{"id":79426,"date":"2023-05-25T09:29:49","date_gmt":"2023-05-25T07:29:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79426"},"modified":"2023-05-23T18:36:06","modified_gmt":"2023-05-23T16:36:06","slug":"carlo-formenti-guerra-e-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79426","title":{"rendered":"Carlo Formenti \u201cGuerra e Rivoluzione\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p><em>Schema<\/em><\/p>\n<p>Il libro di Carlo Formenti \u00e8 diviso in due testi, la prima parte, \u201c<em>Le macerie dell\u2019impero<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, introduce una profonda rilettura della tradizione marxista, in particolare guidata da una rilettura di autori come Costanzo Preve, Lukacs ed Ernst Bloch. Quindi ricostruisce sinteticamente quegli scenari di guerra di classe dall\u2019alto che nel ventennio abbondante dagli anni Ottanta alla crisi finanziaria aperta (ma non chiusa) nel 2007-8 hanno profondamente ristrutturato il campo dei conflitti sociali in Occidente e nel mondo. Termina il secondo capitolo un bozzetto della \u2018mobilitazione totale\u2019 che chiude, per ora, il quindicennio della crisi di sistema degli anni Dieci con la rapida successione della mobilitazione pandemica, prima, e militare, poi. Il primo volume definisce, infine, i \u201cnemici\u201d: il liberalismo tutto, l\u2019impero e le \u2018sinistre de capitale\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il secondo volume, \u201c<em>Elogio dei socialismi imperfetti<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, parte con gli esempi (come il primo aveva chiuso con i \u2018nemici\u2019): la rivoluzione paziente cinese, il socialismo reale e la sua damnatio memoriae, il postneoliberalismo dell\u2019America Latina. Nella seconda parte entra finalmente nel tema della costruzione di un partito di classe, muovendo dall\u2019enorme problema di definire la composizione di questa e passando per una serrata discussione sui fenomeni morbosi del presente, il populismo e sovranismo, le tante facce della \u2018libert\u00e0\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Completano il testo una postfazione di Vladimiro Giacch\u00e9, e alcune appendici affidate a Onofrio Romano (\u201c<em>Un\u2019alternativa di civilt\u00e0<\/em>\u201d), Alessandro Somma (\u201c<em>Il mercato delle riforme. Come l\u2019Europa \u00e8 divenuta un dispositivo neoliberale irriformabile<\/em>\u201d), Alessandro Visalli (\u201c<em>Le teorie e la realt\u00e0 della dipendenza. Una panoramica storica<\/em>\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 dunque un testo lungo (circa seicento pagine), ed al contempo compatto con l\u2019ambizione di fornire una visione coerente dello stato presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo riassumerei in questo modo, prendendomi la responsabilit\u00e0 di estrarre dei temi:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Carlo ritiene (insieme a me) di essere in un momento di\u00a0<em>grande transizione storico-epocale<\/em>,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0una\u00a0<em>transizione di sistema<\/em>\u00a0e, ad un tempo, di\u00a0<em>egemonia nei sistemi-mondo<\/em>\u00a0(l\u2019estenuazione di vecchie egemonie e la riarticolazione dei sistemi gerarchici di relazione centro-periferia),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>propone una visione<\/em>\u00a0unitaria e coerente che muove da una rilettura interna della tradizione marxista (proponendo riletture di Lukacs, Arrighi. Gramsci, Lenin, insieme a Losurdo, Mich\u00e9a, Preve, Polanyi e analisi critiche di Laclau, alcune cose di Marx),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0il percorso complessivo va dalla definizione di una cassetta degli attrezzi, a letture di scenario ad ampio raggio, all&#8217;identificazione di &#8216;nemici&#8217; di classe, la ricostruzione di casi e, nella seconda parte, un\u2019interpretazione della composizione di classe, della dinamica del populismo e del nesso democrazia-comunismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vedrei\u00a0<em>due tesi<\/em>\u00a0stagliarsi su tutto, ed\u00a0<em>un nesso interno<\/em>\u00a0a fare da motore del dispositivo di lettura:<\/p>\n<p>1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>il marxismo non \u00e8 una scienza<\/em>\u00a0nel senso gaileiano-newtoniano, classico, ma una prassi teoricamente informata. Il suo metodo consiste in un costante richiamo alla totalit\u00e0 (Hegel e Lukacs) ed alla storia come luogo di