{"id":79589,"date":"2023-06-02T09:25:44","date_gmt":"2023-06-02T07:25:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79589"},"modified":"2023-06-01T10:28:03","modified_gmt":"2023-06-01T08:28:03","slug":"cambiamento-climatico-e-disastro-ambientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79589","title":{"rendered":"Cambiamento climatico e disastro ambientale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Davide Papotti)<\/strong><\/p>\n<p>La geografia \u00e8 considerata di norma una disciplina che studia lo spazio, come gi\u00e0 suggerisce la stessa etimologia della parola: \u201cscrittura\/descrizione della Terra\u201d. Eppure, a ben pensarci, basta introdurre parole, quali quelle che stiamo leggendo ed ascoltando sempre pi\u00f9 frequentemente nei discorsi mediatici di questi ultimi mesi, come \u201cdinamiche territoriali\u201d, \u201ctrasformazioni dello spazio\u201d, \u201ccambiamento climatico\u201d, per comprendere come la dimensione temporale sia inevitabilmente intrecciata con l\u2019analisi geografica. In un interessante volume uscito nel 2006, intitolato significativamente\u00a0<em>La geografia del tempo. Saggio di geografia culturale<\/em>\u00a0(Torino, Utet), il geografo Adalberto Vallega (1934-2006) esprimeva in questo modo il cuore della questione: \u201c[\u2026] chiederci come sia possibile cogliere il senso del tempo nel segno del luogo e, cos\u00ec facendo, come si possa scoprire a quali valori e a quali significati il tempo del singolo luogo conduca. In sostanza, si pone la questione del modo in cui affrontare un apparente paradosso, che consiste nel costruire una \u2018geografia del tempo\u2019, intesa come rappresentazione del tempo che connota i luoghi\u201d.<\/p>\n<p>Le acute parole di Vallega possono essere un utile punto di partenza per svolgere qualche riflessione sulle urgenti (un altro aggettivo di natura temporale\u2026) questioni che i tragici eventi degli ultimi mesi hanno posto con evidenza alla nostra attenzione. I fenomeni di estrema siccit\u00e0, seguiti a distanza di poche settimane da inondazioni ed alluvioni, hanno provocato un cortocircuito di percezioni contrastanti: acqua in quantit\u00e0 insufficiente\u00a0<em>vs<\/em>\u00a0acqua in eccesso. Questa contrapposizione, evidenziata dai mass media, suggerisce implicitamente la natura oppositiva di questi fenomeni; che vanno, invece, letti in un approccio complessivo ed unitario.\u00a0Proviamo dunque a svolgere qualche riflessione di \u201cgeografia del tempo\u201d su questi temi.<\/p>\n<p>I fenomeni che hanno colpito il territorio italiano negli ultimi mesi sono il frutto di dinamiche di lungo periodo. I cambiamenti climatici su scala globale, che stanno alla base dei fenomeni estremi cui stiamo assistendo, affondano nel passato. Immersi nell\u2019affastellata ansia quotidiana delle \u201c<em>breaking news<\/em>\u201d, tendiamo a perdere di vista la dimensione della \u201c<em>longue dur\u00e9e<\/em>\u201d. Con questo termine, notoriamente, gli storici della scuola francese formatasi intorno alla rivista\u00a0<em>Les Annales<\/em>\u00a0(fra i quali Marc Bloch, Lucien Febvre e Fernand Braudel) hanno voluto gettare luce sui fenomeni di lunga durata, che devono essere presi in debita considerazione, nelle ricerche storiche, insieme ed al di l\u00e0 dei singoli eventi. Ecco, nei nostri discorsi sull\u2019ecologia del mondo contemporaneo dobbiamo recuperare, ed assumere con piena coscienza, una dimensione di\u00a0<em>longue dur\u00e9e<\/em>. Certo, qui non si parla di millenni, ma il concetto dovrebbe nondimeno suggerire l\u2019esigenza di storicizzazione dei processi. Qualche esempio: il termine \u201ceffetto serra\u201d \u00e8 stato coniato dal meteorologo svedese Nils Ekholm nel 1901 (centoventidue anni fa); la prima conferenza mondiale sul clima risale al 1979 (quarantaquattro anni fa), il primo rapporto dell\u2019<em>International Panel on Climate Change<\/em>\u00a0al 1990 (trentatr\u00e9 anni fa).