{"id":79361,"date":"2023-05-22T09:30:51","date_gmt":"2023-05-22T07:30:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79361"},"modified":"2023-05-20T21:16:23","modified_gmt":"2023-05-20T19:16:23","slug":"il-tradimento-dei-morti-di-fame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79361","title":{"rendered":"Il tradimento dei morti di fame"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di COMIDAD<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un giorno il Sacro Occidente si sveglier\u00e0, folgorato dalla luminosa evidenza di chi sia il colpevole di tutti i suoi mali: Enrico Mentana. Il nostro eroe tiene da anni un sito internet apposta per smascherare bufale e fake news; ed esattamente un anno fa ad esservi demolita era la versione circolata a proposito di un\u2019intervista rilasciata dal finanziere George Soros all\u2019emittente CNN. Mentana e soci si preoccupavano di smentire la voce secondo cui Soros avrebbe ammesso di essere lui l\u2019organizzatore del colpo di Stato di piazza Maidan in Ucraina del 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A piazza Maidan infatti non c\u2019era Soros ma il senatore John McCain, mentre il governo del dopo-golpe fu selezionato da Victoria Nuland. La preoccupazione di Mentana per\u00f2 \u00e8 ugualmente sproporzionata e mal diretta. Mentana dovrebbe infatti domandarsi se siano pi\u00f9 insidiose le esagerazioni sul ruolo del miliardario ungherese-americano, oppure se sia pi\u00f9 letale l\u2019enfasi che proprio i media riservano a quel personaggio, per cui ogni sua intervista, o conferenza stampa, o semplice dichiarazione riesce a calamitare i giornalisti. Se i media insistono entusiasticamente sul fatto che nella politica estera occidentale sono determinanti dei soggetti privati con le loro fondazioni, poi non ha senso scandalizzarsi se qualcuno ci ricama sopra pi\u00f9 del dovuto. Se poi Mentana dedica addirittura un sito alle attivit\u00e0 dei cosiddetti complottisti, non pu\u00f2 nemmeno indignarsi se questi si convincono di essere nel giusto. Non si tratta perci\u00f2 di fake news, bens\u00ec di autointossicazione mediatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentana si allarma troppo se qualcuno per la guerra in Ucraina d\u00e0 la colpa alla NATO che avrebbe circondato la Russia. Dovrebbe invece allarmarsi di pi\u00f9 per ci\u00f2 che dichiara proprio la NATO, la quale ci fa sapere di essere un\u2019alleanza difensiva, che per\u00f2 non solo non ha difeso l\u2019Ucraina, ma adesso le affida persino la missione di sconfiggere la Russia, dandole in cambio armi e la promessa di una ricostruzione; tanto con qualche centinaio di migliaia di morti se la cava. A questo punto qual \u00e8 lo scoop, la notizia da prima pagina? Che Putin \u00e8 cattivo, oppure che la NATO \u00e8 inaffidabile? Adesso il \u201cFinancial Times\u201d ci fa pure sapere che l\u2019Italia ha spedito all\u2019Ucraina degli obici difettosi. Insomma: mettete Meloni nei vostri cannoni. Ma le figuracce che i media anglosassoni riservano al solito capro espiatorio italico, servono a dissimulare il fatto che il business delle armi non implica necessariamente il riuscire effettivamente ad armarsi. In base ai consueti meccanismi del feticismo della merce, in quest\u2019ultimo anno \u201carmi\u201d \u00e8 diventata una parola magica, cos\u00ec come era gi\u00e0 successo con la parola \u201cvaccini\u201d. Ma le armi richiedono, oltre che un processo produttivo, anche una manutenzione ed un munizionamento. Si scopre per\u00f2 che il Sacro Occidente si \u00e8 deindustrializzato, perci\u00f2 non ha pi\u00f9 le capacit\u00e0 per produrre a sufficienza munizioni e pezzi di ricambio, perch\u00e9 non fanno profitto. La Russia ha tenuto per anni il sito industriale-militare di Rostec sottoutilizzato ed in pura perdita, mentre oggi lo utilizza a pieno regime; ma ha potuto farlo perch\u00e9 \u00e8 tutto di propriet\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono angoli del pianeta dove le prime pagine non le decide Mentana, perci\u00f2 non c\u2019\u00e8 da stupirsi se in tanti nel mondo si sottraggano alla disciplina occidentalista. Qualche settimana fa persino l\u2019Honduras ha disobbedito a Washington ed ha preferito aprire rapporti diplomatici