conflitti priva di qualsiasi telos immanente. Con una formula famosa, non serve a conoscere il mondo ma a cambiarlo<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>la rivoluzione non \u00e8 il dispiegarsi di una dinamica immanente<\/em>\u00a0alle forze operanti nella storia (o nello sviluppo delle forze produttive), ma un evento che aziona un freno di emergenza,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Essa oggi si manifesta (se lo fa)\u00a0<em>contro<\/em>:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>l&#8217;imperialismo culturale<\/em>\u00a0(o, in altri termini, l&#8217;universalismo neo-coloniale) di cui molte sinistre sono (non da sole) oggi alfieri,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>l&#8217;imperialismo politico ed economico<\/em>\u00a0(dei diversi &#8216;occidenti&#8217;),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>il liberismo metamorfico<\/em>\u00a0(che spesso nasconde la sua egemonia anche in chi pensa di esserne nemico, ma ne subisce la struttura categoriale).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I tre casi che il testo (doppio) illustra sono quelli del\u00a0<em>&#8216;socialismo con caratteristiche cinesi&#8217;<\/em>, della\u00a0<em>rivolta dei popoli periferici<\/em>\u00a0in America Latina, e il\u00a0<em>caso storico dei socialismi reali<\/em>. Ovvero la &#8216;rivoluzione paziente&#8217;, quella dove non l&#8217;aspetti e quella sconfitta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di qui quelle che proverei a chiamare le\u00a0<em>tre tesi<\/em>:<\/p>\n<p>1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0l&#8217;importanza dei\u00a0<em>&#8216;socialismi imperfetti&#8217;<\/em>\u00a0(contro l&#8217;utopia),<\/p>\n<p>2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>la libert\u00e0 concreta come lotta con la necessit\u00e0<\/em>\u00a0(e non come astrazione dai vincoli),<\/p>\n<p>3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>l&#8217;importanza di distinguersi dalle &#8216;sinistre del capitale&#8217;<\/em>, ovvero contro lo sguardo da nessun luogo e per la costruzione di una prospettiva di parte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine,\u00a0<em>il problema politico<\/em>\u00a0posto dai testi:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>la dissoluzione della classe<\/em>,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>la reazione populista<\/em>,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>il nesso tra democrazia e comunismo come nesso tra necessit\u00e0 e libert\u00e0<\/em>. Fuori di qualsiasi modello a priori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjS2gkE6MmbeNXINt5rwEYotu2TvEsLz5xQqepy-13PeKljzEUnj0ZcHVx2f3pnvA6izgu_WJcZhNPbBsQDENyDzwqhj8Uj98hGdDIy2jRwBpGyo8zGI6vZvYzN_v8lSsqAMA6RzqKuBBZvswhhv5tkZ_utOItCtoUaOMd1r44vxcNzLdYgY2EDbUlN\/w453-h640\/schema%20libro%20formenti.jpg\" \/><\/p>\n<p><em>Articolazione<\/em><\/p>\n<p>Per\u00a0chi avesse\u00a0poca dimestichezza con l\u2019area di discussione alla quale il testo si riferisce, la cosiddetta \u201c<em>guerra di classe dall\u2019alto<\/em>\u201d (una formulazione resa famosa da Luciano Gallino<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>) \u00e8 un ampio movimento che prende velocit\u00e0 durante gli anni Settanta e trova forma ben riconoscibile dopo la met\u00e0 degli anni Ottanta, in un nesso inestricabile di innovazioni tecnologiche ed organizzative, grandi ristrutturazioni industriali, processi di decentramento e organizzazione a rete della Grande Impresa, sia sul piano nazionale come internazionale, politiche di austerit\u00e0 e di restrizione salariale e sindacale. Tutti questi processi si presentano sulla scena, e sono giustificati, come necessaria reazione alle condizioni stagflattive del decennio e alla cosiddetta \u2018crisi fiscale dello Stato\u2019. Il processo esita, e questo si vede molto bene nei successivi anni Novanta, in una sempre pi\u00f9 pronunciata finanziarizzazione e mondializzazione economica e nelle sue concause e conseguenze: la crisi della democrazia reale (proprio mentre se ne proclama a gran voce il definitivo successo), la diffusione delle tecnologie informatiche e poi di comunicazione nel sistema sociale in modo sempre pi\u00f9 capillare, il radicale mutamento delle mentalit\u00e0, dell\u2019azione collettiva, e dell\u2019autopercezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nessuno di questi fenomeni pu\u00f2 essere interpretato come un irreversibile esito del movimento del Progresso o della Storia. L\u2019espansione della finanza, strettamente connessa con la sempre pi\u00f9 veloce e potente mobilitazione dei flussi di merci, uomini e dispositivi produttivi, \u00e8 un fenomeno ciclico, che si \u00e8 dato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte nella storia recente e meno recente. Su questo punto Carlo Formenti segue la lezione di Giovanni Arrighi<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0che lo vede come un interludio tra due cicli di accumulazione nei quali prevale, invece, la cosiddetta \u2018logica territorialista\u2019.