{"id":79717,"date":"2023-06-08T10:00:06","date_gmt":"2023-06-08T08:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79717"},"modified":"2023-06-07T13:55:48","modified_gmt":"2023-06-07T11:55:48","slug":"limpero-del-quirinale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79717","title":{"rendered":"L\u2019impero del Quirinale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-79719\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/18596-1-scaled-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/18596-1-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/18596-1-scaled-1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Quirinale \u00e8 perno istituzionale, geopolitico, strategico dello Stato italiano. Di ci\u00f2 che ne rimane (emblematico il titolo del libro del quirinalista del Corriere, Marzio Breda: \u201cCapi senza Stato\u201d), di ci\u00f2 che resiste dopo trent\u2019anni di destrutturazione graduale del sistema-Paese, delle sue articolazioni burocratiche interne ed esterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la questione legata alla partita per la Presidenza della Repubblica del 2022 \u00e8 oggi la proposta di riforma costituzionale in senso presidenzialista di cui parla il governo Meloni a invitare a indagare quanto effettivamente esista gi\u00e0 di tale modello in Italia attraverso una radiografia strategica del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E se da un lato nel 2022 un gruppo di geografi anglosassoni ha censito quasi mezzo milione di punti geografici nel Vecchio Continente da cui partono strade per la capitale italiana, mostrando che \u201ctutte le strade portano a Roma\u201d non \u00e8 solo un detto, dall\u2019altro nell\u2019Urbe tutte le strade portano al Quirinale. Vi conducono i gangli strategici delle burocrazie ministeriali, gli apparati sistemici del Paese, i circoli di influenza legati ai grandi poteri sistemici (Vaticano, magistratura, imprese di Stato), la diplomazia estera, il notabilato amministrativo che regge lo Stato italiano. Vi conducono gli sguardi e l\u2019attenzione della politica politicante, dai peones ai sempre pi\u00f9 transitori comandanti in capo di partiti e correnti. Vi conduce, in ultima istanza, il sistema-Paese nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Carlo Pelanda nel 2018 su Limes definiva il Quirinale \u201ccuore del nostro Stato profondo\u201d, super-burocrazia strategica del nostro Paese. La presidenza della Repubblica veniva descritta da Pelanda con caratteristiche che, lette a quattro anni di distanza, permettono di capire in nuce la rilevanza della sfida attuale. Il Quirinale \u201cda un lato, non ha poteri esecutivi. Dall\u2019altro, nella costituzione non sono stati descritti con precisione i suoi poteri, rendendoli cos\u00ec illimitati e informali\u201d. Descritto spesso con l\u2019espressione \u201cpotere a fisarmonica\u201d, quello del Presidente della Repubblica italiana \u00e8 sintesi del potere kelseniano, dunque degli ordinamenti democratico-costituzionali a cui si ispirava la Carta del 1948, e schmittiani, ricordando che se sovrano \u00e8 chi decide dello Stato d\u2019eccezione o in periodi di acuta crisi bisogna sottolineare che \u00e8 proprio nell\u2019era delle tempeste che il Quirinale si fa timoniere della Repubblica. Non a caso, notava Pelanda, \u201ci poteri privati interni e statuali esterni che vogliono influenzare l\u2019Italia non danno molta attenzione alle elezioni politiche, ma esercitano la massima pressione sulla scelta dei candidati al Quirinale. E ci\u00f2 avviene perch\u00e9 il vero potere in Italia, indipendente da qualsiasi controllo o bilanciamento democratico, l\u00ec risiede\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La forza del Quirinale \u00e8 quella di poter disegnare la cornice entro cui la vita politico-istituzionale pu\u00f2 muoversi. Con potere informali di nomina o veto sui ministri, con un diretto riferimento al peso diplomatico esercitato sulle cancellerie internazionali, con la moral suasion il Presidente della Repubblica, sempre evitando scontri frontali o strappi, pu\u00f2 usare tale leva per condizionare le scelte della politica di governo e degli apparati. La dialettica giornalistica, e parte di quella storica, hanno teso a dividere la lettura dell\u2019esercizio del potere presidenziale tra fasi \u201cinterventiste\u201d e fasi \u201cnotarili\u201d, ma come ben sottolineato da Filippo Ceccarelli nella sua lunga trattazione per Rai Storia la presidenza della Repubblica \u00e8 stato piuttosto il corpo dello Stato adattatosi in forma pi\u00f9 polimorfa alle diverse vicissitudini dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel cuore della Prima Repubblica, quando l\u2019architettura di potere del Paese si innervava sul trittico costituito dal Presidente del Consiglio (capo del governo e indirizzatore della sua azione), dal Segretario della Democrazia Cristiana (espressione dei rapporti di forza politici nel partito di potere per eccellenza) e dal Ministero dell\u2019Interno (tutelare dei segreti operativi degli apparati e mai lasciato dalla Balena Bianca dal 1948 al 1994) il presidente della Repubblica era il naturale complemento e il garante di questa poliarchia istituzionale e agiva nel contesto geostrategico e politico dato dell\u2019era della Guerra Fredda. La caduta della Costituzione materiale dell\u2019era primorepubblicana ha aperto la strada a un graduale consolidamento del ruolo del Quirinale a cui hanno fatto da apripista le presidenze \u201cmediatiche\u201d di Sandro Pertini e Francesco Cossiga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se Carlo Azeglio Ciampi, in quest\u2019ottica, ha