{"id":795,"date":"2009-12-01T14:16:10","date_gmt":"2009-12-01T13:16:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=795"},"modified":"2009-12-01T14:16:10","modified_gmt":"2009-12-01T13:16:10","slug":"onoriamo-il-patriota-comunista-concetto-marchesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=795","title":{"rendered":"Onoriamo il Patriota Comunista Concetto Marchesi"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: black;\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">di <strong>Stefano D&#39;Andrea<\/strong><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: black;\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Il I dicembre 1943, Concetto Marchesi, <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>illustre figura di latinista e del comunismo italiano, allora Rettore dell&rsquo;Universit&agrave; di Padova, entrava in clandestinit&agrave; lanciando agli studenti della sua Universit&agrave; un giustamente celebre appello, affisso sui muri della citt&agrave;. Nell&rsquo;anniversario di questo importante appello, onoriamo l&rsquo;illustre latinista.<\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: black;\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">La lettura dell&rsquo;appello&nbsp;consente di conoscere&nbsp;quali erano i rimproveri che il pi&ugrave; autorevole tra gli intellettuali comunisti del tempo muoveva al regime fascista. Da un lato i rimproveri non sono proprio quelli che si attenderebbe&nbsp;il poco colto&nbsp;cittadino educato all&rsquo;antifascismo negli ultimi decenni. Dall&rsquo;altro essi non coincidono nemmeno con quelli che il diffuso e&nbsp;fastidioso anticomunismo viscerale ha sempre creduto fossero mossi dai comunisti.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"color: black;\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">L&rsquo;8 settembre era valutato semplicemente come un tradimento:<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>&ldquo;un governo che &#8211; per la defezione di un vecchio complice &#8211; ardisce chiamarsi repubblicano&rdquo;; niente altro che la defezione di un vecchio complice. I fascisti avevano &ldquo;tramutato in vanteria la disfatta&rdquo;; avevano tradito il Risorgimento: &ldquo;una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria&rdquo;. Questa &egrave; l&rsquo;accusa principale: i fascisti avevano distrutto la patria. Far ricadere la colpa della perdita della patria sui traditori dell&rsquo;8 settembre &egrave; troppo semplice. La patria fu distrutta dal fascismo. La perdita della indipendenza che segu&igrave; alla fine della seconda guerra mondiale, fino alla vergognosa sottomissione volontaria degli ultimi quindici anni, trova la sua causa prima nella scelta scellerata di entrare in guerra al fianco della Germania nazista.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"><span style=\"color: black;\">Perci&ograve; agli studenti e alla &ldquo;giovent&ugrave; operaia e contadina&rdquo; spettava di &ldquo;<\/span><font color=\"#000000\">rifare la storia dell&rsquo;Italia e costruire il popolo italiano&rdquo;. Per &ldquo;costruire il popolo italiano&rdquo;, &egrave; l&rsquo;invito del latinista, studenti, &ldquo;fate risorgere i vostri battaglioni&rdquo;.<\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">L&rsquo;appello va letto in correlazione al <a href=\"http:\/\/www.centrostudiluccini.it\/attivita\/resistenza\/pdf\/marchesi.pdf\">discorso inaugurale dell&rsquo;anno accademico<\/a>, che il 9 novembre del 1943 Concetto Marchesi aveva tenuto in presenza anche di alcuni miliziani repubblichini. In quel discorso inaugurale, centrato sull&rsquo;emergere del riconoscimento sociale del lavoro di fatica, Concetto Marchesi aveva cos&igrave; concluso: &quot;Giovani, confidate nell&#39;Italia. Confidate nella fortuna, se sar&agrave; sorretta dalla vostra disciplina e dal vostro coraggio: confidate nell&#39;Italia, che deve vivere per la gioia e il decoro del mondo, nell&#39;Italia che non pu&ograve; cadere in servit&ugrave;, senza che si oscuri la civilt&agrave; delle genti&quot;.<\/font><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">Leggiamo il breve testo, commuoviamoci alle parole epiche, dal costrutto latino, di questo grande intellettuale comunista e disprezziamo quel politico del sedicente centrosinistra, tale Petruccioli, che qualche anno fa os&ograve; negare a Concetto Marchesi l&rsquo;onore di un francobollo per il cinquantenario della morte. Rendiamo onore al Patriota Comunista Concetto Marchesi.