<\/p>\n<p>La cosiddetta \u2018globalizzazione\u2019 \u00e8 dunque solo la forma che prende l\u2019egemonia anglosassone (ed in particolare americana) nel momento in cui vengono lasciate le briglie alle grandi imprese multinazionali per rompere la forza delle organizzazioni del lavoro (che stavano rendendo difficile ricondurre la stagflazione, a sua volta epifenomeno della lotta Nord-Sud del mondo). L\u2019economia del debito (pubblico) \u00e8 una conseguenza dell\u2019impossibilit\u00e0 di ricondurre nel perimetro fiscale dello Stato gli ingenti profitti internazionali delle imprese e, dall\u2019altra, di trattenere i capitali resi fluidi da sempre nuovi strumenti e tecniche. Tutte queste sono condizioni nelle quali la democrazia reale soffre, e gli stessi partiti vedono un mutamento verso la forma contemporanea, completamente liquida. La digitalizzazione dell\u2019economia completa il tutto.<\/p>\n<p>Nel secondo decennio del Duemila tutto ci\u00f2 giunge ad uno stadio finale di estenuazione e la guerra neoliberale contro le classi popolari si muta in uno sforzo palese di estendere la mobilitazione ideologica contro sempre nuovi falsi bersagli. Di fronte a diversi segnali di rimobilitazione, se pur ideologicamente e organizzativamente confusi e comunque ambigui, il sia pur complesso sistema di governo \u00e8 messo di fronte al problema della perdita di consenso negli anni che vanno dal 2008 al 2016. Inoltre, si presenta la sfida esterna della Cina, il protagonismo putiniano (ad esempio in Siria) e le ripetute ondate sudamericane a porre in questione l\u2019egemonia statunitense. Subito dopo il trauma del 2016-2018 (dalla Brexit e Trump alle elezioni antisistemiche in Italia), mentre gi\u00e0 i segnali di sfilacciamento della mondializzazione commerciale si facevano sentire, nel 2019 una subitanea crisi sanitaria (peraltro attesa da tempo) ha indotto provvedimenti letteralmente senza precedenti (a questa scala, normali a scale minori) che hanno lacerato il tessuto delle relazioni internazionali economiche mondiali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La reazione \u00e8 stata brutale:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0mobilitazione politico-ideologica verso l\u2019interno e l\u2019esterno,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0accelerazione verso il confronto militare con i paesi sfidanti (prima la Russia e poi, in prospettiva, la Cina),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0drastico sforzo di ridisegnare le economie su basi di maggior controllo (nella logica \u2018territorialista\u2019, appunto).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I ruoli si invertono: la Cina cerca di tenere in piedi una qualche mondializzazione delle merci e produzioni, mentre gli Usa, sempre pi\u00f9, cercano di ricondurre sotto controllo con ogni mezzo gli spiriti animali del mercato. Inoltre, la nuova amministrazione Biden tenta il tutto per tutto, spingendo la piccola e disperata Ucraina a fare da punta di lancia verso il corpaccione dell\u2019orso russo, nella speranza di sfiancarne le forze e provocarne la frammentazione e disciplinamento. Spinta a cui, infine, dopo molti tentativi di mediazione il nazionalismo russo risponde brutalmente. Come scrive Formenti \u201cil progetto \u00e8 di provocare la caduta di Putin e instaurare a Mosca un regime \u2018amico\u2019 qual era quello di Eltsin, completando l\u2019integrazione\/colonizzazione dell\u2019Est Europa da parte del blocco occidentale\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Ci si muove sull\u2019orlo della guerra nucleare e, per ora, si ottiene solo il risultato di saldare l\u2019asse Cina-Russia che in tutte le analisi di parte americana degli ultimi decenni era paventata come l\u2019unica, reale, possibilit\u00e0 di perdere la partita dell\u2019egemonia mondiale (a partire dal ruolo del dollaro).