{"id":79415,"date":"2023-05-23T11:59:10","date_gmt":"2023-05-23T09:59:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79415"},"modified":"2023-05-23T11:59:10","modified_gmt":"2023-05-23T09:59:10","slug":"finis-europae","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79415","title":{"rendered":"Finis Europae"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ERETICAMENTE (Umberto Bianchi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-79416 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tank-300x221.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tank-300x221.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/tank.jpg 370w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nel mezzo di tanto squillar di trombe, di toni trionfalistici, tutti accompagnati dal solito coretto di piagnistei solidaristici, nessuno si \u00e8 reso conto che la recente visita del presidente ucraino Zelensky a Roma, sia stato l\u2019evento che, mai come ora, ha sanzionato la fine dell\u2019Europa, intesa come soggetto politico unitario, meta ideale di quel percorso tracciato dagli Spinelli, dagli Adenauer e da altri ancora. Le modalit\u00e0 con le quali il Vecchio Continente, nella vicenda del conflitto russo-ucraino, si \u00e8 mossa, ci ha mostrato sin troppo chiaramente, la propria irresolubile incapacit\u00e0 ed insipienza a tener testa ad una qualsivoglia situazione. La Federazione Russa con la quale l\u2019Europa, e l\u2019Italia in particolare, intratteneva ottimi e fruttuosi rapporti commerciali, \u00e8 stata fatta oggetto di una politica di sanzioni talmente idiota e suicida, da far seriamente dubitare sulle capacit\u00e0 cognitive di coloro che occupano ruoli di rilievo sia a Bruxelles, che nelle varie cancellerie europee.<\/p>\n<p>Sopra tutti, l\u2019esempio della questione dell\u2019importazione di gas. Con il progressivo venir meno delle forniture di gas russo, in molti casi, le nazioni europee si sono affidate all\u2019importazione di gas proveniente dagli Usa, molto pi\u00f9 caro di quello russo. Gli stessi accordi frettolosamente conclusi dal nostro paese, con varie realt\u00e0 del Terzo Mondo e non (Algeria, Mozambico, Azerbaigian, etc.), rappresentano una soluzione momentanea, ma non ancora una valida alternativa, visto che l\u2019intera impostazione delle nostre infrastrutture \u00e8 ancora orientata in direzione dell\u2019importazione di gas dalla Federazione Russa. Il tutto, senza considerare che la Russia detiene sul suo territorio ben il 65% delle materie prime dell\u2019intero pianeta. Ora, tutto questo, altro non ha fatto che gettare l\u2019immenso paese tra le braccia di quella Cina che altro non aspettava, se non di avere le spalle \u201ccoperte\u201d al proprio nord ovest, al fine di poter meglio affrontare la partita a risiko con gli Usa, per il dominio sull\u2019Oceano Pacifico ed in particolare, per cercare di mettere le mani sull\u2019isola di Taiwan ed accaparrarsi la produzione mondiale dei microprocessori, di cui l\u2019isola asiatica, detiene il primato mondiale. Il processo di accerchiamento della Nato attorno alla Federazione Russa, troverebbe il proprio definitivo completamento con l\u2019installazione di basi missilistiche in quella Ucraina che, di fatto, costituisce una sorta di comoda porta d\u2019ingresso per la Russia, finendo con il renderla molto pi\u00f9 vulnerabile.<\/p>\n<p>Cosa la quale, qualunque leader politico animato da un minimo di buon senso, non avrebbe mai potuto permettere, trattandosi, tra l\u2019altro, della seconda potenza planetaria. In tutto questo, senza dimenticare che, nonostante i media \u201cembedded\u201d sminuiscano artatamente la cosa, la maggior parte dei paesi del mondo ha una posizione di malcelata diffidenza, se non addirittura di aperta ostilit\u00e0, nei riguardi delle politiche guerrafondaie del blocco occidentale. A parte Brasile, India, Cina e Sudafrica (componenti quel patto geoeconomico chiamato BRICS, includente tra l\u2019altro, la Russia, sic!), come abbiamo gi\u00e0 detto, paesi come Iran, Siria, Venezuela, Nicaragua e tanti, troppi, altri ancora, sono su posizioni ben lontane da quelle occidentali. La ripresa delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita ed Iran, sino a poco tempo fa acerrimi nemici e competitors, per il predominio ed il primato in gran parte dello scacchiere islamico, (dalla penisola arabica, con il conflitto in Yemen, al Pakistan, dall\u2019Afghanistan alla Somalia, dalla Bosnia e le limitrofe regioni balcaniche, sino ad alcune realt\u00e0 dell\u2019Asia Centrale), segna un decisivo cambio di passo, da parte di un settore di mondo che, se sinora si era mostrato quanto mai diviso e titubante, ora sembra iniziare a volgere lo sguardo sempre pi\u00f9 lontano dall\u2019Occidente. Tutto questo, finir\u00e0 con il provocare necessariamente una contrazione delle possibilit\u00e0 di interscambio da parte dell\u2019Eurozona con il resto di un mondo, sempre pi\u00f9 interessato a crearsi dei circuiti economici, svincolati dalla tutela finanziaria Usa, rappresentata dal dollaro o dall\u2019euro. Ed il recente viaggio del presidente brasiliano Lula in Cina, al fine di rinsaldare una partnership economica che al Brasile frutta 150 miliardi dollari l\u2019anno, come la nomina della ex presidente brasiliana Djlma Roussef, a responsabile della banca dei Brics, assieme al sempre pi\u00f9 frequente uso dello yuan cinese al posto del dollaro, costituiscono un esempio, a tal fine, molto eloquente. In tutto questo scenario, l\u2019Europetta di Bruxelles ha scelto di darsi un ruolo totalmente subalterno a quello degli Usa, arrivando ad intaccare in modo oltremodo incisivo, i propri bilanci pubblici, per la fornitura di armi all\u2019Ucraina, il tutto non senza tralasciare i costi sociali da queste scelte determinati nei vari paesi dell\u2019infelice Unione.