{"id":79411,"date":"2023-05-23T10:30:48","date_gmt":"2023-05-23T08:30:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79411"},"modified":"2023-05-23T10:49:15","modified_gmt":"2023-05-23T08:49:15","slug":"anche-tokyo-abbandona-i-treasury","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79411","title":{"rendered":"Anche Tokyo abbandona i Treasury"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TELEBORSA (Guido Salerno Aletta)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-79412\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/130245.t.W300.H188.M4.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" \/><\/p>\n<p><em style=\"text-align: justify\">Il debito pubblico americano cerca finanziatori?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda la Cina, \u00e8 risaputo che gi\u00e0 da tempo ha rinunciato ad investire in titoli di Stato americani: le sue detenzioni diminuiscono mese dopo mese, segno che le sottoscrizioni non vengono rinnovate alle scadenze. Prendendo in considerazione l&#8217;ultimo anno, il periodo che va dal marzo 2022 a quello scorso, si rileva che le detenzioni intestate alla Cina sono passate da 1.013 miliardi di dollari ad 869 miliardi (-144).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C&#8217;\u00e8 un altro dato che fa riflettere: nello stesso periodo, \u00e8 diminuito il totale delle detenzioni estere, passando da 7.604 a 7.573 miliardi (-31). Poca cosa, si dir\u00e0; ma questo andamento \u00e8 abbastanza inconsueto, visto che l&#8217;innalzamento dei tassi da parte della Fed attira capitali per il maggior rendimento che ne deriva. Ed infatti, se andiamo a controllare le detenzioni &#8220;Foreign \u2013 Non Official&#8221;, che sono quelle degli investitori privati, si rileva che infatti sono aumentate parecchio, passando da 3.579 a 3.794 miliardi (+215).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La spiegazione di questa apparente contraddizione sta nella ancor pi\u00f9 forte riduzione delle detenzioni &#8220;Foreign \u2013 Official&#8221;, che sono principalmente quelle delle Banche centrali: sono passate da 4.025 a 3.779 miliardi (-246).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci troviamo di fronte ad una riduzione massiccia di detenzioni &#8220;Official&#8221; di Treasury, che va ascritta alla insoddisfazione per la politica monetaria restrittiva adottata dalla Fed, che per prima ha deciso di alzare i tassi per contrastare l&#8217;inflazione interna, obbligando via via le altre Banche centrali a seguirla per evitare la fuga di capitali verso il dollaro. Questa decisione andava presa soprattutto per evitare la svalutazione indotta dalla fuga dei capitali verso il dollaro, causato dallo smobilizzo degli impieghi nelle rispettive valute e dalla conseguente domanda di dollari: l&#8217;euro si era svalutato di circa il 20% portandosi quasi alla parit\u00e0 col dollaro, e lo yen aveva toccato il livello pi\u00f9 basso rispetto al dollaro da ben 32 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa svalutazione rispetto al dollaro comportava un ulteriore aumento del costo delle importazioni dei prodotti che sui mercati internazionali sono quotati in dollari, come quelli energetici, aggravando il fenomeno inflazionistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In pratica, mentre l&#8217;inflazione americana aveva origini fiscali, essendo determinata da un eccesso di spesa pubblica finanziata in disavanzo ed in un contesto di bassa disoccupazione, la Fed ha adottato misure di violenta restrizione monetaria, aumentando i tassi e riducendo la liquidit\u00e0: cos\u00ec facendo, ha destabilizzato in molti Paesi la allocazione dei capitali, il sistema dei cambi e quello dei tassi di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 stato il Giappone a risentire pi\u00f9 di ogni altro Paese di questo orientamento della Fed: c&#8217;\u00e8 stato un vero e proprio crollo delle sue detenzioni di Treasury, che sono passate in un anno da 1.229 a 1.088 miliardi di dollari. La riduzione di 141 miliardi \u00e8 stata praticamente identica a quella della Cina, che \u00e8 stata di 144 miliardi. Nel caso del Giappone, la tendenza dello yen a svalutarsi rispetto al dollaro ha infatti aumentato notevolmente il costo della copertura contro questo rischio, arrivando ad eguagliare il tasso di rendimento dei Treasury: non valeva pi\u00f9 la pena tenere fermi l\u00ec i capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 rotto un equilibrio di interessi reciprocamente vantaggiosi tra Giappone e Stati Uniti che durava da decenni, con i giapponesi che sono stati sempre grandi acquirenti di titoli americani ritornando ad essere i primi creditori dopo che la Cina ha smesso di investire in Treasury.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rapporto tra Giappone e Usa \u00e8 stato in questi anni fortemente sinergico. Il primo ha un attivo commerciale strutturale sull&#8217;estero ma un enorme debito pubblico: per evitare di affondare il bilancio con alte spese per interessi, la Banca centrale (BoJ) non solo deve quindi tenere bassi i tassi di interesse, ma deve anche acquistare direttamente gli stessi titoli di Stato che non hanno acquirenti perch\u00e9 rendono zero. Gli investitori giapponesi hanno sempre avuto quindi tutto l&#8217;interesse a reinvestire il surplus commerciale comprando i titoli di Stato americani, i Treasury, per via del buon rendimento garantito loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli USA, che invece sono penalizzati da un forte disavanzo commerciale strutturale sull&#8217;estero e da poco risparmio interno, hanno visto a loro volta con estremo favore gli investimenti finanziari giapponesi in Treasury.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo equilibrio di interessi \u00e8 venuto meno per via della politica monetaria restrittiva della Fed, cui la BoJ non si \u00e8 potuta subito adeguare alzando i tassi come hanno fatto la Bce o la Banca d&#8217;Inghilterra: il colossale debito pubblico giapponese ha impedito finora di alzare i tassi, se non in modo modestissimo, portando a dicembre scorso quello sui prestiti a dieci anni allo 0,50%. E&#8217; ancora una inezia rispetto a quelli della Fed, della Bce o della BoE, ma \u00e8 il segnale che in futuro converr\u00e0 investire in Giappone anzich\u00e9 negli Usa, visto il costo raggiunto dalla copertura del rischio di svalutazione dello yen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sembra che negli USA sia stata tirata la corda sbagliata, usando la leva monetaria quando invece doveva essere la politica fiscale a dover tornare restrittiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la Cina, anche il Giappone, che \u00e8 ancora il pi\u00f9 grande sottoscrittore di titoli di Stato americani ha battuto in ritirata, riducendo le detenzioni: la regola secondo cui l&#8217;aumento dei tassi americani determina automaticamente un afflusso di capitali da tutto il mondo ha subito due eccezioni, da parte dei pi\u00f9 grandi finanziatori del debito americano. Mentre nel caso della Cina la ragione \u00e8 stata prevalentemente politica, per il Giappone la scelta \u00e8 stata squisitamente valutaria e finanziaria: i capitali giapponesi ritornano a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.teleborsa.it\/Editoriali\/2023\/05\/19\/anche-tokio-abbandona-i-treasury-1.html#.ZGx3BU3ONPw\">https:\/\/www.teleborsa.it\/Editoriali\/2023\/05\/19\/anche-tokio-abbandona-i-treasury-1.html#.ZGx3BU3ONPw<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TELEBORSA (Guido Salerno Aletta) Il debito pubblico americano cerca finanziatori? Per quanto riguarda la Cina, \u00e8 risaputo che gi\u00e0 da tempo ha rinunciato ad investire in titoli di Stato americani: le sue detenzioni diminuiscono mese dopo mese, segno che le sottoscrizioni non vengono rinnovate alle scadenze. 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