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quel che si pu\u00f2 per ora concludere da questa brevissima ricostruzione \u00e8 che quel che tutti i critici progressisti ritenevano impossibile \u00e8 puntualmente accaduto:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0lo scontro tra blocchi si \u00e8 ripresentato, e con esso il nazionalismo e il militarismo,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0l\u2019attesa svolta neo-keynesiana \u00e8 in corso, ma nella forma di economia di guerra e di riconversione produttiva forzata (sulla base delle due scelte politiche della green economy e del digitale),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la mondializzazione \u00e8 ormai una bandiera buttata a terra (e, semmai, presa dai nemici).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo scenario drammatico sarebbe particolarmente necessario disporre di strumenti di analisi e critica affilati, ma decenni di dominio della cultura neoliberale hanno reso del tutto impossibile accedervi. La radicalit\u00e0 \u00e8 da tempo interpretata come una versione bohemienne del modello dell\u2019imprenditore e manager individualista e creativo, che \u00e8 l\u2019eroe imposto a partire dagli anni Ottanta in infiniti programmi di indottrinamento e mezzi di comunicazione. Si tratta, del resto, di una direzione coerente con la controcultura della generazione boomer e la sua \u2018critica artistica\u2019<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Ed una direzione che la \u2018sinistra\u2019 ha fatto propria con entusiasmo, facendosi interamente liberale e facendo proprie tutte sue le storiche battaglie (da quella, seminale ed identitaria, contro lo Stato che opprime l\u2019individuo, a quella di ogni spirito creativo contro i vincoli comunitari). Il testo di Formenti spende gli ultimi tre capitoli del primo volume nell\u2019impresa di descrivere i tre \u201cnemici\u201d (il liberalismo, l\u2019impero e le \u2018sinistre del capitale\u2019).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 analiticamente, nel primo capitolo avvia invece il tentativo di mettere a fuoco la \u2018cassetta degli attrezzi\u2019 per reagire a questa deriva muovendo da una frase incisiva:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl marxismo non \u00e8 una disciplina accademica, anche se si \u00e8 cercato di trasformarlo, di volta in volta, in un capitolo della storia della filosofia, dell\u2019economia politica, della sociologia o della politologia. Il marxismo \u00e8 &#8211; o almeno dovrebbe essere \u2013 uno strumento della lotta di classe, la cassetta degli attrezzi per fare analisi concreta della situazione concreta e individuare le vie pi\u00f9 efficaci per colpire il nemico\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Dunque, esso non \u00e8 una scienza<\/em>. Almeno non lo \u00e8 nel senso comunemente inteso di una scienza che procede isolando i fenomeni, classificandoli e rendendoli riproducibili e manipolabili, secondo l\u2019impostazione galileiana-newtoniana. Il marxismo \u00e8 piuttosto una prassi ed una tradizione, teoricamente informata, che riconduce ogni evento al suo inserimento nella totalit\u00e0 dei rapporti e delle forze ed alla storia concreta dei conflitti incarnati, privi di ogni\u00a0<em>telos\u00a0<\/em>necessario. Presa al suo meglio, ovvero depurato da storicismo, economicismo e utopismo, la lezione di Marx consiste nella tensione a fornire gli strumenti di una prassi di emancipazione che deve essere ricostruita concretamente dagli attori materialmente esistenti.<\/p>\n<p>Non si tratta di attendere, tanto meno di favorire, il \u2018normale\u2019 dispiegarsi della dinamica delle forze agenti nella situazione, attendendosi che per un qualche fortunato \u2018destino\u2019 della storia la talpa trovi la giusta direzione ed emerga nel mondo nuovo. Questo residuo millenarista e messianico, di grande capacit\u00e0 in termini di proselitismo tra i marginali (perch\u00e9 promette il paradiso al termine della sofferenza), ma, al contempo tale da inibire l\u2019azione concreta (in quanto, alla fine, basta attendere), \u00e8\u00a0<em>l\u2019obiettivo principale del testo formentiano<\/em>. Rileggendo Lukacs viene sostenuto che l\u2019unica scienza possibile \u00e8 quella storica, e questa non fa previsioni ma ha il volto diretto alle spalle.