<\/p>\n<p>I fenomeni che accadono sulla superficie terrestre hanno profonde inerzie temporali, che vanno calcolate di conseguenza. Come conseguenza di questa lunga durata delle cause, dobbiamo necessariamente prendere in considerazione la speculare lunga durata degli effetti. I regimi pluviometrici e le manifestazioni meteorologiche che si sono presentati negli ultimi anni contraddistingueranno ancora il nostro futuro a lungo, perch\u00e9 i fattori che sono alla loro base non possono essere cancellati in breve tempo. Le politiche di mitigazione (che hanno l\u2019obiettivo di cercare di ridurre l\u2019intensit\u00e0 e la portata dei fenomeni) e quelle di adattamento (mirate alla creazione di strategie di convivenza con questi fenomeni) che dobbiamo urgentemente adottare avrebbero s\u00ec \u2013 almeno nella migliore delle ipotesi \u2013 risultati ed esiti positivi, ma certamente non immediati. Le strategie di mitigazione, in particolare, sarebbero inevitabilmente ancorate sul lungo periodo.<\/p>\n<p>Altra questione cronologica: i tempi di ritorno degli eventi estremi si stanno accorciando vertiginosamente. Con tempo (o periodo) di ritorno si intende l\u2019intervallo temporale medio fra due episodi della medesima intensit\u00e0 (o di intensit\u00e0 superiore). Questo concetto \u00e8 molto importante nel calcolo del rischio. Dobbiamo abituarci all\u2019idea che gli eventi che ancora classifichiamo come \u201ceccezionali\u201d diventeranno sempre pi\u00f9 frequenti ed intensi, e pertanto sempre meno eccezionali. Le nostre capacit\u00e0 progettuali per il futuro, sia in termini di politiche e di legislazioni, sia in termini di infrastrutturazione tecnica (si pensi anche alle reti fognarie, che si stanno dimostrando sempre di pi\u00f9 un punto dolente nel governo delle acque), dovrebbero tenere in massima considerazione questa prospettiva. A complemento di queste osservazioni sulla geografia del tempo, vorrei proporre ora qualche riflessione pi\u00f9 specificamente territoriale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Romagna nei giorni scorsi \u00e8 il risultato di una complessa serie di fattori. Sicuramente si \u00e8 verificata una quantit\u00e0 ed intensit\u00e0 di precipitazioni con valori record; fattore che sta alla base della eccezionalit\u00e0 di quella che, per riprendere un concetto di grande successo mediatico ai nostri tempi, pu\u00f2 essere definita una \u201ctempesta perfetta\u201d. La retorica dell\u2019eccezionalit\u00e0, tuttavia, all\u2019interno del sistema della comunicazione, pu\u00f2 essere pericolosa, in quanto tende a suggerire un\u2019idea di ineluttabilit\u00e0, di inevitabilit\u00e0; mettendo in secondo piano, se non proprio dimenticando, le conseguenze delle azioni antropiche da tempo portate avanti sui territori e, parallelamente, il ruolo che potrebbero assumere le opere di prevenzione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/102333628-e72a604b-1eb2-4424-a55b-7a2f9507f618.jpeg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"453\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b280b9c1-70a4-4e8e-9a01-8c13109e9f6b\" \/><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 si \u00e8 formato nell\u2019atmosfera (di portata eccezionale) \u00e8 caduto poi su ci\u00f2 ci si \u00e8 formato nel corso dei decenni sul territorio (risultato di una strategia ripetuta ed ubiqua dell\u2019azione antropica). \u00c8 necessario infatti non dimenticare che tali eventi estremi dispiegano la propria devastante forza in un territorio che \u00e8 stato profondamente trasformato dall\u2019azione umana, con sempre maggiore invasivit\u00e0 negli ultimi decenni. I corsi d\u2019acqua sono stati rettificati, canalizzati, stretti in aree golenali sempre pi\u00f9 ridotte, privati delle aree di esondazione naturali. L\u2019urbanizzazione del territorio e il consumo di suolo hanno contraddistinto le evoluzioni territoriali degli ultimi decenni, spesso nel pieno oblio dei rischi che si sarebbero inevitabilmente corsi negli anni a venire.