delle politiche, parlando di diritto alla casa per quello che \u00e8: una questione politica che ha bisogno di discorsi politici per non sparire.<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/questione-abitativa-opporsi-al-deserto\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/questione-abitativa-opporsi-al-deserto\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Alessandro Coppola, Giorgio De Ambrogio) Illustrazione di Samuele Canestrari Nei grandi centri urbani, la finanziarizzazione dell\u2019immobiliare e la turistificazione hanno separato la disponibilit\u00e0 di alloggi dalla domanda reale di chi vorrebbe abitarci. 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