<\/p>\n<p>N\u00e9 si tratta, \u00e8 un\u2019altra e precedente forma di pensiero religioso e teologia rovesciata, di immaginare che la liberazione possa scaturire dalla dinamica spontanea ed \u2018orizzontale\u2019 degli individui, i quali affrancandosi dai vincoli comunitari e storico-culturali, come dalle forme di organizzazione date (e dallo stato), possano, perseguendo ciascuno il proprio progetto, ottenere il medesimo paradiso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Talvolta anche Marx sembra indulgere in tale idea (la quale, d\u2019altra parte, \u00e8 parte grande della tradizione illuminista). L\u2019idea si presenta travestita sotto il velo della fiducia nello scatenamento delle forze produttive e della loro immanente dynamis. E ne derivano come corollari che questo, il capitalismo, se pure oggi opprimente:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0ha una funzione comunque \u2018civilizzatrice\u2019 (nel momento in cui libera dai vincoli comunitari),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0non ha alcun \u2018fuori\u2019 (e si estende per sua natura a tutto il mondo),<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0conduce ad un modo interamente pacificato, abitato da \u2018individui totali\u2019 nella pi\u00f9 completa dissoluzione di ogni struttura politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sostiene questa critica una lettura di autori come Costanzo Preve, che mette in evidenza la commistione non risolta nella impostazione marxiana di un piano \u201cgrande narrativo\u201d e \u201cdeterministico-naturalistico\u201d con uno \u2018ontologico-sociale\u2019. Il primo piano \u00e8 espressione della necessit\u00e0 immanente del processo, figlia dello scientismo newtoniano nella versione ottocentesca, e fa leggere il comunismo come uno sbocco necessario, prevedibile scientificamente, e inscritto nella logica e nella meccanica della produzione capitalista. Il piano \u2018ontologico-sociale, invece, si fonda sulla capacit\u00e0 dell\u2019uomo di trasformare il mondo attraverso il progetto ed il lavoro che attivano catene causali semi-determinate nella situazione. In tale direzione la complessit\u00e0 delle interazioni e degli scontri tra i progetti di lavoro determinano lo storico sociale che pu\u00f2 essere ricostruito (con sguardo alla totalit\u00e0) solo \u2018dopo la festa\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con questi strumenti, venendo al campo del\u00a0<em>Secondo volume<\/em>, si pu\u00f2 comprendere come Formenti non cada nell\u2019identificazione del fenomeno cinese come semplice \u2018capitalismo\u2019 (un ibrido tra il \u2018capitalismo di stato\u2019 russo di vecchia memoria e il capitalismo neoliberale), n\u00e9 come un\u2019altra forma di \u2018imperialismo\u2019. Rileggendo anche su questo punto Arrighi<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, oltre che i pi\u00f9 recenti Diego Angelo Bertozzi<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0e Giacomo Gabellini<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, egli ricostruisce la pluridecennale traiettoria del regno di mezzo, respingendo al termine le accuse di totalitarismo (sottolineando le differenze culturali che fondano la legittimit\u00e0 del sistema di potere cinese, in grado di meritarsi con i fatti il \u2018favore del cielo\u2019), e sottolineando la particolare forma di democrazia orientale, che vede processi di consultazione ed elezioni che muovono dal basso all\u2019alto per anni, in un andamento piramidale a circolazione complessa.<\/p>\n<p>N\u00e9, d\u2019altra parte, la Cina pu\u00f2 essere considerata semplicemente \u2018capitalista\u2019. Almeno nella misura in cui non sia la mera presenza di capitali (o di capitalisti) a costituire la forma sociale \u2018capitalista\u2019, invece che il potere espresso nel dirigere la societ\u00e0. E qui la stessa lamentazione Occidentale di autoritarismo dice come le grandi imprese capitaliste non riescano ad esercitare un adeguato controllo, soprattutto con Xi Jimping.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lettura del caso cinese, e di quello del Sud America, portano Formenti a formulare la tesi che, senza indulgere all\u2019utopia, sono\u00a0<em>i concreti ed imperfetti \u2018socialismi\u2019<\/em>\u00a0quelli ai quali dobbiamo dare attenzione. Malgrado tutte le difficolt\u00e0 poste dalla dissoluzione della classe lavoratrice in mille frazioni inconsapevoli di s\u00e9, la direzione pi\u00f9 promettente nasce da una profonda riflessione sulla libert\u00e0. Rileggendo Lukacs essa, per Formenti, origina in senso ontologico (e non logico-gnoseologico)\u00a0<em>nel lavoro<\/em>. Ovvero in quell\u2019atto, o complesso di fatti, di coscienza per effetto dei quali sorge, in un complesso sociale totale, un nuovo essere. Nuovo essere che non \u00e8 meramente il risultato del progetto, tanto meno di questo in condizioni astratte (da \u2018tabula rasa\u2019), ma\u00a0<em>l\u2019evento emergente da possibilit\u00e0 concrete nello scontro tra altre<\/em>. Il \u2018problema reale\u2019 della libert\u00e0 deriva da questo venire alle mani con la realt\u00e0, gettandovi un progetto e innescandone il potenziale. Questa libert\u00e0 non si lascia definire una volta per tutte ed astrattamente, fuori della lotta.