con Pechino disconoscendo Taiwan. Nel linguaggio politico statunitense c\u2019era l\u2019espressione: \u201cnon lo si pu\u00f2 trattare come l\u2019Honduras\u201d; come a dire: non si pu\u00f2 darne per scontata la sottomissione. Oggi Washington pu\u00f2 dare per scontata soltanto la sottomissione dell\u2019Europa; ma se le cose dovessero mettersi davvero male per la NATO, anche gli oligarchi europei correranno a prostrarsi al nuovo padrone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019India \u00e8 stata la peggiore delusione: si \u00e8 scoperto che aiuta la Russia ad aggirare le sanzioni e che in un anno ha aumentato di otto volte le importazioni di materie prime russe, approfittando dell\u2019opportunit\u00e0 offerta dalle sanzioni per ottenere prezzi di saldo. Molti commentatori ci sono rimasti male, anche perch\u00e9 l\u2019India \u00e8 un Paese democratico; infatti, come si \u00e8 visto con l\u2019uccisione di Indira Gandhi e di suo figlio, da quelle parti i cambi di regime avvengono \u201cdemocraticamente\u201d, cio\u00e8 affidando l\u2019eliminazione dei leader incomodi ad opportuni \u201cestremisti\u201d. Esattamente come \u00e8 successo negli USA con Kennedy, in Israele con Rabin e, da noi, con Moro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che ormai certe transazioni commerciali avvengono senza servirsi del dollaro statunitense come mezzo di pagamento. L\u2019ISPI \u00e8 l\u2019istituto nostrano di studi geo-strategici, quello che gi\u00e0 consigliava Mussolini, col brillante risultato che si \u00e8 visto; ora l\u2019ISPI si allerta per il tramonto del petro-dollaro e per l\u2019avvento del petro-yuan. In realt\u00e0, se \u00e8 vero che non esiste pi\u00f9 il petro-dollaro, \u00e8 comunque ancora presto per parlare del petro-yuan come nuovo punto di riferimento. Per ora, al di fuori del Sacro Occidente, ognuno fa i propri interessi economici e stringe gli accordi che ritiene vantaggiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano ideologico e mediatico, il caso dell\u2019India rimane il pi\u00f9 interessante. Negli anni \u201960 una delle coppie semantiche pi\u00f9 fortunate era quella di \u201cIndia-fame\u201d. Nel 1966 il Vaticano, per diretta iniziativa di papa Montini, lanci\u00f2 una grande raccolta di fondi per andare in soccorso delle popolazioni indiane colpite dalla carestia. In Italia il \u201crinforzo\u201d televisivo per la campagna del Vaticano fu enorme, infatti vennero impegnati i giornalisti di punta come Sergio Zavoli, ed anche tanti divi dello spettacolo. I giornali si riempirono di storie edificanti, come quella del ragazzino che voleva regalare ai bimbi indiani la sua merenda di pane e frittata; ma non mancarono i dibattiti demenziali, nei quali ci si chiedeva perch\u00e9 nell\u2019India affamata non si mangiassero le vacche sacre. Tutta la generazione di Mentana sub\u00ec un vero e proprio lavaggio del cervello, tanto che assorb\u00ec come un riflesso condizionato lo schema della superiorit\u00e0 del Sacro Occidente destinato a correre in soccorso dei popoli inferiori, che altrimenti, lasciati a se stessi, morirebbero di fame. Per gli Indiani, che non avevano chiesto nulla, la situazione risult\u00f2 imbarazzante, al punto di offrirsi di pagare il riso che gli arrivava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentana all\u2019epoca era uno scolaretto sprovveduto (anche se meno sprovveduto di adesso). Ma questa suggestione collettiva nei riguardi dell\u2019India coinvolse persino Pasolini; che pure era Pasolini, l\u2019uomo capace di replicare alle pi\u00f9 vili aggressioni morali e giudiziarie senza una punta di acrimonia; cose che appaiono leggendarie oggi che si reagisce alle critiche come se fossero una lesa maest\u00e0. In questi anni per\u00f2 si \u00e8 mitizzato Pasolini facendone una sorta di profeta o gnostico, mentre invece era un osservatore della societ\u00e0 non incanalato dal pregiudizio delle \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d; ma all\u2019inizio degli anni \u201860 c\u2019era in atto un processo di decolonizzazione che appariva univoco, per cui non si erano ancora sperimentate tutte le declinazioni del neocolonialismo, nelle quali l\u2019ingerenza viene giustificata come aiuto allo