operato un\u2019azione di riscoperta del patriottismo costituzionale come narrazione volta a tenere unita l\u2019Italia di fronte alle pulsioni disgregatrici della globalizzazione e alla sfida dell\u2019integrazione europea, nell\u2019era della grande tempesta globale apertasi con la Grande Crisi del 2007-2008, proseguita con la crisi europea dei debiti, l\u2019avvitamento della stabilit\u00e0 internazionale e la pandemia di Covid-19 il Quirinale ha assunto con crescente autorit\u00e0 i suoi poteri attuali di fronte a una politica sempre pi\u00f9 volatile e incerta. Con modus operandi, tatto e attenzioni diverse, ma con eguale inesorabilit\u00e0 Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, due figli dell\u2019era bipolare chiamati a guidare lo Stato, hanno gradualmente allargato il perimetro sostanziale di interesse del Quirinale, principalmente su tre direttrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, il Presidente della Repubblica \u00e8 diventato negli anni il prioritario interlocutore dei circuiti di potere diplomatici e istituzionali. Dal filo diretto di Napolitano con i leader europei durante la transizione dal governo Berlusconi IV al governo Monti e nelle fase pi\u00f9 complesse della prima era renziana all\u2019esplicita dichiarazione della dottrina Mattarella nel contesto della crisi risoltasi nella nascita del Conte I e all\u2019alba dell\u2019era Draghi la cornice del Quirinale \u00e8 stata legata ai chiari riferimenti euroatlantici del Paese. Il mantenere dritta la barra del collocamento italiano nel campo europeo ed atlantico, da Napolitano e Mattarella ritenuti presupposto fondamentale per la stabilit\u00e0 del Paese nel quadro internazionale, si \u00e8\u00a0 sostanziato nel condizionare l\u2019approvazione dei nomi scelti dai vari governi per i ministeri-chiave (Economia, Esteri, Difesa) all\u2019adozione di tale linea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo, vi \u00e8 una chiara questione di riferimento dell\u2019influenza e del potere del Quirinale agli apparati dello Stato che percorrono i tempi della politica e resistono alla caducit\u00e0 dei governi. Tesoro, Banca d\u2019Italia, forze armate, servizi guardano inevitabilmente al Quirinale come tessitore della tela della classe dirigente del Paese. Non a caso figure come il governatore della Banca d\u2019Italia, il Ragioniere Generale dello Stato o il Direttore Generale del Tesoro vedono, nella loro nomina, un via libera obbligato nel benestare del colle pi\u00f9 alto della Repubblica. A cui sono legati nella loro opera di condizionamento dei rispettivi \u201cStati nello Stato\u201d da essi condotti. In sostanza, notava Pelanda, \u201cla forte e anomala autonomia della burocrazia in alcuni settori chiave dell\u2019apparato statale \u00e8 spiegabile dalla relazione diretta con il Quirinale che le conferisce un potere di contrasto o condizionamento della politica eletta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In terzo luogo, il Quirinale ha investito della legittimit\u00e0 a governare le correnti politiche e gli esponenti di punta di riferimento in un senso pi\u00f9 sostanziale di quanto la lettera della Costituzione ricorda. La prova del governo ha ad esempio radicalmente trasformato Movimento Cinque Stelle e Lega cos\u00ec come erano usciti dalle elezioni del 2018 che li avevano visti vincitori; pi\u00f9 volte l\u2019ala del Partito Democratico legata a Dario Franceschini ha fatto leva sui suoi legami col Quirinale per dirsi legittimata a determinare la linea della formazione; chiamando Draghi al governo, infine, Sergio Mattarella ha voluto imporre a tutte le formazioni la responsabilit\u00e0 di mostrare l\u2019aderenza all\u2019agenda presidenziale di emergenza del governo Draghi (accelerazione sui vaccini, allineamento chiaro in campo euroatlantico, pianificazione della ripresa) in cambio della possibilit\u00e0 di essere ritenuti credibili per ambire a posizioni di governo in futuro. Guadagnando un potere d\u2019influenza che, dopo una lunga dissimulazione, gli ha permesso di ottenere la rielezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quest\u2019ottica \u00e8 chiaro che intervenire sul centro nevralgico dello Stato iscritto nella Costituzione senza considerare una materiale che ha ormai superato la Carta del 1948 rischia di creare un sistema complesso e in cui i gi\u00e0 ridotti schemi di poteri e contropoteri possono saltare. Innestare un semipresidenzialismo o un premierato de iure in un sistema che gi\u00e0 di fatto ha subito una torsione verso l\u2019accentramento sul Quirinale di grandi prerogative pu\u00f2 causare la base di un conflitto di poteri. L\u2019attuale stato di fatto condiziona qualsiasi riforma strutturale e lascia pensare che prima di toccare lo Stato palese, Meloni e i suoi dovrebbero pensare alle influenze di quello profondo e a come radicarsi per durare e consolidarsi alle loro condizioni. Esercizio che la storia di tanti predecessori del premier ha gi\u00e0 mostrato essere acrobatico e non privo di rischi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/impero-del-quirinale\/\">https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/impero-del-quirinale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andrea Muratore) Il Quirinale \u00e8 perno istituzionale, geopolitico, strategico dello Stato italiano. Di ci\u00f2 che ne rimane (emblematico il titolo del libro del quirinalista del Corriere, Marzio Breda: \u201cCapi senza Stato\u201d), di ci\u00f2 che resiste dopo trent\u2019anni di destrutturazione graduale del sistema-Paese, delle sue articolazioni burocratiche interne ed esterne. 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