<\/p>\n<p>Lukacs, nel terzo volume della \u201c<em>Ontologia<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0afferma che, se intendiamo parlare \u201cin modo sensato\u201d, il fondamento della libert\u00e0 \u00e8\u00a0<em>un momento della realt\u00e0<\/em>\u00a0che \u201cconsiste in una decisione concreta fra diverse possibilit\u00e0 concrete\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Ora, ci\u00f2 implica, come peraltro ricorda anche Elster in un diverso contesto teorico<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, che la libert\u00e0, quando \u00e8 letta come carattere dell\u2019uomo che vive nella societ\u00e0, non \u00e8 mai del tutto priva di una dimensione di determinazione dai vincoli e dai fatti. Almeno se questo uomo\u00a0<em>agisce socialmente<\/em>. Ovvero se si cala in una struttura di riconoscimenti, in parte istituzionalizzata, che gli consente di definirsi come s\u00e9 e di dare corpo alla libert\u00e0<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque ogni alternativa, come dice Lukacs, \u201cper sua essenza ontologica\u201d \u00e8 sempre concreta, locale socialmente incorporata in un campo di cui non dispone (completamente), mentre le alternative assolute sono solo pensabili sul piano logico-gnoseologico. Lungi dall\u2019essere astratto-generali, le decisioni, entro il cui campo si pu\u00f2 dare la libert\u00e0 effettivamente esistente, hanno luogo entro questa \u201ctotalit\u00e0 concreta\u201d descritta come innesto reciproco di scelte e situazioni. Tutte articolate nella forma \u201cse \u2026 allora\u201d.<\/p>\n<p>Insomma, si tratta dell\u2019idea di una libert\u00e0 autoprodotta, aperta, a partire dalle appartenenze e dal reciproco riconoscimento\u00a0<em>attivato e mobilitato intorno alle lotte ed alle istanze concrete di solidariet\u00e0 o di conflitto<\/em>. Dunque anche dalle esperienze di schiacciamento e oppressione che si esperiscono nella vita quotidiana. Contro la libert\u00e0 astratta e colonizzabile della tradizione liberale (in particolare nella versione contemporanea) si pu\u00f2 dire che questa prospettiva opponga la possibilit\u00e0 di una libert\u00e0 che\u00a0<em>scaturisce dalla solidariet\u00e0 concreta<\/em>\u00a0ed \u00e8 socialmente mobilitata. Che scaturisce non da cataloghi individualmente mobilitabili tramite preformate strutture ma da conflitti concreti in situazioni storiche.<\/p>\n<p>L\u2019idea di libert\u00e0 che, viceversa, domina l\u2019impostazione liberale \u00e8 tratteggiata da Thomas Hobbes, come \u201cassenza di opposizione\u201d, ovvero di \u201cassenza di impedimenti esterni al movimento\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c<em>libert\u00e0<\/em>\u00a0significa, propriamente, l\u2019assenza di opposizione (per opposizione intendo impedimenti esterni al moto), e pu\u00f2 riferirsi non meno alle creature irrazionali e inanimate, che a quelle razionali. \u2026 un uomo libero \u00e8 colui che, in quelle cose che la sua forza ed il suo ingegno lo mettono in grado di fare, non \u00e8 impedito di fare ci\u00f2 che vuole\u201d\u00a0<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Senza entrare nei dettagli, o nella complessa relazione tra libert\u00e0 e necessit\u00e0, che induce Hobbes a negare il libero arbitrio, si tratta di una linea genealogica che si consolida e struttura in Locke, Mill e che finisce per definirsi come riserva per comportamenti egocentrici, sottratti ad ogni pressione sociale derivante da concrete societ\u00e0. Questa forma di libert\u00e0 (cosiddetta \u201cnegativa\u201d) non accetta alcuna autolimitazione in quanto ancorata alla premessa che l\u2019uomo \u00e8 individuo il quale, nello \u2018stato di natura\u2019 antecedente alla societ\u00e0 pu\u00f2 compiere \u2018calcoli razionali\u2019 senza premesse. Ovvero senza alcuno scambio antecedente e senza che sussistano impegni pre-contrattuali.