sviluppo, come difesa dei diritti umani o come lotta alla corruzione. Nel 1968 la RAI mand\u00f2 in onda un documentario di Pasolini, presentato alla Mostra di Venezia, basato su appunti per un film sull\u2019India, che poi non fu prodotto. C\u2019era la storia dei figli di un maharaja che affrontavano una sorta di viaggio spirituale nel proprio Paese, e che alla fine, tanto per cambiare, morivano di fame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pasolini si occupava della fame dell\u2019India da molto prima, e si era persino spinto ad avanzare certe analogie con la fame di Napoli; anche in questo caso agiva il mito di un nucleo etno-culturale, preindustriale e pre-consumistico. In realt\u00e0 si \u00e8 visto che anche la \u201cdiversit\u00e0 etnica\u201d \u00e8 un prodotto mediatico di consumo; per cui i media creano aspettative, euforie ed occasioni di business che sono solo merci ma possono essere spacciate per una sorta di \u201cvolksgeist\u201d. Nel 1961 Pasolini fu anche lo scopritore di Madre Teresa di Calcutta, che all\u2019epoca si occupava di assistenza ai lebbrosi e che venne da lui descritta con toni celebrativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A proposito di fortunate coppie semantiche: Madre Teresa e Calcutta; come a dire che la capitale dello Stato federale del Bengala Occidentale esiste solo in quanto oggetto di carit\u00e0. Attraverso il filtro mediatico, la compassione diventa gerarchizzazione antropologica, cio\u00e8 razzismo. Calcutta \u00e8 cos\u00ec diventata a livello popolare una metafora iperbolica di miseria e degrado, utilizzata anche da Paolo Villaggio nei film di Fantozzi (\u201calito agghiacciante, tipo fogna di Calcutta\u201d). In realt\u00e0 uno dei distretti di Calcutta \u00e8 storicamente sede di un\u2019industria cinematografica in lingua Telugu; un\u2019industria che, per volume produttivo, \u00e8 seconda solo a quella di Bombay, che \u00e8 in lingua Hindi. Un\u2019altra industria cinematografica di rilievo si trova nello Stato indiano del Punjab, quindi in lingua Punjabi. Negli anni \u201960 il numero dei film prodotti in India era impressionante, tanto da far impallidire Hollywood o Cinecitt\u00e0 buonanima. Si trattava di prodotti della lunghezza minima di due ore e che contenevano obbligatoriamente siparietti musicali e coreografici. Nata agli inizi del \u2018900, gi\u00e0 dagli anni \u201950 l\u2019industria dell\u2019intrattenimento cinematografico aveva assunto in India livelli abnormi, spropositati rispetto alla pur notevole demografia indiana. I film indiani venivano anche provvisti di sottotitoli ed esportati in Asia, ma il grande target per quelle migliaia e migliaia di pellicole rimaneva lo spettatore indiano, grazie al bassissimo prezzo del biglietto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In India si moriva spesso di fame, ma non ci si era specializzati in questo; per cui si era supplito alle scarse risorse a disposizione, industrializzando persino la futilit\u00e0 e l\u2019oblio; ci\u00f2 in quanto la cultura industriale non era un\u2019importazione occidentale. Sino al XVIII secolo l\u2019India deteneva i suoi primati nella produzione tessile e cantieristica e, come rilevato da Noam Chomsky in \u201cCapire il Potere\u201d, proprio il Bengala era l\u2019area pi\u00f9 industrializzata. La colonizzazione britannica ha fatto passare la deindustrializzazione forzata dell\u2019India come immobilismo preindustriale e come esotismo; per cui si \u00e8 inventata una \u201ctradizione\u201d, con la falsa immagine di un \u201cpopolo contemplativo\u201d (tradotto: massa di fannulloni). Il Sacro Occidente ha sub\u00ecto un\u2019autointossicazione ideologica rispetto all\u2019India, per cui \u00e8 ovvio che oggi percepisca il riemergere di certe abilit\u00e0 economiche come una sorta di ingratitudine e di tradimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.comidad.org\/dblog\/articolo.asp?articolo=1154\">http:\/\/www.comidad.org\/dblog\/articolo.asp?articolo=1154<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COMIDAD Un giorno il Sacro Occidente si sveglier\u00e0, folgorato dalla luminosa evidenza di chi sia il colpevole di tutti i suoi mali: Enrico Mentana. 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