<\/p>\n<p>Ora, il fatto che l\u2019Europetta funzioni male, non pu\u00f2 essere attribuito esclusivamente all\u2019influenza della politica americana ma, bens\u00ec, anche ad un altro, fondamentale, fattore. Con il concetto geografico di Europa, si \u00e8 voluto grossolanamente e frettolosamente includere in un\u2019unica entit\u00e0 politico economica, tutta una serie di realt\u00e0 socio economiche, distanti tra loro migliaia di miglia, quanto a storia, costumi e tradizioni. Non solo. La creazione di una comunit\u00e0 economico finanziaria, imperniata sul principio che contribuisce di pi\u00f9, chi di pi\u00f9 ha, in termini di Pil e redditivit\u00e0 economica, con l\u2019allargamento dell\u2019Unione a realt\u00e0 meno incisive dal punto di vista economico, (come nel caso dei paesi dell\u2019ex Patto di Varsavia\u2026) sta determinando un progressivo livellamento e deterioramento, delle generali condizioni economiche delle popolazioni europee.<\/p>\n<p>Un esempio sopra tutti. I tanto magnificati fondi del PNRR, altri non sono che prestiti su quei contributi versati a Bruxelles che, ironia della sorte, l\u2019Italia riceve per graziosa concessione, vincolati ad una restituzione con tanto di interessi, che dovremo pagar noi e le generazioni di italiani a venire. Tutto questo insieme di fatti, ci porta dinnanzi alla conclusione che quella dell\u2019Europa unita, altri non \u00e8 che una inutile e dannosa distopia, da cui bisogna cercare di sganciarci, il prima possibile. Questo non deve significare il ritorno ad antiche rivalse, o a stupidi e dannosi antagonismi, ma ad un ripensamento dell\u2019intera struttura comunitaria europea, non pi\u00f9 da intendersi alla stregua di un quanto mai farraginoso ed irrealizzabile super-stato, quanto alla stregua di una confederazione di liberi stati, accomunati da vincoli molto pi\u00f9 leggeri ed elastici, alla cui base dovrebbe stare un\u2019idea di reciprocit\u00e0, in base a quelli che dovrebbero essere i reciproci interessi geopolitici e geoeconomici del momento. Una comunit\u00e0 di stati indipendenti, unicamente animata da un patto di reciproca solidariet\u00e0, nel caso del profilarsi di un comune pericolo, potrebbe costituire una vera svolta e l\u2019unica via di uscita, ad una crisi oramai divenuta irreversibile.<\/p>\n<p>Il cercare di ridar vita ad una istituzione-cadavere, i cui unici interessi sono quelli di assecondare gli interessi di alcuni stati (Germania, Francia, Olanda etc.) a discapito di altri (Italia, Grecia, Spagna, etc.) a causa del persistere di una visione della politica europea, da cancelleria ottocentesca o di fare da zerbino agli interessi dell\u2019atlantismo Usa e delle istituzioni finanziarie globali ad esso connesse, \u00e8 esercizio quanto mai sterile e dannoso. Quello di Bruxelles \u00e8, ad oggi, una specie di circo equestre dalle gambe molto pi\u00f9 fragili, di quel che si possa pensare. Basterebbe che una realt\u00e0 nazionale come l\u2019Italia, ancora forte di un parco industriale di tutto rispetto e di una, pi\u00f9 che consolidata tradizione di piccola e media imprenditoria, battesse un momento il pugno sul tavolo e l\u2019intero euro-baraccone entrerebbe in una ultima spirale di crisi, la cui unica uscita, sarebbe la sua definitiva messa in liquidazione. E per dare un primo, forte, scossone, iniziare ad adottare gradualmente una monetazione autonoma da quella dell\u2019euro, non pi\u00f9 fondata su un valore virtuale, ma su quella che, di un paese, dovrebbe essere l\u2019economia reale. Il secondo forte segnale, dovrebbe esser rappresentato dal rifiutarsi di pagare gli interessi sul debito da PNRR, sino ad arrivare a non restituir pi\u00f9 nulla alle casse di Bruxelles.<\/p>\n<p>Sogno? Utopia? O qualcosa che, in un non troppo lontano futuro si potrebbe realizzare, viste le gi\u00e0 ora precarie condizioni in cui versa l\u2019italica economia? A questo punto, l\u2019unica risposta, non pu\u00f2 che stare nella voglia dei cittadini di compattarsi, al di l\u00e0 di vecchi ed oramai stantii steccati politico-ideologici, e procedere, decisi, in direzione della messa in liquidazione di quell\u2019ordine globale, fatto di un continuo accavallarsi di precariet\u00e0, emergenze, imposizioni che, i popoli europei e del mondo intero, sopportano con sempre pi\u00f9 disagio.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ereticamente.net\/2023\/05\/finis-europae-umberto-bianchi.html\">https:\/\/www.ereticamente.net\/2023\/05\/finis-europae-umberto-bianchi.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ERETICAMENTE (Umberto Bianchi) Nel mezzo di tanto squillar di trombe, di toni trionfalistici, tutti accompagnati dal solito coretto di piagnistei solidaristici, nessuno si \u00e8 reso conto che la recente visita del presidente ucraino Zelensky a Roma, sia stato l\u2019evento che, mai come ora, ha sanzionato la fine dell\u2019Europa, intesa come soggetto politico unitario, meta ideale di quel percorso tracciato dagli Spinelli, dagli Adenauer e da altri ancora. 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