<\/p>\n<p>Oltre questa posizione si trova Rousseau, che ad esempio nell\u2019<em>Emilio<\/em>\u00a0distingue tra azioni autonome ed eteronome, per cui l\u2019uomo che sottost\u00e0 all\u2019impulso del suo solo \u2018appetito\u2019 non \u00e8 veramente libero, ma lo diventa se agisce \u201cin obbedienza alla legge che lui stesso si \u00e8 prescritta\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>, legge che produce un \u201ccorpo morale collettivo\u201d ed una corrispondente \u201cvolont\u00e0 generale\u201d. E di qui si apre il bivio che, da una parte porta a Kant, dall\u2019altra al romanticismo di Herder, tra autodeterminazione e autorealizzazione. La seconda linea, molto in linea con il sentimento contemporaneo, ha due determinazioni logiche: o l\u2019autorealizzazione \u00e8 nel potere dell\u2019individuo (contro il collettivo), o, viceversa, quella concezione che la vede come un\u2019impresa per sua natura comunitaria e cooperativa. Per come la mette Honneth, nel secondo caso:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cin base a questa concezione, il singolo di per s\u00e9 non possiede affatto la capacit\u00e0 di realizzarsi, poich\u00e9 il suo autentico s\u00e9 \u00e8 cos\u00ec fortemente un momento o un\u2019espressione della comunit\u00e0 sociale da poterlo dispiegare soltanto nella cooperazione collettiva; pertanto la libert\u00e0, che qui viene assunta come presupposto, \u00e8 sempre il risultato di una prestazione riflessiva che pu\u00f2 essere compiuta soltanto da un soggetto collettivo\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il punto qui \u00e8 che la valorizzazione, compiuta nel testo, degli sforzi collettivi strettamente dipendenti dalle concrete situazioni date dei \u2018socialismi imperfetti\u2019, e l\u2019indisponibilit\u00e0 a condannarne gli esiti in base ad una concezione meramente astratta e logico-gnoseologica, scaturisce da questa tradizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Venendo ad un piano pi\u00f9 concreto, per Formenti,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cnell\u2019attuale contesto storico, un percorso di riforme radicali che in anni precedenti al trionfo del neoliberismo si sarebbe definito socialdemocratico, potrebbe essere attuato solo con una rivoluzione\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dove l\u2019assetto \u2018socialdemocratico\u2019 \u00e8 definito concretamente come economia mista e sistema avanzato di welfare. E dove la \u2018rivoluzione\u2019 significa trasformazione progressiva, ma sistematica, dell\u2019assetto liberaldemocratico in favore di forme di democrazia diffusa e diretta che, per\u00f2, non possono implicare il sogno della dissoluzione dell\u2019autorit\u00e0. Su questo sottile crinale si muove un radicale rigetto di ogni forma di liberalismo (tutte, dal liberalismo classico, o neo, alle versioni \u2018liberal\u2019, o ai movimenti post-comunisti, liberalsocialisti, anarchici), in quanto debitrice di premesse individualiste e \u2018Occidentali\u2019 (nel senso di illuministe, borghesi ed eurocentriche), ma anche il rifiuto delle versioni mainstream dei diritti cosiddetti \u2018universali\u2019, normalmente limitati a quelli civili. E si trova il punto di discrimine di quella che Galvano della Volpe chiamava la \u201c<em>libertas maior<\/em>\u201d (ovvero la libert\u00e0 sociale)<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p>La rivoluzione socialista non \u00e8, dunque, l\u2019attuazione piena della rivoluzione borghese e democratico-liberale. Essa \u00e8:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0strutturalmente diversa, in quanto compiuta dal basso e dai senza potere,<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0incompatibile con i principianti-statalisti ed anti-socialisti dei movimenti sociali post-materialisti (femminismo, ecologismo, pacifismo generico, Lgbt, \u2026)<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le conclusioni di questa parte sono dunque:<\/p>\n<p>1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>che socialismo e mercato possono convivere<\/em>\u00a0anche utilmente, ma solo se la borghesia viene espropriata del potere di influenza politica e questa resta saldamente nelle mani dello stato, attuando una sorta di conflittualit\u00e0 perenne,<\/p>\n<p>2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>che non esiste e non pu\u00f2 esistere un \u201csoggetto\u201d rivoluzionario<\/em>\u00a0per sua natura, ma solo una galassia di soggetti che possono essere egemonizzati in un progetto solo da una guida politica,<\/p>\n<p>3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>che non