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio, utile per comprendere la correlazione esistente fra eventi all\u2019apparenza opposti e contrastanti. La progressiva cementificazione del territorio, con la correlata impermeabilizzazione dei suoli, ha drasticamente ridotto la capacit\u00e0 di assorbimento delle precipitazioni da parte dei terreni. Questo fa s\u00ec che, in regimi di \u201cnormalit\u00e0\u201d, la ricarica delle falde idriche sia ridotta, e contribuisca all\u2019acuirsi dei fenomeni siccitosi e alla carenza di risorse idriche. Parallelamente, durante gli eventi meteorici estremi, l\u2019impermeabilizzazione dei suoli fa s\u00ec che lo scorrimento superficiale delle acque aumenti, sia in termini quantitativi sia in termini di velocit\u00e0 di corrivazione. Una causa, quella della copertura \u201csigillante\u201d dei suoli, che si fa concausa di disastri di diversa natura.<\/p>\n<p>Si accennava, poco sopra, alla scuola storica francese di\u00a0<em>Les Annales<\/em>. Un esponente di questo gruppo, lo storico Ernest Labrousse, parlava della compresenza, all\u2019interno della medesima societ\u00e0, di \u201cvelocit\u00e0\u201d diverse incarnate da differenti componenti. Compresenza sincronica di ritmi che lo storico sintetizzava nell\u2019efficace formula: \u201cIl sociale \u00e8 in ritardo sull\u2019economico, ed il mentale sul sociale\u201d (citato in Jacques Le Goff, \u201cLe mentalit\u00e0: una storia ambigua\u201d, in\u00a0<em>Fare storia, a<\/em>\u00a0cura di Jacques Le Goff e Pierre Nora, Torino, Einaudi, 1981). Senza voler semplificare questa interessante proposta concettuale in un automatico e cogente determinismo, la tesi rappresenta un\u2019utile pista di riflessione per riflettere sulle conseguenze territoriali dei disastri climatici. L\u2019economia \u00e8 stata ed \u00e8 un fattore veloce, trainante e dominante nelle scelte che portano a consistenti trasformazioni territoriali. Le societ\u00e0 rispondono a questi sviluppi economici recependo tali trasformazioni e cercando strategie di adattamento e di riorganizzazione istituzionale, legislativa ed operativa. Il mentale, infine: la psicologia, sia quella individuale sia quella collettiva, possiede anch\u2019essa \u2013 come l\u2019ambiente \u2013 lunghe inerzie, \u00e8 viscosa, tende a cambiare con ritmi molto pi\u00f9 rallentati. Il modo in cui reagiamo psicologicamente a queste trasformazioni globali \u00e8 per\u00f2 fondamentale per impostare le risposte sociali e politiche. Per questo motivo occorre cercare di riallineare le cronometrie sfasate di cui parla Labrousse, investendo nell\u2019educazione ambientale delle comunit\u00e0 e nella crescita di consapevolezza. Oltre che in un\u2019efficace e convincente rafforzamento delle attivit\u00e0 e dei compiti delle istituzioni che operano per l\u2019equilibrio idrogeologico del territorio (quali i Consorzi di Bonifica, le autorit\u00e0 di bacino distrettuali, l\u2019Agenzia Interregionale per il fiume Po &#8211; A.I.Po, le agenzie regionali per la protezione dell\u2019ambiente, le agenzie regionali per la sicurezza territoriale e per la protezione civile). In una prospettiva di \u201cgeografia culturale\u201d (come suggeriva gi\u00e0 il sottotitolo del libro di Vallega da cui siamo partiti), si tratta anche di potenziare la consapevolezza dei ruoli svolti da queste istituzioni, aumentando l\u2019informazione e la trasparenza. Un esempio in questa direzione: la recente (gennaio-aprile 2023) mostra\u00a0<em>La Forza delle Acque<\/em>, a cura di Carlo Mambriani, Dario Costi e Stefano Storchi, tenutasi a Parma presso il Palazzo delle Acque, dove hanno sede uffici di diverse di queste istituzioni.<\/p>\n<p>Soltanto attraverso una rinnovata coscienza delle sfide ecologiche di fronte alle quali ci troviamo sar\u00e0 possibile, per le istituzioni sociali e politiche, avere il consenso sufficiente per impostare strategie e tattiche, anche potenzialmente impopolari, che possano migliorare il governo territoriale in un periodo di sfide ambientali estreme.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/cambiamento-climatico-e-disastro-ambientale\">https:\/\/www.doppiozero.com\/cambiamento-climatico-e-disastro-ambientale<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Davide Papotti) La geografia \u00e8 considerata di norma una disciplina che studia lo spazio, come gi\u00e0 suggerisce la stessa etimologia della parola: \u201cscrittura\/descrizione della Terra\u201d. 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