<\/font><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormalCxSpMiddle\" style=\"text-align: center;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\">Appello di Concetto Marchesi<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/b><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormalCxSpMiddle\" style=\"text-align: center;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\">Rettore Magnifico dell&rsquo;Universit&agrave; di Padova<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/b><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormalCxSpMiddle\" style=\"text-align: center;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\">agli studenti<span style=\"color: black;\"><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/font><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt;\"><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">Studenti dell&rsquo;Universit&agrave; di Padova! <\/p>\n<p>\tSono rimasto a capo della Vostra Universit&agrave; finche speravo di mantenerla immune dall&rsquo;offesa fascista e dalla minaccia germanica; fino a che speravo di difendervi da servit&ugrave; politiche e militari e di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio ed al segreto. Tale proposito mi ha fatto resistere, contro il malessere che sempre pi&ugrave; mi invadeva nel restare a un posto che ai lontani e agli estranei poteva apparire di pacifica convivenza mentre era un posto di ininterrotto combattimento. <\/p>\n<p>\tOggi il dovere mi chiama altrove. Oggi non &egrave; pi&ugrave; possibile sperare che l&rsquo;Universit&agrave; resti asilo indisturbato di libere coscienze operose, mentre lo straniero preme alle porte dei nostri istituti e l&rsquo;ordine di un governo che &#8211; per la defezione di un vecchio complice &#8211; ardisce chiamarsi repubblicano, vorrebbe convertire la giovent&ugrave; universitaria in una milizia di mercenari e di sgherri massacratori. Nel giorno inaugurale dell&rsquo;anno accademico avete veduto un manipolo di questi sciagurati, violatori dell&rsquo;Aula Magna, travolti sotto l&rsquo;immensa ondata del vostro irrefrenabile sdegno. Ed io, o giovani studenti, ho atteso questo giorno in cui avreste riconsacrato il vostro tempio per pi&ugrave; di venti anni profanato; e benedico il destino di avermi dato la gioia di una cos&igrave; solenne comunione con l&rsquo;anima vostra. Ma quelli che per un ventennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa e mentito e calunniato, hanno tramutato in vanteria la disfatta e nei loro annunci mendaci hanno soffocato il&nbsp;vostro grido e si sono appropriata la mia parola. <\/p>\n<p>\tStudenti: non posso lasciare l&rsquo;ufficio di Rettore dell&rsquo;Universit&agrave; di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalle violenza, dall&rsquo;ignavia, dalla servilit&agrave; criminosa, voi insieme con la giovent&ugrave; operaia e contadina, dovete rifare la storia dell&rsquo;Italia e costruire il popolo italiano. <\/p>\n<p>\tNon frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c&rsquo;&egrave; tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c&rsquo;&egrave; tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina. <\/p>\n<p>\tStudenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternit&agrave; di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina; per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l&rsquo;oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l&rsquo;Italia dalla schiavit&ugrave; e dall&rsquo;ignoranza, aggiungete al labaro della Vostra Universit&agrave; la gloria di una nuova pi&ugrave; grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo. <\/p>\n<p>\tIl Rettore: Prof. Concetto Marchesi<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano D&#39;Andrea Il I dicembre 1943, Concetto Marchesi, &nbsp;illustre figura di latinista e del comunismo italiano, allora Rettore dell&rsquo;Universit&agrave; di Padova, entrava in clandestinit&agrave; lanciando agli studenti della sua Universit&agrave; un giustamente celebre appello, affisso sui muri della citt&agrave;. Nell&rsquo;anniversario di questo importante appello, onoriamo l&rsquo;illustre latinista. La lettura dell&rsquo;appello&nbsp;consente di conoscere&nbsp;quali erano i rimproveri che il pi&ugrave; autorevole tra gli intellettuali comunisti del tempo muoveva al regime fascista. 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