esiste alcun \u201cmodello\u201d rivoluzionario<\/em>, e tanto meno uno esportabile, perch\u00e9 in ogni paese la lotta di classe assume le proprie caratteristiche, in relazione alla storia e culture locali,<\/p>\n<p>4-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>che lo stato non \u00e8 un moloch<\/em>\u00a0da abbattere, ma un terreno di lotta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine, si tratta di\u00a0<em>costruire (e non ri-costruire) il partito di classe<\/em>, dove nessuno dei due precede l\u2019altro. N\u00e9 si possono produrre alleanze prima di questo processo di creazione di senso e di capacit\u00e0. Il fallimento del tentativo dei \u201cpopulismi di sinistra\u201d ne \u00e8 un buon esempio.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti,\u00a0<em>Guerra e Rivoluzione. Le macerie dell\u2019impero<\/em>, Meltemi, Milano 2023<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti,\u00a0<em>Guerra e rivoluzione. Elogio dei socialismi imperfetti<\/em>, Meltemi, Milano, 2023.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Il riferimento preciso \u00e8 all\u201911\u00b0 tesi su Feuerbach di Marx: \u201ci filosofi hanno finora interpretato il mondo in modi diversi; si tratta ora di trasformarlo\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Luciano Gallino,\u00a0<em>La lotta di classe dopo la lotta di classe<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2012.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Uno su tutti, Giovanni Arrighi,\u00a0<em>Il lungo XX secolo, Denaro, potere e le origini del nostro tempo<\/em>, Il Saggiatore, Milano, 1996.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti,\u00a0<em>Guerra e Rivoluzione. Le macerie dell\u2019impero<\/em>, op.cit., p. 83<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 d\u2019obbligo citare Luc Boltanski, Eve Chiappello,\u00a0<em>Il nuovo spirito del capitalismo<\/em>, Mimesis-Milano, 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti, op.cit., p. 21<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Ma la sua ultima opera, Giovanni Arrighi,\u00a0<em>Adam Smith a Pechino<\/em>, Feltrinelli, Milano 2007.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Diego Angelo Bertozzi,\u00a0<em>Cina popolare. Origini e percorsi del socialismo con caratteristiche cinesi<\/em>, Edizioni l\u2019Antidiplomatico, 2021<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Giacomo Gabellini,\u00a0<em>Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell\u2019ordine economico statunitense<\/em>, Mimesis, Milano-Udine, 2021.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Gyorgy Lukacs,\u00a0<em>Ontologia dell\u2019essere sociale<\/em>, vol III, Pgreco, Milano, 2012, p. 113.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Idem.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Ad esempio, Jon Elster,\u00a0<em>Il cemento della societ\u00e0. Uno studio sull\u2019ordine sociale<\/em>, Il Mulino, Bologna, 1995.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr Georg Wilhelm Friedrich Hegel,\u00a0<em>Fenomenologia dello spirito<\/em>, Rusconi, Milano, 1985, p.275<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Thomas Hobbes,\u00a0<em>Leviatano<\/em>, Multimedia Edizioni, Roma, 2012, p. 122<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Jean-Jacques Rousseau,\u00a0<em>Il contratto sociale<\/em>, Rizzoli, Milano, 1962<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Axel Honneth<em>, Il diritto della libert\u00e0. Lineamenti per un\u2019etica della democraticit\u00e0<\/em>, Codice Edizioni, Torino, 2015, p. 40.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti,\u00a0<em>Guerra e rivoluzione. Elogio dei socialismi imperfetti<\/em>, II vol., op.cit., p. 245<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Galvano della Volpe,\u00a0<em>La libert\u00e0 comunista<\/em>, Edizioni Avanti, 1963.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti, Idem, p. 259<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/05\/carlo-formenti-guerra-e-rivoluzione.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/05\/carlo-formenti-guerra-e-rivoluzione.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) Schema Il libro di Carlo Formenti \u00e8 diviso in due testi, la prima parte, \u201cLe macerie dell\u2019impero\u201d[1], introduce una profonda rilettura della tradizione marxista, in particolare guidata da una rilettura di autori come Costanzo Preve, Lukacs ed Ernst Bloch. 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